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LA MORTE DEL TIFOSO LAZIALE GABRIELE SANDRI: SOLO UNA TRANQUILLA DOMENICA DI FOLLIA ?

DI CARLO GAMBESCIA

Non sempre è vero che la violenza chiama altra violenza. Si tratta di un luogo comune. La violenza chiama altra violenza solo quando l’atto violento va a inserirsi in un contesto, dove la violenza è una componente strutturalmente necessaria. Nel senso che viene ritenuta di diversi gruppi sociali in gioco (tutti, inclusi quelli istituzionali) una risorsa simbolica o sociale come un’altra: da usare, senza porsi tanti problemi.
Ecco allora che l’ ingiustificata uccisione di un tifoso da parte della polizia, peraltro in un luogo ben lontano dagli impianti sportivi, può scatenare reazioni violente da parte dei tifosi come ieri è avvenuto a Roma e in altre città italiane. E’ perciò superficiale parlare, come fanno certi media, di una “tranquilla” domeniche di follia…

Qui bisogna essere chiari: ormai il rapporto tra forze dell’ordine e i gruppi di tifosi organizzati si regge soltanto su una sorveglianza di tipo militare e su cicliche, e conseguenti, esplosioni di violenza da parte dei gruppi di ultrà, cui segue inevitabile la repressione: una logica da guerra civile; quella del colpo su colpo. Invece si dovrebbe uscire da questo circolo infernale, dove sì la violenza finisce per chiamare altra violenza altra violenza… Com’ è sotto gli occhi di tutti.
Si liquida, insomma, il tifo violento, che coinvolge in particolare i giovani, giudicandolo un fenomeno puramente delinquenziale. Da reprimere, e basta.Cerchiamo invece di ragionare. Magari prendendola da lontano.
Oggi il tifo organizzato ha assunto caratteristiche identitarie, ritualistiche e di fenomeno di folla. E, indubbiamente, ha una sua pericolosità sociale oggettiva, nessuno lo nega. Ma andiamo alle cause strutturali.
Gli studi mostrano che il riflusso verso il privato degli anni Ottanta, ha implicato un progressivo calo di interesse verso la militanza politica. Un vuoto che i giovani hanno riempito “investendo” in altri settori del tempo libero, e dunque anche nell’ambito delle pratica sportiva e del tifo calcistico ( si dia ad esempio un’occhiata al Quinto Rapporto 2002 sulla condizione giovanile a cura dell’Istituto Iard Franco Brambilla, http://www.istitutoiard.it/, non recentissimo ma comunque utile per farsi un’idea).

Il cambiamento di interessi si spiega con la progressiva sfiducia verso partiti, istituzioni, forze dell’ordine. Se all’inizio degli anni Ottanta, due giovani su tre si fidavano delle istituzioni, oggi di fida solo un giovane su due. Questo dato fa il paio con l’accresciuta fiducia nei riguardi di famiglia e amici. E soprattutto con il diffuso apprezzamento (tre giovani su quattro) dell’amicizia come valore in sé. Ora, nessuno vuole sostenere che la sfiducia nelle istituzioni e la fiducia nel gruppo dei pari (età) si sia trasformata automaticamente in tifo calcistico e il tifo, a sua volta, in tifo acceso e violento. Ma in particolari condizioni di deprivazione culturale, isolamento sociale e incertezza lavorativa (un giovane su due tra i 25 e i 34 anni svolge un lavoro flessibile, e solo uno su due, tra i 15 e il 24 ha un’occupazione), il vischioso mondo del calcio e del tifo, incensato dai media sette giorni su sette e favorito dalle stesse società sportive, ha sicuramente rappresentato, per alcuni giovani “deprivati”, il terreno socioculturale perfetto per trasformarsi in ultrà.Sotto questo aspetto, il tifo violento risponde perciò a una logica di tipo identitario. E spieghiamo perché. Il gruppo ultrà si riconosce e legittima, negando lo stesso diritto a un gruppo avversario (spesso altrettanto violento): è un riconoscimento “contro” qualcuno. E di questa contrapposizione identitaria, spesso ne fanno le spese le forze dell’ordine, costrette istituzionalmente a frapporsi tra i due gruppi. Tuttavia la polizia rappresenta soltanto l’ultimo anello della catena: quello a cui è demandata l’opera di repressione.

Inoltre, su questa forte logica di gruppo, si innescano i cosiddetti ritualismi collettivi (striscioni, cori, e coreografie varie), che agiscono da rinforzo psicologico, favorendo la “militarizzazione” del tifoso e la sua adesione a una visione mitologica e totalizzante della squadra di appartenenza. Il processo è questo: 1) l’isolamento socioculturale facilita l’aggregazione tra tifosi; 2) l’individuazione del nemico (l’ altro tifoso o come è accaduto ieri il poliziotto), rafforza la coesione del gruppo; 3) il gruppo, grazie all’intervento del rito, acquisisce maggiore coesione e forza, espandendosi socialmente fin dove non incontra ostacoli (in genere istituzionali), finendo così per richiamare altra violenza (quella degli altri gruppi o della polizia).

Pertanto la logica processuale del gruppo risulta perciò più importante dei suoi contenuti, che possono essere ripresi, in chiave occasionalistica, dalle ideologie più differenti. Pertanto, parlare di una curva di “stampo fascista” o “comunista”, o genericamente di sovversivi, è approssimativo e fuorviante, perché non consente di individuare la dinamica sociologica del fenomeno. In questo senso, le reazioni dei tifosi, come quelle di ieri, non sono fenomeni legati a una particolare ideologia politica, ma fatti simbolici. Perché, putroppo, le violenze, o addirittura le uccisioni ( di poliziotti come di tifosi avversari) assumono tragicamente lo stesso valore rituale dell’uccisione del capro espiatorio. Infatti, come ci insegnano gli antropologi, si tratti di “atti” che fondano, rifondano, e consolidano il gruppo: ripetiamo, una tragedia, dove la violenza, divenuta risorsa simbolica, richiama inevitabilmente altra violenza riparatrice.

In definitiva, il gruppo ultrà è una vera e propria (micro)struttura sociale, che nell’universo hobbesiano del tifo violento, stabilizza e soddisfa, seppure in modo deviato e antisociale, uno spontaneo bisogno individuale di identificazione. E quanto più cresce lo stato di isolamento socioculturale in cui i membri del gruppo vivono, tanto più resta difficile impedire che i singoli cedano al richiamo protettivo “del branco” per dirla nel linguaggio sbrigativo di certi giornali. Infine, lo stadio di calcio, è il luogo per eccellenza, dove i fenomeni di gruppo (fondati su identificazione e rito) si trasformano in fenomeni di folla. Perché?In primo luogo, ogni individuo, anche se non appartenente a un gruppo di tifosi violenti, una volta immerso nella folla, acquisisce un pericoloso senso di onnipotenza: si sente psichicamente all’unisono con una grande quantità di persone, finendo per condividerne gli scopi immediati. In secondo luogo, certi sentimenti di odio e violenza, si trasmettono dal gruppo alla folla rapidamente, quasi per “contagio” psichico tra individui, per dirla con Le Bon. In terzo luogo, la folla subisce facilmente, come in stato di ipnosi, ogni improvvisa e nuova suggestione psichica (si pensi al panico che provocò tra i tifosi la falsa notizia della morte di un tifoso, diffusasi durante il derby Roma-Lazio nel 2004). Con tutte le tristi conseguenze del caso.
Questi tre fattori (identificazione attraverso il nemico, trasformazione del gruppo in folla, ritualità rafforzativa legata alla forza dell’atto violento), sono alle origini di quel che è accaduto ieri. Ma identificazione e ritualità, sono fattori che rinviano a cause strutturali. Cosicché reprimere con la violenza significa solo provocare altra violenza da parte dei tifosi, e così via. Mentre, sulla trasformazione del gruppo in folla si potrebbe intervenire, non chiudendo gli stadi, ma rendendoli meno anonimi e più vivibili sotto l’aspetto ambientale e architettonico.

In conclusione, il problema di fondo è quello di offrire alternative di vita a giovani che vivono in condizioni di isolamento e deprivazione socioculturale. Come? Tentando di sostituire alla logica del branco, che privilegia la violenza come fattore simbolico, la logica della società civile del ragionamento e del recupero sociale di coloro che siano deprivati culturalmente.
Il che non è certo facile, e nell’attuale situazione, può apparire degno di un illuminismo a buon mercato, o come spesso si dice ironicamente: frutto di buonismo sociologico. Tuttavia puntare solo sulla repressione, senza almeno tentare di rimuovere le cause di fondo del “tifo violento”, non è altrettanto irrealistico?
E soprattutto rischiano di pagare con la vita, bravi ragazzi come Gabriele Sandri.

Carlo Gambescia
Fonte: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/
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12.11.07

Pubblicato da Davide

  • Tao

    “Un tragico errore”. Già. Talmente tragico che le sue conseguenze reali potranno essere apprezzate non da ora, ma a distanza di anni. Perché tutti – tutti – sono contrari alla violenza negli stadi, a parole. Persino gli Ultrà. Se glielo chiedete, di solito vi rispondono in questo modo. E però, di fronte ai fatti così come ce li raccontano i mass media, tutti noi siamo convinti del contrario. Li vediamo con i nostri occhi, i tifosi più accaniti che si tirano le pietre, i sellini, le bottigliette piene, persino le aste delle bandiere. Chi scrive è riuscito persino ad apprezzare lo spettacolo di sostenitori della stessa squadra che si picchiavano, per una questione di posizione (?!?) dei rispettivi gruppi in curva. Anche se poi alla fine dissero che c’era invece un movente politico. Per salvarsi la faccia, probabilmente.

    Ammesso, e quindi concesso, che gli Ultras sono quelli che ci raccontano: spesso gente che vive con – e non per – la propria squadra, facendo di essa un mestiere ben retribuito. E in alcuni casi esentasse. Ammesso che ci sia pure (tanta!) gente che invece lo fa per pura passione, ed è inutile cercarne motivazioni sociologiche – assenza di capacità di aggregazione da parte della politica, frustrazione, blablabla – che spesso sembrano copiate su uno stesso modello da 30 anni a questa parte. Ammesso pure che tra questi ci sono pregiudicati, ladri e assassini – esattamente come potrebbe succedere nel condominio dove viviamo tutti.

    “Il nostro agente era intervenuto per evitare che i tafferugli tra due esigui gruppi di persone che non erano stati individuati come tifosi degenerassero con gravi conseguenze per entrambi. Esprimo profondo dolore e sincere condoglianze alla famiglia della vittima”. Già. Noi non sapremo mai se è andata davvero così, con certezza. Perché da questo momento cominceranno a nascere un sacco di leggende metropolitane sulle reali modalità dei fatti. Non sono il tipo che crede alle leggende metropolitane, ma nemmeno sono così fesso da pensare che le leggende metropolitane siano tutte false per principio. E allora? Come la mettiamo? Perché qui già parlano di “assassini”, di campionato che si doveva sospendere anche stavolta che era morto un tifoso, anche se c’è gente ragionevole che dice cose intelligenti, ovvero che se il poliziotto ha sparato vedendo delle persone nelle aree di servizio, non per questo doveva per forza averle identificate come tifosi. Nessuna caccia all’Ultras, sembrerebbe. Però qualche problema rimane. Ripeto: come la mettiamo?

    Mettiamola così. Mettiamo che voi stavolta date una versione davvero credibile ed inattaccabile dell’incidente. Non basta: bisogna pure che da questo momento le forze dell’ordine impegnate in azione con i tifosi dovranno sì far rispettare l’ordine – ci mancherebbe altro – ma da questo momento porre anche una particolare attenzione sul fatto che la responsabilità penale è personale, in questo paese. Ciò, come corollario, porta che se da un gruppo di mille persone parte una sola bottiglietta (ad esempio), si va a pescare solo quello che la bottiglietta l’ha tirata. Subito, se se ne ha l’opportunità. Sempre considerando il fatto che ciò comporterebbe una carica nella quale ci andrebbero di mezzo gli altri 999. Oppure dopo, con le telecamere. Anche il giorno dopo, tanto si può fare.

    Ma che sia soltanto lui a pagare. Almeno in quel frangente. Altro è la questione del controllo, dell’ideologia, dell’attenzione alle forme di associazionismo che potrebbero diventare pericolose per l’ordine pubblico. Anche lì si può discutere, indagare, lavorare: è legittimo, e in quanto tale anche tutelato da precise norme costituzionali. E anche quelle, qualche volta, tocca rispettarle eh? Così come di evitare di far volare troppo la fantasia, immaginando convergenze fantascientifice, e facciamo che ci capiamo. Ma soprattutto: anche un tifoso, persino questo infinitesimale microbo reietto della società, secondo soltanto ai Rom nell’aver collezionato una marea di stigmate sociali (alcune meritate), anche un tifoso, dicevo, è un libero cittadino. Dura crederlo, signori questori, ma è proprio così.

    PS: Amato, tu dimettiti davvero però, che è meglio .

    Gregorj
    Fonte: http://giornalettismo.ilcannocchiale.it/
    12.11.07

  • myone

    A volte io ho un modo di vedere per cosi dire, esoterico, dove, eventi e situazioni, si formano, e vanno nell’ etere del tutto, per poi, ritornare, e creare altri eventi e situazioni, dove, un giudizio o una rivendicazione, ricrea a sua volta, altre situazioni e altri eventi, dove la ragione va da una parte all’ altra, affinche’, no nsi pervenga a un giusto procedere, e a una definitica ragione di stare.

    Purtroppo, non centrando mai il bersaglio del logico e dell’ ovvio, questa palla rimbalza e torna, con angolazioni diverse, rimettendo in gioco le parti, affinche’, gridando e rivendicando giustizia, possa fermare un gioco, che altrimenti, non si chiude mai. Sebbene, sia di volta in volta, nel giro di un tempo breve o lungo, sostituita con eventi diversi, importanti o no, la visione cognitiva grafica, al momento opportuno, ritorna nella mente e negli eventi, perche’ essi, sono correlati, sociali, personali, e di principio.

    Nel giro di poche informazioni, in poche ore, solo un modo mi e’ venuto a mente, come lettura di questo contesto, con questi capi saldi:

    1 Le curve, sono tutte delinquenti, con ex carcerati e malavitosi

    2In situazioni cosi, ci vuole la legge anti terrorismo

    3Tutto questo è sostenuto, sopratutto da giornalisti commentatori e condizionatori pubblici, noche’ da politici e gente affine, di supporto, come servizi e apparati dello stato

    4 Il giro di parole e commenti, valutazioni e titubanza, fino ad arrivare a dire che quasi non e’ vero che quello che e’ successo, e’ successo, e che l’ atto, e’ un atto che alla fine non si sa’ se era un atto, e che atto alla fine sara’ giudicato, a tal punto, di non essere piu’ un atto in se’, ma che sara’ un’ altra cosa. E tutto questo, dalle forze si polizia, questori e via dicendo.

    Come faremo, a sostenere una societa’ cosi violenta, e a tutelare un civile vivere in pace

    Un giorno, anzi, la sera prima del G8, parlai via chat, con un celerino, che aveva un profilo-sito in internet, vestito da carabiniere-celerino in divisa da anti sommossa, incapucciato, per non farsi mai riconoscere, assieme ad un’ altra decina, davanti a un furgone anti sommossa. Foto immagine. Gli dissi, speriamo non succeda nulla, e che non prevalicate nell’ uso della violenza, senza motivo. Lui mi rispose. Che cazzo dici. Andiamo per menare, e solo per questo. Io gli risposi, che non era un atteggiamento come proincipio da tenere. Lui mi rispose, che l’ unica cosa da fare e’ questa, senza esclusione di colpi, e per tutti, perche’, tutti quelli che sono li, quando non ci devono essere, sono tutti delinquenti, e nessuno e’ escluso, e se, dovevano non essere presi di mira come si conviene, se ne stiano a casa, che quei posti, non sono per persone normali e apposto. Gli dissi che era un delinquente come delinquente presumeva lui che lo fossero i totali partecipanti di una manifestazione, che era un fascista, e che l’ unica cosa che gli permetteva di fare cosi, era il diritto di avere un’ arma e un manganello, e di essee legalizzato e autorizzato. Lo mandai a quel posto, e lui, chiuse la conversazione, sentendosi in errore, ma non sentendosi credo, mai obiettore, sia nelgi eventi che nei fatti, vissuti e fatti poi, nelle situazioni in cui si trovava, e che, per principio, visto che lavora e prende stipendio, e avra’ pure da scaricare la sua rabbia, a pari dei tifosi, manganellava a occhi chiusi, e cosi via.

    Le istituzioni, o coloro che credono di rappresentarle, sopratutto nella loro giustizia, danno dei fascisti, ora, che sono al potere e di sinistra, ai tifosi terroristi, per lerciare la destra, che a sua volta, da degli incompetenti a quelli di sinistra, non sapendo gestire l’ ordine pubblico, quando, loro, al tempo del G8, hanno fatto quello che sappiamo, o lo hanno lasciato fare. Fatto sta, come sapete tutti, che loro, di destra o di sinistrra, amministrano la giustizia sempre come stato di diritto e di potere, avendo penalizzato una decina quasi a caso, a risarcimenti, quando, quasi nessuno delle forze dell’ ordine e quindi dello stato e di chi li amministra, non e’ stato condannato, in virtu’ della massa delle azioni da macello fatte alla scuola Diaz, e a centinaia di persone inermi, donne uomini vecchi e giovani, agli occhi di bambini e persone terrorizzate, con manganellate a sangue, ingiurie, e spergiuri, da fucilazione E questo lo chiamano fascismo e terrorismo, quello degli altri, e non il loro.

    Un agente, che rappresenta l’ ordine e la giustizia, e che fa capo a organismi dello stato, e che e’ diretto a responsabilita’ a chi comanda nello stato, che spara senza motivo, ad altezza d’ uomo, dentro a una macchina, uccidendo deliberatamente una persona, non viene considferato un atto terroristico, a un civile vivere e un civile cittadino.

    Il primo atto terroristico, e’ eseguito da uno stato, che nemmeno e’ statale, e che e’ quello della polizia, parastatale e privato, e che, paragonabile a quello degli estremisti degli stadi, si prende la briga di fare atti, sia come quello di Arezzo , che quello della Diaz e del G8, che sono coperti, tutelati, e ammessi, dal sistema stesso, in nome della delinquenza degli altri e non della loro.

    Delinquenza loro? Certo. In primo luogo, il G8 e’ stato sopratutto delinquenza di stato. I blekblok, non sono pututi arrivare ai grandi, per forza di cose, ma hanno distrutto cose, I grandi della terra, si fa per dire, di cose ne hanno distrutto assai, ancora ne distruggono e ne distruggeranno, mietono vittime a milioni, fanno i loro sporchi affari, e vanno a senso unico. Loro, sono la voce di una coda, che e’ parte della testa, perche’ e’ un unico essere, che si chiama sociale-politico. I grandi, sono tutelati dalle forze d’ urto armate, difatti si chiamano forze armate, e i primi ad essere armati, sono loro, che nel caso del g8, hanno fatto terrorismo, nell’ egual misura, dell’ atto terroristico libero dell’ uccisione del giovane ad Arezzo. Che pensate, che i 4 colgioni delle curve siano delinquenti? Bhe, io fossi uno della curva, vivrei fino alla fine dei miei giorni, querelando tutti quelli che hanno asserito cosi, mi registrerei le cassette e istituirei in tribunale dei miei diritti e risarcimenti, perche’ io se faccio parte della curva, e delle curve ce ne sono a miliaia in ogni citta’, sfiderei a vedere, se tutti hanno passato la galera, o sono stati segnalati penalmente o no, per atti passibili di condanna.
    Paradossalmente, l’ ennesimo segno di male sociale e politico, si ripercuote su uno che colpe non ne ha, perpretato da uno che la giustizia la dovrebbe servire, ma che, e’ foraggiato da un sitema-uomo, che di giustizie non ne vuole fare, sopratutto nel suo ambito e nel suo ambiente, e che, reati sociali, che dovrebbero tutelare il quieto e pulito vivere, non vengono nemmeno palesemente perseguiti e prevenuti, infliggendo a dando alito, a processi farsa-spettacolo, dove, alla fine, non ci si capisce piu’ niente, e i presunti, escono piu’ liberi di prima, o con un niente da scontare, come deterrente, perche si sa, che la condanna non fa cambiare nulla, nell’ educazione, ma nemmeno come esempio penalizzante, visto che, vengono fatti processi teatrali, e poi i fatti, nemmeno fanno giustizia. Per non parlare, di fatti ecclatanti , nella politica, nella finanza, che sono veri e propri sopprusi, ruberie, illegalita’, nei confronti della gente, e addosso a persone ben percise, che vanno in prescrizione, vengono occultati, e si fanno smorzare come niente fosse.

    La societa’, come quella degli ultras, non e’ fatta da coglioni. Loro capiscono, sanno, intendono, anche se, non hanno voce in capitolo, non si spegano, ma assorbono il tutto, nel loro contesto, e prima o poi, scoppiano, e non a torto. Non sono i tifosi cretini e delinquenti, ma sono l’ estrema societa’, di quelli, che non sanno avere voce in capitolo, se non nel loro contesto, e sono parte della societa’, come parte lo sono coloro che delinquono, che governano, che sono parte del controllo, e cosi via. Sappiate, che gli italiani, sono persone meno attive degli ultras, ma che, esentandoli da galere, appropiazioni a risarcimenti di beni privati per vivere, e altro di questo modo, o trovando voce comune, farebbero terrorismo volentieri, e a ragione, contro fatti e peronaggi e leggi e imposizioni, di questa vita, che si chiama democrazia e vuole avere l’ autorita’, di gestirla e di imporla, e spesso, alla rovescia.

    Ancora, abbiamo una classe dei media e della politica, che tira una riga di demarcazione, fra il popolo che si deve inchiapettare e che e’ pure delinquente, e loro, che nell’ ascoltarli e giudicarli, sparano cazzate da querele, e da tribunali, per giudizi e procedere, che sono delle vere e propie inflazioni ai danni della legge, della democrazia, e che si possono appellare, con i piu’ comuni termini illegali possibili. Ma li, nessun tribunale, o giurista, o avvocato, si prenderebbe la briga di procedere. Troppo grande la massa, e troppo fiacco l’ intento. Melgio la violenza in ogni sfumatura e no, e’ piu’ immediata, gratuita, e pure non penalizzata, spesso.

    E’ come la Turco, che legalizza un paccone di ascis, per uso personale, e poi, predicano alla salute mentale e fisica sull’ uso delle droghe, sul combattere il traffico di stupefacenti, sull’ illegale fatturazione mafiosa e delinquenziale dei soldi, sui danni del tutto compresa l’immigrrazione, e poi, fanno leggi da cappio, quelle loro, e mettono una societa’, sul lastrico dei valori, sulla demenza, e sulla sua morte. Non so se sono consapevoli, o sono cretini di loro. Eppure, su un pacchetto di sigarette, su 4 euro, lo stato ne prende anche 3, di interessi. Fate voi. La liberta’, e’ vostrra, quando ne siete succubi, mentre le entrate sono loro, quando sono iniqui legalizzati.E non parliamo delle tasse, e delle uscite, che non sappiamo mai come sono, e a chi vanno, e cosa se ne fanno e come si potrebbero far fruttare almeglio e al sano. Non parlaimo delle lobbi Europee politiche, e mondiali, ecc ecc

    E se volete, in un atto o in piu’ atti, potete metterci tutto il condimento che vi aggrada, che tanto, e’ da questi miscugli, che nascono situazioni, che non sono propio illegali, ma sono la conseguenza logica e paradossalmente giusta, di atti ingiusti, apparentemente, e di atti giusti, ingiusti, pero’ di fatto.

    Un altro commento, a parte. I tifosi, se volete, sono il primitivo campo si valutazione sociale e politico ed etico. Sul campo, si disputa un incontro con regole, che se tenute al vero, non creano propio nulla, ma se pervenute allo sleale, in caso di non ammissione, protraggono nel tempo, e nel contesto sociale e locale e culturale regionale, dispute e diatrribe che vanno in anni di contese, e di odi statici, per principio. Anche questa e’ la societa’, culturale e legale. Come vero e’, che latitudine e longitudini, sono colmate da sodalizzi e gemellaggi, rappacificati, in virtu’ delle medesime virtu’. Una cosa rimane invece. Lo stato, che sovrasiede a bisogni altrui veri, e legittimi, e sperpera soldi in questo mondo corrotto e opulento, dove, personaggi ingaggiano stipendi da paura, e altri personaggi, speculano cifre a ruberia, dove, i soldi dei cittadini, vanno a rimpinzare buchi economici miliardari. Eppure, i medesimi delinquenti, siedono sempre ai loro posti, sia nell’ amministrare, che nell’ elargire, le solite baratterie, montate sul calcio, continuando, e tutto questo, che non e’ visibile dai piu’, e’ visibile benissimo da chi il calcio lo frequenta, e ne viene scosso, fumentato, in azioni, che apparentemente, sembrano pura delinquenza, mentre, non e’ altro, che la delinquenza, di chi gestisce il tutto, dalla base, sino all’ alto.

    Vero. Molti dovrebbero affinarsi, in una cultura della non violenza, nello sport puro, che non e’ certo questo, e in un vivere sociale, piu’ consono alla persona sana e intelligente. Come vero e’ , che chi non frequenta il calcio, frequenta altro, e il sociale, da le cose che condanna, non ritiene consone, ma pure le vive, ne usufruisce, e ne abusa. Ma che ci vuoi fare, se coloro che li governano e li foraggiano della vita sociale, sono spesso peggio di tutto questo.

    Se volete, non avro’ steso ne ampiamente la cosa, ovvio, ce ne sarebbe da dire, e non avro’ neanche messo questo poco, con ordine e logica. Ma si sa’, pure il quotidiano, non ha mai le idee chiare, sia in ogni ordine di cosa, e sopratutto nell’ ordine che cercano di trovare, sia nei media di comunicazione, nelle istituzioni, e nelle menti di ogni settore.

    Sapete che abbiamo noi oggi? La maledetta puttana della mente senza atti semplici e comprensibili, e che tutto, si fa’ pappa frullata, ogni giorno, logorando sempre di piu’ , un semplice procedere, un semplice vivere, e un semplice stare.

    Chiudo il tutto, ascoltando un berlusconi, che continua a dire elezioni, senza vedere, ne proposte, ne spunti, ne idee, se saggezza, ne nulla. Siamo all’ osso, a questi modi. Vale per tutti. Eppure, basterebbe poco. Ma si sa’, qusto poco, bisogna smaltellarlo, dove piu’ grande e’ e sta’ la cosa. Potere-denaro-giustizia-uguaglianza-ridimensione del vivere e sopravvivenza-salvaguardia della vita e della terra-e bene per tutti.

    Se volete, non avro’ steso ne ampiamente la cosa, ovvio, ce ne sarebbe da dire, e non avro’ neanche messo questo poco, con ordine e logica. Ma si sa’, pure il quotidiano, non ha mai le idee chiare, sia in ogni ordine di cosa, e sopratutto nell’ ordine che cercano di trovare, sia nei media di comunicazione, nelle istituzioni, e nelle menti di ogni settore.

  • myone

    Mi scuso per il grassetto, non ho chiuso il tag. Non voleva essere un imporre e ne un fare la voce grossa. Dimenticavo la cosa importante, che spesso non si tiene in considerazione, quando la morte e’ parte di altri e non tocca noi personalmente. Vale per il ragazzo, per i suoi famigliari, e sopratutto per colui che ha sparato, e per chi gli sta’ vicino. Di solito, chi commette, non ha lo stesso impatto di chi subisce. Spero di si, solo cosi almeno in parte, ci si puo’ capire qualche cosa della vita, che e’ comune a tutti, anche se si vede solo la nostra, spesso e quasi sempre.

  • lpv

    punto di vista interessante. fa piacere vedere che nella solita massa informe, acritica, mainstream di giudizi di politici e giornalisti benpensanti, si trova qualche osservatore lucido e abbastanza intelligente da capire che dietro queste manifestazioni non si cela altro che disagio. un disagio che la società (responsabili sono le istituzioni in primo luogo) non fa nulla per tentare di risolvere, anzi.. vogliamo chiudere gli stadi? e pensiamo che la situazione migliorerà? d’accordo, magari i violenti usciranno dagli stadi e le famose “famiglie” (quelle del family-day..sic!) potranno tornarci, il che è comunque un bene. Ma quei facinorosi che fine faranno? Dove andranno? Campi di concentramento?..galera??..li facciamo sparire tutti? Non credo, penso piuttosto sia più plausibile che si trasferiscano in altri settori della società, si riuniranno in altre luoghi, manifestando il loro disagio in altri modi o con la stessa violenza. Quando si parla di tolleranza zero, repressione ecc..mi vengono i brividi. E non perché – o non soltanto – perchè trovi queste parole indegne di uno stato di diritto (ovviamente non l’Italia..scherziamo!), ma piuttosto per lo sconforto del constatare quanta poca (per non dire nulla) comprensione dei fenomeni sociali abbiano quelli che ci governano, e che a quel disagio dovrebbero dare risposta, e che di quel disagio sono complici, se non artefici principali. Leggo che gli ultras verranno accusati di “terrorismo”…al di là dei sospetti che l’uso di questa parola mi suscita (in genere è un concetto-prezzemolo usato ad effetto dalle autorità quando vedono che tira una brutta aria, per loro!), vorrei chiedere conto al Ministro Amato e ai politici tutti (mi viene un conato ogni volta che produco questo termine nella mia mente! giuro!) della strage di piazza Fontana, di quella alla stazione di Bologna, del rapimento Moro, del “suicidio” di Pinelli (la storia sembra ripetersi a quanto pare), della strage di Capaci e di quella di via D’Amelio (a proposito, il carabiniere che si vede in foto allontanandosi con l’agenda rossa di Borsellino, che fine ha fatto?) e – tralasciando un mucchio di altre inquietanti storie – più recentemente il G8 di Genova, che molti di quelli che oggi siedono all’opposizione e chiedono che il governo riferisca sulla morte di Gabriele, contribuirono a rendere un mattatioio di carne umana. Quando Amato o chi per lui avrà risposto in maniera convincente anche a parte di queste domande, soltanto allora potrò cominciare a pensare che i criminali siano gli ultras, e non lo Stato.

  • lucamartinelli

    a parte il dispiacere per la morte del giovane, non mi sembra che ci sia nulla di nuovo. ancora un morto che si aggiunge a una lista lunghissima. ho passato mezz’ora a scorrerla. l’avevo trovata sul sito di Carlo Giuliani, insieme a un analisi delle stragi in italia. che pensare? dicevo poc’anzi che non vedo nulla di nuovo. non vorrei sembrare provocatorio, ma nella mia vita non ho mai visto la polizia caricare un corteo di seminaristi, o assaltare la sede della confindustria o altre cose del genere. sempre contro la gente comune. in uno stato democratico la polizia è al servizio del cittadino. in un regime o in una finta democrazia come la nostra invece è contro. nulla di nuovo quindi. saluti a tutti