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LA LEZIONE DI ECONOMIA DI CHAVEZ PER L’EUROPA

DI RICHARD GOTT
guardian.co.uk

Il rifiuto di Hugo Chavez delle politiche neo-liberali che stanno trascinando a fondo l’Europa costituisce un ottimo esempio per la Grecia e non solo

Alcuni anni fa, viaggiando sull’aereo presidenziale di Hugo Chavez con un amico francese di Le Monde Diplomatique, ci hanno chiesto cosa pensavamo di ciò che stava accadendo in Europa. Era possibile uno spostamento a sinistra? Abbiamo risposto con il tono depresso e pessimista tipico dei primi anni del 21° secolo. Non vedevamo, né in Inghilterra, né in Francia, né da nessun’altra parte dell’eurozona, una grande opportunità per una svolta politica.

Allora forse, ha detto Chavez con un luccichio negli occhi, potremmo venire in vostro soccorso, ed ha menzionato la volta in cui nel 1830, quando le masse rivoluzionarie erano scese per le strade di Parigi agitando il cappello di Simón Bolívar (1), il liberatore del Sud America che sarebbe morto alla fine di quell’anno. Combattendo per la libertà, lo stile Latino Americano è stato mantenuto dall’Europa come sentiero da seguire.

In quel momento, ero stato incoraggiato dall’ottimismo di Chavez, ma non persuaso. Eppure ora credo avesse ragione; è stato utile ricordare che Alexis Tsipras (2), leader del partito di sinistra radicale greco Syriza, aveva fatto visita a Caracas nel 2007 e si era informato su una futura possibilità di ricevere petrolio venezuelano a basso costo, come Cuba e gli altri paesi dei Caraibi e del Centro America. Ci fu un breve momento in cui Ken Livingstone e Chávez (3) avevano fatto comparire per magia un accordo petrolifero tra Londra e Caracas che sembrava promettente finché non fu respinto da Boris Johnson.

Più importante della prospettiva di ottenere petrolio a basso costo è il potere di questo esempio. Chavez si era impegnato, molto prima dell’inizio del secolo, in un progetto che respingeva le economie liberali che affliggevano l’Europa e la maggior parte del mondo occidentale. Si era opposto alle ricette della Banca Mondiale e del FMI ed aveva combattuto contro le politiche di privatizzazione che avevano intaccato il tessuto sociale ed economico dell’America Latina, le stesse con le quali l’UE sta ora minacciando di distruggere l’economia della Grecia. Chavez ha nazionalizzato di nuovo molte industrie, comprese quelle del petrolio e del gas, che erano state privatizzate negli anni ’90.

Le parole e lo stimolo di Chavez hanno avuto effetto al di là del Venezuela. Hanno incoraggiato l’Argentina a risanare il suo debito; in seguito, a riorganizzare la sua economia e ri-nazionalizzare la sua industria petrolifera. Chavez ha aiutato Evo Morales in Bolivia a gestire le sue industrie di petrolio e gas a beneficio del paese invece che a quello degli azionisti stranieri; più recentemente ha posto un freno al furto dei profitti della sua compagnia elettrica da parte della Spagna (4). Soprattutto, ha mostrato ai paesi dell’America Latina che esiste un’alternativa al solo messaggio neo-liberale che è stato incessantemente trasmesso per decenni da governi e mass media come pegno di un’ideologia obsoleta.

Ora è giunto il momento per far sentire un messaggio alternativo ancora più lontano, che sia ascoltato dagli elettori in Europa. In America Latina, i governi che seguono una strategia alternativa sono stati ogni volta ri-eletti, il che suggerisce la sua popolarità ed efficacia. In Europa, i governi di qualsiasi tendenza che seguono lo standard neo-liberale sembrano cadere al primo ostacolo, il che suggerisce che la gente non è proprio attratta.

Chavez ed i suoi corregionali della nuova “rivoluzione Bolivariana” hanno fatto appello al “socialismo del 21° secolo”, non un ritorno allo stile economico sovietico o una continuazione dell’adattamento social-democratico del capitalismo, ma, come lo ha descritto il presidente dell’Ecuador Rafael Correa, il ripristino della pianificazione nazionale da parte dello stato “per lo sviluppo della maggioranza della popolazione” (5).

La Grecia ha delle ottime opportunità di cambiare la storia dell’Europa e di lanciare in aria il loro cappello di Bolivar, come hanno fatto i carbonari italiani a Parigi tanti anni fa. Lord Byron, che aveva intenzione di stabilirsi nel Venezuela di Bolivar prima di salpare in aiuto della liberazione della Grecia, chiamò il suo yacht Bolivar; si sarebbe di certo rallegrato degli sviluppi di oggi.

Richard Gott
Fonte: www.guardian.co.uk
Link: http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/may/16/hugo-chavez-lessons-europe-greece

16.05.2012

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

NOTE

1) http://en.wikipedia.org/wiki/Simón_Bol%C3%ADvar
2) http://www.guardian.co.uk/world/2012/may/08/erozone-crisis-greek-bailout-deal
3) http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2008/aug/29/venezuela.livingstone
4) http://www.guardian.co.uk/business/2012/may/02/bolivia-nationalises-spanish-power-grid
5) http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/feb/01/brazil-venezuela

Pubblicato da Davide

  • kawataxi

    Chavez verra’ ricordato come Cheguevara!

  • nicolarindi

    Premesso che non ho nulla di personale contro Chavez ne contro gli altri leader come Morales,Correa ecc., quando si parla del Venezuela di Chavez, e non necessariamente dicendo bugie, cioè intendo dire che l’analisi sopraesposta magari è corretta, però sarebbe bene dire per completezza che nel Venezuela di Chavez oggi si muore se non di fame (anche se la poverta è aumentata enormemente a dispetto di quel che dice Chavez e i suoi sostenitori), si muore di semplice criminalità, la probabilità che si possa morire o essere rapiti è altissima. Nella sola Caracas ci sono stati 100 rapimenti nel week end e sono solo di quelli denunciati, altrettanti sono i morti per armi da fuoco.
    Grazia a Chavez la criminalita è a questi livelli, piaccia o no lui è daccordo!

  • Giancarlo54

    Quanto scrive Nicolarindi riguardo alla criminalità venezuelana sembra corrispondere alla vertà, almeno secondo fonti che non so dire se venezuelane o estere, comunque da quel che si dice Caracas è una città molto pericolosa. Bene detto ed ammesso questo, bisogna anche, secondo me, andare al nocciolo dell’articolo. Ritengo che l’accostamento a Chavez e ai nuovi socialismi sudamericani debba essere inteso più che come un invito a copiare pedissequamente quelle esperienze, come un invito a cercare nuove vie. In una Europa che sinceramenre non sa più che pesci pigliare, questa è la triste realtà, l’articolista offre una “via di uscita”, via di uscita che andrebbe studiata, valuta ed, eventualmente, adattata ad una Europa in piena confusione politica ed economica. Non si tratta di importare tout court i modelli sudamericani, ma prenderne spunto per tentare nuove vie. O vogliamo restare nelle melma in cui siamo e da cui se,bra proprio che nessuno abbia la ricetta per uscirne?

  • RicBo

    Tutta questa elegia di Chavez comincia un po’ a stufare. Non basta appiccicarsi l’etichetta di socialista bolivariano per esserlo. Ma che diavolo ha fatto Chavez, se non dare qualche briciola alle classi più povere ed a opporsi a parole all’imperialismo USA (mentre gli vende un mare di petrolio però). Solo per questo è considerato in certi ambienti il faro della politica economica e sociale dell’America Latina (penso a Grimaldi che è pubblicizzato qui sopra e che lo considera un Dio), ben più di Russef, Mugica o Kirchner, meno “visibili” mediaticamente o più lontani ideologicamente.
    Con tutto il petrolio che ha il Venezuela potrebbe essere la Svizzera del cono Sud, invece le città sono invivibili per la violenza, ci sono tagli di energia ed acqua di ore, la corruzione ad ogni livello è la norma, i giovani continuano ad emigrare.
    Sapete come ha fatto Chavez ad abbattere la disoccupazione giovanile? Obbligando i giovani a studiare fino ai 24 anni. Sapete come convinceva i più recalcitranti a votarlo? Mandandogli l’esercito in casa. Tutte cose verificabili, ma siccome gonfia il petto contro l’imperialismo USA, non contano.

  • alberto_his

    Concordo pienamente. Le soluzioni alla crisi mancano, Chavez ha portato un esempio da metabolizzare e coniugare secondo il caso Europeo e Italiano in particolare.

  • Georgejefferson

    A prescindere del pro o contro chavez..ricbo ci dai le fonti di quello che dici?oppure indicaz.dove trovarle?Fonti autorevoli?super partes o no?La corruzione a tutti i livelli c’e’ solo li o in tutto il mondo?di piu?quanto di piu?testimonianze di gente normale?documenti?votazioni con l’esercito?cioe?ti arrivano in casa a obbligarti a firmare con le armi?foto…video..testimonianze?

  • giali

    sei sicuro ricbo?
    guarda cosa ha fatto il venezuela per il raggiungimento degli obiettivi del millennio secondo le nazioni unite:

    [url]http://www.mdgmonitor.org/country_progress.cfm?c=VEN&cd=862[/url]

    guarda il perchè quasi non esiste cooperazione italiana per il venezuela:

    [url]http://www.cooperazioneallosviluppo.esteri.it/pdgcs/italiano/iniziative/Paese.asp?id=46[/url]

    poi che la strada sia ancora molto lunga da percorrere in venezuela è cosa certa, ma se solo uno pensasse a cosa era il venezuela 20 anni fa….

  • giali

    gli url sono usciti un poco male! sorry

  • Aironeblu

    Io ho iniziato a seguire con più attenzione la politica di Chavez dal fallito golpe USA dell’Aprile 2002. Allora ero in Colombia, probabilmente il Paese del SudAmerica maggiormente infiltrato e manipolato dalla CIA, e appena si è scatenata la propaganda contr Chávez e l’appoggio USA al fantoccio Estanga, autoproclamatosi nuovo presidente, si è ripresentato il solito copione che ancora oggi viene riproposto in Iraq, Libia, Iran, Siria…. E con le stesse tecniche: cecchini e tiratori scelti di provenienza CIA sui tetti vicino a Palazzo Miraflores a sparare sulla folla immensa che sosteneva Chavez, per accusare poi il governo di compiere tali nefandezze, anche se quella volta gli andò male, perchè i cecchini furono catturati dalla guardia presidenziale. E poi un piccolo gruppo pseudo ribelle gonfiato e finanziato dai dollaroni, minacia di bombardare il palazzo presidenziale se Chavez non si fosse consegnato (stile Allende e Perón). A differenza di altri leader sotto attacco, Chavez si consegna ai golpisti per evitare la guerra civile, e dopo circa 24 ore viene liberato dalla base popolare dell’esercito (i golpisti erano alcuni appartenenti della élite militare, non certo i soldati semplici) e, soprattutto, da una folla di decine di milioni di venezuelani scesi in strada a reclamare il suo rilascio. Evidentemente le politiche attuate da Chavez dal ’98 qualche effetto l’hanno prodotto anche sui venezolani, oltre che sui “gringos”………
    Visto che sui post iniziano a comparire dati, probabilmente diffusi dall’ECONOMIST, se non inventati da Belpietro o da Ferrara, credo sia lecito esporne qualcuno ufficiale (anche se di controparte, visto che redatto dagli “osservatori” delle Nazioni Unite): 1) definizione di una NUOVA COSTITUZIONE A DEMOCRAZIA DIRETTA E PARTECIPATIVA invece che “rappresentativa” 2) istituzione del REFERENDUM REVOCATORIO PER TUTTE LE CARICHE POLITICHE, compresa quella presidenziale 3) Creazione dell’ALBA, e avvio della cooperazione con Brasile, Argentina, Ecuador, Cuba, e alrri paesi ad orientamento “sociale” 4) AZZERAMENTO DELL’ANALFABETISMO e inserimento di 3.0000.000 di cittadini nel sistema scolastico 5) ASSISTENZA SANITARIA E MEDICINALI GRATUITI PER OLTRE 17.000.000 di cittadini nelle fasce più povere, da estendere alla totalità della popolazione 5) PROGRAMMA DI SOSTEGNO ALIMENTARE PER 12.000.000 di persone (La denutrizione era in forte crescita dal ’93, e toccava i 5.000.000 di abitanti) 6) Diminuzione della popolazione sotto la SOGLIA DI POVERTÀ dal 45% del ’99 al 23% del 2009 7) Riduzione del TASSO DI DISOCCUPAZIONE al 6,7 % 8) RI-NAZIONALIZZAZIONE DELLE RISORSE STRATEGICHE DEL PAESE (petrolio e gas), che erano state privatizzate negli anni ’90 dalle élites filo-USA 9) ADESIONE E APPLICAZIONE DEL PROTOCOLLO DI KYOTO 10) MISURE DI PROTEZIONE AMBIENTALE, come il divieto della pesca a strascico…… Per finire, potremmo anche citare la DEFINIZIONE DI BUSH COME IL DIAVOLO IN PERSONA, con tanto di segno di croce…..
    Insomma, ci sarà qualche valido motivo per attirarsi le antipatie USA con conseguenti azioni di propaganda e tentativi di golpe…. SVEGLIA, DA NOI HANNO GIÀ FATTO TUTTO SENZA CHE CE NE ACCORGESSIMO! E tra 5 anni avremo i risultati se non scendiamo in strada anche noi!

  • Georgejefferson

    buoni lo stesso,grazie

  • diegogeid

    Ricbo:un pugile suonato.

  • pedronavaja

    Potrei fare un’analisi semplice, fatta quasi di battute, ricordando che con tanti dei cosiddetti petrodollari tutto è più facile. O dire che non è poi strano usare un po’ di questi petrodollari (66 milioni per la precisione) per Maldonado affinchè trovi posto alla Williams, famosa scuderia socialista inglese.

    Invece, se avete pazienza, potrei raccontare parte di una storia personale.

    Per anni ho trepidato a favore di Hugo. All’epoca del colpo di stato contro di lui (2002) ero da quelle parti e certo, per quanto io non conti nulla, disponibile ad appoggiarlo. Difendevo il satrapo da molti amici, sempre di sinistra, che già da anni l’abborrivano credo più per il suo istrionismo che le sue politiche. Mi è successo di farlo anche pubblicamente, in un’aeroporto e in un mezzo pubblico in Italia: mentre alcuni venezuelani, oppositori evidentemente, lo dileggivano io mi ergevo a difensore del “democratico” chavez, amico dei “mestizos”, sempre legittimo vincitore in numerose e continue dispute elettorali. Il popolo lo vuole e lo dimostra.
    Alcuni anni dopo avrei comprovato con mano, sulla pelle, la mia ottusità.

    Il racconto sarebbe più lungo, ma non voglio stancare.

    Racconto questo perchè mi capita spesso di trovare commenti che, a parte la telegraficità – insomma, quasi mai controargometazioni ma solo slogan, o improperi -, fanno anche riferimento a conoscenza. Un tipo una volta mi rispose che lui conosceva la Bolivia, vi era stato in viaggio. Insomma era un turista e mi rispondeva, secondo lui, con uguale conoscenza, anche se io vi vivo da quasi 30 anni!
    Ecco: la differenza tra il racconto, l’illusione dell’ascolto, e il vissuto. Ci sarebbe molto ancora da dire ma ritorniamo a Chavez. Anch’io appoggiavo Chavez dicevo, fino a che ho visto come funziona la cosa, non in Venezuela ma in Bolivia appunto.

    Ho visto per esempio come funziona la questione delle elezione continue: quando si è sicuri di vincere, quando tutti gli apparati dello stato e della propaganda sono al tuo servizio, tutto è più facile. Ho visto cosa significa il governo padrone di tutto, in un gioco apparentemente, formalmente democratico dove il parlamento si trasforma in una camera di ratificazione automatica, quando la magistratura diventa succursale del potere, quando la propaganda del governo occupa tutti gli spazi, quando il canale pubblico si trasforma nella pravda, o nella padania se volete, quando polizia e forze armate sono succursali del partito, quando appaiono i nuovi bonzi e ricchi del potere, molti dei quali gli opportunisti e corrotti di sempre, quando si gestisce la statistica pubblica solo al servizio del governo. O quando si vende, troppo facilmente (sappiamo come e con chi), un’immagine internazionale di difensore degli indios e dell’ambiente e poi si fa esattamente, pedissequamente, il contrario. Ho già raccontato degli indios, veri, in marcia un’altra volta contro le politiche del governo e la costruzione di autostrade nei territori indigeni e parchi nazionali, in nome del progresso, ma se volete leggere ancora ecco alcuni link:

    http://www.fobomade.org.bo/art-1694

    http://www.ilcambiamento.it/foreste/bolivia_costruzione_strada_riserva_india_tipnis.html

    http://www.durito.it/2011/09/bolivia-lo-scempio/#comment-112

    http://www.durito.it/2011/09/morales-non-e-un-santo/#comment-114

    C’è una differenza tra Chavez e Morales. Chavez è si un istrione, ma dialettico, intelligente. Diciamo che forse non l’aiuta l’aspetto “criollo”. A diferenza del suo difeso, “l’indio” Morales, quello che una settimana fa ha dichiarato compiaciuto, di fronte alle proteste studentesche in Bolivia, “sono molto contento di non essere andato all’università” (http://www.paginasiete.bo/2012-04-26/Nacional/Destacados/3300000126.aspx)…beato lui.

    Detto questo, qualcuno ha chiesto dati; per conoscenza diretta mi limito ad alcune considerazioni sulle affermazioni dell’articolista su Morales.

    Ecco la foto di Evo con il presidente di Repsol (http://www.20minutos.es/noticia/1413805/0/morales-brufau/repsol-bolivia-elogian/socios/). Si: l’impresa petrolifera spagnola espropriata in argentina. Una settimana dopo i fatti argentini era con Evo a firmare accordi per lo sfruttamento del maggiore giacimento boliviano. Brufao è lo stesso che in tutte le televisioni dichiarava guerra a Cristina Fernandez de Kirchner.

    Ecco qualche analisi sulla situazione in Bolivia della “gestione del petrolio e del gas” (http://www.nacionaldehuanuni.com/index.php?option =com _content&view=article&id=1100:bolivia-transita-de-la-nacionalizacion-a-la-subvencion-a-las-petroleras&catid=25:mundo&Itemid=37, http://economiayfinanzasbolivia.blogspot.com/2012/04/sube-el-incentivo-para-produccion-de.html).

    Dopo alcuni anni della “cosiddetta” nazionalizzazione (cosiddetta perchè YPFB, giacimenti petroliferi pubblici boliviani, è stata quasi sempre statale nella sua storia e perchè nel paese tutti i servizi per la gente rimangono privati: salute, educazione e trasposti) la mancanza di investimenti sta obbligando a restituire sontuosi profitti alle petrolifere mondiali (compresi i nuovi soci come gazprom) per continuare ad esplorare e perforare in bolivia.

    Perchè? Semplice ed istruttivo, identico a ciò che succedeva durante gli anteriori governi neoliberali. YPFB era ed è il principale finanziatore dello stato. Anzi: uno dei pochi visto che in Bolivia le tasse le pagano solo i formali. Il 70% dell’impiego e delle imprese è informale, ciò include anche grandi commercianti o importatori di contrabbando.
    YPFB finanzia soprattutto la politica populista e così non gli resta molto per investire nel settore. Questa fu la ragione principale che portò alla fine degli anni 90 alla capitalizzazione. Una volta tornata completamente pubblica nel 2006, YPFB è tornata anche a finanziare le politiche populiste dei “bonos”, cioè qualche regalo pecuniario annuale dato a tutti: non una pensione minima per gli anziani, ma un bono annuale di un paio di centinaia di euro (creazione tra l’altro dei governi neoliberali); non migliore educazione (in un paese dove esiste solo il “bachiller en humanidades”, cioè, fecendo debite differenze, l’equivalente alla maturità classica, nulla di tecnico), ma circa 15 euro annuali per “incentivare lo studio”, ecc…il tutto condito dalla distribuzione del Bono “manu militare”…cioe fatta dalle forze armate…non scherzo.

    Quindi, tornando al petrolio, la bolivia da produttore si è trasformato in importatore. Meglio quindi tornare ai benefici per le trasnazionali visto che l’aumento del 100% dei combustibili, tentato un anno fa da Morales, richiese un rapido dietro-front quando la sollevazione popolare metteva Morales di fronte alla possibilità di finire come alcuni suoi predecessori.

    E che ne è del gas?? Forse vale la pena ricordare che Morales arriva al potere sull’onda della guerra del gas del 2003, che porta alla fuga il presidente Goni. Si favoleggiava allora che Bolivia detenesse i maggiori giacimenti del continente dopo il Venezuela e che l’industrializzazione del gas fosse la chiave dello sviluppo. Dopo alcuni anni le riserve, provate, si sono ridotte, il gas si esporta quasi nella sua totalità per lo sviluppo dei vicini (brasile e argentina) ed a oggi, dopo quasi 7 anni di governo completo, totale, senza praticamente opposizione, continuiamo a comprare il gas con le bombole. Non solo non c’è nessuna industrializazione ma ancora nulla anche sul gas domiciliare.

    Certo l’economia va bene, perchè su una cosa molti hanno ragione: la crisi attuale è strutturale non congiunturale. Le materie prime non sono più una varibile indipendente, ma una chiave di questa. Da un paese come Bolivia, grande quasi 4 volte l’Italia, con 10 milioni di abitanti, e tra i pìù grandi giacimenti mondiali di argento, stango, rame, wolframio, il 60% del litio mondiale, ferro, petrolio, gas, oro, 1 milione di ettari di soia (OGM, la metà delle terre coltivate del paese…oggi vale 500us$ la tonnellata, forse il prezzo massimo mai raggiunto), foreste, coca…insomma, come diceva la costumista di ballarò, “cosi son capaci tutti”.

  • RicBo

    Le mie fonti sono solo testimonianze dirette raccolte dai tanti venezuelani che vivono in Spagna. Se fossi un giornalista potrei raccoglierle e pubblicarle in un blog o una pubblicazione. Ma non sono un giornalista, e neppure lo voglio essere.

  • Georgejefferson

    Scusa hai dati per confutare quelli di airone sul venezuela?mi interesserebbero,la verita innanzitutto

  • giali

    dubito seriamente che vivi in bolivia! dici di vedere e sapere con l’esperienza di 30 anni un governo padrone di tutto e tutti ma probabilmente solo davanti alle televisoni PAT e UNITEL e molte altre che giornalmente sparlano di evo in questo paese.

    Per quanto ti possa dispiacere evo vince perchè in bolivia hanno notato la differenza!

    Continui a parlare della carrettera del tpnis e ancora non spieghi perchè gli abitanti di San Ignacio de Moxos rifiutano la nuova marcia che sta attraversando la bolivia.

    Parli di YPFB come se non fosse parte dello stato, dimentichi di dire che con i decreti del 29 ottobre si è passato dal 18% di regalie per lo stato all’82% la miglior negoziazione che lo stato boliviano abbiama mai avuto.

    Morales non arriva al potere nel 2003 al massimo viene conosciuto dal grande pubblico!!!!!

    La bolivia detiene ancora, non si favoleggia niente, grandissime risorse del gas e lo dimostrano gli investimenti appena sanciti (con la repsol come socio e non come padrone) per quel che riguarda campo margarita.

    proprio vi rode il c..o che Evo stia riuscendo o per lo meno stia cercando di fare della bolivia cio che in 192 anni di repubblica non aveva fatto nessuno.

    In 6 anni di governo e non 7 non si può trasformare il secondo stato americano più povero in un paradiso.

    Poi se l’economia va bene che ci vuole sono capaci tutti peccato che prima di evo le risorse più o meno erano le stesse.

  • pedronavaja

    UN po’ schematicamente, ma anche con certo dettaglio, cerco di rispondere ad entrambi.

    Prima a Georgejefferson:

    Scusa: non ti sembra contraddittoria la tua richiesta? Prima RicBo scrive poche righe e gli chiedi le fonti. Poi chiedi a me di confermare o refutare ciò che scrive Aironeblu. Ma non potresti scrivere a lui chiedendo, come a RicBo, le fonti o che metta almeno da dove ha ottenuto i dati?

    Qualche informazione precisa sugli ultimi punti ce l’ho (venezuela ha aderito al protocollo di kioto nel 2004, ma chavez è al potere dal 1999, e le emissioni procapite di CO2 in venezuela, solo di origine fossile, sono le più alte di latinoamerica, a livello dei cittadini europei…la pesca a strascico…ma in Italia è stata vietata 50 anni fa da governi democristiani, non mi sembra sinceramente un gran progresso) ma credo sia Aironeblu che debba eventualmente citare i link ai vari dati.

    Piu perplesso mi lascia Giali.
    Non tanto perchè ora insinui qualcosa (ma giali, che interesse avrei io a mentire sul fatto di stare o meno in Bolivia? In tutti i casi ho avuto modo di rispondere su questi atteggiamenti: https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=comments&op=showreply&tid=107988&sid=10276&pid=107971&mode=thread&order=0&thold=0#107988).
    Giali ha diritto a dire quel che vuole, anche offendere, ed io difenderò sempre questo suo diritto d’espressione: mi lascia invece più dubbioso quel suo instinto a voler zittire (“callate”, mi ordina in altro telegrafico commento) presagio invece di una cultura di intolleranza censoria, foriera di futuri più oscuri. Preferisco poche parole sconnesse a questo.

    Rispondo a tutto? No, non ho ne tempo ne voglia a dire il vero. Ma alcune cose vale la pena dirle.

    Sulla nazionalizzazione ho già scritto, citando fonti, per buona pace di Georgejefferson.
    Forse non ci sarebbe bisogno di scomodare Andres Soliz. Chi è costui? E’ stato il primo ministro degli idrocarburi dell’era Evo, oltrechè padre della nazionalizzazione. E’ lui che afferma, il proprio padre, che la nazionalizzazione è sostanzialmente fallita (http://www.elpaisonline.com/noticias/index.php?option=com_content&view=article&id=26468%3Acinco-anos-entre-la-nacionalizacion-y-la-desnacionalizacion&Itemid=9).
    Del resto ho messo i dati: le transnazionali ricevevano 10us$ al barile estratto ed ora ne percepiscono 40us$, ma è sufficente vedere le importazioni di idrocarburi del paese per capire che qualcosa non funziona.

    http://www.hidrocarburosbolivia.com/index.php?option=com_content&view=article&id=52046:nacionalizacion-del-gas-fue-unfracaso-coinciden-expertos&catid=19:analisis-y-opinion&Itemid=122

    Qualche precisazione poi per evitare di essere docili amplificatori delle veline governative. Uso ancora Soliz:
    – El Decreto 28701, de 01-05-06 (nazionalizzazione )…en su artículo 4, incrementó la tributación en los mega campos del 50 % (Ley de Hidrocarburos 3058, del 17-05-05, previa al gobierno de Evo Morales) al 82 %.
    Non traduco. Non 18% ma dal 50% al 82%. Non era tutta farina di Evo quindi.

    Passo alla questione più grave, quasi dolorosa.
    Mi sembra assai più grave la difesa della politica neocoloniale di Morales sulla questione TIPNIS.
    Qui mi obbligherebbe a fare un rapido riassunto della vicenda ma rimando ai link già citati ed anche alla risposta a tal signora Correggia, in CDC: https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9158.

    La costruzione della strada dentro il TIPNIS è certamente centrale per Morales. Per due ragioni: (a) la strada fa parte delle richieste delle nuove oligarchie dei coloni quechua aymara (sua base elettorale) per estendere l’agroindustria (inclusa coca) ai territori indigeni. (b) lo stesso Morales si rende conto che pone in certo rischio la sua candida immagine internazionale. Certo: molti conoscono o hanno letto i mirabolanti miracoli dell’era Morales. Ora leggerne eventualmente le nefandezze diventa scomodo. Comunque la notizia non ha goduto di grande diffusione: non è stata diramata dalle sirene del latinoamericanismo italiano che, dopo aver divulgato il culto del primo presidente indigeno si son guardati bene dal diffonderne le note negative.
    Ma chi ha avuto modo di conoscere entrambe le facce di Morales-Giano si è chiesto: come è possibile che gli indios (34 dei 36 gruppi indigeni della bolivia, amazzonici e del chaco, con eccezione di quechua aymara andini, anche se la conamaq aymara è presente nella marcia) manifestino contro il presidente indigeno? Come è possibile che lui voglia costuire una strada tagliando in due un territorio indigeno, senza nemmeno consultare gli abitanti ancestrali di quelle terre? Sarà vero che si costruirà in uno dei parchi nazionali con la più alta biodiversità della Terra? Non può esser vero. Ma non era il presidente dei diritti indigeni, della dichiarazione delle nazioni unite sui popoli? Non era il difensore delle pachamama, la madre terra?

    No: non lo era. Realmente, per chi lo conosce, per chi conosce la sua storia, la sua base di provenienza politica sindacale, sa che non lo è mai stato. Ciò non è ne una colpa ne un demerito su eventuali altri settori. Ma indigenismo e ambiente sono stati solo una strategia indirizzata principalmente all’opinione pubblica internazionale: nulla di reale.

    La realtà l’ha riassunta invece meglio di tutti quel dirigente di una delle organizzazioni più importanti legate al governo (CSUTCB): “costruiamo la strada affinchè gli indios non vivano pìu come selvaggi” (http://www.fmbolivia.com.bo/noticia62766-csutcb-no-queremos-que-indigenas-vivan-como-salvajes.html ).
    Per capirlo meglio consultiamo anche un viceministro di Morales: “los aymaras y los quechuas tienen una lógica de economía en cualquier lugar del país, pero hay otra lógica de los indígenas de las tierras bajas de sobrevivir y no les interesa producir (para el comercio). Es su forma de ser. Entonces, no se trata de incorporarlos a una lógica económica”.
    Traduco con una mia spiegazione: gli aymara e quechua hanno una logica economica -commerciale, capitalista, di accumulazione di beni e cose- in qualsiasi posto del paese -sia nell’area andina come in quelle di colonizzazione-, ma c’é anche la logica di sopravvivenza (sussistenza) degli indigeni delle terre basse ai quali non interessa produrre per commerciare. E’ la loro forma d’essere e non si trata di immetterli in una logica economica (commerciale capitalista)”. http://www.lostiempos.com/diario/actualidad/economia/20110908/tipnis-viceministro-cuestiona-a-gobierno_140892_289278.html
    E’ vero: esitono due concezioni. Quella commerciale di accumulo di capitali, dei coloni quechua ayrmara, e quella di sussistenza, di autoconsumo, degli indios. Non a caso i coloni hanno dotazioni di terre come proprietà individuale, trasferibile, accumulabile, mentre gli indios hanno titoli di terra collettivi, logicamente non negoziabili.

    Detto questo per spiegare un po’ il contesto, viene citato il caso di san Ignacio de Moxos.
    Giali: non credo che tu sia razzista, ma finisci per essere un utile elemento nella propaganda di questo, come ho già detto, in forma ahite inconsapevole.

    A san ignacio de moxos si è scritta una delle pagine piu nere della storia recente della Bolivia.
    Un gruppo di bianchi, legati ora al partito di governo (ma alcuni anni fa erano gli stessi che impedivano a Morales di metter piede nel pueblo), e di coloni (il capo era un tal Colque…saprai certo non trattarsi di cognome mojeño) hanno prima impedito agli indios l’accesso alla piazza, da loro stessi costruita all’epoca dei Gesuiti, e poi, dopo aver concesso il transito per la circonvallazione (non immaginatela come in Italia, ma una semplice strada di terra tra savane e boschi), li hanno seguiti per tutto il percorso al grido di “indios de mierda”.
    Ecco il resoconto: http://www.eldeber.com.bo/nota.php?id=120512232653

    Forse non conosci san ignacio, ma chi scrive la conosce bene. Gli indios mojeños, abitanti ancestrali di lingua arawak di questa terra, sono stati costretti con violenza (la radio indigena è stata saccheggiata: http://comunicacion.derechosindigenas.org/?p=1380) a restare a casa mentre i bianchi e i coloni rappresentavano, a nome e per conto del governo di Morales, il rifiuto alla marcia al grido “vogliamo la strada”.
    E’ questa la Bolivia di Morales che difendi? I mojeños costretti a scomparire per far posto ai bianchi ed i nuovi padroni coloni, fiacheggiatori del governo di Evo MOrales? Vuoi essere il portavoce della costruzione della strada fatta sulla pelle degli indios che non la vogliono?
    Complimenti.

    Essere ottenebrato dall’ideologia, o dal fanatismo (politico o religioso non importa) è una modesta giustificazione. Di moltitudini di utili-idioti è sparsa la storia: sono quelli che hanno sempre una giustificazione per qualche massacro.
    Magari un giorno, portato a visitare i resti della carneficina di cui sei stato silenzioso o vociante complice, magari ammetterai qualche errore. Sarà tardi. Nel frattempo avrai giustificato il nuovo razzismo neocoloniale.

    Ps: Sulle elezioni. Ma scusa. Non ne avevo parlato appunto io riguardo alle vittorie di Chavez all’epoca in cui era mio beniamino? Troppo facile, dicevo, farne continuamente sicuri di vincere. Ma Evo ultimamente perde. Alle elezioni degli organi giudiziari nazionali (60% tra bianche e nulle, senza contare l’astensionismo, che qui chissa perchè, non viene citato) o alle ultime elezioni municipali nell’antica roccaforte del partito di govenro dii Quillacollo o nella capitale Sucre. Ora di elezioni non si parla più, neanche quando sarebbero richieste per legge, come nel caso di dimissioni di sindaci o governatori.

  • geopardy

    Non cominciamo con improbabili similitudini.
    Che Guevara avrebbe agito diversamente e sarebbe stato rispettato totalmente dal popolo e la stessa delinquenza avrebbe fatto fatica a trovare adepti così numerosi.
    Ne sono certo.
    C’è la stessa delinquenza che c’era prima, praticamente.
    Chavez, per quanto io possa sapere, ha ottenuto importanti risultati nelle zone depresse del Venezuela, ma nelle città, evidentemente, i suoi programmi sociali non funzionano a dovere, non so neanche se sia in atto una reale lotta al crimine a questo punto.
    Sicuramente non è Cuba.

    Ciao
    Geo

  • giali

    Non so che interessi avresti, però da come ne parli la Bolivia sembra una dittatura e anche delle peggiori!! ho serissimi dubbi a proposito

    Molte cose non funzionano in Bolivia questo è sotto gli occhi di chiunque abbia una minima conoscenza della Bolivia, ma non si può non notare
    la differenza e il miglioramento delle condizioni di vita, di salario. anche di salute e di istruzione (lontanissimi dagli standard europei ma evidenti i miglioramenti)ecc..

    Ci vuole tempo per portare dati ma per il gas ad esempio andando a cercare su uno dei siti che tu hai linkato ho trovato questo e si vede come la Bolivia abbia fatto passi in avanti nel campo del gas o per lo meno stia tentando di farli…

    http://www.hidrocarburosbolivia.com/nuestro-contenido/documentos-y-archivos/34646-documento-industrializacion-del-gas-natural-boliviano–avances-importantes.html

    Non ti sembra poi importante considerare il consumo interno di energia negli ultimi anni in Bolivia a me sembra molto aumentato quindi possono aumentare anche le importazioni per farne fronte?
    La strada è lunga anche in questo campo però!

    Vero ho sbagliato non era dal 18% questo numero è quanto spettava alle multinazionali però l’aumento non è comunque notevole? poi aumentare le regalie fino a 40 dollari è solo una misura temporanea per far aumentare la produzione. Questo sta dietro l’aumento del prezzo.
    Morales non ha cacciato le multinazionali ha cambiato le regole del gioco che per un paese come la Bolivia non è poco.

    Per quanto riguarda il tpnis non conosco bene la zona questo è vero ma vivendo in Santa Cruz uno potrebbe pensare che tutti i grandi produttori agricoli della provincia non vogliano l’apertura della strada perché potrebbero perdere la loro leadership nella produzione agricola! e ogni volta a dire “e si li sai come cresce bene la coca?”
    Comunque ci sarà un referendum è vero non previo ma ci sarà e decideranno ma purtroppo come dicono coloro che la strada non la vogliono cosa c’entrano tutte le popolazioni del parco? poi agli abitanti di san Ignacio de Moxos basta un generatore elettrico per essere felice!!

    Purtroppo in Bolivia di cose da difendere c’è ne sono molte però molte cose ultimamente sono strumentalizzate a livello politico per andare contro Evo.

    Sarò ottenebrato dall’ideologia come dici però se mi dici quale mi faresti un piacere! Poi faresti bene a pensare a te che ovviamente ti senti uomo libero scevro da qualsiasi condizionamento esterno! qualche dubbio?

    Vedremo alle elezioni che qui sicuramente si faranno tranquillo se la gente vuole continuare con evo o no.

  • Santos-Dumont

    Grazie per l’analisi dettagliata, però al di là dell’intesa esistente tra i due paesi, mi sembra improprio estenderla al Venezuela. Sarebbe come se in qualche modo potessi usarla per fare affermazioni sul Brasile. Posso convenire sul fatto che sicuramente esistono elementi comuni, non solo alla Bolivia e al Venezuela, ma (suppongo) a tutti i paesi sudamericani, in primo luogo l’elevato livello di corruzione istituzionale (e non, ovviamente…), che come affermò qualche anno fa Roque Zimmerman del PT durante una conferenza cui partecipai, in Brasile è un fenomeno endemico che risale all’epoca dell’impero.

  • Georgejefferson

    Hai ragione dovevo chiedere direttamente ad Airone

  • jorge

    Gentile nicolarindi: trovo assolutamente pietoso e fuorviante il tuo commento. Quello che fai tu lo fa già la grande stampa internazionale.
    Cordiali saluti.