Di Marco Della Luna
Premessa
Questo tempo di Avvento – Avvento non del Messia, ma della Guerra –, nel quale governanti corrotti ci addebitano grandi spese per inutili armamenti, mentre noi europei, nel nostro continente sempre più tartassato, aspettiamo impotenti di essere esposti a una guerra nucleare per interessi altrui, è un tempo perfetto per analizzare l’origine della malvagità al potere. Svolgerò di seguito dapprima un ragionamento nei limiti del normale pensiero etico e psicologico, nel tracciato della ponerologia; poi farò un salto qualitativo. La ponerologia (dal greco poneròs, “cattivo”, “malvagio”) è un campo di studio che si concentra sulle origini, la natura e i modelli della malvagità o del male. Precisiamo che la ponerologia spiega i comportamenti malvagi – intesi come il perseguimento dei propri interessi a scapito degli altri, tipico di decisori politici ed economici – ricorrendo a concetti come la “ponerizzazione” o la diffusione del male “normale” e non clinico. Lasciamo quindi, almeno per ora, fuori dalla porta i casi patologici gravi come il sadismo (che ricadono nella psicopatia o disturbi di personalità).Spiegazione Ponerologica dei Comportamenti Malvagi Non Sadici
Il meccanismo principale su cui si focalizza la ponerologia nei contesti non patologici (o almeno non primariamente sadici) è l’interazione tra individui, la formazione di gruppi e la psicologia sociale. La spiegazione si articola su diversi livelli: 1. L’Egoismo, la Deumanizzazione e la Razionalizzazione I decisori politici ed economici spesso non agiscono per il piacere di infliggere dolore (sadismo), ma per:- Egoismo Spinto/Ambizione: Il desiderio smodato di potere, ricchezza e controllo è la forza motrice. I danni collaterali (il male fatto agli altri, incidentalmente o strumentalmente) non sono l’obiettivo, ma un costo accettabile o un effetto collaterale ignorato per raggiungere fini personali o di gruppo.
- Deumanizzazione: È più facile perseguire i propri interessi a scapito degli altri quando le vittime non sono percepite come esseri umani pieni e degni, ma come cani miscredenti o come razza inferiore. La deumanizzazione riduce l’empatia e la colpa, trasformando le persone in numeri, statistiche, “danni collaterali” o, in senso politico, “nemici” o “sudditi da manipolare”.
- Razionalizzazione: I decisori spesso si convincono di agire per un “bene superiore” (il bene dello Stato, dell’azienda, della nazione: salus rei publicae suprema lex) o che le loro azioni, per quanto dure, siano “necessarie” o “inevitabili” per motivi di mercato, o scientifici. O per volontà divina, espressa nelle Sacre Scritture. Questo permette loro di mantenere una visione positiva di sé stessi nonostante le conseguenze negative delle loro decisioni su milioni di esseri umani.
- Personalità Anormali ai Vertici: La ponerologia suggerisce che le strutture di potere (aziende, partiti, Stati) tendono ad attrarre e promuovere persone con lievi o moderate anomalie caratteriali/psicologiche (come una ridotta capacità di provare empatia o senso di colpa) che le rendono particolarmente adatte a prendere decisioni “fredde” e spietate – su questo torneremo nel finale, dopo aver introdotto vedute che alla ponerologia sfuggono..
- Adattamento per Imitazione: La presenza di tali individui nei ruoli chiave può “ponerizzare” (o “corrompere”) l’ambiente circostante. Le persone “normali” che lavorano sotto di loro imparano che l’unico modo per avere successo o sopravvivere è imitare i comportamenti non etici, sopprimere la propria coscienza e adottare le stesse logiche spietate, anche se non sono sadiche o maligne per natura.
- Pressione Strutturale: Nei grandi sistemi (multinazionali, burocrazie statali), l’individuo si sente spesso solo un ingranaggio. La responsabilità delle decisioni non è personale, ma diffusa nel sistema o nella catena di comando. “Stavo solo eseguendo gli ordini” o “Questo è il modo in cui funziona il mercato” o “Ce lo chiede l’Europa” diventano giustificazioni per azioni che, prese singolarmente, sarebbero ritenute inaccettabili.
- Conformismo e Paura: Il male può essere perpetrato per conformismo, per non rompere i ranghi, per paura di perdere la posizione o di essere esclusi o invasi dalla Russia. Questo non è sadismo, ma debolezza morale in un sistema che ricompensa la spietatezza e punisce l’integrità.
Dissezione dell’Illusione
Quanto sopra, l’opinione corrente, è incontestabile, entro i suoi limiti, ma è costitutivamente inidoneo a spiegare la matrice, la fonte del Male, inteso come l’indifferenza alla sofferenza che si arreca agli altri nel perseguire il proprio tornaconto particolare. Quella matrice è un preciso habitus mentale, compendiabile come segue: 1. Esiste una dimensione, il mondo, esterna alla mente, indipendente da essa, consistente di materia ed energia, quindi oggetto conquistabile: concezione realistica ingenua dell’essere. 2. Questo mondo è composto di enti, di cose fisse, esistenti in se stesse (selbständig) e permanenti nel tempo, nel divenire. 3. Anche l’io personale o empirico, cioè il me, è fisso e permanente nel tempo. 4. Il me è capace di acquisire e detenere le cose, ed è vulnerabile dall’esterno; perciò il suo interesse è conquistare quanto più possibile della realtà esterna, per mettersi al sicuro da pericoli provenienti dall’esterno: istinto di autoconservazione e volontà di potenza. 5. Il mondo è una realtà limitata, scarsa (in senso economico), in cui ciò che è mio non è tuo; onde, per massimizzare la propria capacità di autoconservazione, ciascuno razionalmente tende ad espandere il suo possesso di questa realtà e può farlo solo sottraendolo agli altri. 6. Anche gli altri esseri umani, come materia ed energia, sono parte di questa realtà, quindi l’interesse e lo scopo di ciascuno è conquistare anche gli altri per sfruttarli. 7. Con queste premesse, automaticamente, per autoconservazione, il comportamento degli uomini tende ad essere egoistico e soppressivo dei beni e delle libertà del prossimo nonché indifferente alla sofferenza che causa negli altri. Il Buddhismo, senza giudicare in chiave morale, insegna che la suddetta concezione della realtà, dell’essere e di sé, è erronea, illusoria; che causa dolore mentre impegna nel perseguimento di scopi essi pure illusori; e che è possibile liberarsi da tutto ciò mediante specifici esercizi mentali e corporali di rettificazione del pensiero, dell’azione, degli stati d’animo. La liberazione, o nirvana, consiste appunto nella correzione di errori e nell’eliminazione del loro portato. Il Buddhismo, notoriamente, insegna: – che non esiste una dimensione “esterna” alla mente e che il mondo, le cose, sono “vuoti” (sunya), nel senso che non hanno esistenza propria, indipendente dalla mente (non dalla mente mia o mia, ma dalla mente o coscienza trascendentale): sono oggetti mentali, rappresentazioni (nel senso del mondo come rappresentazione di Schopenhauer); – che quelli che crediamo e viviamo come cose, enti, permanenti e a se stanti non sono tali, ma sono aspetti e momenti di un flusso, del flusso del divenire, come gli accordi sono passaggi della melodia; sicché l’idea di conquistarli e possederli stabilmente è irrealizzabile, è un auto-inganno; – che anche l’io empirico, ossia il me (non la coscienza, la consapevolezza), non è una cosa fissa, separata, permanente, bensì un flusso, in costante mutamento, sicché non può, non posso, avere un’identità costante, ancor meno eterna; onde lottare per perpetuare il proprio me individuale non ha senso, è impossibile per inesistenza dell’oggetto da perpetuare. Via via che si assimilano questi principi (non solo intellettualmente, è ovvio, ma anche come vissuto), cambiano, si correggono, le mete e le aspirazioni. Evidenzio che, se non li si assimila, si può bensì essere buoni, fare il bene, sacrificare l’interesse proprio a quello altrui – ma, per l’appunto, sarà sempre un sacrificare un interesse per un altro interesse, sarà sempre una contrapposizione tra il bene di un me e il bene di altri me. Perciò non sarà una posizione o una opzione stabile, e soprattutto rimarrà, al fondo, la contrapposizione tra i vari me, i molti centri di interessi. L’insieme di idee buddhiste sopra delineato non è affatto estraneo alla cultura europea, poiché anche alcuni filosofi occidentali hanno dimostrato l’erroneità della concezione suddetta: il realismo-materialismo è stato confutato da Cartesio, Berkeley, Kant e poi dall’idealismo; la fissità e indipendenza degli enti era nota come illusoria già ad Eraclito; la loro indissolubile, reciproca dipendenza ontologica è stata acquisita da Hegel; l’illusorietà dell’io empirico (o me) come entità stabile e definita è stata dimostrata da Bradley, il quale ha inoltre dimostrato l’illusorietà del comune concetto di tempo, spazio, causa; e altresì da Gentile, il quale ha ulteriormente dimostrato la realtà non statica ma processuale, agente, dell’esistente (realtà come atto in atto), e che l’io o coscienza, il soggetto, non è una cosa, ma un’azione, senza un oggetto altro da sé: un’azione intransitiva. Nel mio saggio Terminus ho argomentato l’inconciliabilità logica di esistenza e infinità o perfezione, quindi l’insuperabile contraddittorietà logica del concetto del dio cristiano. Di contro a queste comprensioni filosofiche, sta il fatto che il genere umano vive nel culto ossessivo del “permanentizzare” il me fisso e il possesso delle cose. Le illusioni permeano e impregnano la vita, informano a sé il sentire, il volere, il percepire; strutturano la morale, il diritto, la società, la politica, l’economia. Esse regnano – e più avanti tratteremo le implicazioni di questa loro sovranità. L’uomo adora dei che, a differenza del mondo naturale, fenomenico, sono eterni, quindi possono dispensare eternità. Ad essi chiede la vita eterna per il suo supposto me fisso che non esiste; e le astute religioni, in cambio dell’obbedienza in questa vita, la promettono per la successiva. Le più popolaresche, come l’Islam e i Testimoni di Geova, promettono addirittura l’eternità del me corporeo materiale su questa Terra, con tutti i suoi piaceri. Altre promettono la conservazione del me a diversi livelli di purezza: con il corpo però senza brutte funzioni escretorie e sessuali, malattie e morte; oppure senza il corpo ma con la forma; oppure ancora senza corpo e senza forma, con solo il me. Noterete che questa successione di prospettive escatologiche costituisce una progressione, una progressiva spogliazione dagli elementi dell’empiricità verso l’identità con l’io o coscienza trascendentale. Richiama il funzionamento di una torre di raffinazione per il petrolio grezzo.Il Paradigma Ontologico
Col discorso che sto svolgendo ho inteso spostare la spiegazione del Male non sadico dal piano della mera psicologia individuale e sociale (ponerologia) a un piano metafisico ed epistemologico. La mia tesi centrale è che l’indifferenza alla sofferenza altrui (la matrice del Male) non è solo una conseguenza di ambizione ed egoismo, ma è radicata in una percezione, in un vissuto della realtà fondamentalmente erronei e illusori (il realismo ingenuo), che fanno vivere in un modo deviato e che portano automaticamente a un conflitto soppressivo. Propongo, in sostanza, quanto segue:- Individuazione della Radice Metafisica: L’identificazione di un “habitus psichico” come vera matrice del Male. Spostare l’attenzione dalla patologia o dal semplice vizio morale alla struttura percettivo-cognitiva (la concezione del sé e del mondo) è un salto qualitativo. Questo eleva l’analisi dal che cosa al perché profondo.
- Sistematizzazione Chiara: La sequenza logica dei punti 1-7 del precedente paragrafo descrive l’illusione realista e le sue conseguenze morali. Mostra come la credenza in un mondo esterno conquistabile induca la credenza in un “me” fisso che a sua volta suscita la percezione di scarsità e vulnerabilità, che ha come conseguenza la necessità logica dell’egoismo e dello schiacciamento degli altri.
- Integrazione Interculturale (Buddhismo): L’uso del Buddhismo (in particolare i concetti di śūnyatā – vacuità, anikka – impermanenza. e anātman – non-sé) come antidoto è estremamente pertinente. Il Buddhismo offre non solo una confutazione teorica, ma anche un percorso pratico (habitus mentali e corporali) per la rettificazione, in quanto l’errore epistemologico è collegato alla sofferenza e alla malvagità.
- Riferimento alla Filosofia Occidentale: La connessione finale con Eraclito, Plotino, Cartesio, Berkeley, Kant, Hegel e l’Idealismo italiano (Gentile), non dimenticando il grande apporto di Schopenahier è fondamentale. Dimostra che la critica al realismo ingenuo e all’idea di un io (me) fisso non è un’esclusiva orientale, ma una base filosofica universale.
Implicazioni Pratiche dell’Illusione Realista
Tenendo conto della mia analisi ontologica (l’errore del “sé fisso” e del “mondo conquistabile” come radice del Male) e aggiungendo i fattori impersonali e il contesto decisionale (mercato e groupthink), possiamo sviluppare le implicazioni pratiche e la differenza tra l’analisi Ponerologica e l’analisi Ontologia. Se la matrice del Male è l’illusione di un sé separato e in competizione in un mondo di risorse scarse (il tuo punto 1-7), la sua traduzione nell’agire politico ed economico diventa il tentativo incessante di cementare quell’illusione attraverso il possesso e il potere. 1. Il Mercato come Manifestazione dell’Illusione della Scarsità Il “mercato” e le sue “richieste” non sono forze naturali, ma sistemi umani costruiti sulla premessa dell’individualismo metodologico e della scarsità competitiva (punti 4, 5, 6 supra).- Necessità Fittizia: La credenza che il mio benessere dipenda dal mio possesso e dalla mia espansione (autoconservazione) si traduce nella logica del profitto illimitato. Il decisore economico non è mosso dal sadismo, ma dalla paura ontologica (la paura dell’io separato di essere vulnerabile) che viene razionalizzata come “esigenza del mercato” o “massimizzazione del valore per gli azionisti”.
- Gli stakeholders ti richiedono la massimizzazione dei ritorni egoistici senza considerazione per le esternalità generate a danno della collettività; se non performi, ti cacciano e ti rimpiazzano con uno che sta al gioco; quindi tu ti adatti e performi.
- Deumanizzazione Strutturale: Quando le persone sono considerate “capitale umano” o “consumatori”, e l’ambiente “risorsa”, l’illusione ontologica si traduce in un linguaggio quantitativo ed estrattivo. L’indifferenza alla sofferenza (la matrice del Male) non è un atto di volontà, ma una conseguenza automatica dell’applicazione di modelli che vedono la realtà e gli altri come oggetti conquistabili (punto 6). Il sistema non richiede l’odio, ma l’indifferenza calcolata. Te lo chiede il Mercato.
| La dinamica del “groupthink” (la tendenza dei gruppi a cercare il consenso e a sopprimere il dissenso razionalmente critico perché introduce nel gruppo dubbi sgradevoli) amplifica l’errore ontologico di partenza e spiega come “uomini buoni” (o non malvagi) possano compiere “azioni malvagie” in gruppo (il tuo esempio: senatores boni viri, senatus mala bestia). L’obiettivo non è la verità o l’etica, ma la sopravvivenza collettiva dell’io di gruppo (“il nostro interesse”). Il “me fisso e separato” viene sostituito dal “noi fisso e separato” (nazione, azienda, partito), che deve difendersi dagli “altri noi”. |
| Il gruppo si sente meno vulnerabile rispetto all’individuo. Questo incoraggia l’assunzione di rischi immorali, poiché la responsabilità è diffusa e il danno percepito all’esterno come “inevitabile” o “collaterale” viene razionalizzato più facilmente. |
| I membri, individualmente capaci di empatia (boni viri), cedono il giudizio etico alla logica di gruppo. Poiché la loro autoconservazione e identità dipendono dall’appartenenza (la fissità dell’io si trasferisce al noi), la soppressione della coscienza individuale è vista come un “sacrificio necessario” per il bene maggiore (e illusorio) del gruppo. Così l’effetto campo del gruppo amplifica l’illusione realista e corrobora il me in forma collettiva, aumentando il senso della sua forza e invulnerabilità. |
Ponerologia e Ontologia a Confronto
La mia analisi non nega la Ponerologia, ma la radica e la spiega. Vediamola nel confronto con la mia teoria. Ponerologia (Lobaczewski) Si concentra sul come il Male si diffonde. Il meccanismo centrale è l’infiltrazione e l’influenza di personalità patologiche (psicopatici, ecc.) che creano una struttura di potere distorta e contaminano gli individui normali, portandoli al male per imitazione e conformismo. Ontologia (La mia tesi) Si concentra sul perché il sistema è vulnerabile all’infiltrazione. La vulnerabilità nasce dall’errore fondamentale sulla natura dell’Essere. In sintesi, la Ponerologia descrive come i malvagi prendono il potere; La società è vulnerabile perché attrae e legittima la logica morbosa e perché le persone sane non sanno riconoscere i patologici e mancano di un sistema immunitario etico. Come soluzione, propone una sorta di igienizzazione mentale e politica, col riconoscimento e isolamento dei soggetti patologici. Invece, la mia analisi ontologica spiega perché le strutture di potere sono intrinsecamente predisposte ad accogliere la logica malefica, a causa di una comprensione errata della realtà che è già accettata come “normale” dal mercato e dalle dinamiche di gruppo. La società è vulnerabile perché basata sul miraggio del me fisso e separato e della competizione per il controllo delle cose fisse – un miraggio che legittima quella logica. La soluzione è la “rettificazione” sopra delineata. Siamo, con tanto, arrivati al cuore del problema, collegando direttamente l’errore epistemologico (l’irrealtà del me fisso e delle cose fisse) alle sue estreme conseguenze etiche. La frase “La difesa ad oltranza dell’indifendibile perché irreale (il me fisso, le cose fisse) genera comportamenti mostruosi”, anticipata come sottotitolo, può essere analizzata come la formula causale del Male non sadico, vista in chiave ontologica:- L’Illusione (L’Irreale): La concezione che l’io sia un’entità stabile, separata e permanente (me fisso), e che la realtà esterna sia composta da oggetti definiti e conquistabili (cose fisse): questo è il presupposto di base della competizione e dell’autoconservazione egoistica.
- La Difesa ad Oltranza: L’instancabile sforzo (politico, economico, militare) per mantenere in vita questa illusione. Poiché il “me fisso” e le “cose fisse” sono ontologicamente indifendibili (sono flussi e interdipendenze, come insegna il Buddhismo e l’Idealismo), la loro difesa richiede una quantità sproporzionata di violenza mentale e fisica.
- Il Comportamento Mostruoso: L’inevitabile risultato. Quando l’obiettivo è difendere ciò che non esiste (l’identità separata), ogni mezzo è giustificato. I danni collaterali (la sofferenza altrui) diventano marginali, in quanto l’urgenza di preservare l’illusione del proprio essere o del proprio possesso eclissa ogni considerazione etica. L’indifferenza alla sofferenza diventa non un atto di sadismo, ma un imperativo logico generato dalla paura di vedere dissolta la propria (irreale) identità.
- Vulnerabilità Intrinseca: Poiché l’io empirico separato è ontologicamente indifendibile e il possesso è instabile, si percepisce una minaccia costante. Questo genera una paranoia radicale che vede gli altri non come partner nell’interdipendenza, ma come concorrenti necessari per le “cose”.
- Escalation Logica: La difesa dell’irreale non può mai avere successo, e ciò porta a una spirale di richiesta di maggiore potere e controllo. Per difendere l’illusione del possesso e della permanenza, si è costretti ad agire con misure sempre più estreme, fredde e disumanizzanti, culminando in azioni che, dall’esterno, appaiono oggettivamente “mostruose”.
- Rinforzo Progressivo: Quanto più sento, penso e agisco all’interno del suddescritto paradigma illusorio, tanto più lo rafforzo in me, facendone un’abitudine e un automatismo mentale e comportamentale.
- Necessità del Sistema: Poiché la logica del “me fisso vs. altri” richiede decisioni che arrecano danno (“ciò che è mio non è tuo” – “mors tua vita mea”), il sistema non può permettersi leaders con un alto grado di empatia o una coscienza morale normo-reattiva.
- Selezione: Vengono promossi individui con tratti sub-clinici (non necessariamente sadici, ma egocentrici, machiavellici o con un lieve narcisismo grandioso) che possono razionalizzare il danno come “necessario” o delegare la colpa al sistema, al mercato, o alla concorrenza. Essi non si sentono “mostruosi” perché il loro filtro emotivo li rende indifferenti (la matrice del Male) alla sofferenza generata.
- Necessità del Sistema: L’irrazionalità di base del sistema deve essere protetta da ogni disallineamento cognitivo. Chi mette in discussione le premesse (ad esempio, l’interdipendenza o la finitezza delle risorse) è percepito come una minaccia, un “nemico interno” o un debole.
- Selezione: Vengono scelti individui che mostrano fedeltà cieca all’ideologia e alla gerarchia (sia essa di partito, aziendale o finanziaria) e una resistenza al pensiero critico o all’auto-riflessione. Questo è l’essenza del groupthink: il decisore ideale non è chi porta la realtà nel sistema, ma chi rinforza l’illusione condivisa.
- Necessità del Sistema: La difesa dell’indifendibile richiede persone che confondano totalmente la propria identità con la carica che ricoprono.
- Selezione: La promozione va a coloro per i quali il potere, la ricchezza e la posizione non sono strumenti, ma sostituti dell’io (l’identità irreale). La perdita di potere è percepita non come un cambio di lavoro, ma come l’annientamento dell’io. Per questo motivo, la difesa del proprio status e delle politiche che lo garantiscono diventa una lotta per la sopravvivenza ontologica, giustificando azioni sempre più estreme e difensive.
AlbertoConti 6 ottobre 2025
Grandioso tentativo di MDL di analisi profonda delle contraddizioni intrinseche alla condizione umana, con tanto di soluzione per uscirne vivi in chiave evolutiva. Soluzione non facile da maturare individualmente, per renderci protagonisti attivi del cambiamento, nel senso di un vero salto di civiltà verso una concezione moderna di coesistenza armoniosa tra moltitudini incomparabilmente più numerose degli originali limiti tribali, fino a comprendere l'intero pianeta che di fatto è già interconnesso globalmente nelle pratiche materiali.
Paradossalmente è forse più probabile una maturazione della coscienza collettiva secondo gli insegnamenti dei grandi maestri spirituali che da millenni orientano l'animo umano, dentro e fuori le religioni, verso il bene universale, con le dovute eccezioni in negativo.
Dice Galimberti che l'essere umano è principalmente un funzionario della specie, cosa dimostrata dall'irrazionalità dell'amore nelle logiche correnti. Ma non è neppure questo sufficiente a sostenere la qualità dell'evoluzione spirituale richiesta per superare le criticità connesse ai progressi tecnologici indiscriminati, con le relative potenze di fuoco sull'ambiente naturale che ci ospita nell'esperienza terrena.
Occorre piuttosto una maturazione in senso olistico della conoscenza, che però appare sempre più limitata quanto più la si approfondisce, rendendo vano ogni tentativo di controllo razionale della coesistenza globale. Per questo siamo ancora alle prese con le "geopolitiche", che non sono certo la soluzione, quanto piuttosto una zavorra congruente al passato violento dell'umanità. Che Dio ci salvi! (cerchiamolo dentro di noi)