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LA MARCEGAGLIA IN SOCCORSO DI TRICHET

DI MARCO CEDOLIN
ilcorrosivo.blogspot.com

Fra gli avvoltoi che planano in cerchi sempre più bassi, attendendo con impazienza di spolpare la carogna di questo disgraziato paese, non potevano certo mancare i prenditori d’accatto che da sempre vivono alla grande foraggiati dai sussidi statali, ma fra una puntatina a Porto Cervo, un briefing di alta finanza e una delocalizzazione produttiva, non mancano mai di tessere le lodi del libero mercato, declinato come il luogo dove si socializzano le perdite, privatizzando al contempo i profitti (leciti ed illeciti) derivanti dalla macelleria sociale.

Degna portavoce di questa congrega di sciacalli che vestono Prada e Max Mara, ma strizzano l’occhio alla sinistra chic e si fingono interessati alle sorti dei lavoratori (italiani o cinesi non si comprende bene) non poteva essere che Emma Marcegaglia , la quale a sostegno di Draghi e Trichet e dei molteplici affari di famiglia, sta in queste ore producendosi nell’ennesimo sforzo per “salvare il paese” dalla remota possibilità che gli italiani non seguano i greci nel tunnel della disperazione.
Oggetto dello sforzo un documento denominato “manifesto per la crescita”  (non si comprende bene di cosa) imposto ai camerieri di governo e sindacati, sotto forma di ultimatum o ricatto, indispensabile perché Confindustria non faccia saltare qualsiasi tavolo di dialogo.
Entrare nel merito del suddetto manifesto crea giocoforza non pochi imbarazzi, dal momento che sono troppe e troppo forti le similitudini con la lettera “segreta” di Draghi e Trichet che commentammo ieri a fronte della sua pubblicazione integrale (per ironia del destino avvenuta proprio il giorno precedente a quella del manifesto della Emma nazionale), ma dal momento che l’esercizio del repetita juvant talvolta si rende necessario, proveremo comunque a spendere qualche parola…..

Dopo una lunga premessa, infarcita di retorica, populismo e slogan stantii, dispensati in quantità industriale, il manifesto arriva al nocciolo della questione, articolandosi in cinque punti.

Spesa pubblica e riforma delle pensioni, dove la Marcegaglia si appropria del becero populismo alla Rizzo e Stella per compiacere i beoti che “i privilegi della casta sono la causa di tutti i mali”, sentenziando come la causa del progressivo lievitare della spesa pubblica alligni soprattutto nel mancato taglio delle spese della politica, imputabile allo stallo delle riforme strutturali deputate a metterli in atto.
Dato il contentino al “popolo bue”, arriva però la stoccata d’interesse, bisogna intervenire sulle pensioni, innalzando l’età pensionabile, ridimensionandone l’ammontare ed aumentando il ricorso alla previdenza integrativa che, giova ricordarlo, viene gestita proprio da soggetti come la Marcegaglia ed i membri del clan da lei capitanato.
Naturalmente neppure una parola per quanto concerne le spese in armi da guerra, in missioni militari all’estero, in grandi opere tanto devastanti quanto inutili, in sussidi a fondo perso verso la grande imprenditoria industriale, in mancanza dei quali avremmo un bilancio sano, perfino se raddoppiassimo il numero delle province e dei rubagalline che allignano nei consigli delle stesse.

Riforma fiscale, niente più che la solita questua alla ricerca di ulteriori detassazioni, agevolazioni e finanziamenti, naturalmente al solo fine di diminuire il cuneo fiscale a tutto beneficio dei lavoratori e non di aggiungere qualche “barca” nuova fiammante a Montecarlo. Seguita dalla becera retorica sull’evasione fiscale che ormai rappresenta il verbo di ogni politico che si rispetti.

Cessione del patrimonio pubblico, dove s’impone la svendita dell’Italia a prezzi da saldo, sotto forma di “massicce dismissioni dell’ancora ingentissimo patrimonio immobiliare”, ulteriori privatizzazioni dei servizi pubblici e l’alienazione delle partecipazioni degli enti pubblici locali nella gestione dei servizi di loro competenza. In sostanza un cartello “saldi” applicato sul tricolore (che tanti amano sventolare) da parte di chi sembra già reputarsi il “miglior offerente” per procedere all’acquisto.

Liberalizzazioni e semplificazioni, dove si rende indispensabile eliminare le regole, gli ultimi aneliti di piccolo commercio e qualsiasi ingerenza del pubblico, per mettere il tutto nelle mani delle multinazionali, degli ipermercati e dei cartelli facenti capo agli oligopoli, naturalmente per il bene del paese e per incentivare la crescita.

Magari perfino delegando ai privati l’attuazione dei procedimenti amministrativi e “rafforzando le semplificazioni amministrative su permessi di costruire, razionalizzazione e riduzione dei controlli, autorizzazione paesaggistica; SCIA”.
Detto in parole semplici, carta bianca e zero intrusioni, laddove dobbiamo comandare noi e gestire il bel Paese a nostro piacimento. Con una raccomandazione tanto cara a Trichet, fare in fretta perché il tempo è denaro.

Infrastrutture ed efficienza energetica, dove dopo un pippone in gergo politichese e tanto populismo di facciata, si intima di usare le risorse recuperate attraverso i tagli e la svendita, per la costruzione di “>grandi opere, deputate a rimpinguare il portafoglio della consorteria del cemento e del tondino. 

Si ordina di non frapporre alcun ostacolo normativo o di carattere ambientale sulla strada dei cementificatori che devono avere le mani libere. Si tenta di spostare, attraverso un gioco di prestigio, la posizione del cemento, da maggiore causa dell’indebitamento del paese a “> migliore risorsa per una crescita visionaria priva di senso compiuto.
A concludere non poteva mancare la questua per il parassitismo industriale della “> green economy che deve essere foraggiato con i soldi statali, perché quando si parla di sovvenzioni agli industriali, lo Stato deve continuare ad essere presente e possibilmente in maniera sempre più massiccia. 
Altrimenti anche i prenditori d’accatto alla Marcegaglia sarebbero costretti ad andare a lavorare, anziché giocare a fare politica, atteggiandosi a spalla di Draghi e Trichet.

Marco Cedolin
Fonte: http://ilcorrosivo.blogspot.com
Link: http://ilcorrosivo.blogspot.com/2011/09/la-marcegaglia-in-soccorso-di-trichet.html
30.09.2011

Pubblicato da Davide

  • illupodeicieli

    Sembrerebbe un programma che va bene sia alla destra che alla sinistra.

  • oldhunter

    Quanto dice la Marcegaglia può far incazzare la classe lavoratrice, ma non deve sorprenderci più di tanto. D’altronde, fa solo il suo mestiere di becera capitalista radical chic. Quello che dovrebbe invece farci trasecolare indignati è la posizione della cosiddetta Sinistra che si esprime compiutamente nelle parole di Enrico Letta e dell’ex premier Prodi che plaudendo ai diktat della missiva di Draghi e Trichet affossano definitivamente tutti gli ideali democratici e sociali per i quali il popolo ha combattuto per due secoli. Sono costoro l’alternativa a Berlusconi? Magari in salsa alla Vendola e alla Di Pietro? Siamo proprio fritti!

  • backtime

    Già, dx e sx, ovvero quelli che portano rispetto solo a loro stessi e prendono per il culo l’elettorato.

    Alle prossime elezioni non mettere la croce, su chi sarà a sua volta la tua croce.

  • YL

    In Italia non abbiamo statisti degni di questo nome e con l’autorevolezza necessaria per contrastare i predatori di ogni risma che ogni giorno diventano sempre più numerosi e minacciosi. E che in questo momento storico manchi una classe politica all’altezza non mi sembra neanche casuale, pare una sceneggiatura scritta da tempo, per tempo. Occorrerebbero alti profili esterni al “sistema” per rimettere il Paese in piedi ed al ruolo che gli compete nello scacchiere mondiale. Sulla scena politica dx e sx non ne vedo.
    E se guardassimo davvero OLTRE, come dice Beppe Grillo?
    Forze fresche, giovani in liste elettorali nuove…tante liste da contrapporre alle loro, per inabissarle. Reclutare giovani comunicatori esperti (pensate a quante scuole di giornalismo ci sono in Italia, nonchè corsi di Marketing e Comunicazione) per far breccia nelle redazioni di stampa/radio/tv/web nazionali e locali.
    Le prossime elezioni sono vicine, altro che 2013.
    Libertà e partecipazione, in massa!

    ——————————————–
    P.S.
    Chissà quale impietoso trattato ci farebbe Cesare Lombroso sulle facce di certe piattole abbronzate ed impudicamente disseminate di bozzi post botox…

  • radisol

    E’ inutile che ci giriamo intorno ; non c’è soluzione pacifica a questa crisi, strutturale che più strutturale non si può ….. e non lo dico per amore dell’ “estremismo” e per gusto estetico alla “rivolta” …. ma perchè mai e poi mai le classi dirigenti ( e non soltanto i politici) rinunceranno spontaneamente a nessuno dei privilegi che hanno … ed ovviamente non mi riferisco alle “auto blu” o a altre questioncelle date in pasto ai “beoti” …. ma ai conti in banca, alle proprietà faraoniche ecc. ecc.

  • dana74

    finalmente qualcuno che mette alla berlina questa donnetta parassita invece di trattarla come fosse il Verbo della saggezza..grazie Tao per aver “portato alla luce” questo articolo

  • clausneghe

    Il discorso di YL va abbastanza bene, meno che per quel che riguarda lo “sfondare” nell’informazione..
    Le tv i giornali e in genere i “mainstream” tutti di regime, vanno by-passati o meglio buttati nel cesso. Sperare in loro è come sperare che il rapinatore faccia buona guardia alla banca..
    E poi tanta gente le sa le cose, solo che si tiene quelle che gli fanno comodo e butta le altre…Non speriamo troppo nel popolo bue e in chi gli suona la musica..Ciao.
    p.s I nostri industrialotti sono obsoleti e fuori dall’innovazione, in massima parte.

  • AlbertoConti

    Mi vien da dire: grande Marco Cedolin! Ma poi mi accorgo che è semplicemente normale, dice cose che sanno tutti. Però non le dice nessuno, e questo sì è anormale!

  • MartinV

    le tv e i giornali “mainstream” non sono di regime, ma sono semplicemente di proprietà del potere finanziario. Acquistare e gestire gli organi di in-formazione, spesso in perdita costante di denaro, assicura al potere finanziario (transnazionale) che la gente riceva in maniera costante il flusso di imput funzionale al funzionamento del sistema (o della matrice, per parlare più alla moda).

  • IVANOE

    Era ora!!!
    Che si parlasse di questo.
    La Mercegaglia di indubbi gusti di ogni tipo…. perché altrimenti non si capirebbe il suo comportamento..comunque andiamo avanti, non e altro che l ennesima figura confindustriale fasulla e parassitaria che hanno contornato la storia di questo disgraziato paese.ricorderei a Mercegaglia che 7 anni fa come stanno facendo per cancellare le pensioni, loro della Confindustria chiedevano e ottenendolo maggiore flessibilità nel lavoro perché poi loro avrebbero fatto la loro parte per fare crescere il paese.Era il 2004…. E che sviluppo hanno portato ? Una crisi disastrosa e la rovina di milioni di giovani diventati precari a vita.E quindi nulla di nuovo oggi.Questa cerca adesso di rimediare l ennesimo gruzzoletto parassitario e in modo losco, chiaramente alle spalle dei lavoratori che non possono intervenire nei salotti televisivi, per tirare a campare e continuare a vivere di rendita.Vorrei vedere la Mercegaglia farsi un giro in qualche quartiere popolare di Roma Napoli e Milano per vedere se quando e se ne esce ostenta quella finta aria di sicurezza…

  • YL

    Confindustria ingrata? No, insaziabile!
    Era il 1997 quando un governo di sinistra regalava la riforma Treu, quella che introduceva il “lavoro in affitto” (interinale) in Italia. Qualche anno dopo, il precedente disastro viene ulteriormente rafforzato dalla legge 30 (legge Biagi). Oggi sono arrivati a poter aggirare pure l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori quando gli pare.
    Un risultato perfetto, no? Il tutto è costato 14 anni di lavorio, di pressing, di lobby, però il risultato è un’opera d’arte pregiatissima.
    Cos’altro vogliono ancora…con che coraggio chiedono…toni da ultimatum poi.
    Il famigerato decreto sviluppo sta per essere svelato e scopriremo, come al solito, che si tratta dell’ennesima sfilza di iniziative tagliate su misura per loro.

  • YL

    Le cose di cui discutiamo su queste pagine meritano una ribalta nazionale che arrivi alla gente non informatizzata, ma che comunque esercita diritto di voto, lavora, si reca in banca/posta per le piccole e grandi necessità, si compra la casa, consuma ed investe.
    Il contraddittorio critico in tv è latitante. Stesso dicasi per i giornali delle banche. Vogliamo continuare a dircele solo sul web tutte queste belle cose? Il popolo della Rete cresce ogni giorno di più, certo, ma solo con abili comunicatori (come i loro) i movimenti potranno fare il salto di qualità per far giungere a milioni di italiani informazioni e retroscena per loro inimmaginabili.

  • Tao

    LA MARCEGAGLIA SPOSA LA TRUFFA DELLE CARTOLARIZZAZIONI (COL PRETESTO DI BERLUSCONI)

    La strabiliante sopravvivenza politica dell’Insano Vegliardo di Arcore costringe le menti dei commentatori ufficiali ad escogitare le più sofisticate teorie per spiegare l’arcano. Esaurita nei mesi scorsi la menzogna ufficiale secondo cui il potere berlusconiano sarebbe stato basato sul consenso elettorale, ora è necessario attingere maggiormente alle altre mitologie a disposizione.

    C’è la fiaba del Berlusconi super-eroe (negativo o positivo, è irrilevante), capace di reggere l’ostilità e l’isolamento a livello nazionale e internazionale, perché tanto è ricco di suo. Nella fiaba infatti la ricchezza di Berlusconi non è relazionata col sistema finanziario, ma è una virtù del tutto individuale, proprio come i super-poteri dei super-eroi, perciò tra i personaggi della fiaba sono costretti a mancare i miliardi di debiti della Fininvest. Se poi Berlusconi ha retto all’assalto dei “poteri forti” interni ed internazionali comprandosi i deputati, come mai quegli stessi “poteri forti” sono tanto deboli da non essere capaci di ricomprarseli?
    A supporto della precedente, interviene a questo punto la fiaba del Berlusconi Anticristo, il quale sarebbe capace di prevalere sui bacchettoni travolgendo i sensi di colpa e gli scrupoli morali, di sedurre le vecchiette teledipendenti che vedono in lui il diletto nipote scavezzacollo, ma anche di fascinare e trascinare il popolo delle Partite IVA, che infatti sarà tutto contento dell’ultimo aumento dell’IVA deciso dal governo.

    Quando queste fiabe non funzionano più, c’è sempre l’ultima risorsa, quella con cui vai sul sicuro: la colpa è della sinistra. Le colpe possono variare a seconda delle esigenze, perciò a volte la sinistra non ha nulla da proporre, altre volte non sa mettersi d’accordo al suo interno, e poi sono tutti uguali, tutti ladri, perciò tanto vale tenersi Berlusconi. Questo argomento, che parrebbe il più realistico, in effetti ci riporta alla trascendenza pura: se sono tutti uguali, tutti incapaci, tutti corrotti, tutti ladri, tutti litigiosi, allora Berlusconi può essere diventato inamovibile solo per grazia divina.

    Potrebbe però anche darsi che la spiegazione del fenomeno Berlusconi si possa trovare in una cosa banale come l’ipocrisia. Berlusconi è spregevole, ma fa tanto più comodo ai cosiddetti “alleati occidentali” proprio in quanto spregevole. Per il suo ruolo economico e la sua posizione geografica, l’Italia ha un potere contrattuale oggettivo, ma il clown è inattendibile come controparte, perciò anche quel potere contrattuale si può aggirare.

    Per la NATO ed il Fondo Monetario Internazionale, oggi l’Italia non è più un complice e neppure un suddito, è un territorio annesso di cui disporre a piacimento. Per questo motivo Obama può usare le basi militari sul territorio italiano per aggredire la Libia, ma poi non cita l’Italia tra gli alleati, e ciò per far intendere a tutti che le aziende italiane non parteciperanno alla spartizione del bottino coloniale. Anche l’Italia, come la Grecia, potrebbe entrare da un momento all’altro sotto la diretta tutela del FMI. Se, nonostante le dimensioni della sua economia, l’Italia può essere assimilata dalla propaganda mediatica a piccole entità come la Grecia o il Portogallo, ciò accade grazie a Berlusconi, che rende credibile ogni emergenza, anzi è un’emergenza vivente, l’icona della catastrofe antropologica.

    Sono tempi difficili, ed è proprio in questi momenti che si sente il bisogno di un punto di riferimento attendibile. E’ proprio in questi momenti che le straordinarie intuizioni di Pier Luigi Celli ci vengono in soccorso. Celli, direttore generale della prestigiosissima università privata Luiss (quella di Luca Cordero di Montezemolo o dell’ex ministro della Difesa Martino, per intenderci) ci informa, in una recente intervista concessa all’Espresso, che i nostri guai sono “…conseguenza di una nazione che non ha avuto una solida borghesia, che non ha affrontato una vera rivoluzione industriale, e dunque ha spinto gli italiani ad arrangiarsi…”. Una tesi davvero scomoda e che sconcerta per la sua originalità; ma Pier Luigi Celli, già autore dell’indimenticabile saggio “Comandare è fottere”, ci dà altre preziose indicazioni: “In Italia…purtroppo, i primi a trovare lavoro, attualmente sono i mediocri.” Ovvio, se no come diavolo avrebbe fatto a trovare lavoro uno come Pier Luigi Celli?

    Ma il punto vero è l’interessata ipocrisia di questa retorica del merito, che consente di usare le magagne altrui come alibi per mascherare e spacciare le magagne proprie come coraggiose denunce. L’ipocrisia non è quindi un’esclusiva dei poteri sovranazionali, ed infatti anche Confindustria ha condotto in questi giorni una sorta di pronunciamento antiberlusconiano, denunciando l’immobilismo del governo ed invocando misure per la “crescita”. Tutti ad applaudire Emma Marcegaglia, perché effettivamente la degenerazione del pagliaccio è tale che come si fa a non plaudire a chi lo fustiga?

    Grazie alla nebbia fumogena della plateale abiezione berlusconiana, non ci si accorge che il “manifesto per salvare l’Italia” lanciato dal presidente di Confindustria, non contiene affatto provvedimenti atti a rilanciare produzione e consumi, semmai è un mix delle solite privatizzazioni e delle solite bolle finanziarie, da alimentare attraverso quelle che vengono chiamate “cartolarizzazioni”.[1]

    Questa truffa finanziaria in inglese viene chiamata suggestivamente “securitization”, per suggerire un’idea di sicurezza. Gli Italiani sono più diffidenti, e quindi si è escogitato questo termine spiazzante di “cartolarizzazione”, che ricorda le cartolerie ed evoca immagini festose di bimbi che vanno alle elementari e di mamme premurose che gli comprano le matite colorate.

    In cosa consiste questa cartolarizzazione? Lo Stato o un Ente locale decidono di privatizzare un immobile pubblico, ma ovviamente non c’è nessun privato che voglia veramente tirare fuori i soldi per comprarlo. Allora che si fa? Lo si dà ai privati gratis? Spesso si fa così, ma perché limitarsi ad una truffa sola, quando invece se ne possono fare due?

    La cartolarizzazione è infatti una privatizzazione, cioè un furto, però con una frode finanziaria annessa. I beni immobili pubblici vengono trasferiti a società finanziarie private, create appositamente dalle banche; queste società dovrebbero pagare poi quei beni attraverso la vendita di titoli. Figuriamoci. Quindi il cittadino può essere derubato due volte: come contribuente a cui viene sottratta una parte del pubblico patrimonio, e come risparmiatore a cui si spaccia la solita finanza tossica.[2]

    La prima legge sulle cartolarizzazioni fu promulgata in Italia nel 1999 dal governo D’Alema, e ricalcava passo per passo le istruzioni del FMI. Che proprio la cartolarizzazione sia alla base dell’attuale crisi finanziaria e della conseguente depressione economica, costituisce un dettaglio che alla Marcegaglia non interessa. O forse l’interesse c’è, ed è proprio la distrazione causata dalla depravazione berlusconiana ad impedire di vederlo?[3]

    Pare dunque di capire che oggi anche Confindustria abbia poco a che fare con l’industria, anzi che si sia riciclata come agente provocatore delle banche, le quali usano l’emergenza della crisi e l’emergenza del berlusconismo come pretesti e coperture, in modo da continuare ad imporre sempre le medesime tecniche di frode finanziaria istituzionalizzata.

    Fonte: http://www.comidad.org
    Link: http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=449
    29.09.2011

    [1] http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/23/crisi-marcegaglia-manifesto-per-salvare-litalia/159541/
    [2] http://www.daedala.it/index.php?option=com_content&view=article&id=58&Itemid=57
    [3] http://www.consulenzafinanziaria.net/legislazione/L.%20130%20cartolarizzazione%20crediti.htm

  • AlbaKan
  • sheridan

    E gia’, a te non iteressano cosucce come le auto blu e altre ruberie, tu sei quello che la sa lunga, vuoi distinduerti dai beoti. Appena un cretino si mette a scrivere qualche fesseria su un blog ecco che si monta la testa, crede di essere arrivato al centro dell’universo, e cosi’ una miriade di cretini si beccano tra di loro fino a voler fare ciascuno un suo movimento e fare di conseguenza la fine del supercretino solitario. Dall’altra parte invece i veri lestofanti si muovono come classe, la vita e’ lotta di classe e faresti bene ad aggregarti alla Gloriosa Classe Operaia, ma per fare quello ci vuole il fisico (e la testa), molto meno faticoso consumar le dita sulla tastiera a scrivere piu’ o meno idiozie. Se la rivoluzione ancora ritarda e’ proprio per “merito” di internet che neutralizza e debilita braccia rubate alla rivoluzione.

  • Allarmerosso

    Peccato che ci siano una miriade di idioti che, allo stato attuale ,pur di mandare via Berlusconi voterebbero chiunque !!!

  • Allarmerosso

    Talmente indottrinati e tanto inimmaginabili certi retroscena che certa gente non ci crede nemmeno … non ci vuole credere non ci può credere
    almeno che … almeno che non lo dica la stessa persona che per lo stesso periodo di tempo li ha indottrinati …

    Come ho detto prima in risposta ad un commento sopra , la gente adesso voterebbe chiunque pur di mandare via Berlusconi e lo farebbero solo per MANDARE VIA Berlusconi … rendiamoci conto dello stato mentale in cui sono riusciti a far sprofondare certe persone !!!

  • Allarmerosso

    mm tutti ? … no c’è chi crede ancora ai giornali e ai telegiornali … e chi legge solo la gazzetta dello sport … !!!!

  • YL

    Leggo su Dagospia (e riporto) l’intelligente appunto che un lettore del Corriere pone a Diego Della Valle all’indomani della sua infelice pagina/manifesto a pagamento pubblicata su alcuni quotidiani.

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    UNA DOMANDA A DIEGO DELLA VALLE
    Lettera al Corriere della Sera

    Caro direttore, io sono un imprenditore e un lettore del Corriere della Sera. E sul mio giornale vorrei porre al dottor Diego Della Valle una domanda. «Gentile dottor Della Valle, ho letto con attenzione il suo appello ai politici e con estrema curiosità vorrei sapere se lei si riconosce tra “quella parte del mondo economico che per troppo tempo ha avuto rapporti con tutta la politica in base alle opportunità e alla sua convenienza del momento” e che cosa ha fatto, a parte le sue numerose presenze in programmi televisivi in veste di paladino del ” made in Italy”- anche se mi risulta che gran parte dei suoi prodotti venga realizzata all’estero – per difendere i posti di lavoro in Italia, per tutelare i diritti del consumatore a conoscere dove tutti i prodotti in commercio sono stati realizzati, per contrastare la legge “truffa” Reguzzoni-Versace proprio concepita per favorire chi nel settori abbigliamento-calzature effettua fasi importanti di lavorazione all’estero.
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    Gentile dottor Della Valle, il suo potere economico è indiscusso, ma almeno quando parla o scrive si renda conto che alle sue parole o ai suoi scritti dovrebbero fare riscontro altrettanti comportamenti in difesa del vero e solo “made in Italy”, quello fatto unicamente e totalmente in Italia. Ciò potrebbe dare certezza di lavoro a tanti dipendenti ora in cassa integrazione o mobilità e speranza di futuro ai giovani disoccupati del nostro Paese. Attendo con curiosità la sua risposta, grazie » .
    Luciano Barbera

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    Eccoli i nostri paladini futuri. Vade retro!

  • radisol

    E certo …. magari è pure colpa dell’invenzione della radio … o della televisione … o direttamente dell’energia elettrica …. Sono almeno 40 anni che cerco di coniugare marxisticamente teoria e prassi … non è facile riuscirci ….. meno che mai in una società molto più complessa non solo di quando Marx scriveva ma anche più complessa di un quarto di secolo fa …… ma certo se oggi non ci fosse Internet non sapremmo nemmeno da lontano una serie di cose che avvengono … e senza teoria ( e conoscenza delle cose) la prassi nemmeno può cominciare ….