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LA RICREAZIONE E' FINITA

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com

Noi siamo tanti, siam qua, già la chiamiamo papà
di quei papà che non si conoscono.

Roberto Vecchioni, Signor giudice, dall’album Robinson, come salvarsi la vita, 1979.

Gentile signora Marcegaglia,
anzitutto ci scusiamo, per non averla nominata amministratrice, dottoressa, avvocatessa, presidentessa o madre badessa: ancora riteniamo che l’appellativo “signora”, quando viene riferito ad una donna, contenga già in sé rispetto ed ammirazione. Dovrebbe essere la stessa cosa anche per gli uomini ma i maschietti – mi creda – sono degli inguaribili narcisi: forse per mascherare il timore d’essere “minus” in luoghi assai misteriosi, allungano a discrezione il cognome, aggiungendo titoli su titoli.
Ci scusiamo anche per l’incipit, che è riferito all’universo maschile, ma confidiamo nella sua intelligenza che saprà sostituire “papà” con “mammà”.
Ma veniamo a noi.

Ci siamo decisi a scriverle perché crediamo che lei soffra un poco di solitudine, almeno così ci pare dalle sue ultime dichiarazioni.
“La ricreazione è finita” è stato il suo appello alle forze politiche.
Ci rendiamo conto dell’importanza della classe politica, però riteniamo che – prima di rivolgersi alle “stelle” – sarebbe meglio fare una capatine nelle “stalle”, per sincerarsi delle condizioni di cavalli e muli. Questa era, almeno un tempo, l’abitudine della vecchia imprenditoria, più attenta alle condizioni generali del Paese piuttosto che a quelle dell’Olimpo che dovrebbe governarlo.
Se il tempo le è stretto, provi almeno ad avvicinarsi alla finestra, lassù, all’ennesimo piano del grattacielo nel quale certamente si trova il suo ufficio. Provi, se non soffre di vertigini, a guardare in basso, in strada. Cosa vede?

Minuscole formiche che passeggiano, arrancano, s’affrettano, sostano…
Siamo noi, i destinatari di tanto clamore: le minuscole formichine che s’adoperano, ogni giorno, per far funzionare le cose. Come possono, come ci riescono, come sanno fare.
Provi ad immaginare quale eco hanno riscosso le sue parole quaggiù, nel formicaio: “La ricreazione è finita”. Tutti si sono chiesti: “Ma era iniziata?”
Le nostre condizioni di formiche-operaie sono presto dette: riesce ad immaginare come si vive con una pensione minima di 512 euro il mese? Sono milioni di vecchietti e vecchiette – gente che ha attraversato la guerra e la fame – che si ritrovano a vagare nei mercati rionali, intorno all’ora di chiusura, per spuntare il miglior prezzo di pomodori e insalata. Il passo seguente porta dritto dritto a rovistare nel cassonetto, altro che le “social-card”.
Noi, saccenti del III Millennio, consegniamo alla miseria proprio le persone che ricostruirono porti e ferrovie, strade e case distrutte dalla guerra. Perché hanno solo pensioni minime?

Glielo spiego in due parole: perché, all’epoca, il lavoro nero era prevalente, poiché tanti furono fregati da imprenditori che non pagavano loro i contributi, oppure furono vittime di fallimenti che fecero loro perdere le liquidazioni e le “marchette” per la pensione.
Se ancora non bastava – per quelli che avevano conservato qualche risparmio – ci hanno pensato alcuni banditi in doppiopetto – mi spiace doverglielo ricordare, ma fanno proprio parte della categoria degli imprenditori – che rispondono ai nomi di Tanzi e di Cragnotti (per citare solo i più noti). Questi signori, pur di rapinare loro quei soldi, hanno fatto di tutto, ma proprio di tutto: fino a falsificare certificati di credito di banche americane con uno scanner. Sappiamo che la giustizia sarà inflessibile con questi signori (!), ma il danno per quei poveracci c’è oggi, mica quando la giustizia (!) intimerà loro di restituire il maltolto (!).
Nell’attesa della Giustizia (maiuscolo), cerca nel cassonetto.

Prima di questi veri e propri banditi, altri avevano pensato a ridurre a zero l’elettronica (De Benedetti, Olivetti) e la chimica (Gardini, Enimont), mentre altri ingoiavano il patrimonio statale (cioè di noi tutti) come Telecom e la Società Autostrade. Tutte aziende che potevano rendere bene, acquistate per un pezzo di pane: perché non avete acquistato anche le Ferrovie? Ah già…quelle devono mantenere un minimo d’utilità sociale, e non rendono abbastanza…
Mentre sovvenzionavamo FIAT, al punto che oggi ne potremmo avere almeno una decina – tutte pubbliche – voi cercavate con ogni mezzo di privatizzare l’azienda italiana che, da anni, inanella successi dopo successi, tecnologici ed economici. Vorreste prendere anche Italcantieri, farne un bello “spezzatino” e dividervelo fra i soliti noti – lo abbiamo imparato – e sappiamo anche che, prima o poi, ci riuscirete.
Già che ci sta osservando dalla finestra, provi ad immaginare d’incrociare i nostri sguardi qui, in basso: questo, è ciò che pensano gli italiani della loro classe imprenditoriale. Praticamente, gente che guarda allo Stato come un bene privato da spolpare, ed alle formichine che lavorano come a rinnovelli schiavi. Se lei prova disgusto per noi, mi creda, il sentimento è reciproco.

Siccome non ci ritiene interlocutori attendibili, lei si rivolge alla classe politica, in primis al Governo, ritenendolo espressione coerente del Paese. Ci faccia il piacere.
Anzitutto, vediamo di fare chiarezza sui risultati elettorali.
Secondo i dati[1], ha votato il 66,5% degli italiani, vale a dire i due terzi.
Va per la maggiore che i partiti, prendiamo il PdL, abbiano conquistato le percentuali comunicate fra tutti gli italiani, ovvero 35 italiani su 100 abbiano votato per Berlusconi. In realtà, ha votato per Berlusconi solo il 35% del 66%, vale a dire pressappoco 23 italiani su 100.
Questi, sono i risultati “corretti” tenendo conto dei voti reali, ogni 100 abitanti[2]:

PdL: 24 su 100.
PD: 17 su 100.
Lega Nord: 7 su 100
IDV: 5 su 100
UDC: 4 su 100.

57 italiani su 100 sono – in qualche modo, tutto poi da verificare – rappresentati. Fine. In particolare, sono soltanto 30 italiani su 100, circa, che determinano i destini del Paese e, come avevo già indicato nei miei precedenti articoli[3], sono la parte più ricca e benestante del Paese.
E gli altri 43?
Per effetto della legge elettorale, 9 italiani circa su 100 non avranno diritto d’essere rappresentati, mentre gli altri 34 sono quelli che non hanno partecipato al voto. Praticamente, un partito di maggioranza relativa.
Quando, in un Paese, 43 abitanti su 100 non hanno rappresentanza democratica, la democrazia è praticamente defunta. E’ solo più oligarchia.

Qualcuno, più “furbetto”, affermerà che le elezioni europee sono poco sentite…che l’astensione è stata alta in tutta Europa…
Rifletta che le elezioni amministrative sono quelle che registrano, in genere, i più alti dati d’affluenza, e che questa tornata non ha certo brillato per assiduità al voto.
Il quadro che si ricava è quello di un Paese stanco, nel quale il 100% della rappresentanza politica sposa totalmente l’assioma imperante, quello della globalizzazione über alles, della salvaguardia, in primis, del sistema bancario, costi quel che costi, sangue e lacrime compresi per i paria. Ossia per noi, le formichine giù in basso.
Il 90% della rappresentanza parlamentare è favorevole al nucleare (non abbiamo registrato, da parte del PD, prese di posizione in senso chiaramente antinucleare), mentre fra la popolazione il rapporto s’inverte[4], 47 a 38, ma dei 38 favorevoli solo 30 sarebbero disposti ad accettare una centrale sul loro territorio. I soliti 30.

Se il paese reale non coincide più con quello politico, questa “fin
e della ricreazione”, a chi era diretta?
Era diretta ad un governo che è espressione di 30 italiani su 100, che ha costruito una legge elettorale a sua misura per rendersi invincibile, che ha messo il tappo alla Magistratura con il Lodo Alfano, che da quindici anni non rispetta gli standard minimi di confronto democratico nell’informazione. Non è certamente Fascismo, ma qualcosa che inizia ad assomigliargli senza avere, per contrappeso, la parte “sociale” del Fascismo.
Il fatto che in un Paese europeo – non nel Bingo Bongo – il Presidente del Consiglio controlli praticamente tutto l’etere televisivo non è un’anomalia: all’estero, la raccontano come una barzelletta.
E lei, persona che dovrebbe rappresentare il fervore dell’imprenditoria…si rivolge a questi? Ma cosa s’aspetta?
Lo sappiamo, perché lo ha specificato.

A dire il vero, era stata preceduta di qualche giorno – accidenti, le ha soffiato la primogenitura… – da Mario Draghi, che aveva praticamente cantato la stessa canzone: perché, al prossimo Festival di Sanremo, non ci fate ascoltare un bel duetto?
La “cantata” è parsa scorrere senza suscitare onde anomale, ma soltanto perché è la medesima da vent’anni.
Gli assiomi sono due, e sono sempre gli stessi: lavoro e previdenza.
Tradotto per le formichine, significa che – passata la buriana elettorale – bisognerà rimettere mano ai conti e, siccome quei 30 ricchi che comandano non vorranno scucire manco un centesimo (sono loro a reggere il governo!), bisognerà farla pagare agli altri, soprattutto alle formichine.
Se il lavoro non è ancora abbastanza “flessibile”, bisognerà meditare d’infilare ai giovani una molla nel deretano, cosicché siano pronti a piegarsi all’istante, on-demand.
Siccome pagare dei contributi almeno decenti per questi ragazzi costerebbe troppo alle di lei casse, vi siete inventati un sistema di previdenza che mantiene al lavoro i vecchietti (oh, ogni tanto qualcuno crepa pure!) e per i giovani, per i giovani…beh, ci penseremo quando saranno vecchi! I cassonetti della verdura marcia esisteranno sempre.

Quello che non vi rendete conto è che questo sistema, prima o dopo, non travolgerà soltanto le formichine – che oggi sono quelle che più pagano le vostre sciagure – ma, piano piano, inizierà ad erodere anche i vostri grattacieli, iniziando dai piani bassi, per poi…

Nessuno di voi si rende conto, mentre blatera come dei mantra senza senso le stupide ricette della globalizzazione e del “mercato”, che quel “mercato” regge fin quando le formichine hanno qualcosa da comprare: i segnali, a ben vedere, ci sono già oggi, ben visibili. Produzione industriale a picco, conti statali allo sfascio, occupazione sotto terra, stato sociale vaporizzato: eppure, continuate sulla strada che ci ha condotti a questo disastro. Ogni tanto, come “ricreazione”, ci presentate pure il giochetto elettorale, un po’ di suspense e di adrenalina per sapere se chi doveva vincere ha vinto abbastanza, e se chi doveva perdere ha perso meno del previsto. Sinceramente, troviamo più avvincente il campionato di calcio, seppur truccato.

Se, invece, volessimo esser seri, dovremmo allontanarci un poco da questo bailamme di frivolezze da Bagaglino della classe politica e da quello di cose “serissime”, dense come palloncini d’aria, che ci raccontate, in coro, da Confindustria a Bankitalia.
La Storia racconta invece che, quando una nazione sta correndo pericolosamente giù per la china, verso il disastro, e non s’avvede in tempo ch’è ora di cambiare mantra e di provare altre strade, le prime a saltare sono proprio le regole del gioco. Rifletta: così è sempre stato, almeno dalla caduta di Roma in poi.

E, se saltano le regole del gioco, i primi a saltare sono i grandi burattinai che reggono i fili – politici, banchieri ed imprenditori – perché, non dimentichi, che anche le formiche, nel loro piccolo, s’incazzano.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/06/la-ricreazione-e-finita.html
8.06.2009

[1] http://www.repubblica.it/speciale/2009/elezioni/europee/italia.html
[2] I dati sono stati, per semplicità, arrotondati per eccesso o per difetto.
[3] Vedi : http://carlobertani.blogspot.com/2009/05/non-puo-che-finire-cosi-prima-parte.html e http://carlobertani.blogspot.com/2009/05/non-puo-che-finire-cosi-parte-seconda.html
[4] Fonte: http://www.avetrana.org/index.php/news/667-nucleare-sondaggio-eurispes-italiani-contrari-a-nuove-centrali

Pubblicato da Davide

14 Commenti

  1. Un bell’applauso a Carletto!!

  2. Mi associo all’applauso

  3. che dire….. sono d’accordo con ogni parola…..

  4. Mi associo ai commenti precedenti, aggiungendo però che se siamo ormai a questo punto è perchè purtroppo qui non si incazza più nessuno…

  5. Carlo, le formiche hanno ancora qualcosa in pancia. Accorrono beate a glorificare con un voto il padroncino. E se per caso iniziano a sentire un po’ di fame, si legano ancora di piu’ al loro caporale. Io sono convinto che la Mercegaglia nella sua bulimia arraffatutto, e’ disfattista (nel senso rivoluzionario) di fatto, infatti meno pensioni, meno diritti, meno stato, meno garanzie…….meno salario, equivalgono a maggiori profitti momentanei. Ma poi a una caduta piu’ ripida, e quindi a un collasso piu’ veloce. Allo stato attuale, solo questo possiamo sperare: accorciare i tempi del collasso. Spianare la strada. Quindi forza Signora, insista di piu’!!!

  6. Associomi anche io ma temo che il finale “le formiche, nel loro piccolo …”, sia soltanto una consolazione retorica, “diciamo”.

    Lo sanno benissimo che c’è rischio di “disordini” , perché altrimenti il Silvio Re ha messo in campo 3000 soldati (Spazzatura-Napoli), poi, mi pare in occasione dello stupro romano, ha detto che ce ne volevano 30.000.

    Alla prossima occasione (creata o naturale) scoprirà che ce ne vogliono 300.000, no ?

    Le formichine devono morire un pò per inedia, un pò uccise da virus avio-suini e un pò spiaccicate.

    Non che io sono pessimista e tu ottimista ?

  7. Concordo sulle “pance piene”…è quello che sosotengo anch’io…

  8. Ottimo articolo, grazie

  9. le formiche nel loro piccolo hanno solo da ringraziare se stesse se le cose vanno cosi ‘.
    Con il loro comportamento hanno contribuito a creare questa situazione .
    Finiamola una buona volta di vedere gli italiani come degli innocenti rovinati da chissa’ chi , la responsabilita’ della situazione in un regime democratico come il nostro ricade sul popolo italiano

  10. Bravo Carletto…
    E il tuo voto ai buffoni con la stella gialla ha fruttato qualcosa?
    Non era forse meglio se capivi le cose per tempo e ti univi a noi del non voto?
    E, col senno di poi…

  11. Carlo, ti voglio bene perchè sei una gran brava persona, colta e intelligente… però di formiche non capisci una mazza.

    Il mondo è sempre stato, e sempre sarà, una merdaccia: e sai perchè? Perchè l’uomo è sempre stato, e sempre sarà, una merdaccia

    Vogliamo fare il conto delle volte in cui uomini hanno commesso genocidi, mutilazioni e stupri di massa, torture, voli sull’oceano, desaparecidos, marocchinate, conquistadores, colonialismo, hiroshima, Varsavia, Nanchino, Sabra e Shatila, Gaza…potremmo continuare per un giorno intero.

    Se mai ci sarà una rivoluzione, e prega perchè ciò non avvenga, noi gente comune la prenderemo, come sempre, in quel posto: e sai perchè? Perchè le rivoluzioni, le guerre, le crisi economiche, e quant’altro, le fanno scoppiare i cosiddetti “illuminati”. Quando vogliono loro, dove vogliono loro, e con le modalità che vogliono loro. Ovviamente ci fanno credere di essere gli artefici del nostro destino: così siamo più contenti.

    Per carità, ti concedo che se scoppia una rivoluzione, nel caos che seguirà, qualche politico, qualche imprenditore e qualche banchiere sarà impiccato con le sue stesse budella, ma noi povera gente pagaremo un conto ben più salato: invece, quelli che veramente tengono i fili si godranno lo spettacolo seduti in salotto sorseggiando un buon single malt.

    Non crederai mica che gli “illuminati” o i “burattinai” – se preferisci – siano questi quattro straccioni abbronzati e non.
  12. Bello l’articolo.
    Però Carlo Bertani ha mai sentito parlare di Nuovo Ordine Mondiale?
    Il tono ingenuo in cui racconta gli eventi è sconcertante.
    Sveglia Carlo!!!
    Tutto previsto. Stanno solo attuando l’agenda da loro prefissa.

  13. La legge
    del bavaglio ——————————————————–

    di GIUSEPPE D’AVANZO ———————————————

    L’agenda delle priorità di Silvio Berlusconi continua ad essere ad personam. Quindi, che la ricreazione continui, con buona pace di Emma Marcegaglia. Sostegno alle imprese e a chi perde il lavoro? Possono attendere. Per la bisogna sono sufficienti, al premier, un paio di bubbole nel tempio di cartapesta di Porta a porta (4 giugno): “Oggi non c’è nessuno che perdendo il lavoro non venga aiutato dallo Stato. C’è la cassa integrazione per i precari, così come per i lavoratori a progetto”.

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    Il Cavaliere diventa meno fantasioso quando si muove nel suo interesse. Teme le intercettazioni (non si sa mai, con quel che combina al telefono) e paventa le cronache come il diavolo l’acqua santa. Si muove con molta concretezza, in questi casi. Prima notizia post-elettorale, dunque: il governo impone la fiducia alla Camera e oggi sarà legge il disegno che diminuisce l’efficacia delle investigazioni, cancella il dovere della cronaca, distrugge il diritto del cittadino di essere informato. Con buona pace (anche qui) della sicurezza dei cittadini di un Paese che forma il 10 per cento del prodotto interno lordo nelle pieghe del crimine, le investigazioni ne usciranno assottigliate, impoverite.

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    L’ascolto telefonico, ambientale, telematico da mezzo di ricerca della prova si trasforma in strumento di completamento e rafforzamento di una prova già acquisita. Un optional, per capirci. Un rosario di adempimenti, motivazioni, decisioni collegiali e nuovi carichi di lavoro diventeranno sabbia in un motore già arrugginito avvicinando la machina iustitiae al limite di saturazione che decreta l’impossibilità di celebrare il processo, un processo (appare sempre di più questo il cinico obiettivo “riformatore” del governo). Ancora. Soffocare in sessanta giorni il limite temporale degli ascolti (un’ulteriore stretta: si era parlato di tre mesi) “vanifica gli sforzi investigativi delle forze dell’ordine e degli uffici di procura”, come inutilmente ha avvertito il Consiglio superiore della magistratura.

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    Sistemata in questo modo l’attività d’indagine, il lavoro non poteva dirsi finito se anche l’informazione, il diritto/dovere di cronaca, non avesse pagato il suo prezzo. Con un tratto di penna la nuova legge estende il regime che oggi regola gli atti giudiziari coperti dal segreto anche agli atti non più coperti dal segreto “fino alla conclusioni delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”. Prima di questo limite “sarà vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, della documentazione e degli atti delle conversazioni telefoniche anche se non più coperti dal segreto”.

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    Si potrà dire che si indaga su una clinica privata abitata da medici ossessionati dal denaro che operano i pazienti anche se non è necessario. Non si potrà dire qual è quell’inferno dei vivi e quanti e quali pasticci hanno organizzato accordandosi al telefono. Lo si potrà fare soltanto a udienza preliminare conclusa (forse). Con i tempi attuali della giustizia italiana dopo quattro o sei anni. In alcuni patologici casi, dopo dieci.

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    Addio al giornalismo come servizio al lettore e all’opinione pubblica. Addio alle cronache che consentono di osservare da vicino come funzionano i poteri, lo Stato, i controlli, le autorità, la società. È vero, in alcuni casi l’ostinazione a raccontare le opacità del potere ha convinto il giornalismo ad andare oltre i confini del codice penale violando il segreto. È il suo mestiere, in fondo, perché la libertà di stampa è nata nell’interesse dei governati e non dei governanti e quindi non c’è nessuna ragione decorosa per non pubblicare documenti che raccontano alla pubblica opinione – ricordate un governatore della Banca d’Italia? – come un’autorità di vigilanza protegge (o non protegge) il risparmio e il mercato.

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    Naturalmente violare la legge, anche se in nome di un dovere professionale, significa accettarne le conseguenze. È proprio sulle conseguenze di violazioni (finora comunemente accettate) che la legge del governo lascia cadere un maglio sulla libertà di stampa. I cronisti che violeranno la consegna del silenzio saranno sospesi per tre mesi dall’Ordine dei giornalisti (sarà questa la vera punizione) e subiranno una condanna penale da sei mesi a tre anni di carcere (che potrà trasformarsi in sanzione pecuniaria, però). Ma non è questo che conta davvero, mi pare. Che volete che sia una multa, se si è fatto un lavoro decente?

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    La trovata del governo che cambia radicalmente le regole del gioco è un’altra. È la punizione economica inflitta all’editore che, per ogni “omesso controllo”, potrà subire una sanzione pecuniaria (incarognita nell’ultimo testo) da 64.500 a 465mila euro. Come dire che a chi non tiene la bocca cucita su quel che sa – e che i lettori dovrebbero sapere – costerà milioni di euro all’anno la violazione della “consegna del silenzio”, cifre ragguardevoli e, in molti casi, insostenibili per un settore che non è in buona salute.

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    L’innovazione legislativa – l’abbiamo già scritto – sposta in modo subdolo e decisivo la linea del conflitto. Era esterna e impegnava alla luce del sole la redazione, l’autorità giudiziaria, i lettori. Diventa interna e vede a confronto, in una stanza chiusa, le redazioni e le proprietà editoriali. La trovata trasferisce il conflitto nel giornale. L’editore ha ora un suo interesse autonomo a far sì che il giornale non pubblichi più quelle cronache. Si portano così le proprietà a intervenire direttamente nei contenuti del lavoro redazionale. Le si sollecita, volente o nolente, a occuparsi della materia informativa vera e propria, sindacando gli atti dei giornalisti. Il governo, nel progetto inviato al Parlamento, pretende addirittura che l’editore debba adottare “misure idonee a favorire lo svolgimento dell’attività giornalistica nel rispetto della legge e a scoprire ed a eliminare tempestivamente situazioni di rischio”. È evidente che solo attraverso un controllo continuativo e molto interno dell’attività giornalistica è possibile “scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di rischio”. Di fatto, l’editore viene invitato a entrare nel lavoro giornalistico e a esprimere un sindacato a propria tutela.

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    Ecco dunque i frutti intossicati della legge che oggi sarà approvata, senza alcuna discussione, a Montecitorio: la magistratura avrà meno strumenti per proteggere il Paese dal crimine e gli individui dall’insicurezza quotidiana; si castigano i giornalisti che non tengono il becco chiuso anche se sanno come vanno le cose; si punisce l’editore spingendolo a mettere le mani nella fattura del giornale. E quel che conta di più, voi – cari lettori – non conoscerete più (se non a babbo morto) le storie che spiegano il Paese, i comportamenti degli uomini che lo governano, i dispositivi che decidono delle vostre stesse vite. Sono le nuove regole di una “ricreazione” che non finisce mai.

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    http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/politica/ddl-sicurezza-5/legge-bavaglio/legge-bavaglio.html

  14. Sono d’accordo con tè, bravo, Forse sarebbe meglio incazzarsi subito,farlo adesso può risolvere la cosa in modo democratico e non molto violento(con le sole parole non ottieni niente)
    Se aspettiamo ,le formiche con la pancia vuota perdono il controllo,si sbranano tra loro,non costruiscono con il disordine ,distruggono