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LA META DEL DECLINO ITALIANO

DI MARCO DELLA LUNA
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Da quasi venti anni l’Italia sta costantemente perdendo produttività rispetto anche ai partners comunitari nonché quote del mercato internazionale. Peggiorano la qualità della “giustizia” (156esima per qualità al mondo), dell’insegnamento, della pubblica amministrazione in generale, cala la capacità di ricerca e innovazione e gli investimenti stranieri.

Aumentano debito pubblico e tasse. Peggiorano la bilancia dei pagamenti e l’occupazione. Tutto ciò rende le imprese ancora meno competitive e allontana i capitali stranieri. 

Non si sono avute inversioni di tendenza. 

Quindi la direzione stabile è questa: impoverimento, minore reddito, minore capacità di esportare (meno 24% nel 2009), di sostenere il debito interno, di pareggiare la bilancia dei pagamenti, di modernizzare.

Dato che ciò va avanti da circa vent’anni senza inversioni di tendenza nonostante le diverse maggioranze politiche avutesi nel periodo e i molti preannunzi di incisive riforme, è chiaro che si tratta di un processo dovuto a fattori strutturali, non contingenti, che non vengono rimossi, e su cui non hanno effetto quelli che sono presentati come interventi di razionalizzazione, di risparmio, di controllo, di manovra sui conti pubblici, di stimolo, quali quelli che si discutono e talora si attuano da parte della dirigenza politica.

Infatti ne sono stati fatti molti senza che la tendenza si sia modificata. Neanche dall’entrata nell’Euro. Anzi… 

Il recente saggio di Luca Ricolfi, titolato “Il Sacco del Nord”, ci aiuta a capire le cause strutturali di questo declino come tutt’uno con un’altra e ben più inveterata costante italiana: da 60 anni si fanno interventi di spesa e incentivi per sollevare il Mezzogiorno rispetto al Settentrione, senza alcun risultato positivo 

Il Mezzogiorno, anziché avvicinarsi, scende sempre più in basso, nonostante che gli interventi e la spesa continuino.  

L’idea alla base delle politiche meridionaliste era quella di trasferire ricchezza dal Nord al Sud per un limitato periodo di tempo, al fine di finanziare e sostenere lo sviluppo del Sud e mettere il Sud in grado di sostenersi da solo (così ha fatto la Germania col suo Est ex comunista).  

A quel punto, il Sud non avrebbe più avuto bisogno di aiuti (in circa 20 anni questo piano è stato attuato, ed è sostanzialmente riuscito, dalla Germania per assimilare e perequare la DDR).
Per contro, nella realtà, dopo 60 anni di aiuti, il Sud non solo non è in grado di sostenersi da solo, non solo non si è avvicinato al Nord, ma addirittura si è ulteriormente indebolito, ha sempre più bisogno di aiuti, e il divario rispetto al Nord aumenta anche se si mantengono gli aiuti.
 
Al contempo, ancora più forte è divenuta la criminalità organizzata e la sua commistione con la politica. Per erogare i medesimi servizi (ovviamente però di qualità inferiore), per esempio, la Regione Sicilia ha un costo sestuplo della Regione Lombardia.
 
Il tasso di spreco/ruberia in Sicilia è circa il 55%, in Lombardia circa il 5%. Gli aiuti sono andati complessivamente a rafforzare la locale partitocrazia a forte componente mafiosa e a consentirle di estendere il proprio dominio sul sistema-paese. 

Il saggio di Ricolfi conferma quanto scrivevo due anni fa a pag. 34 del mio Basta con questa Italia!, e che da ancor prima si sapeva, ma si teneva sotto il tappeto:

  • La classe politica italiana, nel suo complesso, tra una cospicua rendita e mezzi per mantenersi al potere mantenendo il Sud nell’arretratezza, quindi nel bisogno, così da giustificare forti trasferimenti perequativi dalla Lombardia e dal Veneto (e in minor misura da Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Marche), che usa appunto per arricchirsi e per mantenersi al potere;
  • Nell’intercettazione delle risorse pubbliche è particolarmente attiva la criminalità organizzata, la quale è dominante in un numero tale di collegi elettorali, che nessuna maggioranza parlamentare o locale può reggersi, se non con essa;
  • La raccolta del consenso e delle sponsorizzazioni avviene estesamente attraverso spartizione illeciti di privilegi (voti clientelari, voti di scambio, corruzione), sicché i meccanismi di legittimazione democratica sono in opposizione con la legalità (ci si legittima violando la legge);
  • La funzione giurisdizionale non costituisce un ostacolo, perché ricoperta di privilegi, ampiamente cointeressata, e qualitativamente al livello dell’Africa Nera (156a al mondo per qualità);
  • Nessun potere giudiziario, del resto, avrebbe efficaci strumenti di fronte a un’illegalità sistemica (i giudici possono tutelare la legalità solo se l’illegalità è l’eccezione, non se è la regola, il metodo generalmente praticato, cioè la vera legge; e leggi ufficiali dello Stato italiano sono lontanissime dalle leggi reali del sistema di potere italiano, incluso il potere giudiziario. Doppia legalità)
  • In ogni caso, ciò che i giudici tutelano è sempre la legge, l’ordinamento reale del sistema di potere, che coincida o non con la legge ufficiale; lo tutelano applicandolo nei fatti seppur rivestito di forme accettabili, di legittimità ufficiale; questa operazione di rivestimento, ai magistrati italiani, riesce sempre meno bene;
  • La competizione per il potere tra i partiti politici è vinta da quei soggetti che riescono a raccogliere e distribuire più risorse (spesa pubblica, privatizzazione, creazione di mono/oligopoli, appalti) per remunerare i loro sostenitori, grandi e piccoli (la solidarietà non funziona perché chi maneggia i soldi della solidarietà li usa per sé, per il suo clan, per i suoi sostenitori e li adopera per restare al potere).
Questo meccanismo si è venuto rafforzando e stabilizzando attraverso anche la campagna Mani Pulite. La sua stabilità è dovuta a precisi fattori:
  • E’ semplice e facile da mandare avanti (idiot-safe, Idioten-sicher, a prova di idiota): non richiede competenze e capacità di governo e direzione (bastano capacità delinquenziali); può quindi essere gestito e fatto rendere anche da una classe dirigente impreparata, e selezionata in base a qualità antisociali, quale è quella italiana;
  • Nel breve-medio termine è in grado di garantire rendite e privilegi che continuano anche mentre produce il declino dell’intero sistema-paese e lo avvia alla povertà nel lungo termine (ma si sa che, mentre i profitti di un meccanismo continuano nel presente, la prevedibilità di un disastro nel lungo termine non modifica i comportamenti degli operatori);
  • Non sono disponibili meccanismi alternativi, virtuosi, redditizi e al contempo gestibili da una classe dirigente come la nostra;
  • La classe politica del Sud dipende, per mantenere potere e rendite, dalla possibilità di scaricare sul Nord i costi delle inefficienze, delle disfunzioni, delle distrazioni che essa produce (se il Sud non potesse operare questo scarico, dovrebbe fare i conti con se stesso e le proprie distorsioni, e sarebbe costretto a cambiare per sopravvivere);
  • In quest’ottica, che esclude la possibilità pratica un risanamento o una correzione del sistema-paese, gli operatori politici non possono razionalmente porsi obiettivi di lungo termine e di efficienza del sistema; l’unico obiettivo razionale per loro è arraffare il più possibile dalla nave che sta affondando, e trasferirlo al sicuro; ed è in questa logica che, come constatiamo quotidianamente, stanno sempre più operando. Pertanto, non può avvenire che la politica italiana progetti o tenti di correggere il sistema. Al contrario, più esso si deteriora, più la classe politica sarà motivata ad agire con logiche di breve termine e per far cassa. Quindi, nei prossimi tempi, avremo sicuramente un peggioramento della gestione del paese. Grandi ricorsi a norme in deroga per lanciare grandi opere inutili ma redditizie nel breve, grandi appalti pubblici a società di amici, grandi saccheggi del territorio, sono inevitabili e già in corso
Per tutte le suddette cause, il meccanismo di produzione di potere e rendita per la classe dirigente, e di impoverimento del Paese, ma efficacissimo per i suoi gestori, è continuato nonostante i suoi fallimenti, nonostante la sua nocività e rovinosità, che oramai si manifestano visibilmente e fanno prevedere il peggio. E’ continuato e continua anche oggi, immutato, come i continui scandali dimostrano.
 
L’illegalità, la corruzione, non sono accidenti, errori di percorso, della politica, ma il metodo e lo scopo con cui si fa politica e si va avanti in politica. Si fa politica per intercettare la spesa pubblica; senza le risorse prelevate da questa, non si vince nella competizione per il potere. 
 
Per capire meglio dove questo meccanismo stia portando l’Italia, dobbiamo considerare il fatto che esso sta, come dice Ricolfi, “spoliando” le regioni trainanti, quelle competitive a livello mondiale, ossia (soprattutto) Lombardia e Veneto, per mantenere le regioni più improduttive. 
 
“Spoliare” significa non solo “sfruttare”, ma spremere tanto da togliere anche le risorse necessarie per il mantenimento dell’efficienza produttiva, per gli investimenti, le innovazioni, le infrastrutture. Con la conseguenza che anche Lombardia e Veneto da anni oramai perdono colpi (è in corso una moria di imprese, un dilagare delle insolvenze, e le infrastrutture stanno deteriorandosi, strade in testa, per omessa manutenzione), e per tale ragione il sistema-paese arretra sempre più rispetto agli altri paesi comunitari e rispetto a tutto il mondo. 
 
Da parte dello Stato italiano, Lombardi e Veneti sono sottoposti a uno sfruttamento coloniale, che per giunta impone loro di divenire, gradualmente, una zona arretrata come il Sud, ma senza più l’assistenza di cui ora il Sud, grazie ai loro soldi, sta godendo. 
 
Sicuramente, non tutta la classe politica del Sud è mafiosa. Ma tutta la classe politica del Sud dipende dalla gestione mafiosa delle risorse pubbliche e dall’azione mafiosa in parlamento, per restare al potere e nelle sue posizioni di rendita e di consenso. E ogni maggioranza parlamentare dipende dal voto dei politici meridionali. 
 
Lo Stato italiano unitario, in ragione della struttura del suo ordinamento reale, è, e non può non essere, uno Stato-mafia, nel senso peggiore del termine, che non è quello delle lupare, ma quello del blocco dello sviluppo, della controllo attraverso la sclerotizzazione, dell’incapacità a fare altro che estorcere denaro a chi produce, del non avere cura del domani.
 
Del resto, come sta dimostrando il caso della Grecia rispetto all’Euro, aree geografiche con grandi diversità tra di loro in fatto di produttività e competitività non riescono a mantenere una moneta comune, perché le aree a bassa produttività e competitività hanno necessità di svalutare per poter continuare ad esportare e non entrare in recessione, la quale comporta minori entrate quindi crescenti difficoltà nel pagare gli interessi sul debito (pubblico e privato), disoccupazione, fine del welfare, etc. 
 
L’Italia, prima dell’Euro, restava competitiva in quanto, ricorrentemente, svalutava la Lira. 
 
Oggi non lo può fare. Ma non può nemmeno rendersi più competitiva attraverso investimenti in innovazione infrastrutture, perché il meccanismo del potere nello Stato italiano, come dianzi spiegato, assorbe per altri fini le risorse necessarie e si oppone all’ammodernamento siccome destabilizzante per i privilegi consolidati sul cui consenso di reggono gli equilibri politici. 
 
Inoltre, la classe politica italiana non ha la competenza necessaria per un ammodernamento. 
 
Quindi l’Italia continua da sessant’anni a sprecare denaro nel Sud a danno nel Nord e del Sud stesso (il quale, potendo scaricare i costi delle proprie disfunzionalità sul Nord, può evitare di fare i conti con esse e a correggerle); e da quasi venti anni continua, stabilmente, a perdere quote di mercato; è pertanto in una recessione strutturale, salvo quanto diremo presto
 
Attualmente lo Stato toglie al Nord, ogni anno, circa 50,6 miliardi netti, pari a circa il 7% del pil del Nord, se si applica un criterio totalmente solidaristico (ossia, che la spesa pubblica pro capite sia eguale per tutte le regioni); oppure 83,5 miliardi, se si applica un criterio totalmente responsabilistico (ossia, ogni regione spende i suoi redditi). Le cose si fanno ancora più gravi, se si considera che nel Nord ci sono tre regioni passive (Liguria, Val d’Aosta e Trentino-Alto Adige). I più saccheggiati sono i Veneti con 7,7 miliardi su 4,5 milioni di abitanti.
 
La suddetta assenza di alternative praticabili a questo meccanismo di potere rende pressoché certo che questo processo di impoverimento e arretramento continui (così la pensa anche Luca Ricolfi), e, proseguo io, che continui fino a che non intervenga un crollo strutturale, un evento di rottura, quale potrebbe essere l’espulsione o l’uscita dall’Euro, come proposto dal Cancelliere Merkel per la Grecia. 
 
Oppure un piano di “aiuti” finanziari da parte di un costituendo Fondo Monetario Europeo, però condizionati a riforme durissime, al pagamento di onerosi interessi, e alla perdita del diritto di voto in ambito comunitario – sulla linea avanzata dal ministro tedesco delle finanze sig.ra Schäuble, sempre per la Grecia. 
 
Questo equivarrebbe a un commissariamento dello Stato greco o italiano da parte della finanza comunitaria e della BCE, che è sostanzialmente privata nella gestione. 
 
All’asservimento di (lavoratori e consumatori) Greci e Italiani agli interessi, sovente contrapposti, delle nazioni forti nell’UE. E a un brusco peggioramento delle condizioni di vita, in termini di taglio della spesa pubblica e degli stipendi, nonché di inasprimenti fiscali. O di cessione di beni, risorse, imprese pubbliche a soggetti finanziari privati.
 
In sostanza, sarebbe un’operazione di ulteriore spoliazione, di alienazione del lavoro e del risparmio non più di una regione da parte di uno Stato centrale per conto di una casta, ma di intere popolazioni nazionali da parte di potentati finanziari sovranazionali operanti attraverso organismi comunitari e paracomunitari come la BCE.
 
Quali scelte può razionalmente fare il cittadino che non partecipi di rilevanti benefici dipendenti dal meccanismo di potere italiano? Lottare per cambiare il sistema? 
 
E’ irrealistico, irragionevole, perché il sistema va bene così a chi lo ha in mano, e dispone di ampi mezzi, dall’oligopolio mediatico alle forze dell’ordine, per preservarsi. Ingegnarsi per trovare, nella propria attività produttiva, soluzioni volta per volta alle difficoltà commerciali, tributarie, recessive, infrastrutturali? E’ come arrampicarsi sempre più in alto sull’albero di una nave che affonda per rinviare l’inevitabile annegamento. 
 
L’unica opzione razionale per chi è ancora abbastanza giovane, come pure per chi ha risorse sufficienti per vivere di rendita (e non vuole ritrovarsele una mattina svalutate da un’uscita dall’Euro o ipertassate per restare nell’Euro), è l’emigrazione verso un paese efficiente, con un trend di sviluppo e innovazione. Esportando i capitali. La scelta è ampia, per fortuna.
 
La fuga di capitali, di imprenditori e di cervelli dall’Italia è già da tempo in atto. Il regime italiano ne ha beneficio, perché la gente capace e scontenta è sempre una minaccia per un regime inefficiente. 
 
In questo scenario, non si può peraltro escludere, dopo prevedibili disastri economici, un sollevamento indipendentista delle regioni “spoliate” del Nord, le quali hanno stretto, grazie anche alle competenze delle regioni nei rapporti internazionali, una fitta rete di accordi economici, amministrativi e culturali con le regioni europee confinanti.
 
L’opzione funzionalmente più razionale e benefica per tutti, nel medio termine, sarebbe separare il Nord dal Sud, come si separò la Cechia dalla Slovacchia, in ragione delle oggettive diversità di bisogni di queste due aree.  

Il Nord resterebbe nell’Euro e concorrerebbe efficacemente con le altre aree economiche evolute, libero dal saccheggio attuale. Il Sud, comprensivo del Lazio, si darebbe una valuta propria, svalutata rispetto all’Euro, quindi ridiverrebbe competitivo col suo turismo e le sue esportazioni. Riceverebbe fondi perequativi sotto la sorveglianza dell’Unione Europea. E sarebbe costretto a fare i conti, dopo un secolo circa, con la sua aberrante e retrograda struttura di potere mafiosa – o eliminandola (improbabile) oppure istituzionalizzandola, cioè mettendola in condizione di rendersi visibile e di doversi assumere responsabilità politiche, senza più poterle scaricare su teste di paglia istituzionali e sulle regioni produttive. 

Il che la costringerebbe ad evolversi in una forma meno maligna. A imparare a produrre funzionalità, servizi, beni, anziché limitarsi a prendere quelli prodotti da altri. Parimenti, non avrebbe più spazio quella mentalità, ora potente, che percepisce che il guadagno ottenuto con l’inganno valga il doppio di quello guadagnato lealmente, e che quello guadagnato con l’estorsione valga il quadruplo. 

In effetti, se consideriamo tutte le predette cause della recessione italiana, dovremo riconoscere che essa non è soltanto una recessione strutturale, bensì una recessione essenziale, cioè derivante dalla stessa natura e composizione del paese, dell’Italia unificata.
 
Però l’establishment politico-istituzionale italiano non può che opporsi a soluzioni del suddetto tipo (come pure all’attuazione di un vero federalismo), perché esso si regge e si arricchisce sul sistema presente, sullo sfruttamento del Nord, ma anche perché ha adottato il modello e la cultura meridionali di potere, e perché non ha la competenza, la cultura, per gestire la cosa pubblica diversamente, ossia in un modo tecnicamente valido, e ha costruito una fortissima burocrazia che ha una mentalità aliena dal confronto coi problemi reali. 
 
In senso assolutamente contrario ad ogni aspirazione indipendentista, ed evocando la sacralità dell’unità d’Italia per precludere una pericolosa discussione realistica e pragmatica del problema, si è espresso anche recentemente il Presidente Napolitano. 
 
Se non è possibile innalzare il Sud al livello del Nord, è invece ben possibile abbassare il Nord al livello del Sud, assimilare il Nord al Sud, e così ricomporre la divisione tra le due aree del Paese: è facilissimo, basta continuare come già si sta facendo da decenni. Questa è l’unica via praticabile.
 
Napolitano ha espressamente ammonito che le regioni avanzate non pensino a soluzioni separate dal Sud. Dato che un’area a bassa efficienza e produttività, come il Sud, non può sostenere la condivisione di una valuta forte con aree ad alta produttività ed efficienza, come il Nord; e dato che in 60 anni di aiuti la produttività e l’efficienza del Sud non si sono pareggiate a quelle del Nord, ma sono calate; e dato infine che il ceto politico italiano non sa fare altro che ciò che sta facendo ora – dato tutto ciò, è chiaro l’unica via praticabile per tenere insieme l’Italia è appunto pareggiare, assimilare il Nord al Sud, spoliando il Nord, come si sta facendo, fino a ridurlo all’arretratezza del Sud, e formare un paese omogeneamente arretrato, come la Grecia. 
 
Omogeneo nell’arretratezza, quindi unito. In questo senso ha ragione Tremonti quando dice che il modello economico dei Bersani (ma non solo di Bersani, ovviamente) è la Grecia. Come rappresentante dell’unità d’Italia (art. 87 Cost.), nonché come eletto della classe politica italiana, il Presidente della Repubblica italiana ha il dovere giuridico di sostenere, imporre, portare avanti questa opzione.
 
Però bisogna vedere come si pronunceranno la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e la Corte dell’Aja di fronte a ricorsi con cui esponenti dei popoli del Nord, basandosi anche sul Trattato di Lisbona, denuncino, dati econometrici alla mano, di essere popoli, minoranze, oppresse e “spoliate” colonialmente da uno Stato caratterizzato di bassissima legalità (in ambito sia civile che pubblico), determinante presenza criminale nelle istituzioni, forte e stabile tendenza involutiva, e sistematica violazione della Carta dei Diritti dell’Uomo. 

Marco Della Luna (Mantova, 19.03.10)
Fonte: http://nuke.lia-online.org
29.03.2010

Pubblicato da Davide

  • EmmeDiErre

    Trovo un’ottima idea la secessione del Nord dal Sud in Italia. Così finirebbe un equivoco centocinquantenario e apparirebbe finalmente chiaro che il Nord non è poi tanto diverso dal Sud, anche se apparentemente più “perbene” – in effetti, il Bossi che sta preparando la successione al figlio è decisamente una mossa all’impronta della meritocrazia, dell’efficientismo e della vocazione europea del Nord Italia. Fate, fate: ci sarà da ridere.

  • Ricky

    Prima di teorizzare una secessione bisognerebbe sentire cosa ne pensano i 60 milioni di cittadini di questo Paese, e magari interessarsi alle dinamiche e l’evoluzione di una societá, alla sua forza di reazione, ai fattori esterni e a mille altre cose che sono coinvolte in un processo del genere.

  • AlbertoConti

    ” … ulteriore spoliazione, di alienazione del lavoro e del risparmio non più di una regione da parte di uno Stato centrale per conto di una casta, ma di intere popolazioni nazionali da parte di potentati finanziari sovranazionali operanti attraverso organismi comunitari e paracomunitari come la BCE.”

    Povera “padania”, schiacciata tra un sud mafioso e sanguisuga e un “nord” di capitalismo transnazionale parassitario, operante politicamente attraverso gli euro-burocrati. Ed è in questi che l’autore ripone le ultime disperate speranze?

    Qui non basta la lega, ci vuole il DDT! Scherzi a parte c’è di cui pensare, agli scenari foschi che una forte depressione (economica) generalizzata potrebbe produrre nel bel paese. In effetti i segnali di un contagio mafioso al nord sono ineludibili. Come diceva Bersani (prima della scoppola) “…. bisogna fare qualcosa ….” Già, ad es. spazzar via la casta, come un elettore su due già vuole.

  • geopardy

    Un articolo come questo mio figlio, che frequenta la classe quarta elementare, si vergognerebbe di scriverlo.
    Un ‘analisi così iniqua e nordocentrica denota o un’incredibile malafede o un ‘ignoranza senza paragoni circa la storia italiana dgli ultimi 150 anni.
    Se ci sono italiani che ragionano così e non sono pochi, la classe dirigente deve dichiararsi autrice del più totale fallimento culturale.
    Il nord ha voluto unire l’Italia per il suo quasi esclusivo tornaconto ed ha attivamente partecipato a far rimanere il sud quello che è, economicamente subalterno ad esso.
    Ora sempre il nord, secondo le tesi di questo signore, dovrebbe scindersi dal sud per il proprio tornaconto.
    Non aggiungo altro, solo una considerazione, questo signiore è forse un abitante della Luna?

  • geopardy

    Una precisazione doverosa ed aggravante.
    Il Veneto risulta essere una delle regioni a più alta evasione fiscale d’Italia ed i fatti di questi giorni lo dimostrano (centinaia di aziende, solo quelle che la GdF è riuscita a scoprire finora, con evasione fiscale del 100%), quindi, prima pagate, poi, semmai, piangete.
    Questa gente negli Usa (stato federale), oltre e vedersi confiscare tutti i suoi averi, finirebbe i propri giorni in un penitenziario.
    In Italia, purtroppo, faranno una trattativa tale che se la caveranno con qualche spiccio di ammenda.
    Proprio vero, bisognerebbe rendere indipendente il Veneto, per vedere come sarebbero considerati questi “onesti cittadini”.

  • Rossa_primavera

    E’ ovvio che se si tenesse in Italia un referendum sul fatto se Piemonte
    Lombardia e Veneto debbano staccarsi o meno dal resto d’Italia vincerebbero i no perche’ aca’ nisciuno e’ fesso,il sud perderebbe la mammella da cui ciucciare.Ma se indicessero lo stesso referendum all’interno solo dei territori secessionisti,come prevede il principio di
    autodeterminazione dei popoli oggi universalmente accettato,i si vincerebbero con una percentuale vicina al 90 per cento.Di certo alla secessione non si arrivera’ mai ma sicuramente il federalismo assumera’ via via forme sempre meno solidali e sempre piu’ egoistiche
    che porteranno il nord a diventare sempre piu’ ricco e florido e il sud
    sempre piu’ povero.E allora dopo aver finito i contributi italiani il sud comincera’ ad ingurgitare i contributi europei

  • amensa

    apparentemente l’articolo non fa una piega, è logico, razionale, ben espresso.
    c’è un “ma”, però, e nota che ad evidenziare questo “ma” è un torinese purosangue, di discendenze torinesi.
    quando l’italia venne unita, questa era la fotografia dell’esistente (di allora)
    la prima ferrovia è stata quella di Portici nel napoletano, non in piemonte ne in lombardia ne in veneto.
    il napoletano era riconosciuto in tutto il mondo di allora come all’avanguardia nella produzione dell’alluminio .
    nel regno borbonico circolavano monete d’oro, che i piemontesi si affrettarono a raccogliere, sostituirle con banconote, ed usare quell’oro per finanziare l’industrializzazione del piemonte.
    sono solo tre punti, ma si potrebbe continuare.
    nei giorni più attuali, forse occorrerebbe anch ericordare che i famosi finanziamenti al sud sono stati intercettati da aziende del nord, che tali finanziamenti si sono intascati creando al sud solo cattedrali nel deserto o peggio strutture inutili e vuote. se si facesse l’inventario di quanti capannoni vuoti ci sono a sud, di aziende del nord, credo che l’opinione sulla correttezza e produttività degli impresari del nord subirebbe un brutto colpo.
    però è interessante vedere come una coperta corta metta in conflitto le varie parti. se fa freddo, che restino scoperti i piedi, o le spalle, non cambia molto, sempre freddo si avrà.

  • Tonguessy

    Le tesi dibattute dall’articolo sono due:
    1-spoliazione del Nord e Veneto in primis
    2- Il regime italiano trae beneficio dalla fuga di capitali.
    Sul primo punto voglio solo osservare che non è che in Veneto si mangi polenta con pezzettini di arringa affumicata tutti i giorni mentre nel generico Sud si pasteggia ad aragosta: il cittadino Della Luna scenda sui questo pianeta e si informi. Deludente quindi l’analisi storica e geografica del fenomeno, con continui flussi migratori da Sud e dal Veneto in particolare, almeno fino a pochi decenni or sono.

    Sul secondo punto, in totale accordo con Geopardy, voglio ricordare quanti problemi causano quegli scellerati che delocalizzano lasciando a piedi intere famiglie, denunciano reddito zero, possedeno yacht e ville, accompagnano i bambini a scuola col suv e riceveno pure assistenza sanitaria e scolastica GRATUITA.
    La Marca trevigiana (la terra dei Benetton) è una miniera in questo senso: un giorno sì ed uno no vengono scoperte evasioni totali dai finanzieri, tutta gente che scorazza con il Porsche Cayenne per default.
    Complimenti quindi per questo ennesima azzeccatissima scelta editoriale: a quando un bel pippone sulla necessità di rivedere lo statuto dei lavoratori?

  • mariosoldati

    …….. hanno inscenato che il nord ha vinto la lega, ma è una falsità, hanno solo instaurato il possibile scenario, ormai chiaro, di un Italia a due velocità, una unita all’europa dell’euro, l’altra sarà la colonia dove poter fare quello che gli pare per rubare, chiaramente i debiti saranno lasciati al sud….. le mafie del sud gestiranno l’ordine pubblico …. VIVA L’ITALIA ABBASSO GLI ITALIANI ….

    ….. ITALIANI CONTINUATE A FARE I CONIGLI ….. VI SPELLERANNO VIVI …..

    …….. VIVA L’ANARCHIA ………

  • Tetris1917

    Il nord e’ sotto scacco dai capitali mafioso-camorristi del sud. Il sud e’ sotto scacco dal capitale del nord che permette di far gozzovigliare la classe politica parassita meridionale. Il nord scarica le sue scorie industriali a sud, e il sud assorbendo le scorie del nord, foraggia la delinquenza autoctona. Al nord mancano le braccia e i professori, al sud emigrano al nord. La lega ha un senso perche’ esiste un sud, e la marmaglia del sud (parlo di politicanti) appoggia i politicanti del nord di stanza a Roma.
    Insomma e’ un sistema in perfetto equilibrio. Altro che secessione!!!!

  • geopardy

    Concordo con il tuo commento.
    Questi signori, intrisi di sì profonda ignoranza storica, neanche le sanno queste cose e c’è un famoso detto in cui si afferma che chi dimentica la sua storia sarà costretto a riviverla.
    Se prevalesse questa logica egoistica ed autoreferenziante, torneremo all’italia spezzettata ed insignificante dei secoli precedenti all’unità.
    Vorrei, inoltre, ricordare che nell’ultima guerra d’indipendenza, cioè, quella che per il resto del mondo fu la prima guerra mondiale, accorsero da tutta la penisola per liberare il nord dagli austriaci.
    Nelle steli commemorative dei morti delle due grandi guerre, qui da me nel centro Italia, i morti della prima sovrastano di quasi il doppio quelli della seconda, nella quale si combatteva chilometro per chilometro anche qui.
    Veramente, se non fosse un errore storico bestiale, sarebbe da dargliela l’indipendenza e farli stare in fila per il rancio europeo con tutte le micro nazioni e dopo il lauto pasto di quelle forti ed unite (la Germania si è unita e detta legge in Europa anche se i vantaggi economici dell’unificazione ancora sono da venire).
    Secondo me dietro a questa tendenza al secessionismo c’è un qualche potere esterno all’Italia che agisce, proprio come ha agito nell’ ex Yugoslavia, divisasi in sempre più insignificanti realtà territoriali, senza alcuna voce in capitolo e relativo potere contrattuale.
    L’atomizzazione delle realtà nazionali è funzionale alla speculazione internazionale proprio perchè così facendo si perde potere contrattuale e le norme sono meglio aggirabili.
    Ad esempio, la mafia, con il potere finanziario che ha, ingurgiterebbe ancora meglio un nord diviso dal resto d’Italia e la dipendenza dal sud sarebbe ancor più grande (mi riferisco all’enorme numero di immigrati dal sud che hanno contribuito in maniera determinante allo sviluppo del nord) e stavolta proprio dal punto di vista finanziario.
    Ho trovato una simile arroganza in Slovenia ed in Croazia, regioni slave che si ritengono superiori alle altre, ma di fatto, hanno un peso minore rispetto alla Serbia nonostante la distruttiiva aggressione della Nato da essa subita.
    Lì si stanno accorgendo della non convenienza della secessione, infatti, mi risulta, si stia riaprendo il discorso del federalismo, primo passo per la riunificazione di tutto il territorio, proprio perchè da soli non si conta niente e l’Europa ubbidisce a quelle che da sempre sono le regole del mondo, cioè, il pesce più grosso si mangia il più piccolo.

  • ario

    Ma i massoni Garibaldi e Mazzini, chi li ha chiamati al sud per “liberarci”?
    Pregasi i piemontesi di armarsi di cazzuola e malta e venire a riparare Porta Pia, poi forij dai zebbedei.

    P.S.: i vs prodotti mediocri poi vendeteli ai francesi e ai tedeschi, ce ne faremo di risate.Noi intanto cercheremo di affratellarci i popoli del Mediterraneo, più simili a noi, fra 20 anni poi ne riparliamo.

  • maristaurru

    E’ evidente che il Nord approfitterà del risultato di queste elezioni per sganciarsi di quel pezzo di Italia dal Lazio in giù, totalmente perso al mondo civile. Poi stare a rompersi le meningi per spaccare il capello in quattro evedere le colpe delgi uni e quelle degli altri, lo faranno in molti, ci si eserciteranno, buone penne e brave teste. resta un fatto di cui dobbiamo esser consci io credo: la festa è finita. Al nord come dice della Luna chiaramente, hanno moltissimi legami con i paesi di area euro. Sono pronti a dialigare e portare avanti interessi comuni. Noi dal lazio in giù siamo ormai nella pania di una rete di interessi malavitosi, chiamandoli come meritano, e la malavita assorbe danaro, non produce benessere. Qui è mancato persino l’interesse a prendere i fondi europei, le stesse amministrazioni non hanno aiutato i cittadini, ma troppo spesso hanno nascosto o addirittura osteggiato gli operatori e le imrese per poter nascostamente fare concorrere gli amici degli amici, facendo più spesso decadere i termini per ignoranza e pigrizia crassa, tanto il malaffare, il grassare, il ricatto, rendono di più che prender soldi e poi doverci lavorare.
    il Nord non sarà il paradiso in terra, ma certo non è la fogna che è il lazio, dove ogni iniziativa, ogni bene di chi non sia mafiosamente collegato al sistema truffaldino -istituzionale, viene danneggiato e soffocato. Chi non se ne rende conto, se ne renderà conto presto, altrimenti vuol dire che in un modo o nell’altro è colluso al nodo di vipere he impera, costituito da piccola criminalità compresa quella dei colletti bianchi che ben si amalgama con altra criminalità meno sciccosa.
    Persino le poche cose buone che vengono dalle istituzioni centrali, qui vengono stravolte e male applicate a tutti i livelli dalla criminalita dei colletti bianchi e da quella minuta infiltrate ovunque, e di certo quelli al Nord riusciranno a scaricarci del tutto, qualcuno dirà che lo fanno portandosi via un buon bottino, forse anche questo è vero, ma siamo stati noi gli artefici stolti e mal consigliati di questo destino

  • TizianoS

    A commento del presente articolo di Marco della Luna ho cercato su Internet quello che mi ricordavo essere stato il commento di Carlo De Benedetti sull’Italia, che mi pare significativo della mentalità di molti industriali del Nord; ripropongo quindi la seguente notizia-commento che ho trovato casualmente, e che mi pare degna di segnalazione, perché meglio di tante teorie spiega la mentalità nordista (ma anche un po’ ebrea):

    http://schermonero.splinder.com/archive/2008-09

    Carlo De Benedetti ha un sogno: “Diventare cittadino svizzero”. E l’ingegnere, a quanto pare, a brevissimo lo realizzerà. Infatti come egli stesso ha affermato prenderà già nel 2009 la cittadinanza elvetica.
    Solo qualche giorno fa, precisamente il 17 settembre, parlando ad un convegno, il presidente del gruppo Cir non aveva usato mezzi termini per descrivere il declino del Belpaese. “Dobbiamo fare un piccolo atto di umiltà e prendere atto del fatto che non contiamo più nulla. L’Italia è un paese che è stato cancellato dagli schermi radar del mondo. Con l’eccezione del nostro passato, se arrivasse uno tsunami e non ci fosse più l’Italia, nessuno se ne accorgerebbe”, aveva detto.

    Parole forti. A cui segue ora questa confidenza che l’imprenditore ha fatto in una lunga intervista al settimanale elvetico Die Weltwoche. “Con il passare degli anni, ho deciso che un giorno volevo diventare svizzero” ha detto De Benedetti. “Ho fatto domanda per diventare cittadino svizzero. Da undici anni abito a St. Moritz e ho una patente svizzera”. “Mi hanno detto che conta l’anno e mezzo che ho trascorso in Svizzera durante la guerra. Così diventerò cittadino svizzero nel 2009”.

    Un nuovo miracolo italiano!

    Coraggio! ora dobbiamo aspettare che altre due-trecento di questi individui si levino dai coglioni (oltre alla Svizzera, sono prontissimi ad accogliere qualche simpatica canaglia anche il Burkina Faso, il Benin, Montecarlo, l’isola di Tonga, il Governatorato di Melchisedek, l’immancabile Liechtenstein, lo Sparta Praga e la Dinamo Bucarest) e poi, finalmente, cominceremo ad avere un paese pulito fatto di gente rispettabile, e risorgerà davvero la speranza del futuro per l’Italia.

  • TheKiller

    io suggerisco di armarci e iniziare a sparare a caso a tutti quelli che incontriamo…chi resterà vivo nel mondo tra un decennio avrà tutti i beni del mondo e potrà vivere finalmente felice

  • redme

    …mettendo da parte lo schifo che l’intrinseco razzismo dell’autore suscita, vi sono gocce di realismo politico da prendere in considerazione…del resto la frantumazione degli stato nazione è una tendenza già in atto e i nazionalismi socialisti tipo yugoslavia ne hanno già fatto le spese…. molti dubbi rimangono sull’effettiva capacità della lega di saper gestire la ( futura?) fase….anche sull’aspetto produttivo l’analisi fà acqua..quale dovrebbe essere la struttura produttiva? le piccole/medie imprese?…perche se la fiat già delocalizza all’estero pensa con il sud fuori dall’euro…..è poi possibile mantenere una massa di capitali “illegali” come quelli del sud in una situazione ibrida come quella che si verrebbe a creare?……. la spartizione delle risorse e patrimoni ex italiani causerebbe sicuramente una guerra civile……e pensare che sono cresciuto con l’internazionalismo proletario e imagine di lennon…

  • Ricky

    Mi meraviglia leggere su CDC una tale mole di sciocchezze ed idiozie proto-leghiste che sembrano tratte dai ridicoli saggi del prof. Miglio (ve lo ricordate?)
    Ormai neanche piú la Lega cavalca la teoria del Nord che si svena per il Sud, teoria che é stata smontata da anni perché si dimentica tra l’altro:
    dell’apporto fondamentale alla ricchezza del Nord dato dalla manodopera del Sud dal dopoguerra in poi
    dello sfruttamento e spoliazione delle risorse del Sud dall’unitá in poi
    in poche parole, del colonialismo capitalista del Nord che ha contribuito a distruggere il Mezzogiorno.
    Altro che secessione.

  • ComeDonkeyKong

    Verrebbe da dire, con una battuta, che questo è un articolo di bassa lega.
    Ci trovo un’accozzaglia di luoghi comuni e dati assai parziali, impiegati chiaramente allo scopo di sostenere le ragioni delle lamentele del “Nord-che-produce”.
    Quest’ultima espressione stessa mi ha un po’ rotto le palle: sembra quasi un ritornello apodittico di un nazionalismo squallido e gretto, che vede in un presunto altro “immigrato” (non solo dall’estero, ma anche dal Sud) come uno che si mangerà le sudate risorse di chi lavora seriamente. Come se le mafie fossero arrivate nel nord solo ieri, come se non ci fossero da diversi decenni svariati e ricchi imprenditori del nord (e dietro di loro, indirettamente, i piccoli imprenditori dell’indotto…) che stringono vantaggiosissimi accordi con le mafie (ma a questo punto, che significa “mafia”, imprenditoria rozza? Oppure è il Nord-che-produce ad essere intriso di mafia educata e pulita?). Chissà perché le mafie non si riesce a sconfiggerle… sarà colpa dei meridionali, sarà il voto di scambio, la disoccupazione, oppure sarà che a certi poteri forti serve un Sud debole e ricattabile e un Nord da sfruttare (insieme ai paradisi fiscali) per riciclare le risorse?
    Quanto al citato Ricolfi, mi chiedo dove fosse costui (non so dove scriva, ma lo vedo bene al corriere della sera o al riformista) quando Clementina Forleo, Luigi de Magistris e tanti altri venivano puniti, minacciati e vessati alla luce del sole proprio per aver toccato i legami serratissimi tra mafie, finanza, politica, alta imprenditoria. Sinceramente mi sembra un altro campione dei luoghi comuni da prima serata televisiva.
    E se davvero ci dovesse essere una secessione in Italia, non sarà forse altro che la ufficializzazione di una separazione-balcanizzazione della penisola in due (fore anche tre zone), con un opportuno narco-stato (come direbbe Grimaldi) multiuso in cui internare persone, torturarle, far passare armi, droga, merci di contrabbando, schiavi, prostitute, mercenari, organi, e uno stato più proiettato verso l’Europa delle Grandi Logge?

  • ComeDonkeyKong

    Concordo largamente con questo commento di geopardy, e aggiungo che anche dal meridione molte persone, tra cui i miei bisnonni, andarono al fronte a combattere contro gli austriaci nella Prima Guerra Mondiale, e che la Serbia è stata aggredita forse sioprattutto perché resisteva alle imposizioni di frammentazione politica e territoriale.

  • CarloBertani

    Non mi capita spesso di commentare articoli altrui, ma in questo caso farò un’eccezione.

    Vedi, Della Luna, un’analisi simile l’avevo già proposta un anno fa, ma era più articolata, al punto che ero stato costretto a dividerla in due parti:

    http://carlobertani.blogspot.com/2009/05/non-puo-che-finire-cosi-prima-parte.html

    http://carlobertani.blogspot.com/2009/05/non-puo-che-finire-cosi-parte-seconda.html

    Lo scenario che dipingi è realistico, niente da dire, ma il linguaggio che usi – all’indomani di una scontato successo elettorale della Lega (peraltro, ottenuto con una diminuzione dei voti reali di tutti i partiti, Lega compresa) – mal si pone con lo stato d’animo della maggioranza reale degli italiani.

    In fin dei conti, la tua sembra più una sviolinata “a chi di dovere” che altro: a quando una candidatura in verde?

    La Storia racconta, caro Della Luna, che il Vierte Reich mise gli occhi sul Lombardo Veneto già 20 anni fa, al tempo di Mani Pulite e del sen. Miglio. Dopo la caduta del Muro. Ricordi l’euro “a due velocità” dell’allora Bundesbank? Il “lavoro” di Kinkel nei Balcani? Li sento riecheggiare nelle tue parole

    La realtà, caro Della Luna, è che c’è già un destino scritto per il Lombardo Veneto, vergato con cura dal capitale austro-tedesco: quello degli schiavi, com’erano un tempo. Hai, per caso, sentito parlare delle importanti “innovazioni” nei cicli di produzione per gli stabilimenti Thyssen-Krupp italiani?

    Perciò, non abbiamo certo bisogno dei nuovi chierici in camicia verde che vengano a proporci l’ennesimo, livido, “sol dell’avvenire” “europeo”, “padano”, “federale” o quant’altro.

    Non c’è probabilmente più via d’uscita per l’Italia, ma non fomentiamo inutili passioni. Mai fu così vera la massima di Vaneigem, ossia che il dilemma sia fra il morire di fame o il morire di noia.

    Saluti

    Carlo Bertani

  • maumau1

    ha vinto coi voti della chiesa..ed oggi paga la cambiale vietando la pillola abortiva gli fa eco la roccella che dice si ,ogni regione può decidere autonomamente
    questo dimostra il potere della fideizzazione che la chiesa coi suoi precetti esercita sulle masse e come la politica che ha lo stesso fine della chieza ossia controllar ele masse ne approfitti..

    i piemontesi che sono ormai imbarabariti ed resi completamente ignoranti qualora non lo erano già (di media hanno un livello culturale inferiore al centro ed al sud,basta vedere il numero di dipolomati e laureati)
    vedono la lega come la riscossa ma in vero sono caduti dalla padella alla brace..
    idioti!

    A dire il vero questo vale anche nel lazio o in calabria dove la chiamata della chiesa ha portato i suoi frutti!!

    ciao

  • mystes

    Da una prima lettura di questo scritto sembrerebbe che la causa, o almeno una delle cause della decadenza dell’Italia, sia da attribuirsi alla mafia o alla delinquenza organizzata.
    Chi si limita alla sola realtà italiana ed ignora ciò che sta avvenendo in altri paesi latinoamericani od europei avrebbe buon gioco a dare la colpa di quasi tutti i nostri guai alla mafia. Ma sarebbe un’analisi riduttiva ed oltre tutto ingiusta.
    Sarebbe errato inoltre scaricare sull’indolenza dei meridionali e sull’arretratezza (ma io direi più sul provincialismo) dell’Italia del Sud le ragioni del nostro declino.
    Errore anche più grande sarebbe prendersela con l’Unità d’Italia e con quel processo politico lungo e doloroso che portò all’unità nazionale a cavallo tra i secoli XIX e XX.
    Soprattutto perchè si svolse sotto la bandiera e con la lotta di soggetti radicati nel territorio italiano, al nord come al sud, individui e gruppi che avevano in vista oltre alla riunificazione nazionale la soluzione di grossi problemi che affliggevano meridionali e settentrionali (penso alle idee sociali di un Mazzini e di un Pisacane che anticipavano le stesse rivoluzioni socialiste del xx° secolo).
    Soluzione di problemi che in verità venne solo con il fascismo e con il ritorno dell’Italia all’idea imperialista e ad una centralità euro-mediterranea.
    E qui tocchiamo il punto dolente della questione.Con la sconfitta nella seconda guerra mondiale l’Italia ha perso questa centralità, questo ruolo, questa vocazione millenaria. Se l’Italia perde queste caratteristiche inevitabilmente torna ad essere il paese degli staterelli pre-risorgimentali.
    I miti unitari, se i ricordi non mi ingannano, erano proiettati tutti verso un’Italia grande, evocatrice dei forti ideali del passato e su questa spinta imperialista (che vediamo già nella guerra di Libia del 1911) si era mosso il fascismo per restituire l’Italia, ma non solo l’Italia, alla sua antica gloria.
    Questo sogno ambizioso si infranse sotto le bombe anglo-americane.
    Il vero grande suicidio (sinonimo di declino) l’Italia lo consumò nel 1943 quando spalancò le porte (con l’Armistizio) all’invasione anglo-americana, illudendosi di abbattere il fascismo senza rendersi conto che avrebbe abbattuto se stessa.
    L’antico vizio degli italiani di consegnarsi allo straniero (franza o spagna purchè se magna) ha fatto ripiombare l’Italia nella nullità pre-risorgimentale, ignari del fatto che i regimi passano ed anche le dittature (Roma insegna) e i popoli restano. Se l’Italia si è conservata unita nel 1945 lo si deve solo alla volontà dello straniero che scelse per la propria espansione economica e militare un solo interlocutore sottomesso ed obbediente.

    A questo punto, quali possibilità ha l’Italia di mantenersi unita visto e considerato che dopo aver perso la sovranità nazionale ha anche recentemente perso la sovranità monetaria? Direi nessuna.
    Ecco perchè riemergono, spontaneamente o indotte da terzi, dal fondo limaccioso del nostro campanilismo le spinte separatiste. Chi conosce le cose italiane, al di la dei mari e al di la dei monti, sa che gli italiani ritrovano il sentimento nazionale solo quando gioca la nazionale di calcio, ma non spenderebbero più una parola (per non dire altro) per la difesa della patria e dell’integrità territoriale. Specialmente se qualcuno gli ripete in continuazione che con l’Unione Europea i confini non hanno più senso.
    L’Unità però ha un senso, (paesi come Francia e Germania non solo la conservano ma la fanno politicamente pesare), anche senza barriere doganali o con la libera circolazione delle merci (ricordo sempre Mazzini) se il principe è sovrano sulle sue terre, se comanda a casa sua e non se il suo popolo batte moneta coniata da banche straniere o se nel suo territorio continuano ad esistere basi militari straniere.
    Ma se questa sovranità non esiste più o nessun movimento politico sorgesse per rivendicarla, non mi stupirei se un domani la Lega chiedesse di federarsi a Lussemburgo o alla Svizzera e se la Sicilia si federasse alla Libia o a Malta.
    Le ragioni economiche, la crisi, la modernizzazione (mancata) non le abbiamo create in Italia. E se fossero il prodotto di uno sconvolgimento politico tendente a sminuire noi per far crescere altri?
    Prepariamoci al peggio perchè se è a questo che mirano Lega e Pdl con i loro rispettivi sponsor internazionali serviranno grossi coglioni e grandi teste per resistere e reagire.

  • Quinzi

    Che bellezza, davvero si secessionizza il nord? Da quando ci ha fregato l´oro dalle casse della banca di napoli non hanno fatto che patteggiare il nostro destino con la mafia, succhiare le nostre risorse(finite!), e lamentarsi o perché siamo piú abbronzati, o perché abbiamo una pasticceria migliore della loro. ciao belle 🙂

  • Fandango

    …”torneremo all’italia spezzettata ed insignificante dei secoli precedenti all’unità”

    mmm insignificante?

  • TizianoS

    Ricordo che questo “patriottico” imprenditore dal 2006 è tornato a guidare in prima persona le sue attività editoriali, subentrando a Carlo Caracciolo nel ruolo di presidente del Gruppo editoriale L’Espresso S.p.A. Caracciolo, che si reputò ingiustamente spodestato, ruppe il rapporto personale con De Benedetti, che non fu neppure nominato nel lungo e discusso testamento del “principe editore”. [da Wikipedia]

    Ricordo ancora che al gruppo L’Espresso appartiene il quotidiano “la Repubblica”, tanto amato dal Popolo della Sinistra.

  • airperri

    analisi esemplare. concordo al 100% .

  • IVANOE

    Allora lasciando stare le facili strumentalizzazioni dell’articolo che sembra incitare il nord alla rivolta, a me sembra che questo articolo sia la sagra dell’ovvio… lo sappiamo bene come funzionano le cose in italia.
    Il problema è che nemmeno questo articolo propone soluzioni fa solo la cronaca.
    Comunque lasciamo stare, l’uinca cosa condivisibile è il sistema elettorale che tiene in piedi la baracca e lì questa gente è veramente brava anche se dissento asolutamente da loro.
    Cosa sono riusciti a fare con le regionali ?
    Semplice prima una campagna di scandali e scandaletti ben propagandati sui media che hanno portato alla disaffezione dell’elettore colto o meglio con il sale in zucca.Infatti i dait dell’astensione è di circa 3 -4 milioni di elettori.Poi i partiti di governo hanno mandato a votare i loro militanti diretti e quelli indiretti che sono i più interessati perchè rimangano a loro i privilegi che altri non hanno (commercianti, evasori, forze di polizia, eclesiastici, iscritti ai partiti, vecchi pensionati che assistono alla vita in diretta all’isola del tesoro a saranno famosi e cosi via, poi i giovinastri che non c’hanno culura e che vedono nel mito dell’ardimento squadristra il loro modello ) ed il gioco è fatto.
    Sottraiamo a questi i 4 milioni di non votanti altri 500.000 di schede bianche diamo a tutto una bella pianificata e organizzata frammentazione di partiti negli schieramenti e voilà eccovi servita l’elezione pilotata.Non ho altro da aggiungere.

  • DaniB

    ah mentre al sud con pizzi e pizzini vari mi dice se arivassero gli amerikani cosa farebbero? la smettiamo di guardare le pagliuzze please?

  • DaniB

    adesso sono proprio sicuro, signor geopardy, lei si che vive sulla luna, e anche dentro uno dei suoi crateri più profondi…

  • 21

    Si suggerisce affettuosamente d’evitare la gaffe di confondere il Veneto con la Lega Nord…

    è d’uopo ricordare inoltre, che i Veneti sono un Popolo con la “P” maiuscola (idem i Sardi).

    Dubbi, commenti? Siamo a Vs disposizione, come sempre…, ma non COME E’ DA SEMPRE.

    Plurale majestatis? Esatto! Non c’è mica solo 21, che potrà fornire spunti per documentarsi.

    L’articolo del Marco è semplicemente una fotografia.

    Consapevolmente… non solo polenta 😉

    Ciao ciao!

  • DaniB

    eh si, perchè la mozzarella più buona ce l’hanno loro, il pomodoro buono ce l’hanno loro, le verdure buone ce le hanno loro, noi c’abbiamo solo la nebbia…

  • DaniB

    prodotti mediocri? ah si scusa, dimenticavo che la mozzarella buona ce l’avete voi, il pomodoro buono ce l’avete voi, le verdure buone ce le avete voi, noi qui si ha solo la nebbia…

  • ario

    No no, avete anche la fiat, la ariston la delonghi la riello ecc…
    tutti prodotti di primissima qualità, da far impallidire i già pallidi germanici.

  • geopardy

    Hai ragione, nel lasciare il dubbio sulla parola insignificante, la struttura precedente ci ha dato la grande rivoluzione culturale, grazie alla quale nasce anche la scienza moderna, che si chiama Rinascimento, partorito in quella terra “speciale” che è la Toscana.
    L’ho usata in merito al taglio prettamente economicista dell’articolo.
    In un mondo contrattuale le dimensioni diventano essenziali, come essenziale è l’incidenza finanziaria, spesso, le due cose sono in correlazione.
    La storia in un pensiero economicista perde, praticamente, di senso.
    Ciao

  • Eurasia

    Beh… inutile fare della metafisica ovvero di “quanti angeli possano ballare su una punta di uno spillo”. Oggi sono andata a fare la spesa: un etto di prosciutto cotto, un po’ di stracchino, 50 gr. di olive piccanti, una bottiglia di vino (ce lo vogliamo oncedere un po’ di inebriamento?… giusto per non farci crollare nella depressione più profonda… gli antichi se non altro su questo erano tutti concordi… i misteri di eleusini docet!), 1 kg. di arance, 2 etti di carne trita, 12 uova… totale 28 euro… Caspita!… e mi sono pure trattenuta, anche se siamo in 5 in famiglia (i figli vorrebbero andarsene, giustamente, ma è impossibile visto i miseri stipendi e il costo della vita)… e Cota e Zaia, neoeletti governatori del Piemonte e del Veneto, come loro prima dichiarazione cosa dicono? Siamo difensori della vita… no alla Ru846… Ma chi se ne frega, Difensori della vita. Quale vita? le loro… non certo la mia e quella dei miei figli. Quindi niente di nuovo… tutto come prima… leggere l’articolo suddetto è stato come un viaggio virtuale, andata e ritorno, sulla Luna. L’unica soluzione sarebbe un’invasione di extraterrestri: un nemico unico per qualunque colore politico e di pelle, compresi i cani sciolti, e super partes, ovvero incorruttibile, metterebbe tutti d’accordo… AMEN!

  • nuvolenelcielo

    al di là dei sentimentalismi, la secessione non conviene agli italiani (e non avverà mai). gran parte della forza dell’italia nel mondo si basa sull’immagine -italia e su una cultura e una tradizione secolare anzi millenaria…
    e molta molta di questa immagine viene dal sud.
    e il made in padania del nord non sarebbe più made in italy… , vedo un -5% di pil secco per un padania indipendente.

  • Quinzi

    lasciando stare le facili strumentalizzazioni sul dente che duole, in un orizzonte globalizzato rilocalizziamo, senza divorzi e senza stress

  • patmar111

    Caro Ricki,
    pericolosissimo sentire cosa ne pensano gli italiani, infatti nessuno ha mai pensato di chiederglielo perchè poi, magari, bisogna tenerne conto. Non è un problema di dinamiche e evoluzione di una società ecc. ecc. ma piuttosto, terra terra, da una parte c’è “chi fa e produce” e dall’altra c’è “chi si lamenta e spende” e “chi fa” si è un po’ rotto. Il risultato si è visto nelle ultime elezioni regionali.

  • patmar111

    Non sarà forse perchè nel Veneto e nel nord in genere gli accertamenti si fanno ed in altre parti d’Italia se ne fanno molti meno?

  • DaniB

    ah, un’illuminato dalla sapienza divina…

  • geopardy

    Quando una collettività ha la pretesa di innlzarsi su tutte le altre è giusto sottoprla ad attento esame.

  • sentinella

    uno degli slogan della Lega che non si sentono più era “Roma Ladrona”!!. Adesso sono scesi in massa a Roma e si trovano benissimo. Oltretutto il Federalismo è per adesso una scatola vuota. Un bel libro con una lucente copertina e poi lo apri e le pagine sono bianche. A mio parere basterebbe che la gente pagasse le tasse con maggior giustizia ed equità. Se la metà degli italiani non dichiara più di 15.000 euro all’anno c’è qualcosa di marcio. Allora va a finire che i più ricchi sono gli operai e tutta la spesa sociale la mantengono loro. A nessuno salta in mente che chi non paga le tasse e usufruisce della sanità e dei servizi dello stato è un ladro nientemeno che quello che va a rapinare le vecchiette???

  • Rossa_primavera

    Chi sarebbe scusi il quarto reich?La lega?
    l

  • hansolo

    Già…
    Ricordi l’Inno di Mameli? Non sarà un granché, ma qualcosa di buono lo dice: “noi siam da secoli calpestie derisi perché non siam popolo, perché siam divisi”.

  • Quantum

    Da dove ha preso i dati sulla quantità di tasse pagate dal Veneto e da ciò che riceve dal governo centrale?

    Il Veneto preleva più di quanto paga di tasse perché è una tra le regioni d’Italia con la più alta evasione fiscale.
    Il Veneto paga meno tasse delle Marche, nonostante le Marche siano più predisposte all’evasione per la grande quantità di piccoli artigiani e laboratori a conduzione familiare dediti all’attività manifatturiera.

    Durante l’ascesa della Lega gli intelligentoni di questo partito consigliavano ai Veneti di spostare le sedi legali delle loro aziende in Austria.
    Quando vennero a sapere quante tasse pagavano le aziende austriache e a che genere di controlli fiscali erano sottoposte, non si parlò più di ciò… Molto meglio rimanere ed evadere in Italia.