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LA NUOVA CINA CHE ABBIAMO SOTTOVALUTATO

DI VLADIMIRO GIACCHE’

ilfattoquotidiano.it

Sino a non molto tempo fa un viaggio in Cina era l’occasione per misurare le molte distanze tra “noi” e “loro”. Oggi se ne misura soprattutto un’altra: quella tra l’immagine della Cina offerta dai nostri media e la realtà di quel Paese.

La Cina che ho incontrato a luglio in un viaggio che ha toccato Pechino e diverse altre città, nel corso del quale ho potuto visitare numerose imprese e impianti industriali e discutere (molto apertamente) con esponenti del mondo della politica e dell’economia, è molto distante da quell’immagine. Soprattutto dal punto di vista economico.

La competizione non è più sul costo

Cominciamo dalla competitività delle imprese cinesi. Noi continuiamo a pensare che sia basata esclusivamente sul bassissimo costo del lavoro. È senz’altro vero che la Cina, con una popolazione di oltre 1 miliardo e 300 milioni di persone, ha potuto giovarsi per anni di abbondante manodopera a basso costo. È stato questo che ha attratto le 690 mila imprese straniere (400 le grandi multinazionali) che oggi hanno uffici e soprattutto fabbriche in Cina. In questi anni la crescita dell’economia è stata spettacolare.

Ma lo è stata anche quella del reddito disponibile per la popolazione: nel 2009 è stato più che doppio nelle città rispetto a quello del 2002, e nelle campagne i poveri sono scesi dai 250 milioni del 1978 ai 20 milioni attuali. Inoltre quest’anno scioperi e proteste hanno investito molte fabbriche. E sono stati coronati da successo: alla Foxconn, gli aumenti salariali sono stati del 40%, cifre non molto inferiori sono state ottenute alla Honda e alla Omron.

La stampa ufficiale (il “Quotidiano del popolo” e il “China Daily”) ha preso apertamente posizione per gli scioperanti, e lo stesso hanno fatto diversi esponenti del partito comunista. La cosa non sorprende. Questi aumenti infatti non rispondono soltanto ad ovvie logiche di equità: sono funzionali alla creazione di un mercato interno. Puntare sul suo sviluppo è fondamentale per ridurre la dipendenza dell’economia cinese dalle esportazioni, ed è un obiettivo esplicito del governo. Non è un caso che negli ultimi mesi siano state più volte rilanciate dalla stampa ipotesi di un progetto governativo per un raddoppio delle retribuzioni in 5 anni.

Yao Jian, portavoce del Ministero del commercio, già adesso non ha dubbi: “la forza lavoro a buon mercato non è più il maggiore vantaggio comparato della Cina per attrarre gli investimenti stranieri”. Dopo aver visto come funzionano alcune aree di attrazione di quegli investimenti, penso che abbia ragione.

Beibei, per esempio, è uno dei nove distretti della municipalità di Chongqing (33 milioni di abitanti), e si trova nella parte centro-occidentale della Cina, tuttora in ritardo di sviluppo rispetto all’est e alla zona costiera. I potenziali investitori ricevono un volume con dettagliate informazioni sul distretto, i suoi istituti universitari, le tipologie di imprese già presenti negli 8 parchi industriali dell’area (oltre 2000, 345 delle quali di grandi dimensioni), le infrastrutture attuali e quelle che si stanno costruendo, i prezzi dei vari fattori di produzione (costo medio dei salari, ma anche prezzo di acqua, elettricità, gas) e le agevolazioni previste per chi investe. Nell’area è presente letteralmente di tutto: da grandi estensioni di terreno dedicate all’agricoltura biologica a un centro di acquacoltura gestito da una cooperativa agricola di produzione e vendita; da industrie farmaceutiche a fabbriche di motori e automobili.

L’ossessione per l’energia verde

Ho visitato la fabbrica di automobili Lifan. Privata, fondata nel 1992 con 9 dipendenti e un investimento di appena 200.000 renminbi (1 euro è pari a circa 8 rmb), oggi impiega 13.200 persone e costruisce auto, motori, motociclette, fuoristrada e autocarri. Nel 2009 il fatturato è stato di 13,3 miliardi di rmb, con profitti pari al 10% del fatturato. I suoi prodotti sono esportati in 160 nazioni, e quest’anno nel suo settore la Lifan è stata seconda solo a Chery quanto ad esportazioni. Lifan ha già anche numerose fabbriche all’estero: in Vietnam, Thailandia, Turchia, Russia, Egitto ed Etiopia. Gli investimenti in ricerca e sviluppo sono pari al 4% del fatturato e in questi anni hanno consentito alla società di registrare qualcosa come 4448 brevetti. L’impianto di assemblaggio non ha nulla da invidiare a quelli occidentali, tanto in termini di macchinari utilizzati quanto di condizioni di lavoro.

Stessa musica a migliaia di chilometri di distanza, nella zona di sviluppo per industrie hi-tech di Weifang, nella penisola di Shandong: anche in quest’area di 39 kmq specializzata in elettronica, software e servizi avanzati, dove sono già insediate 130 imprese, ho trovato industrie di avanguardia.

La Goer-Tek produce componentistica audio per imprese quali Nokia, Samsung, LG, Panasonic, Harman. Fondata nel 2001, fatturato e profitti sono decuplicati dal 2005 al 2008. In questo caso l’utile netto è superiore al 10% del fatturato. Ha numerosi centri di ricerca e sviluppo, e quest’anno stima di riuscire a registrare 200 nuovi brevetti. La AOD (Advanced Optronic Devices) è invece specializzata in sistemi di illuminazione avanzata. Il Vicepresidente e Chief Operating Officer, Keen Chen, mi spiega che la società è stata fondata nel 2004 da un cinese residente all’estero, grazie alle particolari agevolazioni statali previste per il rientro degli espatriati. Oggi l’organico è di 600 persone. Le lampade a led prodotte da AOD consentono un risparmio di energia sino al 70% e durano cinquanta volte di più di una lampada normale (e 10 volte di più delle usuali lampade a basso consumo). L’illuminazione stradale che mi aveva colpito al mio arrivo a Weifang è tutta a led ed è il risultato delle lampade di AOD. È facile immaginare cosa questo significhi in termini di risparmio energetico per una città di 8 milioni e 700 mila abitanti.

L’attenzione a produzioni eco-compatibili accomuna le imprese del parco tecnologico di Weifang. Nella direzione generale della Weichai Power, società che costruisce motori diesel per automezzi, navi e generatori di energia (ma anche autocarri e componentistica per auto), ad esempio, un’intera sala è dedicata al motore “verde” a basse emissioni messo in produzione nel 2005. La Weichai Power è una società a prevalente partecipazione pubblica: quotata alle borse di Hong Kong e di Shanghai, ha lo Stato come primo azionista, con il 14% delle azioni. Esporta in Europa dagli anni Ottanta e nel 2009 ha acquisito una società francese, la Moteurs Baudouin. L’utile netto atteso per il 2010 dovrebbe superare il 12% dei ricavi (15 miliardi di rmb).

È invece privato il capitale della Byvin, un’impresa che costruisce biciclette, motocicli e auto con motore elettrico. Queste produzioni non sono un’eccezione. La Chery, il maggiore produttore cinese di automobili, sviluppa automezzi ibridi dal 2001, e dal 2009 ha prodotto la sua prima macchina completamente elettrica. Lo stesso ha fatto la Byd (che ha Warren Buffett tra i suoi azionisti).

Sempre nello Shandong, a Qingdao, si trovano la direzione generale e gli stabilimenti di Haier. Si tratta di una grande multinazionale cinese, quotata a Hong Kong ma tuttora di proprietà pubblica. Fondata nel 1984, ha cominciato ad internazionalizzarsi nel 1998. Oggi ha 29 impianti industriali nel mondo, di cui 24 all’estero, anche se i tre quarti del fatturato provengono dalla Cina. Nel 2009 è risultata prima al mondo nella vendita di elettrodomestici bianchi (frigoriferi e lavatrici), con una quota del 5,1% del mercato mondiale, battendo la Whirlpool. Han Zhendong, membro del consiglio di sorveglianza, mi spiega che Haier ha raggiunto una quota di mercato del 10% nelle vendite di frigoriferi in Francia, ma – cosa molto più importante – nel 2009 ha accresciuto del 50% la quota di mercato dei propri prodotti di punta in Cina, grazie a 100.000 (!) punti vendita nelle campagne. Ha otto centri di ricerca e sviluppo tecnologico. Per la sua attenzione ai problemi ambientali ha ricevuto già nel 2000 il “Global Climate Award” dal programma UNDP dell’Onu. Produce tra l’altro lavatrici a basso consumo di acqua e di energia, pannelli solari per riscaldamento e condizionatori d’aria a energia solare.

Obiettivo: attirare capitali esteri

Una prima conclusione: in Cina, a differenza di quanto siamo portati a credere, l’emergenza ambientale è presa molto sul serio. E non soltanto da parte delle imprese più avanzate. Anche la skyline di diverse città cinesi lo conferma. Dal treno ad alta velocità che mi riportava da Weifang a Pechino ho notato che praticamente tutte le case della città di Dezhou avevano il tetto coperto di pannelli solari: e in effetti il 95% delle abitazioni di quella città è dotato di scaldabagni ad alimentazione solare. Il produttore di pannelli è una società locale, la Himin Solar Energy. La superficie della sua produzione ha già superato i 2 milioni di mq di pannelli, ossia il totale dei pannelli solari in uso nell’intera Unione Europea.

Anche le multinazionali che operano in Cina sono state chiamate a fare la loro parte. Il 13 aprile scorso il governo ha pubblicato le “Opinioni su come continuare a fare un buon lavoro nell’utilizzo degli investimenti esteri”. Il titolo del documento, come spesso accade in Cina, è piuttosto generico e indiretto: ma vi si delinea una vera e propria nuova politica nei confronti degli investimenti esteri in Cina. Si intende incoraggiare gli investitori stranieri ad investire in produzioni manifatturiere di qualità, nei servizi, nell’energie alternative e nella protezione ambientale, e al contempo esercitare serie restrizioni sulle produzioni che comportano “inquinamento elevato, alto consumo di energia e elevata dipendenza dalle risorse naturali”.

Siamo insomma di fronte ad una complessiva strategia nei confronti del problema ambientale. Che può essere riassunta in uno slogan: trasformare il problema in opportunità. Si vuole fare della questione ambientale una leva per accelerare il progresso tecnologico, creare occupazione e accrescere la competitività. Per questo una parte non piccola dello stimolo economico messo in campo tra 2008 e 2009 contro la crisi è stata destinata a progetti ambientali, e adesso l’Amministrazione Nazionale dell’Energia ha fissato un piano di investimento nelle energie alternative per 5.000 miliardi di rmb tra il 2011 e il 2020. Si tratta di una cifra enorme, che consentirà di dotare la Cina, ed in particolare le sue aree di nuova industrializzazione, di tecnologie e infrastrutture di avanguardia a livello mondiale. In questo campo, del resto, la Cina vanta già dei primati: i 6.920 km di linee ferroviarie ad alta velocità, ad esempio, sono già superiori a quelli di ogni altro Stato del mondo, ma li si vuole raddoppiare entro il 2012 con un investimento di 800 miliardi di rmb; i treni sono già i più veloci del mondo (350 km/h), ma nei prossimi anni la velocità massima sarà portata a 380 km/h.

L’opportunità della crisi

Sul volo che mi riporta in un aeroporto del terzo mondo (Fiumicino) provo a tirare le somme di quello che ho visto. Crescente utilizzo di alta tecnologia a basso impatto ambientale, competitività sempre più basata sulla elevata produttività del lavoro anziché sul basso costo della forza-lavoro, manodopera qualificata, aumenti salariali al fine di creare un grande mercato interno, efficienza delle infrastrutture fisiche e amministrative (come lo sportello unico per le imprese che ho visto nel Comune di Qingdao: un solo interlocutore e 8 giorni per avviare un’impresa). In una parola: il contrario di quanto sta accadendo da noi. La Cina ha trasformato la crisi mondiale in opportunità per ridurre la propria dipendenza dalle esportazioni e puntare sulla crescita accelerata del mercato interno, così come sta rovesciando il problema ambientale in opportunità per conquistare un primato tecnologico.

Conclusione: la nostra immagine di una Cina che vince grazie al basso costo del lavoro e all’uso irresponsabile delle risorse naturali non è soltanto sbagliata, ma pericolosa. Perché ci impedisce di capire su quali nuovi terreni si gioca oggi la competizione globale.

Molte imprese tedesche hanno capito la situazione e stanno riemergendo dalla crisi proprio grazie alle esportazioni in Cina. Da noi, invece, c’è ancora qualcuno che pensa di recuperare competitività abbassando i salari e peggiorando le condizioni di lavoro, anziché aumentando gli investimenti in ricerca. O producendo automobili in Serbia (a spese della Bers e del governo di Belgrado) per venderle in Italia. Tanti auguri.

Vladimiro Giacchè
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/
15.08.2010

VEDI ANCHE: DOMENICO LOSURDO – UN ISTRUTTIVO VIAGGIO IN CINA. RIFLESSIONI DI UN FILOSOFO

Pubblicato da Davide

  • Tonguessy

    Conclusione: la nostra immagine di una Cina che vince grazie al basso costo del lavoro e all’uso irresponsabile delle risorse naturali non è soltanto sbagliata, ma pericolosa. Perché ci impedisce di capire su quali nuovi terreni si gioca oggi la competizione globale.

    Il terreno su cui si sta giocando la partita e’ quello stabilito dall’homo oeconomicus: la borsa. La Cina, differentemente dai paesi del primo mondo dove la classe media e’ sparita, ha ancora forte la domanda interna che e la classe media e’ in perenne ascesa. Ma la saturazione di mercato, benche’ apparentemente lontana, non tardera’ ad arrivare come e’ arrivata da noi che facciamo patetiche automobili dovunque ci sia da risparmiare sul costo del lavoro. A quel punto gli azionisti faranno esattamente quello che stanno facendo qui: chiederanno cedole trimestrali congrue o minacceranno di andarsene. Con la differenza che non ci sara’ piu’ la Cina ad assorbire quella volonta’ di capitalizzazione.

  • redme

    ..però cè un dato strutturale diverso….lo stato è proprietario della maggioranza (credo) delle imprese e dei capitali investiti..

  • astabada

    Anche noi siamo passati in una fase simile, che si studia anche a scuola (“Boom degli anni ’50”) con tanto di retorica celebrativa.
    Stessi tassi di crescita, stesso ottimismo, stessa presenza statale (credo)

    😉

    astabada

  • Cippala

    Dai no, gli articoli del fatto quotidiano non si possono pubblicare..

  • michail

    Soprattutto poi, hanno censurato l’articolo di Paolo Barnard “Le donne… Massimo Fini, sei un fesso.”…

  • anonimomatremendo

    Ma lo è stata anche quella del reddito disponibile per la popolazione: nel 2009 è stato più che doppio nelle città rispetto a quello del 2002, e nelle campagne i poveri sono scesi dai 250 milioni del 1978 ai 20 milioni attuali”

    Diminuiscono i “poveri” ma gurda un po’ aumentano i proletari (chissá perché eh?)la cui condizione di vita DISUMANA resta sempre quella di colui che da perdere ha soltanto le proprie dannate catene .Altro che “poveri”.

  • vimana2

    Il fattoquotidiano che fa un articolo interessante ( oltre a quelli di M. Fini )?
    Cmq nn c’è nulla da fare, l’occidente capirà di nn essere superiore all’est fino a quando nn crollerà da solo e dopo essersi beccato delle belle batoste sul piano militare….

  • SempreIo

    La nuova Cina che Vladimiro non ha visto

    Reddito medio pro capite 2008
    – per residenti in zone urbane: 1.5780 yuan (2.350 $)
    – per residenti in zone rurali: 4.760 yuan (701 $)
    da National Bureau of Statistics of China
    http://www.stats.gov.cn

    L’orario di lavoro
    Per legge è di 40 ore settimanali
    che “il datore di lavoro, previo accordo con le rappresentanze sindacali, può, qualora esigenze tecnico-produttive
    lo richiedano, aumentare l’orario fissato dalla legge.”
    da La Normativa del Lavoro in Cina
    http://www.corriereasia.com/

    I turni
    “nei cantieri edili si lavora per 24 ore per sette giorni la settimana, le fabbriche funzionano a ciclo continuo, i negozi rimangono aperti anche la domenica e fino a tarda sera”.
    da Rivista della Scuola superiore dell’economia e delle finanze
    http://rivista.ssef.it

    Il caporalato
    “la sistematica differenza di trattamento tra lavoratori
    “migranti” e lavoratori “permanenti” è rimasta invariata.”
    Lavoratori migranti che “non hanno diritto alla protezione sociale, ai servizi finanziati dai
    governi locali (ossia la copertura medica e l’accesso alle scuole per i figli),
    ai benefici garantiti dalle aziende”.
    da Monte dei Paschi di Siena – Studi e Note di Economia
    Anno XIII, n. 2-2008, pagg. 265-298 – L’altra Cina
    http://www.mps.it

    Son giornalisti.

  • marcopa

    In Cina sono negati i diritti umani e la libera informazione. Finche’ ci saranno queste limitazioni sara’ ben difficile sapere meglio cosa succede. Con tutta la sua cultura Vladimiro Giacche’ comunque ha potuto vedere solo quello che gli hanno fatto vedere. Puo’ avere capito moltissimo da quello che ha visto, ma da quello che non ha visto non ha potuto trarre niente….Tutto questo in un paese immenso. No, i diritti umani , il diritto alla libera informazione sono universali, non possono valere per alcuni e per altri essere solo piccoli dettagli senza importanza.

  • Tao

    Bizzarra terapia della Foxconn contro la catena di suicidi

    La multinazionale taiwanese Foxconn –900mila dipendenti, che negli ultimi mesi hanno iniziato a suicidarsi – ha avuto una brillante idea: organizzare qualcosa per risollevare il morale degli operai. Così ne ha vestiti ben 50mila da clown e hanno cantato slogan decisi dai dirigenti. Tutti i loro colleghi li osservavano tramite schermi montati sulle linee delle fabbriche. Incredibile ma vero!

    La performance “spontanea” è scattata alle 5 del pomeriggio nelle fabbriche di Shenzhen e Foshan, nel meridionale Guangdong, e a Kunshan nel Jiangsu. Gli operai hanno dovuto scandire frasi come “Fai tesoro della tua vita, ama la tua famiglia e prenditi cura degli altri, per costruire un meraviglioso futuro”.

    Secondo la dirigenza aziendale, “nessun dipendente è stato scelto, si sono uniti di loro libera iniziativa. Questa manifestazione aiuterà a promuovere uno sguardo positivo sulla vita per tutti i nostri dipendenti” (sic!).Secondo un operaio, che ha lavorato per due mesi senza farsi neanche un amico, “una parata del genere non ti ferma, se ti vuoi suicidare”. L’ultima a togliersi la vita, nella scia di suicidi che ha colpito la ditta, è un’operaia che lo scorso 4 agosto si è buttata dal tetto di uno dei dormitori.

    Geoffrey Crothall, portavoce del China Labour Bulletin (Organizzazione che da Hong Kong lavora per i diritti dei lavoratori in Cina), “l’evento non avrà alcun risultato…la Foxconn dovrebbe trattare i propri dipendenti come esseri umani e pagare loro il giusto salario: non si tratta di alta scienza”.

    Fonte: http://selvasorg.blogspot.com
    Link: http://selvasorg.blogspot.com/2010/08/cina-multinazionale-veste-gli-operai-da.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+selvas%2Fblog+%28Selvas+Blog%29
    19.08.2010

  • terzaposizione

    Pensiamo alla ns. libera informazione, 80% dei media mainstream in mano a pochi e per coincidenza sionisti editori, altro che Cina.
    Sui diritti umani poi stenderei un velo pietoso, sei libero di morire di miseria ma in modo democratico.

  • Earth

    Sbagliate, non c’entra assolutamente niente, il passaggio sara’ simile, ma il loro modo di ragionare, la loro cultura, LE LORO BASI, sono tutte completamente diverse dalla nostra ed imboccheranno bivi totalmente diversi, non fatevi fregare che tutto il mondo e’ paese, loro ad esempio si mangiano i gatti.
    Il grande pensiero italiano, coloro che sono nati durante gli anni 30-50, che dovevano controllare la moralita’ della nazione, sono stati corrotti dai media, ma c’era un fattore che in cina non c’e’ attualmente. I nostri arrivavano dalla fame della guerra e c’era la scusa che cosi’ era meglio.
    State parificando la saggezza e la situazione dei cinesi a quella italiana. Grave errore.

  • Earth

    Fin quando son gratis van bene. Se poi dovessi spendere un centesimo per darlo a Travaglio manco morto, l’uomo di destra che e’ stato accolto dalla sinistra, ma con fini che non sono di sinistra.
    Questo non toglie che qualsiasi persona possa dire cose condivisibili o interessanti.

  • Earth

    La cina appena adesso ha iniziato a fare scioperi, e’ normale che sia cosi’. Nell’occidente, paese avanzato come diritti pero’, e’ fatto tutto in base al guadagno facile e veloce senza assicurare prestazioni. Ad ogni cosa brutta cinese c’e’ il suo corrispettivo occidentale… guardiamo e emuliamo solo dalle cose belle per favore.

  • Tonguessy

    La loro cultura non è per niente diversa, visto lo sfruttamento di uomini e territorio che ne contraddistingue lo ‘sviluppo’. Stanno facendo gli stessi esatti errori di tutto l’occidente: inurbamento selvaggio, distruzione dell’ecosistema, industrializzazione senza regole e così via. Dove starebbe la differenza?

  • lucamartinelli

    ho qualche dubbio sulla storia dei diritti umani in Cina. Potresti avere ragione ma permettimi di dubitare. Sappiamo benissimo che potrebbe esserci si il problema ma amplificato dalla propaganda. E poi preferisco guardare in casa mia, dove sono costretto a vivere in una finta democrazia, dove non posso nemmeno scegliere i miei rappresentanti al Parlamento. saluti e buona giornata

  • anonimomatremendo

    Bizzarria?Una pagliacciata simile nemmeno la mente perversa di Stephen King poteva immaginarsela.Da suicidarsi!

  • backtime

    Che genio questo Vladimiro Giacchè! gli è bastato un solo giro in Cina, immagino accompagnato da chi sappiamo bene, come accade sovente nelle repubbliche comuniste, e questi già ne sa più di un’onorevole Tiziano Terzani, che pur amando la Cina, avendoci abitato, conoscendone le strutture e le capacità produttive, non l’ha mai sostenuta quanto l’articolista del Fatto Quotidiano.

    Pubblicità Progresso?

  • Earth

    Certo che se io parlo del popolo cinese e tu mi parli dei businessman cinesi… Io parlo di una cosa e tu di un’altra, bene.
    L’economia e’ dettata dalla globalizzazione, altrimenti l’investitore non ci guadagna, ringrazia a dio che almeno investono in questa cosa che spiega l’articolo, in europa manco quella. Il popolo cinese non ha ancora i diritti, sono schiavi, hanno iniziato a scioperare da poco, cosa pretendi? E’ normale che se uno nasce in italia parla italiano, come e’ normale che loro che abitano nel pianeta terra utilizzino il capitalismo, dagli il tempo di evolversi.

    “La loro cultura non è per niente diversa, visto lo sfruttamento di uomini e territorio che ne contraddistingue lo ‘sviluppo’.”

    Grave errore, per una cosetta come lo sviluppo, fai tutt’unerba un fascio sulla loro cultura. Prova a regalargli dei soldi ad un cinese e vedi cosa ti risponde.

  • marcopa

    Mi capita spesso di discutere di democrazia rappresentativa, di democrazia diretta, di autorganizzazione, perche’ frequento persone che non credono assolutamente alla democrazia liberale. Io penso di avere trovato la mia piccola quadratura del cerchio quando ho letto Aldo Capitini. L’ omnicrazia, la democrazia di base e’ un superamento in avanti della democrazia rappresentativa, liberale. Cosi’ almeno io interpreto il pensiero del filosofo (in realta’ Capitini e’ difficilmente definibile) perugino, anche se probabilmente C. aveva bene inquadrato il problema ma non aveva avuto il tempo e il modo di indicare soluzioni precise. Al di la’ di questa mia, piu’ o meno fondata, opinione, sono pero’ profondamente convinto che non si debba essere indulgenti con chi nega i diritti umani fondamentali. Le giustificazioni contorte, le doppie verita’, hanno fatto perdere probabilmente decenni alle classi subalterne. In troppi continuano a dire che il comunismo e’ stato rovinato da Stalin. Mentre molti di piu’ affermano che, avendo la ricerca di una societa’ migliore prodotto i gulag, si debba accettare tutte le ingiustizie possibili. Alcuni, pochissimi, sono tornati a discutere dei temi di fondo , io penso sia giusto e mi piace discutere con loro. Cosa centra questo con la Cina ? In Cina sono negate in maniera evidente liberta’ fondamentali, le nostre societa’ occidentali sono molto brutte, guerrafondaie e basano il loro benessere sulla poverta’ di moltissimi. Bisogna sperare e lavorare a societa’ migliori senza giustificare un modello con le ingiustizie e violenze dell’ altro modello. E la Cina ora e’ un capitalismo, indirizzato dallo stato, senza diritti civili come prima era una societa’ comunista, senza diritti civili.

  • fuser1500

    …Hai vsito qualche rappresentante sindacale ?..mandane una 50’ina e vedremo che fine fanno…