LA MORTE DI MICHAEL JACKSON

LA MORTE DI MICHAEL JACKSON

DI DAVID WALSH

globalresearch.ca

Si può rimpiangere con sincera tristezza la morte del cantante Michael Jackson a soli 50 anni, ma non certo sorprendersene troppo. Vista la situazione, non si capisce come la sua saga avrebbe potuto finire in tutta serenità. Negli USA, chi gode di una immensa popolarità e fortuna paga spesso un prezzo estremamente elevato.

Senza dubbio molti si sono commossi per la morte di Jackson. Dopo tutto era una delle prime superstar mondiali e ha venduto circa 750 milioni di album in tutto il mondo. Chi ha amato la sua musica e le sue esibizioni, e magari ha anche provato simpatia per i suoi evidenti traumi personali, reagirà con sincera emozione.


A seguito, "Jacko, ma se questo è l'evento del secolo allora il mondo è ridotto male" (Alain De Benoist, ilgiornale.it);Si può dire il contrario per quel che riguarda i magnati dell'industria ludica e dei media, e di vari personaggi politici (dal primo ministro inglese Gordon Brown al ministro tedesco dell'economia Karl-Theodor zu Guttenberg, dall'ex presidente sudcoreano Kim Dae-jung all'ex first lady filippina Imelda Marcos). In questo casi, calcolo finanziario (o politico) e cinismo si rafforzano a vicenda.



La morte di Jackson in una casa in affitto a Los Angeles ha prodotto una fiammata d'interesse su vari servizi online, e un aumento delle vendite dei suoi dischi. I canali televisivi e i notiziari via internet parlano di ben poche altre cose. Venerdì MTV ha detto che "la musica di Jackson ha monopolizzato la lista dei 15 migliori best-seller in Amazon e ha rappresentato la metà dei 20 album e singoli più scaricati da iTunes".

Non commettiamo un'ingiustizia ai danni dei dirigenti dell'industria discografica, una categoria notoriamente predatoria, supponendo che la morte di Jackson sia stata subito considerata, in certi circoli, un'opportunità d'oro per migliorare le vendite di CD, quest'anno in forte calo (gli analisti prevedono che le vendite complessive nel 2009 ammonteranno a 23 miliardi di dollari, il 16% in meno rispetto al 2006).

In una dichiarazione ufficiale Howard Stringe, dirigente della Sony (l'azienda che detiene i diritti della migliore musica di Jackson), ha definito il cantante "un brillante cantastorie della sua generazione, un genio la cui musica rifletteva la passione e la creatività di un'era", mentre il servizio via cavo Bloomberg ha ricordato che Sony "potrebbe registrare un netto aumento nelle vendite dei più recenti CD e DVD dell'artista". Un analista della Deutsche Bank AG a Tokio ha però buttato acqua sul fuoco, sottolineando che il contributo del decesso di Jackson ai ricavi complessivi dell'azienda "sarà limitato e non influirà probabilmente sul valore delle azioni Sony".

Per quanto riguarda i media, all'epoca del processo californiano a Jackson per molestie a un minorenne, i vari giornali avevano sviscerato tutti i dettagli piccanti e avevano speculato nel modo più spregevole sulla sua vita privata. Riviste e giornali in generale avevano accolto con gran disappunto la sua completa assoluzione: l'idea di una condanna al carcere di Jackson offriva fin troppe opportunità per mettere a nudo e sfruttare ulteriormente le sue miserie.



Dopo la sua morte, il Los Angeles Times ha scritto: “Le riviste che avevano impietosamente perseguitato Jackson, quando era vivo, soprannominandolo 'Wacko Jacko' per il suo comportamento imprevedibile, il suo aspetto sempre più strano e le accuse di molestie a un minorenne mossegli, sono diventate improvvisamente sperticati elogiatori di un uomo che "ha offerto un filo musicale a un miliardo di famiglie".



Uno dei più ripugnanti e costanti denigratori, l'inglese Sun (di Rupert Murdoch), ha per esempio pontificato: "Aveva sconfitto i suoi accusatori, ma la sua salute ne era uscita a pezzi e la sua ricchezza si era liquefatta. Ricordiamo oggi il Michael Jackson che tutto il mondo ha amato: il ragazzo prodigio dei Jackson Five il cui talento, carisma e fascino avevano incantato tutti...

Il mondo intero era il suo palcoscenico e l'umanità tutta il suo pubblico. Quelli che sono stati tanto fortunati da poterlo vedere non lo dimenticheranno mai, e quelli che possiedono le sue registrazioni (ma c'è qualcuno che non ne ha?) le riascolteranno oggi piangendo".

Era questo l'ambiente corrotto e ipocrita nel quale ha lavorato Jackson e che ha finito col distruggerlo. Sarebbe imprudente separare la sua morte, quale che possa essere stata la causa psicologica immanente, dalle immense tensioni che ne hanno caratterizzato l'esistenza. Showman professionale per 40 anni, perseguitato senza un attimo di tregua dai media, braccato dagli scandali, sotto pressione per conseguire un ritorno trionfale sulle scene, Jackson, la cui salute era cattiva già da anni, ha ceduto alla vigilia di una serie di 50 concerti londinesi (dal luglio 2009 al marzo 2010).



I promotori hanno ripetuto che Jackson aveva superato una "serie di rigorosi esami clinici" prima d'impegnarsi negli spettacoli, in parte organizzati per aiutarlo a districarsi da debiti che secondo i pettegolezzi ammonterebbero a centinaia di milioni di dollari. Tipico della macabra e spietata atmosfera che circondava il cantante, lo scommettitore inglese William Hill dava 1 a 8 la sua partecipazione al primo spettacolo in programma. Il pubblicista di Los Angeles Michael Levine, che una volta aveva rappresentato l'artista, aveva dichiarato un una conferenza stampa: "Nessun essere umano può sostenere a lungo un tale livello di stress".

Nel corso della sua vita, varie circostanze avevano concorso a marcare la sorte di Michael Jackson. In primo luogo, ovviamente, il suo immenso talento. A questo punto è molto difficile andare oltre le follie e le iperbole dei media e ricostruire un quadro accurato delle sue qualità: la registrazione video dell'audizione per la Motown Records nel 1968, quando Jackson aveva 10 anni, lascia capire che tipo di prodigio fosse nel campo della musica popolare. Come segnalava un commentatore, Jackson "danza, piroetta e si contorce sul palcoscenico in una esplosione di membra che agiscono in modo indipendente, dimostrando così trionfalmente che il corpo umano può essere uno strumento e non solo una stupida macchina" (Guardian).

Cresciuto nella città industriale di Gary, Indiana, Jackson aveva assorbito musica e sensazione nell'aria stessa, e aveva conosciuto le possibilità commerciali rese possibili dalle battaglie e dai sacrifici del movimento per i diritti civili, nonché dai cantanti afroamericani delle precedenti generazioni.



Nato in una famiglia con un difficile retroterra sociale, come avevamo sottolineato nel 2003, "Jackson era stato accolto dal distruttivo apparato dell'industria americana del divertimento e, data la sua vulnerabilità psicologica, non nel miglior momento.

"Il grande successo individuale di Jackson coincide con gli anni di Reagan, un periodo in cui molti si erano lasciati alle spalle il radicalismo degli anni '70, il proprio o quello di altra gente, e si erano concentrati sul compito di diventare ricchi. Egoismo, edonismo, individualismo, avidità erano stati posti al primo posto. Jackson era un cantante, ballerino e cantautore estremamente dotato, ma la capacità di dire qualcosa con la propria musica non è innata e tanto meno il risultato di prove incessanti e pressioni familiari.

"I Jackson Five arrivarono sulla scena musicale e a Motown, in particolare, in un periodo di proteste generalizzate. L'azienda musicale, posseduta da Berry Gordy, un fervente fautore del "capitalismo nero", non aveva tagliato i ponti con le correnti radicali.

“Nel 1971, Gordy e il cantante Marvin Gaye si scontrarono sul desiderio di quest'ultimo d'incidere ‘What’s Going On,’ una canzone contro la guerra del Vietnam. Gaye, il cui cugino era morto in Vietnam e il cui fratello ci era andato per tre volte, se ne era meravigliato, ‘col mondo intorno a me che esplode, come si può pensare che continui a cantare canzoni d'amore?’. Nei primi anni '70, altri esecutori negri, ad esempio Stevie Wonder, avevano inciso canzoni molto critiche verso Richard Nixon, e Curtis Mayfield era un dichiarato oppositore della guerra e del razzismo.

“I Jacksons, anche se non per colpa loro, funzionarono da argine dell'industria musicale a tutte queste tendenze, grazie a quello che divenne noto come ‘bubblegum soul’. Jackson ruppe con la sua puerile immagine musicale verso la fine degli anni '70, ma non c'è ragione di attribuire una soverchia importanza a questa decisione: dimostrò un'abilità straordinaria, ma il contenuto delle canzoni non arrivò mai a essere eccelso e di certo non di genialità rimarchevole. Negli articoli dei media su Jackson, bisogna sempre distinguere tra l'apprezzamento delle sue qualità genuine e la molto più diffusa ammirazione con cui i giornalisti e gli esperti dell'industria osservano le cifre di vendita e il crescere della ricchezza personale del cantante".

Col che non vogliamo sminuire la perizia delle danze e delle esibizioni di Jackson, che raggiunse forse il culmine negli anni '80. Un lettore di WSWS ricorda un'esibizione dell'epoca: "Il gruppo eseguì assieme qualche vecchio lavoro, poi Michael cantò le sue canzoni. Nei pochi momenti in cui, dopo averne eseguite varie di seguito, lasciò la scena per una pausa, gli altri Jacksons suonarono, e Jermaine eseguì anche alcuni pezzi del suo nuovo album... Ma era solo intermezzo. Stavamo tutti aspettando il ritorno di Michael, e quando rientrò l'arena impazzì. Che ballerino! Che energia! Riusciva realmente a ipnotizzare gli spettatori".

Jackson sfruttava anche tecnologie e formati relativamente nuovi: la videomusica raggiunse la sua importanza ai primi degli anni '80, col lancio della rete televisiva via cavo MTV (Music Television). Nel 1983 apparve nei negozi un suo video di 14 minuti con la canzone “Thriller”, costato mezzo milione di dollari, una cifra mai raggiunta prima. L'album fu venduto in 109 milioni di copie, e divenne così il bestseller di tutti i tempi.



Per il mondo dei media e del divertimento successi stratosferici di questo tipo significano soldi e sangue. Da un lato, ovviamente, le vendite dei CD e dei DVD, le esibizioni dal vivo, le performance, la pubblicità, e tutto il resto, generano ampi profitti per le aziende che sfruttano e vendono il talento genuino di artisti come Jackson e molti, molti altri. Anni di sforzi, affinamento delle capacità vocali o creative, coscienza professionale, generosità, umanità, e sentimenti riversati nelle composizioni musicali, significano qualcosa per l'industria solo se portano soldi.

D'altro lato, negli USA la celebrità stessa svolge un ruolo fondamentale e insano. In un paese in cui sui temi più importanti si organizzano solo i dibattiti ufficiali che non possono essere evitati, e in cui la vita politica è quasi interamente decisa d'avanzo, un fascino malsano per le esistenze delle persone ricche e famose aiuta a riempire almeno in parte il vuoto esistenziale e distrae l'attenzione dei cittadini dai suoi veri interessi e necessità.

Al tempo stesso, però, frustrazione popolare e scontento non scompaiono: l'attitudine del pubblico, sollecitata dai media, verso le "celebrità" oscilla spesso tra ammirazione acritica e risentimento. Riviste, spettacoli d'intrattenimento e notiziari manipolano questi sentimenti per i loro scopi. Lo sfortunato atleta, la popstar o l'attore caduti in disgrazia possono scoprirsi demonizzati in un modo realmente mostruoso.

Per uno come Jackson, baciato dalla fortuna ma anche profondamente disturbato sul piano psicologico, essere violentemente aggredito – adorato un giorno, ridicolizzato e disprezzato un altro – dev'essere risultato particolarmente distruttivo. Era un uomo che, per usare le sue stesse parole, ha vissuto per i suoi spettacoli dal vivo e per l'adulazione delle masse anonime di spettatori.

Ora i grandi media e l'industria dello spettacolo cercheranno di sfruttare il più possibile la morte di Jackson, guardandosi intanto attorno per trovare la prossima vittima.

David Walsh

Fonte: www.globalresearch.ca

Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=14204

2.07.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CARLO PAPPALARDO



JACKO, MA SE QUESTO E’ L’EVENTO DEL SECOLO ALLORA IL MONDO E’ RIDOTTO MALE



DI ALIAN DE BENOST

ilgiornale.it/

Sopravvivrà il mondo a Michael Jackson? Ce lo chiediamo dopo l’onda planetaria, riversatasi sui suoi funerali, ma avvenuta su scala planetaria, della «Jacksonmania», dieci volte più importante che l’«Obamania» di pochi mesi fa. Qualcosa che non s’era visto nemmeno per le esequie di Elvis Presley, John Lennon e Lady Di.

Alla morte del Michael Jackson le catene tv di tutto il mondo, o quasi, sono diventate altrettanti «Jackson Channels». Da allora, alcune trasmettono solo clip dell’inventore del Moonwalk. In Francia perfino le grandi reti generaliste hanno subito cambiato i programmi, sopprimendo per giorni le informazioni che non fossero da Neverland. Iran, Afghanistan, Irak: basta! Solo Michael Jackson! Servizi e omaggi si succedevano, mentre da Los Angeles a Tokyo, via Parigi, Buenos Aires e Nairobi, centinaia di migliaia di allucinati con telefonino e mp3 si riunivano spontaneamente. Abbiamo saputo tutto di Jackson, delle sue origini, della sua carriera, dei suoi cambiamenti di pelle, dei suoi successi (750 milioni di dischi venduti), delle sue ultime prove, dei suoi ultimi istanti, della sua prole, delle sue finanze, della sua eredità. Tutto, dovevamo saper tutto. Tutto annegato nel diluvio di ditirambi e iperboli: il più grande cantante, il più geniale, il più creativo, il più qui, il più là... Tale commozione globale allibisce. Non si discute il talento, reale o no, di Michael Jackson, e nemmeno le sue doti di cantante (e soprattutto di ballerino). È in causa il modo di fare informazione. Nessun fatto dopo l’11 settembre 2001 ha avuto una tale copertura mediatica. Nessuno. Se capitassero domani la morte di Obama, di Putin, del Papa farebbero dieci volte meno rumore. Del resto molti giornalisti ne convengono: come si potrebbe, anche tecnicamente, dare più eco a qualcosa? Di qui la domanda: la morte di Michael Jackson è davvero l’evento più importante nel mondo da dieci anni? Anche i commenti dei fan più isterici fanno riflettere.

Dalla California, le tv li hanno messi davanti alla telecamera a rivaleggiare in affermazioni deliranti: «Il più grande cantante di ogni tempo», «l’uomo più importante dopo Gesù», «la morte di un genio», «ci vorranno anni per superare questo lutto», ecc. Per i funerali di «Bambi» ci sono state quasi mezzo miliardo di richieste di biglietti. Le aste su e-Bay sono arrivate a centomila dollari per biglietto. Negli Stati Uniti, dove l’isteria pare una componente della vita sociale, ci sono già state varie decine di suicidi. Il pianeta vacilla. Nasce una nuova religione! Non è una novità che immense folle siano pronte ad attraversare il mondo per assistere a un grande fatto sportivo o musicale, mentre i partiti politici, i sindacati e le Chiese non mobilitano più molta gente - il che qualcosa significa. Ma ora ogni confine è stato apparentemente varcato anche nella dismisura. È la distrazione nel senso che al termine dava Pascal: ciò che distrae distogliendo dal resto. Ciò che fa sparire tutto sotto l’agitare dei lustrini, del rumore, delle luci multicolori e delle clip. Il «diversity management» che solo perversi blasfemi possono pensare di turbare.


Nel settembre 1995, cinquecento uomini politici e dirigenti economici di primo piano s’erano riuniti a San Francisco sotto l’egida della Fondazione Gorbaciov per confrontare le loro opinioni sul futuro. La maggior parte concordò che le società occidentali erano sul punto di divenire ingestibili e che andava trovato un modo per mantenere, con nuovi procedimenti, la soggezione al dominio del Capitale. La soluzione fu proposta da Zbigniew Brzezinski col nome di «tittytainment». Il termine scherzoso alludeva al «cocktail di svago abbrutente e alimentazione che mantiene di buon umore la popolazione frustrata del pianeta». «We are the world!», cantava Michael Jackson. Quale mondo? Il mondo del tittytainment. Un mondo senza uscita di sicurezza. Siamo franchi: non c’è da stare allegri ad abitare un mondo dove ormai nulla, proprio nulla, conta più che la morte di un re della pop music.

Alain De Benoist

Fonte: www.ilgiornale.it/

Link: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=364793

8.07.2009


Traduzione a cura di Maurizio Cabona

Commenti (59)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. Eurasia 11 luglio 2009

      "I manipolatori della pazzia"(Thomas Szasz) hanno fatto un ottimo lavoro: monopolizzare le masse su un "cadavere"... vivo ormai era diventato troppo scomodo... troppe contraddizioni che chiedevano troppe spiegazioni. Meglio morto. Mi preoccupa una cosa: tra non molto vedremo tanti sosia di MJ... purtroppo non si limiteranno al solo trucco ricorreranno a interventi chirurgici. La notte dei morti viventi. Da brividi. Ecco è mancata un'analisi dal punto di vista psichiatrico (la psichiatria non convenzionale, per intenderci): nel mondo il 25% della popolazione umana soffre di disturbi mentali, un 30% ne ha sofferto, sembra guarita... ma meglio dire che è in stand-by... anche perché periodicamente ricorre alla “felicità chimica”, mentre il restante chi più chi meno siamo sottoposti a stress psico-fisico… da un momento all’altro, potenzialmente, visto le condizioni in cui siamo costretti a vivere, possiamo dare di matto. Viviamo in balia della smisuratezza che inevitabilmente porta a disturbi psichici e comportamentali... e MJ, essendo anche lui umano, non ne era immune. Purtroppo lo Star System ci ha lucrato e continuerà a lucrarci sopra.: ne farà un mito per tutte le stagioni. L'uomo ha bisogno di miti... quelli degli antichi avevano un ruolo taumaturgico sulle angosce umane... quelli di oggi invece hanno un ruolo anestetizzante ... martellandoci ossessivamente le menti con tutti i mezzi per uniformarci in un unico pensiero. AMEN!

    1. kiteni 10 luglio 2009

      Lacrime, lacrime infinite per la star del pop il cui travagliato cammino si concluse con un funerale mediatizzato farcito da speculazioni ed insinuazioni, anche loro infinite. In casa mi é stato proibito il commento negativo e come esile minoranza debbo mantenere il riserbo. A voi, cari lettori, posso dire sinceramente che non me ne importa assolutamente niente di M.J. ed affini. Mi preoccupo di altre cose che ritengo decisamente piú importanti della morte di una celebritá commerciale. Naturalmente coloro che soffrono per la irremediabile perdita del caro defunto hanno tutta la mia compassione del caso. Grazie y saludos.

    1. Galileo 10 luglio 2009

      Neanche a me scende la lacrima.

    1. berotor 10 luglio 2009

      Il fatto è, caro cloudcagliari, che a sentire certi (anche tuoi) commenti non si riesce a non vedere il fan in delirio che difende a spada tratta il suo eroe. Molti cantanti (o meglio l'esercito di esperti di marketing che gli sta sotto) hanno questo effetto deleterio sulla psiche umana: farci credere che loro siano davvero importanti per la nostra vita, che facciano qualcosa per noi.
      Io non ho particolari asti contro MJ, non mi è mai piaciuta la sua musica, né il suo "stile", non me ne è mai fregato un cazzo di MJ, in poche parole. E' morto, mi dispiace, ma basta. Non voglio calpestare una tomba, ma è improbonibile innalzare un mausoleo in suo onore.
      Hai detto che faceva beneficenza: embè se lo poteva permettere in relazione ai suoi guadagni; per di più qualsiasi divo e divetto fa beneficenza: la beneficenza è la carta igienica dei potenti.
      Hai detto che le sue canzoni inneggiavano all'amore e alla fratellanza tra i popoli (scusami se non ti quoto ma mi pare che il succo fosse quello), e hai perciò instillato il dubbio che fosse inviso hai potenti: ma quale delle miriadi delle insulse popstar che ci hanno propinato in questi anni, non ha mai cantato dei brani sull'amore e sulla fratellanza??? E' il tema più banale per vendere una canzoncina che rende tutti felici e ci fa andare a nanna col sorriso. Vorrei vedermela proprio una popstar della premiataditta MTV che inneggia alla superiorità degli ariani.
      MJ creava problemi ai potenti della terra con le sue canzoni e quindi qliel'hanno fatta pagare, ma allora a Bob Dylan che gli dovrebbero fare?!
      Insomma, non mi scende la lacrima, mi dispiace.

    1. berotor 10 luglio 2009

      ahahah, si forse non si era capito: intendevo una beata e rilassante oscurità medievale! Insomma, vivere da eremiti e non dover neppure pagare il canone: una figata!

    1. cinthia 9 luglio 2009

      si, purtroppo c'è!

      Io ne sono stupita quanto te e, non guardando mai la tele,
      non è la prima volta che mi trovo a fare questa tua stessa riflessione.

      Tutto sembra esistere solo se è mediaticizzato e acquista proporzione,
      peso, rilevanza, ineluttabilità e sostanza solo in base all'attenzione che ne accendono i media.

      A volte anch'io mi ritrovo fuori dal mondo... è una grande conquista!

      Non è un'oscurità medievale, ma una re-illuminazione coscienziale :)

      ...teniamocela stretta!!!

    1. cinthia 9 luglio 2009

      beh, Michael era sicuramente malato... ma anche voi forse non è che vi sentite (e ascoltate l'un l'altro) molto bene,
      senza offesa, è solo una battuta :)
      ma il risultato apparente è che sembrate tutti un po' posseduti dallo spirito della Verità!

      In realtà ne viene fuori un dibattito piuttosto delirante che non fa onore all'articolo, si direbbe che non l'avete letto
      e siete subito passati ai commenti al semplice scopo di contrapporre ognuno le proprie verità contro quelle dell'altro,
      senza riflettere minimamente sui contenuti.
      Non mi sembra un bel modo di convivere e condividere. Questo è decisamente più triste della morte di Jackson.

    1. cinthia 9 luglio 2009

      beh, Michael era sicuramente malato... ma anche voi forse non è che vi sentite (e ascoltate l'un l'altro) molto bene,
      senza offesa, è solo una battuta :)
      ma il risultato apparente è che sembrate tutti un po' posseduti dallo spirito della Verità!

      In realtà ne viene fuori un dibattito piuttosto delirante che non fa onore all'articolo, si direbbe che non l'avete letto
      e siete subito passati ai commenti al semplice scopo di contrapporre ognuno le proprie verità, senza riflettere minimamente sui contenuti.
      Non mi sembra un bel modo di convivere e condividere. Questo è decisamente più triste della morte di Jackson.

    1. rosacroce 9 luglio 2009

      portava la maschera ,perchè l'aria normalmente respirata da tutti ,lo poteva uccidere ,aveva il sistema immunitario a pezzi ,distrutto dai farmaci presi per anni,era malato dentro e fuori.
      non vorrai negare la storia della mascherina al volto?
      era un simbolo di questa società malata,chi gurda a lui come esempio.
      è malato, come lui, e come questa società.

    1. rosacroce 9 luglio 2009

      avere la vitiligine è cosa non grave,affidarsi alla scienza per risolverla con sbiancamento totale ,ha provocato nel tempo problemi su problemi e l'obbligo per il nostro eroe negativo(m jackson) di ricorrere a d antidolorifici sempre più potenti,che intossicano l'organismo(tumore al fegato è provato)e infine la morte.
      inoltre mi sembra strano che la vitiligine si veda su una pelle scura, scura ,io non sono informato più di tanto sul nostro contante e la sua vita ,dato che lo considero alla stregua di una merce da vendere,ma da quello che ho capito , era pieno di farmaci ,andava in giro con la maschera perchè aveva il sistema immunitario a pezzi ,distrutto dai farmaci e dalla scienza medica .
      è morto a 50 pieno di dolori, e distrutto fisicamente.

    1. rosacroce 9 luglio 2009

      sei tu che non vuoi capire.

    1. rosacroce 9 luglio 2009

      perchè era pieno di antidolorifici e altri farmaci vari?
      per la vitiligine?
      ma va'.
      gli antigolorifigi distruggono il fegato è provato,
      lo sapevi?
      perchè aveva dolori insopportabili?

    1. adriano_53 9 luglio 2009

      porca vacca!
      che dibattito.

    1. cloudcagliari 9 luglio 2009

      di quale ingranaggio parli? non ho mai parlato di Messia, era semplicemente un grande artista con una forte vocazione umanitaria. Per quanto riguarda il Messia, fra parentesi, son convinto che se anche dovesse scendere sulla Terra, verrebbe crocefisso e dileggiato.
      ho sempre apprezzato jackson come artista e come uomo perche' sono andato oltre i tabloid e le accuse di pedofilia, provando a scavare e scoprendo tante cose. e tutto questo mi e' stato utile quando, un pochino piu' maturo, ho cercato (e cerco tutt'ora) di capire i meccanismi alla base della manipolazione mediatica e della formazione dell'opinione pubblica in campi piu' importanti della nostra vita.

    1. Galileo 9 luglio 2009


      Vedere in Mj un nuovo messia mi sembra oltremodo esagerato. Niente e nessuno vuole eclissare la sua genialità musicale, ma in quanto a uomo credo che il mio vicino abbia molto di più da insegnare che lo stesso Mj.


      Le balle dell’informazione o controinformazione purtroppo te le sorbisci anche tu “cloudcagliari” poi ti fai un idea personale (in quanto meglio di me lo sai che tanto la verità non la sapremo mai aimè) e scegli di seguire la tua rotta e in cosa credere. Il fatto che vada in collisione con la mia, non significa che tu abbia la ragione o che mi sia bevuto le balle dell’informazione ufficiale, significa che stiamo esattamente dentro al gioco del sistema e per tornare all’inizio, da dove siamo partiti coi commenti, lo ripeto: eccoci qua, anche noi dentro all'ingranaggio.

    1. cloudcagliari 9 luglio 2009

      la mamma degli imbecilli partorisce ogni 9 minuti...

    1. Mara79 9 luglio 2009

      ma secondo me pure Lennon aveva venduto l'anima al demonio. QAuel satanista sulla copertina di Sgt. Pepper non me l'ha mai raccontata giusta :)

    1. Mara79 9 luglio 2009

      :D
      ma da doveccazzo esce questo?

    1. cloudcagliari 9 luglio 2009

      se lo dovessero impugnare, come' probabile, cio' non sminuirebbe l'impegno di jackson.
      ci sono tante cazzate che girano sul suo conto, e noi che siamo clienti di donchisciotte dovremmo aver imparato a diffidare delle cazzate sparate in blocco dagli organi di stampa.

    1. Mara79 9 luglio 2009

      io non sto neanche a rispondere perchè mi sa che siamo di fronte a un troll.

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