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LA SCUOLA PER TUTTI NON SERVE PIU’


DI GIORGIO MASCITELLI
Nazione indiana

Circa due anni fa Norberto Bottani, illustre esperto di problemi scolastici, si guadagnò l’attenzione fugace dei giornali con una dichiarazione ad effetto nella quale si annunciava che tra 50 anni la figura dell’insegnante come la conosciamo oggi non sarebbe più esistita nella scuola europea, sostituita da qualcosa di simile a un assistente sociale. Questa dichiarazione era fatta secondo la consueta tecnica della previsione che si autoavvera o, se si preferisce, del presentare un obiettivo di alcune politiche come una tendenza naturale. Tale uscita in sé non sarebbe significativa se non fosse possibile rintracciare nelle politiche scolastiche di vari paesi europei elementi che confermano tale ipotesi: un esempio per tutti la ventilata proposta in Germania di abolire le bocciature o quanto meno di limitarle non è frutto di un’improvvisa irruzione dello spirito del maggio parigino in qualche serio ministro del governo federale, ma la risposta alla continua pressione dell’OCSE (l’organizzazione che ha come scopo quello di indirizzare le politiche dei paesi più ricchi verso un maggiore sviluppo economico) a limitare i costi della scuola.L’OCSE ha individuato da molti anni nella scuola uno dei principali settori in cui tagliare la spesa pubblica, sulla base di un ragionamento molto semplice: i sistemi scolastici attuali producono troppe persone qualificate rispetto a quelle che sono le esigenze delle moderne società di mercato. Siccome nella concezione della società di questa organizzazione lo studio e la formazione non hanno alcuna valenza di crescita personale e civile ma soltanto di utilità economica, è ovvio che le spese scolastiche siano considerate superflue. Infatti a cominciare dagli anni settanta, dopo due decenni di crescita, la percentuale di lavori qualificati si è stabilizzata, mentre la scolarità superiore continuava a espandersi.

Naturalmente la soluzione più ovvia sarebbe quella di un ritorno all’antico con un sistema chiuso di studi superiori (o di scuole private d’élite in cui si viene ammessi per censo), ma in Europa in questa forma diretta sarebbe troppo impopolare per qualsiasi governo. Allora viene suggerita una politica che apparentemente affermi una volontà di riforma della scuola, ma che nella sostanza tagli i fondi e lentamente dequalifichi la didattica e trasformi la maggioranza delle scuole in immensi oratori mal gestiti. Prova ne sia che ogni riforma proposta o realizzata comporta sempre una riduzione della spesa
Le politiche dell’istruzione in Italia degli ultimi quindici anni (con l’unica parziale eccezione di Fioroni) da Berlinguer alla Gelmini hanno seguito questo tipo di obbiettivo e di strategia sia pure con modi, linguaggi e tempi diversi.

L’OCSE è anche l’organizzazione che promuove le cosiddette prove PISA per la valutazione dell’efficienza dei sistemi scolastici, sui criteri delle quali ci sarebbe molto da obiettare, ma non essendoci qui lo spazio, prendiamole pure per buone. Gli attuali tagli alla spesa scolastica in Italia, e non solo, sono spesso giustificati con i pessimi risultati ottenuti dalla scuola italiana in queste prove (non a caso la ragioneria di stato è stata la prima a interpretare questi risultati come la prova di uno spreco e quindi semplicemente della necessità di tagliare i costi). Ma se si analizzano con attenzione questi esiti, vediamo che la scuola superiore italiana nella sua media è insufficiente, ma la scuola del centro-nord è generalmente nella media internazionale e i licei vanno meglio degli istituti professionali e tecnici (tutte cose che si sapevano, credo).

Dal che si potrebbe dedurre che c’è un problema non di scuola in quanto tale, ma di un paese a due velocità e di un tipo di scuola tecnica pensata per una produzione industriale pesante e fordista che non esiste più e si trasforma lentamente in un deposito di studenti difficili. E invece no, per la maggioranza dei commentatori, delle istituzioni economiche e della classe politica l’unica conseguenza è che la scuola fa schifo, quindi è uno spreco e quindi vanno tagliate le spese. Insomma un bel paralogismo che trova un adeguato sbocco nelle misure attuali che colpiscono principalmente la scuola elementare (ma naturalmente ci sarà un secondo tempo per le superiori), che non era coinvolta nelle prove PISA.

Come dicevo sopra, politiche del genere possono essere rintracciate in ogni paese europeo. E questo la dice molto sulla lungimiranza delle èlites occidentali: l’efficienza di un sistema scolastico anche sul piano utilitaristico non può essere valutata solo dalle immediate ricadute sul mondo del lavoro, perché un fattore di ricchezza e sviluppo anche economici è quell’intelletto generale, cioè quella sfera della società nella quale nascono bisogni e soluzioni nuove, che può essere alimentato solo da un livello culturale generale elevato. Ma da un’epoca e da un sistema che hanno ritenuto la loro più alta realizzazione il giocare al casinò delle borse i risparmi e i soldi delle pensioni di gente inerme e inconsapevole non era forse lecito attendersi altro.

Giorgio Mascitelli
Fonte: www.nazioneindiana.com
Link: http://www.nazioneindiana.com/2008/10/06/la-scuola-per-tutti-non-serve-piu%e2%80%99/#more-9255
6.10.08

Pubblicato da Davide

  • nautilus55

    L’articolo, di per sé, potrebbe essere accettabile: se non finisse per cercare di racchiudere il mare in un bicchiere d’acqua. Anzitutto, l’eccezione nel “cursus honorum” della pessima scuola italiana non è ascrivibile a Fioroni – personaggio insipido, inesistente per sua natura intrinseca – bensì a Berlinguer. Solo che, una “rampante” Moratti, abolì la seconda parte della riforma dell’autonomia (l’organico funzionale), che depotenziò completamente la struttura della scuola pianificata da Berlinguer. Il quale, a sua volta, non comunicò mai i “saperi minimi”.
    Anche la disquisizione fra scuola della conoscenza e della competenza richiederebbe un mare di precisazioni: i Tecnici del Nord Est, tanto per chiarire, mostrano maggiori competenze linguistiche dei Licei del Sud! Sempre, seguendo la traccia delle rilevazioni PISA.
    Argomenti come la scuola andrebbero affontati con ben altro spazio, ma il lettore – si sa – non leggerebbe simili articoli, perché troppo lunghi, ed una mediocre scuola lo ha abituato all’informazione “in pillole”. Perciò, non parliamo più della scuola. Quando si estinguerà – finalmente – ci si accorgerà dei “vuoti” (e, qui, concordo sulle funzioni educative) che ha lasciato.

  • ghigo

    mi è piaciuto molto il titolo dell’articolo, il resto non mi sembra granché. finalmente qualcuno, la germania, si è reso conto che bocciare dei ragazzi non serve allo scopo per cui essi sprecano tempo a scuola.
    una scuola casalinga, con l’aiuto delle tecnologie, sarebbe molto meglio di queste attuali, per socializzare ci molti altri modi.
    tagliare i costi? lo hanno sempre fatto, ma quel che è peggio è che questa scuola è sempre stata diseducativa, fatta appositamente per preparare la risorsa alla società, per quanto disturbata fosse questa società. bocciare è semplicemente un complimento, vuol dire che non sei conforme a questa società.
    i professori sono dei poveracci che aiutano gli stegocrati nel loro piano di dominio globale, sono i cani da guardia intellettuali del lato peggiore della psiche umana.
    pensate per un attimo ad alessandro magno, pensate cosa può fare un professore competente ed intelligente, pensate quanto potrebbe essere pericoloso per l’umanità deviata degli individui capaci di usare il proprio cervello efficacemente. se avete un figlio buttate il televisore e trovate il modo di rendere innocua la scuola.

  • ElwoodBlue

    Provo una gran pena nei confronti della scuola.

    Da destra si vuole ucciderla perché schiavi ignoranti sono più facilmente gestibili di schiavi con una cultura. Se si ha una cultura si hanno anche le basi per incazzarsi per cose diverse dal calcio di rigore che non c’era.

    Una parte della ‘sinistra’ invece vuole ucciderla perché viene vista come centro di formazione ideologica degli schiavi del domani.

    domani è il Giorno Dei Morti: credo che andrò preventivamente a deporre dei crisantemi davanti alle scuole medie del mio paese.