LA LEZIONE DI K

LA LEZIONE DI K

DI GIANLUCA FREDA

blogghete.blog.dada.net

Perso per qualche settimana tra le sabbie della Liguria e l’intermittente sole ferragostano, separato - più per desiderio di disintossicazione che per cause di forza maggiore - da internet e dalla sua informazione multiforme e poliedrica, ho dovuto cogliere scampoli dei recenti avvenimenti di politica nazionale nei brandelli di TG captati in qualche bar balneare all’ora del caffè e nelle rare letture di “Repubbliche” del giorno prima abbandonate sul litorale da bagnanti ignoti. Sono stato più volte sul punto di tradire il mio antico giuramento di non acquistare mai più un quotidiano nazionale, spinto dalla curiosità di verificare l’esattezza dei miei pronostici sull’andamento della crisi politica. Ho resistito non per virtù, ma per la scarsa disponibilità finanziaria, acuita dai crudeli regolamenti degli albergatori che mi hanno precluso la possibilità di riciclare i fogliacci scalfarici e debortoliani nell’uso a cui sono consueto adibirli dopo una sommaria ispezione.

A seguito, “KOSSI' FAN TUTTI” (Gianluca Freda, blogghete.blog.dada.net);In tutte le latrine balneari di Genova e provincia è infatti presente lo stesso, implacabile cartello, che recita: “E’ vietato gettare nel water tovaglioli, assorbenti e fogli di giornale”. Un vero e proprio schiaffo all’austerity e alla circolazione della libera stampa.
In ogni caso, tra un caffè e una sguazzata fra le mucillagini, mi è sembrato di cogliere l’eco di alcuni importanti avvenimenti verificatisi negli ultimi giorni. Primo: mi è giunta voce che l’autore di Fotti il potere sarebbe deceduto la scorsa settimana in circostanze non sufficientemente chiarite dalle fonti che ho fin qui consultato. Sono certo che si tratta di un complotto e che il noto scrittore è in realtà vivo, vegeto e nascosto in un segretissimo bunker sotterraneo, come lo sono del resto Elvis, Marilyn e Adolf. Nella remota eventualità che la sua morte non fosse una messinscena, la cosa mi dispiacerebbe parecchio. Era un bravo scrittore, uno dei miei preferiti. Ha fatto anche altre cose nella sua lunga vita, ma non così buone come il suo ultimo libro. Se non l’avete ancora letto, fatelo. E’ un formidabile trattato di realpolitik e se si è capaci di leggere tra le righe contiene alcune importanti dritte sul funzionamento di quel meccanismo osceno che siamo soliti definire “democrazia”. Ad esempio, se qualcuno ancora si chiede in quali ambienti internazionali sia stato progettato il colpo di stato che nel ’93 mise in ginocchio la nostra nazione (lo conosciamo familiarmente col nome di “Mani Pulite”), voilà, la risposta arriva dritta dritta da persona profondamente informata dei fatti: “Mani Pulite non nasce con l’arresto di Mario Chiesa. Ho parlato con diversi imprenditori coinvolti, e tutti mi hanno detto che gli sono stati contestati fatti appresi dai magistrati anni prima grazie alle intercettazioni. C’è qualcosa che non torna: perché quelle inchieste da anni dimenticate sono state di colpo lanciate tra i piedi del ceto politico? [Perché] l’azione della magistratura fu incoraggiata dall’FBI americano e dai poteri forti italiani”. Dite che sono cose già note? Per chi frequenta l’informazione su internet, forse. Ma provate a chiedere all’uomo qualunque e vi sentirete decantare la stagione del giustizialismo come meritoria campagna di moralizzazione repubblicana; oppure, all’inverso, la sentirete demonizzare come malefico colpo di coda del comunismo moribondo. Infettato dall’informazione di regime, il pubblico maggioritario si dibatte fra due antitetiche versioni della questione, entrambe fasulle e parimenti imbecilli. Ci voleva un testimone di primo livello dell’Italia postbellica per dare visibilità generale ad un’idea che su internet già si mastica da tempo: e cioè che il repulisti giudiziario di quasi vent’anni fa avesse mandanti e progettisti internazionali le cui finalità erano un po’ meno nobili e molto meno comuniste di quanto ancor oggi pensi la pubblica coglioneria.

Secondo: sulle Repubbliche del giorno prima ho notato un gran parlare di Costituzione di qua e di là, di sopra e di sotto. Maurizio Bianconi dice che se Napolitano si oppone al voto anticipato e favorisce la nascita di un governo tecnico, tradisce la Costituzione. Napolitano s’incazza: “Ah sì, io tradisco la Costituzione? E allora che chiedano l’impeachment!”. Al TG1, Piero Ostellino, accarezzando come di consueto la sempliciotteria analitica dell’uomo della strada, ribadisce che è proprio vero, il Presidente della Repubblica sta violando la Costituzione, perché se gli elettori hanno dato un mandato di governo a Berlusconi, il ribaltone in probabile dirittura d’arrivo sarebbe un tradimento della sovrana volontà popolare.

Devo dire che raramente mi è capitato di ascoltare un simile nugolo di scemenze stereofoniche in un arco di tempo così limitato. Sembra di presenziare a un bisticcio tra bambini dell’asilo non particolarmente dotati: signora maestra, Giorgio ha insultato la Costituzione! Non è vero, signora maestra, è stato Silvio che le ha fatto gli sberleffi per primo!

Da un lato l’interpretazione della Costituzione offerta da Bianconi, Alfano e altri “autorevoli” esponenti del PdL è palesemente ridicola. Non essendo, la nostra, una repubblica presidenziale, gli elettori non eleggono direttamente il Presidente del Consiglio, bensì le Camere. Sulla scheda elettorale si vota , non per una persona, e il fatto che sulla scheda ci sia scritto “Tizio o Caio presidente” indica una mera preferenza del partito per quella personalità a capo dell’esecutivo. Ma la nomina effettiva del Presidente del Consiglio spetta pur sempre al Capo dello Stato, che la decide tenendo conto di vari fattori, a partire dalla necessità che il governo ottenga la fiducia alle Camere. Chi si oppone al ribaltone invocandone l’incostituzionalità sta dicendo dunque una solenne fesseria, al solo scopo di fornire ai suoi poco illuminati elettori una versione populistica e banalizzata dei meccanismi politici di cui i lobotomici seguaci possano riempirsi la bocca durante le partite a tressette. La verità è che la Costituzione non solo permette tranquillamente i “cambi di fantino” in corsa, ma li contempla di proposito come una “estrema ratio” per tenere il più possibile a freno le interferenze della massa con l’empireo della politica e dei suoi affari, nei quali la volontà del popolo non solo non è (né potrebbe essere) sovrana, ma rappresenta un incombente pericolo da scongiurare ed eventualmente stroncare attraverso l’uso della forza.

Per questo motivo, sul versante opposto, i Napolitano e i Bersani si fanno in quattro per nascondere ai loro altrettanto lobotomici adoratori una verità piuttosto sgradevole: e cioè che la Costituzione italiana non è affatto studiata per garantire la sovranità al popolo, bensì per assicurare spazio di manovra agli intrallazzi affaristici delle cosche industriali dominanti e dei loro tirafili internazionali. Quando un governo non è più idoneo a garantire la fluidità di questi maneggi, è perfettamente possibile e costituzionalmente legittimo – benché non semplicissimo – sostituirlo con un altro di segno opposto senza il fastidio di passare per le urne; invocando, naturalmente, la necessità di garantire continuità (?) all’azione di governo, stabilità politica al paese e tante altre belle filastrocche di questo tipo.

Come sempre accade, quando i commedianti politici iniziano a vomitare Costituzione ad ogni sillaba, è il momento di non prestare alcuna attenzione alle loro parole e cercare di osservare la rappresentazione nel suo complesso, per cercare di capire qual è la posta in gioco e quale strategia è stata scelta per dissimularla. Lo insegna lo stesso sommo autore di “Fotti il potere”, cui s’è poc’anzi accennato: “ La verità è che la menzogna, ben più della verità è all’origine della vita, perché se gli uomini si sono evoluti è stato solo grazie alla loro capacità di mentire agli altri e a se stessi”. Il periodico riaffiorare della Costituzione e delle sue piacevolezze sulla stampa di regime è parte integrante dell’edificazione di quella “politica per crocerossine” ad usum populi che serve ai prestigiatori dell’intrigo per mettere fuori strada chi potrebbe ribellarsi ai loro maneggi, contrabbandando una versione puerile dei meccanismi operativi del potere, utile ad impedire che il grande pubblico ne comprenda il funzionamento. Nel caso specifico, questo accapigliarsi sul senso ultimo del dettato costituzionale mira a nascondere una realtà che risulta fin troppo evidente a chi riesca ad andare appena al di là delle chiacchiere per educande. La realtà è che lo scontro istituzionale in corso nel nostro paese non ha nulla a che vedere con la Costituzione e la sua esegesi, ma è parte integrante di una ridefinizione dei rapporti di forza geopolitici, resasi necessaria a seguito del progressivo declino degli USA come superpotenza unica dominante e dell’emergere di potenze locali che mirano a riempire, col tempo, il vuoto di potere lasciato dal grande moloch rantolante. In questo gioco, la tattica con cui gli Stati Uniti tentano di rallentare il declino e consolidare i propri punti di forza per le future e decisive sfide prevede – fra le molte altre cose - la definitiva eliminazione di Berlusconi dallo scenario politico italiano e la sua sostituzione con soggetti politici in grado di gestire con più salda dedizione alle strategie d’oltreatlantico la rete di rapporti politico-industriali internazionali che servirà da avamposto (o meglio: come uno degli avamposti) per il controllo politico dello scenario europeo. Berlusconi si è rivelato persona troppo libera e imprevedibile nei suoi maneggi e in un momento come questo nessuna deviazione dai piani frettolosamente definiti può essere più tollerata. Se l'uomo che venne da Arcore non è ancora stato spazzato via dallo scenario politico, ciò non è dovuto alla sua astuzia e capacità politica (che sono platealmente inesistenti) e neppure alla tanto sbandierata e sovrastimata forza persuasiva del suo apparato mediatico, che ha perso buona parte del suo smalto dopo la diffusione di internet e che è comunque controbilanciato da un apparato propagandistico di controllo di pari forza gestito dalla parte avversa. Il motivo per cui Berlusconi rimane (credo per poco) ancora in sella è, più semplicemente, l’assoluta inesistenza di una parte politica “fedele” cui i dominanti e i loro maggiordomi confindustriali possano affidare con fiducia le proprie sorti in questa difficile congiuntura. Non perché vi sia difetto di servilismo in Fini, in Bersani, in Draghi o in Prodi, ché anzi tali soggetti non attenderebbero altro che l’ordine padronale per prendere posto a capo di un nuovo governatorato e servire gli interessi dei colonizzatori fino alla morte. La loro sopravvivenza politica, in fondo, dipende unicamente da questo. Ma il fatto è che il loro servilismo è così smaccato e percepibile, la loro incapacità di pensare in proprio è talmente palese, che nessuna maggioranza elettorale garantirebbe mai ad essi il proprio appoggio. I loro maneggi e la loro dipendenza dai diktat americani sono così plateali che perfino i più feroci avversatori di Berlusconi iniziano ad esserne nauseati e a chiedersi se valga davvero la pena cambiare una banda di pagliacci con una dittatura dei colonnelli per conto terzi. Insomma, per quanto Berlusconi possa essere ormai impopolare, i suoi avversari sono la quintessenza stessa dell’impopolarità: servi dei nostri aguzzini americani, così avidi e assetati di comando da non riuscire più neppure a nascondere di fronte al paese le trame, le collusioni e i coltelli con cui preparano il regicidio. Se la loro fedeltà al padrone è scontata, la loro fame di potere, rimasta insoddisfatta per decenni, è così abnorme da renderli imprudenti, da rendere leggibile sui loro volti ciò che realmente progettano dietro lo scemenzario costituzionale e le frasi di circostanza. Ciò li rende poco spendibili, del tutto inidonei a garantire ai dominanti quella stabilità di potere di cui hanno bisogno in questa fase, un cavallo sul quale solo un giocatore davvero disperato potrebbe pensare di dirigere le proprie scommesse.

Esempio plateale di tale inettitudine recitativa è la recente piazzata di Napolitano, il quale, di fronte ad un Bianconi qualsiasi che straparlava a vanvera della mitologica sovranità popolare garantita dalla Costituzione, temendo di vedersi sottrarre dagli avversari il pretesto principe con cui ogni soperchieria viene ornata di mirabili finalità dinanzi agli occhi inebetiti dell’elettorato belante, ha perso ogni controllo ed è intervenuto irritualmente, con l’equivalente diplomatico di una scazzottata nella piazza del mercato, per strappare la foglia di fico costituzionale dalle mani adunche della parte avversa. “Venite qua e cacciatemi fuori, se avete coraggio!”. Non si fa così anche nelle liti condominiali? La realtà è che Napolitano ha i nervi a fior di pelle e ciò fa sì che l’intero intreccio dei suoi progetti per favorire l’avvento di un governo tecnico fedele ai dominanti risulti visibile a chiunque come attraverso una teca di cristallo. La sua parte politica ha già perso ogni credibilità. Le manovre dei dominanti statunitensi, presso i quali ha impiegato una vita per accreditarsi, risultano sempre più trasparenti anche all’elettore più disaccorto. Toglietegli anche la Costituzione e le sue fiabesche garanzie di sovranità e non gli resterà più nulla per giustificare dinanzi al popolo il capovolgimento di maggioranza che sta progettando. Da qui il nervosismo, le scenate, la rivelatoria caduta delle maschere. Di qui la titubanza dei padroni e dei loro gendarmi bancari e confindustriali, che vorrebbero liberarsi di un Berlusconi ormai stracotto ed ambiguo, ma proprio non se la sentono di sostituirlo con uno di questi guitti da strapazzo.

Questi essenziali retroscena della lotta per il controllo delle nostre vite non avrete (quasi) mai la soddisfazione di vederli trattati sulla stampa nazionale, ancor meno in prima pagina, in un editoriale di Scalfari o di Giannini. Per questo “Fotti il potere” è un fondamentale testo di educazione civica, uno dei più completi e vigorosi che siano mai stati scritti. Il suo titolo non è per nulla ironico: per fottere il potere (ma io direi più educatamente: per poterlo controllare) bisogna conoscerne il funzionamento reale, le finalità effettive, la logica concreta, i veri meccanismi. Il che è proprio ciò che l’”informazione” dei De Bortoli, degli Ostellino, dei Minzolini e compagnia cantante tenta di impedire, essendo lautamente retribuita per svolgere questo compito. Per questo straparlano di Costituzione e di sovranità, ripetendo a pappagallo la cosmologia fanciullesca edificata dai loro referenti istituzionali, senza minimamente accennare alle autentiche materie del contendere, alle implicazioni globali dei dissidi locali, alla posta in gioco cui si conformano dietro le quinte le puntate e le strategie dei contendenti in lizza, alla vera natura degli stessi contendenti. Si sposta il piano del discorso sulla morale, sui diritti, sui principi, rintronando le teste di teoria, di filosofia e di retorica per oscurare il livello pragmatico su cui il conflitto si attua e produce i suoi effetti tangibili sul corpo vivo della società. Si fomenta l’idealismo, paradiso lisergico in cui la nebbia della chiacchiera si sostituisce all’analisi scientifica delle cause e dei moventi reali dell’agire politico. Non è un caso che il libro, nella fascetta che avvolge la copertina, rechi la fondamentale prescrizione: “Tenere lontano dalla portata degli idealisti”. Un’attenta lettura di “Fotti il potere” nelle scuole e nei corsi di formazione per docenti sarebbe più utile allo sviluppo della coscienza civica della memorizzazione dell’intero testo costituzionale; sempre che funzione della coscienza civica sia quella di controbilanciare, conoscendolo, il potere e non quella di lasciarlo il più possibile libero di impazzare senza freni mentre i cittadini, distratti dalle favole, sognano inverosimili sovranità popolari e scorrazzano nelle praterie dei diritti umani inciampando, di tanto in tanto, in uno dei cocci delle loro vite.



Gianluca Freda

Fonte: http://blogghete.blog.dada.net/

Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2010-08-21

21.08.2010

Commenti (41)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. alvise 25 agosto 2010

      Beh, avrei ancora qualche critica da farti, ma non voglio diventi una farsa.E poi, più che polarizzare non voglio monopolizzare.Però non resisto alla tentazione (O.Wilde) di sottolineare questo.Se è vero che la verità ha tante facce, è anche vero che tutte le facce sono come i tasselli di un puzzle, atti a formare una unica immagine della verità.Te lo dico, perchè appunto interessandomi di una certa cosa, agli inizi pensavo che la verità di quello che vado dicendo pubblicamente, consistesse in una unica, banalissima, drammatica, verità.

      Col tempo mi sono ricreduto, ed ho dovuto cercare piano piano con pazienza e fatica, a fare ricerche di questi tasselli, cioè le tante facce.Ed ora credo e sono convinto che quella che ho acquisito, per me è la verità unica.Secondo me è dispersivo usare luoghi comuni come "la verità ha tante facce", altrimenti si perde l'essenza di quello che vorremmo sapere ed alla fine non sapremmo che pesci prendere, e finirebbe tutto a tarallucci, come spesso accade.

    1. andyconti 24 agosto 2010

      PM come Gherardo Colombo in effetti avevano gia' indagato sulla corruzione molto prima del 1993 ma le inchieste non venivano pubblicizzate perche' personaggini come Craxi imponevano ai giornalisti di non parlarne, pena la rimozione (cosi' funziona in Italia). Resta il fatto che gli italiani, purtroppo, hanno bisogno della tv che gli dica che esiste la corruzione per arrabbiarsi e cacciare Craxi, salvo poi votare subito dopo per il suo sodale piu' stretto. Se poi esiste la magistratura massonica, fa favori a destra e a sinistra, nessuno ne e' immune.

    1. totalrec 24 agosto 2010

      Mio caro, se non capisci neppure l'abisso che passa tra un giudizio morale su una persona e un giudizio di utilità sulle informazioni che ha fornito, immagino sia perfettamente inutile spiegartelo. Cossiga però lo capiva e si preoccupava unicamente di valutare ciò che gli era utile, non ciò che era giusto, buono e morale. Per questo lui era Cossiga e noi siamo dei poveri pirla che vaneggiano di coerenza e moralità sul web. Quando ti sarai stancato di essere un pirla, dai un'occhiata ai suoi libri e poi fammi un fischio, chissà che si riesca a combinare qualcosa anziché riempirsi sempre la bocca di chiacchiere.

    1. Tonguessy 23 agosto 2010

      E in quale parte degli articoli hai sentito definire il personaggio "accettabile"? Tu te la canti e tu te la suoni, tutta da solo.


      Imparare a mettere in moto il cervello proma di digitare sciocchezze al computer e' cosa utile e saggia. Troppo difficile?

      Poco sopra Freda annuncia:
      "Nella remota eventualità che la sua morte non fosse una messinscena, la cosa mi dispiacerebbe parecchio. Era un bravo scrittore, uno dei miei preferiti."

      In italiano corrente significa: mi dispiace che sia morto e ho amato i suoi scritti. Sulla seconda parte preferisco non commentare ulteriormente. Sulla prima: perche' uno sano di mente si dispiace per la morte di un manipolatore al servizio della CIA (GLADIO!) se non e' sulla sua stessa lunghezza d'onda? Se ti rendi conto di che razza di schifezza umana fosse stato, non puoi che essere lieto di registrare l'auspicata dipartita. E la grande maggioranza dei commenti sono proprio di questo tono. Aggiungici falce e martello e ti ritrovi li', in pieno nazimaoismo, con tanto di lodi per i piu' criminali portabandiere della sovranita' limitata e delle politiche fasciste d'oltreoceano.
      E non ho bisogno dei libri di kossiga per capire come sono sempre andate le cose in Italia. Basta conoscere un po' la nostra storia dal dopoguerra. Kossiga, Marcinkus, Craxi, Gelli, massoni ed imprenditori, servizi segreti deviati, finti opposti estremismi....prendete pure lezioni dal picconatore, a me non servono.


      Dice Gelli (oh, non so se hai mai sentito parlare di P2, piano di rinascita democratica, Gladio etc...)

      "Lei conosce Cossiga? Proprio una bravissima persona. E poi un uomo così colto, uno capace di conversare in tedesco. Un uomo puro, un animo limpido. Dopo la morte di mia moglie mi mandò un biglietto: "Ti sono vicino nel tuo primo Natale senza di lei", capisce che pensiero? Vorrebbe farmi una cortesia? Se lo incontra, vuole porgergli i miei ricordi, e i miei saluti?".

      Servono commenti? E' cosi' che funzionano le cose, semmai non te l'avessero mai detto (e tranquillo che kossiga mica ve lo dice...)

    1. dana74 23 agosto 2010

      non capisco perché si ritenga improbabile che la magistratura non agisca "a comando" di qualcuno.

      "Mani Pulite non nasce con l’arresto di Mario Chiesa. Ho parlato con diversi imprenditori coinvolti, e tutti mi hanno detto che gli sono stati contestati fatti appresi dai magistrati anni prima grazie alle intercettazioni. C’è qualcosa che non torna: perché quelle inchieste da anni dimenticate sono state di colpo lanciate tra i piedi del ceto politico? [Perché] l’azione della magistratura fu incoraggiata dall’FBI americano e dai poteri forti italiani”.

      questo è quanto riporta Freda estrapolandolo dal libro di Kossiga, massone dell'obbedienza britannica, quindi servo della corona.
      Tutti i magistrati appartenenti a quella stessa obbedienza cosa si pensa che abbiano fatto?

      No non ubbidisco all'ordine di sua maesta perché non è giusto per il popolo italiano?

      La magistratura è ben cooptata dalla massoneria ed i confratelli ubbidiscono alla loggia, non ai tribunali o legge nazionale che considerano profana, e se contrasta con quanto la volontà del Gran Maestro o Gran Loggia i confratelli sono "obbligati" ad ubbidire a questa e non alla legge profana che vale per noi plebei, pena il tradimento e vendetta.

    1. totalrec 23 agosto 2010

      "Si tratta solo di capire che un singolo scritto (avesse anche scritto cose sensate) non può rendere il personaggio accettabile".
      E in quale parte degli articoli hai sentito definire il personaggio "accettabile"? Tu te la canti e tu te la suoni, tutta da solo. L'articolo dice che il personaggio, accettabile oppure no, ha scritto diversi libri che tutti dovrebbero leggere, a partire da te. Così magari la pianteresti di guardare alla politica come a una battaglia metafisica tra buoni e cattivi, impareresti un po' di pragmatismo di governo e cresceresti un pochino. Da notare che il pragmatismo non serve solo ad approvare, ma soprattutto ad apprendere metodi concreti di lotta per contrastare e modificare. La metafisica e il moralismo, invece, quando si parla di politica, non servono assolutamente a un tubo, sono su tutt'altro piano dello scibile. O meglio, servono ai dominanti per rimbecillire le masse e restare dominanti.
      Inoltre, ciò che tu chiami "sofisma" è, per chi ha più confidenza con le meningi che con le viscere, una banale questione di prospettiva. Si può parlare di Cossiga deprecando le sue malefatte, oppure facendo tesoro di ciò che ci ha insegnato nei suoi scritti analizzando le cause e le strategie di quelle stesse malefatte. Una cosa non esclude l'altra, si possono fare entrambe allo stesso tempo. Si tratta solo di decidere quale obiettivo vogliamo perseguire. Vogliamo dimostrare al mondo quanto siamo buoni, onesti e morali a paragone del defunto K? Bene, limitiamoci a sbraitare sulla sua malvagità e avremo ottenuto il nostro scopo, dopodiché potremo posare nuovamente le chiappe sulla poltrona e dedicarci ad altro. Vogliamo invece cercare di cambiare le cose? Allora è meglio capire prima come le cose realmente funzionino. E tanto meglio se a insegnarcelo è un esperto del settore, accettabile o no che sia.

    1. Tonguessy 23 agosto 2010

      Mi chiedo: dove ho mai detto che sono dispiaciuto per la dipartita del Kossiga? Io ho scritto che sono dispiaciuto per la dipartita dell’autore di “Fotti il potere”, che è cosa molto diversa.


      Patetico sofisma. Il fatto e' che l'autore del libro in questione ed il filosionista e filoatlantista sono la stessa identica persona. Che fosse schizofrenico non ne sono al corrente, quindi......

      E' vero che dal letame alle volte nasce un fiore. E' pero' altrettanto vero che il profumo del fiore viene totalmente coperto dall'olezzo fetido degli escrementi. Nessuno ha poi invocato alcun rogo. Personalmente lascio quelle pratiche ai vari Torquemada e Goebbels. Si tratta solo di capire che un singolo scritto (avesse anche scritto cose sensate) non puo' rendere il personaggio accettabile, visto che quelle tecniche di manipolazione le ha imparate e praticate sul campo (ovvero sulla nostra pelle).

      Ripeto: patetico sofisma

    1. Tonguessy 23 agosto 2010

      Stai polarizzando il discorso. Un conto e' la verita' tanto cara a preti e metafisici in genere, altra cosa e' la sensibilita'. E non ho mai avuto l'intenzione di prendere in giro nessuno con presunte goliardate. Al massimo ho fatto presente altre e scomode verita', ovvero punti di vista cosi' differenti da risultare scomodi ai piu'. Ed e'esattamente quello che ho appena fatto, dicendo che non esiste nessuna verita', ma molte verita'. Anche a me piace "dare l'input per far capire in che cosa consiste, poi ognuno sarà libero di analizzarla". Ovvero di decidere quale sara' la SUA verita'. Il pensiero unico invece fa l'opposto, offre un'unica indiscutibile verita', e questo porta inevitabilmente a molte sofferenze. Quindi si tratta solo di scegliere quale verita' fa porta meno dolore e sofferenza nel tempo. La scelta e' solo una questione di sensibilita'.

    1. martiusmarcus 23 agosto 2010

      Replica precisa, lucida, pulita: come un colpo di bisturi. Grazie Freda, continua così.

    1. Tao 23 agosto 2010

      KOSSI' FAN TUTTI

      DI GIANLUCA FREDA

      blogghete.blog.dada.net

      "Accade che qualche volta e' pazzi fanno maggiori cose che e' savi"
      (Francesco Guicciardini, "Ricordi politici e civili", 136)

      Come al solito, il mio articolo dell’altro giorno su Cossiga è stato interpretato come un panegirico postumo di Cossiga. Alcuni lettori si sono meravigliati che un sito che esibisce nel suo logo la falce e il martello si dispiaccia tanto per la dipartita di un feroce avversatore del comunismo come il Francesko buonanima. Pare che la “k” sia obbligatoria nell’ortografia tanto del nome quanto del cognome. Pare anche che ai comunisti o post-tali non sia consentito scrivere articoli di analisi, ma solo proferire invettive, damnationes memoriae e strepiti da pescivendolo.



      Mi chiedo: dove ho mai detto che sono dispiaciuto per la dipartita del Kossiga?

      Io ho scritto che sono dispiaciuto per la dipartita dell’autore di “Fotti il potere”, che è cosa molto diversa. Nel mio articolo ho evitato accuratamente di citare o evocare il Cossiga politico. Ho evitato perfino di citarlo per nome, utilizzando tutte le perifrasi possibili. Questo perché anche la semplice nominazione dell’illustre defunto avrebbe evocato il suo percorso istituzionale, del quale volevo assolutamente evitare di parlare. Se lo avessi fatto, avrei dovuto ricordare che Cossiga è stato il politico italiano più smaccatamente e dichiaratamente filoatlantico che la storia italiana ricordi; avrei dovuto parlare della sua riorganizzazione dei servizi segreti in funzione anticomunista e dunque filoamericana; avrei dovuto citare Gladio, di cui Cossiga fu uno dei principali ideatori e con cui contribuì ad implementare l’ingerenza occulta degli Stati Uniti nei nostri affari interni; avrei dovuto ricordare con disprezzo la sua posizione filoisraeliana durante l’operazione “Piombo Fuso”; avrei dovuto rievocare il suo cruciale contributo al ribaltone che portò al governo Massimo D’Alema, con la sua linea di totale asservimento alla guerra di aggressione americana alla Serbia; eccetera eccetera. Avrei dunque dovuto scrivere (a maggior ragione, vista la mia assoluta idiosincrasia per la servitù dell’Italia verso gli USA che ha caratterizzato l’ultimo sessantennio) un ennesimo articolo d’invettiva postuma, sulla falsariga di quelli che già circolano a dozzine in rete, in cui avrei preso a calci e pestoni il cadavere ancora caldo del defunto, ricordandone le malefatte, maledicendolo per tutta l’eternità ed augurandogli un soggiorno nel sottoscala più angusto e fiammeggiante dell’inferno.

      Ho preferito resistere alla tentazione e concentrarmi invece sul Cossiga scrittore. Perché?

      Primo: perché non amo riscrivere cose già scritte, e meglio, da dozzine di altre persone.


      Secondo: perché mi piace sputare sui cadaveri solo quando ciò risponda all’esigenza di portare avanti una linea di concreta battaglia politica. Farlo per puro piacere personale mi sembra un’inutile e vile dichiarazione d’impotenza, che preferisco lasciare agli impotenti desiderosi di dichiararsi tali. In questi casi tendo ad applicare la prassi di guerra descritta da Nietzsche in “Ecce homo”:

      “Primo: attacco solo cose che sono vittoriose, - in alcune circostanze aspetto fino a che siano vittoriose. Secondo: attacco solo cose contro le quali non troverei nessun alleato, contro le quali sono solo, contro le quali mi comprometto io solo… […]. Terzo: non attacco mai persone, - mi servo della persona solo come di una potente lente d’ingrandimento, con la quale si può rendere visibile uno stato di disagio generale, ma strisciante, difficilmente afferrabile. […] Quarto: attacco solo cose dalle quali sia esclusa qualsiasi divergenza personale, dove manchi ogni retroscena di brutte esperienze. Al contrario, attaccare è, per me, una dimostrazione di benevolenza e, in determinate circostanze, di gratitudine.”



      Terzo: Cossiga è stato sì il più filoamericano dei politici della prima Repubblica, ma anche il meno ipocrita. Non ha mai fatto mistero della sua soggezione alle imposizioni statunitensi, ma anzi l’ha sempre dichiarata a chiare lettere. Ha sempre rivendicato con orgoglio il proprio filoatlantismo, anche nei casi in cui gli andava decisamente stretto, dando per scontato che se si sceglie la strada della politica, bisogna poi adeguarsi ai suoi metodi, rispettarne le regole e i rapporti di forza internazionali. E anche questo lo ha detto a chiare lettere. E’ stato un nemico schietto e riconoscibile. Non un traditore come un D’Alema qualsiasi, che si riempie la bocca per anni di comunismo e diritti umani per poi fare da stuoino mentre gli americani vanno a macellare i civili serbi. Per questa sincerità, assai rara in politica, merita, se non proprio il mio rispetto, perlomeno una temporanea sospensione del progettato scempio del cadavere.

      Quarto: Cossiga ha sempre parlato del potere per ciò che era, mostrandocelo con un certo coraggio - e praticandolo con una buona dose di strafottenza - nel suo aspetto reale, in tutta la sua sanguinosa regalità. Non si è mai nascosto dietro le sottane della “democrazia”, della “sovranità popolare”, della “libertà”, dei “diritti umani” e di mille altre simili fanfaluche con cui si impedisce alle masse di comprendere la meccanica del dominio. Anzi, si è generosamente prodigato per spiegare egli stesso alle masse, da profondo conoscitore, i fondamenti e le regole di tale meccanica. Da questo punto di vista, i suoi ultimi libri rappresentano un autentico tesoro di conoscenze e rivelazioni. Se la gente li leggesse, anziché invocarne il rogo perché li ha scritti Cossiga, forse imparerebbe come comportarsi per evitare che nascano nuovi Cossiga.

      Gianluca Freda

      Fonte: http://blogghete.blog.dada.net

      Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2010-08-23

      23.08.2010

    1. alvise 23 agosto 2010

      Dici che non hai mai parlato di verità.Ma allora che stiamo a fare su questo forum, a profonderci in goliardate?Per me fai pure.Certo, dirai che ognuno è libero di fare quello che vuole o andare dove vuole, magari anche a fanculo, per carità, ci sta tutto bene.Lo dico io, così ti evito di dirmelo tu.Ti interessa che ci siano quanto meno sofferenze in questo postaccio?

      Ma è proprio per quello, secondo me, che dovremmo tutti, tentare di scoprire: della politica, degli intrallazzi, dei faccendieri, dei politici corrotti, ecc, la realtà di come stanno le cose.Il "postaccio" non nasce come i funghi, nasce dall'immobilismo della gente.Perchè nasce dall'immobilismo della gente?Perchè al contrario, il pragmatismo, secondo me, provoca movimento nell'opinione pubblica, e sappiamo come alla politica conti l'opinione pubblica ( ma forse sto dicendo una cazzata pazzesca).

      Dico questo, non perchè sia tastiera-dipendente, ma perchè nella mia città sono impegnato a far uscire (ma preferisco "divulgare") una verità, o quella che ritengo "verità", sconosciuta ai più, per cui si può capire come mi interessi il tentativo di divulgarla la verità, quantomeno farla conoscere, dare l'input per far capire in che cosa consiste, poi ognuno sarà libero di analizzarla, ma se non conosci manco il problema, che cosa cerchi?Impresa difficile con i lobotomizzati del calcio, lo so, cioè la maggior parte degli italiani. [Asinus asino pulcherrimus]

    1. Tonguessy 23 agosto 2010

      mi dai una ricetta per provare a trarre qualcosa, dalle nebbie della verità?


      Non ho mai parlato di Verità. L'unica cosa che veramente mi interessa è che ci siano quanto meno sofferenze in questo postaccio dell'universo. Elogiare Kossiga va nella direzione opposta a questo mio interesse. Fare priming sul legittimamente impedito pure.

      Tu stai cercando il "metro ufficiale" con cui misurare i vari casi e decidere se rientrano o meno nel computo delle "verità". Mi spiace, ma non sono in grado di dartelo io, quel metro. Quello che posso fare è instillare dei dubbi, che sono destabilizzanti al contrario di una qualsiasi verità. Che tu ci creda o no a quello che penso, sono solo affari tuoi. Io sono sicuro di quello che scrivo, e scommetto ne è altrettanto sicuro anche Freda. Quindi hai la notevole libertà di decidere tu stesso chi stia menando il can per l'aia. Credo che questa sia l'unica verità degna di nota. Le giornate nebbiose, al contrario di quelle terse, possono essere interessanti perchè ti obbligano ad osservare scrupolosamente tutto ciò che ti sta attorno. Lo scrupolo con cui tenti di orizzontarti nella nebbia è l'esatto contrario della situazione limpida da tarallucci e vino (va tutto bene, puoi tranquillamente metterti d'accordo con i tuoi avversari perchè sei convinto di avere la situazione sotto controllo, vedi tutto benissimo).

    1. alvise 22 agosto 2010

      @ Tonguessy
      Per quanto mi riguarda non dico che la tua analisi su quello che scrive Freda, sia del tutto errata.Quando dici "tira fuori i nomi ed i dati", hai banalmente ragione.Però una analisi, se vogliamo farla, sugli intrecci USA Italia, poteri forti, FBI (o CIA) magistratura italiana, segreterie di partito che se ne fottono degli elettori, inciuci vari, e chi più ne ha più ne metta, con quali elementi la faresti questa analisi per tentare di risalire anche ad una modesta parte di verità?Dirò una cosa banale, ma non penso poi tanto assurda: centinaia di indizi formano una colpevolezza.

      Parafrasando questo concetto, anni fa, Lorenzo Bozano fu condannato proprio basandosi su questa analisi.Se tu hai ragione, Freda ha ragione, pallinopinco anche, tutti hanno ragione, si finisce a tarallucci e vino.L'analisi per tentare di sapere un minimo di verità, ovviamente non può basarsi sui media cartacei o tv, non so se su questo sei d'accordo, ed allora come si potrebbe fare, cosa bisognerebbe usare, quale microscopio, quale strumento ci vorrebbe per amplificare l'infinito invisibile, politico-finanziario?

      Secondo me l'unico strumento è mettere insieme il puzzle del proprio libero arbitrio, i cui pezzi sono la lettura dei media, sia cartacei che della tv.Ma non smentisco con questo, quello che ho sottolineato, infatti scremando tutti i messaggi mediatici che arrivano, si cerca di trattenere quello che ci pare più concreto. Al di fuori di questo rimane solo una alternativa, farci da soli le nostre ricerche, ma chi è in grado od ha titoli per farlo?Chi può avere accesso a documenti compromettenti?Le "gole profonde" non è che le trovi dietro l'angolo.

      Ti rammento che, se una persona ti spiattella quello che sono ritenuti documentazioni vere, viene subito colpito con ogni arma in possesso dei detti "poteri forti", mi riferisco a Julian Assange.Eppure, manco con queste prove una persona viene ritenuta attendibile (ma solo una parte, e da che parte...).Ora, alla luce di quanto dico, mi dai una ricetta per provare a trarre qualcosa, dalle nebbie della verità?Se non ce l'hai, allora qualunque analisi va bene, fino a contro-prova contraria.Il problema è che a Genova abbiamo un detto "gia che te rigia, chi ghe la in tu cu u le sempre u dria", e tutto finisce sempre agli italianissimi tarallucci e vino, come dicevo.

    1. andyconti 22 agosto 2010

      proposta rivoluzionaria ma accettabilissima.....pero' l'umanita' beota non sara' in grado di accoglierla

    1. andyconti 22 agosto 2010

      ottimo

    1. andyconti 22 agosto 2010

      grande

    1. andyconti 22 agosto 2010

      grande

    1. andyconti 22 agosto 2010

      purtroppo e' perche' invece di voler comunicare preferiscono sdottoreggiare per sentirsi importanti.

    1. andyconti 22 agosto 2010

      nessun colpo di sole, cosi' sono gli intellettuali di sinistra in Italia (vedi tutti i Potere Operaio passati armi e bagagli con Berlusca).

    1. andyconti 22 agosto 2010

      Gianluca Freda (passato alla storia per la sua finta morte) e' libero di scrivere su questo blog tanto quanto noi lettori (finche' questo sito rimarra' com'e', cioe' libero). Quindi, posso permettermi di rispondergli su un paio di cosette.
      1. PM come Gherardo Colombo in effetti avevano gia' indagato sulla corruzione molto prima del 1993 ma le inchieste non venivano pubblicizzate perche' personaggini come Craxi imponevano ai giornalisti di non parlarne, pena la rimozione (cosi' funziona in Italia). Resta il fatto che gli italiani, purtroppo, hanno bisogno della tv che gli dica che esiste la corruzione per arrabbiarsi e cacciare Craxi, salvo poi votare subito dopo per il suo sodale piu' stretto.
      2. Mi faccia capire, Dottor Freda, Lei ha nostalgia di Berlusconi ancora prima che esca di scena? A me non interessa se lo vogliono rimuovere i poteri forti, mi piacerebbe che un giorno fosse il popolo a decidere e non Berlusconi o i poteri forti (comunque, sono poteri forti anche quelli della P2 che hanno collocato il cavaliere al vertice).

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