LA RAPIDA CONDANNA A MORTE DEL TERZO E QUARTO POTERE

AVVISO PER I LETTORI: Abbiamo cambiato il nostro indirizzo Telegram. Per restare aggiornato su tutti gli ultimi nostri articoli iscriviti al nostro canale ufficiale Telegram .

blank

DI ALESSANDRO TAURO
alessandrotauro.blogspot.com

Il 15 giugno del 1993 il Senato della Repubblica modificava la nuova legge sull’immunità parlamentare uscita in prima lettura dalla Camera dei Deputati il luglio precedente.
Nella lettura al Senato la legge, che andava a disintegrare ogni retaggio di quella che era l’allora immunità parlamentare, venne completamente stravolta, reintroducendo tante e tante garanzie parlamentari eliminate dai colleghi deputati. Garanzie che ritroviamo ancora oggi, come l’autorizzazione a procedere per gli arresti e le varie richieste preventive per il controllo di posta, telefonate ed altro ancora.

Nel passaggio al Senato il trittico DC, PSI e PLI propose la reintroduzione (poi approvata) dell’autorizzazione preventiva per l’intercettazione delle telefonate e della corrispondenza.
I contrari? Pds, Rifondazione, La Rete, Verdi e Pri. Lo stranoto storico conclave bolscevico. Ma non solo.

Nella foto: Il ministro della Giustizia Angelino Alfano, 38 anni
A far compagnia a questi “campioni del giustizialismo” c’erano MSI (poi divenuto AN) e Lega Lombarda (in seguito Lega Nord).

Si trattava non di ridurre o vietare lo strumento delle intercettazioni, ma solo di avvisare preventivamente i deputati sottoposti al provvedimento.
Bossi e Fini non ne volevano sentir parlare.
Speroni, allora capogruppo della Lega Nord, nel motivare il suo voto contro l’avviso preventivo, dichiarava: “Per le perquisizioni domiciliari e le intercettazioni non ci deve essere alcun beneplacito se non si vuole che il provvedimento perda efficacia“.

Ora, improvvisamente, non solo è giusto avvisare preventivamente un deputato o un senatore sottoposto ad intercettazione telefonica, ma è ancora più giusto proibire de facto l’utilizzo di questo strumento.

318 sì, 224 no. Questi i numeri utili sull’approvazione del disegno di legge che limita drasticamente l’uso e la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche. Utili perché in essi è racchiusa la scomoda verità dei 21 deputati dell’opposizione favorevoli al provvedimento. Voto favorevole che era legato alla dichiarazione di fiducia al governo. Uno straordinario segnale.

Il segnale è ancora più straordinario se si pensa che poche ore prima i capigruppo Soro (PD), Donadi (IDV) e Vietti (UDC) avevano scritto una lettera congiunta al Presidente Napolitano per segnalare la privazione dei poteri parlamentari attraverso l’uso sistematico della fiducia.

I franchi tiratori dell’opposizione sono ben noti, in ogni caso. E’ sufficiente leggere la dichiarazione di Vietti sulla fiducia per capire dove cercarli…
Porre la fiducia in questo momento è profondamente sbagliato. Il Parlamento viene umiliato per l’ennesima volta e si impedisce a chi non era contrario a modificare l’attuale disciplina sulle intercettazioni, come l’Udc, di dare un contributo“.

Enigma risolto. E sono stati sufficienti 2 minuti di ricerca e lettura. E un brevissimo nesso logico con la vicenda dei 3 parlamentari UDC indagati per concorso in corruzione e favoreggiamento ad organizzazione di stampo mafioso: Salvatore Cuffaro, Salvatore Cintola e Saverio Romano.

I punti chiave del provvedimento parlano da soli:

  • Divieto di intercettazioni per reati con pene sotto i 5 anni, per i reati con pene al di sopra è necessario possedere “evidenti indizi di colpevolezza“. Ovvero ciò che basta per procedere ad un arresto (e probabilmente ad una condanna). Le intercettazioni diventano insomma uno svago di qualche magistrato curioso che non sa come ammazzare il tempo libero.
  • Fanno eccezione le intercettazioni per mafia o terrorismo, per cui bastano “sufficienti indizi di reato”. Ma come ben sappiamo nella stragrande maggioranza dei casi si finisce per incriminare qualcuno di mafia o terrorismo una volta che li si è intercettati per reati legati a rapina, spaccio di droga, ricettazione, estorsione
  • Le intercettazioni raccolte per il reato A non potranno essere utilizzate per un procedimento relativo al reato B. Quindi se un PM intercetta qualcuno per spaccio, deve sperare che l’ascoltato non sia anche un serial killer, perché se ciò emergesse dalle intercettazioni, non potrebbe fare assolutamente nulla.
  • Divieto di pubblicazione dei nomi dei magistrati inquirenti e giudicanti, così come per i PM è vietato il rilascio di dichiarazioni sul procedimento affidatogli. Pena: rimozione e denuncia per “rivelazione del segreto d’ufficio”.
  • Divieto di pubblicazione delle intercettazioni, anche non segrete, finché non è terminata l’indagine preliminare, che quasi sempre dura qualche anno. Le pene per i giornalisti che non si atterranno al divieto sono: interdizione dall’albo per tre mesi e carcere da 6 mesi a un anno.
    Come se questo non fosse sufficiente, è prevista una multa che va da 64.500 a 465.000 euro per gli editori che permettono un tale “affronto alla censura”. Un enorme incentivo per i proprietari dei quotidiani a mettere bocca sulle libere scelte editoriali dei giornalisti.
  • Limite di intercettabilità di un indagato: 60 giorni di tempo. Allo scadere del sessantesimo giorno l’ascolto terminerà obbligatoriamente. Un espediente per aumentare la suspense nel lavoro del magistrato inquirente.

Ma di chicche ce ne sono tante altre ancora.

E’ difficile esprimere un giudizio su un provvedimento simile che non necessiti di parole “scontate” come censura, bavaglio alla libertà di informazione, controllo dall’alto, criminalizzazione di magistrati e giornalisti e regalo per il crimine.
Perché oltre alla censura giornalistica, al bavaglio e alle pene spropositate per le violazioni, qui si parla di un enorme terribile segnale in termini di contrasto alla criminalità. Organizzata o disorganizzata che sia.

Basti pensare agli orrori della clinica Santa Rita di Milano, alle partite truccate di Calciopoli, al terribile caso del sequestro di Abu Omar, le scalate dei furbetti del quartierino, a Vallettopoli, ai reati da puttaniere truffatore contestati al signor Di Savoia (puro fascismo chiamarlo “principe”), all’affare Total, all’indagine Why Not, alle tangenti Inail.
Nulla di tutto questo sarebbe mai e poi mai emerso se questa legge fosse stata in vigore.

E il clou dello stupro della Caffarella. Gli innocenti Loyos e Racz sono stati catturati ed incriminati grazie ai “classici metodi d’indagine” tanto esaltati dal governo. I due veri stupratori sono stati individuati grazie alle intercettazioni. Se non fosse stato per queste, starebbero ancora a piede libero.

Ma questa osservazione pochissimi italiani potranno farla. Gli altri sono già passati ad interessarsi ad un nuovo tormentone. E quando ritornerà la psicosi “rumeni”, il tema intercettazioni sarà già passato di moda…

Alessandro Tauro
Fonte: http://alessandrotauro.blogspot.com/
Link: http://alessandrotauro.blogspot.com/2009/06/la-rapida-condanna-morte-del-terzo-e.html
12.06.2009

Potrebbe piacerti anche
blank
Notifica di
6 Commenti
vecchi
nuovi più votati
Inline Feedbacks
View all comments
6
0
È il momento di condividere le tue opinionix