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LA SINISTRA SIMPATIA PER I VECCHI AMICI

DI AMIR AHMADI
ComeDonChisciotte

Cos’avranno mai in comune Daniele Capezzone -membro di quella coalizione di governo che è salita al potere a suon di slogan pacifisti- e Michael Ledeen -ex funzionario, tra le altre cose, della CIA, nonché componente di vari think tank Neocon-?

L’occasione per scoprirlo mi è stata data, a sorpresa, durante la presentazione dell’ultimo lavoro dell’Amico Americano: “Iran, Stato del Terrore”, dove il nostro deputato era presente per un’ouverture. Parlamentari che fanno promozione, ma non è questo l’aspetto che conta. Ciò che interessa è il collegamento che esiste tra le ideologie di un Neocon e quelle di un supposto “uomo di sinistra”: non che questo serva a rimpiangere il cliché di una distinzione, ormai banale, tra destra violenta e cattiva e sinistra buona e pacifista. E’ anzi proprio dalla mera constatazione che gli interessi della politica e dell’economia sono trasversali a ideologie e filosofie, di cui spesso si travestono solo per ingannare il “povero e innocente” cittadino, che si rende necessario, qualora certi travestimenti vadano ad intaccare il significato delle parole stesse, opporsi all’imperante distorsione dei fatti.Cominciamo dal libro, presentato dall’autore come una sorta di tassello risolutivo al confuso puzzle medio-orientale. Ledeen sostiene, in buona sostanza, che le disgrazie degli Stati Uniti siano riconducibili ad un lungo periodo di letargo dei servizi segreti che ha ricoperto tutta la seconda metà degli anni novanta, e che è culminato con gli attacchi dell’11/9, trovando gli USA completamente impreparati, nonostante i “più anziani” predicassero da tempo la necessità di rivedere i meccanismi di sicurezza. Sempre secondo l’autore, la scintilla degli attacchi alle torri gemelle hanno di colpo svegliato l’amministrazione da un lungo torpore ed hanno scoperchiato una voragine buia e tempestosa, colma di minacce e nemici, vecchi e nuovi (più vecchi, che nuovi). La spettacolarità dell’evento ha fatto il resto, fornendo il consenso delle masse. Da lì parte la guerra al terrore. Una guerra da vincere “in nome della libertà”.

Sono passati sei anni da quegli eventi, e in un tempo così breve ci siamo lanciati nell’invasione di due paesi dipinti come “roccaforte del terrore”. Con l’affiorare di nuovi elementi contraddittori, però, gran parte dell’opinione pubblica si è rivoltata contro questa strategia, deplorandone le menzogne, le distorsioni delle informazioni che non solo hanno portato ad un esponenziale aumento di vittime innocenti, ma che hanno portato addirittura a legittimare tesi di “scontro di civiltà”. Si chiede a Ledeen, allora: come possiamo accettare di esserci lanciati in guerra contro un paese, se i presupposti che giustificavano l’intervento si sono rivelati infondati? La risposta dell’amico americano è semplice, nella sua retorica: “Noi non abbiamo agito da soli… abbiamo lavorato in sinergia con i servizi segreti di tutto il mondo… le informazioni che riguardano le WMD in Iraq sono state confermate da tutte le agenzie internazionali… sono io che chiedo a voi: possibile che tutti i servizi segreti del mondo si siano sbagliati?”. Ecco fatto. Con uno schiocco di dita, tutta l’aggressività degli oppositori svanisce, e le loro menti tornano schiave del dubbio. E’ di nuovo la condizione ideale per spaventare. E’ di nuovo una buona occasione per ergersi a giusto combattente. Protettore. Liberatore.
Occorre sottolineare che, tranne questo vago riferimento alle supposte armi di Saddam, Ledeen evita accuratamente di parlare di Iraq ed Afghanistan: il suo discorso introduttivo al libro è interamente teso a ribadire una drastica schematizzazione dello scenario geo-politico, già tracciato da Bush col suo celebre “Con Noi o Contro di Noi”, e con la successiva introduzione del concetto di Asse del Male. Da questo punto di vista appare coerente, quindi, insistere su una machiavellica ragion di stato che prevede la progressiva marcia verso l’eliminazione di tutti i nemici degli Stati Uniti e dei loro interessi. E veniamo dunque all’Iran.

L’Iran è un paese che Ledeen sostiene di conoscere molto bene. Ed io gli credo, visto che è rimasto coinvolto nello scandalo Contra (http://www.jewishvirtuallibrary.org/jsource/US-Israel/Iran_Contra_Affair.html).
La sua posizione riguardo al paese è inequivocabile, ed è la stessa che da anni (http://www.ilfoglio.it/uploads/camillo/ledeen.html) non cessa di perpetrare: l’Iran è un regime malvagio. Non a caso fa parte, per bocca di Bush, del cosiddetto Asse del Male. Eppure, rassicura Ledeen, non servono interventi militari per “liberare” il paese. Gli sforzi, congiunti, dei paesi atlantici devono essere indirizzati ad aiutare un’opposizione già presente nel paese. In sostanza, il progetto principale sembrerebbe quello di un cambio di regime. USA e Gran Bretagna hanno già ottenuto un risultato simile nel 1953, con la rimozione dell’allora Primo Ministro Mossadegh.
Ledeen conta ancora oggi sugli oppositori interni per rovesciare gli Ayatollah (vedi anche http://www.aprileonline.info/2817/ledeenloccidente-finanzi-una-sommossa-interna-in-iran). Ma dirà la verità? Sa, o dovrebbe sapere, che gli iraniani non aspettano certo che intervengano gli americani in loro “aiuto”: troppe ingerenze a stelle strisce, e britanniche, hanno semmai finora penalizzato gli interessi dell’Iran. L’operazione viene dipinta ora come missione umanitaria, benevola, a favore degli iraniani che non vedrebbero l’ora di essere liberati (http://www.bushflash.com/signals.html), ora come un necessario passo per il più ampio progetto di re-definizione dell’intero assetto medio-orientale. Da un punto di vista mediatico, i due aspetti devono necessariamente essere complementari – rifacendoci ad un sillogismo pascaliano, si fa in modo che ciò che è forte sia anche giusto, e quindi accettato dall’opinione pubblica.

Come accennato, Ledeen cita spesso Machiavelli nei suoi discorsi. Non nasconde, e anzi è l’argomentazione principale, che l’uso della forza, da questo punto di vista, è giustificato dal fine ultimo, ovvero la rimozione di tutti gli avamposti e di tutte le basi dei nemici degli Stati Uniti; naturalmente per “nemico” si intende qualsiasi persona, ente, Stato, che in quanto non favorisca gli interessi degli Stati Uniti deve essere raffigurato come nemico dell’umanità, e quindi un esponente del Terrore. A questo punto, la loro rimozione non è più illegale, disumana: è necessaria, non solo tollerata, ma invocata.
E’ interessante notare come questa logica rievochi le tristi parole del comandante della Luftwaffe Goering al processo di Norimberga: “Naturalmente la popolazione non vuole la guerra; né in Russia, né in Inghilterra, né in America, né in Germania. Questo è chiaro. Ma dopotutto, sono i leader del paese che ne determinano la politica, ed è sempre molto semplice trascinare con se le folle, sia che si tratti di una democrazia, o di una dittatura fascista, di un parlamento, o di una dittatura comunista… Opposizione o no, la popolazione può essere portata alla volontà dei comandanti in ogni momento. E’ semplice. Tutto quello che basta fare è dir loro che stanno per essere attaccati, e denunciare i pacifisti di mancanza di patriottismo e di esporre il paese al pericolo. Funziona allo stesso modo in ogni paese.” (http://en.wikipedia.org/wiki/Hermann_Göring#Quotations)

“Forte” di questa tecnica di destabilizzazione, Ledeen (e naturalmente tutti i fautori della strategia) può incalzare, minimizzando gli errori fatti come danni collaterali assolutamente strutturali, per quanto deplorabili, e continuando a battere sul tasto della minaccia per preparare il terreno alla prossima operazione. D’altronde, come si fa a controbattere? Se le informazioni che avvallano i presunti pericoli terroristici provengono da agenzie investigative e servizi segreti, come facciamo noi comuni mortali a controbattere? Il confronto è asimmetrico: io ti dico che c’è un pericolo, un nemico che è pronto a distruggerti, ma non posso darti i dettagli perché favorirei il nemico, pubblicando le informazioni. Scacco matto!

In particolare, Ledeen accusa l’Iran:
• di vendere armi ai terroristi in Iraq (oltraggioso: come si permettono, questi ayatollah, di trarre profitto da un settore-monopolio statunitense? Non sanno che inficiano i loro interessi? Che beffa! Guadagnano soldi vendendo armi ai nostri nemici!); ergo, si comunica che neutralizzando l’Iran si favorisce la pace in Iraq.
• di voler diventare una potenza egemone nell’area per diffondere l’Islam sciita – nonostante non si sia mai sentito un solo esponente iraniano professare lotte di religione, e nonostante in Iran convivino le etnie ed i gruppi religiosi più disparati, dagli sciiti ai sunniti, dagli zoroastriani ai ba’hai, dai cattolici agli ebrei.
• di voler ergersi a potenza nucleare per ricattare il mondo intero – uno scenario più adatto ad un romanzo di Ian Fleming che non ad un credibile assetto geopolitico; e comunque riguardo le ridicole accuse al programma nucleare iraniano ha già scritto benissimo il Bertani (“C’eravamo persi la Persia?”).

E cosa si dovrebbe fare, Michael Arthur? Come dici? Mandare soldi ai dissidenti? Infiltrare spie? Ma certo! In fondo siete così bravi ad ergervi a paladini della giustizia ai danni altrui! E la recente storia è costellata di celebri interferenze. L’Iran è una delle ossessioni di Ledeen, ma nella sua lunga carriera le operazioni non hanno mancato di coinvolgerlo in altre situazioni nebbiose, comprese talune in Italia (http://www.triburibelli.org/sito/modules/news/article.php?storyid=1057).
Ah, ma non solo: visto che non è giusto che facciate tutto il lavoro da soli, tutta l’Europa deve rimboccarsi le maniche per aiutare l’Amico Americano. E che importa se questo impegno cozza non solo coi principi, ma addirittura con gli interessi dei paesi e delle aziende europee… lo volete capire o no che gli unici interessi degni di tutela sono quelli americani (http://www.newamericancentury.org/statementofprinciples.htm) ?

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[Una foto fatta dall’autore della presentazione del libro di Ledeen.]



La domanda successiva è: perché Ledeen è così “ammanicato”, come direbbero a Roma, anche con i nostri rappresentanti politici da tanti anni? Perché tanti soggiorni nella capitale, tanto che parla un ottimo italiano? Come mai tanto credito, tanto che uno dei più giovani esponenti del nostro scenario politico interviene per tesserne le lodi? Cosa sta bollendo in pentola? Abbiamo rimproverato il governo Berlusconi di essere fin troppo filo-americano e di aver fatto la figura delle marionette in mano all’amministrazione Bush; ma l’attuale classe politica cosa sta facendo? Rinverdisce i contingenti in Afghanistan, partecipa all’Unifil in Libano, condanna l’Iran. Ogni tanto, D’Alema gioca di fino punzecchiando con le sue battute gli altri colleghi atlantici rivendicando una supposta autonomia degli interventi italiani, ma i fatti dimostrano puntualmente tutt’altro.
Questi vecchi signori che hanno denunciato le atrocità delle guerre iniziate nel 2002 e 2003, tacciando la cosiddetta “destra” di essere stata troppo precipitosa nello schierarsi, ora strizza l’occhio all’intervento armato? Dov’è la differenza?
Vien da pensare che se è vero, com’è vero, che gli interessi sono trasversali alle ideologie (checché ne dica Ledeen, ancorato al Machiavelli del XV secolo), determinati mutamenti degli assetti politici possono essere previsti, quando non addirittura condizionati. Cambiano quindi gli attori, ma la sceneggiatura è sempre la stessa. Questo “plot” è talmente evidente che ormai i protagonisti in gara per le posizioni di potere non si sforzano neanche più di tanto per distinguersi dai rivali – l’importante è cavalcare l’onda emotiva vincente: e allora se la destra vince propagandando la necessità di misure per la sicurezza, la sinistra farà altrettanto.
Se la sinistra ha sempre deprecato l’uso della forza, quando questa diventa necessaria per il conseguimento di risultati economicamente apprezzabili, il problema sarà solo dipingerla di un qualche ideale in grado di incantare le masse. Osservate cosa sta succedendo in America: forti del disastroso consenso popolare fornito a Bush, i democratici stanno incalzando l’amministrazione a colpi di accuse, riguardo le bugie, l’errata strategia, la tempistica inadeguata. Eppure, anche se verosimilmente il prossimo inquilino dovesse essere un democratico (diciamo di “sinistra”, quindi, per approssimare), in quali cambiamenti possiamo sperare? In quali nuove posizioni?
Quella della Clinton, moglie di quello stesso Bill che bombardò il Kosovo e che condivide le paure di Ledeen (http://clinton.senate.gov/news/statements/details.cfm?id=268474&& ; http://www.rawstory.com/news/2007/Senator_Clinton_wont_run_out_war_0203.html) ? Quella di Obama, che al più recente discorso all’AIPAC ha ribadito che l’Iran è la più grande minaccia agli US, ad Israele (sic) ad al mondo intero? (http://www.scribd.com/doc/46712/Obama-AIPAC-Speech ; http://mparent7777.blogspot.com/2007/03/obama-to-aipac-wont-rule-out-nuking.html ). Meglio forse Giuliani allora, che probabilmente arriverà ad affermare che l’Iran era dietro addirittura all’11/9 (con tante scuse se abbiamo invaso altri 2 paesi per sbaglio), o McCain che a gran voce dichiara ridendo: “Inseguirò Bin Laden fino alle porte dell’Inferno”! http://www.youtube.com/watch?v=C_-rnJxo0Fo ; http://www.cnn.com/POLITICS/blogs/politicalticker/2007/05/mccain-bin-laden-and-gates-of-hell.html
Le ultime notizie, infatti, ci dicono che il compromesso con i democratici è già stato raggiunto, ed il congresso ha approvato fondi straordinari per l’Iraq e nessuna data di rientro (http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2007/05_Maggio/24/bush_iran.shtml).

Mettiamoci l’anima in pace: dall’altra parte dell’atlantico, il plot non cambierà. Il meccanismo che si è messo in moto non verrà arrestato. Ma davvero noi non possiamo farci niente? Temo che, da povere e deboli pecore quali siamo, le speranze di poter attivamente contribuire ad un cambiamento siano davvero risibili. Potrei dire diversamente se vivessi negli Stati Uniti, dove, da cittadino “libero”, cercherei in tutti i modi di esprimere il mio dissenso! Ma non posso raggiungere quest’obiettivo da qui: non sono di certo io ad auspicare cambi di regime a casa altrui.
Il problema ci investe direttamente, invece, se in questa orribile macchina da guerra che si è messa in moto scopriamo che non siamo, noi italiani, spettatori inerti. Se scopriamo che con gli stessi Amici Americani che hanno dato il via ad operazioni che poco hanno a che vedere con i concetti di democrazia, libertà e giustizia, vanno a cena indifferentemente i nostri esponenti politici di ogni colore, io credo che qualche motivo per innervosirci ce l’abbiamo. Io credo che se questa nostra classe politica arriva a giocare addirittura con la nostra storia per giustificare le loro corbellerie, abbiamo tutte le ragioni di questo mondo per andare su tutte le furie: e veniamo a Capezzone.

Il giovane presidente per la comm. Attività produttive, già ai tempi del suo incarico da segretario del partito radicale, esponeva addirittura oltreoceano (http://www.washingtontimes.com/op-ed/20040322-082829-1512r.htm) la sua visione e le sue prospettive di politica internazionale. Sostiene Capezzone, che l’intero apparato imbastito dagli US e la “coalizione dei volenterosi” è stata un’operazione “giusta”. De gustibus. Ma incalza auspicando addirittura una sorta di “Stati Uniti di America ed Europa”, volti a promuovere ovunque “Diritti Umani e Democrazia, nella speranza che sia l’Europa stessa ad imparare qualcosa da USA e Gran Bretagna”. Che feeling con l’amministrazione NeoCon! Questo “sogno” sta di fatto tramutandosi in realtà. I nuovi governi europei, per bocca dei loro esponenti, non perdono occasione per rinverdire e rafforzare il patto atlantico, che dopo la fine della guerra fredda, ha ora finalmente una nuova missione, un nuovo enorme affare per le mani: il medio oriente, ovvero la più importante fonte di idrocarburi ed al tempo stesso una pedina contesa agli interessi dei nemici di sempre, Russia e Cina. E’ preferibile sorvolare sul ruolo di Israele: non ho voglia di essere accusato di antisemitismo per il solo voler tentare di esaminare la sua politica.

La presentazione del libro di Ledeen è avvenuta il 2 maggio, appena una settimana dopo i festeggiamenti del 25 aprile. Questa particolare coincidenza non è sfuggita al nostro deputato, che si è speso nel sottolineare l’importanza della data e della sua valenza, per scolpire ancora una volta nel marmo della retorica il concetto di Liberazione. Capezzone condivide le preoccupazioni dell’establishment statunitense, “giustamente preoccupato” per le minacce che vengono da Teheran (?), ed auspica un maggior coinvolgimento dell’Italia e dell’Europa, al fianco degli Amici Americani, per “neutralizzare un nemico che è contrario a tutti i nostri ideali ed ai nostri princìpi”. Ma, precisa, non ricorrendo necessariamente alle armi (troppo buono), bensì aiutando, in Iran come altrove, tutti i cittadini oppressi del mondo a liberarsi dalla tirannia, in uno sforzo congiunto che renda possibile “che ogni paese possa vivere il suo 25 aprile”.

Capezzone forse dovrebbe studiare meglio i libri di storia, allora: la festa del 25 aprile celebra la liberazione dal regime fascista. In occasione della presentazione di un libro dedicato a dipingere l’Iran come cuore del Terrore, implicitamente si accusa il regime iraniano di essere fascista o tirannico: grosso errore. La Repubblica Islamica dell’Iran ha la forma di una democrazia, teocratica, certo (e non si può mica condannarla per questo), ma comunque con un suo parlamento, ed un Presidente eletto con suffragio universale. Inoltre, nella sua storia non risultano esserci attacchi verso altri stati, vicini o lontani. I riferimenti alle supposte minacce rappresentano quindi le solite fandonie propagandistiche, quando, ad essere onesti, sono i cd. paesi dell’occidente ad effettuare croniche incursioni ai danni dei paesi del terzo mondo. Una tattica già vista, come detto: l’Iran verrà verosimilmente “ammorbidito”, attraverso sanzioni ed isolamento. Quando sarà nella condizione di non nuocere, e quando, proprio a causa delle sanzioni, il risentimento interno salirà alle stelle, l’attacco sarà giustificabile ed i “liberatori” avranno la strada spianata.
A questo è volto il messaggio di Capezzone e, non ultimo, del suo modo di vedere il 25 Aprile; quantomeno per rispetto dei nostri parenti che hanno versato lacrime e sangue per lottare contro una tirannia reale, salita al potere con un colpo di stato, condanniamo l’uso di un violento e delicato capitolo della storia italiana per fare campagne belligeranti, o per sedurre l’Amico Americano di turno, nei confronti del quale è sempre più insopportabile quel senso di servilismo e di eterna gratitudine che ci “impone” di stare al suo fianco ad ogni occasione. Se ci rende insofferenti che gli americani non risparmiano occasione per puntualizzare che sono stati loro a vincere la guerra mondiale e la guerra fredda, e che dopo l’11/9 tutti devono ora stare al fianco del “Campione di Leadership e Libertà” contro una sfilza di nemici arbitrariamente eletti, noi dovremmo probabilmente evitare di biascicare commenti su tristi episodi della nostra storia pur di attirare le simpatie dei nostri imprescindibili Amici. Quando lo finiamo di pagare, il nostro debito di riconoscenza, Amici?

Non permettiamo a chi distorce la nostra storia passata e presente di costruire il futuro nostro e dei nostri figli. Fermiamo il sogno conquistatore della distruzione creativa, o questo spaventoso ventre di violenza genererà un figlio mostruoso. E non potremo definirci innocenti neanche noi.

Amir Ahmadi
Fonte: www.comedonchisciotte.org
25.05.07

Pubblicato da Davide

  • dgp

    Grazie Amir,spero che questa pseudo sinistra si svegli …