LA RES PUBLICA DEVE MORIRE, E NON E’ UNA FAMIGLIA

LA RES PUBLICA DEVE MORIRE, E NON E’ UNA FAMIGLIA

DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info

Aggiornamento Il Più Grande Crimine 10


Dovevano innanzi tutto paralizzare gli Stati moderni con moneta sovrana nella loro unica
funzione legittima, che era e ancora sarebbe quella di spendere a deficit per
creare benessere fra i cittadini, cioè piena occupazione e pieno Stato Sociale.
Dovevano farlo perché se no gli Stati e i cittadini sarebbero diventati troppo
potenti, nel Nord del mondo come nel Sud, e questo le oligarchie finanziarie
private non potevano permetterlo. Avete già letto ne Il Più Grande Crimine e
Aggiornamenti cosa hanno ordito per ottenere ciò, ovvero come hanno annientato
la sovranità sia legislativa che monetaria degli Stati e marginalizzato i
cittadini, ponendo fine alla
democrazia
e conquistando il controllo economico del pianeta a nostro
discapito. Ma la cosa che continua a mesmerizzarmi è la semplicità geniale dei
due pilastri fondanti di quell’epocale piano sciagurato. Vale la pena
illustrarli nei dettagli poiché il vederli da vicino vi renderà ancora più
immediata la comprensione di tutto ciò che ho finora scritto su questo tema. E
non ultimo vi renderà molto più facile spiegarne i contenuti più controversi al
pubblico.

Nella foto: Alan Greenspan

Hanno preso due concetti in apparenza puliti, lampanti, cristallini, cioè che:

La Repubblica è Res Publica, cioè la cosa di tutti, ovvero lo Stato è dei cittadini ed è i cittadini, e questi sono lo Stato.

Il buon bilancio familiare è quello dove prima di spendere si risparmia, dove si guadagna più di quanto si spende, e dove è considerato disastroso il contrario, cioè spendere più di quanto si guadagna, cioè indebitarsi. Uno Stato è esattamente come una famiglia, è virtuoso se guadagna più di quanto spende, ed è indegno se si indebita.

Chi mai può dubitare di quanto scritto sopra? Res Publica: sono 2000 anni che questo concetto è la base stessa del convivere civile. Lo Stato deve guadagnare di più di quanto spende: ma lo capirebbe anche un tordo che è la via economica per eccellenza. No?

No, sbagliato, tutto sbagliato. Anzi, catastroficamente sbagliato. Anzi, costruito apposta per ingannarci, e per arrivare proprio alla distruzione degli Stati moderni nella loro unica funzione legittima, che è, ripeto, di spendere una moneta sovrana a deficit per creare piena occupazione e pieno Stato Sociale.

Il concetto di Res Publica sarebbe dovuto morire nell’istante in cui Nixon nel 1971 sancì la creazione definitiva del denaro moderno, quello libero da vincoli con le riserve d’oro e quindi in grado di essere creato dal nulla dagli Stati e senza limiti. Prima di ciò infatti gli Stati non potevano spendere liberamente, perché in teoria per ogni lira o dollaro o marco ecc. che mettevano in circolazione, ci doveva essere una pari quantità di oro nei forzieri nazionali. Perché? Perché la legge stabiliva che i cittadini avevano diritto in qualsiasi momento di portare i soldi in banca ed esigere in cambio pezzetti d’oro, letteralmente. Quindi l’oro equivalente ai soldi circolanti doveva sempre esserci, ma non era facile procurarselo, per cui gli Stati non potevano decidere spese improvvise a piacimento. Nixon disse basta, e sganciò il dollaro dall’oro, per cui l’America poteva a quel punto emettere denaro senza limiti, proprio inventandoselo di sana pianta. Le altre nazioni ricche fecero altrettanto (è più complessa la cosa, ma di fatto fu così). Nacque la moneta moderna. I grandi capitali privati tremarono, panico.

Pochi comprendono l’importanza epocale di quella mossa. Cambiò la storia dell’economia e il senso stesso di Stato dopo oltre due millenni. Prima, Stato e cittadini erano veramente nella stessa barca: era vero che se lo Stato pasticciava col denaro spendendo troppo, sia i cittadini che lo Stato potevano fare bancarotta (correvano in banca a richiedere oro in cambio dei soldi circolanti, ma se l’oro non era sufficiente… bang!); era vero che lo Stato doveva tassare i cittadini per riprendersi il denaro al fine di spenderlo, perché non poteva certo crearlo dal nulla a piacimento visto il vincolo con l’oro; ed era vero che se i cittadini evadevano le tasse lo Stato poteva trovarsi al verde, con il collasso delle sue funzioni. Dunque era vera la Res Publica, ovvero la condotta fiscale dello Stato era legata direttamente al destino dei cittadini, e viceversa. Ma dal momento in cui allo Stato fu concesso di possedere una moneta sovrana svincolata da tutto, tutto cambiò. Da quel momento lo Stato si separò dalla cittadinanza ed ebbe in mano uno strumento inedito con cui governare: poteva emettere denaro inventandoselo, poteva quindi spendere con pochi limiti. In parole semplici: lo Stato divenne una cosa tutta sua con un suo portafoglio (cioè la moneta inventata dal nulla e quasi senza limiti) libero da noi cittadini. Noi cittadini non fummo più lo Stato. Quest’ultimo poteva perciò decidere di investire nelle infrastrutture nazionali, nei posti di lavoro, nello Stato Sociale, nella produttività privata tanto quanto voleva, arricchendoci. Oppure poteva decidere di fare l’opposto, di tassarci sottraendoci denaro e quindi di impoverirci un poco o anche tanto. Ricordo qui quanto spiegato nei dettagli ne Il Più Grande Crimine, e cioè che quando questo tipo di Stato spende a debito, esso accredita conti correnti dei cittadini aumentandoli, oppure gli offre titoli di Stato che non fanno altro che spostare il denaro dei cittadini da un conto corrente dove guadagna l’1% a uno dove guadagna il 4, il 5 o il 6%. Perciò, la spesa a debito dello Stato arricchisce sempre i cittadini, che non la devono mai ripagare, perché il debito dello Stato è contratto solo con se stesso e viene onorato dal medesimo semplicemente emettendo di nuovo il suo denaro (Keynes, Commons, Robinson, Samuelson, Minsky, Godley, Wray, et al.)

Chiaramente due entità separate, Stato e cittadini; il primo con una funzione di ‘levatrice’ dei secondi, e questi ultimi con il potere di legittimare la propria levatrice democraticamente. E cosa avrebbe fatto la cittadinanza fossa mai stata informata di questa reale funzione dello Stato? Ovvio, avrebbe decretato democraticamente che sì, lo Stato doveva spendere il suo denaro a deficit per creare il benessere pubblico, di noi tutti. Quasi senza limiti. Ma questo avrebbe decretato anche un’altra cosa: la fine per sempre del potere dei grandi capitali privati di dominare l’economia, cioè il mondo, poiché essi avrebbero da quel momento dovuto sempre competere con un potere assai più forte e illimitato, quello degli Stati come 'levatrici' nell'interesse dei cittadini. Marchionne blatera il suo “investimento sì o investimento no”? E chissenefrega, in uno Stato a moneta sovrana che svolgesse le sue funzioni legittime il signor Marchionne sarebbe stato invitato a proseguire a passi lunghi e ben distesi verso la frontiera, dove un solerte finanziere avrebbe magari aggiunto una buona pedata nel suo didietro, e la forza lavoro licenziata dalla Fiat sarebbe stata impiegata dal programma di Stato di Piena Occupazione dotato di un budget confronto a cui l’investimento di Marchionne è una paghetta (Wray, 1998-2011). Le banche giocano sporco e ci trascinano nel baratro finanziario? Bene, le si nazionalizza, i manager si spediscono nelle nazionali galere, e con la vendita degli asset bancari più una buona iniezione di denaro dello Stato si salvano i correntisti, poi le aziende assetate di credito e i cittadini creditori/debitori truffati (cioè si fa tutto quello che ha fatto il governatore della Banca Centrale americana Ben Bernanke, cambiando però il finale per i manager e i destinatari dei trilioni di dollari di Stato che Ben ha prontamente emesso dal nulla senza che per questo crollasse l’America).

State capendo quale era il problema? Perdonate al giornalista un momento di gergo, per essere proprio chiaro: la separazione fra Stato a moneta sovrana che spende a deficit per i cittadini, e i cittadini che dall’altra parte lo legittimano guadagnando in attivo da quella spesa, cioè la morte dell’idea di Res Publica, avrebbe fottuto il potere finanziario speculativo (Vero Potere) come mai prima nella Storia dell’umanità. E questo non doveva essere permesso, mai e poi mai. Ma proprio mai. E fu così che il mantra che lo Stato siamo noi e che se lo Stato s’indebita anche noi di conseguenza ci indebitiamo, fu trapanato nel cranio di ogni singolo politico, economista, docente, tecnocrate, dirigente, cittadino/a, da coloro che ho descritto ne Il Più Grande Crimine, ma che qui specificherò meglio.

Lo stesso è accaduto con l’assurdo concetto secondo cui uno Stato è esattamente come una famiglia, e deve spendere o risparmiare come la famiglia. Sappiamo che questo, nel caso di Stato a moneta sovrana moderna, è del tutto falso. Ne Il Più Grande Crimine trovate la piena spiegazione tecnica del perché, al contrario, lo Stato con propria moneta deve spendere a deficit e non ha quasi limiti di debito. Ma di nuovo badate all’insidia insita nel concetto Stato=famiglia: paralizzare le casse governative nella loro funzione di spesa a deficit pro cittadini attraverso una vera e propria PsyOp, che nel gergo dei servizi segreti sta a significare Operazione Psicologica di manipolazione di massa. Vengono comunemente impiegate dal dopoguerra, e i casi più noti furono quelli associati al ‘pericolo rosso’ in Italia e in America Latina, alla Guerra al Terrorismo, ma anche all’economia. Nessuna teoria del complotto, al contrario, sono operazioni sofisticatissime citate in infiniti documenti declassificati oggi consultabili nei National Security Archives di Washington. Nel caso in questione si usò il concetto di cui sopra che è di micidiale penetrazione, perché risuona assolutamente plausibile alle orecchie non solo dei politici, ma anche di tutti i cittadini. Ripeto: lo Stato è come una famiglia, deve guadagnare di più di quanto spende, e non deve spendere di più di quanto guadagna se no s’indebita, e questo è un disastro, ci dissero. Logico, no?

Ma se una crisi colpisce il Paese e ci porta la disoccupazione giovanile al 29% come oggi in Italia? Peccato. Lo Stato potrebbe inventarsi sia i posti di lavoro che gli stipendi per quei poveri ragazzi… ma no! Perché la ‘famiglia’ non può dare tutta la paghetta che gli pare ai figli, c’è un limite. Peccato davvero se un terremoto devasta l’Aquila trasformando un gioiello italiano in uno spettro conficcato nel mezzo del Paese con la rovina finanziaria di migliaia di persone in lutto. Lo Stato potrebbe inventarsi tutto il denaro per una piena ricostruzione abitativa, lavorativa, artistica, psicologica e senza Clooney o il G8… ma no! Perché la ‘famiglia’ ha limiti di budget, anche quando si versano le lacrime. E così per gli ospedali, le scuole, l’università, i parchi, i musei, le pensioni, ecc. ecc. Tanti hanno per cinquant’anni rinunciato a tantissimo, ingoiato a volte tragedie immense, perché convinti che in effetti questo nostro Stato è come noi, e come noi deve tutte le sere fare i conti sul tavolo di cucina sperando di non dover dire ai proprio figli “non ce n’è più, questo mese niente pizza fuori”, che però nella realtà di una nazione significa rinunce che troncano destini per sempre.

Ora, dovete sapere chi sono gli uomini che hanno saputo trapanare nel cervello di tutti quelle falsità micidiali, con lo scopo, ripeto, di distruggere la prerogativa dello Stato di tutelare i propri cittadini, a favore invece del potere dei capitali speculativi di sottomettere i cittadini. Sono economisti, si chiamano Lucas, Sargent, Wallace della scuola economica dei NEW CLASSICALS; sono Wanniski e Gilder dei SUPPLY SIDERS; è Mankiw dell’ala conservatrice dei NEW KEYNESIANS; e c’è Greenspan, l’ex Deus ex Machina della FED americana. Si tratta di microeconomisti che hanno invaso il reame della macroeconomia, cioè, semplificando, gente che era esperta di bilanci familiari o poco più e che ha imposto le proprie teorie ai macrosistemi degli Stati. Ovviamente non per errore. Le loro idee, sponsorizzate dai miliardi del grande capitale finanziario, hanno vinto dopo gli anni ’60 la battaglia per il dominio dei ministeri delle finanze dei nostri Stati, delle cattedre di economia che poi sfornano i dirigenti e i tecnocrati, hanno convinto anche noi, e ci hanno tolto l’unico strumento che avevamo per tutelarci: lo Stato separato dai cittadini che spende a deficit per il nostro benessere.

Potevamo avere un’altra vita, non l’abbiamo avuta, un altro Stato, non l’abbiamo avuto. Chi di noi ha vissuto e sofferto terribilmente per la continua incertezza, penuria di mezzi, insicurezza, umiliazione nel lavoro, disoccupazione, esclusione sociale, abbandono sanitario, lo deve all’inganno della “Res Publica che è come una famiglia”. Ora lo sapete, divulgate.

Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=207
12.03.2011

Commenti (70)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. mikaela 13 marzo 2011

      La Considerazione di Barnard inizia con la perdita della moneta sovrana.

      Io mi riferivo alla moneta sovrana e alla facilita' con cui si potevano reperire i prestiti prima della comunita' europea, mi riferivo anche alla nostra crescita subito dopo la guerra e alla morte delle nostre aziende da dieci anni a questa parte che per sopravvivere devono trasferirsi all'estero dando lavoro e tasse ad altri e magari la stessa impresa e' stata costruita con i capitali dello stato.
      Il mio e' un dicorso generale, quello tecnico non e' per me, non ci arrivo.Se ho fatto l'esempio del programmatore e' solo perche' e' l'unico che conosco personalmente ma il discorso vale per qualsiasi persona privata o Stato.

    1. AlbertoConti 13 marzo 2011

      "Debito ed inflazione non sono concetti banditi dalle teorie di Keynes e non ho mai pensato che il lavoro di Barnard fosse funzionale alla crescita infinita, tu da dove lo deduci?" Lo deduco non solo da affermazioni significative dello stesso Barnard (basta cercare nei suoi scritti in materia l'espressione "senza limiti"), ma dal concetto stesso di debito, che tende a divergere senza limiti se non gli corrisponde un correttivo imprescindibile, come l'obbligo di rientrare dal debito stesso. Questa è proprio la differenza che Barnard fa tra privata famiglia e pubblico Stato. Tuttavia un debito è pur sempre un obbligo, una limitazione di libertà che può facilmente sfociare nella schiavitù, e questo contraddice palesemente la "sovranità" di uno Stato, che deve comunque confrontarsi con gli altri Stati. Quando mikaela (più sotto) fa l'esempio del giovane imprenditore informatico e squattrinato che può realizzare le proprie potenzialità grazie a un prestito a proprio debito, centra il problema, coglie la differenza tra individuo e collettività rispetto al concetto di debito. L'imprenditore conta sulla propria capacità futura di creare ricchezza, di crescere economicamente nel proprio ristretto ambito. La collettività invece deve fare i conti con le condizioni ambientali, che da alcuni anni hanno detto basta, il limite è stato già raggiunto e superato, cosa che è ben diversa dalle condizioni sperimentali della allora vincente ricetta keynesiana. Oggi non possiamo più permetterci di dare lavoro a tutti facendo scavare buche ad alcuni e facendole richiudere da altri, perchè abbiamo bisogno di ben altro lavoro per consentire un futuro ai nostri posteri, un lavoro enorme che dovrebbe impiegare sì tutti, ma in maniera sensata. Invece si guarda solo al lato "positivo" della tecnologia, agli automatismi che ci "liberano" dagli antichi lavori. E' una visione a ritroso, infantile e irresponsabile, dal momento che siamo altrettanto capaci di vedere i lati "negativi" della tecnologia applicata senza alcun criterio di opportuna saggezza. Eclatante il caso della tecnologia militare, distruttiva a prescindere. Tornando alla moneta, l'unico pregio di una moneta-debito anche a livello di base monetaria (anche se pubblica) è quello di facilitare, in linea di principio, il suo eventuale riassorbimento nel nulla dal quale è emersa. Ma è proprio in quest'illusione teoretica che che la banco-finanza opera i suoi innumerevoli inganni a scopo sperequativo e di consolidamento del potere stegocratico, contro il quale si scagliano gli anatemi di Barnard (e anche miei).

    1. amensa 13 marzo 2011

      lupo, tu chiedi cosa si può fare, ma quando ti si risponde non ascolti, oi fai finta di non ascoltare.
      la soluzione c'è, e non è così difficile da applicare, sai?
      io l'ho gia esposta almeno una decina di volte, ma, come dici tu, scorre via e non lasi dibatte nemmeno.
      e parte proprio dal fatto ch euna tassazione marginale massima del 44% è una autentica vergogna sociale, che ancora peggio è che il 27% della ricchezza sia in mano al 1% più ricco della popolazione, e che più del 50% della ricchezza sia in mano ad un misero 10%.
      e che il 50% della popolazione più povera, più tassata, abbia meno del 10% della ricchezza nazionale.
      ecco dove va prelevata, a costo di sbattere in galera certi personaggi che hanno approfittato della stupidità o peggio della connivenza interessata di uno stato imbelle e corrotto.
      non se ne parla mai vero ? eppure sarebbe la soluzione !
      e sai perchè non se ne parla ? perchè hanno tutti paura di perdere il loro piccolo privilegio, e allora lasciano che chi ha i grandi privilegi continuino ad arricchirsi. come le scimmiette che si fanno catturare per una manciata di riso.
      non l'hai mai letta QUESTA soluzione ? allora leggi troppo poco !!! e quelli sbagliati, soprattutto.

    1. mikaela 12 marzo 2011

      " Paolo Barnard, da sei mesi stà portando avanti un lavoro che non viene affatto discusso se non in maniera inappropriata. "

      Il problema e' che nessuno scrive niente gratis,a mio avviso stanno aspettando il crollo definitivo poi vedremo una mare di libri scopiazzati in bella mostra su tutti gli scaffali.

    1. rasna-zal 12 marzo 2011

      ... ma giusto un "pocino", "pocino"... :)


      [errata corrige-tevelo da soli]
    1. rasna-zal 12 marzo 2011

      Lasciamo al tempo il compito di mettere in luce l'adeguatezza della dialettica economica di Barnard che tutti conosciamo come giornalista e non come economista.


      Domandiamoci, appunto, perchè non affrontare "organicamente" altri modelli economici oltre l'attuale?

      Debito ed inflazione non sono concetti banditi dalle teorie di Keynes e non ho mai pensato che il lavoro di Barnard fosse funzionale alla crescita infinita, tu da dove lo deduci?
      E comunque, metti in evidenza quello che o affermato e cioè il fatto che Paolo Barnard, da sei mesi stà portando avanti un lavoro che non viene affatto discusso se non in maniera inappropriata.

      Chi ha già un background sulla materia si trincera dietro l'ortodossia dei principi dominanti pronto a cogliere l'inesatteza tecnicistica piuttosto che a valutare la consistenza del lavoro.

      Io non ho preconcetti consolidati in economia e per questo posso dirti di riuscire a seguire e anche condividere alcuni tuoi commenti e anche a farmi un'idea del modello a cui aspiri.
      Lo stesso faccio con Barnard perchè comprendo che per un "giornalista convinto" come lo è lui, prima di mettere in discussione il modello sociale, se il problema risiede nel settore economico, allora prima si devono vagliare tutte le varie teorie economiche possibili senza turbare il contesto sociale; dal suo lavoro se ne deduce chè l'ha fatto, ha trovato quella che secondo lui e le sue fonti è la più valida e la sta proponendo.

      Forse avrebbe più appeal se avesse saltato il passaggio e se ne fosse uscito con un bel trattato sulla decrescita, non mi sorprenderei se un domani lo facesse, probabilmente se quella si evidenziasse come l'unica soluzione al problema, scartate tutte le altre che non implichino il reboot del sistema.

      Valli a capire questi giornalisti incalliti, tendono sempre a restare attaccati, unghie e denti, alla realtà dei fatti, coerenti ai modelli più validi che possano conoscere, mai una volta che usino un po' di fantasia... ah, già! parlavamo di giornalismo e non di letteratura o nella migliore delle ipotesi di filosofia.
      Io credo che esista una incomprensione per "diverso livello di percezione del problema" il che non significa che non esistano punti di incontro, a parte i personalismi che sinceramente mi sanno puerili.

      A proposito, io ritengo che PB non sbagli ad individuare le politiche economiche di Keynes nel contesto sociale e soprattutto strutturale attuale, come penso anche che questo modello potrebbe facilmente essere soggetto ad attacchi mirati alle sue vulnerabilità, le quali esistono per un problema economico endemico al modello sociale in cui viviamo e che tu hai evidenziato in un post di qualche giorno fà, sempre trattando di un argomento economico.

      Curioso, no?
      Bisognerebbe essere un pocino più aperti al confronto per dipanare il discorso...

    1. ottavino 12 marzo 2011

      Si dice che Barnard viva a Bologna. Ora io mi chiedo: ma Barnard dove vive?. Ma non si fa mai un giro in centro? Non osserva mai la condizione dei suoi simili? Non vede la quantità di "sfaccendati", di gente che gira a vuoto? Non gli viene da piangere a vedere la condizione dell'umano dei nostri tempi? E a questa gente ridotta così male lui vorrebbe offrire piena occupazione e pieno stato sociale? Ma gli vuoi veramente male ai tuoi simili!!

    1. amensa 12 marzo 2011

      ma perchè invece di scrivere stupidaggini non usi anche un po il cervello ? almeno ogni tanto, così , per cambiare .

    1. amensa 12 marzo 2011

      con tutti coloro che possiedono BOT, CCT. BPT, ecc... che buona parte sono degli Italiani.

    1. mikaela 12 marzo 2011

      Hai ragione! l'Italia del dopoguerra e' stata ricostruita tutta, dalle infrastrutture alle piccole medie e grandi aziende facendo debiti e non siamo andati in bancarotta quindi non vedo come oggi se avessimo la nostra moneta sovrana dovremmo andarci.E' solo facendo debiti che si creano posti di lavoro.
      Se un giovane che lavora nel mondo informatico ha una buona idea e ottime capacita' ma non ha soldi e' solo facendo debiti che potra' portarla avanti creando lavoro anche per gli altri.
      Purtroppo le banche non danno piu' soldi e allora bisogna arrangiarsi online cercare nei paesi asiatici dove si trovano ingegnieri qualificati a 700 dollari al mese oppure trasferendosi addirittura li' se vuole andare avanti e vedere il propio sogno realizzato, cosi' saranno loro i maggiori beneficiari della sua idea.Qui parliamo di fuga di cervelli pagati con i nostri soldi e con le nostre tasse.
      Propio ieri(piccolo esempio) ho chiamato il supporto tecnico (la stampante non funzionava bene) e mi hanno risposto dal Marocco.

      Le Considerazioni di Barnard(che tanto fanno agitare chi ha il sedere ben al caldo) sono frutto di una ricerca su fonti alternative applicate gia' da secoli e riproposte in chiave moderna, i fatti gli stanno dando ragione non abbiamo via di scampo.
      Il grande potere non potendo fare una guerra nel cuore dell'Europa per sottometterci, si e' imposti con una guerra economica e come se non bastasse continuino a sovvenzionare "guerre" colorate per creare caos e divisioni fra i cittadini sperando in una guerra civile cosi' potranno dirigere meglio il gregge depresso e sfiancato all'ovile.Ciao

    1. Kazonga 12 marzo 2011

      Mozione d'ordine, compagni! Propongo formalmente di riincominciare a chiamare le cose con il loro nome, senza paura di essere considerati dei provinciali sempliciotti.

      "Spesa a deficit"?!!! Significa semplicemente "Fare debiti"....

    1. AlbertoConti 12 marzo 2011

      Mi pare che a questo punto più nessuno metta in discussione il significato di "spesa a deficit", ovvero la conseguenza di creare un debito per chi la pratica, Stato compreso. Per un giornalista le parole sono pietre, e queste tre paroline "spesa a deficit" sono un macigno di granito. Ma che bisogno ha il buon Barnard di aggrapparsi a questo macigno? Non sarebbe meglio per lui, visto il suo atteggiamento generale verso le problematiche sociali, convertire il macigno in un più intelligente "creare denaro dal nulla senza interesse passivo aggiunto per l'emittente", che è esattamente ciò che fa ora la BC, peccato a vantaggio suo e a danno della cittadinanza utente (di quel denaro)? Un sovrano onesto non avrebbe dubbi su cosa fare per il bene del suoi amministrati, quindi uno Stato degno non può fare che così, condannando al contempo BC e banche in generale, ognuna per la sua parte, a restituire il maltolto, altro che "debito pubblico"! Questo vogliamo, uno Stato degno e la condanna dei reati finanziari, innumerevoli e ben più consistenti della sola emissione monetaria usurpata. E' così difficile da capire che ogni rendita finanziaria è sangue tolto alla comunità? Che i parassiti stanno per distruggere il corpo di cui si nutrono? Capire questo è vera sovranità, perchè tra il capire e il fare non c'è più alcuna differenza. Quindi correggiamo il lessico e le teorie sballate che esprime, e forse ci si capirà tutti meglio.

    1. AlbertoConti 12 marzo 2011

      Non dispiacerti per me, ognuno ha i limiti che vuole, anche tu.

    1. AlbertoConti 12 marzo 2011

      Errata corrige: "la panacea di tutte le inflazioni (e di tutte le sperequazioni)" sostituire con: "la panacea di tutte le inflazioni (e causa di tutte le sperequazioni)."

    1. AlbertoConti 12 marzo 2011

      Sono perfettamente d'accordo. La base monetaria, peraltro corrispondente a ricchezza rubata dalla BC, viene volutamente ristretta a favore del denaro-debito emesso dalle banche commerciali, emesso in quantità eccessive e tendenti perlopiù a migrare nel risprmio speculativo, la panacea di tutte le inflazioni (e di tutte le sperequazioni). Per quel che resta del cosiddetto circolante, la base monetaria M0 rappresenta una percentuale sempre più ridotta, da tempo inferiore al 10%. Se non fosse per la malavita che lo usa a scopo di riciclo sarebbe ancor meno, e su questo te pareva che prodi & c. potessero perdere l'occasione di strumentalizzarlo? (fosse per loro anche un ottuagenaria indigente dovrebbe oggi far spesa al supermercato con la carta di credito).

    1. AlbertoConti 12 marzo 2011

      Ti faccio un esempietto: "a seguito del terremoto in Giappone l'asse terrestre si è spostato di quasi 10 cm". A me che ho una formazione scientifica questa frase divulgata da giornalisti ignoranti e acritici fa solo incazzare, perchè in sè, così espressa, non significa nulla che abbia un senso, pur intuendo che un senso dei fatti ci debba pur essere. Allo stesso modo mi fanno incazzare molte affermazioni dogmatiche del buon Paolo Barnard, pur condividendo moltissime delle sue altre posizioni. Tipo "le tasse non sono mai servite a pagare le spese pubbliche" (cito a memoria il concetto). DEBITO e INFLAZIONE, mi spiace per te, ma sono concetti che dovrai sorbirti per sempre nei discorsi sulla moneta, perchè rappresentano parti essenziali di verità, magari mal interpretata (es. si confonde l'inflazione monetaria con l'aumento dei prezzi), ma solo un demente potrebbe ignorarli, o "superarli" con una teoria ristretta basata sulla creazione infinita di moneta. Comunque hai ragione su una cosa, la collezione di stronzate "divulgata" da Barnard sul monetarismo andrebbe affrontata organicamente, in un contesto macroeconomico più ampio dove poter evidenziare le contraddizioni più insanabili, come ad esempio l'insensatezza esistenziale e fisica di una crescita consumistica esponenziale in un pianeta di poco più di 6.000 Km di raggio.

    1. AlbertoConti 12 marzo 2011

      Finalmente siamo d'accordo su una cosa, che non c'è da fidarsi degli "economisti". Il reale funzionamento della nostra moneta lo sto studiando in proprio da alcuni anni, e non ha più niente da nascondermi. Ma per offrire una moneta alternativa migliore occorre fare economia politica, o economia senza politica per tenerci la merdaccia attuale. Il guaio è che una vera economia politica significa soprattutto affrontare la visione del mondo distorta dalla sbornia consumistica, in altre parole uscire immediatamente dalla troppo lunga fase di adolescenza tecnologica per affrontare la maturità della gestione della casa comune, a partire dal principio acquisito quanto disatteso che gli umani nascono tutti pari, in quanto a doti naturali e dignità esistenziale. Quindi la questione è assai complessa sul piano intellettuale, tocca questioni basilari come la proprietà privata e i "diritti acquisiti", ormai appannaggio dei peggiori esemplari della nostra specie. Senza toglierglieli con le cattive, perchè non capiscono altro, non si può neppure cominciare a ragionare del dopo.

    1. rasna-zal 11 marzo 2011

      Basta un articolo di PB per trasformare questo forum pieno di gente aperta ad ogni sorta di "complotto" in una folla di liberisti ortodossi degni di onorare, solo con la loro presenza, blog di think tank tipo IBL o forum della scuola austrica come Usemlab (sic).


      Semplice coincidenza o il liberalismo economico tende la mano al complottismo?

      Mentre PB continua - ormai da sei mesi - a metterci sul piatto un concetto di economia diverso e contrario a quello che sta gestendo, con miseri risultati, l'attuale crisi; cosa si deve pensare degli opinion leaders che si affannano nell'intento di attribuire al giornalista la paternità di quanto scrive, sminuendo di fatto il contenuto dell'argomento?

      Con tanti galli a cantare di economia, se ne esce solo con due concetti ripetuti allo stremo, DEBITO e INFLAZIONE. Retaggio culturale dovuto a 40 anni di economia liberale o difficoltà a valutare teorie lontane dal liberismo sfrenato?

      Sarà pur lecito farsi queste domande visto che in sei mesi nessuno di questi opinion leaders si è mai preoccupato di spendere una parola sulle teorie promosse da Barnard...
      Attenzione: teorie, che non appartengono a Barnard...

      Soluzioni per la crisi con l’aiuto di Keynes Da Bollati Boringhieri torna il classico di Minsky Francesco Garibaldo LIBRI: HYMAN P. MINSKY, JOHN MAYNARD KEYNES E L’INSTABILITÀ DEL CAPITALISMO, BOLLATI BORINGHIERI, PP 233, EURO 18

      Minsky interpreta Keynes, tanto per citare qualcosa di attuale, soprattutto per la crisi...

    1. mikaela 11 marzo 2011

    1. Nolisbona 11 marzo 2011

      Sei rimasto al 1900.Banche centrali che stampano soldi, riserva dell'oro...
      le solite frottole.

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