La rissa al bar

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Salvatore Brizzi

La Porta d’Oro (Salvatorebrizzi.com)

 

Nella pausa di una delle mie ultime lezioni, un ragazzo – con sicuramente meno di trent’anni d’età – mi dice: «A me sono serviti molto i tuoi post dove parlavi di quello che ti succede al supermercato o al bar, soprattutto al bar, perché io ne ho sempre avuto paura e sapere che tu li frequenti mi ha fatto riflettere molto».

«Hai paura dei bar?» chiedo io, stupito.

«Sì, mi fanno sentire a disagio. Ti spiego: se entro, prendo un caffè ed esco a testa bassa, ovviamente non ho problemi, ma se dovessi trattenermi – come ho capito che fai tu – partecipare a dei discorsi e dire la mia di fronte a degli sconosciuti… avrei grosse difficoltà. Comunque ci sto lavorando e ho deciso che ci andrò più spesso, perché può servirmi».

La testimonianza di questo ragazzo mi ha fatto riflettere. Qualcosa che io do per scontato, non lo è per la maggior parte delle persone, soprattutto oggi. Entrare in un bar, non solo per prendere un caffè e uscire, ma decidere di “partecipare alla vita del bar”, con tanto di discussioni a voce alta… non è per niente qualcosa di scontato. Entra in gioco il senso del giudizio, il senso di non essere all’altezza, la paura di dire qualcosa di sbagliato, la percezione di non sentirsi accettato all’interno di una comunità.

Anche solo parlare di calcio o di figa (figa è un’ardita sineddoche: si usa cioè la parte per indicare il tutto, come quando si dice “senza un tetto” per significare “senza una casa”) per molte persone costituisce già un problema. Questi sono i due argomenti più gettonati al bar, ma il punto non sono tanto gli argomenti, bensì il fatto di discutere a voce alta davanti ad altre persone, magari più grandi di te come età, magari che fanno già parte di una “comunità”… perché davanti a quel locale ci passano tutto il pomeriggio. Questo è il motivo per cui al bar vedo un sacco di anziani, molti uomini della mia età, pochissime donne e nessun giovane. NESSUN giovane! I giovani dialogano in chat, non al bar! In chat puoi essere un “leone da tastiera”, puoi manifestare un coraggio che non hai, puoi insultare a destra e a sinistra, senza rischiare che qualcuno ti spacchi la faccia.

Mi sovviene un episodio a cui ho assistito qualche anno fa. A un certo punto al bar nasce una discussione, questa volta per questioni di politica. Una volta l’argomento politica al bar era molto gettonato, adesso molto meno, comunque ogni tanto succede ancora che qualcuno esprima la sua opinione a voce alta su quello che sta facendo il governo.

Non ricordo i termini della questione, ricordo solo che c’erano di mezzo Berlusconi, la Lega, ecc. ecc. Un signore sulla cinquantina dice a un ragazzo, che non avevo mai visto prima: «Tu sei solo uno stronzetto, viziato, figlio di puttana di sinistra!» e dopo aver detto questo, lo spinge con tutt’e due le mani contro la parete. Il ragazzo fa una faccia come se avesse assistito a uno sbarco di ufo. Alcuni dei presenti intervengono per fermare il cinquantenne, dicendogli di calmarsi… “che non era il caso di arrivare alle mani”.

Un po’ perché al bar ti fai prendere dalla foga emotiva, un po’ perché hai bevuto troppi bicchieri di vino… sono cose che possono succedere. Ma la cosa più interessante è stata la risposta del ragazzo: «Lei mi ha messo le mani addosso! Io adesso la denuncio!»

A me è venuto subito da ridere, tanto che stavo sputando il caffè. Ma che minaccia è mai questa? Uno al bar ti insulta e ti mette le mani addosso… e tu gli dici che lo denunci? O fai finta di niente, perché capisci che l’altro ha bevuto troppo, oppure gli dai un pugno in piena faccia, così la prossima volta ci pensa due volte prima di alzare le mani. Dipende dal tuo carattere. Entrambe le soluzioni sono dignitose ed entrambe ti consentono di entrare domani nello stesso bar e magari parlare ancora con quella persona, come se nulla fosse successo. Ma la soluzione meno dignitosa è proprio: “io adesso la denuncio”!

Il presente discorso si collega a quello già fatto sul servizio militare (Il pacifismo è un disturbo mentale). Questi giovani vanno in giro con la mascherina (anche dopo che è stata resa non più obbligatoria!!!) perché stanno sviluppando l’energia femminile… però “all’ottava bassa”! Vi spiego bene: nell’Era dell’Acquario l’energia femminile diverrà preponderante, per cui tra gli esseri umani ci sarà più accoglienza, più ascolto, più collaborazione… e meno competizione, tuttavia, se questa energia si manifesta attraverso la personalità anziché l’anima – e all’inizio lo fa sempre – avremo solo maschi effeminati, aumento dell’omosessualità e una sempre maggiore incapacità di ribellarsi al sistema. Una cosa infatti è l’ACCOGLIENZA, altra cosa è la SOTTOMISSIONE.

Una donna può manifestare la sua energia femminile pur restando una guerriera. Il vero femminile esprime, infatti, anche una certa FORZA. Allo stato attuale, invece, assistiamo solo a maschi che stanno diventando più effeminati. C’è un anti-machismo strisciante che fa il paio con il pacifismo imperante, dove, anche in questo caso, si confonde la PACE INTERIORE con la SUDDITANZA e l’ARRENDEVOLEZZA. Si confonde l’IMPETO GUERRIERO con l’AGGRESSIVITÀ. Questo accade perché, almeno inizialmente, l’energia femminile si esprime all’interno del tessuto sociale nei suoi aspetti di personalità anziché in quelli più elevati dell’anima. In una parola, si esprime “all’ottava bassa”.

Non è politicamente corretto fare una rissa al bar, rispondere male a qualcuno e, più in generale, ribellarsi, far sentire la propria voce, gridare per strada! Anziché risolverla con un pugno… chiami l’avvocato. Questa sarebbe una conquista sociale? Se un cannibale comincia a usare coltello e forchetta… questo è un progresso?

Ecco perché, ogni mattina, butto la busta con la plastica dentro l’organico!

Si comincia dalle piccole cose.

Salvatore Brizzi

[Il mondo è bello, siamo noi ad esser ciechi]


Fonte: http://www.salvatorebrizzi.com/2021/07/la-rissa-al-bar.html

Pubblicato il: 1 Luglio 2021

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