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LA PRIMAVERA SOCIALE DI TETTAMANZI E IL TERRORISMO DI RATZINGER

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

DI RITA PENNAROLA

Dopo secoli di progressivo distacco dai bisogni primari del suo popolo, la sfera più altolocata della Chiesa comincia a scendere per davvero sulla terra, questo Natale, sembra accorgersi che esiste un grande vuoto, e da troppo tempo. Un vuoto nel quale lavorano in silenzio intere generazioni di preti coraggio, uomini e donne impegnati nel servizio agli altri, religiosi o laici, che incarnano il cristianesimo evangelico e con la loro parola, tradotta in fatti concreti, provano ogni giorno a colmarlo, quell’abisso fra il popolo e la sua chiesa, a riempirlo di fratellanza, solidarietà, amore.
Dopo le iniziative del cardinale Crescenzio Sepe a Napoli – un importante segnale, ma finora ancora in bilico tra sostegno vero ed elemosina caritatevole – la notte della Vigilia uno squarcio nel muro del distacco l’ha aperto, nel duomo di Milano, il cardinale Dionigio Tettamanzi: non basta parlare, occorre fare qualcosa di concreto, subito, ha detto. E lo ha fatto, stanziando un fondo di solidarietà da un milione di euro, tanto per cominciare, in favore di chi non ha nulla o sta perdendo tutto. Non prediche, non chiacchiere: denaro vero per chi precipita nel baratro della miseria e della malattia, prelevato «dall’otto per mille e da offerte pervenute in questi giorni», ha detto il cardinale, ma soprattutto «da scelte di sobrietà della diocesi e mie personali». Una autentica «primavera sociale».Che esempio, che grande lezione: ora la strada è aperta. Non si potrà più, nelle parrocchie, in cattedrale, ai piedi di San Pietro, «non sapere da che parte incominciare». Fare per primi la propria parte non sarà più un eventuale atto di carità, sarà un dovere.
E sarà forse anche un modo – ma non vorremmo volare troppo con la fantasia – per ridicolizzare i nababbi che ci governano e le loro elemosinevoli card: invece di tuonare dai pulpiti di Palazzo Chigi o dei loft, comincino ad allentare le loro tasche e ad aprire le loro opulente magioni all’accoglienza.

Stona perciò, mentre una parte autorevole della chiesa si porta finalmente in avanti, sentire dal papa un discorso di Natale incentrato sui pericoli del «terrorismo».
Che cos’è il «terrorismo», Santità? E’ la difesa del diritto ad esistere da parte dei popoli invasi proprio in nome di quella stessa logica della sopraffazione che per giustificarsi agli occhi del mondo ha dovuto inventarselo, il termine «terrorismo»? E’ quel mostro in nome del quale sono rimasti massacrati e senza sepoltura quasi un milione di bambini e di esseri umani dall’Afghanistan all’Iraq? E’ quella paura globalizzata che hanno gli occidentali quando il mondo arabo, dopo secoli di sterminio “legalizzato”, comincia a prendere coscienza della propria dignità umana?
Questo, Santità, per tanti di noi, laici o cristiani, questo è il «terrorismo». E questo avremmo voluto ascoltare dalla sua voce, mentre una crisi economica epocale travolge il nostro mondo, nella notte di Natale.

Rita Pennarola

Fonte: www.lavocedellevoci.it
Link: http://www.lavocedellevoci.it/news1.php?id=86

26.12.08

Pubblicato da Davide

  • fefo

    Questi preti sono il trionfo del’ ipocrisia.La religione è proprio la bancarotta del cervello.

  • geopardy

    SARA’ CONTENTO IL PAPA DELLA LOTTA CHE ISRAELE STA CONDUCENDO CONTRO IL “TERRORISMO” (leggete le notizie del commento precedente).
    Geo

  • myone

    IO penso che il terrorismo o l’ antiterrorismo perpetrato nel tempo e nella storia, non abbia lasciato innocenti in nessun popolo o civilta’. Il pensiero di uno che sta’ in una sedia religiosa o politica, lascia il tempo che trova quando e’ giudicato da un essere umano, che almeno di fondo, abbia le caratteristiche umane del considerare. E non bisogna fare di tutta un’ erba un fascio. Nella massa cattolica o nella societa’ dei destra o sinistra, o in ogni singolo di popolazione o credo o tendenza, fortunatamente, c’e’ ancora un modo di considerare le cose, giudicarle, pesarle. E come la vita non sta’ al sistema o ai credi, cosi il pensiero della vita stessa, sta’ e rimane nelle oppinioni e nelle considerazioni dei singoli. E anche qui, difficile far uscire una linea concisa e pulita, delle valutazioni. Sarebbe troppo miracoloso, che ogni capo o testa che determina un modo e una tendenza che conta e che poi si fa reale, ammettesse il vero, e che ogni parte, facesse un passo indietro e ristabilisse il giusto. Se cosi fosse, non avremmo un mondo cosi, ma visto che e’ cosi, si vede che la mente umana e’ tra’ le piu’ corrotte e fuori luogo che esistano. E questo, trascende in tutto e in tutti, dai modi politici, religiosi, di pensiero, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Perche’, il mea culpa, sta’ in tutto e su tutti. Una cosa certa mancherebbe per ovviare a questa tendenza: direzionare i capi-dei-capri a suon di legnate, verso vie diverse. Ma anche qui, nessuno ha ne il bastone, e ne il capo a portata di mano.

  • Galileo

    Io non ho capito niente di quello che hai scritto. Myone, il mea culpa su di me non c’è perchè me lo metti tu, anche perchè tu non salvi nessuno, per te siamo tutti colpevoli.