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LA PERESTROIKA DI OBAMA E LA DISINTEGRAZIONE DEGLI USA

A CURA DI DANIELE SCALEA
eurasia-rivista.org

Intervista a Igor Nikolaevič Panarin

Nell’estate del 1998, lei predisse per la prima volta il collasso e la disintegrazione degli Stati Uniti d’America entro il 2010. Quali elementi la persuasero ad avanzare allora tale ipotesi così originale, e quali l’hanno confortata nella sua opinione durante quest’ultimo decennio?

Nel maggio del 1998 predissi il default dell’agosto di quell’anno in Russia. Ma allora le mie previsioni non furono credute. Quando il default effettivamente si verificò presi ad analizzare la situazione economica nella Russia e nel mondo. In quel periodo mi stavo preparando a una conferenza sul tema “La guerra dell’informazione” in Austria, dove dovevo tenere una relazione. Sapevo che dei 400 partecipanti alla conferenza 150 sarebbero stati nordamericani. Per questo decisi di impiegare un esempio che si riferisse agli Stati Uniti per esporlo nella mia relazione. Cominciai dunque ad analizzare la situazione negli USA. Su mia richiesta mi furono preparati dati analitici molto dettagliati sugli Stati Uniti. E, ad un certo punto, dopo aver analizzato i dati, mi venne l’idea della possibilità della caduta degli Stati Uniti. Concentrai la mia attenzione su alcuni aspetti negativi ciclici dell’economia statunitense che ricordavano il default russo. Chiesi che mi fossero preparati dati analitici approfonditi per gli Stati Uniti, perché all’epoca non ero ancora esperto di USA. Fui sconvolto da alcuni dati di quel paese (l’alto tasso di incidenti nell’aeronautica militare, l’enorme e crescente debito estero, il deficit di bilancio registrato per vari decenni e via dicendo). E così, dopo aver analizzato i dati, mi è venuta l’idea della possibilità di una divisione degli Stati Uniti in sei parti. Negli ultimi dieci anni la probabilità che la mia previsione si realizzasse non ha fatto che rafforzarsi. Nell’economia degli USA osserviamo un aumento a valanga del debito estero. Ricordiamo che il debito estero degli Stati Uniti all’inizio degli anni Ottanta era pari a zero. E adesso? Quando, nel 1998, nella città austriaca di Linz espressi per la prima volta la possibilità di un crollo degli Stati Uniti quel debito aveva superato i 2000 miliardi di dollari. Oggi è di oltre 11.000 miliardi di dollari! E continua ad aumentare incessantemente. Gli Stati Uniti non saranno mai nella condizione di ripagarlo.
La primavera del 2009 sarà il momento del crollo dell’industria automobilistica statunitense (nel gennaio del 2009 la vendita di automobili nordamericane è crollata del 50%) e di altri settori dell’economia reale. La nuova Grande Depressione accelererà. Per gli Stati Uniti l’apice della depressione si verificherà a ottobre-novembre 2009. Negli ultimi tempi ho perfino messo insieme i motivi per formulare l’ipotesi di una guerra civile sul suolo statunitense. Ma la questione è: quale forma assumerà? Molto probabilmente, tutto si manifesterà a livello regionale, come guerra economico-finanziaria, battaglia tra diversi gruppi economici. Adesso è stato eletto alla presidenza Barack Obama. E penso che questo sia un piano dei servizi segreti, dato che Obama incarna perfettamente l’immagine del nordamericano comune. Ha occupato quella carica solo perché lo Stato possa prendere tempo. Di fatto Obama è il Michail Gorbačëv nordamericano. Questa è una perestrojka, solo alla maniera statunitense. Gli analisti nordamericani hanno già capito che non è possibile salvare l’economia del paese, ma è necessario calmare e distrarre la popolazione, servirle il bel mito di un radioso futuro, perché non avvenga un’esplosione sociale.
La crisi finanziaria globale, la cui origine è negli USA, nel 2009 si ingrandirà enormemente. Non è un caso che il 26 gennaio del 2009 il vice presidente degli Stati Uniti J. Biden abbia detto che la situazione economica del paese si è rivelata peggiore di quanto ci si aspettasse con la nuova presidenza. Credo che a partire dal novembre del 2009 negli Stati Uniti potrebbero verificarsi una guerra civile e il crollo del dollaro, e nell’estate del 2010 la divisione degli USA in sei parti.
Osservando la situazione negli Stati Uniti mi sono persuaso che il nuovo presidente non riuscirà a condurre il paese fuori dalla crisi. Già non è più sicuro delle proprie forze. Bisogna tener conto del fatto che B. Obama ha pronunciato per ben due volte il giuramento dell’insediamento, una volta con la Bibbia e la seconda volta senza. Forse l’esultanza che ha caratterizzato la cerimonia ha in qualche misura messo in secondo piano il fatto che proprio nel giorno dell’insediamento del 44° presidente degli Stati Uniti si è verificato il peggiore crollo dei mercati. Il corso delle azioni sulle borse statunitensi nel giorno di insediamento di un nuovo presidente ha sempre mostrato una tendenza al rialzo. In casi simili il mondo finanziario riduce la propria attività: deve infatti osservare i segnali politici che provengono da chi comanda alla Casa Bianca, prendere tempo, attendere lo sviluppo degli eventi. Ma nel giorno dell’insediamento di Barak Obama le quotazioni dei titoli sui mercati fondiari sono scese improvvisamente del 4-6%. È un fatto senza precedenti nella storia degli Stati Uniti. Dimostra che il mondo degli affari non vede niente di nuovo nelle promesse di Obama e non crede nei vari e molto reclamizzati piani di salvataggio dell’economia. In un futuro non distante anche i comuni elettori sperimenteranno tale delusione. Questo insieme di elementi è sicuro sintomo di una profonda crisi nazionale, che molto spesso è la precondizione di sconvolgimenti radicali.
In questa situazione bisogna prestare attenzione anche a un fatto inaudito che è stato reso noto alla vigilia dell’inaugurazione: il direttore dello zoo di Washington [Morrel John Berry, n.d.r.], persona un po’ stravagante, è stato nominato capo dell’ufficio personale dell’amministrazione del signor Obama. Si ha così lo zoo del signor Obama. Dal punto di vista del buon senso è assurdo. Un altro esempio dell’inadeguatezza della dirigenza politica statunitense: cinque governatori hanno chiesto a Obama 1000 miliardi di dollari per salvare l’economia dei loro Stati. Mentre G. W. Bush aveva stanziato solo 17 miliardi di dollari per il salvataggio di tutta l’industria automobilistica statunitense. Nel contempo, l’intero piano anticrisi pensato per tutto il paese è di 700 miliardi di dollari.
Sono convinto che la dirigenza nordamericana stia reagendo in maniera completamente sbagliata ai cambiamenti, e che gli analisti finanziari siano del tutto incompetenti. Lo conferma anche il fatto che il 26 gennaio 2009 il quotidiano britannico “The Guardian” abbia incluso A. Greenspan, che ha diretto per molto tempo la Federal Reserve, tra le 25 persone responsabili della crisi finanziaria mondiale. Tutto il sistema economico-finanziario degli Stati Uniti sta entrando in una situazione di stallo. L’analista statunitense [Bob, n.d.r.] Moriarty dice che l’economia del suo paese si sta avvicinando al punto di rottura. Ancora 2-3 mesi e ci sarà il collasso, e in autunno comincerà una guerra civile. Il collasso ci sarà perché il denaro smetterà di arrivare alle regioni, le banche già non si fidano più le une delle altre. In questa situazione chi nutrirà il 20% della popolazione che è costituito da invalidi, chi provvederà a fornire i sussidi agli appartenenti ai vari gruppi etnici che sono per la maggioranza disoccupati? Questa gente di certo scenderà nelle strade e si darà allo sciacallaggio, alle distruzioni. Inoltre milioni di persone stanno perdendo il lavoro, e anche la casa per insolvenza. In un futuro non lontano, già nel 2009, l’America potrebbe dover fronteggiare il problema di decine di milioni di senzatetto.
A tale proposito, sono convinto che la credibilità delle mie previsioni sul crollo degli Stati Uniti nel 2010 si rafforzi. Tutto va nella direzione di un crollo degli Stati Uniti. Il compito della dirigenza mondiale è di non permettere il crollo degli USA secondo il modello della Jugoslavia, ed è auspicabile che segua l’esempio della Cecoslovacchia. Che tutto si svolga tranquillamente, pacificamente e senza problemi.

La crisi economico-finanziaria in atto sta affliggendo non solo gli USA, ma tutto il mondo. Posto che a suo parere sarà esiziale per le sorti della federazione nordamericana, cosa prevede invece per gli altri paesi, ed in particolare per la Russia – colpita dal crollo dei prezzi delle materie prime?

La possibile disintegrazione degli Stati Uniti in sei parti richiede un’adeguata reazione e decise azioni da parte della Russia, per sfruttare le nuove opportunità allo scopo di rafforzare la sua influenza economico-finanziaria, geopolitica e in materia di politica estera sul mondo.

1. La Dottrina Pacifica globale della Russia (politica interna ed estera).
Il nostro paese necessita di regioni in grado di produrre grandi innovazioni tecnologiche, che facciano da traino allo slancio tecnologico russo e che vengano guidate da professionisti capaci di individuare forme ottimali di cooperazione internazionale e collaborazione economico-finanziaria e di garantire la realizzazione degli interessi nazionali ed economico-finanziari della Russia nel mondo. Il loro sostegno è il compito più importante dello stato russo. Una di queste regioni è il Territorio di Primor’e. Nel XXI secolo, conservando il suo valore politico-militare, la regione deve diventare un potente avamposto finanziario ed economico della Russia nell’Asia-Pacifico. Entro il 2012 il territorio può e deve diventare uno dei principali centri della finanza internazionale, centro di gravità per gli investimenti e i flussi innovativi della regione Asia-Pacifico e dell’America Latina. Il futuro politico della dirigenza russa e il successo dello slancio innovativo della Russia dipenderanno ampiamente dalla capacità dell’élite regionale del Pacifico di adattarsi – con l’appoggio del Cremlino – alla reale distribuzione delle forze nella politica mondiale. I tempi richiedono la creazione simultanea di potenti strutture analitico-informative e propagandistico-informative. Mi riferisco alla complessa componente analitico-informativa e ideologica che deve accompagnare il progetto di innovazione “Russia Pacifica – 2012”. Innanzitutto è necessario fornire un sostegno informativo-ideologico alla concezione delle “Cinque I”, volta a creare una società che sia favorevole alla vita delle persone e che assicuri alla Russia un ruolo di guida a livello mondiale (le “Cinque I”: istituzioni, infrastrutture, investimenti, innovazione e intelletto). Per quanto concerne le misure organizzativo-dirigenziali, va considerata la possibilità di creare un meccanismo (strumento) speciale nell’associazione tra Stato e settore privato che possa svolgere funzioni organizzativo-dirigenziali e analitico-informative. Lo si potrebbe chiamare convenzionalmente così: Tichookeanskoe Informacionno-Analitičeskoe Bjuro (TIAB, Ufficio Analitico-Informativo del Pacifico).

2. Graduale ritorno dell’Alaska alla Russia.
La Russia dovrebbe esprimere i suoi desideri all’Unione Europea e alla Cina, in quanto principali attori geopolitici dopo il crollo degli Stati Uniti, sulla questione dell’opportunità che l’Alaska torni a far parte della Russia. Va sottolineato che la Russia non si opporrà all’inclusione dell’America Atlantica (la zona di Washington e New York) nell’Unione Europea, né alla transizione delle isole Hawaii sotto un protettorato congiunto di Cina e Giappone.

3. Rafforzamento dell’influenza sullo spazio post-sovietico e sull’Europa Orientale.
Con il crollo degli Stati Uniti cesserà di esistere un importante attore geopolitico nello spazio post-sovietico. Ciò potrebbe condurre al vuoto e all’instabilità politico-sociale nella regione. È consigliabile che la Russia non permetta il rafforzamento di altri attori geopolitici nella sua storica sfera d’influenza geopolitica. Sarà necessario elaborare una nuova strategia politica per l’Europa Orientale, che dovrebbe essere realizzata ispirandosi in qualche modo alla dottrina Monroe dell’inizio del XIX secolo. La Russia dovrebbe dichiarare chiaramente e nettamente la propria intenzione di ritornare alla strategia geopolitica di Caterina la Grande nei rapporti con l’Europa Orientale. La realizzazione di una nuova strategia politica per l’Europa Orientale non dovrà però causare un peggioramento delle relazioni con l’Unione Europea. Per questo sarà necessario coordinare gli obiettivi della politica estera russa con la Germania, la Francia e l’Italia.

4. Rafforzamento dell’influenza russa nel Vicino e Medio Oriente.
А). Nel corso della guerra dell’agosto 2008 nel Caucaso, la Turchia ha adottato una posizione di sostegno alla Russia. Questo fornisce un’opportunità unica, dopo la disintegrazione degli Stati Uniti e la liquidazione delle basi militari americane in Turchia, per realizzare un accordo strategico sulle sfere di influenza tra Turchia e Russia. Uno dei punti dell’accordo dovrà riguardare l’amministrazione congiunta dell’Agiaria (in base all’accordo del 1921).
B). Dopo il ritiro dei soldati statunitensi dall’Iraq, la Russia dovrebbe ristabilire la propria posizione economica e geopolitica nel paese.
C). Il ritiro delle truppe nordamericane dall’Afghanistan richiederà una decisa reazione da parte della Russia per garantire la stabilità in Asia Centrale. Sul territorio di questo paese potranno essere dispiegate le forze di pace della OCS [Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, n.d.r.], in base ai contingenti militari russo-cinesi.

5. Rafforzamento dell’influenza russa in Asia Meridionale.
La Russia dovrebbe cercare di diventare il principale arbitro della disputa tra India e Pakistan. Per questo è consigliabile intensificare considerevolmente la cooperazione economica con questi paesi. Sarà anche opportuno coinvolgere l’Iran e la Cina (in fasi distinte del processo di stabilizzazione).

6. Intensificazione dell’attività russa in America Latina.
Il compito della Russia è rafforzare quanto più possibile la propria influenza. Abbiamo già un piano strategico volto a rafforzare la cooperazione con l’America Latina, nella quale svilupperemo le nostre linee guida in tre direzioni cruciali: Brasile, Venezuela e Cuba. Sono questi i paesi nei quali dovremmo indirizzare colossali sforzi economici e ideologico-informativi.
Nel 2010 dovremmo ripristinare la stazione radiolocalizzatrice sull’isola di Cuba. Sarà una mossa giusta e naturale per la politica estera russa. La base ci aiuterà a risolvere non solo i problemi politico-militari del mondo, ma anche quelli economici. Nell’incontro di dicembre tra i 33 capi di Stato latinoamericani, il primo a svolgersi senza la partecipazione degli Stati Uniti, il presidente del Messico Felipe Calderon ha proposto la creazione di un’organizzazione chiamata “Unione degli stati dell’America Latina e del bacino caraibico”, la quale agevolerebbe il cambiamento politico ed economico nel continente. Se venisse costituita una simile organizzazione la Russia dovrebbe fare il possibile per diventare suo socio strategico nei settori economico e ideologico-informativo.

Dopo l’ipotetica disintegrazione degli USA, il nuovo ordine mondiale sarà multipolare, ovvero una qualche potenza (ad esempio la Cina) potrà almeno provare a sostituirsi a Washington nel ruolo di unica superpotenza? Più in generale, la fase internazionale caratterizzata dal collasso degli USA e dalle sue ripercussioni, avrà carattere di pacifica transizione, oppure possiamo aspettarci conflittualità e vere e proprie guerre (siano esse “fredde” o “calde”)?

Nel gennaio del 2009 sono stato a Pechino, dove ho tenuto una serie di conferenze e ho incontrato alcuni importanti analisti cinesi. A mio parere, la Cina sarà la potenza-guida del XXI secolo. La dirigenza cinese sta attualmente sviluppando diversi modelli di condotta della Cina legati all’intensificarsi della crisi finanziaria globale. Viene presa in considerazione anche l’ipotesi secondo la quale nel novembre del 2009 negli Stati Uniti potrebbero verificarsi una guerra civile e il crollo del dollaro, seguiti nell’estate del 2010 dalla disintegrazione degli Stati Uniti in sei parti. Per ora la probabilità che tale scenario s’avveri non viene stimata oltre il 25%. Ciononostante gli analisti cinesi hanno avviato l’elaborazione concettuale di un modello strategico per la Cina in caso di crac del dollaro e di crollo degli Stati Uniti. L’autore è convinto che la stabilità e la prosperità della Cina nel XXI secolo possano essere conseguite solo in condizioni di alleanza strategica con la Russia. È la Russia a rappresentare per la Cina un alleato e un partner strategico. Fu l’URSS, nel XX secolo, ad aiutare la Cina affinché non si ripetesse il genocidio del suo popolo avvenuto nel XIX secolo. L’alleanza strategica russo-cinese è in grado di garantire stabilità al mondo dopo il crollo degli Stati Uniti. Allora la probabilità di conflitti internazionali sarà ridotta al minimo.
Negli ultimi tempi si sono considerevolmente intensificati i contatti tra le dirigenze della Russia e della Cina (cinque incontri ad alto livello nel 2007 ed altrettanti nel 2008). Va osservato che il numero cinque è altamente simbolico: cinque sono i ponti nel palazzo imperiale di Pechino, il cinque è un numero fondamentale nella visione del mondo dei Wu Xing. L’avvio, il 29 dicembre 2008, di una “linea diretta” tra i ministri della difesa della Russia e della Cina, rappresenta l’avvio di una più stretta collaborazione politico-militare tra la Russia e la Cina per garantire la stabilità in Eurasia e nel mondo. Va rafforzato il meccanismo delle consultazioni sulle questioni relative alla stabilità strategica, che è diventato un fondamentale canale di coordinamento della collaborazione russo-cinese in questa sfera. L’industria cinese e l’intelletto russo dovrebbero integrarsi. Negli ultimi anni è stata notevolmente intensificata la cooperazione russo-cinese nei campi economico-commerciale e negli investimenti (con una crescita di oltre il 40%). È necessario impegnarsi per raddoppiare gli scambi commerciali nei prossimi due anni. Andrebbero inoltre intensificati i legami culturali e informativi, che riceveranno ulteriore impulso dalla celebrazione nel 2009 dell’Anno della cultura russa in Cina e nel 2010 dell’Anno della cultura cinese in Russia. Le posizioni della Cina e della Russia sulle principali questioni dell’attuale ordine mondiale e sui fondamentali problemi internazionali coincidono o sono molto vicine. Ciò fornisce un’occasione unica per progettare insieme una politica estera volta ad assicurare la stabilità mondiale.
L’alleanza strategica con la Russia permetterà alla Cina di risolvere gradualmente il problema dell’unità del paese. La riunificazione rappresenta l’obiettivo cruciale della Repubblica Popolare Cinese in termini di politica estera, del quale si è ripetutamente parlato durante le sedute del Partito Comunista cinese. La posizione della Russia sulla “questione di Taiwan” è fissata nell’Accordo sul buon vicinato, l’amicizia e la cooperazione del 2001, in base al quale esiste solo una Cina: il governo della Repubblica Popolare Cinese è l’unico governo legittimo e rappresenta tutta la Cina, di cui Taiwan è parte integrante. Il crollo degli Stati Uniti accelererà notevolmente i processi di integrazione tra la RPC e Taiwan iniziati nel 2008. Un nuovo Stato membro delle Nazioni Unite, la Cina Unita, potrebbe divenire realtà già il 1° gennaio 2011.
Nel 2010, conservando la sua stabilità interna, la Cina potrebbe intraprendere la creazione della comunità cinese del Pacifico. Nel 2009 comincerà l’elaborazione di una nuova dottrina ideologica della RPC: la Dottrina della prosperità economica comune dei paesi della regione del Pacifico, basata su tradizioni nazionali e spirituali (umanitarismo, giustizia, ordine e stabilità, buon senso, sincerità e onestà). L’Australia e le Hawaii, che rientreranno nella sfera di influenza della Repubblica Popolare Cinese dopo il crollo degli Stati Uniti, e anche Hong Kong, potranno e dovranno diventare entro il 2012 grandi centri internazionali, snodi cruciali in grado attirare i flussi degli investimenti e delle innovazioni della regione Asia-Pacifico e dell’America Latina.
А) Hong Kong – accumulazione dei flussi finanziari degli Stati ASEAN.
B) Australia – organizzazione dell’interazione finanziaria con i paesi del Commonwealth britannico e del Golfo Persico.
C) Hawaii – coordinamento dei flussi degli investimenti e delle innovazioni con l’America Latina e la Repubblica Californiana (in collaborazione con il Giappone).

Per quanto riguarda la creazione della Comunità cinese del Pacifico nel 2010, la Cina dovrebbe esprimere i propri intenti all’Unione Europea e alla Russia, in quanto principali attori geopolitici dopo il crollo degli Stati Uniti, a proposito dell’opportunità del suo dominio sul litorale pacifico dell’America. La Cina, nel settore dell’associazione strategica con la Russia, dichiarerà la legittimità del ritorno dell’Alaska alla Russia. La Cina non obietterà all’inclusione dell’America Atlantica (zona di Washington e New York) nella composizione dell’Unione Europea. Le questioni relative al passaggio delle Hawaii sotto il protettorato congiunto di Cina e Giappone dovranno essere oggetto di accordi specifici con il Giappone.

Daniele Scalea (analista e redattore di “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”)
Fonte: www.eurasia-rivista.org
Link: http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkupFluuyuEwpOjoOo.shtml
22.04.2009

(Traduzione dall’originale russo a cura di Manuela Vittorelli)

* Igor Nikolaevič Panarin è un politologo russo, membro in patria dell’Accademia delle Scienze Militari e della Commissione Elettorale Centrale (Consiglio Scientifico e Metodologico). È inoltre consulente del Comitato sugli Affari della CSI (Consiglio della Federazione), decano della Facoltà di Relazioni Internazionali dell’Accademia Diplomatica del Ministero degli Affari Esteri (Mosca) e, presso la stessa, docente di Comunicazione di massa e relazioni pubbliche.

Pubblicato da Davide

  • Maxim

    Sempre che lo scenario economico ipotizzato dall autore dell articolo si realizzi …
    Gli Usa a quel punto potrebbero ” chiedere ” armi in pugno aiuto al resto del mondo !
    Non dimentichiamo che le Forze Armate Usa sono un organizzazione potentissima e sicuramente non accetteranno mai di sparire senza prima combattere

  • Melkitzedeq

    E non credo proprio che a quel punto il resto del mondo li aiutera’, tuttalpiu’ lo faranno alcuni servi europei.

  • Boero

    L’autore propone di mandare truppe sino-russe per sostituire quelle americane in Afghanistan.Leggete dunque questo articolo e al di là delle previsioni domandatevi,l’imperialismo è solo americano?
    Dimenticavo poi,il Tibet doveva finire nella nato,no,se avesse vinto ”la cricca del dalai lama”,ora questo tizio se ne esce che tra un anno la nato non esisterà più,già…E chi glielo dice a La Grassa?Nessuno ha la sfera di cristallo,comunque,solo mi piacerebbe sentire le reazioni dei post-comunisti acidi che combattevano contro l’America imperialista a fianco del compagno Hu e poi si scopre che l’America non c’è più.Sarebbe divertente.Dopo aver perso il loro storico alleato (l’URSS)perderanno il loro storico nemico.Che cosa faranno a quel punto?Diranno che il capitalismo è finito e che bisogna tornare a Marx,ma chi glielo spiega che il capitalismo semplicemente si è spostato altrove?Non io,grazie,io con la loro spocchia inutile del cazzo non voglio più averci a che fare.

  • Boero

    E comunque anche se non c’entra niente leggetevi questo,perchè desidero informarvi di una cosa su cui tutti tacciono:Controstoria
    Il blog politicamente scorretto di Controstoria

    mercoledì 24 settembre 2008
    IL GENOCIDIO DEL POPOLO BOERO

    Spesso, nella storia, vi sono genocidi dimenticati o rimossi dalla memoria comune, ma non per questo non vi sono delle vittime innocenti. Questa mia affermazione è riferita alle atrocità commesse dalla comunità nera sudafricana nei confronti di quella dei boeri.
    Ora cercherò di riassumere la storia del popolo boero in modo cronologico dalla perdita della sua libertà:
    -1902; i boeri perdono la loro libertà
    -1990; Nelson Mandela viene rilasciato
    -1994; tramite elezioni illegali il ANC (partito comunista) vince tramite elezioni illegali, e il NWB (movimento di resistenza boero) inizia la lotta per l’indipendenza del suo popolo.

    A dieci anni dalla fine dell’Apartheid la persecuzione razziale in Sud Africa esiste ancora, ma si è capovolta, la praticano i neri nei confronti dei cittadini bianchi o boeri, i quali, con il partito marxista al potere, sono oggetto di una pulizia etnica oltremodo brutale. I morti ammazzati, bruciati vivi, segati a metà aumentano vertiginosamente ogni giorno. La solita storia insomma, se le vittime del genocidio sono di pelle nera (come nel caso del Darfur) per bloccarlo si mobilitano Usa, Onu e Ue, ma se le vittime sono bianche e dagli occhi chiari non gliele frega niente a nessuno, nessuno muove un dito per pretendere il riconoscimento dei loro diritti.

    Dal 1° luglio l’assemblea nazionale ha fatto legge il “Firearm control bill”, che annulla di fatto la prerogativa dei contadini boeri sul possesso di armi per autodifesa. Ormai in molti danno per scontato un “effetto Zimbabwe”, un bis della pulizia etnica contro i bianchi condotta nell’ex Rhodesia dal dittatore Mugabe. Certo i bianchi in Sudafrica sono 3,5 milioni ma, anche in Zimbabwe cominciò così e, prima ancora, con i Tedeschi in Namibia. Chi può ha cominciato a scappare. Il rischio, quando morirà l’estremo parafulmine Nelson Mandela è che venga meno ogni freno e il genocidio contagi le città. Il problema è che i bianchi sudafricani non hanno una madrepatria che gli accoglierebbe compensandone i danni: vivendo lì da tre secoli e mezzo sono oramai dei nativi, quanto gli statunitensi in America.

    Rudi Botes, 47 anni, rinvenuto con gli occhi cavati nella fattoria Genbade presso Bultonfontein, Adriana Van Der Riet, 86 anni, uccisa con 20 pugnalate in una fattoria nelle Rocklands, Martmaria Da Bruin, 18 anni, stuprata in un lago di sangue nel suo letto a Honeydew, Roelof Gottschalck, 34 anni, impiccato a Rustenburg. Hanno antichi nomi europei questi martiri del Sud Africa. Ma tutto questo non nasce dal nulla, anzi era prevedibile data la politica razzista intrapresa dal governo nero di Pretoria. Nel 2004 il premier Thabo Mbeki, a capo di un monocolore dell’African National Congress d’ispirazione comunista, ha varato un pacchetto di leggi per il “potenziamento economico dei neri” (Bee Laws). Si tratta di leggi che, nella sostanza, rimuovono il diritto inviolabile alla proprietà privata, cancellano ogni toponimo Afrikaaner, chiudono i loro centri culturali, scolastici, radiofonici, completando la rimozione di ogni segno di matrice europea del Programma per il rinascimento africano. Sulla china del genocidio si arriva però con il programma di redistribuzione della terra, che consente che qualunque nero accampi un diritto su un podere Afrikaaner, per quanto datato o velleitario, di appropriarsene tout court: immaginate cosa accade quando i tribunali o gli interessati non acconsentono. O quando gli imprenditori agricoli rifiutano le società con azionisti neri, imposte dalle Bee Laws.

    E dire che i primi a rimetterci dall’estinzione dei Boeri sono giusto i neri. Il Sudafrica era il granaio del continente, grazie all’export sottocosto delle fattorie bianche. Molte delle 24 nazioni che ora soffrono la fame nella fascia subsahariana lo devono al crollo della produzione boera, che dava cibo a 130 milioni di africani. E persino in alcune zone del Sudafrica quest’anno è comparso lo spettro della fame.

  • Boero
  • Gioacchino_Murat

    Dunque se le previsioni di questo signore sono esatte,entro circa un anno
    assisteremo alla disintegrazione degli usa(sarebbe forse piu’ opportuno
    il termine ripartizione)in sei macroregioni dopo una guerra civile,al crollo
    del dollaro,alla Cina che guida il mondo economico e alla Russia che si
    espande come ai tempi di Caterina la Grande(il paragone Putin Caterina
    e’ un po’ offensivo per la ex zarina):invece tra un anno su questo stesso
    blog si faranno le medesime discussioni e previsioni di ora di fronte ad
    una situazione che non sara’ cambiata piu’ di tanto.Come dice un
    proverbio irlandese,forse un giorno i porci metteranno le ali ma per ora io
    non ci credo.