LA META DEL DECLINO ITALIANO

LA META DEL DECLINO ITALIANO

DI MARCO DELLA LUNA

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Da quasi venti anni l’Italia sta costantemente perdendo produttività rispetto anche ai partners comunitari nonché quote del mercato internazionale. Peggiorano la qualità della “giustizia” (156esima per qualità al mondo), dell’insegnamento, della pubblica amministrazione in generale, cala la capacità di ricerca e innovazione e gli investimenti stranieri.

Aumentano debito pubblico e tasse. Peggiorano la bilancia dei pagamenti e l’occupazione. Tutto ciò rende le imprese ancora meno competitive e allontana i capitali stranieri.

Non si sono avute inversioni di tendenza.

Quindi la direzione stabile è questa: impoverimento, minore reddito, minore capacità di esportare (meno 24% nel 2009), di sostenere il debito interno, di pareggiare la bilancia dei pagamenti, di modernizzare.

Dato che ciò va avanti da circa vent’anni senza inversioni di tendenza nonostante le diverse maggioranze politiche avutesi nel periodo e i molti preannunzi di incisive riforme, è chiaro che si tratta di un processo dovuto a fattori strutturali, non contingenti, che non vengono rimossi, e su cui non hanno effetto quelli che sono presentati come interventi di razionalizzazione, di risparmio, di controllo, di manovra sui conti pubblici, di stimolo, quali quelli che si discutono e talora si attuano da parte della dirigenza politica.

Infatti ne sono stati fatti molti senza che la tendenza si sia modificata. Neanche dall’entrata nell’Euro. Anzi…

Il recente saggio di Luca Ricolfi, titolato “Il Sacco del Nord”, ci aiuta a capire le cause strutturali di questo declino come tutt’uno con un’altra e ben più inveterata costante italiana: da 60 anni si fanno interventi di spesa e incentivi per sollevare il Mezzogiorno rispetto al Settentrione, senza alcun risultato positivo.

Il Mezzogiorno, anziché avvicinarsi, scende sempre più in basso, nonostante che gli interventi e la spesa continuino.

L’idea alla base delle politiche meridionaliste era quella di trasferire ricchezza dal Nord al Sud per un limitato periodo di tempo, al fine di finanziare e sostenere lo sviluppo del Sud e mettere il Sud in grado di sostenersi da solo (così ha fatto la Germania col suo Est ex comunista).

A quel punto, il Sud non avrebbe più avuto bisogno di aiuti (in circa 20 anni questo piano è stato attuato, ed è sostanzialmente riuscito, dalla Germania per assimilare e perequare la DDR).
Per contro, nella realtà, dopo 60 anni di aiuti, il Sud non solo non è in grado di sostenersi da solo, non solo non si è avvicinato al Nord, ma addirittura si è ulteriormente indebolito, ha sempre più bisogno di aiuti, e il divario rispetto al Nord aumenta anche se si mantengono gli aiuti.
Al contempo, ancora più forte è divenuta la criminalità organizzata e la sua commistione con la politica. Per erogare i medesimi servizi (ovviamente però di qualità inferiore), per esempio, la Regione Sicilia ha un costo sestuplo della Regione Lombardia.
Il tasso di spreco/ruberia in Sicilia è circa il 55%, in Lombardia circa il 5%. Gli aiuti sono andati complessivamente a rafforzare la locale partitocrazia a forte componente mafiosa e a consentirle di estendere il proprio dominio sul sistema-paese.

Il saggio di Ricolfi conferma quanto scrivevo due anni fa a pag. 34 del mio Basta con questa Italia!, e che da ancor prima si sapeva, ma si teneva sotto il tappeto:

  • La classe politica italiana, nel suo complesso, tra una cospicua rendita e mezzi per mantenersi al potere mantenendo il Sud nell’arretratezza, quindi nel bisogno, così da giustificare forti trasferimenti perequativi dalla Lombardia e dal Veneto (e in minor misura da Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Marche), che usa appunto per arricchirsi e per mantenersi al potere;



  • Nell’intercettazione delle risorse pubbliche è particolarmente attiva la criminalità organizzata, la quale è dominante in un numero tale di collegi elettorali, che nessuna maggioranza parlamentare o locale può reggersi, se non con essa;
  • La raccolta del consenso e delle sponsorizzazioni avviene estesamente attraverso spartizione illeciti di privilegi (voti clientelari, voti di scambio, corruzione), sicché i meccanismi di legittimazione democratica sono in opposizione con la legalità (ci si legittima violando la legge);
  • La funzione giurisdizionale non costituisce un ostacolo, perché ricoperta di privilegi, ampiamente cointeressata, e qualitativamente al livello dell’Africa Nera (156a al mondo per qualità);
  • Nessun potere giudiziario, del resto, avrebbe efficaci strumenti di fronte a un’illegalità sistemica (i giudici possono tutelare la legalità solo se l’illegalità è l’eccezione, non se è la regola, il metodo generalmente praticato, cioè la vera legge; e leggi ufficiali dello Stato italiano sono lontanissime dalle leggi reali del sistema di potere italiano, incluso il potere giudiziario. Doppia legalità)
  • In ogni caso, ciò che i giudici tutelano è sempre la legge, l’ordinamento reale del sistema di potere, che coincida o non con la legge ufficiale; lo tutelano applicandolo nei fatti seppur rivestito di forme accettabili, di legittimità ufficiale; questa operazione di rivestimento, ai magistrati italiani, riesce sempre meno bene;
  • La competizione per il potere tra i partiti politici è vinta da quei soggetti che riescono a raccogliere e distribuire più risorse (spesa pubblica, privatizzazione, creazione di mono/oligopoli, appalti) per remunerare i loro sostenitori, grandi e piccoli (la solidarietà non funziona perché chi maneggia i soldi della solidarietà li usa per sé, per il suo clan, per i suoi sostenitori e li adopera per restare al potere).
Questo meccanismo si è venuto rafforzando e stabilizzando attraverso anche la campagna Mani Pulite. La sua stabilità è dovuta a precisi fattori:
  • E’ semplice e facile da mandare avanti (idiot-safe, Idioten-sicher, a prova di idiota): non richiede competenze e capacità di governo e direzione (bastano capacità delinquenziali); può quindi essere gestito e fatto rendere anche da una classe dirigente impreparata, e selezionata in base a qualità antisociali, quale è quella italiana;
  • Nel breve-medio termine è in grado di garantire rendite e privilegi che continuano anche mentre produce il declino dell’intero sistema-paese e lo avvia alla povertà nel lungo termine (ma si sa che, mentre i profitti di un meccanismo continuano nel presente, la prevedibilità di un disastro nel lungo termine non modifica i comportamenti degli operatori);
  • Non sono disponibili meccanismi alternativi, virtuosi, redditizi e al contempo gestibili da una classe dirigente come la nostra;
  • La classe politica del Sud dipende, per mantenere potere e rendite, dalla possibilità di scaricare sul Nord i costi delle inefficienze, delle disfunzioni, delle distrazioni che essa produce (se il Sud non potesse operare questo scarico, dovrebbe fare i conti con se stesso e le proprie distorsioni, e sarebbe costretto a cambiare per sopravvivere);
  • In quest’ottica, che esclude la possibilità pratica un risanamento o una correzione del sistema-paese, gli operatori politici non possono razionalmente porsi obiettivi di lungo termine e di efficienza del sistema; l’unico obiettivo razionale per loro è arraffare il più possibile dalla nave che sta affondando, e trasferirlo al sicuro; ed è in questa logica che, come constatiamo quotidianamente, stanno sempre più operando. Pertanto, non può avvenire che la politica italiana progetti o tenti di correggere il sistema. Al contrario, più esso si deteriora, più la classe politica sarà motivata ad agire con logiche di breve termine e per far cassa. Quindi, nei prossimi tempi, avremo sicuramente un peggioramento della gestione del paese. Grandi ricorsi a norme in deroga per lanciare grandi opere inutili ma redditizie nel breve, grandi appalti pubblici a società di amici, grandi saccheggi del territorio, sono inevitabili e già in corso.
Per tutte le suddette cause, il meccanismo di produzione di potere e rendita per la classe dirigente, e di impoverimento del Paese, ma efficacissimo per i suoi gestori, è continuato nonostante i suoi fallimenti, nonostante la sua nocività e rovinosità, che oramai si manifestano visibilmente e fanno prevedere il peggio. E’ continuato e continua anche oggi, immutato, come i continui scandali dimostrano.
L’illegalità, la corruzione, non sono accidenti, errori di percorso, della politica, ma il metodo e lo scopo con cui si fa politica e si va avanti in politica. Si fa politica per intercettare la spesa pubblica; senza le risorse prelevate da questa, non si vince nella competizione per il potere.
Per capire meglio dove questo meccanismo stia portando l’Italia, dobbiamo considerare il fatto che esso sta, come dice Ricolfi, “spoliando” le regioni trainanti, quelle competitive a livello mondiale, ossia (soprattutto) Lombardia e Veneto, per mantenere le regioni più improduttive.
“Spoliare” significa non solo “sfruttare”, ma spremere tanto da togliere anche le risorse necessarie per il mantenimento dell’efficienza produttiva, per gli investimenti, le innovazioni, le infrastrutture. Con la conseguenza che anche Lombardia e Veneto da anni oramai perdono colpi (è in corso una moria di imprese, un dilagare delle insolvenze, e le infrastrutture stanno deteriorandosi, strade in testa, per omessa manutenzione), e per tale ragione il sistema-paese arretra sempre più rispetto agli altri paesi comunitari e rispetto a tutto il mondo.
Da parte dello Stato italiano, Lombardi e Veneti sono sottoposti a uno sfruttamento coloniale, che per giunta impone loro di divenire, gradualmente, una zona arretrata come il Sud, ma senza più l’assistenza di cui ora il Sud, grazie ai loro soldi, sta godendo.
Sicuramente, non tutta la classe politica del Sud è mafiosa. Ma tutta la classe politica del Sud dipende dalla gestione mafiosa delle risorse pubbliche e dall’azione mafiosa in parlamento, per restare al potere e nelle sue posizioni di rendita e di consenso. E ogni maggioranza parlamentare dipende dal voto dei politici meridionali.
Lo Stato italiano unitario, in ragione della struttura del suo ordinamento reale, è, e non può non essere, uno Stato-mafia, nel senso peggiore del termine, che non è quello delle lupare, ma quello del blocco dello sviluppo, della controllo attraverso la sclerotizzazione, dell’incapacità a fare altro che estorcere denaro a chi produce, del non avere cura del domani.
Del resto, come sta dimostrando il caso della Grecia rispetto all’Euro, aree geografiche con grandi diversità tra di loro in fatto di produttività e competitività non riescono a mantenere una moneta comune, perché le aree a bassa produttività e competitività hanno necessità di svalutare per poter continuare ad esportare e non entrare in recessione, la quale comporta minori entrate quindi crescenti difficoltà nel pagare gli interessi sul debito (pubblico e privato), disoccupazione, fine del welfare, etc.
L’Italia, prima dell’Euro, restava competitiva in quanto, ricorrentemente, svalutava la Lira.
Oggi non lo può fare. Ma non può nemmeno rendersi più competitiva attraverso investimenti in innovazione infrastrutture, perché il meccanismo del potere nello Stato italiano, come dianzi spiegato, assorbe per altri fini le risorse necessarie e si oppone all’ammodernamento siccome destabilizzante per i privilegi consolidati sul cui consenso di reggono gli equilibri politici.
Inoltre, la classe politica italiana non ha la competenza necessaria per un ammodernamento.
Quindi l’Italia continua da sessant’anni a sprecare denaro nel Sud a danno nel Nord e del Sud stesso (il quale, potendo scaricare i costi delle proprie disfunzionalità sul Nord, può evitare di fare i conti con esse e a correggerle); e da quasi venti anni continua, stabilmente, a perdere quote di mercato; è pertanto in una recessione strutturale, salvo quanto diremo presto.
Attualmente lo Stato toglie al Nord, ogni anno, circa 50,6 miliardi netti, pari a circa il 7% del pil del Nord, se si applica un criterio totalmente solidaristico (ossia, che la spesa pubblica pro capite sia eguale per tutte le regioni); oppure 83,5 miliardi, se si applica un criterio totalmente responsabilistico (ossia, ogni regione spende i suoi redditi). Le cose si fanno ancora più gravi, se si considera che nel Nord ci sono tre regioni passive (Liguria, Val d’Aosta e Trentino-Alto Adige). I più saccheggiati sono i Veneti con 7,7 miliardi su 4,5 milioni di abitanti.
La suddetta assenza di alternative praticabili a questo meccanismo di potere rende pressoché certo che questo processo di impoverimento e arretramento continui (così la pensa anche Luca Ricolfi), e, proseguo io, che continui fino a che non intervenga un crollo strutturale, un evento di rottura, quale potrebbe essere l’espulsione o l’uscita dall’Euro, come proposto dal Cancelliere Merkel per la Grecia.
Oppure un piano di “aiuti” finanziari da parte di un costituendo Fondo Monetario Europeo, però condizionati a riforme durissime, al pagamento di onerosi interessi, e alla perdita del diritto di voto in ambito comunitario – sulla linea avanzata dal ministro tedesco delle finanze sig.ra Schäuble, sempre per la Grecia.
Questo equivarrebbe a un commissariamento dello Stato greco o italiano da parte della finanza comunitaria e della BCE, che è sostanzialmente privata nella gestione.
All’asservimento di (lavoratori e consumatori) Greci e Italiani agli interessi, sovente contrapposti, delle nazioni forti nell’UE. E a un brusco peggioramento delle condizioni di vita, in termini di taglio della spesa pubblica e degli stipendi, nonché di inasprimenti fiscali. O di cessione di beni, risorse, imprese pubbliche a soggetti finanziari privati.
In sostanza, sarebbe un’operazione di ulteriore spoliazione, di alienazione del lavoro e del risparmio non più di una regione da parte di uno Stato centrale per conto di una casta, ma di intere popolazioni nazionali da parte di potentati finanziari sovranazionali operanti attraverso organismi comunitari e paracomunitari come la BCE.
Quali scelte può razionalmente fare il cittadino che non partecipi di rilevanti benefici dipendenti dal meccanismo di potere italiano? Lottare per cambiare il sistema?
E’ irrealistico, irragionevole, perché il sistema va bene così a chi lo ha in mano, e dispone di ampi mezzi, dall’oligopolio mediatico alle forze dell’ordine, per preservarsi. Ingegnarsi per trovare, nella propria attività produttiva, soluzioni volta per volta alle difficoltà commerciali, tributarie, recessive, infrastrutturali? E’ come arrampicarsi sempre più in alto sull’albero di una nave che affonda per rinviare l’inevitabile annegamento.
L’unica opzione razionale per chi è ancora abbastanza giovane, come pure per chi ha risorse sufficienti per vivere di rendita (e non vuole ritrovarsele una mattina svalutate da un’uscita dall’Euro o ipertassate per restare nell’Euro), è l’emigrazione verso un paese efficiente, con un trend di sviluppo e innovazione. Esportando i capitali. La scelta è ampia, per fortuna.
La fuga di capitali, di imprenditori e di cervelli dall’Italia è già da tempo in atto. Il regime italiano ne ha beneficio, perché la gente capace e scontenta è sempre una minaccia per un regime inefficiente.
In questo scenario, non si può peraltro escludere, dopo prevedibili disastri economici, un sollevamento indipendentista delle regioni “spoliate” del Nord, le quali hanno stretto, grazie anche alle competenze delle regioni nei rapporti internazionali, una fitta rete di accordi economici, amministrativi e culturali con le regioni europee confinanti.
L’opzione funzionalmente più razionale e benefica per tutti, nel medio termine, sarebbe separare il Nord dal Sud, come si separò la Cechia dalla Slovacchia, in ragione delle oggettive diversità di bisogni di queste due aree.

Il Nord resterebbe nell’Euro e concorrerebbe efficacemente con le altre aree economiche evolute, libero dal saccheggio attuale. Il Sud, comprensivo del Lazio, si darebbe una valuta propria, svalutata rispetto all’Euro, quindi ridiverrebbe competitivo col suo turismo e le sue esportazioni. Riceverebbe fondi perequativi sotto la sorveglianza dell’Unione Europea. E sarebbe costretto a fare i conti, dopo un secolo circa, con la sua aberrante e retrograda struttura di potere mafiosa – o eliminandola (improbabile) oppure istituzionalizzandola, cioè mettendola in condizione di rendersi visibile e di doversi assumere responsabilità politiche, senza più poterle scaricare su teste di paglia istituzionali e sulle regioni produttive.

Il che la costringerebbe ad evolversi in una forma meno maligna. A imparare a produrre funzionalità, servizi, beni, anziché limitarsi a prendere quelli prodotti da altri. Parimenti, non avrebbe più spazio quella mentalità, ora potente, che percepisce che il guadagno ottenuto con l’inganno valga il doppio di quello guadagnato lealmente, e che quello guadagnato con l’estorsione valga il quadruplo.

In effetti, se consideriamo tutte le predette cause della recessione italiana, dovremo riconoscere che essa non è soltanto una recessione strutturale, bensì una recessione essenziale, cioè derivante dalla stessa natura e composizione del paese, dell’Italia unificata.
Però l’establishment politico-istituzionale italiano non può che opporsi a soluzioni del suddetto tipo (come pure all’attuazione di un vero federalismo), perché esso si regge e si arricchisce sul sistema presente, sullo sfruttamento del Nord, ma anche perché ha adottato il modello e la cultura meridionali di potere, e perché non ha la competenza, la cultura, per gestire la cosa pubblica diversamente, ossia in un modo tecnicamente valido, e ha costruito una fortissima burocrazia che ha una mentalità aliena dal confronto coi problemi reali.
In senso assolutamente contrario ad ogni aspirazione indipendentista, ed evocando la sacralità dell’unità d’Italia per precludere una pericolosa discussione realistica e pragmatica del problema, si è espresso anche recentemente il Presidente Napolitano.
Se non è possibile innalzare il Sud al livello del Nord, è invece ben possibile abbassare il Nord al livello del Sud, assimilare il Nord al Sud, e così ricomporre la divisione tra le due aree del Paese: è facilissimo, basta continuare come già si sta facendo da decenni. Questa è l’unica via praticabile.
Napolitano ha espressamente ammonito che le regioni avanzate non pensino a soluzioni separate dal Sud. Dato che un’area a bassa efficienza e produttività, come il Sud, non può sostenere la condivisione di una valuta forte con aree ad alta produttività ed efficienza, come il Nord; e dato che in 60 anni di aiuti la produttività e l’efficienza del Sud non si sono pareggiate a quelle del Nord, ma sono calate; e dato infine che il ceto politico italiano non sa fare altro che ciò che sta facendo ora – dato tutto ciò, è chiaro l’unica via praticabile per tenere insieme l’Italia è appunto pareggiare, assimilare il Nord al Sud, spoliando il Nord, come si sta facendo, fino a ridurlo all’arretratezza del Sud, e formare un paese omogeneamente arretrato, come la Grecia.
Omogeneo nell’arretratezza, quindi unito. In questo senso ha ragione Tremonti quando dice che il modello economico dei Bersani (ma non solo di Bersani, ovviamente) è la Grecia. Come rappresentante dell’unità d’Italia (art. 87 Cost.), nonché come eletto della classe politica italiana, il Presidente della Repubblica italiana ha il dovere giuridico di sostenere, imporre, portare avanti questa opzione.
Però bisogna vedere come si pronunceranno la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e la Corte dell’Aja di fronte a ricorsi con cui esponenti dei popoli del Nord, basandosi anche sul Trattato di Lisbona, denuncino, dati econometrici alla mano, di essere popoli, minoranze, oppresse e “spoliate” colonialmente da uno Stato caratterizzato di bassissima legalità (in ambito sia civile che pubblico), determinante presenza criminale nelle istituzioni, forte e stabile tendenza involutiva, e sistematica violazione della Carta dei Diritti dell’Uomo.

Marco Della Luna (Mantova, 19.03.10)
Fonte: http://nuke.lia-online.org
29.03.2010

Commenti (45)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. Quantum 10 aprile 2010

      Da dove ha preso i dati sulla quantità di tasse pagate dal Veneto e da ciò che riceve dal governo centrale?

      Il Veneto preleva più di quanto paga di tasse perché è una tra le regioni d'Italia con la più alta evasione fiscale.
      Il Veneto paga meno tasse delle Marche, nonostante le Marche siano più predisposte all'evasione per la grande quantità di piccoli artigiani e laboratori a conduzione familiare dediti all'attività manifatturiera.

      Durante l'ascesa della Lega gli intelligentoni di questo partito consigliavano ai Veneti di spostare le sedi legali delle loro aziende in Austria.
      Quando vennero a sapere quante tasse pagavano le aziende austriache e a che genere di controlli fiscali erano sottoposte, non si parlò più di ciò... Molto meglio rimanere ed evadere in Italia.

    1. hansolo 7 aprile 2010

      Già...
      Ricordi l'Inno di Mameli? Non sarà un granché, ma qualcosa di buono lo dice: "noi siam da secoli calpestie derisi perché non siam popolo, perché siam divisi".

    1. Rossa_primavera 2 aprile 2010

      Chi sarebbe scusi il quarto reich?La lega?
      l

    1. sentinella 2 aprile 2010

      uno degli slogan della Lega che non si sentono più era "Roma Ladrona"!!. Adesso sono scesi in massa a Roma e si trovano benissimo. Oltretutto il Federalismo è per adesso una scatola vuota. Un bel libro con una lucente copertina e poi lo apri e le pagine sono bianche. A mio parere basterebbe che la gente pagasse le tasse con maggior giustizia ed equità. Se la metà degli italiani non dichiara più di 15.000 euro all'anno c'è qualcosa di marcio. Allora va a finire che i più ricchi sono gli operai e tutta la spesa sociale la mantengono loro. A nessuno salta in mente che chi non paga le tasse e usufruisce della sanità e dei servizi dello stato è un ladro nientemeno che quello che va a rapinare le vecchiette???

    1. geopardy 2 aprile 2010

      Quando una collettività ha la pretesa di innlzarsi su tutte le altre è giusto sottoprla ad attento esame.

    1. DaniB 2 aprile 2010

      ah, un'illuminato dalla sapienza divina...

    1. patmar111 2 aprile 2010

      Non sarà forse perchè nel Veneto e nel nord in genere gli accertamenti si fanno ed in altre parti d'Italia se ne fanno molti meno?

    1. patmar111 2 aprile 2010

      Caro Ricki,
      pericolosissimo sentire cosa ne pensano gli italiani, infatti nessuno ha mai pensato di chiederglielo perchè poi, magari, bisogna tenerne conto. Non è un problema di dinamiche e evoluzione di una società ecc. ecc. ma piuttosto, terra terra, da una parte c'è "chi fa e produce" e dall'altra c'è "chi si lamenta e spende" e "chi fa" si è un po' rotto. Il risultato si è visto nelle ultime elezioni regionali.

    1. Quinzi 2 aprile 2010

      lasciando stare le facili strumentalizzazioni sul dente che duole, in un orizzonte globalizzato rilocalizziamo, senza divorzi e senza stress

    1. nuvolenelcielo 1 aprile 2010

      al di là dei sentimentalismi, la secessione non conviene agli italiani (e non avverà mai). gran parte della forza dell'italia nel mondo si basa sull'immagine -italia e su una cultura e una tradizione secolare anzi millenaria...
      e molta molta di questa immagine viene dal sud.
      e il made in padania del nord non sarebbe più made in italy... , vedo un -5% di pil secco per un padania indipendente.

    1. Eurasia 1 aprile 2010

      Beh... inutile fare della metafisica ovvero di "quanti angeli possano ballare su una punta di uno spillo". Oggi sono andata a fare la spesa: un etto di prosciutto cotto, un po' di stracchino, 50 gr. di olive piccanti, una bottiglia di vino (ce lo vogliamo oncedere un po' di inebriamento?... giusto per non farci crollare nella depressione più profonda... gli antichi se non altro su questo erano tutti concordi... i misteri di eleusini docet!), 1 kg. di arance, 2 etti di carne trita, 12 uova... totale 28 euro... Caspita!... e mi sono pure trattenuta, anche se siamo in 5 in famiglia (i figli vorrebbero andarsene, giustamente, ma è impossibile visto i miseri stipendi e il costo della vita)... e Cota e Zaia, neoeletti governatori del Piemonte e del Veneto, come loro prima dichiarazione cosa dicono? Siamo difensori della vita... no alla Ru846... Ma chi se ne frega, Difensori della vita. Quale vita? le loro... non certo la mia e quella dei miei figli. Quindi niente di nuovo... tutto come prima... leggere l'articolo suddetto è stato come un viaggio virtuale, andata e ritorno, sulla Luna. L'unica soluzione sarebbe un'invasione di extraterrestri: un nemico unico per qualunque colore politico e di pelle, compresi i cani sciolti, e super partes, ovvero incorruttibile, metterebbe tutti d'accordo... AMEN!

    1. geopardy 1 aprile 2010

      Hai ragione, nel lasciare il dubbio sulla parola insignificante, la struttura precedente ci ha dato la grande rivoluzione culturale, grazie alla quale nasce anche la scienza moderna, che si chiama Rinascimento, partorito in quella terra "speciale" che è la Toscana.
      L'ho usata in merito al taglio prettamente economicista dell'articolo.
      In un mondo contrattuale le dimensioni diventano essenziali, come essenziale è l'incidenza finanziaria, spesso, le due cose sono in correlazione.
      La storia in un pensiero economicista perde, praticamente, di senso.
      Ciao

    1. ario 1 aprile 2010

      No no, avete anche la fiat, la ariston la delonghi la riello ecc...
      tutti prodotti di primissima qualità, da far impallidire i già pallidi germanici.

    1. DaniB 1 aprile 2010

      prodotti mediocri? ah si scusa, dimenticavo che la mozzarella buona ce l'avete voi, il pomodoro buono ce l'avete voi, le verdure buone ce le avete voi, noi qui si ha solo la nebbia...

    1. DaniB 1 aprile 2010

      eh si, perchè la mozzarella più buona ce l'hanno loro, il pomodoro buono ce l'hanno loro, le verdure buone ce le hanno loro, noi c'abbiamo solo la nebbia...

    1. 21 1 aprile 2010

      Si suggerisce affettuosamente d’evitare la gaffe di confondere il Veneto con la Lega Nord…

      è d’uopo ricordare inoltre, che i Veneti sono un Popolo con la "P" maiuscola (idem i Sardi).

      Dubbi, commenti? Siamo a Vs disposizione, come sempre…, ma non COME E' DA SEMPRE.

      Plurale majestatis? Esatto! Non c’è mica solo 21, che potrà fornire spunti per documentarsi.

      L’articolo del Marco è semplicemente una fotografia.

      Consapevolmente… non solo polenta ;)

      Ciao ciao!

    1. DaniB 1 aprile 2010

      adesso sono proprio sicuro, signor geopardy, lei si che vive sulla luna, e anche dentro uno dei suoi crateri più profondi...

    1. DaniB 1 aprile 2010

      ah mentre al sud con pizzi e pizzini vari mi dice se arivassero gli amerikani cosa farebbero? la smettiamo di guardare le pagliuzze please?

    1. IVANOE 1 aprile 2010

      Allora lasciando stare le facili strumentalizzazioni dell'articolo che sembra incitare il nord alla rivolta, a me sembra che questo articolo sia la sagra dell'ovvio... lo sappiamo bene come funzionano le cose in italia.
      Il problema è che nemmeno questo articolo propone soluzioni fa solo la cronaca.
      Comunque lasciamo stare, l'uinca cosa condivisibile è il sistema elettorale che tiene in piedi la baracca e lì questa gente è veramente brava anche se dissento asolutamente da loro.
      Cosa sono riusciti a fare con le regionali ?
      Semplice prima una campagna di scandali e scandaletti ben propagandati sui media che hanno portato alla disaffezione dell'elettore colto o meglio con il sale in zucca.Infatti i dait dell'astensione è di circa 3 -4 milioni di elettori.Poi i partiti di governo hanno mandato a votare i loro militanti diretti e quelli indiretti che sono i più interessati perchè rimangano a loro i privilegi che altri non hanno (commercianti, evasori, forze di polizia, eclesiastici, iscritti ai partiti, vecchi pensionati che assistono alla vita in diretta all'isola del tesoro a saranno famosi e cosi via, poi i giovinastri che non c'hanno culura e che vedono nel mito dell'ardimento squadristra il loro modello ) ed il gioco è fatto.
      Sottraiamo a questi i 4 milioni di non votanti altri 500.000 di schede bianche diamo a tutto una bella pianificata e organizzata frammentazione di partiti negli schieramenti e voilà eccovi servita l'elezione pilotata.Non ho altro da aggiungere.

    1. airperri 1 aprile 2010

      analisi esemplare. concordo al 100% .

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