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LA RELIGIONE OLOCAUSTICA

DI GILAD ATZMON
Counterpunch

Yeshayahu Leibowitz, il filosofo che era anche un ebreo osservante, disse una volta ad Uri Avneri (figura storica del pacifismo israeliano, ndr): «La religione ebraica è morta due secoli fa. Oggi nulla unisce gli ebrei nel mondo, a parte l’olocausto».
Il filosofo Leibowitz , nato in Germania, è stato il primo a vedere che l’olocausto è diventato la religione degli ebrei.
L’olocausto è ben più che una narrazione storica, contiene anzi molti elementi di una religione.
Ha i suoi grandi sacerdoti (Elie Wiesel, Simon Wiesenthal, ecc.), i suoi profeti (Shimon Peres, Benjamin Netanyahu e tutti quelli che «profetizzano» l’imminente giudeocidio da parte dell’Iran). Ha i suoi comandamenti e dogmi («Mai più», «Sei milioni» e così via).
Ha i suoi rituali (Giorno della Memoria, pellegrinaggi ad Auschwitz).
Ha i suoi santuari e templi, Yad Vashem, il museo dell’olocausto e oggi l’ONU.

Come non bastasse, la religione dell’olocausto è mantenuta viva da una potente rete economica e da infrastrutture finanziare globali («l’industria dell’olocausto» di cui parla Norman Finkelstein).
Fatto altamente significativo, è tanto coerente da imporre l’identità del nuovo «anticristo» (i «negazionisti»), e tanto potente da perseguirli per legge (norme contro il negazionismo).
I dotti obietteranno che l’olocausto non è una religione perché non contempla l’esistenza di un Dio da adorare e da amare.
Io mi permetto di obiettare: l’olocausto è precisamente la religione che incorpora la visione del mondo laico e progressista d’oggi.
Ha trasformato l’amore di sé in una convinzione dogmatica, in cui il fedele osservante adora sé stesso.
In questa religione, gli ebrei adorano «l’Ebreo».
E’ l’adorazione esclusiva dell’ego mio, in quanto soggetto di sofferenza infinita che avanza verso la propria auto-redenzione. […] Marc Ellis, il teologo ebraico, coglie nel segno; «La teologia dell’olocausto», dice, «comporta tre temi che sussistono in tensione dialettica: sofferenza e liberazione, innocenza e riscatto, unicità e normalizzazione».
Tale religione pone l’Ebreo nel ruolo centrale dentro il suo proprio universo ego-centrico.
Il «sofferente» e l’«innocente» marcia verso il «riscatto» e la sua «liberazione».

E’ ovvio che Dio resti fuori dal gioco: è stato licenziato perché ha fallito la sua missione storica, non era lì a salvare gli ebrei.
Nella nuova religione, l’Ebreo diventa il nuovo dio degli ebrei, tutto si gioca sull’ebreo che riscatta sé stesso. […] Nello stesso tempo, l’olocausto funziona come interfaccia ideologica.
Fornisce al seguace un logos, un discorso.
A livello cosciente fornisce una visione del passato e del presente che sembra storica e fattuale, ma non si ferma qui: definisce anche la lotta futura.
Dà la visione del futuro ebraico.
Contemporaneamente, nell’inconscio, riempie il soggetto ebraico dell’angoscia più definitiva: la paura della distruzione dell’Io.
Un’ottima ricetta per una religione vincente. […] E’ interessante notare che la religione dell’olocausto si estende molto al di là della comunità ebraica.
Essa è missionaria; eleva santuari in terre lontane.
Anzi vediamo che questa religione emergente sta già diventando il nuovo ordine mondiale: è l’olocausto che oggi viene usato come alibi per incenerire l’Iran con bombe atomiche.
Chiaramente l’olocausto serve al discorso politico israeliano , ma fa appello anche ai goym, specie a quelli che sono impegnati a massacrare spietatamente «nel nome della libertà».
Siamo tutti soggetti a questa religione: solo che alcuni sono i suoi credenti, gli altri semplicemente soggetti al suo potere.
I negatori dell’olocausto sono soggetti alla persecuzione da parte dei gran sacerdoti della religione. La religione dell’olocausto costituisce oggi «il Reale» per l’Occidente.
Non siamo autorizzati a toccarlo, a guardarci dentro.
Proprio come gli israeliti, che sono obbligati ad adorare il loro YHWH, ma non autorizzati a porgli domande. […]

Io sostengo che la religione dell’olocausto esisteva già molto tempo prima delle «soluzione finale» (1942), ben prima della Kristalnacht (1938), prima delle leggi razziali di Norimberga (1936) e ben prima che l’American Jewish Congress dichiarasse una guerra economica contro la Germania nazista (1933); anzi, prima che Hitler fosse nato (1889).
La religione dell’olocausto è antica quanto gli ebrei.
In un articolo recente ho parlato del «Disordine da Stress Pre-traumatico» come tipica sindrome ebraica.
In questo stato clinico, lo stress è il risultato di un evento fantasmatico-immaginario che può avvenire nel futuro, che non è mai avvenuto.
Al contrario del «Disordine da Stress Post-traumatico», che è una reazione ad un evento traumatico che ha avuto luogo nel passato [è il PSTD, che colpisce i soldati traumatizzati dalla guerra] nello «Stress Pre-Traumatico» lo stress deriva da un evento potenziale «immaginario».
Qui, la fantasia di un terrore futuro dà forma alla realtà presente.
La dialettica della paura domina l’esistenza e la mente ebraica molto più di quanto siamo disposti ad ammettere.
Questa paura è sfruttata politicamente dai capi ebraici fin dai giorni dell’emancipazione; ma è molto più antica della storia ebraica moderna.
Di fatto, è l’eredità del Tanach (la Bibbia ebraica) che ha posto gli ebrei nello stato pre-traumatico. E’ la Bibbia ebraica che ha posto la vita ebraica nel binario dell’innocenza-sofferenza e della persecuzione-riscatto.
Più specificamente, la paura del giudeocidio è intessuta nello spirito, nella cultura e nella letteratura ebraiche.
In questo senso, io affermo che è la religione dell’olocausto che ha trasformato gli antichi israeliti in ebrei.

Versione originale:

Gilad Atzmon

Fonte: www.counterpunch.org
Link: http://www.counterpunch.org/atzmon03032007.html
3/4.03.07

Versione italiana (ampi stralci):

Fonte:www.effedieffe.com
Link: http://www.effedieffe.com/rx.php?id=1808%20&chiave=ira
6.03.07

VEDI ANCHE: ISRAELE, METTITI IN FILA, PER FAVORE!

LO SFRUTTAMENTO POLITICO DI AUSCHWITZ

«LA STORIA SIAMO NOI» O «LA STORIA LA FANNO LORO»?

Pubblicato da Davide

  • marzian

    Per chi volesse approfondire l’argomento, ricordo l’esistenza dell’eccellente sito dell’Aaargh: http://www.vho.org/aaargh/ital/ital.html [www.vho.org]

  • marzian

    MAI PIU’

    DI GIANLUCA FREDA

    “Io nego forse l’Olocausto? No! No davvero. Spero che l’Olocausto non venga mai negato né dimenticato. Spero che l’Olocausto venga ricordato come la più grande invenzione di propaganda e la maggiore campagna d’odio mai diretta contro un popolo civilizzato. Non dobbiamo mai dimenticare. Dobbiamo guardare negli occhi la spoliazione del nostro popolo e della nostra cultura e chiederci: perché i cieli non si oscurano? Abbiamo perduto la volontà e il coraggio di difenderci. E’ giunto il tempo di compiere una nuova blasfemia. E’ tempo di negare gli dèi del Nuovo Ordine Mondiale”.
    (Tom Blair, “La Nuova Blasfemia”)

    “Il nemico del pensiero sovversivo non è la censura, ma la pubblicazione. La verità non teme la luce del giorno; le menzogne appassiscono di fronte ad essa. Le opinioni impopolari di oggi sono i luoghi comuni di domani, e in ogni caso l’uomo saggio desidera conoscere entrambe le versioni di ogni problema”.
    (Sir Stanley Unwin)

    In occasione della “giornata della memoria”, vorrei commemorare brevemente alcune vittime dell’olocausto. Persone miti, uomini di scienza, perseguitati, condannati, incarcerati, aggrediti o costretti all’esilio in nome di un’ideologia cieca e feroce. Perché simili orrori non si ripetano mai più. Per non dimenticare.

    Robert Faurisson – Storico francese, ex insegnante di letteratura presso l’Università di Lione, è il più noto e il più combattivo degli studiosi revisionisti. Nel 1960 era rimasto scandalizzato da un articolo pubblicato su Die Zeit da Martin Broszat in cui si affermava che le camere a gas naziste nel territorio dell’Antico Reich non erano che un’invenzione propagandistica. Documentatosi allo scopo di dimostrare che Broszat si sbagliava, finì per scoprire che aveva invece tutte le ragioni del mondo. Nel 1974, dopo aver studiato e riflettuto a lungo, si decise a rendere noto ciò che aveva scoperto. Da qui ebbero inizio la sua “carriera” di revisionista e le persecuzioni nei suoi confronti, che proseguono tuttora. E’ stato aggredito almeno 10 volte da ebrei o da fanatici sostenitori dell’olocausto, riportando in un caso la frattura della mascella. In alcune occasioni ha rischiato di essere assassinato. Gli è stata tolta la cattedra universitaria ed è stato privato della pensione. La persecuzione è stata anche processuale e il numero di processi che Faurisson ha dovuto subìre in Francia è ormai incommensurabile. Fu il primo a pubblicare i disegni tecnici degli obitori di Auschwitz e a studiare il funzionamento delle presunte “camere a gas”, cosa che i sostenitori del dogma olocaustico non si erano mai curati di fare. Fu consigliere e consulente di Ernst Zundel durante il suo processo in Canada, dove riuscì a sbugiardare per la prima volta in un pubblico dibattimento il padre della tesi “sterminazionista”, Raul Hilberg, evidenziando le sciocchezze contenute nel suo celebre libro “La distruzione degli ebrei d’Europa”. Nel maggio del 2007, invitato ad un pubblico dibattito presso l’Università di Teramo dal professor Claudio Moffa, è stato aggredito da un gruppo di fanatici definitisi “figli di deportati ebrei” che gli hanno impedito di parlare.

    Norman Finkelstein – Americano, studioso di dinamiche politiche, figlio di ebrei deportati in campo di concentramento durante il nazismo, ha scritto numerosi saggi e articoli sul conflitto israelo-palestinese, evidenziando le violenze e le menzogne propagandistiche israeliane. Nel suo libro L’industria dell’Olocausto ha evidenziato – basandosi anche sui ricordi e sui racconti dei suoi genitori – l’uso spregiudicato e distorto che il sionismo ha fatto della sofferenza ebraica e del mito dell’olocausto allo scopo di giustificare la politica israeliana e di ottenere risarcimenti enormi dal popolo tedesco, risarcimenti che continuano ancora oggi ad essere versati. Contro i suoi libri e le sue ricerche, il sionismo scatenò una campagna aggressiva e diffamatoria, servendosi del “mastino” dell’ebraismo integralista, Alan Dershowitz. Dopo una lunga battaglia, Dershowitz riuscì ad ottenere che a Finkelstein fosse tolta la cattedra alla DePaul University di Chicago. La decisione di negare a Finkelstein l’insegnamento universitario fu presa dal preside della DePaul, Dennis Holtschneider, nonostante l’opposizione del Dipartimento di Scienze Politiche e della maggioranza degli studenti. Pochi giorni fa, Finkelstein ha tenuto una serie di conferenze in Libano, incontrandosi, per l’occasione, con alcuni leader di Hezbollah. Nelle sue conferenze Finkelstein ha affermato che Hezbollah rappresenta una “speranza” per il paese.

    Marc Fredriksen – Membro del FANE francese (Federazione d’Azione Nazionale ed Europea), fu aggredito il 12 ottobre 1980 da militanti sionisti. Fu ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Rambouillet. Durante la degenza, ignoti si introdussero nella sua abitazione, distruggendo tutto. Mentre era in cura a Berck-sur-Mer per fratture multiple, rischiò di subire una nuova aggressione: alcuni ignoti si presentarono chiedendo di lui per motivi imprecisati. La loro descrizione corrisponde a quella dei membri del gruppo sionista Aziza, che aggredì e sfigurò con l’acido vari altri membri del FANE, come Michel Caignat e l’ottantaquattrenne Charles Bousquet. Nove giorni prima dell’aggressione a Fredriksen, altri sei membri del FANE erano stati aggrediti fuori dal Palazzo di Giustizia da un commando della “Organizzazione per la Difesa Ebraica”, restando feriti, due in modo grave.

    Roger Garaudy – Scrittore, filosofo e attivista politico, nato a Marsiglia nel 1913, nel 1941 fu membro della lotta di liberazione contro il nazifascismo. Nel 1995 pubblicò il libro “The Founding Myths of Modern Israel” (I miti fondanti del moderno Stato di Israele), ripubblicato nel 1996 con il titolo “Samiszdat Roger Garaudy”. Per quest’opera fu accusato di aver contestato l’esistenza dei crimini nazisti contro l’umanità, dando luogo ad una campagna di diffamazione e di incitamento all’odio razziale. Subì cinque procedimenti penali, avviati sulla base della legge 29 luglio 1981 sulla libertà di stampa, che si conclusero con sentenza del 16 dicembre 1998 con la condanna a 6 mesi ci carcere e a numerose ammende. Le condanne vennero confermate dalla Cassazione parigina il 12 settembre 2000. Garaudy fece ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo con sede a Strasburgo, adducendo la violazione dell’articolo 10 della Convenzione europea, che recita nel suo primo articolo: “Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione, senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche”. La Corte ha replicato che la libertà di espressione “non può essere ritenuta assoluta e illimitata” (!). Basta capire dove deve fermarsi.

    Jurgen Graf – Storico e filologo svizzero di Basilea, lavorò a lungo come insegnante di latino e francese. Nel 1991 venne a conoscenza del revisionismo storico olocaustico: l’interesse fu tanto che fece della persecuzione antiebraica degli anni ’40 il suo campo di studi privilegiato, pubblicando numerose opere scientifiche negli anni seguenti (alcune in collaborazione con Carlo Mattogno). Nel marzo 1993 (dopo l’apparizione del suo Der Holocaust auf dem Prüfstand, “L’olocausto messo alla prova”) fu licenziato dal lavoro e nel 1998 incriminato insieme al suo editore, Gehrard Förster, per reato d’espressione. Nel luglio di quell’anno la corte lo condannò a 15 mesi di prigione più una cospicua multa. Per sfuggire all’arresto e poter proseguire nelle sue ricerche, nell’agosto 2000 Graf scelse l’esilio, dapprima in Iran, poi in Bielorussia ed ora a Mosca, dove ha conosciuto e sposato sua moglie (una storica bielorussa) e lavora come traduttore. Le sue opere sono state pubblicate, oltre che in tedesco, anche in francese, spagnolo, olandese, bulgaro, italiano, russo e arabo. Nel dicembre 1994 il Ministero degli Interni francese (retto allora da Charles Pasqua) mise al bando la sua opera L’Olocausto allo scanner, la cui edizione russa (riveduta ed ampliata) ha raggiunto però le 200.000 copie vendute.

    Gerd Honsik – Studioso austriaco, “colpevole” di aver negato l’olocausto e le camere a gas, nel 1992 era stato condannato a 18 mesi di carcere dalle autorità austriache, che punivano i suoi studi come reato. Fu costretto a fuggire in Spagna per evitare l’arresto. Qui continuò a diffondere su internet le proprie ricerche, ma nell’ottobre 2007 è stato arrestato dalle autorità spagnole ed estradato in Austria a causa del Mandato d’Arresto Europeo, che ha affossato il principio della doppia punibilità. Dovrà scontare una pena aggiuntiva a quella originaria a causa dell’attività “negazionista” svolta durante il suo soggiorno in Spagna.

    David Irving – Denunciato dalla studiosa americana Deborah Lipstadt per le sue opinioni sull’olocausto, nel 1998 fu giudicato da un tribunale inglese “attivo negazionista dell’olocausto; antisemita e razzista, associato ad estremisti di destra per promuovere il neonazismo”. Il tribunale affermò anche che Irving aveva “distorto e manipolato l’evidenza storica in modo persistente e deliberato per proprie motivazioni ideologiche”. Non fu mai esplicitamente incarcerato per l’accusa di negazione dell’olocausto. Tuttavia fu arrestato in Austria nel febbraio 2006 con l’accusa di apologia e sostegno del partito di estrema destra NSDAP, scontando 10 mesi di carcere.

    Fred A. Leuchter – Americano, ingegnere elettronico specializzato nella progettazione di macchine per l’esecuzione capitale nei penitenziari statunitensi, venne contattato da Ernst Zundel (in occasione del suo processo in Canada) per dimostrare che le camere a gas non sono mai esistite. Leuchter raccolse campioni delle pareti dalle presunte camere a gas di Auschwitz e li fece analizzare, dimostrando che essi non mostravano tracce del gas “Zyklon B” che i nazisti, secondo la leggenda, avrebbero utilizzato per gasare gli ebrei. Perseguitato per le sue scoperte, perse il lavoro, finì sul lastrico e vide fallire il suo matrimonio. La sua storia è stata narrata nel film-documentario di Errol Morris Mr. Death – The Rise and Fall of Fred A. Leuchter.

    Olivier Mathieu – Il 6 febbraio 1990, milioni di spettatori francesi assistettero alla brutale aggressione contro il revisionista Olivier Mathieu. Nel corso di una trasmissione TV, presentata dall’anchorman francese Christophe Dechavanne, Jeanne-Pierre Bloch, capo della Organizzazione per la Difesa Ebraica, si presentò alla guida di un commando sionista di una decina di persone, picchiando a sangue Mathieu. Mathieu aveva appena finito di pronunciare le parole “Faurisson ha ragione”. Il pestaggio continuò anche fuori dagli studi dell’emittente televisiva e nel corso della rissa anche la fidanzata di Mathieu rimase ferita. Uno degli aggressori fu fermato dalla polizia, ma venne subito rilasciato per intercessione di Jeanne-Pierre Bloch.

    Paul Rassinier – Comunista francese, figlio di una famiglia di comunisti, entrò nella resistenza d’oltralpe dopo l’invasione nazista della Francia. Arrestato dalla Gestapo nell’ottobre del ’43, fu torturato per undici giorni (mani schiacciate, mascella fratturata, un rene a pezzi) . Sua moglie e suo figlio di due anni furono anch’essi arrestati e restarono in carcere per due mesi. Fu deportato a Buchenwald, poi a Dora (diciannove mesi); invalido nella misura del 95 per 100 (misura accresciuta del 10% in sede di revisione) a seguito delle sofferenze subite come deportato, sopravvisse solo grazie ad una disciplina draconiana e alle cure prodigategli dai familiari. Membro del partito socialista francese (SFIO) fin dal 1934, verrà espulso dopo la pubblicazione del suo libro “La menzogna di Ulisse” [www.vho.org], nel quale, basandosi sulle esperienze vissute in campo di concentramento, contraddiceva la storia ufficiale delle deportazioni ebraiche, evidenziando il ruolo svolto dai deportati con ruoli amministrativi nella tortura e persecuzione dei loro compagni di prigionia. Nel 1964 pubblica Le Drame des Juifs européens, in cui esprime dubbi sulla realtà dello sterminio pianificato e attuato attraverso le camere a gas, cosa che varrà a intensificare la campagna diffamatoria nei suoi confronti, continuata fino alla morte (1967). Le sue ricerche sono state proseguite e ampliate da Robert Faurisson.

    Vincent Reynouard – 38 anni, insegnante di matematica, nel novembre 2007 è stato condannato a un anno di carcere e a 10.000 euro di ammenda per negazione di crimini contro l’umanità, secondo quanto disposto dalla sentenza. E’ stato perseguito per aver diffuso in musei, movimenti d’iniziativa, comuni e aziende di diversi settori, un opuscolo di 16 pagine intitolato: “Holocauste? Ce qu’on vous cache” [www.vhofrance.org] [“Olocausto? Quello che non sapete”]. In questo opuscolo Reynouard nega il genocidio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, definendolo “propaganda”. Nel 1997 era stato licenziato dalla scuola pubblica per aver messo in ordinazione, presso il liceo di Honfleur dove insegnava, alcuni testi che rimettevano in discussione il massacro di Oradour-sur-Glane ad opera di una divisione SS del Reich. Aveva anche proposto ai suoi allievi un esercizio sulle statistiche di mortalità all’interno del campo di Auschwitz, basandosi su una pubblicazione revisionista.

    Germar Rudolf – Tedesco, esperto chimico, dimostrò su basi scientifiche l’impossibilità fisica delle camere a gas di Auschwitz. Fu il suo primo, grave crimine che pagò con la condanna a 14 mesi di carcere. Il secondo crimine fu la pubblicazione di un resoconto del processo contro il curatore dell’antologia Dissecting the Holocaust. Tale resoconto fu sequestrato da tutte le librerie e tutte le copie furono distrutte. Rudolf dovette fuggire negli USA per scampare ad un nuovo arresto. Nel 2004 le autorità tedesche sequestrarono tutte le proprietà di Rudolf e lo condannarono a pagare il 55% di tutti gli introiti ricevuti a partire dal 1996. Nonostante avesse sposato una cittadina statunitense, ottenendo così la nazionalità americana, fu arrestato il 15 novembre 2005 e deportato in Germania, dove fu condannato a due anni e mezzo di prigione per incitazione all’odio, oltraggio ai defunti e calunnia. Attualmente è rinchiuso nel carcere di Stuttgart-Stammheim a Baden-Württemberg.

    Georges Theil – Pensionato, ex dirigente di una società di telecomunicazioni francese dipendente da France Telecom. Nel 2004 pubblicò qualche dozzina di copie di un libretto stampato a proprie spese – Un cas d’insoumission – Comment on devient révisionniste [www.vho.org] [Un caso d’insubordinazione – Come si diventa revisionista], in cui descriveva la propria autobiografia intellettuale, approdata ad uno scetticismo radicale riguardo alle “camere a gas” naziste e ai “6 milioni” di vittime ebree. In seguito a tale pubblicazione, e per aver espresso più volte pubblicamente il proprio scetticismo sulla “shoah”, fu condannato per due volte a 6 mesi di prigione senza condizionale. In seguito venne anche condannato a pagare ammende per complessivi 98.000 euro, escluse le spese legali. Incurante delle condanne, continuò a sostenere l’impossibilità fisica, chimica, logistica e architettonica delle camere a gas e a raccogliere prove (ormai innumerevoli) al riguardo. Per questo motivo fu trascinato nuovamente in tribunale e condannato ad ulteriori 6 mesi di reclusione (condanna ora temporaneamente annullata dalla Cassazione). L’edizione cartacea del libro di Theil (costo: 13 euro) può essere richiesta al suo indirizzo:

    M. Georges Theil
    BP 50 38
    F – 38037 Grenoble Cedex 2

    Serge Thion – Militante dell’anticolonialismo francese, giornalista e storico, membro del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Francia dal 1971, fu dimissionato nel 2000 a causa delle sue ricerche sul presunto olocausto ebraico. Studiò anche la dinamica della nascita dello Stato d’Israele e le atrocità compiute nei confronti dei Palestinesi durante la sua formazione.

    Gerald Fredrick Töben – Fondatore nel 1994 del gruppo di studi revisionisti australiano Adelaide Institute ( http://www.adelaideinstitute.org [www.adelaideinstitute.org] ), fu arrestato in Germania nel 1999 mentre svolgeva, insieme a Robert Faurisson, alcune indagini sul campo di concentramento di Auschwitz. Fu condannato a 10 mesi di carcere, ma avendo già scontato 7 mesi in attesa del processo, fu rilasciato dietro pagamento di una cauzione di 5000 dollari. Nel 2000 fu preso di mira dalla Australian Human Rights and Equal Opportunity Commission, che gli ordinò di chiudere il suo sito internet e scusarsi con le persone che aveva offeso. Poiché le ordinanze dell’HREOC non hanno valore di legge, nel 2002 fu condannato dalla Corte Federale Australiana a rimuovere dal suo sito gran parte del materiale ritenuto offensivo. Fortunatamente la sentenza è stata rispettata solo in minima parte.

    Siegfried Verbeke – Perseguitato fin dal 1990 per aver diffuso articoli su internet e pamphlet che contestavano la versione ufficiale dell’olocausto. Nel 2004 fu arrestato in Belgio, dove fu condannato a un anno di carcere e a una multa di 2500 euro. Nel 2005 fu nuovamente arrestato ad Amsterdam sulla base di un mandato di cattura emesso dalle autorità tedesche e condannato a 9 mesi di carcere per negazione dell’olocausto. Uscì il 5 maggio 2006, ma il 15 dicembre 2006 fu nuovamente arrestato su mandato di cattura della Corte d’Appello di Antwerp. Attualmente si trova in carcere in Belgio.

    Ernst Zundel – Fondatore, in Canada, della Samisdat Publishing che pubblicò opuscoli in forte contrasto con la versione ufficiale dell’olocausto, tra cui il noto Did Six Millions Really Die? di Richard Verrall. Subì tre attentati alla sua vita, due attuati con ordigni esplosivi e uno con l’incendio della sua abitazione. Per le sue idee subì due processi, nel 1985 e 1988, che si conclusero con la sua assoluzione e con una grande vittoria dei revisionisti. Nel corso dei processi, infatti, Robert Faurisson, testimone della difesa, riuscì a sbugiardare in modo definitivo uno dei principali fondatori del mito olocaustico, Raul Hilberg, che non si riprese mai più da quella sconfitta professionale. Zundel fu però arrestato negli USA nel 2003, con l’accusa pretestuosa di violazione delle leggi sull’immigrazione. Deportato in Canada, scontò due anni in cella d’isolamento. Infine fu deportato in Germania (in violazione delle leggi canadesi sull’estradizione) dove, grazie alle leggi antinegazioniste, fu condannato il 24 febbraio 2005 a 5 anni di carcere per le sue opinioni sull’olocausto. Attualmente si trova rinchiuso nel carcere tedesco di Mannheim.

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  • Grossi

    Non neghiamo l’Olocausto per carità, mi scoccia solo che i protagonisti di questo giorno non siano tutti i popoli che hanno sofferto questi mali.
    Non dimentichiamo gli Armeni, e perchè no gli Indiani, oggi i cristiani in alcune zone dell’Africa, dovremmo ricordare tutti, ma si parla e si sente da quando sono nato, il perenne grande e immenso pianto degli ebrei, che inizialmente mi erano simpatici, popolo laborioso e religioso, gente che faceva un sacco di bene.
    Oggi le cose sono un pò cambiate, sembrerebbe che la memoria siano proprio gli ebrei a non averla, infatti basta vedere quel che succede a Gaza, e forse le croci uncinate oggi dovrebbero essere dipinte su carri armati di israele, i popoli “diletti” del signore hanno la brutta abitudine di ammazzare senza tanti complimenti i vicini.
    Chissà perchè tirano razzi ad israele, a questa gente pacifica e laboriosa ?
    I palestinesi sono sempre stati un popolo pacifico, che forse si siano offesi per qualche piccola ragione del tipo “siamo tornati dopo un migliaio di anni e rotti e adesso rivogliamo la nostra terra !” risposta “No !”, bene allora vi sterminiamo (abbiamo bellissimi manuali di sterminio e abbiamo imparato il mestiere), noi siamo il popolo di Dio e non bisogna dirci di no !

  • giovannig

    Che l’olocausto sia una religione e non un fatto storicamente accertato, è comprovato fatto che agli storici non sia permessa la libertà di prendere in esame i supposti “fatti storici” senza esserne perseguitati per “legge”. Chi studia storicamente l’olocausto rischia prima la carriera e successivamente il carcere. La legge Mastella creata ad arte l’anno scorso su direttive di personalità ebraiche, ha finalmente esteso all’Italia il reato di “negazionismo”.

  • alcenero

    Pienamente d’accordo con Grossi

  • marzian

    Il ddl parlava semplicemente di pene per “apologia dei crimini contro l’umanità”: non riguarda il revisionismo.
    http://www.tgcom.mediaset.it/politica/articoli/articolo345903.shtml [www.tgcom.mediaset.it]

    Ad ogni modo, è comunque lesivo della libertà di espressione.