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LA SCOMPARSA DEI REATI

DI MARCO TRAVAGLIO
L’Unità

Ieri, prima di accusare un lieve malore, dunque ancora nel pieno possesso delle facoltà psicofisiche, il presidente del Consiglio ha annunciato che saranno vietate le intercettazioni, fuorché per «criminalità organizzata, mafia, camorra e terrorismo».

E le poche che si potranno ancora disporre non potranno essere pubblicate. Per i trasgressori magistrati, agenti di polizia giudiziaria e giornalisti «saranno previsti 5 anni di carcere». Una pena più alta del falso in bilancio non ancora depenalizzato, per dire. E poi «una forte penalizzazione economica per gli editori che le pubblicano» (per esempio per suo fratello Paolo, il cui Giornale pubblicò una telefonata top secret e priva di rilevanza penale tra Fassino e Consorte). L’annuncio non deve stupire: è scritto nero su bianco nel programma elettorale del Popolo della Libertà provvisoria. Ma, come al solito, era stato sottovalutato dai più.

Soprattutto dal Pd e dall’Anm, protagonisti di un curioso «dialogo» con l’uomo, anzi l’ometto che si propone di sfasciare definitivamente quel poco che resta del sistema giudiziario. Lo stesso ometto che contemporaneamente annuncia «il ritorno dello Stato», la «tolleranza zero» e la «certezza della pena», subito creduto ed elogiato come statista dai nove decimi della stampa italiana. Sempreché non sia stato frainteso o non abbia parlato a titolo personale, basta prendere alla lettera l’annuncio del premier per prevedere le conseguenze della nuova legge. Qualche esempio.

A seguito, Berlusconi, il divieto di intercettare e la società della sorveglianza (Carlo Gambescia);Tizio viene ammazzato. Nessuna traccia dell’assassino. Il giudice ordina di controllare i telefoni di parenti, amici e colleghi di lavoro, alla ricerca di un indizio. Ma l’omicidio (salvo che a commetterlo sia un mafioso, un camorrista o un terrorista) non è compreso tra i reati per cui sarà ancora lecito intercettare: dunque resterà insoluto, salvo che l’assassino si presenti spontaneamente a confessare. Rapina in banca: una telecamera riprende uno dei rapinatori. Gl’inquirenti riconoscono dalle immagini sfuocate uno dei rapinatori e gl’intercettano il telefono per accertarsi che sia proprio lui e individuarne i complici. Questo, oggi. Domani, non essendo le rapine reati di criminalità organizzata, niente intercettazioni: impossibile scoprire i malviventi, che la faranno franca, né tantomeno recuperare il bottino. Un imprenditore viene sequestrato.

Le forze dell’ordine, oggi, mettono sotto controllo il telefono di casa per risalire dalle chiamate per la richiesta di riscatto – alle utenze dei sequestratori, pedinarli, scoprire il covo e liberare l’ostaggio. Domani niente intercettazioni e niente colpevoli. Ai familiari non resterà che pagare e sperare che il congiunto venga restituito tutto intero. Un misterioso molestatore perseguita una ragazza con telefonate oscene, o minaccia e insulta un suo nemico: gl’investigatori controllano il telefono della vittima e risalgono al disturbatore. Oggi. In futuro anche questo sarà impossibile. Una donna, picchiata e violentata dall’ex compagno, trova la forza di sporgere denuncia. Ma mancano le prove. Per trovarle, serve intercettare l’uomo per verificarne gli spostamenti. Con la nuova legge, niente intercettazioni e niente prove.

Circa il 90% delle intercettazioni, in Italia, riguardano traffici di droga, molto spesso a opera di bande di italiani o di immigrati non affiliati alla criminalità organizzata. Bene, anzi male: non saranno più intercettabili, così lo Stato rinuncia a sgominare centinaia di pericolose gang e a sequestrare enormi quantità di stupefacenti. Anche per rintracciare i latitanti, sfuggiti alla giustizia dopo condanne per omicidio, rapina, traffico d’armi o di droga ecc., si intercettano i telefoni di parenti, amici e conoscenti per verificare chi li ospiti o li aiuti: salvo che si tratti di mafiosi o terroristi, la nuova legge impedirà di acciuffarli. Poi, naturalmente, ci sono i reati finanziari, fiscali e contro la Pubblica amministrazione.

Che poi sono quelli che Berlusconi, avendone commessi parecchi ed essendo tuttora imputato per tutte e tre le categorie penali, spera di rendere impossibili da scoprire e da punire (magari con una norma transitoria che renda inutilizzabili le intercettazioni sin qui realizzate, tipo quella tra lui e Saccà per cui è imputato a Napoli per corruzione). Siccome nessuno li confessa spontaneamente, l’unico modo per smascherarli è intercettare chi è sospettato di commetterli. D’ora in poi sarà proibito: non commetterli, ma scoprirli. Così i miliardi di euro che ora lo Stato recupera ogni anno dai processi per bancarotta, falso in bilancio, corruzione, concussione, frode fiscale, aggiotaggio (solo dalle intercettazioni dei furbetti del quartierino, la Procura di Milano e Clementina Forleo hanno recuperato quasi 1 miliardo di euro) resteranno nelle tasche dei criminali. Chissà che ne dice Robin Hood Tremonti.

Marco Travaglio
Fonte: www.unita.it
8.06.08

Pubblicato da Davide

  • Tao

    Prima che la questione sollevata da Berlusconi sulla necessità di limitare solo ad alcuni reati l’uso delle intercettazioni telefoniche, si trasformi, come di regola, nel solito polverone italiano cerchiamo di fissare alcuni punti fermi.
    Primo punto. Il Cavaliere, come al solito, “rema” per se stesso e pochi altri suoi sodali. Ad esempio cercare di tener fuori dalle intercettazioni le indagini sui reati di corruzione, significa soltanto dare una bella mano a certa Italia dei furbetti.

    Secondo punto. La sinistra non può però usare la questione delle intercettazioni come un clava contro il governo di destra. Soprattutto perché il problema dell’uso strumentale di tali mezzi investigativi, riguarda il “prodotto (giornalistico) finale”: le famigerate paginate ad hoc. Finora usate dai giornali per “intortare” gli avversari politici di chi paga il borderò: a destra come a sinistra… Ma non solo: fino ad oggi la pubblicazione a pioggia delle intercettazioni, si è spesso risolta nell’attacco all’onorabilità di persone estranee alle indagini. Il che, per usare un parolone, non è bello sotto l’aspetto etico-politico.

    Terzo punto. Se, come abbiamo appena osservato, l’anello debole della catena è quello giudiziario-giornalistico, si dovrebbe intervenire, aumentando le pene, già previste, (ma non vietando le intercettazioni alla fonte, come vorrebbe il Cavaliere), per i giornalisti che le pubblicano, e soprattutto per le cosiddette “talpe”, interne all’ordinamento giudiziario, che forniscono sottobanco le intercettazioni ai giornali.

    Quarto punto. Si critica, e giustamente, la cosiddetta “società della sorveglianza”. Inutile aggiungere che anche le intercettazioni telefoniche possono essere incluse tra gli strumenti di controllo a distanza. Si sostiene addirittura che due italiani su tre siano regolarmente intercettati… E’ probabile che si tratti di una esagerazione. Ma comunque sia, sarebbe necessario, come si dice, aprire un pacato dibattito giuridico e politico sulla questione. E purtroppo il governo Berlusconi, per le ragioni che tutti sappiamo, è il meno adatto al compito. Ecco un’altra contraddizione (per alcuni anomalia) italiana.
    Sulla quale riflettere.

    Carlo Gambescia
    Fonte: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/
    Link: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2008/06/berlusconi-il-divieto-di-intercettare-e.html
    9.06.08

  • mendi

    Era ora!
    Così giudici e giornalisti smetteranno di spiare dal buco della serratura e torneranno al loro dovere, cioè indagare e non fare gli spioni, sempre che ne siano ancora capaci, cosa di cui dubito.

  • rainer

    Poiché non ho paura di chiamare le cose con il loro nome e poichè l’attuale opposizione é stata al governo e non ha trovato il modo di impedire che il libertismo (= filosofia della libertà), setacciatura molto grossolana del liberalismo, a sua volta dottrina approssimativa ai suoi tempi, assolutamente inadeguata per l’oggi, finisse di riempire le teste vuote di una gran parte degli italiani, mi arrogo la facoltà di giudicare quanto mai fuorviante riprendere la questione al punto in cui fu lasciata due anni fa. Riprendere é tanto fuorviante da convertire le critiche che si vorrebbero muovere in vantaggi per chi viene criticato.

    Montanelli disse, é arcinoto, che saremmo dovuti passare sotto una forca caudina lunga 5 anni. Montanelli non aveva fatto i conti con la crisi dell’opposizione o con la disponibilità alle intese di parte del centrosinistra.

    Se non si é in grado di distinguere fra la fase attinente al potere di intercettare che deve essere garantito (la magistratura deve potere intercettare quando lo decide) e la fase attinente all’esercizio di quel potere che, se risultasse scorretto, andrebbe rigorosamente regolamentato, bisogna convenire che ogni ulteriore discussione andrebbe sospesa.

    Mi preoccuperei, piuttosto, e dedicherei tutta l’attenzione possibile alla comprensione del fatto stupefacente che una mole imponente di esseri umani non abbia recepito un messaggio lungo 5 anni, e sia stata capace di azzerarlo nonostante che quello fosse stato rilasciato a molte riprese dalla formazione al governo.

    Se dunque una simile mole addirittura oggi maggioritaria, per le sue più diverse e viscerali ragioni, non solo ha dimenticato ma plaude ad una simile deriva ed é dimentica dell’interesse nazionale o non vale sprecare un’ulteriore parola o occorre lavorare per uscire dalla falsa dialettica sistemica intronizzatasi in Italia, ossequiente plongeur di un’anglosfera in disarmo, in cui un improbabile liberal-conservatorismo si alternerebbe ad un innaturale liberal-progressismo.

    Saluto con cordialità Carlo Gambescia con il quale si scrisse a suo tempo su “Pagine Libere” prima che la destra optasse per la chiusura di una così illustre testata.

    Giuliano Rodelli

  • Tao

    “Grazie Giuliano Rodelli. Ricordo anch’io con piacere i tempi di “Pagine Libere” . Ora, come saprai, esce di nuovo, diretta e curata da Giuliano Borghi:
    [email protected]
    Ringrazio e ricambio i gentili saluti.
    Carlo Gambescia”

  • Marceddu

    Secondo il punto di vista dei giornalisti è libertà di stampa pubblicare tutto quello di cui vengono in possesso.
    Esempio: il portantino ruba la cartella clinica di un panettiere. Si scopre che è HIV positivo. Il giornalista la pubblica: “E’ per il diritto all’informazione” – Dice lui – “Avrà diritto un cittadino di sapere da chi compra le pizzette per la propria figlioletta”. La gente lo scopre, e va a comprare il pane da un altro. Il panettiere fallisce.

    Io parlo male di mia suocera. Lei lo scopre, mia moglie si incavola e mi lascia, si porta via i figli, la casa, la macchina. E’ giusto che mia suocera sappia che tipo di marito ha sua figlia.

    Parlo male del mio datore di lavoro…..

    Sono tutte armi di ricatto della magistratura.

    A questo punto è meglio il carcere preventivo. Pasti gratis, no bollette e assistenza sanitaria completa (io ci lavoro e non è così male).