Home / ComeDonChisciotte / LA PRESA PER IL CULO DEL REFERENDUM ABROGATIVO

LA PRESA PER IL CULO DEL REFERENDUM ABROGATIVO

DI PAOLO FRANCESCHETTI
paolofranceschetti.blogspot.com

Premessa.

In questo articolo provo a spiegare in parole semplici perché questi referendum, come tutti quelli del passato, servono solo a prendere in giro i cittadini.

Cercherò di usare un linguaggio scientifico sì, ma comprensibile ai più. E cercherò di utilizzare il linguaggio popolare maggiormente adattabile al tipo di considerazioni tecniche che sottoporrò al lettore, nel senso che sceglierò termini comprensibili anche al profano, il più possibile aderenti però al reale significato “giuridico” della questione referendaria.

Il tutto, ovviamente, cercando di interpretare il pensiero del legislatore costituzionale nel modo più aderente possibile a quello che fu lo spirito dei padri riformatori che, scrivendo la Carta Costituzionale, dettavano le regole fondamentali del rapporto tra potere politico e cittadini.Cercherò di spiegare il referendum, insomma, in una chiave “costituzionalmente orientata” (termine che oggi va molto di moda in tutte le sentenze e i libri di diritto).

Brevi cenni sul referendum.

Il referendum è uno strumento di democrazia popolare, che serve cioè per far partecipare attivamente i cittadini alla vita politica. Serve in altre parole a far sì che il popolo eserciti quella sovranità che, in teoria, l’articolo 1 della Costituzione gli attribuisce.

Il referendum può essere di vari tipi:
Consultivo (cioè si chiede un parere all’elettorato di una questione X)
Abrogativo (per cancellare una legge esistente)
Propositivo (per proporre una legge nuova)

Il referendum più importante è quello propositivo, che però non è ammesso dalla nostra Costituzione.

L’altro referendum, meno importante del precedente, ma che comunque potrebbe avere un ruolo decisivo nella vita politica, è quello consultivo. Anche questo non ammesso.
Questo tipo di referendum sarebbe importante perché, una volta che la maggioranza dei cittadini si sia espressa a favore o contro un certo provvedimento, il governo o il parlamento che poi approvassero provvedimenti di senso contrario farebbero una pessima figura.

L’unico referendum ammesso da noi è quindi quello abrogativo, la cui utilità funzionale e strutturale, avendo cura di leggere la normativa vigente in una chiave costituzionalmente orientata, può essere sintetizzata come segue: non serve a un beneamato cazzo.

Infatti una volta abrogata la legge, il parlamento può sempre approvarne una non identica, ma di contenuto simile.

In altri casi la situazione può anche essere peggiore, nel senso che la legge abrogata potrebbe lasciare un vuoto normativo che potrebbe essere peggio della legge stessa.

La nostra Costituzione, cioè, prende in giro i cittadini con l’istituto del referendum.

Basta ricordare quello che è successo in passato per rendersene conto.

Brevi cenni storici sulla presa per il culo dei referendum del passato.

Per capire l’inutilità di di questo istituto, è sufficiente vedere cosa è successo con i più importanti referendum del passato:

Nel 1993 è stato abolito il finanziamento pubblico ai partiti. Il parlamento non ha battuto ciglio, e ha varato – nello stesso anno (non dopo 50 anni, o 50 mesi) – una legge per il “rimborso elettorale ai partiti”.

Nel 1987 viene abrogata la norma che limitava la responsabilità dei magistrati. Nel 1988 (quindi dopo un anno, non dopo 100 anni o 100 mesi) viene varata una legge che limita la responsabilità del magistrato ai soli casi di dolo o colpa grave; legge che peraltro nei fatti non viene mai applicata, in quanto non si ha, a memoria d’uomo, un caso di magistrato condannato per avere fatto un torto ad un cittadino.

Nel 1995 venne abrogata la norma che faceva della Rai un servizio pubblico. Ma la Rai continua imperterrita a far pagare il canone ai cittadini.

Quei pochi risultati positivi che potevano ottenersi con il referendum abrogativo, poi, sono stati distrutti dall’opera demenziale e demagogica dei Radicali e di altri gruppi contigui, che negli ultimi anni hanno affossato definitivamente il referendum con due tecniche:
1) hanno proposto dei quesiti referendari incomprensibili a un qualsiasi cittadino medio, e di difficilissima comprensione anche per un giurista esperto come me;
2) hanno proposto quesiti che non interessavano a nessuno, come quello geniale sulle “servitù di elettrodotto” che la maggior parte dei cittadini neanche capisce cosa sia.

Non a caso negli ultimi anni le urne sono andate quasi deserte e non si è raggiunto il quorum necessario.

In altre parole, per qualche decennio il referendum è stato utilizzato per problematiche marginali, ma che comunque avevano una certa logica e che soprattutto interessavano i cittadini (ricordiamo quello sull’aborto, sul divorzio, sulle droghe leggere e altri); di recente, per screditare del tutto il referendum, e per distruggere i pochi lati positivi di esso, sono stati proposti quesiti come quello dei “premi di maggioranza alle liste elettorali”, quello sulla procreazione assistita e quello sulle trattenute sindacali degli enti previdenziali.
Referendum cui il popolo italiano ha risposto con un vaffanculo, mandando deserti i seggi elettorali.

Brevi cenni all’inculatura del referendum del 12 giugno.

Anche i quesiti attuali sono una bufala. Sinteticamente:

– Il quesito sull’acqua non riguarda in realtà solo l’acqua, ma l’affidamento di tutti i servizi pubblici locali.
Abrogata la norma resta la possibilità per lo stato di emanare una norma di contenuto non uguale ma identico (nel prossimo capitolo voglio fare un esempio specifico di quel che intendo; ora sorvolo per non appesantire il discorso e rendere questo articolo leggibile a chiunque).

– Il quesito sul legittimo impedimento è una presa in giro. Ci dicono che la norma sul legittimo impedimento vada a favore del Presidente del Consiglio. Il che è vero. Ma il Presidente del Consiglio ha mille modi per evitare un processo, e lo sappiamo bene; sparizione di fascicoli, infarti o malattie dei giudici, corruzione dei giudici, tacitazione degli organi di stampa.
Al Presidente del Consiglio non importa nulla che la norma sia abrogata o no.
La questione serve solo per gettare fumo negli occhi, e far pensare che nel nostro paese ci sia una democrazia, che la gente discuta, che il cittadino abbia un minimo di potere e per dare al 99 per cento degli italiani la sensazione che il potere di Berlusconi, in fondo, non è così enorme, se noi abbiamo il potere di cancellare una legge che è scomoda al premier.
Già immagino i discorsi, al bar del mio paese come al bar del tribunale: “non è vero che non siamo in democrazia; in fondo, siamo andati a votare per abbattere una legge ingiusta”; “Berlusconi non è così potente, guarda che botte che prende prima dalla Corte Costituzionale e poi dagli elettori”.

In realtà, di questa legge, al premier non frega nulla.

Ma vaglielo a far capire alla gente.

Piccolo esempio di presa per il culo giuridica. Il quesito sui servizi pubblici.

Il primo quesito riguarda l’abrogazione di questo articolo (da notare che è più lungo l’articolo di legge di tutto l’articolo che ho scritto fin qua):

————–

Articolo 23 bis Dl 112-2008

Le disposizioni del presente articolo disciplinano l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, in applicazione della disciplina comunitaria e al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonché di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettere e) e m), della Costituzione, assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano a tutti i servizi pubblici locali e prevalgono sulle relative discipline di settore con esse incompatibili. Sono fatte salve le disposizioni del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, e dell’articolo 46-bis del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, in materia di distribuzione di gas naturale, le disposizioni del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, e della legge 23 agosto 2004, n. 239, in materia di distribuzione di energia elettrica, nonche’ quelle del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422, relativamente alla disciplina del trasporto ferroviario regionale. Gli ambiti territoriali minimi di cui al comma 2 del citato articolo 46-bis sono determinati dal Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro per i rapporti con le regioni, sentite la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, e l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, tenendo anche conto delle interconnessioni degli impianti di distribuzione e con riferimento alle specificità territoriali e al numero dei clienti finali. In ogni caso l’ambito non può essere inferiore al territorio comunale.

2. Il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria:

a) a favore di imprenditori o di societa’ in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi del Trattato che istituisce la Comunita’ europea e dei principi generali relativi ai contratti pubblici e, in particolare, dei principi di economicita’, efficacia, imparzialita’, trasparenza, adeguata pubblicita’, non discriminazione, parita’ di trattamento, mutuo riconoscimento e proporzionalita’;

b) a societa’ a partecipazione mista pubblica e privata, a condizione che la selezione del socio avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a), le quali abbiano ad oggetto, al tempo stesso, la qualita’ di socio e l’attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio e che al socio sia attribuita una partecipazione non inferiore al 40 per cento.

3. In deroga alle modalita’ di affidamento ordinario di cui al comma 2, per situazioni eccezionali che, a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato, l’affidamento puo’ avvenire a favore di societa’ a capitale interamente pubblico, partecipata dall’ente locale, che abbia i requisiti richiesti dall’ordinamento comunitario per la gestione cosiddetta “in house” e, comunque, nel rispetto dei principi della disciplina comunitaria in materia di controllo analogo sulla societa’ e di prevalenza dell’attivita’ svolta dalla stessa con l’ente o gli enti pubblici che la controllano.

4. Nei casi di cui al comma 3, l’ente affidante deve dare adeguata pubblicita’ alla scelta, motivandola in base ad un’analisi del mercato e contestualmente trasmettere una relazione contenente gli esiti della predetta verifica all’Autorita’ garante della concorrenza e del mercato per l’espressione di un parere preventivo, da rendere entro sessanta giorni dalla ricezione della predetta relazione.

Decorso il termine, il parere, se non reso, si intende espresso in senso favorevole.
4-bis. I regolamenti di cui al comma 10 definiscono le soglie oltre le quali gli affidamenti di servizi pubblici locali assumono rilevanza ai fini dell’espressione del parere di cui al comma 4.

5. Ferma restando la proprieta’ pubblica delle reti, la loro gestione puo’ essere affidata a soggetti privati.

6. E’ consentito l’affidamento simultaneo con gara di una pluralita’ di servizi pubblici locali nei casi in cui possa essere dimostrato che tale scelta sia economicamente vantaggiosa. In questo caso la durata dell’affidamento, unica per tutti i servizi, non puo’ essere superiore alla media calcolata sulla base della durata degli affidamenti indicata dalle discipline di settore.

7. Le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle rispettive competenze e d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, possono definire, nel rispetto delle normative settoriali, i bacini di gara per i diversi servizi, in maniera da consentire lo sfruttamento delle economie di scala e di scopo e favorire una maggiore efficienza ed efficacia nell’espletamento dei servizi, nonche’ l’integrazione di servizi a domanda debole nel quadro di servizi piu’ redditizi, garantendo il raggiungimento della dimensione minima efficiente a livello di impianto per piu’ soggetti gestori e la copertura degli obblighi di servizio universale.

8. Il regime transitorio degli affidamenti non conformi a quanto stabilito ai commi 2 e 3 e’ il seguente:

a) le gestioni in essere alla data del 22 agosto 2008 affidate conformemente ai principi comunitari in materia di cosiddetta “in house” cessano, improrogabilmente e senza necessita’ di deliberazione da parte dell’ente affidante, alla data del 31 dicembre 2011;

b) le gestioni affidate direttamente a societa’ a partecipazione mista pubblica e privata, qualora la selezione del socio sia avvenuta mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a) del comma 2, le quali non abbiano avuto ad oggetto, al tempo stesso, la qualita’ di socio e l’attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio, cessano, improrogabilmente e senza necessita’ di apposita deliberazione dell’ente affidante, alla data del 31 dicembre 2011;

c) le gestioni affidate direttamente a societa’ a partecipazione mista pubblica e privata, qualora la selezione del socio sia avvenuta mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a) del comma 2, le quali abbiano avuto ad oggetto, al tempo stesso, la qualita’ di socio e l’attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio, cessano alla scadenza prevista nel contratto di servizio;

d) gli affidamenti diretti assentiti alla data del 1° ottobre 2003 a societa’ a partecipazione pubblica gia’ quotate in borsa a tale data e a quelle da esse controllate ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile, cessano alla scadenza prevista nel contratto di servizio, a condizione che la partecipazione pubblica, si riduca anche progressivamente, attraverso procedure ad evidenza pubblica ovvero forme di collocamento privato presso investitori qualificati e operatori industriali, ad una quota non superiore al 30 per cento entro il 31 dicembre 2012; ove siffatta condizione non si verifichi, gli affidamenti cessano, improrogabilmente e senza necessita’ di apposita deliberazione dell’ente affidante, alla data del 31 dicembre 2012;

e) le gestioni affidate che non rientrano nei casi di cui alle lettere da a) a d) cessano comunque entro e non oltre la data del 31 dicembre 2010, senza necessita’ di apposita deliberazione dell’ente affidante.

9. Le societa’, le loro controllate, controllanti e controllate da una medesima controllante, anche non appartenenti a Stati membri dell’Unione europea, che, in Italia o all’estero, gestiscono di fatto o per disposizioni di legge, di atto amministrativo o per contratto servizi pubblici locali in virtu’ di affidamento diretto, di una procedura non ad evidenza pubblica ovvero ai sensi del comma 2, lettera b), nonche’ i soggetti cui e’ affidata la gestione delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali degli enti locali, qualora separata dall’attivita’ di erogazione dei servizi, non possono acquisire la gestione di servizi ulteriori ovvero in ambiti territoriali diversi, ne’ svolgere servizi o attivita’ per altri enti pubblici o privati, ne’ direttamente, ne’ tramite loro controllanti o altre societa’ che siano da essi controllate o partecipate, ne’ partecipando a gare. Il divieto di cui al primo periodo opera per tutta la durata della gestione e non si applica alle societa’ quotate in mercati regolamentati. I soggetti affidatari diretti di servizi pubblici locali possono comunque concorrere alla prima gara svolta per l’affidamento, mediante procedura competitiva ad evidenza pubblica, dello specifico servizio gia’ a loro affidato.
10. Il Governo, su proposta del Ministro per i rapporti con le regioni ed entro il 31 dicembre 2009, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, nonche’ le competenti Commissioni parlamentari, emana uno o piu’ regolamenti, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, al fine di:

a) prevedere l’assoggettamento dei soggetti affidatari cosiddetti in house di servizi pubblici locali al patto di stabilita’ interno, tenendo conto delle scadenze fissate al comma 8, e l’osservanza da parte delle societa’ in house e delle societa’ a partecipazione mista pubblica e privata di procedure ad evidenza pubblica per l’acquisto di beni e servizi e l’assunzione di personale;

b) prevedere, in attuazione dei principi di proporzionalita’ e di adeguatezza di cui all’articolo 118 della Costituzione, che i comuni con un limitato numero di residenti possano svolgere le funzioni relative alla gestione dei servizi pubblici locali in forma associata;

c) prevedere una netta distinzione tra le funzioni di regolazione e le funzioni di gestione dei servizi pubblici locali, anche attraverso la revisione della disciplina sulle incompatibilita’;

d) armonizzare la nuova disciplina e quella di settore applicabile ai diversi servizi pubblici locali, individuando le norme applicabili in via generale per l’affidamento di tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica in materia di rifiuti, trasporti, energia elettrica e gas, nonche’ in materia di acqua;

[e) disciplinare, per i settori diversi da quello idrico, fermo restando il limite massimo stabilito dall’ordinamento di ciascun settore per la cessazione degli affidamenti effettuati con procedure diverse dall’evidenza pubblica o da quella di cui al comma 3, la fase transitoria, ai fini del progressivo allineamento delle gestioni in essere alle disposizioni di cui al presente articolo, prevedendo tempi differenziati e che gli affidamenti diretti in essere debbano cessare alla scadenza, con esclusione di ogni proroga o rinnovo;]

f) prevedere l’applicazione del principio di reciprocita’ ai fini dell’ammissione alle gare di imprese estere;

g) limitare, secondo criteri di proporzionalita’, sussidiarieta’ orizzontale e razionalita’ economica, i casi di gestione in regime d’esclusiva dei servizi pubblici locali, liberalizzando le altre attivita’ economiche di prestazione di servizi di interesse generale in ambito locale compatibili con le garanzie di universalita’ ed accessibilita’ del servizio pubblico locale;

h) prevedere nella disciplina degli affidamenti idonee forme di ammortamento degli investimenti e una durata degli affidamenti strettamente proporzionale e mai superiore ai tempi di recupero degli investimenti;

i) disciplinare, in ogni caso di subentro, la cessione dei beni, di proprieta’ del precedente gestore, necessari per la prosecuzione del servizio;

l) prevedere adeguati strumenti di tutela non giurisdizionale anche con riguardo agli utenti dei servizi;

m) individuare espressamente le norme abrogate ai sensi del presente articolo.

11. L’articolo 113 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, e’ abrogato nelle parti incompatibili con le disposizioni di cui al presente articolo.

12. Restano salve le procedure di affidamento gia’ avviate alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto )

————–

Cosa succede se l’articolo viene abrogato?
Le possibilità sono due:

1) Torna in vigore l’articolo 113 del TU degli enti locali, che permette la gestione dei servizi pubblici anche a soggetti privati (sia pure in collaborazione col soggetto pubblico). Quindi la situazione è identica a prima.
2) Succede che occorre emanare una nuova normativa ad hoc, che però dovrà rispettare i principi comunitari.

Commento finale.

Ora a questo punto arriva l’inculatura finale. Non è l’Italia che vuole la privatizzazione dell’acqua, ma l’Europa, che con varie direttive ha previsto che i servizi locali debbano essere svolti in regime di “concorrenza” (ovvero: debbano essere privatizzati per fottere il cittadino alla grande).
E, ovviamente, non esiste la posibilità di abrogare per referendum una legge europea.
La privatizzazione dell’acqua, in altre parole, è un fenomeno che diventerà nei prossimi anni sempre più smaccato, ma non per colpa dell’Italia, bensì per colpa dell’Europa.

Non tratterò gli altri quesiti referendari. Mi pare che questo, come esempio di perfetta presa in giro, sia sufficiente.

E mi pare che l’interpretazione dell’istituto referendario in chiave “costituzionalmente orientata” possa essere sintetizzata figurativamente dalla foto che apre l’articolo che avete appena letto.

Paolo Franceschetti
Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.com
Link: http://paolofranceschetti.blogspot.com/2011/06/la-presa-per-il-culo-del-referendum.html
5.06.2011

Pubblicato da Davide

  • figliodionan

    I referendum consultivi e propositivi sono presenti in Italia, ma solo a livello locale.
    La figura giuridica del referendum nasce subito depotenziata, in quanto e’ stato associato ad esso il quorum, meccanismo non necessario che, anzi, snatura il senso dello strumento.
    Senza quorum il referendum diventa un potente strumento di controllo sugli eletti in mano ai cittadini, a qualsiasi livello.

  • maremosso

    Bell’articolo preciso e coinciso.

  • maristaurru

    Articolo fuorviante benchè non sia discutibile l ‘analisi dell’istituto referendario e l’uso apertamente truffaldino che stanno facendo delle referendum abrogativo.

    Ma non mi risulta esista uno straccio di direttiva europea che nemmeno lontanamente adombri la privatizzazione dell’acqua. Esistono le forti pressioni delle multinazionali tipo Veolia ed Acea, come esistono gli interessi di migliaia anche di piccoli operatori e degli investitori, pensate a quanti potendo hanno azioni di questi mostri, insomma esiste l’interesse del MERCATO nel senso deteriore del termine e dei suoi corifei. Ci mostri Franceschetti se può due righe di provenienza europea in cui sia detto che l’acqua deve andare ai privati. Nel frattempo assistiamo ad una marcia indietro dei delusi dalla privatizzazione della gestione ( Francia) e registriamo che in Olanda e Belgio è PROIBITA espressamente la privatizzazione della gestione dell’acqua. Unica cosa logica, privatizzare la gestione equivale a privatizzare l’acqua, se si controllano da sole, come avviene, queste ditte spa che gestiscono, cosa credete accade?

    Un articolo a doppio uso il cui senso è: Non andate a votare al referendum ( hanno una paura fottuta che si raggiunga il quorum) e rassegnatevi al Mercato delinquente che ci ha portato fin qui.

    Ed ora DECIDETE DA CHE PARTE STARE

  • fengtofu

    Articolo eccellente, che però andava pubblicato DOPO il voto. Infatti la mobilitazione per il quorum mi pare del tutto positiva e da aiutare. Tanto meglio se milioni saranno delusi, dopo una vittoria valida del SI, con la probabilissima nuova legge-truffa che annulli tutto che predice Franceschetti. Molti nuovi anarchici in più che non metteranno più piede al seggio in ogni caso, mai, e si avvicinerà la fine della “democrazia” da burletta in cui si è dimostrato che l’ultima foglia di fico, le “libere elezioni” non copriva le sue basse oscenità deformi.

  • Hamelin

    Ottimo articolo . Seppur vero cio’ che è riportato invito tutti ad andare a votare. Anche se invero ci pigliano per il culo…perchè di fatto fanno cio’ che vogliono , almeno con il referendum li mettiamo i bastoni tra le ruote e li facciamo rimandare i loro piani criminali di un po’ di tempo…Non è molto , ma sempre meglio che calare le mutande subito a comando.

  • lucmartell

    Sì,grazie!..con questo articolo,volevi dirci che la politica,se ne frega del cittadino?..LO SAPEVAMO GIA’!!… volevi dirci che la politica ci prende per il culo??.. LO SAPEVAMO GIA’!!.. volevi dirci che in politica quello che esce dalla porta,rientra dalla finestra??.. LO SAPEVAMO GIA’!!..volevi dirci che il “lato nobile” della politica GIACE SOTTO METRI CUBI DI MERDA in favore dell’interesse,dei vari soggetti,dei vari interessi?? LO SAPEVAMO GIA’!!!.. ecc..
    Per questi motivi dici che il referendum è inutile??..può darsi!..è un sentimento che un pò tutti,sentiamo..proprio perchè siamo coscienti di essere in mano,a dei PAGLIACCI valore ZERO!!!..,ma sappiamo anche, di meritare di meglio!!..che NON CI RAPPRESENTANO!!..e con i referendum ANDREMO A DIRGLIELO!!!.. se non altro per non essere la causa del problema!!.. se non altro per NON ESSERE COMPLICI!!!!!!!
    Rimanete Svegli!!!
    Saluti a tutti: Lucmartell.

  • AlbertoConti

    Queste considerazioni assomigliano a quelle dei nuclearisti più imbecilli, alla santanchè, che dicono di non temere nuove centrali in Italia perchè tanto ce ne sono molte in funzione subito dietro le Alpi. Come dire: al sabato sera guida pure sbronzo, perchè anche se sei sobrio puoi incontrare contromano uno sbronzo tradito. Il buon Franceschetti fa lo stesso errore: il referendum abrogativo sarebbe meglio che niente, ma in realtà non serve perchè tanto il coltello dalla parte del manico ce l’hanno i politici corrotti. Questo è disfattismo stupido, da giurista col paraocchi, che non capisce una mazza del senso della politica. Il fatto che la casta calpesti indecorosamente la volontà dei cittadini non è un fatto politicamente gratuito, senza conseguenze. Già il chiamarla “casta” è un risultato di questo reciproco disprezzo, tra rappresentati e rappresentanti, non privo di conseguenze al presente, ma soprattutto carico di conseguenze future, quando i nodi verranno al pettine con una impressionante sincronizzazione deflagratoria. Svilire il significato di QUESTI referendum significa non solo non capire niente di politica, ma anche preparare le condizioni per una deviazione negativa della furia popolare, che in tutt’europa sta rapidamente maturando.

  • glomer

    Fanculo…ANDRO’ A VOTARE LO STESSO CON 4 CROCI SUL SI!!!! 😉
    Dopo l’abrogazione se ci sarà una leggina ad hoc modificata il popolo sara’ ancora + incazzato quando ci sara’ la resa dei conti…. :-))
    Un saluto a TUTTI I “SI” del Forum!!!!

  • paolodegregorio

    sì un articolo così era da pubblicare dopo il voto, adesso sembra un invito ad astenersi e quindi sta contro il tentativo di contare qualcosa da parte degli elettori. E’ evidente a favore di chi va.

  • paolodegregorio

    andiamo a votare e convinciamo più persone possibili a votare sì.

  • Daowin

    Verità che possono fare leggine…ma intanto andiamo a votare poi vediamo cosa fanno…a me a dire il vero interessa il nucleare principalmente ho dei parenti in francia e so cosa vuol dire vivere vicino ad una centrale nucleare…in italia quella roba non la voglio…e comunque purtroppo sta politica delle privatizzazioni europee ha fallito miseramente, soprattutto in italia dando maggiore forza con appalti in house soprattutto ad organizzazioni malavitose che prima avevano piu’ difficolta’ nel gestire le cose pubbliche mentre ormai ora dilagano…

  • illupodeicieli

    Come diceva quel tale, con voce debole e con fare persuasivo…”è l’Europa che ce lo chiede…”: o meglio c’è chi non ha detto no. Chi non ha richiamato l’attenzione degli italiani su questi temi. Chi ,al contrario, ha visto un affare nelle privatizzazioni e nelle gestioni o partecipazioni di privati nelle cose pubbliche. Il mister che c’è ora ,ovviamente, non è da meno.

  • Eshin

    “L’Europa impone di affidare alle regole della concorrenza e del mercato la gestione nel caso di beni e servizi A RILEVANZA ECONOMICA. L’Europa non stabilisce quali siano i servizi a rilevanza economica, questa definizione spetta ai SINGOLI STATI.”

    Quindi Paolo, di rilevanza economica e di peso una gestione pubblica può essere considerata o no???

    I giochi di questi tempi, il tentativo di affossare fino all’ ultimo il referendum, un po’ di pubblicità avrà avuto anche attraverso queste stranezze mai viste prima,
    l’assenza di dibattito ufficiale dove uno se l’ho aspettava ,la conseguente presa di coscienza che la presa di coscienza non viene servita sul piatto d’argento ma conquistata.
    Ritengo utile questo articolo provocatorio, ma come ennesimo sassolino nello stagno.
    Stiamo effettivamente in una fase di Guerra Finale, ed è ora di svegliarsi.
    Altro mondo si sta affacciando, se Huxleyano oppure di altro colore si vedrà, dipende da noi, da ognuno di noi, anche se non sembra.

    PS: Faccio notare che i padroni dell’ acqua ( veda la SuezE. ) saranno quelli che gestiscono anche le piogge pilotate, il mondo geoingegneristico.
    Quindi ben’ accolta sarà l’acqua negli invasi, sento dire in Toscana che ce ne vogliono di più e che sia in corso il censimento delle sorgenti.
    I pozzi dei contadini, le sorgenti che danno linfa ai borghetti, che fine faranno?
    Ci saranno altri sistemi, GESTITI!! ed ogni goccia sarà oro blu.
    Centralizzare è la formula dominante.
    Insomma passare le acque pubbliche per farle gestire da questi signori…in Toscana ci siamo già.
    Suez Environnement S.A. (attuale denominazione di Ondeo Services S.a.) è una società di diritto francese attiva nella realizzazione e gestione di servizi idrici in Italia e all’estero. In Italia SUEZ è anche presente attraverso le società controllate al 100% Ondeo Italia S.p.A. e Acque Toscane S.p.A.. La società fa parte del gruppo Suez, il quale opera a
    livello mondiale nella fornitura di infrastrutture e servizi, in particolare nei settori dell’energia, dell’acqua, del trattamento dei rifiuti e delle comunicazioni
    http://www.globalwaterintel.com/archive/11/9/general/suez-hybrid-bond-attracts-65bn-of-demand.html

    Io dico di NO.Quindi al referendum dirò di Sì.

    “Il quorum non è un punto di arrivo, ma di partenza.”

  • Truman

    Ancora una volta Franceschetti è fuori di testa: nega le verità più elementari che anche un bambino può vedere.

    I referendum qualche fastidio al potere lo danno, tanto è vero che essi potevano essere fatti insieme alle ultime amministrative ed invece sono stati spostati in una data morta, tentando di marginalizzarli, per non far raggiungere il quorum.

    Franceschetti dimostra poi di non conoscere la Costituzione, quando afferma che il referendum consultivo non è ammesso in Italia. Io invece ricordo di aver votato in due referendum consultivi, chiaramente entrambi relativi a modifiche costituzionali (per le leggi ordinarie il referendum è solo abrogativo).

    Procede poi Franceschetti nel suo delirio, parlando del legittimo impedimento: Al Presidente del Consiglio non importa nulla che la norma sia abrogata o no.
    Io non avrei nessuna difficoltà a spiegare a bambini di scuola elementare che se qualcuno perde tempo per fare una legge, sarà probabilmente seccato se gliela abrogano. Presumibilmente chi fa le leggi un qualche rimedio lo trova, ma intanto se abroghiamo leggi immonde creiamo qualche problema.

    Certamente non riuscirei a convincere Franceschetti, visto che “non si può svegliare chi fa finta di dormire” (in alternativa “non c’è più sordo di chi non vuole sentire”). Egli si schiera contro i referendum per partito preso, usa massicciamente l’argomento dialettico del benaltrismo
    (http://it.wikipedia.org/wiki/Benaltrismo ) commette vari strafalcioni ed è costretto a ricorrere al turpiloquio per apparire convincente. Nel complesso una figura penosa.

  • ario

    Chi se ne frega se una volta votato il referendum gli “eletti” ne modificheranno il risultato con una qualche legge che riporterà le cose
    allo stato precedente il referendum stesso; paradossalmente questo
    potrebbe essere un bene poichè, questo popolo di zombies prima o poi si stancherà di essere preso per i fondelli e porrà in atto una qualunque
    reazione atta a ricordare ai cd “eletti” che la sovranità non spetta loro ma alla gente che prima o poi se ne riapproprierà. Io comunque voterò SIx4 e poi chi vivrà vedrà.

  • redme

    concordo…forse anche lui è in coda per un sottoscala ad Antigua.

  • maremosso

    Non è l’Italia che vuole la privatizzazione dell’acqua, ma l’Europa, che con varie direttive ha previsto che i servizi locali debbano essere svolti in regime di “concorrenza. ——GRANDE VERITA’——- MA LE TESTE DURE NON RIESCONO A CAPIRLO. TRA QUESTI CI SONO GLI SCALMANATI REFERENDARISTI, CHE QUANDO SI INDICA LA LUNA NEL CIELO GUARDANO IL DITO.

  • Tonguessy

    Fortunatamente pare che la maggioranza dei lettori di CDC (per quello che conta) concorda con la tua analisi.
    Ricordiamoci che i nostri politici preferiscano che andiamo al mare, il giorno del referendum. Una brutta notizia per loro: domenica sarà nuvoloso in tutta Italia.

  • nomorelie

    vi propongono la lettura di questi tre contributi al discorso referendum sull’acqua.
    per come l’ho capita io mi sembrerebbe corretto votare NO.
    nel senso che sarebbe meglio per noi cittadini comuni.
    sono quindi gradite tutte le opinioni e letture tra le righe che io non arrivo purtroppo a vedere.

    http://www.rischiocalcolato.it/2011/06/amici-della-terra-italia-perche-due-no-ai-referendum-sull%E2%80%99acqua.html

    http://infotricksblog.blogspot.com/2011/05/referendum-bufala-un-buco-nellacqua.html

    http://www.truciolisavonesi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1912:referendum-sulla-privatizzazione-dellacqua&catid=63:altri&Itemid=57

  • zara

    Leggo nell’articolo:”La privatizzazione dell’acqua, in altre parole, è un fenomeno che diventerà nei prossimi anni sempre più smaccato, ma non per colpa dell’Italia, bensì per colpa dell’Europa”.
    Ma che ca..o di discorso è? per colpa dell’Europa e non dell’Italia che dell’Europa è una parte non secondaria? il cane si morde la coda…

  • versus61

    è assolatamente vero che l’europa è sostanzialmente una presa per il culo in mano alle varie lobbyese e lavora per queste piuttosto che per il bene comune dei cittadini, detto ciò credo che la norma europea si debba appendere a sto cippo se entra in conflitto con una legge nazionale.
    qualche scoppola ai parrucconi della corte europea in questo senso è già arrivata..

  • Sokratico

    Oh ecco “l’esperto giurista” Franceschetti che ci parla in “linguaggio scientifico” ma si sforza di farci capire!!

    Capito, voi barbun? Sforzatevi di capire!!

    E da quando in qua la giurisprudenza è una scienza, fammi capire?

    A’ francesche’… mavaff…

    E a proposito, sentito mica nulla da Parigi e da molte altre città, dove hanno ripubblicizzato dopo decine di anni la gestione dell’acqua in barba alle potenti “norme europee”?

    Certo la gestione, non la proprietà…e allora? Chi pensi che faccia la manuntenzione, i controlli sanitari e la politica del prezzo? Il gestore…

    A’ francesche’… mavaff…

  • Hamelin

    Ma per come la vedo io invece è Si .
    Lette le opinioni dei link ma totalmente in disaccordo sul punto di arrivo…
    Parti solo da un paio di semplici concetti economici base .
    Il privato si affaccia su un qualsiasi mercato non per patria gloria ma per profitto personale.Lo Stato invece “dovrebbe” avere come obbiettivo quello di offrire un buon servizio e chiudere in pareggio . Dal punto di vista logico qualora i privati prendano in mano la gestione punteranno ai profitti…E come fanno?Alzando i prezzi ( magari anche se ne dubito fortemente limitando gli sprechi e migliorando l’efficienza ) , quindi le tariffe mediamente si alzeranno …magari per avere lo stesso servizio… e per permettere un ferrari all’uomo del momento .Comunque sia ognuno libero di regalare la propria Acqua a Veolia quando gli pare per poi ripagargliela 3 volte quando la ricompra…pardon…ricompra il loro servizio di gestione…

  • maremosso

    La Germania ha concordato che in caso di conflitto giuridico le disposizioni previste dalle leggi tedesche sono prevalenti sul 90% delle normative europee mentre per l’italia è esattamente il contrario, altro che scoppola, subiamo noi. Ma tutti i referendari dove erano quando si approvava ? Dormivano ?

  • Firenze137

    Come per la finanza, la moneta a debito, i titoli tossici e chi più ne ha più ne metta, anche una questione “semplice” come la gestione dell’acqua (fra qualche tempo staremo qui a discutere anche di chi è l’ARIA) che il buon Dio ci manda, fa parte del gioco truccato che ormai domina in tutti i settori dell’Amministrazione Pubbica dove i comitati d’affari fanno i loro – appunto – affari manovrando i politici- marionette.

    Il referendum fa parte di questo gioco truccato e non ha un valore in se (che è positivo) da condividere o rigettare. E’ solo uno “strumento” della tanto conclamata democrazia – anch’essa solo uno strumento – non ha e non può avere valore intrinseco assoluto di baluardo alle malefatte di chi lo utilizza. Noi tutti ci siamo dati il referendum perchè ci fa comodo averlo come strumento di volontà popolare sovrana. Non come strumento di lotta. Perchè non è stato concepito per questo a maggior ragione adesso dove in questa lotta le carte sono truccate

    Quindi è inutile stare qui a scannarsi se andare o non andare, se ha ragione Franceschetti, se ha torto, se vuole non farci andare al referendum… Visto che il referendum ha un costo, certamente andiamo a votare. Lo dico anch’io. Ed aggiungo che, anche se i propugnatori del non andare a votare, sono da classificare fra coloro ai quali i gioco truccato fa comodo che rimanga tale, non è escluso che il mancato raggiungimento del quorum – di per sè circostanza disdicevole – possa “produrre” un fatto positivo come un’accelerazione verso un’indignazione di massa che è già nell’aria da qualche tempo. Vedi gli indignados Spagnoli. Ma il risultato – se avremo un risultato – avrà solo un mero significato informativo (secondo me scontato) perchè poi, una volta gettato ai “cani” e nel marasma magnum dei meandri del gioco truccato, subirà l’esito e gli effetti concreti ritenuti più convenienti dai veri controllori del gioco che non sono nè i partiti nè i politici.

    Anzi se ad una cosa concreta serve il referendum è proprio a far “fare strada” ai propugnatori e a quelli che in questi giorni si danno un gran daffare per la promozione. Queste iniziative lodevoli sono a tutti gli effetti da considerare “punteggio” sul curriculm politico, e che al momento opportuno saranno citati quali “meriti” alla carriera di coloro che si propongono alle prossime elezioni.

    E’ così che gira di questi tempi di vacche magre, dove molti hanno capito che di politica non si vive male..

    Insomma mettiamoci in testa che il male sta alla radice, il bubbone è ormai alla metastasi cellulare più spinta e non c’è altra strada che tagliare e per far posto ad una ricrescita sana, di gente sana. Insomma di brava gente. Non abbiamo bisogno di super uomini, solo di brava gente. Ciao

  • Santos-Dumont

    Sono sostanzialmente d’accordo con l’analisi di Franceschetti. Ciò nonostante ho concluso che, mal che vada, il mio voto sarebbe stato inutile, quindi ho votato quattro bei SI per posta (essendo residente all’estero). E ora vediamo che succede. 🙂

  • totalrec

    Io ritengo invece che Franceschetti, nella sostanza (che è poi quella che m’interessa, essendo ormai disgustato dall’astrazione delle ideologie) abbia perfettamente ragione. Senza desiderio di innescare polemiche, penso che le obiezioni di Truman non reggano per i seguenti motivi:

    1) Il fatto che i referendum siano stati dirottati verso la stagione balneare non significa necessariamente che sia il loro contenuto o il loro possibile esito diretto a dare fastidio. Può significare semplicemente che il governo (soprattutto considerando che ha già un piede e mezzo nella fossa) vuole evitare di concedere all’opposizione un’occasione di rafforzamento politico, che sarebbe inevitabile in caso di vittoria dei “SI”. A conferma di questa ipotesi, c’è il fatto che nei giorni scorsi il PdL abbia concesso ai suoi elettori piena libertà di scelta riguardo ai quesiti referendari. La Lega, addirittura, in alcuni suoi settori, sostiene apertamente la scelta del “SI”. La verità è che del risultato del referendum in sé non frega niente a nessuno, sia per i motivi di cui parla Franceschetti, sia perché la devastazione del pubblico e del territorio in ottemperanza alle normative europee non è certo una prerogativa del solo centrodestra. Semmai è la possibile strumentalizzazione politico/ideologica dell’eventuale vittoria referendaria che crea qualche preoccupazione nell’attuale compagine di governo e spinge ad “attenuare” la visibilità e la rilevanza dell’appuntamento con le urne e dei suoi possibili esiti.

    2) In Italia il referendum consultivo, previsto dall’art. 132 della Costituzione, è limitato alle sole questioni di rilevanza regionale (può essere indetto per disporre la fusione di regioni esistenti o la creazione di nuove regioni). Non può avere ad oggetto leggi dello Stato afferenti ad altri ambiti. L’unico referendum consultivo “anomalo” fu quello del 1989, indetto, con apposita legge costituzionale, per sentire il parere popolare sul rafforzamento delle istituzioni della Comunità Europea. In ogni caso, il responso di un referendum consultivo, come giustamente afferma Franceschetti, non è vincolante per il legislatore, quindi si tratta di un mero sperpero di quattrini a scopo di propaganda che lascia il tempo che trova.

    3) Non c’è dubbio che il presidente del Consiglio sarà seccato se la sua legge sul legittimo impedimento sarà abrogata dal referendum. Dovrà perdere – o far perdere ai suoi subalterni – qualche giorno di tempo per rifarla daccapo, tale e quale a prima. Un bel fastidio. In pratica stiamo spendendo qualche milione di euro in denaro pubblico e insabbiando l’attività parlamentare per qualche altro mese al solo scopo di dare una piccola seccatura al Presidente del Consiglio. Una bella soddisfazione per coloro che vivono di antiberlusconismo, in assenza di prospettive politiche di più ampio respiro. Auguro a costoro di ottenere ciò che sperano e di poter organizzare poi, in occasione della memorabile vittoria, il consueto street party con grande sventolìo di bandiere e concerto di clacson fino a notte fonda. Io però me ne chiamo fuori. Il tifo calcistico non è mai stato la mia passione. Mi interessava una volta la politica, quando ancora in questo paese poteva dirsi esistente.

    (GF)

  • Iacopo67

    Hamelin ha ragione.
    Per fare un esempio scemo, pensa ai tanti soldi che si spendono per andare dal dentista, che è un privato, e quello che invece costa, in generale, l’assistenza sanitaria pubblica.
    In Bolivia ci fu un caso estremo, dove dopo la privatizzazione dell’acqua il costo delle bollette andò alle stelle, tanto da provocare la rivolta della popolazione (vedi link sottostante). Va bene, qua non siamo in Bolivia, ma insomma la sostanza è quella. Ricordo anche che le privatizzazioni in generale sono un cardine delle politiche neoliberiste il cui scopo è di arricchire la corporatocrazia a danno del popolo. Dobbiamo votare SI per l’acqua pubblica.

    http://www.google.it/url?sa=t&source=web&cd=10&ved=0CFcQFjAJ&url=http%3A%2F%2Fwww.retedellaconoscenza.it%2Fcomponent%2Fcontent%2Farticle%2F44-homepage%2F173-a-11-anni-dalla-rivolta-di-cochabamba-la-lotta-per-lacqua-continua.html&ei=FyvtTdPdLYOWswaU1ZnoCg&usg=AFQjCNE08QfNIJvYKVoLkWTJj3ddpHTpTQ

  • consulfin

    qui c’è un autore che, dati alla mano ci informa come la volontà popolare espressa tramite il voto referendario sia stata più volte raggirata dalla classe-dominante-perchè-s’è-una-classe-che-è-disposta-a-farsi-dominare; ci informa del fatto che, in alcuni casi, l’istituto del referendum (seppur abrogativo) è stato usato per decidere il sesso degli angeli (se non ricordo male, c’è stato un caso in cui i quesiti erano più di dieci!!!); ci informa del fatto che, fraudolentemente nella sostanza ma ciononostante legalmente, gli esiti abrogativi possono essere aggirati con leggi formalmente diverse ma sostanzialmente identiche (finanziamento pubblico sostituito con rimborso elettorale, ministero dell’agricoltura e foreste con ministero delle politiche agricole ecc.); non ci informa, ma è un sovrappiù, sul fatto che dopo cinque anni si può tornare a legiferare sulla materia con gli stessi termini delle norme abrogate.
    ci informa, in sostanza, che i cittadini italiani sono presi in giro fin dalla nascita della costituzione presa a baluardo della legalità e della correttezza democratica e addirittura letta/declamata nei teatri (non credo che si arrivi a livelli di ridicolo simili in altre parti del mondo).
    contrariamente ad altri lettori, non mi sembra di leggere nell’articolo nessun invito a disertare le urne. Probabilmente, data l’ora, leggo male ma, ripeto, non mi sembra. Tanto meno mi sembra il caso di evitare di pubblicare simili articoli prima delle consultazioni ma riservarli per un periodo successivo (considerando così i lettori alla stregua di bambini cui non si deve dire che in quello che stanno per mangiare c’è anche la verdura, meglio dirglielo dopo, soprattutto se hanno gradito).
    sono cose che si sanno? certo! Ma è anche certo (probabile) che non tutti le sanno. Ma che vuol dire? Si scrive su tanti argomenti che già si sanno. Forse non si sa, da tempo immemorabile, che le élite governano per sè? Adamo Smith, uno che, per essere il loro ragioniere, se ne intendeva, diceva che non vi era consesso di capitalisti in cui non si discutesse su come fare profitti a spese della collettività (grosso modo). Ma non era così anche prima del settecento?
    Piuttosto: che non sia arrivato il momento di scendere in piazza con roncole e forconi? Ma in quale piazza? E in nome di cosa? E, poi, per farsi “comandare” da chi? Siamo in grado di gestire il sistema senza delegare ad un’istituzione centrale? Ve l’immaginate il dirimpettaio in assemblea in una cellula di base? E il commerciante? Verrebbe a patti con il commesso per una più democratica gestione del lavoro? Forse sto tracimando. Mi fermo.

  • consulfin

    sostituisci “classe-dominante-perchè-s’è-una-classe-che-è-disposta-a-farsi-dominare” con “classe-dominante-perchè-c’è-una-classe-che-è-disposta-a-farsi-dominare”

  • geopardy

    Invito Franceschetti ad andare a votare comunque la pensi, altrimenti lascia la mano completamente al potere che dice di combattere.
    Io andrò a votare, il nichilismo assoluto non mi interessa.
    Ciao
    Geo

  • alvise

    Veramente Franceschetti non ha parlato di “privatizzazione”, ma dell’escamotage “concorrenza”.Lui dice, e con ragione secondo me, che basta cambiare la disposizione degli addendi, ed il risultato rimane uguale.Certo che se l’autore dell’articolo volesse far intendere che siamo dei fessacchiotti cui ci piace prenderlo nel culo, allora gli direi una cosa; ci dica come possiamo difenderci. Forse con l’utopia dogmatica degli iscritti a Lotta Continua?Semprechè qualcuno conosca qual è l’utopia di LC. Io non voglio concretizzare con la parola, tale utopia, chi non la conosce, si informi e capirà che voglio dire, a buon intenditor…

  • alvise

    Mi meraviglio, ho letto molti tuoi interventi, e penso coerenti, in questo intervento non vedo coerenza, ma se sbaglio mi correggerai.Franceschetti fa un passo avanti rispetto alla politica come la intendi tu e come d’altra parte è, Franceschetti pone l’accento al dopo non al prima.Ed il dopo secondo me è quello che lui ha descritto, rigiriamola come vogliamo ma il risultato sarà solo uno. Se io cado dal 100mo piano di un grattacielo, che me frega a me sapere che al 99esimo mi è andata bene, al 10mo anche, al 1mo anche, se intanto so che mi sfracellerò comunque?Facile criticare se poi non si danno soluzioni.

  • AlbertoConti

    Ma, forse mi sono spiegato male, ma non vedo incoerenza nel sostenere che siamo al mondo per lottare, e la Politica contro la malapolitica è una buona motivazione, proprio guardando al dopo. Voglio vedere cosa farà la casta se una maggioranza schiacciante gli boccia le porcate più rappresentative del loro tradimento del mandato popolare. Un colpo di stato? O semplicemente persevereranno nell’accumulare porcate sempre più schifosamente antipopolari? In entrambi i casi sono cazzi amari, per noi ma soprattutto per loro. Intanto se passa uno stop al nucleare e all’acqua privata i rentiers francesi la prendono nel culo, e non gliela faranno passare liscia. Certo che è una lotta quotidiana, non certo risolutiva, ma ha una valenza Politica molto alta. Mi spiace che Franceschetti non l’abbia colta.

  • AlbertoConti

    La stessa europa consente a Parigi di ritornare alla gestione pubblica dell’acqua potabile, mentre proprio le multinazionali francesi sono i veri mandanti del decreto ronchi. Come al solito spari …..

  • AlbertoConti

    Ti capisco, ma non ti approvo. Il potere non è mai stato gratis, figuriamoci la democrazia, il potere al popolo! Per questo occorre lottare, per questo “loro” spingono per l’antipolitica, per nauseare coi talk-show con personaggi urlanti da corte dei miracoli. Concedergli quel frammento di democrazia che ancora ci rimane è un errore madornale, vuol dire farli vincere davvero, senza speranza. O preferisci una bella rivoluzione con tanto sangue e poco cervello, così, giusto per cambiare tutto senza cambiare niente, nel rispetto della tradizione sabauda?

  • AlbertoConti

    Non è solo un discorso del ca..o, è soprattutto una falsità! Vedi la gestione dell’acqua a Parigi e l’ingerenza delle multinazionali francesi negli affari nostri, acqua “pubblica”> compresa.

  • Tonguessy

    1) perchè allora hanno deciso di non accorpare amministrative e referendum (solo la Sardegna che ha statuto speciale ha potuto farlo), facendoci risparmiare un bel po’ di soldini che in tempi di crisi come quella conclamata attuale avrebbe fatto fare loro una bella figura di risparmiatori o politici accorti?

    2) no comment

    3) la legge uguale per tutti passa anche per le seccature del premier. E’ compito di ognuno di noi (che viviamo dall’altra parte della barricata organizzata dalle elites) fare in modo che venga rispettata. Fare come consigli tu, ovvero fregarsene perchè “la politica è inesistente” (o per qualsiasi ragione analoga) significa dargliela vinta.
    Prova a pensare chi ci guadagna in tal caso?

  • ascanio

    http://www.ecplanet.com/node/2509

    Il disastro nucleare di Fukushima equivale a più di 50 Chernobyl

    “FUKUSHIMA = 3 MILA MILIARDI DI VOLTE IL DOSAGGIO RADIOATTIVO LETALE

    Il dott. Paolo Scampa, un ben noto fisico europeo, ha chiarito il concetto di dose letale. L’idea di “dose letale” è una spiegazione abbastanza oggettiva che getta luce su tutte quelle agenzie di intelligence, fisici e governi che utilizzano astrazioni contorte per mascherare la brutale verità del disastro Fukushima Daiichi.”…………(estratto dall’articolo originale sul link)

  • ascanio

    E che ne dite di quest’altra presa per il culo?????…………………………………………………………………………………….Speciale Spagna: La Regione della Castilla Mancha è in Bancarotta (Niente Soldi, Niente Stipendi Pubblici)
    6 giugno 2011

    http://www.stampalibera.com/?p=27270#more-27270

  • alvise

    “ma ha una valenza Politica molto alta”

    Bene, io però la vedo come la carota legata al bastone di fronte all’asino che tira una carretta, la tirerà sempre nella speranza che prima o poi riuscirà a raggiungere l’ambito tubero. Con questo, spero non penserai che mi piaccia, non sono un Bilderberg

    Ma guarda, so bene che con i “bisognerebbe” non si va da nessuna parte, comunque con i nostri “cugini”, se volessero la guerra, basterebbe non pagargli più il debito,.Ci danno l’elettricità? Si ma a che prezzo?Affanculo! Ci danno forse la solidarietà per l’accoglienza degli extracomunitari?NO! Affanculo.Ci danno il petrolio?NO!Affanculo! Ma da deputati al parlamento europeo, emeriti parassiti come cofferati o speroni, che abbiamo da sperare?Non abbiamo nemmeno la carota, sarebbe già qualcosa per la speranza.L’ho scritto da qualche parte, solo l’utopia dogmatica degli iscritti di Lotta Comunista, poteva essere una soluzione, ma quei tempi sono finiti per sempre, i bastoni e le roncole nessuno ce la fa più a reggerle.Dato che siamo ricchi, la ricchezza ci ha fatto diventare molluschi.

  • mixi

    Franceschetti un articolo da secchione minchione. Le normative comunitarie in tema di acqua sono rimaste lettera morta. La palese ingiustizia di una normativa europea che vuole sottrarre i beni comuni alla collettività si è scontrata con il buonsenso degli amministratori locali che si sono rifiutati di tradurre le direttive comunitarie in legge regionale (eccezion fatta per quel callone deficiente di Soru che in Sardegna, durante il suo mandato di governatore, ha dato in gestione l’acqua ad una società privata -ABBANOA- con conseguente e repentino innalzamento stratosferico delle bollette che ancora i sardi stanno pagando e chissà per quanto ancora dovranno pagare. Vai informati e vedi di persona. Io ti parlo per conoscenza diretta). In presenza di una massiccia ed univoca partecipazione referendaria tali processi di privatizzazione subirebbero comunque un arresto, nonostante poi successivamente, su questo hai sicuramente ragione, ci riproporrebbero la stessa inculata mascherata da bacio sul pisello per metterla con il tuo gergo. Per ora diamo un bel segnale e poi vediamo no ? Ci vuoi scoraggiare oltrechè lessare le palle ? Abito a Milano da dieci anni e bevo l’aqua, buonissima, dalle fontanelle sparse per tutta la città. A Cagliari, di fontanelle, ce n’erano un pò sino a qualche anno fa, una davanti alla chiesa di Bonaria dove si lavavano i barboni, un’altra in piazza Gramsci, un’altra ancora in piazza Giovanni…non ci sono più adesso… torna alle tue rose Franceschetti e facci andare a votare.

  • maremosso

    Ah ma allora ce l’hai con me. Beviti un bel bicchierone di acqua pubblica fresca così smette di fumarti il cervello

  • Kiddo

    Se fosse vero quello che dice Franceschetti, dovremmo avere già le centrali funzionanti nel nostro paese. In fondo ce n’erano già 4 in funzione o quasi prima del primo referendum sul nucleare. O no???
    Forse il primo referendum sull’onda di Chernobyl non fu poi cosi’ inutile.

  • geopardy

    Vaglielo a spiegare a questi qui.
    Si ricordano solo quello che vogliono ricordare, purchè tutto il teorema porti al nichilismo che essi predicano.
    Non sempre i referendum sono stati tradotti in legge, basti ricordare quello sull’antiproibizionismo, ma, in genere, la volontà popolare è stata ascoltata.
    C’è gente che pasce sulle proprie convinzioni e mette in atto la stessa opera di persuasione di chi dice di combattere.
    In fondo quello che sostiene Franceschetti non è dissimile dall’invito di Berlusconi sull’inutilità dei referdum del 12 e 13 giugno.
    Si vede che l’attuale presidente del consiglio, secondo l’autore, non rientra tra gli adepti della “rosa rossa”.
    Ciao
    Geo

  • geopardy

    Pensandoci bene, potrebbe essere vero.
    Il colore rosso non si addice proprio al Silvio nazionale.
    Ciao

  • Eli

    Truman, il tuo è l’unico commento sensato. Ma perché dobbiamo leggere articoli banali e qualunquisti come questo?