Home / ComeDonChisciotte / LA PROSSIMA ONDATA DI CRISI IN ARRIVO DALL’ EUROPA DELL’EST

LA PROSSIMA ONDATA DI CRISI IN ARRIVO DALL’ EUROPA DELL’EST

DI F. WILLIAM ENGDAHL
globalresearch.ca

Le banche europee sono di fronte ad un’ondata completamente nuova di perdite per i mesi a venire che non sono ancora state calcolate in nessun piano di aiuti al settore bancario da parte dei governi. A differenza delle perdite delle banche americane che provengono originariamente dalle loro esposizioni in un mercato immobiliare subprime di bassa qualità e in altre forme di cartolarizzazione dei prestiti, i problemi delle banche dell’Europa Occidentale, soprattutto in Austria, Svezia e forse Svizzera nascono dagli enormi volumi di prestiti erogati durante il periodo 2002-2007 con tassi di interesse internazionali estremamente bassi a clienti nei paesi dell’Europa Orientale.
I problemi nell’Europa dell’Est che stanno emergendo solo ora con piena forza sono, se si può dire, una conseguenza indiretta delle politiche monetarie libertine della Fed di Greenspan dal 2002 al 2006, il periodo in cui ha iniziato ad avere successo lo schema Ponzi di Wall Street di cartolarizzazioni garantite da beni.La pericolosità di questi prestiti all’Europa dell’Est sta ora venendo alla luce mentre la recessione economica globale sia nell’Europa Orientale che in quella Occidentale sta obbligando le banche occidentali a fare marcia indietro, rifiutando di rinnovare i prestiti e i crediti e lasciando migliaia di mutuatari con debiti impagabili. La dimensione della crisi emergente dei prestiti dell’Europa Orientale fa impallidire qualunque altra cosa sia stata concepita prima. Nelle prossime settimane obbligherà ad un punto di vista radicalmente nuovo di tutta l’intera questione della nazionalizzazione delle banche, indipendentemente dalle belle speranze che nutrono i politici di qualunque schieramente politico.
Il servizio di valutazione di Moody’s ha appena annunciato che “potrebbe” declassare un certo numero di banche dell’Europa Occidentale con ampie esposizioni nell’Europa Orientale. Sul rapporto, l’euro è sceso ai minimi da due mesi e mezzo nei confronti del dollaro.

Il rapporto di Moody’s accenna principalmente alle banche nell’Europa dell’Est di proprietà delle banche dell’Europa Occidentale, tra cui specificatamente Raiffeisen Zenetralbank Österreich e Swedbank. La diffida pubblica di Moody’s ora obbligherà le banche occidentali che hanno delle consociate nell’Europa Orientale a restringere fortemente le condizioni dei prestiti all’Est proprio nel momento in cui c’è bisogno del contrario per impedire che la crescita economica precipiti scatenando una reazione a catena di insolvibilità dei prestiti. Le banche occidentali sono state catturate in un buco nero.

Secondo le mie fonti ben informate a Londra, le nuove preoccupazioni sulle esposizioni bancarie nell’Europa Orientale determineranno la prossima ondata della crisi finanziaria globale, un’ondata che potrebbe essere ancor più devastante del crollo delle cartolizzazioni americane subprime che ha scatenato l’intera crisi di fiducia.
Come risultato alla diffida di Moody’s, le banche dell’Europa Occidentale probabilmente ora saranno esigenti nell’aiutare le proprie consociate. Il rapporto di Moody’s ha fatto notare che “le banche nei paesi associati con rischi sistemici più elevati potrebbero avere un’assistenza ridotta.” I governi dell’Europa Occidenale potrebbero anche stabilire delle regole per assicurare che le banche ricevano gli aiuti statali, che sono attualmente proibiti, per aiutare le consociate all’estero. Le cose stanno già così per quanto riguarda le banche greche e il governo greco. Il risultato sarà quello di peggiorare una situazione già critica.

La dimensione dei rischi è sconcertante

L’ammontare dei prestiti potenzialmente a rischio coinvolge perlopiù banche italiane, austriache, svizzere, svedesi e, si pensa, anche tedesche. Quando i paesi dell’ex Unione Sovietica e del patto di Varsavia dichiarono la loro indipendenza all’inizio degli anni ’90 le banche dell’Europa Occidentale si precipitare ad acquistare a buon mercato le più importanti banche dei paesi da poco divenuti indipendenti. Mentre i tagli dei tassi di interesse negli Stati Uniti dopo la crisi azionaria del 2002 spinsero i tassi di interesse in tutto il mondo verso nuovi minimi, il credito facile condusse a prestiti oltreconfine a più alto rischio in valuta straniera. In paesi come l’Ungheria, le banche austriache e svizzere hanno sostenuto i mutui ipotecari sulla casa espressi in franchi svizzeri, sui quali il tasso di interesse era decisamente inferiore. L’unico rischio all’epoca era che la valuta ungherese doveva essere svalutata, obbligando i proprietari di casa ungheresi a ripagare talvolta una somma doppia in franchi svizzeri. Questo è quello che è accaduto negli ultimi 18 mesi mentre le banche e i fondi occidentali hanno drasticamente ridotto i loro investimenti speculativi nei paesi dell’Est per riportare in patria il capitale dove la casa madre ha avuto dei gravi problemi causati dalla catastrofe bancaria americana. Nel caso dello zloty polacco, negli ultimi mesi la valuta è scesa del 50%. Non si conosce il volume dei mutui ipotecari in valuta straniera presenti in Polonia ma Londra stima che potrebbe essere enorme.

Nel caso delle banche austriache, il paese si trova di fronte ad una replica della crisi del 1931 della Vienna Creditanstalt in cui una reazione a catena si diffuse alle banche tedesche e portò il Vecchio Continente alla crisi economica del 1931-33. Nel recente incontro tenutosi a Bruxelles dei ministri delle finanze dell’Unione Europea, il ministro delle finanze austriaco Josef Pröll, stando a quanto si dice, ha supplicato i suoi colleghi di arrivare ad un pacchetto di salvataggio da 150 miliardi di euro per le banche dell’Europa Orientale. Solo le banche austriache hanno prestato 230 miliardi di dollari, l’equivalente del 70% del PIL del paese. La più grande banche austriaca, Bank Austria, a sua volta di proprietà dell’italiana Unicredito insieme alla tedesca Hypo Vereinsbank, sta fronteggiando quella che la stampa locale definisce una “Stalingrado monetaria” sulla sua esposizione dei prestiti all’Est. Ironia della sorte, Bank Austria ha acquistato da qualche anno Vienne Creditanstalt nella sua ventata di fusioni.
Secondo le stime pubblicate dalla stampa finanziaria di Vienna, se nei prossimi mesi soltanto il 10% dei prestiti austriaci all’Est dovesse risultare insolvente, “porterebbe al crollo del sistema finanziario austriaco.” La Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS) a Londra stima che i debiti scadenti all’Est supereranno il 10% e “potrebbero toccare il 20%”.

Il ministro delle finanze tedesco Peer Steinbrück, a quanto si dice, ha scartato categoricamente qualunque fondo di salvataggio europeo per l’Est, sostenendo che non si tratta di un problema tedesco. Potrebbe presto rimpiangere quanto detto mentre la crisi si diffonde alle banche tedesche e ha costi maggiori sul consumatore tedesco. Uno degli aspetti che più colpisce della crisi attuale che si è sprigionata per la prima volta nell’estate del 2007 è la sempre maggior incompetenza dei più importanti ministri delle finanze e dei banchieri centrali, da Washington a Bruxelles a Parigi a Francoforte, per affrontare con decisione la crisi.

La sede londinese della banca americana di investimenti Morgan Stanley ha pubblicato un rapporto nel quale si stima il numero totale delle banche dell’Europa Occidentale che erogano prestit all’Est. Secondo questo rapporto, l’Europa Orientale ha preso a prestito un totale di 1.700 miliardi di dollari, prevalentemente da banche dell’Europa Occidentale. In buona parte si tratta prestiti a breve termine della durata inferiore ad un anno. Nel 2009 le banche dell’Est devono ripagare o rinnovare qualcosa come 400 miliardi di dollari, il 33% del PIL totale della regione. Mentre le recessione globale si aggrava stanno diminuendo dopo giorno giorno le possibilità che questo possa avvenire. Ora le banche occidentali si stanno rifiutando di rinnovare quei prestiti, sotto pressioni politiche e finanziarie interne. La finestra del credito all’Est, che solo due anni fa era la fonte di un boom di utili per le banche dell’Europa Occidentale, ora si è chiusa di colpo.
Persino la Russia, che un anno fa aveva più di 600 miliardi di dollari di riserve in valuta straniera, si trova in una situazione difficile. Quest’anno le grandi aziende russe devono ripagare o rinnovare 500 miliardi di dollari. Da agosto, la Russia ha subìto un salasso del 36 per cento delle proprie riserve straniere per difendere il rublo.

In Polonia, il 60% di tutti i mutui ipotecari è in franchi svizzeri. Lo zloty polacco è diminuito di metà del proprio valore nei confronti del franco svizzero. L’Ungheria, i Balcani, i Paesi baltici e l’Ucraina stanno tutti soffrendo delle varianti della stesso problema. Come atto di follia collettiva – sia per chi chiede un prestito e sia per chi lo concede – si può paragonare alla débâcle dei subprime americani. Questa crisi, per le banche europee, svetta sulle perdite avute nei titoli del mercato immobiliare americano. E’ la prossima ondata della crisi che è pronta a colpire. Quasi tutto il debito del blocco orientale deve essere ripagato all’Europa Occidentale, soprattutto a banche austriache, svedesi, greche, italiane e belghe. Gli europei incidono per un sorprendente 74% per l’intero portafoglio da 4.900 miliardi di dollari di prestiti ai mercati emergenti. Sono cinque volte più esposti a quest’ultima crisi rispetto alle banche americane e giapponesi, e stanno utilizzando una leva del 50 per cento superiore secondo il FMI.

Anche se occorreranno mesi, o solamente alcune settimane, il sistema finanziario europeo sta ora affrontando una prova importante e la situazione è complicata dal fatto che quando le regole della Banca Centrale Europea sono state perfezionate alla fine degli anni ’90, i governi non hanno convenuto nel cedere il potere totale di centralità bancaria alla nuova BCE. Come risultato, in questa prima prova della BCE in una crisi sistemica, la banca non è in grado di agire allo stesso modo, per esempio, della Federal Reserve e ricoprire il ruolo di prestatore di ultima istanza o di inondare i mercati con degli incentivi di emergenza.
Secondo alcune stime la banca Centrale Europa ha già bisogno di portare i tassi a zero e poi acquistare in blocco obbligazioni e Pdfandbriefe. E’ frenata dalla geopolitica – un veto tedesco-olandese – e dal Trattato di Maastricht. La BERS stima che l’Europa dell’Est ha bisogno di almeno 400 miliardi di euro di aiuti per coprire i prestiti e sostenere il sistema creditizio.

I governi europei stanno peggiorando le cose. Alcuni di loro stanno facendo pressioni sulle loro banche per fare marcia indietro, vendendo sottocosto le loro consociate nell’Europa Orientale. Atene ha ordinato alle banche greche di ritirarsi dal Balcani. Le somme necessarie vanno oltre i limiti del FMI, che ha già tirato fuori dai guai Ungheria, Ucraina, Lettonia, Bielorussia, Islanda e Pakistan – e prossimamente la Turchia – e sta rapidamente esaurendo la sua riserva da 155 miliardi di euro, obbligandolo a vendere le proprie riserve d’oro per aumentare la liquidità.
Il recente salvataggio del FMI da 16 miliardi di dollari in Ucraina si è districato. Il paese – che sta subendo una contrazione del 12 per cento del PIL dopo il crollo dei prezzi dell’acciaio – si sta avviando verso l’insolvenza, lasciando Unicredit, Raffeisen e ING di fronte al disastro. Il governatore della banca centrale della Lettonia ha dichiarato la sua economia “clinicamente morta” dopo essere diminuita del 10,5 per cento nel quarto trimestre. I manifestanti hanno causato danni al Tesoro e preso d’assalto il Parlamento.

Forse l’aspetto più allarmante è che le istituzioni dell’Unione Europea non abbiano nessuna struttura per far fronte a tutto questo. Il giorno in cui decideranno di non salvare uno di questi paesi sarà l’innesco di una gigantesca crisi che si diffonderà in tutta l’Unione Europea.

Al momento, è chiaro che per meschine ragioni politiche Berlino non trarrà in salvo Irlanda, Spagna, Grecia e Portogallo mentre il crollo delle loro bolle del credito porterà all’aumento delle insolvenze, o non trarrà in salvo l’Italia accettando dei piani per le “obbligazioni dell’Unione” se i mercati del debito dovessero boicottare il debito pubblico italiano che sta ormai esplodendo, e che raggiungerà il 112% del PIL il prossimo anno, da poco corretto al rialzo dal 101%.

F. William Engdahl
Fonte: http://globalresearch.ca
Link http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=12339
18.02.2009

Traduzione di JJULES per www.comedonchisciotte.org

Pubblicato da Davide

  • nessuno

    Il rapporto di Moody’s accenna principalmente alle banche nell’Europa dell’Est

    Ma moody’ ha ancora il coraggio di dare giudizi? Ma quando li mandano in galera questi?

  • roberto321

    Ecco cosa dice LEAP/Europe 2020 al riguardo. Mi sembra che questo gruppo di studiosi francesi che le ha beccate tutte dal 2006, sia molto più autorevole di Moody’s…

    —————–
    Non c’e’ giorno che i media inglesi o americani non profetizzino l’imminente crollo dell’Unione Europea o dell’Euro, cadute vittime della crisi.

    Le banche europee sarebbero più esposte delle loro controparti americane per centinaia di miliardi di asset tossici, in particolare nell’Est

    Questa affermazione è tipica di chi non ha ancora compreso la natura di questa crisi. Anche se fosse vero in termini di esposizione (cosa ancora lontana dall’essere provata, tranne che per le banche austriache), bisogna comprendere che oggi non c’e’ niente di più tossico di un asset finanziario americano.
    ——————–

    E’ chiaro che essendo l’Euro l’unica alternativa al dollaro, l’Europa debba aspettarsi altri casi problemi provenienti dai più fedeli alleati USA, sia di natura militare (vedi Georgia), energetica (vedi Ucraina) o altri downgrade sbandierati dalle tre sorelle americane del rating (S&P Moody’s e Fitch).
    La strategia è evidente e non ci vuole un genio per capirla..

    E’ però altrettanto evidente che perchè l’Europa possa uscire quasi indenne dalla crisi devono cessare i continui veti tedesco-olandesi alle ipotesi di allentamento della stretta monetaria o di quantitative easing atte a salvare entità economiche europee sotto stress..

  • cumulate

    Quello che mi sfugge in questa crisi è la visione del “dopo” e la disamina del problema.
    Mi spiego.
    Poichè in natura nulla si crea e nulla si distrugge, questa crisi finanziaria non dovrebbe mutare la somma delle singole economie, dovrebbe sicuramente cambiare gli addendi ma non certo il totale.
    Perchè quindi tutto l’Occidente dovrebbe andare in crisi e portasi dietro paesi come la Turchia, la Lettonia, l’Islanda e quelli emergenti ?
    Non riesco proprio a capire quale paese/i (addendo/i dell’addizione ipotetica) possano crescere in termini relativi a discapito dell’Europa.
    Se la valuta russa si deprezza, se altrettanto fanno le valute dell’est europa e se per questo l’euro si indebbolisce e se ancora le banche e le imprese dell’europa e degli states vanno in default, dove finisce questa ricchezza (nulla si crea e nulla si distrugge) ?
    Certamente qualcuno obietterà che la nostra è un’economia di carta e che tutta la nostra ricchezza si basa su crediti virtuali, che poi i derivati hanno ampliato a dismisura.
    Ma, se facciamo un passo indietro e analizziamo quali siano i bisogni primari dell’uomo ci accorgiamo (semplificando) che oggi basta 1 agricoltore/allevatore ogni 1000 esseri umani per soddisfare l’esigenza primaria mentre cento anni fa il rapporto era di 1 a 50. Questo evidente balzo delle nostre economie, dovuto alla tecnologia, ha fatto si che gli altri 999 esseri si specializzassero in “altro” e che la forza dell’economia occidentale consiste nella velocità con cui si fa circolare il denaro cartaceo o virtuale.
    L’implosione del nostro mondo a cosa porterebbe allora ?
    Torneremmo ad arare i campi ?
    E della tecnologia di cui disponiamo cosa ne facciamo ?
    Non ho una risposta ma non riesco a credere ad un nuovo medio evo per cui tutto questo catastrofismo lo ritengo fuori luogo.
    Si dice che il debito pubblico italiano sia fuori controllo, come quello americano peraltro e che molti paesi europei abbiano problemi seri di debito pubblico.
    Alcuni paesi europei minori sono tecnicamente in default e che dire di quelli del secondo e terzo mondo ?
    Ma allora se nulla si crea e nulla si distrugge e la somma deve tornare, non mi dite che nel mondo gli unici ricchi siano giapponesi, cinesi e arabi perchè non ci credo.
    E’ un discorso un pò sconclusionato perchè buttato giù di corsa ma spero sia riuscito a trasmettervi il senso delle mie elucubrazioni e solleticare il vostro interesse per avere delle risposte sul “dopo”.

  • WONGA

    Per me quelli del leap soffrono di campanilismo,ragionano bene ma sono viziati dal vizietto tipico dei francesi di campanilismo e sciovinismo.Sognano la riscossa dell’Europa,con l’euro al posto del dollaro,non sarà così.Prendi il caso Societe Generale,prendi il bubbone UBS,prendi la Deutsche Bank,prendi Unicredit,Sanpaolo Intesa…no,niente riscossa dell’Europa,secondo me,troppe banche in difficoltà.

  • TitusI

    Beh, questo articolo da risposta alla domanda:

    Perche’ la crisi?

    Anche se occorreranno mesi, o solamente alcune settimane, il sistema finanziario europeo sta ora affrontando una prova importante e la situazione è complicata dal fatto che quando le regole della Banca Centrale Europea sono state perfezionate alla fine degli anni ’90, i governi non hanno convenuto nel cedere il potere totale di centralità bancaria alla nuova BCE. Come risultato, in questa prima prova della BCE in una crisi sistemica, la banca non è in grado di agire allo stesso modo, per esempio, della Federal Reserve e ricoprire il ruolo di prestatore di ultima istanza o di inondare i mercati con degli incentivi di emergenza. Secondo alcune stime la banca Centrale Europa ha già bisogno di portare i tassi a zero e poi acquistare in blocco obbligazioni e Pdfandbriefe. E’ frenata dalla geopolitica – un veto tedesco-olandese – e dal Trattato di Maastricht. La BERS stima che l’Europa dell’Est ha bisogno di almeno 400 miliardi di euro di aiuti per coprire i prestiti e sostenere il sistema creditizio.

    Tutto questo macello per fare un BCE piu’ forte poi “fonderla” con la FED e realizzare il loro schifoso piano di dominio mondiale TOTALE?
    Dobbiamo fare qualcosa per spazzare via questi banchieri delinquenti!

    @cumulate

    Quello che dici e’ sensato, ma non corretto considerato come funziona l’economia reale, essa si basa sul consumo (e sul debito), ossia sulla crescita del PIL, solo la crescita’ del PIL consente di mantenere lo status quo, se il pil decresce posti di lavoro vanno persi e il PIL decresce ancora e altri posti di lavoro vanno via innescando una spirale, questo proprio perche’ il 95% della genete fa lavori “inutili”.
    E’ vero , potremmo lavorare tutti molto di meno, e dedicarci a vivere, basterebbe utilizzare i mezzi tecnologici che ci sono e magari rinunciare a cose completamente inutili, ne gioverebbe la vita, la cultura e l’ambiente, ma si da il caso che questo sia inaccettabile per chi comanda, ossia il potere BANCARIO.

  • albertgast

    Premessa doverosa: non sono un’economista, non ho studiato matematica e quel poco che so l’ho studiato qualche secolo fa. Però in economia mi sembra che non funzioni così, cioè non è vero che nulla si crea e nulla si distrugge. Se si rappresenta l’andamento dell’economia con una linea, questa è (o dovrebbe essere, chiedo aiuto a chi ne sa) una “sinusoide”, cioè una linea che va su, raggiunge un massimo, poi decresce fino a raggiungere un minimo, per poi risalire di nuovo e via così…. Ora, secondo quello che ci dicono, siamo nella fase discendente, e, se non trovano qualcosa che faccia frenare la caduta, arriveremo in fondo abbastanza in fretta. Gli “esperti” dovrebbero quindi trovare il modo di frenare la discesa. Se poi sapessero anche fare miracoli, dovrebbero trovare il modo di risalire, senza arrivare a toccare il fondo. Ce la faranno? E chi lo sa?

  • rosacroce

    propio.

  • rosacroce

    si parecchio sconsclusionato.
    sono accertati i debiti delle banche europee a 18.000. miliARDI DI EURO
    IL DEBITO ITALIANO è CIRCA 1500 MILIARDI DI EURO.
    I DEBITI SONO 12 pli italiani,divisi per 5 .porta il debito degli stati europei a circa 400% del pli.
    è fallimento .

  • reza

    La prospettiva , nell’analisi della situazione attuale, cambia notevaolmente a seconda del logo geografico, cosi mentre per alcuni paesi europei con un debito pubblico introno a 35-45% del PIL è possibile trovare la salvezza con un alto grado di possibilità di riuscita, per paesi che hanno un debito maggiore,questa possibilità diminuisce con l’aumento del percentuale del loro debito rispetto al PIL !

    Nonostante tutte le rassicurazioni per alcuni paesi il futuro è incerto, casi particolarmente interessanti sono l’Ungheria e l’Estonia che dipendono direttamente dagli investimenti esteri per la loro economia, quindi con la crisi che sta minacciando alla base alcuni peasi,la stessa storia della UE e le sue prospettive future di integrazione e sviluppo vengono messi in discusione.

    E’un’pò simile alla questione che sta divorando internamente l’America dove la California è praticamente fallita,la Florida prospera per finanza illecita ed il Texas ricco non vuole pagare le disgrazie del resto della unione, specilmente di quegli stati dove esistono le fabbriche dell’auto che licenziano e chiudono con un ritmo catastrofico .

    A mio avviso,ciò che viene messa in discussione ora nell’occidente e nei paesi che hanno strettamente seguito la ricetta occidentale della felicità è il modello stesso di relazione tra la democrazia e il capitalismo.

    Tutto ciò di marcio che sta alla base della crisi attuale,si trova nella cornice politica basata su “nozioni” di limitazione della “coercizione” o non- limitazione per rispetto stretto della legge e delle regole dello stesso mercato e cioé: del liberismo.

    Il colmo sta nel fatto che ora, dopo quasi due decenni di rottura continua dei cosiddetti agli altri popoli che vivono su questa terra, e dopo 8 anni di guerre per impostare(con le cattive) ciò che altri popoli non avevano accettato con le “buone”, all’occidente liberista (sia a destra che a sinistra)non resta che tentare la salvezza con alti anzi,altissimi,livelli di interventi statali.

    Non so però se questi basteranno a salvare qualcosa, specialmente quando gli interventi statali devono avvenire negli stati indebitati fino al collo, ma non serve tanto tempo per capire se bastano o no , in America già quel cretino di Buh aveva cominciato e ora Obama continua con ritmi più forzati e quindi,entro giugno o massimo fine luglio vedremo i primi risultati oltre l’oceano e se sopraviveremo al casino che abbiamo esportato(al posto della democrazia e della libertà) nei paesi dell’Est, festegeremo tutti il ferragosto alla grande , copiando ancora per altri due secoli gli yankees……………..

  • Eli

    reza:
    condivido la tua analisi. Però analisti economici americani sostengono che per la ripresa americana occorreranno venti-venticinque anni. E temo che siano realisti. Non abbiamo ancora visto niente, in fondo. Jeremy Rifkin ha dichiarato che non sa come andrà, perchè é la prima volta che l’umanità si trova di fronte ad una crisi che é insieme, ecologica, energetica ed economica.

  • reza

    Anche su “come andrà ?” le situazioni sono diverse rispetto alla carta geografica .
    Certamente la crisi causerà un spostamento del centro economico finanziario che negli ultimi due secoli è stato Londra e poi New york e non ci sarà più un solo centro ma diversi centri, anche perché l’unilateralismo è ormai morto e sepolto e il multipolarismo è d’obbligo per i potenti come anche per i non-potenti (nel senso occidentale del termine) che si dividono ora in “gruppo emergente” ed il “gruppo affogato”.

    Certamente la situazione ecologica e sociale del mondo in aggiunta a questa crisi, toglie la “direzione” degli affari del mondo dalle mani di chi finora né aveva la facoltà, per il semplice motivo che questo ora si trova in grandi difficoltà interne e questo porterà, almeno per un periodo, al caos mondiale e forse alle guerre civili e quelli” incivili” e all’ affacciarsi al mondo di prepotenze locali e regionali che non avranno difficoltà a divenire internazionali; vedi la questione dei pirati del mare che se si allarga causerà gravi problemi alla sicurezza dei trasporti internazionali.

    Serve al più presto un accordo globale quindi un superamento del neonato G20 , altrimenti nessuno sarà più sicuro di niente e le rotte importanti di trasporto di merci e di energia finiranno nelle mani dei “Blackwaters” di ogni genere.

    Secondo me quelli che parlano della “crisi voluta” non sono molto lontani dalla realtà, credo che un ristretto gruppo di potenti in finanza ben aganciati con i multinazionali della armi sta dietro alla situazione attuale e credo cge Israele stia al centro di tutto questo.

    La logica vuole che chi ha avuto grande potere , sia nella finanza, che nella industria di armamenti, ora stia al riparo di certe perdite che molti riccchi stanno subendo e che i governi cercano di trasferire sulla testa delle masse e la stessa logica porta a concludere che, almeno per quanto riguarda l’occidente, in un futuro non lontano, molti di questi governi per trovare la “sicurezza” si rivolgeranno propri a questi “signori degli anelli”……………………………

    Lo so che sembra fantapolitica ma è altretanto evidente che qualcuno sta manovrando l’andamento della crisi, proprio come avveniva nel periodo tra I e II guerre mondiali, manovra che determinò la situazione mondiale fino alla caduta del muro di Berlino!

    Ora si sta ridisegnando il mondo del futuro (o il futuro del mondo)e qualche furbo vuole determinare una certa situazione favorevaole a chi detiene ancora il primato del controllo del grande capitale e degli armamenti, ebbene, Israele è il centrale da dove agisce questo qualcuno.

    Macche, vogliamo credere che l’attacco a Gaza mentre la crisi scoppiava spargendo il suo veleno su tutta la pianeta era solo un caso ?