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LA ROTTAMAZIONE DELL’ INTELLIGENZA

DI FRANCO BERARDI BIFO
carta.org

Non bisogna pensare che quello italiano sia un caso isolato, o una controtendenza. La tendenza universale della fase finale della mutazione neoliberista era stata anticipata da Michel Foucault: nelle sue parole deve portare alla formazione del modello antropologico dell’homo oeconomicus. L’espansione delle competenze cognitive sociali per affrontare la crescente complessità del mondo tecnico e sociale, fondamentale nella storia della civiltà moderna, è stata invertita, bruscamente e drammaticamente.

«Tutti devono sapere» è lo slogan di una campagna di informazione e denuncia sulla riforma Gelmini che partirà a metà del mese di maggio nelle scuole di Bologna. Tutti devono sapere che in Italia si è avviato un processo di smantellamento del sistema di produzione e trasmissione del sapere, destinato a produrre effetti devastanti sulla vita sociale dei prossimi decenni. Taglio di otto miliardi di finanziamenti per la scuola pubblica mentre il finanziamento alle scuole private viene triplicato. Gli effetti di questo intervento sono semplicissimi da prevedere. La scuola pubblica viene messa in condizioni di agonia, ridotta a luogo di contenimento della popolazione giovanile svantaggiata, consegnata così a un destino di rapido imbarbarimento. Alle scuole private accederanno solo i figli delle classi agiate. Nel frattempo, per completare il quadro, la nuova intellettualità [nella fascia tra i venticinque e i quaranta anni] sta migrando massicciamente verso l’estero. I nuovi intellettuali italiani non sono italiani e soprattutto non vogliono esserlo. Si sta disegnando una situazione dalla quale il paese non si riprenderà né domani né dopodomani, perché la distruzione del sistema pubblico di istruzione e il soffocamento della ricerca non sono fenomeni passeggeri e non sono neppure rimediabili nell’arco di una generazione.

Come può accadere una cosa di questo genere? Per chi, come me, è abituato a ragionare nei termini marxisti dell’analisi di classe, per chi si è abituato a pensare che viviamo in una società capitalistica in cui c’è una classe – la borghesia proprietaria – che trae il suo profitto presente e quello futuro dallo sfruttamento delle energie fisiche e mentali della società, quello che sta accadendo è incomprensibile. Il capitalismo italiano sta distruggendo il suo stesso futuro, non soltanto il futuro della società. Ma forse proprio qui sta il punto che sfugge alla nostra analisi: la borghesia non esiste più, il capitalismo borghese non esiste più. La rendita finanziaria non fonda più le sue fortune sul rapporto referenziale con l’economia reale. Non vi è più alcun rapporto tra aumento della rendita e crescita del valore socialmente disponibile. Da quando la finanza si è autonomizzata dalla sua funzione referenziale, la distruzione è diventata l’affare più redditizio per il ceto post-borghese che si è impadronito delle leve del potere. Un ceto post-borghese che potremmo definire ceto criminale, dal momento che la genesi del suo potere è essenzialmente legata alla illegalità, alla violenza, alla manipolazione.

Quello italiano è senza dubbio un quadro estremo, se comparato al quadro europeo. Pur avendo umiliato il sistema educativo francese sul piano politico e culturale nel 2009, poi nel 2010 Nicholas Sarkozy ha investito una somma notevole sulla ricerca pubblica, mentre in Italia la ricerca pubblica viene avviata all’estinzione. A livello europeo stiamo assistendo a un’intensa lotta tra la borghesia capitalista, che permane dominante in gran parte del nord protestante, e la classe criminale che si sta impadronendo del potere nei paesi barocchi, anzitutto l’Italia. La crisi dell’Unione europea è anzitutto il segnale di questa guerra, il cui esito al momento non è scontato.
Ma non bisogna pensare che quello italiano sia un caso isolato, o una controtendenza. La distruzione del sistema pubblico di formazione è una tendenza universale della fase finale della mutazione neoliberista, quella che Michel Foucault ha anticipato nel seminario del 1979 [pubblicato col titolo «Naissance de la biopolitique»], quella che nelle sue parole deve portare alla formazione del modello antropologico dell’homo oeconomicus.

L’espansione delle competenze cognitive sociali per affrontare la crescente complessità del mondo tecnico e sociale, che è stata fondamentale nella storia della civiltà moderna, è stata invertita, bruscamente e drammaticamente. La nuova dinamica del capitalismo finanziario criminale non prevede il futuro, non lo immagina, non lo vuole e non lo prepara. Non a caso è un potere essenzialmente gerontocratico, anche se la sua ideologia è giovanilistica. Il fascismo futurista del Novecento era una forma di giovanilismo aggressivo di giovani che scalpitavano per raggiungere il potere. Il fascismo post-futurista di oggi è invece un regime giovanilista dei vecchi.

Il ceto nichilista che si è impadronito del potere in Italia [ma non solo in Italia naturalmente] si muove lungo le linee di una consapevolezza inconfessabile: la civiltà umana è destinata a finire con noi, entro le condizioni del capitalismo non esiste più la possibilità di vita civile. Dunque appropriamoci in maniera frenetica del valore che proviene dalla demolizione di ciò che le generazioni moderne di proletari e di borghesi hanno prodotto, a cominciare con la cultura, la scienza, il sapere.

Negli anni ottanta e novanta la dinamica del capitalismo globale si accompagnava alla diffusione di nuove scuole, nuovi comparti della formazione, in gran parte legati allo sviluppo delle nuove tecnologie digitali. Impresa dinamica e lavoro cognitivo si trovarono alleati, fino all’esperienza culturale ed economica delle «dot.com», le piccole imprese ad altissimo investimento cognitivo sostenute dall’azionariato privato e dall’intervento pubblico. Negli anni novanta il cognitariato si formò come classe post-operaia, proprio nell’incrocio tra dinamiche finanziarie [venture capital], dinamiche culturali [net-culture] dinamiche tecnologiche [la rete].

Questa classe virtuale post-operaia, dai contorni labili e dall’esistenza precaria, nucleo sociale decisivo dell’insorgenza anticapitalista che ebbe inizio a Seattle, per alcuni anni attraversò la storia del mondo come ultimo appello alla coscienza etica del genere umano. Ma il movimento non riuscì mai a uscire dai confini dell’etica, per farsi trasformazione della vita sociale quotidiana, autonomia solidale capace di sottrarsi all’abbraccio mortifero dei media dominanti e del ricatto precario. Nel frattempo, infatti, nella sfera del lavoro cognitivo si era consolidata un’idea meritocratica del reddito, una percezione competitiva e non solidale del mercato del lavoro. Sta qui la debolezza del cognitariato, costretto alla condizione del lavoro precario, e incapace di produrre comportamenti collettivi di autonomizzazione nella vita quotidiana.

La Carta di Bologna, che nel 1999 venne approvata dai rappresentanti dei sistemi educativi dei paesi europei, segnò l’imposizione definitiva del modello aziendale alla scuola pubblica europea, e avviò un processo di immiserimento e di frammentazione dei saperi, che corre parallelo alla precarizzazione del lavoro scolastico e universitario, alla drastica riduzione del salario-docente, soprattutto nella sfera universitaria. Il crollo azionario della primavera 2000 segna l’inizio di un vero e proprio smantellamento della forza sociale del cognitariato, cui il cognitariato non seppe opporsi. Nel 2001 Christian Marazzi scrisse un articolo dal titolo «Non rottamiamo il general intellect». Proprio questo invece è accaduto: la rottamazione del «general intellect» è stato il processo che il ceto criminale post-borghese ha messo in moto fino dai primi anni del decennio 2000.

Un ceto criminale si impadronisce del mondo nel primo decennio del 2000 – Cheney e Bush ne sono i rappresentanti americani, Putin, il Kgb, Gazprom in Russia, Fininvest-Mediaset in Italia, per non citare che i più illustri esempi di questo ceto che non è più definibile borghese, perché non fonda più la sua ricchezza sullo sfruttamento regolato di una classe operaia territorializzata, ma sull’arbitrarietà di un comando che si esercita sull’aleatorio dello scambio linguistico, sul raggiro, sulla simulazione e infine sulla guerra. Questo ceto criminale persegue una politica di distruzione accelerata della civilizzazione sociale. La borghesia investiva sul lungo periodo, sul territorio, sulla continuità di una comunità laboriosa e consumatrice. La classe del capitale finanziario non ha alcun interesse al futuro della comunità, del territorio. Una delle attività finanziarie più lucrose diviene proprio quella dello smantellamento, della messa in fallimento, della smobilitazione di nuclei di intelligenza collettiva.

La distruzione del sapere sociale è un affare che rende bene al ceto criminale. Quegli otto miliardi che il governo Berlusconi ha risparmiato distruggendo il sistema della scuola pubblica finiranno nelle tasche capienti del ceto cadaverico, mentre il business della scuola privata si ingigantisce.

Esiste una via d’uscita dalla dittatura dell’ignoranza. Per il momento non la vediamo. Come dice Mark Fisher nel suo «Capitalist Realism»: «Gli studenti inglesi sembrano rassegnati al loro fato. Ma questo non è un problema di apatia, o di cinismo, ma di impotenza riflessiva. Sanno che le cose vanno male, ma soprattutto sanno che non possono farci niente. Questa loro consapevolezza non è una osservazione passiva di uno stato già esistente delle cose. È una profezia che si autorealizza».

Franco Berardi Bifo
Fonte: www.carta.org
Link: http://www.carta.org/rivista/19534
14.05.2010

uscito su Carta n. 15 del 7 maggio 2010

Pubblicato da Davide

  • AlbertoConti

    Criminalità contro intelligenza, è uno scenario plausibile, e congruente con l’evoluzione di un’economia da rapina verso qualunque fonte di profitto, interna e esterna, anche con missioni di “pace”. Effettivamente il nostro sovrapopolato paese è un laboratorio ideale per questa fase storica, caratterizzata dalla non scelta, da un bipolarismo solo formale, in realtà monocratico, ideologico nel senso più totalitarista del termine, necessariamente populista. Ma più che la vittoria della criminalità si vede l’autodistruzione dell’intelligenza, la dissoluzione dell’elite che la rappresentava, che lascia campo libero alle peggiori degenerazioni. Siamo giocoforza una colonia periferica di un impero morente, e questa è la nostra rappresentazione decadente. Ma non sarei così pessimista sul futuro, anzi ci sono tutte le precondizioni di una vera metamorfosi, che non può prescindere dalla morte e decomposizione delle vecchie strutture di potere, per quante malversazioni e danni possano aver prodotto. Ci sono molti segnali, proprio da quella base così marginalizzata, indebolita, succube di crimini sempre più opprimenti, quasi esprimesse una doppia logica, una particolarissima logica di transizione, appunto. Da un economia al centro della scena e al capolinea dell’evoluzione, ad una nuova economia con molte meno pretese, ma ancora troppi eccessi da rottamare con o senza botto, comunque da ricollocare in secondo piano.

  • bstrnt

    Forse è necessario ritornare indietro nel tempo.
    La tendenza alla involuzione della specie umana può essere fatta risalire a prima della seconda guerra mondiale.
    Dal “dividi e impera” si è passati al “nega l’istruzione e impera” e i risultati non si sono fatti attendere.
    Dove sono andati a finire (tanto per parlare del comparto energia) i Maiorana, Tesla , Heisenberg, Feynman dello scorso secolo?
    Dobbiamo cercarli tra i Fleischmann, Pons, Rubbia, Preparata, Iorio, Cirillo, Arata, Zhang, Del Giudice, già di una certa età e praticamente ignorati o derisi?
    Però vengono tenuti in massima considerazione quei geni dell’economia che vanno predicando crescite infinite in sistemi finiti.
    Molto probabilmente quel superclan che gestisce il potere in questo pianeta, che mal tollera ogni mancato allineamento, è il precursore di questa involuzione.
    Se pensano che basti tenere la popolazione nell’ignoranza per perpetrare il loro potere, hanno fatto molto male i loro calcoli, dal collasso generale, potranno salvarsi, forse, solo i non allineati.
    Può darsi che sia naturale che quando una specie non è sostenibile in un sistema, essa stessa tenda a terminarsi, e sembra proprio sia questa la via che ha intrapreso la specie umana, accelerando questo risultato proprio intaccando le basi sulle quali si impernia una società sostenibile avanzata: Alimentazione, Istruzione, Sanità, Lavoro.
    L’erosione sempre più accelerata di questi pilastri è prodromo del collasso nei suoi 5 stadi ben descritti da Elizabeth Kubler Ross.

  • anonimomatremendo

    “ll ceto nichilista che si è impadronito del potere in Italia [ma non solo in Italia naturalmente] si muove lungo le linee di una consapevolezza inconfessabile: la civiltà umana è destinata a finire con noi, entro le condizioni del capitalismo non esiste più la possibilità di vita civile

    Se pensano che la civiltá umana finirá con loro si sbagliano di grosso(a finire con loro e´la civiltá capitalista,piccola grande differenza),ma che entro i limiti del capitalismo si possa comunque vivere ancora a lungo é a dir poco palese.Il tragico é che ci sono ancora persone “di buona volontá” che credono ancora che il capitalismo sia riformabile,nonostante i fallimenti reiterati di questa autentica follia politica.E poi sarebbe l´ ora di chiamare le cose con il loro nome e non con quello che la propaganda getta in pasto al popolo ,come ad esempio il termine fuorviante”neoliberismo”,soprattutto dopo i megasalvataggi degli ultimi anni che hanno rivelato anche agli orbi la natura statalista del capitalismo.

  • myone

    Non e’ un male tagliare 8 miliardi, tanto e’ solo questione di tempo, poi li andranno a riprendere dalla gente.
    8 miliardi non servono per la scuola del popolino, che nemmeno si rende conto a che serva l’ istruzione per cambiare un sistema e una societa’. Dategli lavoro ed e’ gia tanto, dategli tv internet e 4 soldi per fare economia dell’ inutile, e sono apposto.
    Giusto che una elite’ sia meglio specializzata, e che renda, senza farsene ragione, perche’ il sistema vuole e ha bisogno solamente di chi sa’ continuare il sistema stesso, finche’ tiene, e finche’ tiene, fa’ tenere bene o male tutto l’ insieme in piedi.
    Quello che c’e’ da preoccuparsi, ma anche questo non e’ un problema, vista l’ ottusita’ profonda generale, e’ che siamo in mano, non solo in italia, ma nel mondo intero, di personaggi come calderoli, che davanti a crisi, soldi, e caos mondiale che sfocera’ in peggio, vuole ritoccare ancora gli stipendi dei politici…. come fece piu’ o meno Pilato.
    Ma non e’ da farcene una colpa. E’ un po’ tutto il mondo a queste condizioni di concetto e di marciume.
    Non sono certo 8 miliardi investiti al meglio.

  • stefanodandrea

    Finalmente ci si accorge che non esiste più il capitalismo borghese e che non esiste più la borghesia. Invero quest’ultima esiste ma non è al comando. Vive nei suoi comodi castelli e cerca di stare dentro al sistema, prendendo qualche cosa. Ma non è al timone della nave.
    Quello che non si è ancora capito è che non esistono la “civiltà umana” , “la società umana”, il cognitariato, se mai è esistito, non ha “accompagnato la storia del mondo”. L’appello alla “coscienza etica del genere umano”, venuto dal cognitariato lo ha ascoltato soltanto Bifo.
    Finalmente, dopo tanti anni di pensiero Bifo osserva che “La borghesia investiva sul lungo periodo, sul territorio, sulla continuità di una comunità laboriosa e consumatrice. La classe del capitale finanziario non ha alcun interesse al futuro della comunità, del territorio”. Però poi non vede la via d’uscita dalla dittatura dell’ignoranza. Gliela suggerisco io: rivoluzioni e prese di potere democratiche (approfittando della crisi, che speriamo sempre più grave) nei territori (Stati ogruppi di stati); gettare nel destino gli appelli alla coscienza etica “del mondo”; la sfrontata presunzione che questi appelli presuppongono; fregarsene di quello che succede fuori dai territori; o meglio parlare al mondo con le azioni pposte in essere nei territori (per lo più) statali. Costruire qualche cosa e dare l’esempio. Distinguere nettamente tra proletariato, se ancora si vuole utilizzare il termine, e lumpenproletariat. Imparare che il “lavoratore cognitivo” che desidera abbronzarsi d’inverno con le lampade e che si indebita per acquistare auto a rate è il miglior alleato dei capitale finanziario e va combattuto. Si lo so potrebbe essere nostro fratello, nostro cugino, un nostro caro amico. Ma la storia ci dice che nelle guerre civili combattono fratelli contro fratelli, cugini contro cugini, amici contro amici.
    Certo, la prospettiva che suggerisco non è “un mondo di pace”. E’ un mondo di guerre potenziali: civili, all’interno degli stati o dei gruppi di stati; e tra stati, perché la chusura delle economie degli stati potrebbe generare, in alcuni di essi, forme di nazionalismo (geneticamente) aggressivo. Ma chi vuole trovare una via d’uscita pacifica dalla globallizzazione capitalista e dalla riduzione a schiavi consumatori della generalità del genere umano (che esiste soltanto come massa dei consumatori e che va distrutto come genere proprio perché esso è concepibile soltanto come insieme degli schiavi consumatori) è meglio che si metta l’animo in pace e vada a farsi una corsetta: non è che la via d’uscita pacifica non la veda; non esiste.
    Sulla distruzione della scuola pubblica italliana segnalo questo fondamentale saggio di Massimo Bontempelli, che si colloca su altro piano, molto più in alto, rispetto alle riflessioni di Bifo e mie: La convergenza del centrosinistra e del centrodestra nella distruzione della scuola pubblica italiana http://www.appelloalpopolo.it/?p=1615

  • stefanodandrea

    cestino “gettare nel cestino” non destino

  • vic

    Per rivedere alla tele (!) Foucault, il filosofo, anche se l’altro, quello del pendolo, non fu meno brillante:

    http://la1.rsi.ch/micromacro/welcome.cfm?idg=0&ids=1064&idc=40189

  • Cippala

    http://www.youtube.com/watch?v=4sbTm-XShZ8&playnext_from=TL&videos=tVqmD7VAAp0&feature=sub

    Chi può tradurre quello che dice il ragazzo consapevole sulla politica inglese?
    Grazie..

  • vic

    Non si e’ mai parlato tanto di Tesla quanto oggi. Non sarei cosi’ pessimista, siamo in una fase di metamorfosi. Qalunque imbecille si accorge che cosi’ non puo’ andare avanti. Foucault a suo tempo aveva letto l’avvento di un nuovo tipo di controllo sociale subdolo nell’avanzata societa’ Svedese di allora.

    Forse basta guardarsi attorno, per accorgersi che un modello alternativo al Berlusconismo esiste. Sto sempre aspettando un libro su Berlusconi che inquadri il personaggio dal lato psicologico-psichiatrico. Di riflesso inquadrerebbe la societa’ italiana. Capire e’ sempre utile prima di sapere come cambiare.

    Sugli scienziati moderni, diciamo che godono della stessa fama di un Heisenberg, hanno fatto grande scalpore i calzolai, cioe’ gli inventori della teoria delle stringhe, che non ha portato da nessuna parte se non ad una masturbazione matematica per pochi eletti. Lo si dica chiaro e forte: la teoria delle stringhe e’ fallita, i suoi brillanti estensori non leccano le scarpe di Heisenberg. Forse sono il semplice specchio dell’arroganza intellettuale USA. Una teoria senza uno straccio di esperimento che la supporti dopo 30 e passa anni non e’ una teoria ma un’elucubrazione.

    Semmai e’ da rivedere il curriculum scolastico nel campo della matematica. Oggi e’ chiaro il ruolo della geometria e delle algebre non commutative. Queste sono le direzioni in cui avrebbe dovuto muoversi la riforma Gelmini, se avesse avuto un minimo di coraggio e di intelligenza. Ma cosa si puo’ pretendere da ignoranti se non idecisioni da ignoranti!

    Ah, carissimo illuminato e bacucco d’Alema, il signor Tesla fa parte di quella gente dei balcani che tu hai deciso di bombardarre, dopo una mica tanto sottile campagna diffamatoria di quei popoli. Tesla, e’ appurato, fu uno dei piu; grandi geni dell’umanita’, forse superiore perfino a Leonardo, sul quale cominciano ad uscire certi altarini. Pare che non tutto fosse farina del suo sacco, …
    Centrano i Cinesi. Lapeppa, gia’ allora? Si’, a quanto pare. Cosa non insegna mai la storia, quella non insegnata a scuola!

  • vic

    Giusto, il termine corretto sarebbe neosocialismo, cioe’ socialismo per pochi neofinanzisti, o finazisti. Ah la lingua, la lingua!

  • dana74

    il sapere si distrugge quando nei libri si scrivono delle falsità conclamate, perché la storia riscritta fa comodo all’elit dominante.

    Inoltre sono un pò seccata di sta storia della ricerca e ricercatori, che devo finanziarli a fare?

    Con soldi dei contribuenti si finanzia una ricerca che libera non è, perché lo decidono i baroni universitari quale clan benedire, per poi magari inventare delle cose utili che saranno brevettate dall’industria privata la quale ci farà soldi alla faccia di chi a tale ricerca ha contribuito?

    Poi questi baroni universitari che con i loro pseudo studi avallano ogni porcata da inceritori a gasdotti sotto il fiume, ad ogni nocività, sapendo che sarà ricompensata questa sua disponibilità magari con fondi per la ricerca.

  • radisol

    Ed invece le uniche rivolte che si vedono nel mondo in questo momento sono proprio quelle fatte dal “lumpenproletariat” tanto disprezzato …
    Intendiamoci bene, si tratta appunto di rivolte, di “riots”, e non di rivoluzioni propriamente dette, quelle – nell’inesistenza di organizzazioni rivoluzionarie – non si sa chi le dovrebbe mai dirigere ….
    Ma questi “riots” rappresentano il lumicino che può portare all’incendio della prateria …..

  • Xeno

    Esiste una funzione di traduzione sciegliendo la lingua che desideri cliccando in basso dove c’è l’icona CC.
    E’ una nuova funzione di youtube.- non è un granchè ma meglio di niente-

  • amensa

    dal Devoto-Oli :
    borghesia= classe sociale costituita di individui che esercitano il commercio,l’industria, o una professione libera, oppure svolgono mansioni direttive in enti pubblici o privati; contrapposta in origine all’aristocrazia e ora specialmente alla classe operaia e al proletariato.———–
    la borghesia ha avuto una mutazione genetica, nel senso che se , come da definizione, erano persone che dirigevano, imptraprendevano, commerciavano, oggi una nuova attività ne sta soppiantando queste attività, ed è l’uso della ricchezza accumulata in attività finanziarie.
    tali attività sono a volte più redditizie di quelle ch ecomunque prima portavano ricchezza, posti di lavoro, benessere (anche se poco) generalizzato.
    oggi la finanza succhia risorse, impoverisce tutto il resto della realtà economica.
    la finanza è nata al servizio dell’economia, per trovare i capitali per gliinvestimenti produttivi.
    oggi la finanza è fine a se stessa ed una l’economia reale come “garanzia” per potersi ingigantire con le leve.
    non produce ricchezza reale per nessuno, ma ne consuma nei suoi movimenti.
    questa nuova classe di borghesi/ricchi/finanzieri, non progetta più, non intraprende più e non commercia più, gioca soltanto con denari virtuali sul casinò della finanza mondiale.

  • Ricky

    Dov’erano Bifo e gli altri intellettuali che ora si strappano i capelli quando veniva approvato il Piano di Bologna? (e sono passati undici anni!)
    E quanto elitismo intellettuale nel non ascoltare chi giá dagli anni 80 denunciava l’attacco della destra economica al mondo dell’educazione, in tanti avevamo giá compreso il disegno capitalista di estendere il modello anglosassone in tutto il mondo.
    Dov’eravate allora, cari Bifo e compagnia, quando potevate farci se non altro da megafoni?
    Ho molta stima e rispetto per Bifo, ma che ora scenda dal suo dorato isolamento bolognese, per metterci in guardia dai pericoli di cui parla in questo articolo mi sembra fuori tempo massimo.
    Troppo tardi amico mio, ormai i giochi sono fatti.

  • stefanodandrea

    Caro Radisol,
    il concetto di lumpenproletariat è notoriamente discusso, anche perché sembrerebbe (non sono in grado di confermare) che Marx abbia utilizzato il termine con significati differenti. Comunque, il Lumpenproletariat al quale si sarebbe appoggiato Luigi Napoleone Bonaparte è definito da Marx con un elenco: “Accanto a roués in dissesto, dalle risorse equivoche e dalle equivoche origini; accanto ad avventurieri corrotti, feccia della borghesia, vi si trovavano vagabondi, soldati in congedo, forzati usciti dal bagno, galeotti evasi, birbe, furfanti, lazzaroni, tagliaborse, ciurmatori, bari, ruffiani tenitori di postriboli, facchini, letterati, sonatori ambulanti, straccivendoli, arrotini, stagnini, accattoni, in una parola, tutta la massa confusa, decomposta, fluttuante, che i francesi chiamano la bohème”-. Il Lumpenproletariat, per il Marx del 18 brimaio, può essere “aristocratico o plebeo”. Si tratta di gente che desidera la ricchezza e vuole consumarne più di quella che produce, sempre che partecipi al processo di produzione (al Lumpenproletariat Marx accosta la aristocrazia finanziaria!).
    Ora, ciò che io intendevo dire è che colui che è vissuto prestando ai consumatori denaro per acquistare a debito beni (ho un amico agente finanziario, che ci ha guadagnato milioni di euro) e coloro che hanno speso più di quello che guadagnavano, che non hanno accettato di vivere in periferia o più in periferia e che non hanno risparmiato un euro per i propri figli (hanno ricevuto dai genitori la caparra per acquistare la casa ma non sono intenzionati a fare tutti i sacrifici possibili per dare ai figli ciò che essi hanno ricevuto), che addirittura hanno fatto vacanze a debito – gli indebitati cronici – sono parte dell’esercito nemico. Pensare che questi soggetti possano fare la rivoluzione è assurdo. Al limite faranno le rivolte per il pane. Al più, se la crisi si farà grave, saranno favorevoli alla estinzione di tutti i debiti (ovvio, trattandosi di debitori incalliti). Ma essi desiderano che il sistema resti in piedi. Hanno soltanto interesse a continuare a consumare, eventualmente indebitandosi ancora di più. Sono l’immenso esercito del capitale finanziario.
    Intendevi riferiti al mio concetto di Lumpenproletariat e dunque siamo in disaccordo o utilizzavi il termine in un diverso significato?

  • ranxerox

    Beh, Bifo era uno che negli anni ’70, insieme a Torrealta e pochi altri, da Radio Alice insegnava al muvmant come fottere il cosiddetto Sistema. Ci sono voluti gli M113 carichi di sbirri compreso un certo Kossiga per chiudere la falla a Bologna. Certo, non c’era Internet ma non so se rammaricarmene perchè lì il casino lo si faceva in strada e non a parole sulla tastiera del computer. Come cambiano, eh, i tempi?

  • pescerosso33

    no, non è troppo tardi. o meglio: non è da lì che ci si dispone a che qualcosa accada.
    bifo, è vero, è stato troppe volte in prima fila a raccontare cazzate per lo più incomprensibili rivolte unicamente ai suoi sodali di casta,
    ma nell’ occasione ci ha preso:
    non c’è differenza tra un consiglio di amministrazione di una corporate e gli ‘ndranghetisti runiti alla Madonna di Polsi