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LA RINASCITA DI DETROIT

DI LARRY GABRIEL
yesmagazine.org

Che succede quando la Motor City si trasforma nella capitale dell’agricoltura fai-da-te?

Le mattine dei week-end sono i momenti più occupati della settimana alla D-Town Farm. È quando almeno una trentina di volontari di tutta Detroit escono a lavorare la terra e coltivano le sementi nella mini-fattoria di sette acri nella zona ovest della città. Seminano, zappano, potano, concimano, catturano gli insetti dannosi e raccolgono – tutte le attività necessarie per far crescere frutta e verdura organiche per nutrire la comunità. C’è un orto di un 1,5 acri, un appezzamento di 150 piedi quadri coltivato ad aglio, un piccolo frutteto di meli, diverse distese di insalate verdi in un paio di serre a semicerchio, una piccola arnia ed una coltivazione di erbe medicinali come la portulaca ed i cardi.

“Uno dei nostri scopi è quello di fornire cibo salutare alla gente”, afferma Malik Yakini, Direttore della DBCFSN – Network sulla Sicurezza Alimentare della Comunità Nera di Detroit, che gestisce la D-Town. “Crediamo che l’alimentazione salutare migliori la vita in senso generale. Una dieta vicina alla natura permette all’organismo umano di funzionare nel modo in cui è previsto che funzioni”.

La D-Town è situata in una delle zone più verdi della città, una ex nursery di alberi all’interno del parco di 1.184 acri di River Rouge. È ad un paio di miglia a valle dal famoso impianto di Rouge della Ford Motor Co.’s (che una volta impiegava 100.000 lavoratori) e circa un miglio a monte da Brightmoor, prima zona devastata, che ora ospita non meno di 22 giardini comunitari. Il Consiglio Comunale di Detroit ha garantito l’uso del terreno alla DBCFSN nel 2008. I cervi hanno mangiato la maggior parte della prima semina: i volontari, che avevano coltivato 750 piante di pomodori, hanno raccolto solo 5 libre di pomodori circa. Ora c’è un recinto a tenere fuori i cervi ed altri animali dannosi come i procioni e gli opossum, che vengono intrappolati e poi liberati lontano dai campi. Ci sono anche alcuni meli di cui si prendono cura i membri della Can-Did Revolution, un’impresa familiare conserviera creata di recente.

La rinascita di Detroit

Non c’è altro posto negli Stati Uniti dove l’agricoltura urbana si sia radicata tanto proficuamente come a Detroit. La Earthworks Urban Farm, i Feedom Freedom Growers, la GenesisHOPE, il Georgia Street Collective ed altri giardini comunitari sono emersi per aiutare a creare un sistema alimentare più salutare e più autogestito. La Catherine Ferguson Academy for Young Women gestisce una piccola fattoria sul terreno della scuola per dare lezioni sulla nutrizione e sull’auto-sufficienza agli studenti. Questa rinascita botanica è andata crescendo negli ultimi vent’anni a partire dai Gardening Angels, un gruppo di afro-americani nati nel sud che ha iniziato a coltivare cibi e a trasmettere la loro conoscenza alla generazione successiva.

Ci sono oltre 1.200 giardini comunitari a Detroit – più che in qualsiasi altra città americana, sia per miglio quadrato che pro capite. Il numero di giardini comunitari è solo una frazione del numero degli orti domestici che le famiglie coltivano nei loro cortili e giardini di casa. I locali stanno imparando di più sulla nutrizione e avvertono gli effetti benefici del consumo del cibo che loro coltivano. “Semplicemente, sei sano come il cibo che mangi”, dichiara Latricia Wright, una naturopata che difende gli alimenti naturali, crudi e non trattati. “È tutta questione di minerali”.

Pomodori migliori – senza bonus

Kesia Curtis ha iniziato a coltivare con i suoi genitori, Wayne e Myrtle Curtis, alla Freedom Freedom Growers. La ventinovenne aveva sofferto di allergie debilitanti dall’età di 17 anni, spesso mancando al lavoro, senza poter dormire e con attacchi di sinusite. “Ho praticamente passato tutto lo scorso anno prendendo il Benafryl o altre medicine contro l’allergia”, afferma la Curtis. Circa un anno dopo da quando ha iniziato a coltivare, la Curtis ha iniziato una dieta vegana – nessun prodotto animale di alcun genere. Afferma che i suoi problemi di allergia sono spariti, fatta eccezione per alcuni tenui sintomi in primavera.

“I miei genitori hanno dato vita al giardino comunitario e sembrava una cosa naturale da fare con la mia famiglia”, dice la Curtis. “Più ne restavo coinvolta, più domande facevo riguardo al cibo del fruttivendolo con rispetto a quello che puoi coltivare tu stesso. I pomodori che cresci hanno sapore ed odore diversi da quelli che compri in un negozio. Ho provato dei pomodori in passato, ma un pomodoro locale ha così tanto più gusto… Non posso immaginare che la vita da contadino non possa influire sulla tua salute ed avere una qualche sorta di effetto positivo sulla tua vita”.

Cibo nel deserto

Gli obiettivi della DBCFSN comprendono il potenziamento degli afro-americani all’interno del sistema alimentare ed il rifornimento di cibi salutari in un’area il cui accesso non è garantito. Detroit era tra le comunità che la ricercatrice Mari Gallagher aveva classificato, nel 2007, come deserti alimentari. I deserti alimentari sono comunità in cui i tipi di alimenti necessari per mantenere una dieta salutare non sono disponibili, non accessibili o difficili da reperire.

“I tipi di alimenti a cui viviamo più vicini – insieme a molti altri fattori – si collegano alla nostra salute”, si legge nel rapporto della Gallagher. “Fintanto che l’accesso al cibo salutare non migliori, prevediamo che, nel tempo, tra i residenti si registreranno tassi più alti di malattie premature e decessi per diabete, malattie cardiovascolari, cancro, obesità, ipertensione, collasso renale ed altre complicazioni legate al regime alimentare. Lo squilibrio alimentare probabilmente lascerà il segno sulla qualità, la produttività e l’aspettativa di vita…”

Questi sono gli effetti di una cattiva nutrizione. Mangiare cibo salutare è la cura. Ciò è particolarmente importante a Detroit, dove la popolazione è composta per l’82% da afro-americani, il tasso di disoccupazione è il doppio della media nazionale e quello di povertà è molto alto.

Gli adulti afro-americani sono, rispetto ai bianchi non-ispanici, doppiamente suscettibili di sviluppare il diabete, esserne ricoverati in ospedali e morirne. “Il diabete di tipo 2 è epidemico”, afferma l’infermiera professionista Yvett Cobb, membro della DBCFSN. “Ho passato più di 23 anni in medicina d’urgenza ed infermeria per casi critici. Ho visto molte complicazione del diabete. Ho visto tante amputazioni”.

Sebbene gli afro-americani soffrano di maggiori livelli di queste malattie collegate alla dieta e siano più inclini a sviluppare il collasso renale o complicazioni a causa della pressione alta, tutta la popolazione americana è sempre più intaccata dagli effetti di cattivi regimi alimentari e carenza di esercizio fisico. Imporre agli americani una dieta più salutare sta diventando una grande preoccupazione, esemplificato dalla difesa delle attività di giardinaggio da parte della first lady Michelle Obama e dal recente tentativo del sindaco della città di New York Michael Bloomberg di bandire dai ristoranti le bevande da 16 o più once. In alcune città in tutta la nazione, un movimento di agricoltura urbana che si è concentrato sul superamento della carenza di cibo e sulla promozione di un’alimentazione salutare è alla guida di un movimento di alimentazione locale.

“Mi da così tanta speranza che le cose possano cambiare nel momento in cui rendiamo accessibile la coltivazione”, dice Cobb, che insegna anche yoga e si è formata come professionista nella dieta crudista della Three of Life. “Più la gente si lascia coinvolgere dal giardinaggio e ne impara i benefici, più mi dà speranza. Coltivare ti avvicina alla natura, mantiene salde le tue articolazioni e ti permette di mangiare tutte cose naturali”.

Tutta una serie di malattie potrebbero essere evitate semplicemente con una buona alimentazione e un po’ di sport. Entrambe possono essere praticati attraverso il giardinaggio.
“La salute è influenzata dal consumo di prodotti freschi”, dice Yakini. “Il cibo perde parte della sua densità nutriente nel tempo, quando trasportata su lunghe distanze. Il cibo che viene prodotto nelle vicinanze e mangiato subito dopo essere stato raccolto è più nutriente ed ha un più forte impatto sulla salute. Inoltre, il giardinaggio è un grande esercizio – piegamenti, stiramenti ed uso di muscoli che normalmente non vengono mossi”.

Una connessione curativa

Dinah Brundidge era già alle prese con alcuni cambiamenti nella sua vita quando ha scoperto il giardinaggio. Aveva appena debellato una dipendenza da alcol e crack durata vent’anni e si stava dirigendo verso la mensa dei poveri dei frati cappuccini, vicino a dove vive, per mangiare e farsi una doccia. Ha chiesto ad uno dei frati per trovare un lavoro e lui le ha menzionato il programma di formazione di giardinaggio alla Earthworks, che rifornisce la mensa. La guarigione della Brundidge era ancora traballante e non aveva deciso come passare il tempo quando non stava fatta.

“Ho iniziato il lavoro di giardinaggio”, dice la Brundidge. “È stato come un processo curativo per me, una connessione con la terra. Il pretesto della coltivazione mi ha dato uno scopo nella vita. Ero abituata a drogarmi ogni giorno. Per anni ho provato a smettere, ma l’unica cosa che ha funzionato è stata l’agricoltura urbana. La bellezza di piantare un seme e vederne crescere del cibo, quello mi ha dato uno scopo. Mi ha catturato l’idea di produrlo con le mie mani, vedere come le persone ci tengono a far crescere del cibo sano”.

La Brundidge afferma che ha riacquistato peso ed ha perso l’aspetto smagrito del tossico-dipendente. La sua pelle è diventata più sana e si è liberata di un problema cronico alla pelle. Dice di sentirsi meglio, sebbene soffra di artrite. Ma il brivido più grande sembra venire dal fare qualcosa per gli altri.
“Invito le persone a venire con me nel mio giardino comunitario e non possono credere al fatto che lo stia facendo e che mi piaccia”, afferma. “Lo scorso anno ho fatto un gran bel lavoro – ho sfamato un mucchio di persone”.

C’è un sacco di spazio per coltivare a Detroit; la maggior parte delle persone vivono in case con un cortile. Ci sono circa 20 miglia quadrate di terreno libero in città che potrebbe essere facilmente convertito in terreno coltivabile. Molti attivisti sostengono di pensare il cibo come una medicina. Se è questo il caso, allora c’è la possibilità di una grande guarigione in città.

Larry Gabriel, scrittore, musicista ed attivista residente a Detrot, ha scritto per il Metro Times, UAW Solidarity ed il Detroit Free Press.

Fonte:www.yesmagazine.org
Link: http://www.yesmagazine.org/issues/its-your-body/the-good-food-cure
6.09.2012

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

Pubblicato da Davide

  • peronospora

    Tutti che fanno miracoli nell’orto, a quanto pare sono l’unico sfigato capace solo di far crescere erbacce…………

  • Tonguessy

    Da quando uso la pacciamatura la vita ha ricominciato a sorridermi. Un bel telo nero sopra al quale trapianti le piantine che vuoi. Mantiene il terreno umido (evaporazione molto limitata) e le erbacce spariscono. Ovviamente se non devi seminare a spaglio l’insalatina da taglio. Nel qual caso si, ci vuole la pazienza di strappare le infestanti. Prova e sappimi dire.

  • peronospora

    Provato anche quello, oltre alla pacciamatura con uno spesso strato di erba.Niente da fare vincono sempre loro. Ai miei vicini sembra andare meglio, ma hanno sempre in mano vanga e zappa. Adesso insisto con le piante da frutto, purtroppo anche quelle danno dei bei grattacapi. Non è facile con il clima che c’è qui da me, oltre all’inquinamento, malattie e tutti gli insetti più bastardi del mondo

  • Affus

    compri 5 litri di latte fresco,non pastorizzato, lo fai scaldare a 37 gradi e gli butti sopra un cucchiaiono di caglio. Giri e aspetti mezzora . Hai la cagliata !!!
    Tocca a te dopo decidere se fare il formaggio o le mozzarelle in casa .
    Se fai il formaggio, è semplice ;pressi tutto in un cestelllo , se vuoi fare le mzzarelle gli butti sopra acqua calda a 90 gradi .

  • peronospora

    Affus, non ti seguo……..poi lo butto nell’orto ?

  • Affus

    siamo sempre nel campo alimentare