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LA NUOVA VIA DELLA SETA IN EUROPA

DI HARIETT ALEXANDER
telegraph.co.uk

Un tentativo coraggioso per il Pireo, il principale porto della Grecia; l’autorità portuale Cosco ha dato a Pechino un punto di appoggio alle soglie del Continente.

Golfis Yannis è in piedi sulla piattaforma del porto ateniese del Pireo, incurante delle nubi di polvere provocate dai giganteschi camion e dagli assordanti carrelli elevatori che scaricano gli enormi container delle navi.
“Qui c’è la nuova China Town d’Europa” dice, indicando il molo vicino a lui. “L’unica cosa certa è che abbiamo venduto la nostra anima ai Cinesi”.

Il Molo Due, dove il Sig. Yannis, 48 anni, ha lavorato negli ultimi 22 anni, potrebbe sembrare esattamente identico al Molo Uno- sicuramente più grande, ma ugualmente fiancheggiato da navi immense e da un ammasso di containers che sembrano enormi mattoncini della Lego.

Ma mentre il Molo Uno è greco, il Molo Due è ora cinese.
Cosco, la più grande compagnia statale cinese di navi, il mese scorso ha avuto il controllo del Molo Due, con un accordo di 2.8 miliardi di sterline per la gestione del molo per i prossimi 35 anni, investendo 470 milioni di sterline per incrementare le attrezzature del porto, costruire un nuovo Molo Tre e quasi triplicare il volume dei cargo che può gestire.
Il porto dei container, proprio accanto al porto per traghetti del Pireo, che è il principale punto di accesso turistico alle isole greche, può attualmente caricare e scaricare 1.8 milioni di container l’anno – ovvero 5.000 che vanno e vengono ogni giorno.

Mentre molti investitori fuggono dalla nazione europea in crisi, che il mese scorso ha evitato la bancarotta accettando 110 miliardi di euro (90 miliardi di sterline) di aiuto dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale, la Cina sembra intravedere la possibilità di fare grandi passi in avanti in Europa, acquistando risorse a prezzi vantaggiosi e accedendo ai suoi mercati.

L’intento della Cina di creare un sistema di porti, centri logistici e ferrovie per la distribuzione dei propri prodotti in tutta Europa – in sostanza, una moderna Via della Seta – accelera la velocità degli scambi commerciali tra Est e Ovest e la creazione di un prezioso punto d’appoggio nel continente. La loro aspirazione sarebbe rendere il porto dei container uno strumento di rivalità con Rotterdam – il porto più grande d’Europa.

“I Cinesi vogliono un ingresso in Europa” dice Theodoros Pangalos, vice primo ministro. “Non sono come questi Wall St****s, capaci solo di investimenti finanziari su carta. I Cinesi hanno a che fare con cose reali, con la merce. E aiuteranno la vera economia in Grecia.”
Non è la prima volta che la Cina ha intravisto un’opportunità dove gli altri vedevano solo avversità. Con la loro economia in esplosione e la valuta forte, i Cinesi hanno fatto una serie di investimenti controversi nell’industria mineraria e nelle infrastrutture in Africa, che i critici dicono permettano loro di estrarre preziose materie prime, apportando modesti benefici all’economia locale.

I lavoratori del porto, come gli altri in Grecia, son a disagio con le implicazioni a lungo termine derivate dal permettere alla Cina di ricavare dei vantaggi dalla debolezza economica del Paese e di prendere una partecipazione simile in un settore cruciale della sua economia.
Dal suo ufficio con vista sul porto e sulla miriade di grattacieli che affollano le colline del Pireo, George Nouhoutides, presidente del Sindacato dei Lavoratori Portuali, ha dichiarato al Sunday Telegraph che la decisione di firmare il contratto è stata “catastrofica”.
“Quando si definisce un accordo tra un Paese ricco e uno che ha molti debiti, chi è che detta le condizioni?” chiede. “La Cina vuole un’etichetta ‘Fabbricato in Europa’ esente dalle tasse, a condizioni propizie e senza alcun riguardo per gli interessi della Grecia”.
Il sig. Nouhoutides – che è nato a due isolati dal porto e vi ha lavorato per 34 anni- ha aggiunto: “Stanno facendo un gioco furbo. Hanno 1.5 miliardi di schiavi e soldi da scialacquare, quindi è naturale che vogliano accedere ai nostri mercati. E’ catastrofico per tutti i lavoratori- non solo per i Greci.”

Ma Katinka Barysch, vice direttore del Centre for European Reform, dice che è improbabile che l’investimento cinese in Grecia diventi di natura “predatrice”.

“Il pericolo che Cosco si comporti come alcune compagnie minerarie e petrolifere cinesi in Africa è abbastanza remoto” afferma.

“La Grecia è membro dell’UE, quindi è supportata da condizioni legali più solide. Ci sono chiare restrizioni riguardo quello che gli investitori stranieri possono e non possono fare nei nostri mercati.

“Il rischio piuttosto è che queste grandi compagnie investano troppo velocemente in proprietà ambite da molti investitori e poi le amministrino male o non le gestiscano per trarne poi un profitto.

“Ma la mancanza di liquidità è un problema oggi in Europa. Dunque la mia previsione è che l’investimento cinese non incontrerà un’eccessiva opposizione politica. Da dove altro potrebbero arrivare i soldi?”

Quel che è certo è che molti vedono l’investimento cinese nel Pireo come solo l’inizio di un progetto molto più ampio per accedere ai mercati europei.
Mentre Paesi come Spagna, Portogallo e Irlanda combattono con i loro oneri finanziari, la Cina adocchia potenziali (e vantaggiose) opportunità d’investimento.

Questo mese un gruppo di produttori cinesi spera di ricevere l’approvazione per lo sviluppo di un progetto da 40 milioni di sterline ad Athlone, in Irlanda centrale, e iniziare la costruzione di un centro di attività commerciale fatto di scuole, appartamenti, ferrovie e fabbriche per la creazione di prodotti cinesi. Il piano cinese di trasferire 2,000 operai cinesi per costruire il sito, ed eventualmente impiegare 8,000 lavoratori irlandesi in ciò che è stato soprannominato “Beijing-on-Shannon” (Pechino su Shannon).

E l’investimento cinese è qualcosa che il governo greco, a corto di liquidi, ha accolto a braccia aperte.

Il mese scorso il vicepresidente cinese Zhang Dejiang ha condotto una delegazione di 30 uomini d’affari tra i più importanti del Paese ad Atene, per firmare centinaia di milioni di euro di investimenti nel settore marittimo, logistico e d’infrastrutture in Grecia.

I funzionari greci hanno dichiarato che i 14 accordi equivalevano al più grande investimento singolo che la Cina avesse mai fatto in Europa.

“Sono convinto che la Grecia possa superare le attuali difficoltà economiche”, ha asserito il sig. Dejiang. “Il governo cinese spronerà le imprese cinesi ad approdare in Grecia in cerca di opportunità d’investimento.”

Eppure la Cina che guarda avidamente alle proprietà greche non è stata accolta con un’approvazione univoca. I lavoratori portuali sono entrati ripetutamente in sciopero per protestare contro l’accordo da quando fu discusso per la prima volta nel 2006 – e in seguito si infuriarono quando fu firmato con grandi cerimoniali e una visita personale del Presidente Hu Jinato nel Novembre 2008.

Affermano che il porto stava realizzando dei profitti e non necessitava quindi di essere rilevato, e dichiarano che i Cinesi pagano i loro lavoratori solo 50 euro al giorno, somma che, considerata la disoccupazione dilagante in Grecia, la manovalanza portuale greca è stata costretta ad accettare.

Cosco si è rifiutata di discutere i pagamenti e altri aspetti del progetto con il Sunday Telegraph.

“Vogliono affamare le gente che lavorerà per una scodella di riso al giorno” ha detto Charalambos Giakoumelos, 53 anni di età, che ha lavorato al porto per 22 anni.

“Questo doveva essere la punta di diamante della ripresa economica greca – eppure il governo l’ha dato via per il prezzo di un tozzo di pane.” “Cosco è arrivata, e il caritatevole governo greco ha svenduto ogni cosa” ha aggiunto Nick Vithoulkas, 55 anni.

“Non riguarda solo il porto, sono andati oltre. Mio figlio ha 26 anni e gli ho detto che dovrebbe andarsene da questo Paese. Qui non c’è futuro.”

Da quando Cosco ha assunto il controllo del Molo Due, l’Autorità Portuale del Pireo (di proprietà dello Stato Greco) è stata circoscritta al Molo Uno – che è più piccolo e meno profondo, quindi inadatto ad accogliere le navi più grandi.

“E’ come se avessero creato un supermercato proprio accanto al nostro negozio di alimentari” ha affermato il sig. Nouhoutides. “Come potremmo mai competere?”

Ciononostante molti in Grecia credono che l’arrivo della Cina nelle sembianze di Cosco è proprio quello che serviva alla loro economia zoppicante.

“E’ un incentivo al nostro sviluppo” ha affermato Nikolaos Arvanitis, presidente dell’International Maritime-Union – l’organizzazione che rappresenta le maggiori compagnie navali mondiali – inclusa Cosco. “ La Grecia ha bisogno di investimenti. I Cinesi sono venuti animati da buone intenzioni e noi siamo aperti a chiunque voglia investire qui.

“I nostri vecchi modi di lavorare erano davvero desueti. Adesso possiamo veramente andare avanti e migliorare l’economia greca. Non c’è nulla di cui aver paura – i Cinesi sono qui per sviluppare le nostre infrastrutture, e noi ne beneficeremo. E’ un progetto vantaggioso per ambo le parti.”

Il porto potrebbe essere solo l’inizio delle ambizioni cinesi in Grecia. Per la fine dell’anno si prevede che la Cina faccia un’offerta congiunta con una compagnia greca per la creazione di centri logistici del valore di 200 milioni di euro (165 milioni di sterline) ad Attica, vicino al porto, per distribuire beni provenienti dalla Cina nei Balcani e nel resto del continente.

I Cinesi sono anche in trattative per l’acquisto di una quota della contesa ferrovia statale.
Con la posizione strategica del Pireo, nei pressi del Bosforo, il porto offre anche una strada per la regione del Mar Nero, l’Asia centrale e la Russia.

Nonostante i Cinesi siano innegabilmente coinvolti negli affari di Atene, la loro presenza fisica sul territorio è decisamente limitata. Nel povero quartiere di immigrati di Omonia, dove ipermercati cinesi di cattivo gusto vendono bigiotteria di plastica a basso costo, prodotti per la casa e vestiti di nylon, i pochi cinesi per le strade dichiarano di non aver mai sentito parlare della Cosco, e si affrettano a sparire. I noodle bar cinesi devono ancora sostituire le taverne greche lungo le strade.

Il personale degli uffici della compagnia navale Cosco, in un complesso di uffici poco attraente che si affaccia sulle navi da crociera dal terminal dei passeggeri, ha affermato che dei 45 membri dello staff, solo il direttore e il direttore finanziario sono cinesi. Negli uffici del terminal del porto, di 250 membri del personale solo 10 tra staff amministrativo e manageriale sono cinesi.

Ma i cinesi stanno di certo lasciando il segno in Europa, ansiosi di tirare fuori le unghie. E con le loro tasche senza fondo e ambizioni apparentemente prive di limitazioni, sembrano prossimi alla riuscita.

Wei Jiafu, amministratore delegato della Cosco, ha affermato in una recente intervista televisiva con la greca Skai Television: “Sono arrivato qui per aiutare a rimettere il porto del Pireo nella sua posizione originale. Spero che nell’arco di un anno diventi il primo porto di container del Mediterraneo.

“Abbiamo un proverbio in Cina, ‘Costruisci il nido dell’aquila, e l’aquila arriverà’. Abbiamo costruito questo nido nel vostro Paese per attrarre aquile Cinesi.

“E’ questo il nostro contributo alla vostra economia.”

Hariett Alexander
Fonte: www.telegraph.co.uk
Link: http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/greece/7869999/Chinas-new-Silk-Road-into-Europe.html
4.07.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GIUPI

Pubblicato da Davide

  • Tonguessy

    Cosco, la più grande compagnia statale cinese di navi, il mese scorso ha avuto il controllo del Molo Due, con un accordo di 2.8 bilioni di sterline per la gestione del molo per i prossimi 35 anni, investendo 470 milioni di sterline per incrementare le attrezzature del porto, costruire un nuovo Molo Tre e quasi triplicare il volume dei cargo che può gestire.

    Mentre NOI eravamo impegnati a distribuire miliardari aiuti ai veri responsabili della crisi (banksters) che se ne sono usciti a testa alta e continuano ancora a fare quello che ci ha portati allo stato attuale (la finanza speculativa cioè), i cinesi stanno investendo nella produzione (nell’economia reale cioè). Ovvero quello che abbiamo fatto NOI dal dopoguerra fino agli anni ’80. L’autostrada del Sole è l’esempio di come anche in Italia l’economia reale possa funzionare: 8 anni per costruire la principale arteria comunicativa nord-sud. Il salvataggio degli intoccabili, invece, porta solo miseria diffusa.

    PS: non sono a favore dell’industrializzazione tout-court, ma se devo scegliere tra quest’ultima e la speculazione finanziaria non ho dubbi.

  • Shunyam

    Il “billion” inglese, in italiano è “miliardo” (cioè “mille milioni” 1.000.000.000).
    Mentre il “bilione” in italia (e in molti altri paesi) è “mille miliardi” (cioè 1.000.000.000.000).
    http://www.silviodellaccio.it

  • LeoneVerde

    Permettimi, non sono d’accordo con te. Penso che in realtà questa sia solo la fase B del piano studiato al tavolino dal Potere vero. Le crisi finanziarie, progettate dai Signori della Finanza, sono un’invenzione moderna, che nulla ha veramente a che fare con l’economia reale (infatti si parla di economia finanziaria…più che scienza è filosofia, speculazioni di menti agili quanto perverse, basate su postulati del tutto discutibili), ma ha molto, moltissimo a che fare con le vecchie divisioni panzer…l’assedio della sovranità nazionale e la sottrazione della ricchezza avviene con la forza delle banche, forze d’occupazione straniere leggittimate dai nostri governi corrotti. Cominciano con la distruzione dell’economia (quella reale, tramite quella finanziaria, che è, appunto, un inganno), del welfare, poi arrivano e si comprano tutto a prezzi stracciati e ti ritrovi a essere ospite del paese in cui sei nato. Non mi sembra fantapolitica ipotizzare un accordo tra la Cina, gli Stati Uniti, a cui questa può chiedere qualsiasi cosa, e i gruppi di potere finanziario filo-atlantici della comunità europea. Questi ultimi sono straordinariamente efficienti e stanno facendo tutto quello che serve per sottomettere definitivamente questo continente agli interessi dell’elite dominante, vedi trattato di Lisbona e trattato di Velsen. La Cina partecipa al gioco e alla spartizione della torta. La Fiat ha fatto bene a tenere la fabbrica in Italia. I polacchi resteranno polacchi ancora per un pò, ma noi siamo i prossimi dopo la Grecia a diventare manodopera cinese.
    E poi, io non chiamerei “economia reale” quella porcheria di industria che fa la Cina. Cos’ha di “reale”? a me sembra un filmaccio dell’orrore…Fanno merci sull’idea della quantità anzichè della qualità, con impatti ambientali intollerabili per la realtà di questo pianeta e costi umani che non è giusto pagare (diritti, dignità, valori umani). Un’economia basata sulla produzione è già di per sè irreale…Il settore terziario è indispensabile in una economia sana, ed è quello che poi ridistribuisce la ricchezza prodotta. Guarda caso è quello che stanno affondando. La classe media è presa per fame, stiamo ritornando servi della gleba. Dovremmo tutti riflettere sul seguente Koan: Che valore ha 1 euro?

  • Truman

    Grazie della segnalazione. Ho rivisto la traduzione. Adesso dovrebbe essere a posto.

  • nomorelie

    d’accordissimo.
    dalla riduzione del potere d’acquisto e dei diritti dei lavoratori in UE mi sembra di intuire che l’arrivo dei cinesi sia la loro delocalizzazione.
    da un paese dove la classe operaia sta alzando la voce ecco la risposta del suo capitale.
    investire dove è più remunerativo.
    chi la fa l’aspetti.
    e finiti i tempi delle cannoniere, fuori dai maggiori porti dei paesi da “aprire” al “libero” commercio mondiale, si ricorre agli ultimi strumenti del progresso umano.
    molto peggiori ma molto subdoli e invisibili fino al momento del contatto deflorante.

  • mikaela

    Penso che in realtà questa sia solo la fase B del piano studiato al tavolino dal Potere vero. Le crisi finanziarie, progettate dai Signori della Finanza,

    D’accordo con te.

    Quando la prossima statuetta in faccia a Berlusconi?

    Cosa c’è da mollare ancora in Italia ?

  • Tonguessy

    Facciamo il punto: viviamo in una società stratificata. Alla base della piramide ci sono i lavoratori, quelli che producono il reddito per lo stato (o regno oppure impero, poco importa), mentre ai vertici ci sono le elites, che dispongono delle ricchezze generate dalla base.
    La domanda: come utilizzano le elites la ricchezza prodotta dai lavoratori?
    Possono utilizzarla per consolidare la posizione economica dei vari strati oppure possono distribuire diversamente tale ricchezza, che è quello che sta succedendo. La scomparsa della classe media che tu annoti fa il paio con due aspetti collegati: lo spostamento verso il basso di tutte le classi produttrici (lavoratori che si vedono erodere quotidianamente il potere d’acquisto dei loro salari) e guadagni da favola per i pochi che fanno parte delle elites. Che questa sia la fase B di un qualsivoglia piano oppure che siamo arrivati qui a seguito di una serie di avvenimenti casuali non cambia granchè.
    Dici che “Le crisi finanziarie.. nulla ha(nno) veramente a che fare con l’economia reale”. Non sono d’accordo: se i soldi investiti nella speculazione finanziaria qui in Italia fossero stati investiti in economia reale non ci sarebbero quelle tensioni sociali che abbiamo oggi (vedi Pomigliano). Certo, ha fatto bene la Fiat a mantenere la produzione in Italia. Ma forse non è proprio la Fiat che ha operato la scelta, se non dietro forti pressioni. E sono proprio quelle pressioni l’ago della bilancia che fa pendere i piatti da una parte piuttosto che dall’altra. Marchionne si ritrova a dovere mediare tra le esigenze degli azionisti (che vogliono incassare non importa come) e le esigenze di gestione della Res Publica (che vuole mantenere la tensione sociale all’interno di valori tollerabili). E’ stato così costretto a spostare una parte della ricchezza di cui parlavo sopra dalle tasche delle elites finanziarie (gli azionisti) verso le tasche dei lavoratori. Ovvero ha favorito, una volta tanto, l’economia reale. Come vedi non ci sono piani B che tengano, se la gente si muove e crea tensioni sociali pericolose.
    Detto questo e pur condividendo lo schifo per una Cina che sfrutta all’osso i salariati, resto dell’opinione che oggi quel paese sappia ancora investire nell’economia reale. Lo fa davvero, e non per non subire ricatti come da noi.
    Sul fatto che i prodotti industriali cinesi siano di bassa qualità ho delle riserve grandissime. Se te ne intendi di chitarre guarda un’archtop made in China: rifiniture perfette, superiori a qualsiasi produzione industriale USA o coreana. Parliamo di meccanica? L’attuale produzione di piccoli torni e frese da hobbistica è praticamente cinese, ed è una produzione ottima (lo dicono anche gli hobbisti americani, storicamente patriottici), nulla a che vedere con la meccanica indiana, ad esempio. Mobili componibili? Sono tutti fatti in Cina. Costano poco e hanno un’elevato grado di finiture. La Cina di oggi non è la Cina di vent’anni fa, quando copiava e malamente. Oggi tutte le più importanti produzioni elettroniche vengono dalla Cina: se lavorassero male pensi davvero che marchi prestigiosi affiderebbero la loro fama a maestranze maldestre?
    PS: voglio ancora una volta sottolineare come io NON sia d’accordo sulla industrializzazione tout-court. Certo che la situazione attuale di deriva finanziaria la fa rimpiangere…

  • LeoneVerde

    Certamente che non ci sono piani che reggono di fronte ad una rivolta aperta! Le tensioni sociali sono pericolosissime, perchè possono indurre la consapevolezza in una massa “critica” di persone, tale da portare ad un effettivo stravolgimento politico. E’ quello che scongiurano tutte le volte che ci danno il contentino, la briciola e noi, cretini, scodinzoliamo felici. La Fiat sa benissimo che i soldi per coprire la percentuale di costo eccedente li tireremo fuori noi cittadini, in qualche modo, e intanto i lavoratori devono accettare di non ricevere alcun indennizzo per malattia i primi tre giorni…ci sono altri modi per scongiurare l’assenteismo, positivi anzichè negativi (tipo un premio presenza a fine anno). I diritti NON SI DEVONO toccare, perchè colpiscono il colpevole ma anche l’onesto, e questo è assolutamente ingiusto e intollerabile!!! Non è investire in economia reale, questo! Come non lo fanno i cinesi. Solo un esempio, sulle infrastrutture. Ho colleghi dell’ufficio acquisti che vanno spesso in Cina, ci sono distretti industriali immensi, collegati alle città con strade veloci per il traffico commerciale. Ma quei quattro poveri diavoli di contadini che vivono là, non hanno strade secondarie…quindi devono usare quelle con i loro carrettini…riesci a immaginare? c’era orrore negli occhi di questo collega che aveva visto i cadaveri di quelli tirati sotto, buttati in parte, come fossero spazzatura. Le città, poi, sono invivibili. Un’amica è stata due anni a Shanghai. E’ dovuta rientrare perchè si era gonfiata e ingiallita come una rana, una reazione fisica mostruosa dovuta all’inquinamento e al cibo. L’economia reale è quella che serve alla popolazione, alla gente, a chi lavora e contribuisce al sistema in circoli virtuosi. Una qualità della vita peggiore è il risultato di un’economia sbagliata che è conseguenza di una politica criminale. Quand’è che li mandiamo tutti a fare una gita in bicicletta su un’autostrada cinese???

  • Tonguessy

    Se parli in questi termini mi trovi d’accordissimo. Generalmente, però, per economia reale si intende l’industrializzazione, ovvero l’economia del vecchio millennio che si differenzia dall’economia finanziaria del nuovo millennio, che diventa così economia virtuale visto che ha per protagonista il terziario avanzato e non più l’industria. Mentre i bankster della city o di NY muovono dati su computer, gli imprenditori cinesi spostano ancora le classiche vecchie merci, oggetti reali.