Di Giorgio Agamben, quodlibet.it
Nella settima lettera Platone lega la sua decisione di consacrarsi alla filosofia alle sciagurate condizioni politiche della città in cui viveva. Dopo aver cercato in ogni modo di partecipare alla vita pubblica, egli scrive, alla fine si rese conto che tutte le città erano politicamente corrotte (kakos politeuontai) e si sentì allora costretto ad abbandonare la politica e a dedicarsi alla filosofia.
La filosofia si presenta in questa prospettiva come un sostituto della politica. Dobbiamo occuparci di filosofia, perché – oggi non meno di allora – fare politica è diventato impossibile.
Occorre non dimenticare questo particolare nesso fra politica e filosofia, che fa del filosofare un succedaneo dell’azione politica, una supplenza e un risarcimento non certo pienamente appagante di qualcosa che non possiamo più praticare. Che valore dobbiamo allora dare a questo sostituto che non avremmo scelto se la vita politica fosse stata ancora possibile?
La filosofia mostra qui il suo vero significato, che non è quello di elaborare teorie e opinioni da proporre a coloro che credono di poter fare ancora politica. La filosofia è una forma di vita, che ci permette di vivere in condizioni politicamente invivibili. In questo – in quanto ci permette di abitare l’inabitabile e impolitica città – la vita filosofica mostra di essere l’unica politica possibile nel tempo dell’impossibilità della politica.
Di Giorgio Agamben, quodlibet.it
18.02.2026
Giorgio Agamben è un filosofo italiano. Ha scritto diverse opere che spaziano dall’estetica alla filosofia politica, dalla linguistica alla storia dei concetti, proponendo interpretazioni originali di categorie come forma di vita, homo sacer, stato di eccezione e biopolitica.
Fonte: https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-la-politica-nel-tempo-dell-u2019impossibilit-4-e
absitiniuriaverbis 21 febbraio 2026
La filosofia, così come è stata sviluppata ed inviluppata, è anche parte di tutto il bagaglio che ci ha accompagnato a destinazione, questa destinazione odierna.
Ergo, fa parte del problema.
Prendere il tutto con filosofia, questa filosofia spicciola ed inadeguata, non può bastare. Quanti decenni sono che viviamo con la stessa concezione di vita, con la vocazione alla tolleranza figlia del vivi e lascia vivere!
Il limite del "vivi e lascia vivere" si presenta in due modi principali: nel contesto personale (le nostre relazioni) e in quello sociale (la convivenza civile).
Ecco i suoi limiti fondamentali:
1. Il limite dell'impatto sugli altri.Questo è il confine più importante. Il "lascia vivere" finisce dove inizia il danno verso terzi.· Esempio: Puoi ascoltare la musica che vuoi in casa tua. Ma se la alzi a volume altissimo fino alle 3 di notte, non lasci vivere i vicini. La tua libertà di "vivere" finisce dove inizia il loro diritto al riposo.
2. Il limite della passività e dell'indifferenza. Se applicato in modo estremo, "vivi e lascia vivere" può trasformarsi in una comoda scusa per non agire di fronte alle ingiustizie.· La trappola: "Io non disturbo nessuno, quindi nessuno deve disturbare me". Questo atteggiamento può portare a ignorare sofferenze o soprusi che avvengono intorno a noi.· Il limite: Se vedi qualcuno che viene bullizzato e ti giri dall'altra parte pensando "non sono affari miei", non stai "lasciando vivere", stai permettendo a un sopruso di continuare. In certi casi, la neutralità diventa complicità.
3. Il limite nella relazioni profonde. Nelle amicizie, in famiglia o in amore, "vivi e lascia vivere" non basta. Anzi, può essere dannoso.· Relazioni vs. Coabitazione: La frase funziona bene per i vicini di casa o i colleghi: basta il rispetto reciproco. Ma in una relazione intima si cerca molto di più: condivisione, supporto, empatia.· Il rischio: Se in una coppia ci si dice solo "vivi e lascia vivere", si finisce per diventare due estranei che condividono lo stesso tetto. Le relazioni sane richiedono impegno, confronto e talvolta anche "intromissioni" benevole.
4. Il limite della responsabilità collettiva. Viviamo in una società. Il "lascia vivere" assoluto entrerebbe in conflitto con le regole che ci siamo dati per stare insieme.· Esempio: Non puoi decidere di "lasciar vivere" tuo figlio permettendogli di non andare a scuola, perché la legge ti impone l'obbligo scolastico. La società ha deciso che l'istruzione è un bene comune che va al di là della scelta del singolo genitore in quel momento.
In sintesiIl "vivi e lascia vivere" è un ottimo punto di partenza per una convivenza civile, perché ci insegna la tolleranza. Il suo limite sta nel fatto che non può essere l'unico principio guida.
Diventa problematico quando:
· La tua libertà calpesta i diritti altrui.
· Ti rende indifferente alle sofferenze degli altri.
. Sostituisce l'impegno e la cura nelle relazioni che contano.
. Entra in conflitto con il bene comune.
Forse, il passo successivo a "vivi e lascia vivere" è un principio più attivo: "vivi e aiuta a vivere".
C'è da lavorare e non poco, altro che filosofeggiare.