LA RIVOLUZIONE IN UN PIATTO DI RISO, IN UN REFOLO DI VENTO

LA RIVOLUZIONE IN UN PIATTO DI RISO, IN UN REFOLO DI VENTO

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.com

La politica del filo di paglia è fuori della storia, è contro la storia, è prima e dopo la storia. La rivoluzione del filo di paglia è possibile a ciascuno di noi, per scelta.”
Masanobu Fukuoka – La rivoluzione del filo di paglia – Quaderni D’Ontignano – Liberia Editrice Fiorentina – 1980

Siamo in tanti ad affondare la forchetta nel piatto di riso fumante, il “pezzo forte” della nostra cena fra amici, ed i commenti sono entusiasti: certo – aggiungo – un conto è comprare le verdure al supermercato, un altro raccoglierle fresche, dall’orto. E’ tutta un’altra storia di gusti per il palato: come in una sinfonia, si perde il sentore d’ogni singolo strumento per giungere all’armonia, alla magia del concerto.
Talvolta, il concerto è per violino ed orchestra o per pianoforte ed orchestra – così come il risotto può essere con i peperoni o con i funghi, solisti che spiccano – ma non è questo il caso: i piccoli peperoni verdi, accompagnati da mezzo peperoncino piccante, non ce la fanno a “sforare” l’armonia della cipolla, dell’aglio, del sedano…se desiderate provarlo, la ricetta è in nota [1]. I costi sono irrisori, se si ha un orto.
La conversazione, però, s’allontana presto dalla culinaria per indagare altre armonie, per capire se quel modesto piatto di riso sia soltanto il sollucchero di una calda serata estiva, oppure se rappresenta qualcosa di più.

E’ presto detto – aggiungo – in quanti siamo? In dieci. Abbiamo un poco “abbondato”: due etti di riso a testa, più le verdure, facciamo tre chili in tutto di materiale organico vegetale (il caciocavallo è un optional, così come un filetto d’acciuga se qualcuno vuole metterlo). Nessuno, qui, è vegetariano o vegano.
Se avessimo mangiato della carne alla brace, poniamo una misera braciola da 100 grammi (proprio piccina), per produrla sarebbero stati necessari almeno 1,5 Kg d’alimenti vegetali: il rapporto, la “resa” nella trasformazione da alimento vegetale ad alimento animale (ossia carne), varia dal 5 al 10%, ossia da 20 : 1 a 10 : 1, questo secondo il tipo d’animale, le modalità d’allevamento, i vegetali utilizzati, ecc.
La questione è complessa, giacché ci sono le parti non utilizzabili degli animali e dei vegetali (che spostano il “vantaggio” energetico ancor più a favore dei vegetali): la parte utilizzabile del riso è solo la metà circa della pianta, ma il resto sarebbe un ottimo combustibile ai fini energetici, così come gli scarti vegetali – se avviati al compostaggio – si trasformano in ottimo concime per l’anno venturo.
Lo scheletro dell’animale e tante altre parti seguono la “filiera” dell’industria dei saponi, delle colle, della cosmesi… ma stasera fa caldo e non desideriamo andare oltre: facciamo una media di 1 : 15 e chiudiamola qui.

Quel misero chiletto di carne (costo, più di 10 euro) – che, a 100 g a testa, avrebbe lasciato l’appetito quasi intatto – rappresenta, in termini di vegetali, 15 Kg d’alimenti.
Dopo quel “corposo” risotto abbiamo continuato con pomodori, insalata, zucchine in carpione e frittelle di fiori di zucca. Costo: meno di 1 euro a testa. Alla fine, un buon digestivo perché eravamo satolli come lattanti che s’erano prodigati al seno.
Nonostante tutti i nostri sforzi, non siamo riusciti ad andare oltre i 5 Kg d’alimenti (a largheggiare…) ed eravamo sazi: non era minimamente concepibile giungere alla “soglia” dei 15 Kg.

La riflessione successiva è stata più “politica”: ma guarda te che strano – ha aggiunto qualcuno – proprio noi occidentali che corriamo in macelleria ed in pescheria per riempire le sporte, siamo quelli che si lamentano per gli equilibri maltusiani. E lo facciamo nei confronti di popolazioni che, storicamente, sono vissute con diete composte principalmente da vegetali: i neri e gli orientali, rispetto agli occidentali, hanno (avevano?) fisici da sogno.
Aspetto curioso – aggiunge un altro – dopo aver fatto la coda in macelleria ed in pescheria, ci “accodiamo” dal medico per farci prescrivere le analisi del colesterolo.
I record di longevità – ricordalo, Gianluca Freda, così non ci farai più prendere dei coccoloni -)) – sono dei Paesi che attuano diete prevalentemente a base di vegetali. Il Giappone, ad esempio, ma anche la dieta mediterranea.
In termini culinario/musicali, dunque, la dieta carnea monotematica è come essere dei “critici” che preferiscono nutrirsi di singoli “assoli” di questo o di quello strumento, senza mai cimentarsi con il componimento sinfonico od operistico.
Il risultato – per questa povera e disgraziata Gaia, che deve sopportarci – è che dobbiamo moltiplicare, in peso, ogni cosa che ficchiamo in bocca x 15 e, notizie di corridoio, pare che Gaia si stia incazzando, e non poco.

Ogni cosa che viene prodotta necessita, poi, della sua razione d’energia…e allora…via con le petroliere squarciate sugli scogli, che pisciano greggio per miglia e miglia in mare (avvelenando tutto per secoli), oppure avanti con gli “sfinteri” sottomarini che continuano a scagazzare!
Anche queste faccende degli “sfinteri impazziti” non sono casuali: Colin Campbell – mica l’ultimo scemo del villaggio, è quello che ha praticamente scoperto il petrolio nel Mare del Nord – aveva messo in guardia per tempo.
La forsennata ricerca di petrolio avrebbe condotto – parole sue – ad “impiegare l’energia di due barili di petrolio per estrarne uno”.
Oppure, ad andarlo a cercare in posti limitrofi all’inferno: quando succede un guaio come quello del Golfo del Messico, non si può andare in fondo al mare con la chiave da 10 a chiudere la valvola.
Ma, se dalle holding dell’energia giungono premi a profusione per chi scopre un giacimento, siate sicuri che verranno a trivellare, prima o dopo, anche la vostra fossa biologica. Se c’è del metano…

Insomma, un mondo di pazzi che non sa riconoscere l’evidenza: la scienza e la tecnologia ci stanno regalando la possibilità di ricavare il fabbisogno energetico da fonti naturali. La differenza fra il paradiso di un’economia “pulita” (P3 italiana a parte) e l’inferno dei vari “Golfi” petroliferi, passa per un’inezia: chiedere, esigere, urlare, propagandare che un altro modo di vivere è possibile. Un mondo più sereno, per tutti.
Per qualcuno è una notizia terribile: ve l’immaginate, il Ciad che diventa una potenza economica per l’esportazione d’energia elettrica di fonte termodinamica o fotovoltaica? Le isole Spitzbergen che, con l’eolico, alimentano mezza Europa?
No, non si può fare, non si deve fare: e trivellate questa fossa della Marianne, mannaggia! Laggiù ci sarà tanto petrolio da campare ancora per decenni e pagare migliaia di giornalisti che sputtanino le rinnovabili! A metterci il “tappo” manderemo il batiscafo Trieste, non vi preoccupate.
Quei maledetti delle rinnovabili sono dei sognatori, non dimenticatelo! Dovete impestare ogni giornale ed ogni sito Web di notizie – vere o false poco importa – altrimenti, questi ci fottono!

Persino la flebile voce di Tremorti blatera [2] – sembra quasi dall’oltretomba (per favore, meno chiacchiere insulse ed inutili sproloqui latini) – per salvare l’ENI dalle “grinfie” di Obama o di chissà chi altro (aggiungendo che l’Italia non è, storicamente, terra di mulini a vento: sempre “storicamente”, è terra d’antenne televisive e d’automobili? Ma va là, Tremorti del picchio, torna alla tua calcolatrice…): questi mestatori nel torbido, dimenticano che la proprietà dell’ENI ed il suo business non sono due insiemi rigidi e completamente sovrapposti.
Un uomo come Mattei, oggi, diversificherebbe semplicemente la destinazione: tot al tradizionale (che sta scemando) e tot alle rinnovabili (sicuramente in ascesa). Già, ma Scaroni non è Mattei, e Tremorti non è nemmeno il Mago Zurlì.
Già, maledetti sostenitori delle rinnovabili, ma come alimentate i motori? Come fate navigare una nave?

Guarda a caso, la conversazione – a tavola – prosegue su temi meno culinari ed al convivio più cari: come vanno i lavori sulla Gretel? Eh, si gratta: a forza di grattar ruggine, dovrò aggiungere qualche quintale di zavorra…
Lo sapete che i tedeschi hanno sperimentato la prima nave con propulsione ausiliaria a vela[3]? Aggiunge un ospite. Di più: confortati dal risparmio di carburante, stanno sperimentando “torri” eoliche ad asse verticale per uso navale, con l’obiettivo di giungere al 50% di risparmio energetico!
In fin dei conti – rifletto – non è mica l’Uovo di Colombo. Un veliero non ha difficoltà, con venti di media intensità, a navigare a 5-6 nodi: il problema è la direzione del vento, che non a tutte le andature è così vantaggioso.
Un sistema di captazione eolico, invece, se ne frega della direzione del vento: paradossalmente, raccoglierà la stessa energia con vento di prua (0°) oppure di poppa (180°) e la trasferirà ai motori (elettrici) oppure ad un sistema d’accumulo, batterie oppure (meglio) elettrolisi ed idrogeno compresso.
Ma si può fare di meglio.

Mi torna alla mente un piccolo mercantile che presi in esame quando scrissi “Il futuro dei trasporti [4 ]: un centinaio di metri fuori tutto, una decina circa al baglio maestro (larghezza). Ottimo coefficiente di finezza, aggiungerete voi: no, sono le dimensioni necessarie per transitare nella rete dei canali europea.
Navi del genere possono navigare sia nelle acque interne, sia in mare per il cabotaggio: normalmente, distribuiscono nei piccoli e medi porti il carico delle grandi portacontainer, che seguono una rotta pressappoco equatoriale e toccano pochissimi porti per continente.

Navi del genere hanno apparato motore diesel ed una potenza installata di circa 2.000 CV, che corrispondono a circa 1470 KW.
Il motore diesel, però, in navigazione – ossia alla velocità di crociera, in genere intorno ai 12-15 nodi (nelle acque interne 10) – viene utilizzato al 60% della potenza, giacché quella è la rotazione più vantaggiosa ai fini del risparmio energetico e per la longevità del motore stesso. La massima potenza serve soltanto in caso d’emergenze.

La nostra nave, quindi – se avrà trazione elettrica – necessiterà di una potenza continuativa di circa 880 KW che alimenterà un motore, mentre un altro motore (collegato all’asse con giunto Vulcan o similari) servirà per gli spunti di potenza ed un terzo – di minor potenza – per la navigazione nelle acque interne.
Ipotizzando che la nave sia dotata di due aerogeneratori ad asse orizzontale – quelli comuni, l’asse verticale potrebbe essere preferito per questioni tecniche, ma non è questo il problema – della potenza di 400 KW ciascuno, sistemati a prua ed a poppa ed abbattibili mediante bracci oleodinamici (per navigare nelle acque interne), quanta energia capterebbe in mare?
Siccome in mare il CESI stima [5] (pare che l’atlante eolico on line sia sparito, potenza dell’ENI!) una resa di 3.000 ore l’anno alla massima potenza (le ore annue sono 8.760), siamo all’incirca ad un terzo della produzione rispetto alla potenza di picco.
800 KW di potenza installata, quindi, renderebbero in media 270 KWh, circa un terzo dell’energia necessaria per spingere la nave alla velocità di 12-15 nodi e, questo, perché la Fisica rimane sempre la stessa: con la sola spinta prodotta dagli aerogeneratori, la nave raggiungerebbe gli stessi 5-6 nodi di un veliero. Con il vantaggio, però, di non essere soggetta alla direzione del vento.
Ma, con un po’ d’intelligenza, si potrebbe far di meglio.

Si potrebbe scegliere una velocità pari a quella dei velieri, e chiuderla lì.
In alternativa, con serbatoi d’idrogeno compresso, la nave potrebbe raggiungere (pila a combustibile) gli stessi 12-15 nodi: non dimentichiamo però che, alla fonda od in porto per le operazioni di carico/scarico, gli stessi aerogeneratori potrebbero ripristinare una parte della riserva d’Idrogeno, oppure essere collegati alla rete terrestre in un quadro di conto energia. E, fare rifornimento d’Idrogeno dalla stessa rete, con idrogeno prodotto con energia rinnovabile.

Insomma, come potrete notare, non è la tecnologia a mancare: manca il pensiero, quello che ci dice – semplicemente – che un’auto elettrica con recupero d’energia in frenata e pannello fotovoltaico [6] – consumerebbe probabilmente il 50% dell’energia rispetto ad un motore a scoppio. Per il semplice fatto che un’auto elettrica, ferma in coda, non consuma nulla e l’energia sprecata in coda in autostrada, ai semafori, è enorme. Ma non si deve dire, altrimenti i “santoni” dell’industria automobilistica – legati come bestie al “carro” petrolifero – s’incazzano.
Sono tante le cose che non si devono dire, eppure le raccontiamo.

Le ex aree militari interne alle grandi città, potrebbero diventare orti cooperativi – per le campagne e le medie città il problema non esiste, ci sono le periferie – ma furono “passate” dal demanio militare allo Stato durante l’ultimo governo Prodi: la gran “reggente” dell’operazione fu l’architetto Spitz. Chi è l’architetto Spitz? La moglie di Marco Follini [7]. Pensa te che sorpresa.
Eppure, quelle aree sarebbero state preziose – le caserme prevedevano sempre ampie aree per l’addestramento – per creare una “rete” di cooperative produttori/consumatori, con lo scopo di produrre erbaggi ed altre colture orticole in aree interne alle città, con il gran vantaggio d’accorciare la “filiera” degli ortaggi, quasi completamente in mano alle mafie [8]. In città c’è inquinamento? Gli ortaggi sarebbero inquinati? Provate con le auto elettriche!

Ma, al suo insediamento nel 2001, il secondo governo Berlusconi aveva agito subito con una specifica legge [9], datata Ottobre 2001, con la quale si cancellava la figura del socio-lavoratore nelle cooperative, lasciano intatto – ovviamente – il potere delle grandi e fasulle cooperative le quali, con le vere cooperative di lavoro e di consumo – per come furono pensate dai nostri padri e dai nostri nonni – non hanno nulla a che fare.
Come potrete notare, hanno smantellato quel poco che la Costituzione del 1947 aveva introdotto per consentire agli italiani delle facoltà di scelta, fra un sistema totalmente privato ed uno sociale/cooperativo: gran parte dell’opera non è nemmeno farina del loro sacco, bensì del programma della P2.

Oggi, la nostra dignitosa sopravvivenza sta tutta nella capacità che avremo di analizzare, discutere e propagare la visione di un altro mondo, perché un altro mondo è possibile. Non sottovalutiamo la forza delle idee che si propagano: sono loro, le idee, le basi delle rivoluzioni.
E’ anzitutto necessario riflettere sulle possibilità che hanno ancora le famiglie di sopravvivere ad una simile pressione economico/politica – non a caso difendono la famiglia come “pietra” basilare della costruzione “cristiana”, dimenticando che all’epoca del Cristo la “famiglia” era più simile a quello che oggi identifichiamo come “clan”, quando vogliono ci “marciano” pure col Cristo – poiché forme di famiglia “allargata” rendono più immuni alle loro offensive liberiste.
Una famiglia di tre persone, dove entra uno stipendio, è ben diversa da un nucleo di 15 persone dove entrano 5 stipendi: loro praticano le “economie di scala” nel quadro della globalizzazione. Proviamo anche noi ad attuarle nel quadro della nostra rivoluzione.

Le strade per raggiungere questi obiettivi possono essere tante: dal movimento delle “Transitinon Town [10] a soluzioni più “caserecce”, come l’acquisto in cooperativa di un casale abbandonato, mantenendo le peculiarità della famiglia, ma stemperandole in una vita di gruppo. Prima di diventare degli avamposti di Tzahal, il movimento dei kibbutzim era questo.
Oppure, creare dei movimenti in città, per chiedere l’assegnazione di aree industriali od altro dimesse – sia chiaro, chi sporca pulisce, quindi renderle come le trovarono, senza cemento & affini – per creare le cooperative di produzione/consumo di prodotti vegetali.

L’unico sconforto, se ancora abbiamo le palle, al quale non dobbiamo concederci è quello di pensare che nulla sia possibile: tutto è possibile per la nostra rivoluzione, basta volerlo.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2010/07/la-rivoluzione-in-un-piatto-di-riso-in.html
18.07.2010

[1] Riso della rivoluzione in cucina (per 10 persone): 7 gambe di sedano verde con foglie, 3 cipolle rosse, 3 spicchi d’aglio, 3 peperoni verdi (friggitelli), mezzo peperoncino rosso (opzionale un filetto d’acciuga). Tritare e soffriggere in olio d’oliva con un po’ di zenzero, un dado vegetale, qualche ciuffo di basilico, un po’ di timo e di salsa Worchester. Aggiungere il riso (2 Kg) acqua e, a cottura iniziata, una birra Lager doppio malto da 66 cl (poi, acqua calda). A cottura quasi ultimata, aggiungere scaglie di caciocavallo. Buon appetito.
[2] Vedi: http://www.repubblica.it/politica/2010/07/18/news/tremonti_no_a_governi_tecnici-5654276/?ref=HREC1-2
[3] Vedi: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/mare/grubrica.asp?ID_blog=97&ID_articolo=713&ID_sezione=271&sezione=
[4] Vedi: http://www.macrolibrarsi.it/ebooks/ebooks-il-futuro-dei-trasporti.php
[5] Vedi: http://www.ricercadisistema.it/pagine/notiziedoc/61/index.htm
[6] Vedi: http://www.disinformazione.it/automobile_futuro.htm
[7] Fonte: http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/politica/governo-fiducia/moglie-follini/moglie-follini.html
[8] Vedi: http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2083504
[9] Vedi: http://gazzette.comune.jesi.an.it/2001/234/1.htm
[10] Vedi: http://transitionitalia.wordpress.com/

Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.

Commenti (43)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. ottavino 21 luglio 2010

      Ma certo che è meglio fare l'orto, cibarsi con attenzione, eccetera. Magari tutti avessero quest'atteggiamento!! Quello che voglio dire è che "l'occidentale tipo" è praticamente irrecuperabile, per cui certa saggezza non li contagerà......stavo pensando a livello sociale come si potrebbe comunicare efficacemente il messaggio della sobrietà, e ho trovato che potrebbe essere qualcosa tipo: spendere 2 euro al giorno per mangiare!! Sapendo che in molti paesi del mondo la gente vive con un euro al giorno, se uno volesse fare qualcosa di PRATICO verso la sostenibilità, uno slogan efficace potrebbe essere questo....

    1. albertgast 20 luglio 2010

      E' vero, siamo ottimisti, troppo, siamo sognatori, direi che siamo utopisti, però......lasciateci almeno quello, in questo mondo di matti. E non tutti i cittadini adorano le schifezze già pronte, c'è qualche cittadino che, invece dei gerani, coltiva pomodori, peperoni e melanzane sul terrazzo, oltre alle fragole e alle piante aromatiche. Neanche tanto per il risparmio, quanto per il gusto di farlo e di mangiare qualcosa che finalmente ha un sapore. Come diceva quel pubblicitario: provare per credere.

    1. okinawa 20 luglio 2010

      Anche questo è vero, ma mi chiedo sto scrivendo su un sito di informazione italiano frequentato da italiani no? certo qualcuno starà all'estero ma la maggioranza penso vivrà tra le alpi e scilla e cariddi, quindi togliendo i vari inuit direi che siamo tutti sulla stessa barca.

    1. Tonguessy 20 luglio 2010

      Se ammettiamo che il buon senso sia il rapporto ideale tra qualità e quantità, il limite dell'articolo è analizzare con troppo scrupolo la quantità, tralasciando la qualità. l'esempio dell'aspettativa media di vita è eccellente. Personalmente preferisco vivere qualche anno in meno ma ancora in grado di coltivare il mio orticello piuttosto che vivere trangugiando betoniere di pastiglie ogni giorno come fanno certi anziani ormai incapaci di fare alcunchè se non starsene in poltrona a guardare la tivù.

      La cucina rappresenta un altro importantissimo aspetto dello spostamento di quel buon senso che finora ha accompagnato le generazioni precedenti. E' vero, viene sempre più disincentivato l'uso dei fornelli per favorire l'industria alimentare che ci confeziona tanti bei manicaretti da Codex Alimentarius. Personalmente non conto mai quanto ho risparmiato dal fruttivendolo quando mi faccio un bel piatto, ma annoto quanto sapore hanno i piatti fatti con verdure appena colte dall'orto. Se dovessi badare solo alla quantità (di denaro, ad esempio) risulterebbe decisamente sconveniente coltivarsi i pomodori dato il tempo impiegato nella semina, messa sotto serra a Marzo, togliere la serra a Giugno, mettere i tutori e legare le piante via via che crescono, potarle e innaffiarle cui vanno aggiunti i costi delle semenze o piantine, dell'acqua e del concime. Si trovano a 0,5€ al chilo adesso: ne vale davvero la pena dal punto di vista economico fare tutta quella fatica?
      La risposta è si. La decrescita è esattamente questo, non pesare più tutto con metro perverso del denaro ma cominciare a misurare la propria vita con il metro gentile del buon senso. Ad un contadino africano cui veniva fatto notare che se avesse avuto due mucche invece di una avrebbe avuto migliori margini, fu risposto: "se avessi una seconda mucca dovrei rinunciare a osservare il tramonto".

      Da questo punto di vista la nostra è la società delle rinunce. Forse, come annoti, non è lontano il giorno in cui rinunceranno a farsi il risotto preferendo il multicolorato beverone da sorseggiare in poltrona. Meno fatica, no?

    1. ottavino 20 luglio 2010

      Anche Bertani, in fondo è un ottimista eccessivo. Ma questo avviene perchè uno parte da dei presupposti razionali, e allora fa discorsi tipo: "saremo bravi ed ecologici, faremo tutto bene, non inquineremo, faremo le barche eoliche, ecc".
      Ma perchè non guardare realisticamente il mondo dove viviamo e gli altri umani? Perchè non rendersi conto che stiamo in un manicomio?
      Se uno si rendesse conto che vive in un manicomio, non so se gli verrebbe spontaneo essere così ottimista....

    1. ottavino 20 luglio 2010

      Sembra molto "giusto" il tuo discorso, ma lo trovo veramente troppo ottimistico. Il "cittadino" non si liberererà così facilmente dalla morsa che lo attanaglia, perchè non sa cosa davvero desidera, non sa dov'è e non sa cosa stanno facendo alle sue spalle. Per il "cittadino" non può esserci libertà alcuna, perchè deve rinunciare alla sua "cittadinanza", per avere la libertà!!.

    1. vic 20 luglio 2010

      Infatti, la riscoperta del buon senso.

      C'era un tempo, quando esistevano latterie in ogni villaggio, in cui stava penetrando il mercato lattiero locale il nuovo latte pastorizzato ed inscatolato.
      Mia madre continuava imperterrita con il latte tradizionale.
      Quello inscatolato, all'inizio lo mettevano in curiosi imballagi piramidali, era piu' che altro una specie di riserva di sicurezza per i giorni in cui i contadini non potevano offrire abbastanza latte.

      La piramide di latte costava piu' o meno il doppio del latte appena prodotto, quindi sicuramente piu' fresco e genuino.

      Dove voglio arrivare. Ad una proposta che mette in evidenza il buon senso. Obbligare le industrie a fare una pagina internet per ogni loro prodotto. Sulla pagina il prezzo viene decomposto nei suoi costituenti: prodotti di base, lavorazione, imballaggio, marketing, tasse e cosi' via. E' cio' che passa sotto il nome di trasparenza.

      Risultato: il cittadino-acquirente potrebbe farsi un'idea chiara di cosa sta realmente pagando.
      Nell'esempio del latte piramidale (Franceschetti ci vede gia' un simbolo massonico, eh), evidentemente l'imballagio e la lavorazione industriale costituivano la meta' del prezzo. Senza nessun miglioramento della qualita'.

      Siccome il buon senso non e' morto del tutto. Non credo che avendo davanti agli occhi la scomposizione del prezzo, si continuerebbe ad acquistare prodotti di cui si paga essenzialmente il marketing (esempio i profumi).

      Ma forse mi sbaglio: facendo benzina in pratica si pagano per lo piu' tasse, mica carburante. Mettiamola cosi': si va al distributore per pagare un obolo al governo e quello in cambio ti lascia prelevare un modico quantitativo di benzina.

      A volte m'immagino un futuro assurdo. Quando sara' sparito il piacere di cucinare. Tutti li' a nutrirsi in velocita' (magari di nascosto) di pappette spremute da contenitori plastificati, esattamente come fanno gli astronauti coi loro cibi, diciamocelo pure, assai schifosi.

      Dove sta il confine del buon senso, nessuno lo sa con esattezza. Tutti sappiamo che pero' da qualche parte deve pur essere. Malgrado quelli del markenting cerchino di distrarci.

      Pervicacemente continuiamo a cucinare risotti dove il chicco e' ancora visibile e palatabile. Magari i pronipoti ne rideranno, loro che il risotto lo succhieranno da un buffo multicolorato biberon per adulti consenzienti.

    1. Tonguessy 20 luglio 2010

      E cioè? Hai forse dei dati che suggeriscano come le due progressioni NON siano lineari e logaritmiche?

    1. gelsomino 19 luglio 2010

      Già il fatto che tiri fuori Malthus la dice tutta su di te.

    1. Morire 19 luglio 2010

      Forse, quello che manca a noi tutti, è riassunto in un termine che, troppo spesso, finisce nel dimenticatoio: EQUILIBRIO. Ammiro lo stile col quale il caro Bertani ci punge, ci stimola e grazie al quale dovremmo riflettere e fare dei ragionamenti quanto più logici e razionali possibili. E invece viene fuori solo ed esclusivamente il lato "calcistico" che è in noi. Nello specifico, è da un pò di tempo che mi interesso di alimentazione, regimi alimentari, danni provocati da scelte scellerate, mode e affini finanziate dalle multinazionali che ci imbrigliano e ci catechizzano (o almeno ci provano, il problema è che il più delle volte ci riescono...). Se invece iniziassimo a mangiare in funzione di un minimo equilibrio metabolico, riprendessimo a fare attività fisica regolare (basterebbe camminare e stare in piedi), sarebbe già qualcosa. Fate un pò il calcolo di quanto tempo non passate seduti nell'arco della vostra giornata. Basta poi guerre tra carne e pasta: nel nuorese, dove ugualmente ci sono parecchi centenari, non si fanno mancare niente nella loro dieta tra latte, formaggi (coi vermi), carne, vino, abbardente e dolci. Eppure càmpano cent'anni lo stesso! Ma non per questo il Bertani della situazione è tutto quello che si ha avuto il coraggio di scrivere in precedenza!!! Riappropriamoci del raziocinio ma soprattutto dell'equilibrio, è fondamentale! Poi, con queste basi, possiamo pensare a tutto il resto: Bildelberg, multinazionali, colesterolo, qualità dell'aria, Berlusconi e così via. Ma se cadiamo noi per primi, nel tranello del bianco contro il nero, destra contro sinistra, come degli asini, allora è veramente finita :-(

    1. wld 19 luglio 2010

      Purtroppo cordialissimo Zret, stiamo facendo una retromarcia repentina che porterà l'umanità ad un nuovo medio evo, la ricerca della sicurezza personale ci ha portato a privarci della libertà, in cambio non avremo ne l'una ne l'altra, il prezzo che stiamo pagando è altissimo. La nostra società "civilizzata" ha portato il nord del mondo a depredare il sud del mondo con una voracità famelica, rendendoci pavidi e cinici, senza provare compassione per i nostri simili. E...questo è un fatto inconfutabile, senza essere senzienti abbiamo abdicato al ruolo umano per farci pascolare come pecore da chi detiene il potere del mondo. Svegliamoci da questo torpore, e ricominciamo da capo, possiamo farcela, dobbiamo farcela.

    1. LeoneVerde 19 luglio 2010

      Il piccolo in realtà non produce effetti significativi, perchè...è piccolo. "Se tutti smettiamo di comprare la Coca Cola" non è un pensiero "piccolo", è politico, perchè significa riuscire a mettere d'accordo più persone, tantissime persone. Davide ce la può fare contro Golia, ma una formica no. Altra riflessione. I movimenti dei singoli o di pochi sono niente finchè non delegittiamiamo i vertici, i poteri oligarchici, i pochi nascosti dietro i governi. Dobbiamo togliere il potere ai pochi "in alto" e riportarlo a chi ne è il legittimo proprietario: noi. Finchè loro stanno in alto, possono contrastare efficaciemente qualsiasi movimento di opposizione, come in un plastico. Ci vedono, ci bloccano o muovono montagne contro di noi. Inoltre dobbiamo usare il nostro potere per obiettivi che abbiano un valore: colpire la coca cola non ha nessun senso. Se va in fallimento sono solo i suoi dipendenti che ci rimettono, gente come noi. Non chi la possiede. Quelli hanno mille altri interessi, mille modi per mantenere la ricchezza e il potere. Il biologico va di moda? Arriviverà la multinazionale che prenderà pezzi di terreno in Africa o chissà dove per fare prodotti biologici per il consumo di massa...in paesi dove i controlli sono inferiori, oppure faranno approvare leggi ad hoc, tipo permettere la presenza di ogm in percentuale prima minima (che già è demenziale) poi sempre maggiore. Ci fregano, ci fregano sempre. E' inutile che andiamo in bicicletta per far fallire l'industria petrolifera, che boicottiamo i prodotti. Bisogna andare rapidi al punto nevralgico: il potere reale. Senza fermarsi al piccolo. Ai valori dei nostri nonni ci torneremo, quando avremo veramente una "casa nostra".
      Sono pienamente d'accordo con te, invece, sulla migliore efficienza e controllabilità dal basso di piccole entità politiche. Non vedrei affatto male 2 o 3 stati, al posto di quello unitario, federali, con le regioni dotate di ampia autonomia.

    1. Jack-Ben 19 luglio 2010

      Bellissimo articolo, come al solito un ottimo Bertani.... Grazie

    1. anonimomatremendo 19 luglio 2010

      d’Alembert: Vorrei proprio che mi diceste che differenza fate tra l’uomo e la statua,
      tra il marmo e la carne.

      Diderot: Poca. Si fa del marmo con la carne e della carne col marmo.

      d’Alembert:Ma l’uno non è l’altra.....Non vedo come si possa far passare un corpo dallo stato di sensibilità inerte allo stato di sensibilità attiva.

      Diderot: Il fatto è che non volete vederlo. E’ un fenomeno comune.

      d’Alembert: E questo fenomeno comune qual’è di grazia?

      Diderot: Visto che volete subire questa umiliazione, ve lo dirò: ciò accade tutte le volte che mangiate.

      d’Alembert :Tutte le volte che mangio!

      Diderot: Sì, perchè mangiando, che cosa fate? Rimuovete gli ostacoli che si opponevano alla sensibilità attiva dell’alimento. Lo assimilate a voi stesso, lo rendete carne, lo animalizzate, lo rendete sensibile; e ciò che voi eseguite su di un alimento, io lo eseguirò quando mi piacerà sul marmo.

      d’Alembert : E come?

      Diderot: Come? Lo renderò commestibile.

      d’Alembert : Rendere il marmo commestibile.... non mi sembra facile.

      Diderot : Tocca a me indicarvene il procedimento. Prendo la statua che vedete, la metto in un mortaio e a grandi colpi di pestello....Quando il blocco di marmo è ridotto in polvere impalpabile, mescolo questa polvere con dell’humus o terra vegetale; li impasto bene insieme; innaffio la miscela, la lascio putrefare un anno, due anni, un secolo; il tempo non mi importa.
      Quando il tutto si è trasformato in una materia press’a poco omogenea, in humus, sapete cosa faccio?

      d’Alembert: Sono certo che non mangiate humus.

      Diderot : No, ma c’è un tramite di unione, di appropriazione, fra l’humus e me, un latus, come vi direbbe il chimico.

      d’Alembert : E quel latus è la pianta?

      Diderot: Per l’appunto. Vi semino piselli, fave, cavoli e altre piante leguminose.
      Le piante si nutrono della terra, ed io mi nutro delle piante.

      d’Alembert :Vero o falso che sia, mi piace questo passaggio dal marmo all’humus, dall’humus al regno vegetale, e dal regno vegetale al regno animale, alla carne.

      Denis Diderot,da: “il Sogno di d'Alembert (1769)”

    1. Zret 19 luglio 2010

      Come insegna Nietzsche, prima la pars destruens poi la construens. Non per altro, ma perché il sistema ha mille mezzi per impedire e vanificare ogni iniziativa. Sovvertire del tutto l'attuale sistema di cose è prioritario.

    1. Zret 19 luglio 2010

      Osservazioni intelligenti. Wld.

      Ahinoi, forse è tardi per tornare indietro.

    1. Tonguessy 19 luglio 2010

      Stai parlando delle Upanishad di Oppenheimer, il fisico studioso di Bhagavad Gita che alla vista del fungo di Los Alamos esclamò "I am become Death,
      The shatterer of Worlds"? Non che la matematica non sia divertente, intendiamoci, ma tra Oppenheimer e Merton e Scholes (Nobel per la matematica astrusa dei dervati) mi sono fatto un pessima opinione dei numeri.

    1. Tonguessy 19 luglio 2010

      Se permetti l'errore che fai è quello di assimilare la TUA storia alla storia di qualsiasi altro. Non dubito che tu stia benissimo e sia pieno di vitalità. ma perchè dubiti che un'altra persona stia bene come te nutrendosi in modo diverso? Ho già spiegato la storia calcio/latticini per le popolazioni nordiche. Potrei aggiungere gli Inuit che si cibano di foche, e tutti i popoli che, per necessità geografiche, mangiano solo carne. La tua Gratitudine deve essere migliore della gratitudine (minuscola?) di qualsiasi altro uomo che vive in situazioni sociogeografiche differenti?

    1. ottavino 19 luglio 2010

      Bertani mette l'accento sul bicchiere mezzo pieno e fa bene. A me viene da domandarmi: ma possiamo noi tirarci fuori da questa società consumista e sprecona? Personalmente mi troverei bene anche tra gli Amish, ma essendo un umano chevive nell'occidente di adesso devo riconoscere che la possibilità di essere qui al computer, mi è stata data da questa società consumista e sprecona. Senza società consumista e sprecona non c'è posto per i critici della società consumista e sprecona. Saremmo tutti intenti a cercare il cibo per la cena, non ci sarebbe tempo per la critica. Cosa voglio dire? Che i propositi di Bertani sono belli, ma che purtroppo l'uomo deve esserci forzato. L'uomo non sceglierebbe mai liberamente di vivere in austerità.

    1. Galileo 19 luglio 2010


      - Insomma, un mondo di pazzi che non sa riconoscere l’evidenza: la scienza e la tecnologia ci stanno regalando la possibilità di ricavare il fabbisogno energetico da fonti naturali -...si, ma a che costo? Chiedo io? Che mica son gratis le fonti naturali. Bene, sembrerebbe que basti solo questo per fare un mondo più sereno per tutti, scrive Bertani. Vale. Se basta solo questo...io mi appunto.


      - Quei maledetti delle rinnovabili sono dei sognatori, non dimenticatelo! – no! Pigliano soldi e soldi coi finanziamenti.


      Vabbè.

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