LA POLITICA, L'ECONOMIA NON CONTANO UN CAZZO. SIAMO TUTTI CITTADINI DEL MONDO

LA POLITICA, L'ECONOMIA NON CONTANO UN CAZZO. SIAMO TUTTI CITTADINI DEL MONDO

FONTE: LIBREIDEE.ORG

Quello che le élites neoliberiste sono riuscite a fare é così grande che non riusciamo neanche ad accorgecene. La sinistra é morta. Morta. Sopravvive in piccole nicchie, intellettuali o no. Ma dire una goccia nell’oceano forse è dire troppo. Che cos’é il cosmopolitismo? Ognuno è cittadino del mondo. Che cos’é l’individualismo? L’individuo è al centro del mondo. Questa sera ad Atene ho avuto una discussione con una ragazza spagnola e un ragazzo greco. Lui 36 anni, di Atene. Lei molti meno, credo meno di 25. Entrambi hanno girato parecchio. Lei molto di più. Fra noi ci si parla in inglese. Tre nazioni del sud Europa per capirsi fra di loro devono parlare una lingua del nord Europa. Come fare a cambiare il mondo? Lei e lui dicono all’unisono: «Per cambiare il mondo bisogna che ognuno di noi cerchi di cambiare se stesso e le persone che gli stanno vicino». Poi il mondo cambierà.
Io a lei le ho detto, mentre lui era in bagno: «Marx diceva che non è la coscienza degli uomini a creare il loro essere sociale; al contrario, è il loro essere sociale che crea la loro coscienza». Per lei non era giusto. Lui mi dice: «Se il figlio del padrone della Nike fosse un mio amico, io parlando con lui riuscirei a cambiarlo. E poi quano prenderà il posto del padre non sarà una merda come lui». E io gli rispondo: «Ma lui ha interessi diversi dai tuoi, dai miei. Davvero speri di cambiarlo?». Lui mi risponde deciso: «Sì». Lei: «Non credo nei muri e nelle frontiere». Lui: «Il cambiamento deve partire da noi stessi», e poi sparecchia al posto della cameriera. Perché dei valori buoni finiscono ad asservire gli interessi del grande capitale internazionale?
Lei ha una fotocamera Canon, lui una macchina giapponese credo, non so la marca. Mi dicono che i soldi non sono niente. Io gli dico: «Allora la birra che ci stiamo bevendo é niente?». Sguardo in un altra direzione. Nel frattempo i manager dell’Hitachi stavano brindando per l’acquisto dell’Ansaldo. I soldi che faranno non saranno redistribuiti fra i lavoratori, verranno investiti in borsa in qualche titolo ad alto rendimento. La discussione é iniziata perché lui nota al mio polso un braccialetto comprato dai giamaicani in piazza Monastiraki. Loro dicono che i giamaicani sono invandenti, non rispettano il volere degli altri e assillano la gene finché non comprano un braccialetto. Io provo a dire loro che per i giamaicani immigrati è questo il lavoro che possono fare, perché la comunità giamaicana qui fa così. Poi si é passati ai pakistani che lapidano le donne. Da lì gli ho detto che dobbiamo lasciare in pace quei popoli e dare loro la possibilità di autodeterminarsi. Da lì i lavoratori sfruttati della Nike, ecc.
Persone che viaggiano molto, vedono diverse culture, diverse storie poi non capiscono un cazzo di come funziona la società. Perché l’individuo sta al centro, le genti si mischiano, ecc. Ma in un mondo di genti mischiate, se noi viaggiamo, in realtà sarà come viaggiare sempre nello stesso posto. E gli individui saranno tutti così uguali che parlare diventerà come pensare fra noi stessi. Della politica non gliene frega un cazzo. Non conta, dicono. A lui gli ho detto io l’ultima proposta di legge di Varoufakis. Lei fa video girando il mondo, prendendo due soldi di qua e di là. E li spende tutti viggiando. Lui non so che lavoro fa. Ma a 36 anni se esci la sera a bere è perché non guadagni abbastanza. Quando provo a dirgli che i nostri genitori alla nostra età guadagnavano più di noi il discorso si blocca. La politica, l’economia, non contano un cazzo. Siamo tutti cittadini del mondo. Dobbiamo avere rispetto gli uni degli altri e tutte le cose andranno bene. Il mondo cambierà. Elites neoliberiste brindate. Un esercito di schiavi consapevoli della loro libertà vi sta dinnanzi. La spagnola me la sono giocata. E ci stava. Ma non riesco a fare sì con la testa.
(“Il cosmopolitismo individualista”, dal blog “Vox Populi” del 6 marzo 2015).

Quello che le élites neoliberiste sono riuscite a fare é così grande che non riusciamo neanche ad accorgecene. La sinistra é morta. Morta. Sopravvive in piccole nicchie, intellettuali o no. Ma dire una goccia nell’oceano forse è dire troppo. Che cos’é il cosmopolitismo? Ognuno è cittadino del mondo. Che cos’é l’individualismo? L’individuo è al centro del mondo. Questa sera ad Atene ho avuto una discussione con una ragazza spagnola e un ragazzo greco.

Lui 36 anni, di Atene. Lei molti meno, credo meno di 25. Entrambi hanno girato parecchio. Lei molto di più. Fra noi ci si parla in inglese. Tre nazioni del sud Europa per capirsi fra di loro devono parlare una lingua del nord Europa. Come fare a cambiare il mondo? Lei e lui dicono all’unisono: «Per cambiare il mondo bisogna che ognuno di noi cerchi di cambiare se stesso e le persone che gli stanno vicino». Poi il mondo cambierà

Io a lei le ho detto, mentre lui era in bagno: «Marx diceva che non è la coscienza degli uomini a creare il loro essere sociale; al contrario, è il loro essere sociale che crea la loro coscienza». Per lei non era giusto. Lui mi dice: «Se il figlio del padrone della Nike fosse un mio amico, io parlando con lui riuscirei a cambiarlo. E poi quano prenderà il posto del padre non sarà una merda come lui». E io gli rispondo: «Ma lui ha interessi diversi dai tuoi, dai miei. Davvero speri di cambiarlo?». Lui mi risponde deciso: «Sì». Lei: «Non credo nei muri e nelle frontiere». Lui: «Il cambiamento deve partire da noi stessi», e poi sparecchia al posto della cameriera. Perché dei valori buoni finiscono ad asservire gli interessi del grande capitale internazionale?

Lei ha una fotocamera Canon, lui una macchina giapponese credo, non so la marca. Mi dicono che i soldi non sono niente. Io gli dico: «Allora la birra che ci stiamo bevendo é niente?». Sguardo in un altra direzione. Nel frattempo i manager dell’Hitachi stavano brindando per l’acquisto dell’Ansaldo. I soldi che faranno non saranno redistribuiti fra i lavoratori, verranno investiti in borsa in qualche titolo ad alto rendimento. La discussione é iniziata perché lui nota al mio polso un braccialetto comprato dai giamaicani in piazza Monastiraki. Loro dicono che i giamaicani sono invandenti, non rispettano il volere degli altri e assillano la gene finché non comprano un braccialetto. Io provo a dire loro che per i giamaicani immigrati è questo il lavoro che possono fare, perché la comunità giamaicana qui fa così. Poi si é passati ai pakistani che lapidano le donne. Da lì gli ho detto che dobbiamo lasciare in pace quei popoli e dare loro la possibilità di autodeterminarsi. Da lì i lavoratori sfruttati della Nike, ecc.

Persone che viaggiano molto, vedono diverse culture, diverse storie poi non capiscono un cazzo di come funziona la società. Perché l’individuo sta al centro, le genti si mischiano, ecc. Ma in un mondo di genti mischiate, se noi viaggiamo, in realtà sarà come viaggiare sempre nello stesso posto. E gli individui saranno tutti così uguali che parlare diventerà come pensare fra noi stessi. Della politica non gliene frega un cazzo. Non conta, dicono. A lui gli ho detto io l’ultima proposta di legge di Varoufakis. Lei fa video girando il mondo, prendendo due soldi di qua e di là. E li spende tutti viggiando. Lui non so che lavoro fa. Ma a 36 anni se esci la sera a bere è perché non guadagni abbastanza. Quando provo a dirgli che i nostri genitori alla nostra età guadagnavano più di noi il discorso si blocca. La politica, l’economia, non contano un cazzo. Siamo tutti cittadini del mondo. Dobbiamo avere rispetto gli uni degli altri e tutte le cose andranno bene. Il mondo cambierà.

Elites neoliberiste brindate. Un esercito di schiavi consapevoli della loro libertà vi sta dinnanzi. La spagnola me la sono giocata. E ci stava. Ma non riesco a fare sì con la testa.

(“Il cosmopolitismo individualista”, dal blog “Vox Populi” del 6 marzo 2015).

Fonte: www.libreidee.org

Link: http://www.libreidee.org/2015/03/io-il-greco-e-la-spagnola-felici-al-macello-senza-saperlo/

16.03.2015

Commenti (24)

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    1. oriundo2006 16 marzo 2015

      Citazione..’’ Marx diceva che non è la coscienza degli uomini a creare il loro essere sociale; al contrario, è il loro essere sociale che crea la loro coscienza..’’. In base a questa interpretazione ( le cui ‘meditate origini’ sono hegeliane ) la ‘coscienza sociale’ è/diviene lo ‘spirito del mondo’ immanente e preesistente a tutto il genere umano e coessenziale a questi, semplicemente ‘separato’ dalle differenti lingue, culture, ecc. ( anche idee ? Sarebbe interessante estendere il ragionamento…). Ma a quale ‘uomo’ M. si riferiva, quale ‘umanità' aveva in mente ? Inoltre, ‘essere sociale’ non è forse una IPOSTASI ‘metafisica’ a sua volta, essendo solo la somma dei rapporti sociali o è appunto qualcosa di più, quel ‘quid’ che determina la ‘quiddità’ chiamata ‘essere sociale’ ( ovvero essere-nel-mondo ecc. A seguire gli esistenzialisti, Heidegger, et alt. ), dunque essere relazionale, che vive di relazioni con altri della medesima specie e che in questa relazione ‘esaurisce’ le possibilità/potenzialità ( Marcuse: ma queste sono infinite..Deleuze, Guattari... ) del suo essere ? Dunque da un lato abbiamo la sfera trascendente il singolo, il mondo dei rapporti sociali preesistenti siano essi capitalisti, agrari, delle civiltà ‘idrauliche’ antiche ed antichissime, che sono il ‘datum’ immuntabile ma da cambiare, da ‘superare’, e da un altro abbiamo un ‘essere’ dotato di coscienza che per realizzarla DEVE inserirsi in questi ‘rapporti’ facendosene veicolo per cambiarli: e perchè e come, se questi sono un ‘datum’ che forma senza residui la sua coscienza ?

      Qui è l’aporia marxiana fondamentale, quella per cui conseguentemente solo la ‘violenza’ può far uscire la farfalla della nuova società dal suo bozzolo precedente, non servendo idee, sovrastrutture mentali ( ma la coscienza non è forse questo ? ) o quant’altro: E NEPPURE LA TEORIA MARXIANA a ben vedere.
      Dunque, giustamente, la nostra società mostra di farne a meno. Ha esaurito il lascito ideal-materialista e senza troppi rimpianti. Rimangono due vie ( ma altre ancora ): la prima è appunto potenziare la nostra coscienza di singoli oltre ed al di là dei rapporti sociali ‘ossificati’ ( Adorno ) attraverso la ‘cultura’, il sapere ( per quanto anch’esso predeterminato socialmente e dunque negativamente: dialettica negativa ). La scienza è potente motore di modifica e rinnovamento di abiti mentali da dismettere ( ma sappiamo che non basta: ci siamo affezionati…! ).La seconda, intensificare rapporti sociali SIGNIFICATIVI oltre quelli del ‘modo di produzione’ prevalente ( o cercandone altri all’ ‘indietro’: Levi-Strauss e terzomondisti vari ), tentando di far baluginare qualcosa d’altro oltre la legge dello scambio ( inuguale: qui le citazioni sono vastissime…).
      I due ragazzi stanno facendo solo questo, con tutte le aporie e difficoltà di questo ‘pensiero debole’ post-moderno. Perchè criticarli ? Se i rapporti sociali sono predeterminati questi si applicano anche se non lo vogliamo. Siamo vincolati ad esssi e sarebbe un regurgito neo-sessantottino ‘volontaristico ( e ‘sorelliano’ per il passato ) volervi sfuggire con la ‘lotta sociale’ ( oltrechè inutile, come abbiamo già visto … ): ridicolo. Se sono modificabili con una coscienza superiore tantovale tentare con chiunque, col padrone della Nike o con i suoi salariati: al nostro tempo avremmo cominciato di lì, dal ‘basso’ per poi qualcheduno o piuttosto quancheduna finire a cena col primo: ma erano tempi andati e meno male che sono passati. Senza rimpianti.
      Rimane una terza ipotesi: la 'coscienza' NON è predeterminata socialmente ma ‘spiritualmente’ e dunque da TUTTO il nostro ‘residuo’ psichico ANCHE in base ( ad esempio ) alle nostre vite precedenti. Insomma, non nasciamo nudi e crudi come una tabula rasa su cui la ‘società’ può inscrivere i suoi ‘dati’ e noi poi girarci intorno come criceti in gabbia. Non siamo ‘prodotti’ come delle cipolle o delle zucche. Alla fine la spirale essere-mondo si riavvolge intorno a ‘noi', di un noi differente da quello di partenza : è finalmente un TUTTI ‘noi’: ma non è che sia il vecchio ‘idealismo’ di partenza ?
    1. PietroGE 16 marzo 2015

      Questo articolo è un condensato di stupidaggini.

      -La visione del mondo fatta di individui cosmopoliti e umanità è una bufala.

      -L'economia e la politica contano, e come!

      -La storiella che bisogna cambiare il mondo è vecchia come il cucco. I problemi nascono quando si deve decidere in che verso cambiare il mondo.

      -Il carpe diem che domina la cultura occidentale dalla fine degli anni '60, ha reso i giovani ciechi e senza radici, massa di manovra per la gente che veramente conta nella società.

    1. GioCo 16 marzo 2015

      Carino affermarlo nel luogo dove l'ideale del "cittadino" è nato. Chissà cosa avrebbero detto se avessero saputo che era un modo per cercare di distinguere l'uomo dal livello di coscienza di sé più basso, quello proprio dei barbari che erano nomadi.
      Il nomadismo non crea certezza ne abbondanza, così come la polvere del deserto non crea stabilità, ne fecondità: essere semi al vento, non significa non avere in potenza la possibilità di radicarsi, ma di certo significa non avere radici, ne coltivarle. Significa perpetuarsi nel vuoto e con il vuoto. Alcune popolazioni africane, che hanno bene imparato la lezione, hanno diviso il periodo della vita di una persona in nomade (medio periodo) e stanziale (infanzia e senilità).
      Noi pasticciamo con i "liberi arbitri" e le necessarie discipline, costruendoci su necessarie cazzate, necessariamente difese come fondamentali. Perché non c'è altro e quanto "l'altro appare" nel nostro orizzonte è istantaneamente guerra. Come Morgana nel deserto dei Tartari, annuncia solo illusorie quanto desiderabili sfighe in arrivo. Perché nessuna sfiga è peggiore della malattia della Noia così come ci ha descritto Moravia e una bella guerra è sempre un esercizio per sgranchire le fauci.
      Anche se questo significa, terminare ogni esistenza significativa su questo cazzo di stupidissimo planisfero.

    1. DaniB 16 marzo 2015

      E quanta gente così c'è in giro per il mondo...

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