LA PRIVATIZZAZIONE DELLA DISPERAZIONE SOCIALE DA FABBRICA ITALIA A ELECTROLUX

DI EUGENIO ORSO
pauperclass.myblog.it

Qual è la ragione più profonda della passività sociale che caratterizza le masse pauperizzate italiane, paese in cui una famiglia su tre è ormai da considerarsi povera, una passività che continua – o addirittura aumenta – mentre procedono spediti deindustrializzazione, taglio delle paghe e dei redditi, disoccupazione indotta?

Gli ultimi accadimenti che riguardano la struttura industriale italiana riportano tutti, inequivocabilmente, a un processo, in fase avanzata, di ridimensionamento drastico della struttura produttiva nazionale e di desertificazione industriale in molte aree del paese. L’aria è così rarefatta e la direzione di marcia così scontata che gli allarmi non suscitano, ormai, alcuna sorpresa. Né possono provocare alcuna reazione di massa, dentro o fuori gli schemi politici e sindacali dell’epoca.

Due sono gli accadimenti più significativi occorsi nel mese di gennaio di questo 2014, che si annuncia ferale. Il primo è la formalizzazione della fine della vecchia Fiat, così come la conoscevamo, e la nascita di una capogruppo con sede all’estero. Non si tratta che dell’ultimo atto d’internazionalizzazione (e di snazionalizzazione, per quanto riguarda l’Italia) di un colosso industriale che già da anni, informalmente, non può più dirsi italiano. Il secondo accadimento – ancor più significativo del primo – è il ricatto del gruppo svedese Electrolux che punta al ridimensionamento drastico delle produzioni in Italia e/o al taglio brutale delle paghe. Gli stabilimenti del gruppo sono in Friuli, in Veneto, in Romagna e in Lombardia. Questo ricatto è illuminante e ha un grande valore anche sul piano simbolico, poiché, in tal caso, si avanza di buon passo nel processo di “cinesizzazione” del fattore-lavoro in Italia e in Europa, comprimendone i costi senza troppe cerimonie. Si dovrà parlare, d’ora in avanti, esclusivamente di fattore-lavoro (per l’appunto) i cui costi potranno essere compressi all’estremo, fino alla soglia minima di sopravvivenza o anche al di sotto. Parlare di lavoratori, guardando alle persone e ai loro diritti, in queste contingenze storiche è ormai neocapitalisticamente anacronistico. Sorriderà compiaciuto, nella tomba, l’agente di cambio anglo-olandese David Ricardo – padre del liberismo economico e “bestia nera” di Marx, nonché classico dell’economia – la cui legge dei salari altro non prevedeva, per i lavoratori, che il minimo per la sopravvivenza di sé e del proprio nucleo familiare (il cosiddetto salario di sussistenza). Il modello Electrolux, se applicato diffusamente in grandi numeri, supererà le sue attese, perché in futuro, nei semi-stati neocapitalistici come l’Italia, si potrà andare liberamente molto al di sotto del minimo.

Dopo il modello Fabbrica Italia marchionnista, adottato da una Fiat infedele al paese (quella “finanziaria e globale” del manager canadese Marchionne e degli eredi Agnelli, gli ebrei Elkann), ecco spuntare il modello Electrolux, non limitato al settore degli elettrodomestici. Un modello fondato su un ricatto brutale, da realizzare per le vie brevi. O il taglio delle paghe senza alcuna vera contrattazione, oppure la delocalizzazione delle produzioni altrove (nella fattispecie in Polonia) e la chiusura degli stabilimenti italiani. Il sistema dell’economia mondiale lo permette, anzi, lo incoraggia. Si avanza così di un passo, oltre Marchionne e la Fiat “internazionalizzata” oggi fusa con Chrysler in FCA, verso il pieno dominio del mercato globale e la totale libertà di scelta del Capitale Finanziario. Si passa dall’attacco portato con successo alla contrattazione nazionale collettiva da una Fiat ancora formalmente italiana, con sede nella penisola, ma fuori dal sindacato padronale di confindustria (cosa che all’epoca provocò una certa sensazione), a un attacco più diretto per colpire al cuore le deboli resistenze residue al progetto neocapitalistico. Un progetto che prevede la compressione estrema del fattore-lavoro e la totale libertà nella scelta delle aree d’investimento, non più ostacolata da alcuna barriera. Infatti, dello stato sovrano non c’è più alcuna traccia, in Italia, e si è definitivamente affermato, dal direttorio Monti-Napolitano in poi, un semi-stato europoide e neocapitalistico. Un semi-stato “da operetta”, estraneo agli interessi della popolazione italiana e tenuto formalmente in vita dai veri decisori, come supporto locale ai processi di globalizzazione economico-finanziaria in atto. In questo contesto generale, il “sub-mercato” europoide che imprigiona l’Italia si muove nella stessa direzione dei grandi mercati asiatici e del Pacifico. La rotta, per tutti, è stabilita dagli agenti strategici neocapitalistici (espressione usata da Gianfranco la Grassa e dal compianto Costanzo Preve) che attraverso le “istituzioni” sopranazionali controllano ferreamente la penisola, le sue risorse (popolazione compresa) e il suo patetico semi-stato.

Ciò che più conta, in questa sede, è rilevare che nel passaggio dalla marchionnista Fabbrica Italia al modello Electrolux di relazioni industriali (scriviamo pure così, con amara ironia) si compie la privatizzazione della disperazione sociale – fra le masse immemori dell’antica ed estinta lotta di classe – con il supporto decisivo dei media, di economisti e intellettuali, della politica collaborazionista nel semi-stato italiano e dalle centrali sindacali al servizio del neocapitalismo. Si compie, altresì, il passaggio dal lavoro che può essere ancora oggetto di tutele, rapportato alla persona umana e alla sua esperienza esistenziale, al mero fattore-lavoro neocapitalistico, che non può avere alcun diritto (fra un po’ neppure i fasulli “diritti umani” neoliberali) perché concepito come un qualsiasi bene e servizio nel circuito produttivo, artificiosamente disgiunto dal suo prestatore. I lavoratori, in quanto tali, diventano delle non-persone. Non-persone come lo furono gli schiavi del mondo antico e aristotelico, ridotti a “oggetti animati” destinati a usare altri oggetti, inanimati, di proprietà dello stesso padrone. “Oggetti animati” di cui è possibile liberarsi chiudendo interi stabilimenti produttivi, se non si accettano inaccettabili (in altre epoche) riduzioni di paga. Il modello Electrolux, necessitato dal funzionamento stesso del neocapitalismo, lascia al “prestatore del servizio” e portatore del fattore-lavoro, soltanto due alternative – altrettanto drammatiche, da scontare in silenzio nella dimensione privata – che sono schiavitù o disoccupazione.

Dopo aver abilmente disgiunto la persona dal fattore-lavoro, negando l’unità dell’esperienza esistenziale umana, si privatizza anche la conseguente disperazione sociale di massa, rendendola un mero dramma individuale e individualizzato, privo di rappresentanza politica nel semi-stato e orfano delle vecchie tutele sindacali. Non è più possibile, in questi contesti, alcuno sbocco in termini di conflitto verticale, o lotta di classe fra dominanti e dominati. Non esistono più rappresentanze effettive per i futuri schiavi, o i futuri espulsi dal ciclo produttivo. Il dramma è vissuto esclusivamente nel privato, da invisibili e anonimi prestatori del servizio lavorativo, il suo esito è scontato e la possibile dimensione mediatica che può avere – come nel caso “di scuola” Electrolux, oggetto dei soliti, disgustosi talk-show – è totalmente fuorviante (colpa delle tasse sul lavoro, della spesa pubblica da tagliare, del costo della burocrazia e delle sue lungaggini), se non apertamente apologetica delle dinamiche neocapitalistiche e mercatiste. Ecco cosa impongono l’”apertura al mercato” e la cosiddetta competitività in uno scenario globale, per agganciare una chimerica ripresa produttiva e occupazionale nel semi-stato. Che la riduzione di paga richiesta per mantenere la produzione
in Italia sia di poco più del 10%, come millanta la proprietà, o addirittura del 50%, oppure, più probabilmente, vicina a una percentuale intermedia fra le due, poco importa. Comunque finisca la vicenda degli stabilimenti italiani di Electrolux, il dado è tratto, il ricatto è servito ed è il Capitale Finanziario a dettare imperiosamente la sua legge.

Eugenio Orso

Fonte: http://pauperclass.myblog.it/

1.02.2014

10 Commenti
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Farkas
Farkas
1 Febbraio 2014 17:19
Ad maioram capitale gloria et inverecundia magna societas laboratores et
 sinistra tota.
Amen  ,

ilsanto
ilsanto
1 Febbraio 2014 18:44

Ma quale ricatto !? Questi come tutti gli industriali che ancora lavorano in Italia sono degli EROI !!!.

Gente che investe i suoi capitali non nella finanziarizzazione,  nella speculazione, negli immobili, gente che non vive di rendita,  che rischia, che crede in quello che fà, che affronta il mercato a testa alta, che difficilmente lavora in nero ne usa operai più che in regola.
Che sopporta le tasse più alte del mondo, la burocrazia più demenziale, il fisco più ossessivo, le leggi più vessatorie, i sindacati più anacronistici, trasporti inefficienti, il costo dell’energia più alto, lo stato che non paga le fatture, tassi elevati, magari pure la visita di qualche mafioso, la richiesta di tangenti da politici e burocrati, la chiusura delle commesse pubbliche a vantaggio dei soliti amici dei politici, l’impossibilità di licenziare.
Ma la totale apertura del mercato nazionale ai prodotti cinesi.
Ma perchè non si dice che una massa di incompetenti ha fatto la globalizzazione uccidendo gli stati ? Perchè non si dice che il 75% degli occupati è nei servizi ? Perche non si dice che il sindacato si è venduto ?
Questo sistema è al capolinea altro che ripresa siamo al tracollo.
pasquale50
pasquale50
1 Febbraio 2014 21:21

viva la sincerità

uomospeciale
uomospeciale
1 Febbraio 2014 23:10

Condivido al 100% quello che hai detto.Il bello è che sento ancora in giro della gente che si aspetta la fine della crisi o il rilancio dell’Italia magari ad opera di renzi o grazie alla resurrezione del berlusca….Pensa te……..Pensa te come sta messo mentalmente l’italiano medio……… E’ irrecuperabile.La realtà è che è finita, l’Italia è finita.Il benessere degli anni 90 e 2000 non tornerà mai più….l’Italia intera si deindustrializzerà e impoverirà sempre di più, e sempre più velocemente fino a diventare il meridione povero e sottosviluppato dell’estrema periferia  europea….Le riforme e il risanamento ma prima ancora il "rinnovamento"  in  toto della classe dirigente,  del settore industriale, e del "sistema paese"   andavano fatti negli anni 80 quando ancora l’economia tirava e l’industria si espandeva creando ricchezza e occupazione.Ma Questo accadeva perché 30 anni fa né la Cina né l’india né una mezza dozzina di altri paesi che oggi ci fanno regolarmente le scarpe, erano all’altezza del manifatturiero italiano…. Oggi invece ci hanno superato, e con un costo del lavoro molto più basso del nostro.Invece allora si è preferito continuare per un altro trentennio a rubare, a sperperare, a depredare l’Italia gonfiando a dismisura il debito pubblico per sfamare le varie… Leggi tutto »

Georgejefferson
Utente CDC
2 Febbraio 2014 10:30

Sintesi perfetta della propaganda,ballaro ti aspetta a braccia aperte,una carriera speciale ti attende

eresiarca
eresiarca
2 Febbraio 2014 10:57

Andate a vedere (anche solo su Wikipedia), chi sono i Wallenberg, proprietari, tra le altre mille attività – comprese banche – del gruppo Electrolux. L’attuale capo della casata è sposato con una Sachs, tanto per dire… Queste cose qualche sindacalista onesto le dovrebbe raccontare agli operai… Almeno per metter loro la classica pulce nell’orecchio e svegliarsi un po’ dall’illusione del conflitto tra "capitale e lavoro". No, il conflitto vero è tra produttori e parassiti. Una genia di parassiti all’interno della quale ci sono dei ben identificabili gruppi "religiosi".

Georgejefferson
Utente CDC
2 Febbraio 2014 12:50

Poveretti gli industriali che rischiano il "capitale proprio"guadagnato e meritevole. ZANUSSI Fondata da Antonio Zanussi a  Pordenone [it.wikipedia.org] nel  1916 [it.wikipedia.org], essa conobbe la trasformazione dopo il  1946 [it.wikipedia.org] da azienda familiare a industria leader negli elettrodomestici [it.wikipedia.org] grazie a uno dei figli di Antonio,  Lino Zanussi [it.wikipedia.org]. Nel  1951 [it.wikipedia.org], con una forza lavoro di più di 300 operai, la compagnia si differenziò nella produzione di forni a gas, elettrici e a doppia alimentazione; e con la crescente disponibilità e popolarità di cilindri a gas nacque la prima cucina entrata nelle case di decine di migliaia di famiglie europee[ senza fonte [it.wikipedia.org]]. Nel 1954 Industrie Antonio Zanussi produsse il primo frigorifero della linea di produzione della compagnia, una nuova industria venne aperta a  Porcia [it.wikipedia.org] (ancora una delle più importanti al mondo nel campo degli apparecchi per la casa). Nel 1957 la Zanussi lanciò il suo frigorifero dallo stile tondeggiante che dettò legge nei frigoriferi italiani degli anni a venire. Il  1958 [it.wikipedia.org] vide la produzione delle prime lavabiancheria Rex. Con un approccio d’avanguardia frutto di stretti contatti tra i disegnatori e gli esperti tecnici, la compagnia sviluppò apparecchiature avanti nel tempo in termini di compattezza, efficienza e risultato. Nel 1959 vennero presentati sei modelli di… Leggi tutto »

pasquale50
pasquale50
2 Febbraio 2014 14:20

la Famiglia Zanussi non è più a capo dell’Azienda e per i Wallenberg, che vivono in un mondo globalizzato dove conta solo il profitto e non le persone, 30 euro in + per lavatrice costituiscono solo la scusa per spostare la produzione in posti dove un operaio costa 1/4 di quello Italiano, dove si hanno "favori" statali e dove si aiuta in tutti i modi la prduzione industtriale.

Bisogna capire che l’occidente sta morendo (in primis l’Italia) e tutto ciò perchè è stata imposta ed esporta la globalizzazione, perchè il capitalismo è stato sostituito dal turbocapitalismo….

…Bisogna aprire gli occhi, il mondo che conoscevamo non esiste e non esiterà più..bisogna riformare tutto dalle buste paghe, al costo del lavoro, dall’amministrazione all’istruzione e subito…

NON ABBIAMO TEMPO PER VIVERE NEL PASSATO

Georgejefferson
Utente CDC
2 Febbraio 2014 16:25

E’ la tua opinione,legittima,per carita.Dicevano lo stesso nella prima globalizzazione,poi nella seconda,poi negli imperialismi vari,poi tutti caduti.Chi dichiara che il bene sia morto,per di piu,"il passato"e’ per metterlo a morte,consapevolmente o meno

gm
gm
4 Febbraio 2014 18:44

mamma mia! gli articoli di questo orso fanno solo aumentare il tasso di
depressione! Ma possibile che vede sempre tutto nero!