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LA GUERRA SCATENATA DA SARKOZY E' ILLEGITTIMA

DI CLAUDIO MOFFA
claudiomoffa.it

I confini labili del diritto internazionale

L’intervento armato in Libia è stato autorizzato dalle Nazioni Unite; è dunque legittimo; l’Italia non è coinvolta in una guerra: questo strano sillogismo – anzi più che sillogismo per alcuni è un dogma – non solo non corrisponde a tutto quello che in questi giorni la gente ha potuto vedere a, ma inoltre non regge dal punto di vista dei principi del diritto internazionale. Beninteso, il diritto internazionale è sempre stato basato da Grotius in poi su concreti rapporti di forza dai confini labili, e nello stesso tempo l’invenzione di una cosiddetta no fly zone ha alle spalle una consolidata tradizione operativa da parte delle Nazioni Unite che dura da un ventennio. Eppure in frangenti cruciali come questo, che rischiano di ferire a morte il nostro paese dal punto di vista energetico e migratorio, e di scatenare una conflittualità sempre più estesa provocata da reazioni a catena dallo strappo libico, è opportuno riflettere su tutto quel che non quadra con il sopracitato sillogismo.

Il primo strappo di Sarkozy: via all’azione militare mentre la riunione di Parigi era in corso
Primo punto, l’avvio concreto dell’azione militare. Secondo la ricostruzione del TG1 di qualche giorno fa – e secondo le cronache in diretta nelle ore di svolgimento del vertice di Parigi – la no-fly zone ha preso il via concreto per iniziativa dell’aviazione francese, quando ancora la riunione convocata in tutta fretta da Sarkozy era in corso: mai visto in tutta la storia delle Nazioni Unite che uno Stato prendesse solitariamente una decisione operativa imponendo il fatto compiuto ai partners invitati per definire e implementare con un atto collegiale una risoluzione varata dal Consiglio di Sicurezza, e nel corso della riunione collegiale stessa. E’ un atto di banditismo internazionale quello compiuto dal Presidente francese, che ha creato un precedente per una gestione successiva della stessa crisi sulla base del fatto compiuto, ultronea rispetto al dettato delle risoluzioni 1970 e 1973: tesa cioè, come da reiterate dichiarazioni di alcuni anche in Italia, a trasformare nei fatti la no fly zone in una guerra d’aggressione contro un paese sovrano, finalizzata non a proteggere i civili ma all’ annientamento del regime di Gheddafi, e chissà, “magari” di Gheddafi stesso.

La no fly zone libica e quella irachena del 1991

Secondo punto: questo spiega la dilagante ribellione al comportamento franco-anglo-americano di attori importanti della crisi, che pure si erano convinti ad accettare o a astenersi sul via libera del Consiglio di Sicurezza: dopo il no cruciale della Germania, l’ Unione africana – un intero continente – la Lega araba, la Russia (vedi la ritrovata uità di intenti tra Medvedev e Putin), e più in sordina la Cina; e poi la Norvegia e le riserve della Turchia membro della NATO e allo stesso tempo in buoni rapporti con altri paesi critici verso la guerra, come il Venezuela il Sudafrica lo Zimbabwe.

Questo fatto deve far riflettere sui limiti e le ambiguità della no fly zone. Quando nel 1991 venne per la prima volta istituita in Iraq, essa venne limitata alle peraltro ampie regioni sciita meridionale e curda settentrionale dove il gravoso dopoguerra aveva lasciato sacche di ribellioni antiSaddam. Ovviamente nel clima di quei mesi, alimentato dai soliti mass media “finanziari” che ingigantivano e inventavano stragi e relativi numeri – esattamente come hanno fatto nei primi giorni della crisi libica – ci furono iniziative di bombardamento a terra da parte degli “Alleati”, ma in genere in risposta a spari delle contraeree irachene locali: mai dunque in modo massiccio come in questi giorni in Libia; mai contro la regione priva di insorgenze, quella sunnita di Bagdad, sede dell’allora governo, quello di Saddam Hussein:; mai soprattutto a Bagdad, perché la guerra era stata dichiarata finita dopo che Bush senior aveva stoppato il generale Schwarkopf mentre marciava verso la capitale irachena con il suo esercito di terra.

In Libia, lo strappo parigino di Sarkozy ha aperto una catena di strappi ulteriori che rischiano di incendiare – fra missili, rischio terrorismo e immigrazione – tutta la prateria euro mediterranea: gli aerei franco-britannici non hanno pattugliato solo i cieli delle regioni sedi effettive di insorgenza, ma qui è là in tutto il paese, compresa Tripoli, compreso il compound di Gheddafi, conciostesso schierandosi militarmente a fianco dei ribelli in armi.

Il conflitto tra Bengasi e Tripoli è un affare interno della Libia

Questo fatto – ecco il terzo punto – è gravissimo. Il conflitto tra Bengasi e Tripoli è una crisi interna alla Libia, paese sovrano e unito al di là dei regimi che lo rappresentano alle Nazioni Unite. Queste, per quasi mezzo secolo, dalla fondazione del 1945 fino alla fine del bipolarismo hanno sostanzialmente rispettato la teoria del “dominio riservato” degli Stati sovrani – l’interdizione cioè a Stati e enti stranieri di intervenire sul territorio di un altro Stato membro delle Nazioni Unite. Si possono ritenere non esaustivi o corretti questi criteri e prassi, ma è quel che qui rileva è che prima della fine del bipolarismo, l’ONU – fatte salve le eccezioni “ampie” e consustanziali allo spirito stesso della Carta di san Francisco, delle Colonie e e dei regimi razzisti del Sudafrica e e della Rhodesia – non solo non ha mai preso parte a conflitti interni ai suoi Stati membri, ma anzi ha spesso preso esplicita posizione a favore del governo centrale: dal rifiuto di interferire nella guerra civile greca (1947), alla rigorosa neutralità sulla guerra del Kashmir tra India e Pakistan (1948), via via fino al sostegno al governo di Lagos di fronte al drammatico tentativo degli Ibo del Biafra di separarsi dalla Nigeria (1965) o alla condanna netta del “Fronte di liberazione della Guinea” che nel 1970 aveva cercato di rovesciare Sekou Touré (risoluzione 282/70 che “esige” “il ritiro immediato” dei ribelli. Le Nazioni Unite insomma hanno sempre condiviso il principio contenuto nell’articolo 2 della sua Carta, di non ingerenza negli affari interni di un paese indipendente. Eppure il mondo dei due blocchi Est Ovest era lo “stesso” di oggi, con scenari simili a quelli delle tante crisi mediorientali e africane dell’attuale secolo: corruzione, repressione di minoranze, regimi autoritari fino alla dittatura, guerre civili e/o tribali.

Ma la rigidità delle regole era necessaria: il problema era evitare la logica della “legge della giungla”. Forse il caso più emblematico da questo punto di vista è quello del Congo-Zaire, paese multietnico di un continente multietnico, dove i conflitti intestini sono sempre stati numerosi e spesso ad alta conflittualità reciproca: nella guerra civile degli anni Sessanta –ben più truce e drammatica di quella attuale libica – l’opzione delle Nazioni unite fu di contrarietà netta alle “azioni che possano minacciare l’integrità nazionale e l’indipendenza del Congo” (risoluzione 145/1960) e di rifiuto di intervento: “la Forza ONU nel Congo non sarà parte di alcun conflitto interno, costituzionale o di altro tipo, … essa non interverrà in alcun modo in tale conflitto, né sarà utilizzata per influenzarne l’esito” (ris. 146).[1] Come dire, l’ONU può intervenire ai sensi del capitolo VII della sua Carta, ma non entro gli Stati, ma tra gli Stati. E la concezione classica del Diritto internazionale che si invera nei rapporti interstatuali ma non può riguardare quelli intrastatuali, gli Stati essendo intesi come bocce di biliardo impenetrabili secondo la nota immagine usata spesso dai giuristi internazionalisti.

I “nuovi” principi giuridici della svolta postbipolare

Si dirà, da un punto di vista più “pratico” che prettamente giuridico che la guerra attuale “non può” essere letta con criteri vetusti, che pure hanno avuto il merito di evitare per decenni derive belliche come quelle affermatesi nelle tante e gravissime guerre postbipolari degli ultimi vent’anni. “Non si può” perché il mondo è cambiato, perché a partire dalle concomitanti crisi-guerre del 1991 in Irak e in Jugoslavia, il diritto internazionale nato con la Carta di San Francisco e consolidatosi per quasi mezzo secolo ha subito degli scossoni notevoli, registrati dalle scuole giuridico-internazionaliste o in forma altamente critica – in Italia Aranjo Ruiz, in Francia Monique Chemillier-Gendreau – o in forma positiva – è il caso di certe nuove tendenze teoriche negli USA, il cui diritto internazionale viene assunto come cangiante (ma che diritto è?) perché se ne accetta la quasi meccanica dipendenza dai nuovi rapporti di forza internazionali degli anni Novanta: Sono gli anni della “scomparsa” non solo dell’URSS ma anche della Russia dallo scenario internazionale, gli anni della Mosca non più di Gorbaciov ma di Eltisn. Il Diritto internazionale si piega al monopolarismo, nel caso specifico: e non per demonizzazione aprioristica, USA.

Al di là di queste teorie, ecco comunque che nella pratica si affermano nuovi principi-categorie: come una nuova lettura del principio di autodecisione nazionale non più rigidamente ancorato come nella fase della decolonizzazione al solo mondo coloniale [2] , ma supporto “giuridico” di tante insorgenze secessioniste dagli anni Novanta ad oggi negli Stati sovranui membri delle Nazioni Unite: in primis la Jugoslavia, che si disgrega sotto i colpi di frettolose indipendenze apparentemente tali– in realtà gli staterelli post-titoisti contano assai meno nel consesso internazionale di quanto accadeva nella cornice unitaria panjugoslava : e non c’entra qui il carattere socialista del regime di Tito – e apparentemente liberatorie: ma in realtà foriere di massacri senza fine e dunque di odi interetnici destinati a durare per lungo tempo.

I problemi e le pericolose ambiguità del “diritto di ingerenza umanitaria”

O come il “diritto di ingerenza umanitaria”, chiave di volta per permettere a una comunità internazionale senza più equilibri veri, di sfondare le sovranità degli Stati esistenti, non tutti ma attraverso una selezione di fatto sempre e quegli Stati scomodi del mondo con cui peraltro l’Italia – nella scia della grande tradizione euro mediterranea e terzomondista (nel senso migliore di un termine giustamente usato per condannare certa superficialità “buonista” di sinistra o cattolica) di Mattei e dei suoi successori – ha avuto sempre buoni rapporti quanto meno commerciali: l’Iraq, la Jugoslavia, la Somalia e adesso la Libia. Ovviamente i motivi umanitari possono ben esistere e alle volte esistono davvero, ma – con uno sguardo rivolto anche a quel pensano altri paesi che pesano ormai molto di più che negli anni Novanta: la Russia del discorso di Monaco di Putin del marzo 2008, i nuovi paesi emergenti del Medio Oriente, America Latina e Africa – bisogna fare su tale diritto, che piace anche a sinistra [3] , quattro considerazioni:

1) La prima è che nei fatti e non per principio, il diritto di ingerenza umanitaria è è stato applicato a senso unico solo ai nemici di certo oltranzismo occidentale, che pure con le centinaia di migliaia di morti in Iraq o nel Congo occidentale occupato dal Ruanda di Kagame, è ben passibile di essere accusato di “crimini contro l’umanità “: per q uesta sua applicazione selettiva di fatto, è un principio sostanzialmente colonialista. Contro la lettura buonista e superficiale del terzomondismo, che pensa che tutti gli oppositori al colonialismo erano “buoni”, anche il colonialismo – fenomeno complesso, che ha modernizzato sia pure con l’occhio rivolto ai propri interessi strategici, i paesi conquistati: ha costruite strade e ferrovie, ha introdotto nuove tecniche agricole – aveva i suoi motivi di ingerenza umanitaria: ne valga solo uno, la tratta degli schiavi in Africa orientale che perdurava anche dopo la sua bolizione sulla costa occidentale, gestita da trafficanti arabi criminali e senza scrupoli. Il Sudan di Comboni e di Gordon lo sa bene.

2) La seconda è che un diritto di ingerenza umanitaria negli Stati sovrani, vero e fondato in modo giuridicamente corretto, presuppone un “governo mondiale” effettivo dal punto di vista istituzionale, con regole precise: un governo mondiale esiste, ma è quello assolutamente incontrollato della grande finanza internazionale e delle sue associazioni “informali” (la più noto è la Commissione Trilaterale), che secondo alcuni starebbe dietro a tutte indistintamente le rivolte mediorientali. Non certo corrisponde, il “governo mondiale”, alla “comunità internazionale” e al Consiglio di Sicurezza di una ONU di cui invano si perora da decenni ormai una riforma: una “comunità internazionale” che peraltro agisce quasi sempre sotto l’effetto del martellamento mediatico dei grandi pool editoriali lobbistici di estensione planetaria.

3) Il terzo punto è proprio questo: il ruolo dei mass media nel condizionare se non determinare di volta in volta scelte disastrose con invenzioni accurate di neologismi (dagli “Alleati” di antinazista memoria nella prima guerra contro l’Iraq fino all’incredibile e ridicolo – se non fosse tragico – “Volenterosi” della guerra contro la Libia), ma soprattutto con invenzioni e esagerazioni di fatti. Dalla Ruder & Finn ingaggiata in Jugoslavia per far passare sui grandi media l’equazione pietosa Milosevic = Hitler, alle stragi inesistenti dei primi giorni della rivolta (peraltro armata) libica, l’analisi e connesse dichiarazioni richiederebbero troppo tempo. Si può solo dire telegraficamente questo: che, il ruolo del Mass media lobbisti nelle guerre e crisi postbipolari è stato ed è esattamente lo stesso del ruolo della stampa lobbista italiana nel colpo di stato di Tangentopoli dei primi anni Novanta. Occorrerebbe reagire, al di là delle distinzioni di campo, in quanto ceto politico orgoglioso (sarò ingenuo, ma la speranza è l’ultima a morire) della propria indipendenza e autonomia.

Anche lasciando perdere il passato, la guerra di Sarkozy è illegittima

Quanto detto nel paragrafo precedente non riguarda però il “qui e ora” della illegittimità della guerra scatenata da Sarkozy quattro giorni fa. Esso serve sì a riflettere che l’insistenza di Gheddafi a non accettare il cessate il fuoco al di là se gli convenga o no, non ha nulla di assurdo ma ha fondamento giuridico: nasce cioè dalla convinzione, che è nella lettera della Carta dell’ONU, che i bombardamenti dei Volenterosi e la sua azione bellica quanto meno terrestre, contro i rivoltosi, non sono atti equiparabili. La (non) no fly zone, così come implementata e “guidata” da Sarkozy, è illegittima per quanto detto finora; la reazione gheddafista a un tentativo di rivolta armata è invece legittima, e rientra nei canoni classici delle Nazioni Unite, prassi compresa fino alla fine del bipolarismo.
La guerra di Libia inoltre, è sì una cartina di tornasole – come dimostrano le contraddizioni subito emerse nella coalizione, con lo sbando sul problema della direzione dell’azione diimplemenntazione della cosiddetta “no fly zone” – per una riflessione generale sulla crisi del Diritto internazionale postbipolare. Ma in questi giorni drammatici, quel che conta ai fini di una denuncia dell’illegittimità dell’intera operazione Libia sono quattro elementi di cui abbiamo già parlato: 1) i testi delle due risoluzioni 1790, 1793; 2) l’avvio pratico della guerra attraverso un atto di banditismo internazionale di Sarkozy durante la riunione di Parigi; 3) le modalità successive di presunta applicazione dei dettami stessi delle due Risoluzioni da parte dei cosidetti Volenterosi; 4) il tutto preceduto da una lettura corretta, come fondamento di ogni decisione giuridico-internazionalista, degli avvenimenti in Libia, a cominciare dall’avvio della ribellione bengasina;

Quest’ultimo punto è essenziale per riportare ordine e correttezza – dopo le critiche della vasta schiera di paesi e Organismi regionali contro quel che sta accadendo in Libia, ben oltre le zone di insorgenza – dentro lo stesso Consiglio di Sicurezza: una risoluzione dell’ONU che si basi su quel che raccontano le grandi catene mediatiche lobbiste e i loro megafoni (ivi compresa la stupefacente Al jazira), è l’analogo di una richiesta di rinvio a giudizio sulla base di una ”indagine” su un assassinio in un piccolo paese, svolta da un Maigret cialtrone che come unico atto della sua inchiesta sia entrato nel bar della piazza principale e lì abbia raccolto i pettegolezzi della gente, ubriachi compresi. Gheddafi ha ripetutamente chiesto ormai da settimane, che le Nazioni Unite inviino una missione di inchiesta in Libia, per verificare i fatti: come è nata la ribellione, fin da subito armata, quali sono i suoi veri obbiettivi, se per caso anche secessionisti al di là della bandiera prescelta e del suo apparente leader, l’ex ministro della giustizia libico Jalil; chi ha bombardato cosa; fino a che punto e attraverso quali canali i ribelli si sono armati; quante sono le vittime civili dei bombardamenti di Gheddafi (che ormai, purtroppo, esistono) e di quelle dei cosiddetti “volenterosi”, e così via.

L’inchiesta dovrebbe essere fatta al più presto per future, più corrette Risoluzioni. Ma fin da subito, di fronte al caos della situazione e fermo restando che la Francia di Sarkozy non ha nessun titolo, ma proprio nessuno, per “guidare” la “coalizione” (cioè, diciamolo pure, per fare quello che gli pare in Libia), il Consiglio di Sicurezza dovrebbe essere riunito d’urgenza, per evitare nuovi strappi nella deriva bellica ormai intrapresa da quattro giorni, e per bloccare in particolare la tragedia di un eventuale intervento via terra, che non solo costituirebbe un precedente gravissimo nel Mediterraneo, ma potrebbe portare a una soluzione alla Kosovo, con una Libia tripartita tra Fezzan “francese”, Tripolitania “inglese” e Tripoli “italiana”: come ai “bei tempi” del colonialismo di guerra degli anni Quaranta.

E’ questo che vuole l’Italia?

Claudio Moffa
Fonte: www.claudiomoffa.it
23.03.2011

NOTE:

[1] Risoluzione del 9 agosto 1960, approvata con 2 astensioni (Francia e Italia).

[2] Come nella prassi dell’ONU sancita dalla storica Dichiarazione sulla concessione dell’Indipendenza ai paesi e ai popoli coloniali”, ONU, 14 dicembre 1960

[3] Vedi Dominiqye Vidal di le monde diplomatique ai tempi della guerra di Jugoslavia.

Pubblicato da Davide

  • claricola

    Illegittima? diritto internazionale? e chi ci bada più a ‘ste cose. Basta avere un obiettivo e qualche scusa si trova sempre. E se proprio non c’è niente di niente, allora una false flag risolve tutto.

  • IVANOE

    Ma scusate co questo post è stata fatta la scoeprta dell’acqua calda ‘
    Ma perchè qualcuno di voi si era illuso leggendo qualche settimana fa o addirittura qualche mese fa l’enfasi delle rivolte che aprivano nuovi orizzonti alle masse tunisine, egiziane e ora libiche ?
    Ma di chè ?
    E’ tutto pilotato dal capitalismo occidentale e da quel sistema imperialistico a livello mondiale che fa il bello ed il cattivo tempo con le nostre vite.
    Volevo solo fare notare dopo la rivolta tunisina ed egiziana di ormai due mesi fa cosa è cambiato per le popolazioni del posto.Quali diritti hanno acquisito, quale miglioramento del loro tenore di vita hanno avuto.Vi rispondo io. Nessuno!! Tutto come prima. Sono rimasti gli stessi politici tranne qualcuno proprio impresentabile è rimasto lo stesso sisema economico.Una vera rivoluzione si nota subito dopo che si sia consumato un vero cambio sociale, dal benessere ecomico e dalla redistribuzione della ricchezza. E questo non è avvento e mai avverà.
    I ricchi occidentali più del petrolio che già avevano sotto controllo ( e che certa stampa vuole fare passare come il vero interesse dei paesi ricchi ) in realtà sono intervenuti in libia per dare una mano a gheddafi per sedare la rivolta delle masse che se avesse preso la piega giusta avrebbero davvero infiammato e cambiato lo scenario del mondo arabo.
    E allora come successe qui da noi all’epoca partigiana (quelli rossi tanto per intenderci ) che stavano scrivendo la storia della fine della guerra a favore delle masse e avrebbero portata ad una società più giusta e più solidale, ecco che improvvisamente i famosi alleati hanno ritardato la conquista del nord italia dando modo alle truppe tedesche di dare ai partiggiani rossi una bella stranita ( marzabotto s.anna di stazzena ecc. ecc. ) e facendo perdere a loro il tempo e le forze per dare una sterzata decisiva alle sorti della società italiana.Così come gli acordi tra hitleriani e alleati anche con la guerra ancora in corso per frenare le forze combattenti e progressiste in europa ed in particolare in itialia.In sostanza quando c’è di mezzo di salvare i ceti più agiati della società si ricorre a qualsiasi mezzo. E così sta succedendo anche nei paesi arabi “rivoltosi” senza parlare della grecica che secondo come era stato disegnato lo scenario un’anno fa, doveva diventare un’altro 17 ottobre…in realtà è passato un’anno e giù tutti zitti a sopportare gli abusi del loro governo.

  • zara

    Qualcuno può chiarire ai lettori di CdC, o quanto meno a me, perchè l’Italia deve subire passivamente l’ingresso nel suo erritorio nazionale di decine di migliaia di fuorilegge?
    Talché così definisco coloro che fraudolentemente si introducomno nel territorio di quale che sia Stato in barba alle legistazioni che derimono i rapporti tra gli Stati. Perchè la migrazione illegale deve trovare accoglienza in Italia quando è evidente a tutti i cittadini italiani che ciò porterà la nazione alla rovina economica e politica?
    Perchè i nostri media fanno a gara a definire “profughi” la moltidudine che si riversa dalla Tunisia, benchè questo paese on sia in guerra?
    Perchè il resto dell’Europa non riconosce il diritto all’accoglienza delle moltitudini di africani che abbandonano il loro paese d’origine per l’Europa?
    Perchè la sola Italia si è votata all’autodistruzione?
    Perchè riconosce la pensione di vecchiaia ai nonni e ai padri degli stranieri che grazie alla “diritto ricongiunzione familiare essi chiamano in Italia per percepire dall’INps la pensione sociale per la quale non hanno mai versato contributi,mentre ai cittadini italiani si è aggiunto un periodo di dodici mesi ai quarant’anni di contributi versati?

  • RicBo

    Ebbravo Moffa hai scoperto l’acqua calda. Qualche proposta su come uscirne é chiedere troppo?

  • claricola

    Tra l’altro sarà una guerra con difficile via d’uscita. Dall’alto si possono tirare solo bombe (pure qua all’uranio…criminali senza vergogna) non fare uno stato

  • Tetris1917

    Le forze aeree libiche non esistono più: lo ha detto, secondo la Bbc, l’Air Vice Marshal della Raf Greg Bagwell a Gioia del Colle dove sono di base i caccia britannici. “La loro forza aerea non esiste più come forza combattente”, ha detto Bagwell: “Il loro sistema di difesa integrata e le reti di comando e controllo sono così gravemente degradate che possiamo operare con relativa impunità sulla Libia”.

  • Tao

    LIBIA, “CHI DICE UMANITA’” – INTERVISTA A DANILO ZOLO

    L’Onu è un’istituzione autocratica e la missione internazionale in Libia avviene in spregio al tanto citato articolo 7 della Carta delle Nazioni Unite. L’opinione del filosofo del diritto

    La guerra civile e la guerra portata dai caccia, la diplomazia internazionale e la repressione del Colonnello Muhammar Gheddafi. Danilo Zolo, filosofo del Diritto, professore con alle spalle docenze in università tra le più prestigiose al mondo, fornisce il suo punto di vista, codici alla mano, sull’intervento internazionale in Libia.

    In Libia la comunità internazionale, per una volta, ha agito rapida e unita.

    L’espressione “comunità internazionale” è totalmente priva di senso. Le Nazioni Unite non esprimono le aspettative di alcuna “comunità”, poiché sono un’istituzione autocratica, che non rappresenta in alcun modo le popolazioni del mondo e che attribuisce il potere politico e militare alle cinque potenze che hanno vinto la Seconda Guerra mondiale. Oggi, di fatto, il potere di decidere all’interno del “Consiglio di Sicurezza” è un privilegio degli Stati Uniti d’America, che utilizzano costantemente il loro “diritto di veto” per fare valere i propri interessi. Quanto alla risoluzione 1973 del 17 marzo che ha deciso l’intervento militare contro la Libia, essa è stata voluta, oltre che dagli Stati Uniti, da due paesi occidentali loro alleati, Francia e Gran Bretagna, mentre Germania, Russia, India, Cina e Brasile si sono astenuti e hanno deprecato, sia pure tardivamente, l’aggressione sanguinaria che Francia, Inghilterra e Stati Uniti hanno scatenato contro la popolazione libica in nome della tutela dei diritti umani. Una autentica impostura, tardiva e criminale nello stesso tempo, della quale si è ovviamente macchiato anche il governo italiano.

    Ma il Consiglio di Sicurezza ha comunque titolo per intervenire. Ha la responsabilità principale, dice lo Statuto delle Nazioni Unite, del mantenimento della pace e della sicurezza.

    Questo è un punto centrale e delicatissimo. Occorre tenere presente che il comma 7 dell’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite stabilisce che “nessuna disposizione del presente Statuto autorizza le Nazioni Unite a intervenire in questioni che appartengano alla competenza interna di uno Stato”. È dunque indiscutibile che la guerra civile di competenza interna alla Libia non era un evento di cui poteva occuparsi militarmente il Consiglio di Sicurezza. Oltre a questo, l’articolo 39 della Carta delle Nazioni Unite prevede che il Consiglio di Sicurezza può autorizzare l’uso della forza militare soltanto dopo avere accertato l’esistenza di una minaccia internazionale alla pace, di una violazione della pace o di un atto di aggressione (da parte di uno Stato contro un altro Stato). Questa è dunque una seconda ragione che rende illegale la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza, visto che nessuno può pensare che la guerra civile in atto in Libia possa essere una minaccia internazionale contro la pace.

    Però i tempi cambiano. Questo è un intervento a sostegno di chi si batte per libertà e democrazia. I diritti umani non possono più essere considerati come una questione interna dei singoli stati.

    Certo, i tempi cambiano e dovrebbe cambiare anche lo Statuto delle Nazioni Unite e attribuire all’Assemblea Generale, al Consiglio di Sicurezza e alla Corte internazionale di Giustizia ben altre funzioni, molto più prossime ai valori che si pretende di fare valere, come ad esempio la libertà, la democrazia e l’eguaglianza. Ma è chiaro che le grandi potenze, a cominciare dagli Stati Uniti, non hanno il minimo interesse – è perciò nessuna intenzione – a rinunciare ai privilegi di cui oggi usufruiscono. Da circa un ventennio gli Stati Uniti usano il loro diritto di veto contro qualsiasi proposta che venga avanzata nel Consiglio di Sicurezza e che considerino minimamente svantaggiosa. Ed è chiaro che non accetteranno mai una riforma delle Nazioni Unite che diminuisca anche in quantità minimissima i loro privilegi. Quanto ai diritti umani, non è chiaro in cosa consistano concretamente, visto che la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 è ormai un pezzo di carta straccia, senza la minima efficacia normativa. Ma anche se fosse del tutto chiaro in cosa consistono i “diritti dell’uomo”, l’attribuzione a un organismo unitario e centralizzato del compito di difenderli e di promuoverli darebbe vita a una struttura cosmopolita assolutamente ingovernabile se non con la violenza.

    Ma Gheddafi è colpevole di crimini contro l’umanità. Finirà davanti al Tribunale Penale Internazionale.

    Gheddafi non è colpevole di crimini contro l’umanità, almeno alla luce degli statuti dei Tribunali penali internazionali ad hoc e della stessa Corte Penale Internazionale. Molto probabilmente è responsabile di una gestione autoritaria, antidemocratica e violenta della Libia, ma questo può valere per la grande maggioranza degli stati che sono parte delle Nazioni Unite, a cominciare dagli Stati Uniti: basti pensare ai crimini infami che hanno commesso ad Abu Graib, a Bagram, a Guantánamo e continuano a commettere in Afghanistan. Il procuratore della Corte Penale Internazionale, Moreno Ocampo, è un imbelle agli ordini delle grandi potenze: forse potrà organizzare un processo a carico di Gheddafi se Gheddafi non verrà ucciso prima. Ma si tratterà comunque di una messa in scena risibile. E d’altra parte deve essere chiaro che non esiste concetto più vago e sfuggente della stessa nozione di “crimini contro l’umanità”.

    I pacifisti come lei, però, criticano: ma non sono mai capaci di proporre alternative.

    Che io sia un pacifista incapace di proporre alternative è una sua opinione personale che può avere anche qualche fondamento, ma che comunque lei dovrebbe in qualche modo documentare. Una cosa è certa: è assai più semplice usare la violenza delle armi che impegnarsi nell’arduo tentativo di rispettare il diritto alla vita delle persone e di fare in modo che tutti gli uomini riescano a vivere e a vivere decorosamente. Personalmente ho un grande rispetto per la figura di un pacifista come Gandhi mentre disprezzo con tutto me stesso un presidente degli Stati Uniti come George Bush Junior che ha le mani impregnate del sangue delle migliaia di persone delle quali ha di fatto voluto la morte. L’alternativa alla guerra non è la pace assoluta, ma il tentativo arduo e coraggioso di ridurre il più possibile l’uso delle armi, in particolare di quelle che nelle mani delle grandi potenze fanno strage in poche ore di migliaia di persone innocenti, come, per fare due esempi recenti, le stragi di Fallujah, in Iraq e di Gaza, in Palestina.

    Francesca Borri
    Fonte: http://it.peacereporter.net
    Link: http://it.peacereporter.net/articolo/27526/Libia%2C+%27Chi+dice+umanit%26agrave%3B%27+-+intervista+a+Danilo+Zolo
    23.03.2011

  • buran

    Il “diritto internazionale” non esiste, esistono solo i rapporti di forza, e le guerre, in special modo quelle di questi ultimi anni, lo dimostrano in maniera lampante. I paesi che vogliono intraprendere una loro strada indipendente e autonoma devono porsi il problema della difesa, che è oggi più che mai basilare. Il che vuol dire dotarsi della capacità di far danni al nemico che ti aggredisce ma ancora meglio, avere la capacità, anche solo parzialmente, di portargli la guerra in casa. Guardiamoci intorno: dal nostro territorio partono aerei, alcuni anche “nostri”, che bombardano un paese straniero che non ha commesso contro di noi alcun atto ostile. Eppure tutto scorre tranquillo, c’è il campionato, le coppe, il grande fratello e i teatrini di Bruno Vespa e Ballarò, il “caso Ruby”, Signorini e Lele Mora etc. La guerra è un videogioco in più, al massimo l’italiano medio si esercita a sparare cazzate razziste sul “beduino” che va bombardato e ammira la “geometrica potenza” degli aereoplani ultima generazione, mentre sproloquia di “diritti umani”. E’ in fondo la stessa situazione di molte decine di anni fa quando gli italiani avevano a che fare con le imprese di Graziani e di Badoglio in Libia e in Abissinia: guerre lontane, in pratica veri e propri pestaggi militari in cui si rischiava poco o nulla. Non a caso il consenso al fascismo, in quei momenti, era addirittura ai massimi livelli. Stessa cosa nelle altre capitali dei paesi associati a questa aggressione: sabato ero a Londra e tutto filava normalmente. Ma immaginiamoci, invece, di dover pagare un prezzo, di avere a che fare con qualcuno che ci può colpire come noi colpiamo lui, di poter sentire in qualsiasi momento un boato o un allarme che ci avvisa, di leggere sul giornale che un edificio, una struttura, un porto, sul nostro territorio è stato attaccato in risposta ai nostri atti…forse qualcosa cambierebbe.

  • Biribissi

    Ma telo dico io Zara, l’italia deve subire i “fuorilegge” (vedi esseri umani che sfuggo alla miseria alle guerre etc..provocate o mantenute entrambe da chi??boh!!!) perchè pur essendo un paese di rintronati è ricco e borghese, un paradiso agli occhi di fuorilegge che chiedono solo di vivere dignitosamente..50 anni di vita..è troppo chiedere questo per lei..non se la sente di concederlo?lei cercherebbe quello che cercano questi fuorilegge o se ne starebbe i tunisia a morire di fame..o darsi fuoco dopo che ti hanno sequestrato la bancarella abusiva della frutta??mi risponda lei a me e a tutti i lettori di CdC.
    Ha scritto un commento che neanche a un comizio del Trota!

  • bstrnt

    Forse perché i fuorilegge siamo noi occidentali?
    Ieri con lo scemo del villaggio globale (Bush), oggi col nano schizzofrenico francese non ci smentiamo mai!
    E mai ci smentiamo noi italiani con i nostri quisling … sempre pronti a correre in aiuto ai vincitori, soprattutto se sono i bulli internazionali!!!!

  • vic

    Un plauso a CDC per postare commenti come questo e come l’intervista a Zolo, inserita come risposta.

    A quelli che si spazientiscono dicendo che questi post scoprono l’acqua calda ribatto che sentire per intuizione una sensazione e’ una cosa, documentarla citando la storia e gli ordinamenti internazionali e’ un’altra.
    Bisogna sperare che certi ragionamenti pian piano filtrino fin dentro alle diplomazie, con la forza dell’argomentazione.

    L’Onu e’ un bel dilemma. Cosi’ com’e’ e’ abbastanza disastroso e fuori dalla realta’. D’altronde e’ l’unico tavolo comune a tutti i paesi.

    Moffa ha ragione da vendere quando dice: “con che diritto Sarkozy si mette al comando di questa operazione?”.

    Colpisce, quell’aggrapparsi al diritto internazionale quando questo non ha il minimo contenuto di buon senso. Non so se e’ una deformazione professionale di chi studia diritto. E’ difficile da mandar giu’. Eppur i media principali lo digeriscono come nulla fosse.

    Auguro a CDC di continuare a pubblicare contributi come questo. Il tempo di leggerlo dura meno di un tiggi’, ma quanto di piu’ offre in lucidita’!

  • grillone

    il problema è che noi italiani siamo dentro la nato fino al collo!! a posteriori si può dire che, nel 91, dopo la dissoluzione dell’unione sovietica, e del patto di varsavia, avremmo dovuto mettere subito allora in discussione la natura stessa di quella organizzazione; invece, siamo andati avanti come se ci fosse ancora la guerra fredda, e questo è il risultato! ieri bush, oggi sarkozy, domani chissa chi, possono trascinarci in avventure militari assurde, seplicemente sventolando la bandiera della nato

  • MartinV

    Se il diritto internazionale viene così palesemente calpestato, la sola arma che reterà ai paesi sotto il tallone delle potenze occidentali sarà quello che chiamiamo terrorismo. La guerra sempre più asimmetrica porta inevitabilmente a questo.

  • buran

    Si, detta in maniera sintetica e cruda è così.

  • buran

    Fu messa in discussione,ma da una minoranza estrema (che oggi è ancora più minoranza). In un certo senso l’hanno messa in discussione anche loro: ricordiamoci che contestualmente all’aggressione alla Jugoslavia venne firmato un nuovo statuto dell’Alleanza (per l’Italia firmò il PdC di allora Massimo D’Alema), che mutava la sua natura di alleanza meramente difensiva per poter svolgere compiti di intervento militare anche senza attacchi ad un paese membro.

  • ventosa

    Vorrei aggiungere che, quello che per alcuni è “la scoperta dell’acqua calda”, per i molti che si avvicinano ai blog per cercare di comprendere meglio ciò che l’informazione ufficiale non dice, è un prezioso contributo.
    Saluti.

  • backtime

    mi auguro tu stia scherzando, vero?

    Perché se così non fosse, ti consiglio di continuare con la lettura di fumetti, senza offesa, ma sembri ancora piuttosto limitata per discorsi importanti, quali sono il commentare la sofferenza delle persone che intraprendono i cosiddetti “viaggi della speranza” sta tranquilla che non sperano certo di incontrare te, non saresti per loro di nessun aiuto.

  • bysantium

    LA GUERRA E’ PACE

    LA LIBERTA’ E’ SCHIAVITU’

    L’IGNORANZA E’ FORZA

    Proporrei lo studio obbligatorio di 1984 perchè tutto quello che succede lì c’era già, nel 1948!

  • vic

    Infatti la Nato era li’ li’ per chiudere bottega, dopo il crollo dell’est, che era statoi il suo vero motivo d’esistenza. Gli alti papaveri USA entrarono in fibrillazione per inventarsi un nuovo scopo, riscrissero le regole, diedero da bere ai membri che in fondo si potevano prevedere degli scenari piu’ attuali, dove la Nato intervenisse preventivamente. La segretaria di stato Albright era in stato di orgasmo sulla questione del Kosovo, non vedeva l’ora di far entrare in azione la Nato, per tenerla in vita. Non per tenere in vita il Kosovo. Era a quel punto che i paesi membri avrebbero potuto sotterrarla definitivamente. Non seppero farlo, e si adeguarono.

    Cosi’ comincio’ il crollo’ del gruppo dei paesi non allineati, che faceva a modo suo da cuscinetto. La ex-Yugoslavia e’ un esempio eclatante. La sua disintegrazione manu militari adempiva dunque al triplo scopo: 1) eliminare ogni residuo di comunismo 2) abolire il gruppo dei non allineati 3) inventare nuove giustificazioni per mantenere in vita la Nato. La guerra del Kosovo ubbidiva all’urgenza impellente di trovare delle giustificazioni per una nuova concezione della Nato, per tenere in piedi questa organizzazione che non aveva piu’ ragione di esistere, essendo cambiato lo scenario complessivo che ne avevano giustificato l’esistenza.

    Oggi siamo al paradosso. La Francia gollista che era fuori dalla Nato, vi e’ rientrata dalla finestra con Napoleonzy. La reticenza Nato verso il superattivismo francese si puo’ vedere anche in quest’ottica di fastidio verso un partner che in passato era stato piuttosto infedele e aveva alzato un po’ troppo la cresta, come quando De Gaulle pretese di toccare con mano le garanzie auree che gli dava Washington, insomma voleva oro vero invece di garanzie cartacee. Questi sono oltraggi da non fare a zio Sam.

    E’ piu’ che legittimo chiedersi cosa indusse i membri Nato ad accettare supinamente il nuovo corso. Ma e’ ancor piu’ legittimo chiedersi la ragione della corsa verso la Nato dei nuovi membri dell’est. Chi glielo fa fare? La paura dell’ex unione sovietica? Mah, non convince del tutto come spiegazione, quando si ha la libera scelta di stare alla larga da tutto cio’. Non avere basi Nato, ne’ missili carichi d’uranio se va bene, di bombe nucleari se va male, e’ la migliore difesa dai guai. Che sia la sindrome della puttana? Per un pugno di soldi (che valgono sempre meno) si svende anche se stessi. Ed in prospettiva anche mezzo pianeta.

    Se in questi giorni avete modo di dare un’occhiata alla radioattivita’ naturale dell’aria, non dimenticate che questo bel sottofondo che tutti chiamano naturale, in verota’ e’ il residuo che ci hanno lasciato gli esperimenti di esplosioni nucleari in atmosfera degli anni ’50-’60. A cui si aggiunge Cernobyl ed oggi Fukushima. Piu’ terre a’ terre, cioe’ giu’ per terra, la polverina radioattiva pesantissima, in parte visibile in parte no perche’ ridotta a dimensioni nano e’ li’ grazie alle grandi iniziative di questa nuova Nato, che fece tutto cio’ per puro egoismo, salvare la sua di esistenza. E con essa di tutte le varie industrie connesse. Una minaccia contro la quale ammoni’, prima di andare in pensione, nientemeno che un generale di lungo corso, il presidente USA Eisenhower. E’ tutto dire.

  • buran

    Guarda che dal loro punto di vista la Nato non è mai stata un ferrovecchio da dismettere, tutt’altro. La fine dell’Urss è coincisa più o meno proprio con il primo conflitto con l’Iraq ed è anche cominciata la crisi in Jugoslavia che ha portato poi a tutto quello che sappiamo. La “fine della storia” era solo una favoletta per pseudointelletuali da tre lire e gli Usa e associati conoscevano benissimo dove volevano andare a parare. E’ cominciato un ciclo, quindi, di guerre “nuove”. La Nato è stata semplicemente ridattata, riscrivendo il suo statuto (nel 1999, mi pare), alle nuove strategie e situazioni. Perchè nuovi paesi, soprattutto dell’est, hanno chiesto di aderire? Per la sindrome della puttana, come dici tu, per stare dalla parte dei bastonatori invece che dei potenziali bastonati, per “furore ideologico” filoccidentale, per servilismo estremo verso il nuovo padrone, per “revisionismo storico”: i motivi sono tanti. Se si pensa che in era Eltsin si ipotizzava addirittura un’adesione alla Nato della Russia…

  • Galileo

    Molto bello e interessante. Grazie

  • Galileo

    Gran articolo.

    Peró io non ho ancora capito come funziona la No Fly Zone. Non mi è chiara. Che é? Ci possono passare sopra gli aerei o no? E se si, quali? Chi? Bah!

  • Galileo

    Sarkozy, il nuovo Corso, ce lo dovremo tenere per molto, secondo te!

  • MartinV

    Tra un anno le elezioni presidenziali in Francia… la gran parte di francesi che frequento sperano di levarselo dai piedi…

    … il problema è che il rivale più accreditato a sinistra è Dominique Strauss-Khan, attuale direttore del FMI e massone…

    http://fr.wikipedia.org/wiki/Dominique_Strauss-Kahn

    come dire, dalla padella alla brace !!

  • lanzo

    @ Galileo

    Ovviamente solo quelli della coalizioni dei volenterosi che bombardano.

    Poi, dite a Moffa, che mio cuggino, soprannominato BBC, mi ha detto che anche la sua verginea Norvegia si e’ unita al branco…

  • Galileo

    Grazie