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LA RUSSA USA GLI ALPINI MORTI COME PRETESTO PER UN BOMB-BUSINESS

FONTE: COMIDAD

Nella settimana in cui il linguaggio politico si è arricchito di una nuova locuzione (il “cerchio sovrastrutturale” di Rinaldo Arpisella, portavoce di Emma Marcegaglia), sono anche morti altri quattro alpini per una mina artigianale in Afghanistan, e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha immediatamente tratto motivo dall’evento per proporre di dotare di bombe gli aerei da ricognizione italiani. Il ministro ha dimostrato anche il suo cuore d’oro, allorché ha dichiarato che l’uso di queste bombe dovrà tenere conto dell’esigenza di non determinare “danni collaterali”, cioè vittime fra i civili. Alcuni commentatori, notando l’evidente pretestuosità della proposta di La Russa, l’hanno bollata come un diversivo per celare le responsabilità del governo nella cattiva gestione strategica della “missione di pace” italiana in Afghanistan, dato che le bombe sugli aerei di ricognizione non concorrono in nulla a risolvere il problema della vulnerabilità degli automezzi militari italiani nei confronti di quel tipo di ordigni.

Che la proposta di La Russa non abbia alcun senso dal punto di vista della sicurezza dei convogli militari italiani, non implica affatto che essa abbia un carattere di mero diversivo, poiché La Russa ha rivelato in questi ultimi anni una vera vocazione nei confronti degli affari. Notoriamente La Russa è il padre della Servizi Difesa SpA, la società di diritto privato a capitale pubblico, istituita con il famigerato comma 27 dell’articolo 2 della Legge Finanziaria 2010 (a dimostrazione della sua serietà e trasparenza, infatti il testo della Legge consiste di soli due articoli e innumerevoli commi).

Agli inizi del maggio ultimo scorso, era dato per scontato che la neonata creatura di La Russa, in quanto nuovo ed incontrollabile centro di spesa, dovesse essere soppressa nell’ambito dell’ultima “manovra” tremontiana per la stabilizzazione dei conti pubblici. La notizia che la Servizi Difesa SpA venisse fatta morire appena nata, aveva riempito di gioia i sindacati del personale del Ministero della Difesa; ma La Russa deve aver fatto pesare nei confronti di Berlusconi la sua fedeltà durante la rivolta dei “finiani”, dato che, all’ultimo momento, la sua creatura è stata risparmiata dalle forbici di Tremonti, peraltro inflessibili nei confronti del personale della Difesa. Secondo alcuni, però, Tremonti non avrebbe mai avuto alcuna vera intenzione di sopprimere la Servizi Difesa SpA, e lo avrebbe fatto credere solo per prevenire e disarmare le critiche, per poi mettere gli oppositori davanti al fatto compiuto.

La ragione sociale della Servizi Difesa SpA escluderebbe che essa si possa occupare di spese nel campo degli armamenti, cioè di tutto ciò che rende “operative” le Forze Armate; ma la incertezza normativa da un lato e, dall’altro, la difficoltà di circoscrivere tecnicamente il concetto di operatività delle Forze Armate, a detta di molti giuristi lascia il campo aperto per qualsiasi abuso. Tra l’altro queste ambiguità normative della Servizi Difesa SpA consentirebbero persino di appaltare le cosiddette missioni di pace a ditte di contractor, e l’aver fatto mancare i finanziamenti governativi alla missione in Kosovo pare che debba proprio comportare questo tipo di sbocco.

Oltre alle opportunità tipiche della privatizzazione (appalti, lievitazione dei costi e relativa lievitazione delle tangenti), il coinvolgimento dei contractor presenterebbe anche altri vantaggi. Sino ad un anno e mezzo fa il coinvolgimento della NATO nella coltivazione e nel traffico di oppio in Afghanistan costituiva ancora una notizia-scoop, mentre ora se ne stanno cominciando ad occupare persino la BBC ed il “New York Times”. Allorché la notizia dovesse giungere alla conoscenza delle grandi masse, i contractor, grazie alla loro ignobile reputazione, rappresenterebbero un ottimo parafulmine su cui scaricare l’intera responsabilità del fattaccio. Questa colpevolizzazione esclusiva dei contractor costituisce in effetti la linea su cui si stanno ora muovendo le commissioni parlamentari di inchiesta negli Stati Uniti, sia per ciò che riguarda il traffico di minorenni in Iraq per usi sessuali, sia per il versamento di tangenti a titolo di pedaggio ai Talebani in Afghanistan.

I sindacati del Ministero della Difesa hanno inoltre notato la presenza fra i consulenti della Servizi Difesa SpA di parecchi amici del finanziere Salvatore Ligresti, già coinvolto a suo tempo nell’inchiesta “Mani pulite”, condannato, ma ora nuovamente sulla breccia più pulito che mai. La Russa e Ligresti sono casualmente compaesani, entrambi nativi di Paternò e, probabilmente, confratelli di loggia massonica, in quanto esponenti delle due maggiori e più antiche famiglie del luogo. Altrettanto casualmente, La Russa padre e Ligresti gestivano insieme in Sicilia il business delle assicurazioni.

http://www.societacivile.it/focus/articoli_focus/ligresti.html

Oltre a Ligresti e La Russa, un altro personaggio da tempo in odore di massoneria è Piero Fassino, alto dirigente del Partito Democratico, il quale, nel suo libro “Per Passione”, dedicò un vero e proprio inno di lode al ruolo “democratico” svolto dalla massoneria torinese. Di conseguenza è stato notato l’assenso che Fassino ha concesso a La Russa – con somma soddisfazione di quest’ultimo – sulla possibilità di valutare in Parlamento la proposta di dotare di bombe gli aerei da ricognizione italiani. Negli Stati Uniti le bombe costituiscono da settanta anni uno dei maggiori business militari, e rappresentano il business perfetto, visto che è pagato interamente dal contribuente; e ciò spiega il motivo della mania americana per i bombardamenti, anche quando questi non hanno alcuna utilità dal punto di vista strategico.

Insomma, pare proprio che oggi ci siano tutte le condizioni anche per un bomb-business all’italiana, all’ombra della massoneria di obbedienza anglosassone. La massoneria risulta sempre presente in questo genere di affari, dato che, storicamente, non si configura come un soggetto politico autonomo, ma come uno strumento di colonialismo finanziario e commerciale, prima delle compagnie commerciali britanniche, poi delle multinazionali anglo-americane.

Non si può escludere che la notizia della morte di quattro alpini sia stata accolta dagli affaristi del seguito di La Russa con risate di giubilo analoghe a quelle delle famose intercettazioni degli imprenditori edili al seguito di Guido Bertolaso, allorché apprendevano del terremoto in Abruzzo. Quelle risate intercettate furono fatali alla nascita della Protezione Civile SpA, rimandata dal governo a tempi più favorevoli, mentre per la Servizi Difesa SpA non ci è stata concessa sinora nessuna rivelazione del genere. Si vede che La Russa si sarà premurato di coinvolgere anche i Servizi Segreti nell’affare.

Fonte: http://www.comidad.org/

Link: http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=379

14.10.2010

Pubblicato da Davide

  • bstrnt

    Disonorevole Ignazio La Russa, perché continui ad abusare della pazienza degli italiani con un minimo di massa cerebrale?
    Essere un po’ cialtroni è umano, ma è diabolico approfittarne!

  • RINOGAETANO

    La Russa schiavo degli americani… quanto sei brutto, sembri il diavolo! Io che non sono credente, al vederti, mi faccio la croce!! Madre de dios!!!

  • nomorelie

    tranquilli, si tratta solo di stabilire ad armi pari chi ce l’ha più duro.

    “Nell’aula di Palazzo Madama, La Russa ha poi candidamente ammesso che la richiesta di dotare di bombe i nostri aerei, venuta dal comando italiano in Afghanistan, non nasce dall’esigenza di garantire una maggior protezione alle truppe a terra, già assicurata dalla copertura aerea alleata, ma dai complessi di inferiorità del nostro contingente militare rispetto a quelli degli altri paesi.
    Il ministro ha quindi spiegato l’origine della sua decisione: ”I nostri militari ripetutamente mi hanno fatto osservare che siamo rimasti l’unico Paese ad avere gli aerei senza il relativo armamento. Insieme a noi c’era la Germania, che ha ritirato i suoi aerei proprio perché in questa fase tattica il Tornado senza armamento è stato ritenuto non più necessario. (…) L’imbarazzo dei nostri militari è dato dal sentirsi in qualche modo di serie B rispetto agli alleati, che ci chiedono perché, pur avendo gli aerei, non li usiamo e li chiediamo a loro”.”

    liberamente tratto da:
    http://it.peacereporter.net/articolo/24687/La+Russa%3A+%27%27Bombardare+per+non+essere+da+meno%27%27

  • sacrabolt

    Da Peacereporter [it.peacereporter.net]

    […] L’altra ragione, quella economica, tocca invece gli interessi dell’industria bellica italiana.
    A fine gennaio la Oto Melara, azienda del gruppo Finmeccanica, ha acquistato dall’americana Boeing i componenti per assemblare nelle officine Breda di Brescia cinquecento bombe aeree ‘bunker-buster’ Gbu-39 da 130 chili l’una (le stesse usate dagli israeliani nell’operazione ‘Piombo Fuso’ a Gaza) che ora giacciono in magazzino pronte all’uso.

    “Perché comperare da Boeing, per 34 milioni di dollari, cinquecento bombe – scriveva lo scorso 20 settembre su Panorama l’esperto militare Gaiandrea Gaiani – se poi non le imbarchiamo sui nostri jet in Afghanistan? Che senso ha spendere centinaia di milioni di euro per aggiornare i cacciabombardieri Amx e Tornado se poi non li si impiega per bombardare il nemico?”.