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LA GUERRA INFINITA DELL’OCCIDENTE ALL’UMANITA’: DOPO LA LIBIA – SIRIA E IRAN

DI TONI SOLO
tortillaconsal.com

Questo articolo è stato scritto nel gennaio 2012 da Toni Solo, editore del sito web Nicaraguano Tortilla con Sal, e rappresenta forse una delle analisi più complete in lingua inglese che riguarda il contesto storico dell’attuale aggressione imperialista contro la Siria e l’Iran, i passaggi (inclusa la fabbricazione del consenso pubblico) che portano alle guerre dell’Occidente, gli insegnamenti da trarre dalla guerra alla Libia, il fallimento della Sinistra internazionale nel mobilitare la solidarietà per le vittime di queste guerre e le implicazioni dei recenti avvenimenti per il mondo “in via di sviluppo”, con particolare attenzione alla progressiva America Latina.– Lizzie Phelan

Dopo la Libia, le ricche oligarchie Europee e Nord Americane continuano le lore secolari guerre contro l’umanità, attaccando adesso Siria e Iran. Esse e i loro alleati non concederanno mai una giusta parte di risorse economiche mondiali alla maggioranza impoverita del globo. L’inevitabile conseguenza di questa strategia mondiale è un’aggressione interminabile da parte delle nazioni appartenenti alla NATO e dei loro alleati contro qualsiasi governo o movimento politico straniero che si oppone alla loro volontà.

Ciò che è successo alla Libia dimostra come quando trovano le condizioni adatte, le oligarchie antidemocratiche occidentali distruggano Paesi sovrani i cui governi cercano accordi o negoziazioni. Come la Libia, Iran e Siria hanno una lunga e storica esperienza della perfidia imperialista delle maggiori potenze occidentali, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. È perciò improbabile che quei Paesi cedano alle richieste della NATO.

Gli iraniani ripresero il controllo del loro Paese dopo la rivoluzione islamica del 1979. In Siria il nazionalismo selvaggio assunse una forma secolare sotto il governo socialista. Sia l’Iran che la Siria hanno cercato di promuovere un forte sviluppo economico, gestendo allo stesso tempo complicate divergenze culturali, etniche e religiose.

Siria – il contesto storico

La Siria, con oltre 23 milioni di abitanti, ottenne l’indipendenza dalla Francia nel 1946. I primi due decenni di indipendenza per la nuova repubblica furono caratterizzati da un susseguirsi di governi instabili. Una coalizione politica sperimentale con l’Egitto alla fine degli anni 1950 non ebbe successo. Infine, il partito socialista Ba’ath prese il potere nel 1963. Poi, nel 1970, Hafez al Assad divenne presidente dopo una lotta di potere interna al governo.

Sotto il governo di Hafez al Assad, la Siria ha consolidato la sua trasformazione attraverso una forte crescita economica basata soprattutto sull’agricoltura e sul petrolio. Dopo il 2000, quando suo figlio Bashar al Assad divenne presidente, la Siria continuò nella sua forte crescita economica, ma i recenti tentativi di mettere a punto riforme liberali in risposta alle critiche dell’opposizione e la pressione straniera hanno avuto poco successo. Gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno cercato di sfruttare in modo aggressivo proprio le opportunità create dai tentativi di riforma del governo siriano.

Dal momento della sua fondazione nel 1948, il governo sionista d’Israele ha continuamente minacciato la Siria di aggressione militare; da allora il Paese ha subito attacchi aerei da parte di Israele in diverse occasioni nel corso dell’ultimo decennio. L’invasione israeliana e l’occupazione del vicino Libano nel 1982, ha seriamente minacciato gli interessi della Siria. Il governo siriano ha ricambiato con un proprio intervento militare. L’occupazione israeliana del sud del Libano si è conclusa solo nel 2000, dopo decenni di feroce resistenza in gran parte organizzata dal movimento politico-militare islamico di Hezbollah, un alleato fondamentale sia della Siria che dell’Iran.

Contemporanemente alla minaccia rappresentata dall’occupazione israeliana del Libano, la Siria è anche stata costantemente tormentata dalla protratta occupazione di Israele delle Alture del Golan, un territorio siriano requisito da Israele nel 1967 e da questi tuttora illegalmente detenuto. Quell’occupazione è stata condannata dalla Risoluzione ONU 497, una delle innumerevoli risoluzioni ONU violate con tracotanza dal governo sionista di Israele sotto la protezione dei suoi principali alleati militari, gli Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. Per tutti gli scopi pratici, Israele è stato a lungo un membro de facto della NATO. È stato in questo contesto storico che la Siria ha mantenuto una significativa presenza militare in Libano fino al 2005.

Nel febbraio di quell’anno una potente autobomba fu usata per assassinare il leader politico libanese Rafik Hariri, notoriamente critico della Siria. Le potenze occidentali al Consiglio di sicurezza dell’ONU sollecitarono l’avvio di un tribunale speciale che indagasse sull’omicidio. L’assassinio di Hariri è stato sfruttato dagli alleati politici dei Paesi NATO in Libano e nella regione per forzare il ritiro della Siria dal Libano. Da allora la NATO e i suoi alleati locali, tra cui l’Arabia Saudita e le monarchie feudali sue amiche degli Stati del Golfo, hanno usato il Tribunale speciale delle Nazioni Unite per intimidire e minacciare la Siria e i suoi alleati, principalmente Hezbollah del Libano.

Il Tribunale Speciale delle Nazioni Unite, dopo aver inizialmente nutrito sospetti contro la Siria, ha recentemente spostato il suo obiettivo su di Hezbollah. Non ha mai neppure preso in considerazione le gravi e plausibili prove che suggerivano il coinvolgimento israeliano nell’omicidio di Hariri. Tale comportamento da parte del Tribunale Speciale delle Nazioni Unite verso il Libano ricorda molto da vicino quello che successe nel caso dell’attentato terrorista di Lockerbie, ingiustamente manipolato per scopi politici a danno della Libia.

Come l’Iran, e a differenza della Libia, la Siria ha trovato un forte sostegno diplomatico da parte di Russia e Cina, così come di Paesi latino-americani tra cui Brasile, Cuba, Nicaragua e Venezuela. Mentre la NATO e i suoi alleati applicano sanzioni, la Russia ha recentemente stipulato un accordo con la Siria sulla vendita di armi, in un chiaro segno che in pratica ricusa la politica NATO nei confronti dei suoi alleati in quella regione, cioè Siria e Iran. Diplomatici russi hanno pubblicamente condannato come controproducenti le sanzioni applicate alla Siria.

La posizione della Cina è meno netta, data la sua forte dipendenza sull’affidabilità delle forniture di petrolio. Le costanti provocazioni degli Stati Uniti e dei suoi alleati potrebbero indurre l’Iran a chiudere lo Stretto di Hormuz, di grande importanza strategica, per rappresaglia contro le sanzioni. Comportandosi in questo modo, le potenze della NATO creano incertezza circa la garanzia di approvvigionamento di petrolio della Cina e la stabilità del prezzo del greggio sui mercati internazionali. Sarà certamente cosa succede in Siria a determinare la politica dell’Iran.

La recente visita del primo ministro cinese Wen Jiabao in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi era direttamente mirata ad analizzare questo problema. È evidente che sono la NATO e i suoi alleati nella regione a provocare la grave instabilità dei mercati petroliferi internazionali. Quell’instabilità potrebbe benissimo danneggiare sia Stati Uniti che l’Europa e i loro rivali asiatici se l’Iran stesso decidesse di vendicarsi economicamente.

Il vicino di casa musulmano della Siria, la Turchia, negli ultimi anni ha fatto un doppio gioco più complesso di quello delle tirannie feudali arabe regionali antagoniste alla Siria socialista. Ha cercato di bilanciare i suoi interessi regionali come grande potenza musulmana del centro Asia con le sue aspirazioni di lunga data di aderire all’Unione europea e il suo status di membro della NATO. Per alcuni anni, prima della guerra contro la Libia, la Turchia sembrava essere interessata a sviluppare un legame strategico con Siria e Iran. L’attacco israeliano del 2010 alla Mavi Marmara che trasportava pacifisti in Palestina, sembrava aver esacerbato le divergenze della Turchia con i suoi partner della NATO. Ma nell’attuale crisi in Siria, la Turchia ha decisamente sostenuto l’aggressione della NATO contro il suo vicino. Il governo del primo ministro Erdogan ha permesso la costituzione di gruppi terroristici che attaccano la Siria dal territorio turco.

Il governo turco ha anche sollecitato e attuato dannose sanzioni contro la Siria e la sua gente, come parte della sempre più sinistra campagna per far cadere il governo del Partito Ba’ath siriano guidato da Bashar al Assad. Ma la Turchia ha anche un forte interesse in una robusta relazione con l’Iran. I suoi complessi interessi regionali potrebbero in ultima analisi costringere il Primo Ministro Erdogan a moderare l’attuale politica della Turchia verso la Siria.

L’attuale crisi della Siria

Gli incidenti iniziarono nel gennaio del 2011 e furono un tentativo a livello regionale da parte delle potenze della NATO e dei loro alleati locali di sfruttare la pressione popolare per un cambiamento politico. Nel marzo dello stesso anno, gli eventi nella città di Deraa suscitarono dubbie accuse su come le forze governative avessero aperto il fuoco contro manifestanti disarmati, proprio come era successo in Libia. Terroristi incoraggiati, addestrati e procurati da Arabia Saudita e da alleati come il Qatar e protetti dalla Turchia, hanno attaccato, tra le altre città, le forze di sicurezza governative a Baniyas, Homs e Hama.

Ma il sostegno popolare per il governo siriano e per il presidente Assad resta oltre il 50%, nonostante una massiccia campagna di disinformazione internazionale guidata dai media dei Paesi NATO e perfino di organizzazioni per i diritti umani. La NATO e i suoi alleati regionali hanno cercato in tutti i modi di destabilizzare il governo socialista indipendente della Siria. Il piano strategico del loro intervento è simile a quello utilizzato per distruggere la Libia. Hanno incoraggiato, addestrato e fornito gruppi terroristici eversivi, con una grande campagna di guerra psicologica, sia per nascondere che per giustificare la portata della loro aggressione.

Il Segretario generale dell’ONU, Ban Ki Moon, ha dimostrato ancora una volta, al di là di ogni dubbio, di essere un ignobile servo degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Ha trascinato il suo ufficio e l’ONU in profondo discredito facendosi evidente strumento di intervento coloniale in tutto il mondo, al servizio delle élite occidentali. Sotto Ban Ki Moon, l’Organizzazione delle Nazioni Unite sta violando la sua stessa Carta Costituzionale, come ha fatto in Libia, lavorando in complicità con la NATO e la Lega araba, dominata dall’Arabia Saudita, per garantire le condizioni necessarie ad un’aggressione militare contro la Siria, che sarà forse guidata dalla Turchia.

Repressione imperiale

La crisi della Siria non deriva primariamente da appelli popolari per le riforme, ma da pressioni ed interventi esterni. Le tecniche utilizzate contro la Siria da parte delle potenze occidentali e dei loro alleati regionali, sono tutt’altro che nuove. Sono già state usate negli ultimi cinquant’anni per brutalizzare e disumanizzare i palestinesi, per demonizzare Cuba e Corea del Nord e per giustificare un interminabile programma di aggressioni in tutto il mondo.
Ora la NATO, con la sua lunga e vergognosa storia di conquiste coloniali, ha aggiornato e perfezionato il proprio kit di strumenti per la repressione imperiale. Prima della Siria, lo hanno usato contro l’Iraq, l’Afghanistan, la Somalia, il Sudan, Haiti, Honduras, Costa d’Avorio e, ultimamente, la Libia. La campagna inizia sempre con una massiccia guerra psicologica messa in atto dalla macchina occidentale dei suoi media e da organizzazioni non governative per giustificare misure aggressive nei confronti di un dato Paese.

La guerra di propaganda consiste invariabilmente di esagerate e distorte accuse di violazioni dei diritti umani, di corruzione e di mancanza di democrazia. Queste accuse solitamente si evolvono fino a sostenere che il governo del Paese in oggetto sta causando una destabilizzazione regionale. Quando le condizioni preparate da questa guerra psicologica lo permettono, l’aggressione si sposta alla sfera economica, con appelli per sanzioni, legali o illegali che siano.

La fase successiva è quella della sovversione armata “per procura”. La perdita di vite provocata da tale sovversione terroristica può quindi essere utilizzata per attivare misure attraverso il sistema giuridico internazionale, se possibile attraverso la Corte penale internazionale, che è evidentemente uno strumento dell’imperialismo occidentale. L’intero processo prepara il terreno per un categorico intervento militare, preferibilmente proposto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU da un organismo regionale, manovrato dagli alleati occidentali. La Lega Araba è servita a tale scopo nei confronti della Libia ed è attualmente usata negli sforzi dei Paesi NATO per distruggere la Siria. Sarà quasi certamente utilizzata nel completamento dei preparativi per l’aggressione che sta maturando contro l’Iran. Ma l’Iran è un obiettivo molto più complesso di quanto lo sia la Siria, perché è uno dei più grandi Paesi del mondo in estensione territoriale e con una popolazione di oltre 70 milioni.

Iran

La storia dell’Iran nel secolo scorso, comune alla maggior parte della regione, è stata di oppressione coloniale e di sfruttamento straniero. Dopo l’anti-democratico colpo di stato del 1953, il Paese subì più di 25 anni di dipendenza neocoloniale, complice la dittatura di Mohammed Reza Pahlavi. Pahlavi era un fedele alleato della NATO, nello stampo di dittatori come Anastasio Somoza, Mobutu Sese o Ferdinand Marcos. Il presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, si riferisce spesso alle rivoluzioni gemelle del 1979 per ricordare che sia il popolo iraniano che quello del Nicaragua liberarono i loro Paesi da dittature crudeli nello stesso anno.

A seguito della rivoluzione islamica in Iran, le potenze della NATO appoggiarono il presidente iracheno Saddam Hussain nella lunga guerra contro l’Iran che durò dal 1980 al 1988. Ci si dimentica che la Siria è stata uno dei pochi Paesi arabi a sostenere l’Iran durante quella guerra. Gli alleati NATO locali, Israele, Arabia Saudita e le tirannie del Golfo, tutti temono l’Iran, perché l’Iran ha un potente governo impegnato in cambiamenti a livello regionale sulla base degli ideali della propria rivoluzione islamica. Nonostante sia stato moderato nell’applicare la sua politica rivoluzionaria regionale dopo la guerra con l’Iraq, l’Iran difende la sua sovranità senza compromessi. La cinica politica estera dei Paesi della NATO verso l’Iran è passata attraverso varie fasi di difficili compromessi, opportunismi e ostilità culminanti con l’attuale fase di aggressione vera e propria, che poco separa dal conflitto armato. Gli Stati Uniti in particolare, hanno cavalcato il fatto che l’Iran si stia dotando del nucleare come scusa per una guerra.

L’Iran sta cercando di sviluppare l’energia nucleare dagli anni ’50, ma gli Stati Uniti e Israele hanno prima iniziato a sfruttare il programma nucleare dell’Iran come pretesto per le sanzioni aggressive nel 2003, lo stesso anno in cui le potenze della NATO e i loro alleati hanno invaso l’Iraq col falso pretesto delle armi di distruzione di massa. Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno sempre usato l’Autorità internazionale delle Nazioni Unite (AIEA) per l’energia atomica politicamente contro l’Iran, usandone le procedure per creare pretesti per un’aggressione economica e militare.

L’attuale Direttore Generale dell’AIEA è Yukiya Amano, considerato ancora più sensibile alle pressioni dei governi dei Paesi NATO che il suo predecessore, Mohamed al Baradei. Possibili modi di attaccare il programma nucleare iraniano sono discussi apertamente sui media occidentali, questo fa parte della costante guerra psicologica contro l’Iran. Attacchi armati hanno preso la forma di assassinii terroristici di scienziati nucleari iraniani, ed altri attacchi facilitati da Israele, membro virtuale della NATO.

La risaputa e immensa ipocrisia dei governi dei Paesi NATO ha raggiunto estremi senza precedenti nel caso dell’Iran. Le potenze della NATO proteggono l’illegale programma nucleare di Israele [secondo le rivelazioni di Mordechai Vanunu, ingegnere nucleare israeliano, al Sunday Times di Londra, già nel 1986 Israele possedeva più di 200 testate nucleari, n.d.t.], ma attaccano l’Iran per lo sviluppo pacifico dell’energia nucleare. Loro e i loro alleati fanno una palese guerra terroristica contro l’Iran usando le stesse organizzazioni terroristiche che essi condannano, come il Mojahedin-e Khalq, così come hanno usato Al Qaeda in Libano, in Libia e ora in Siria.

Analogamente, gli Stati Uniti ed Israele hanno usato la loro altamente sviluppata tecnologia in guerra cibernetica per sabotare la capacità industriale e di ricerca dell’Iran, con l’uso del “malware worm” Stuxnet per danneggiare i sistemi informatici iraniani. Questo tipo di guerra psicologica, falso pretesto per una vera e propria aggressione, le sanzioni economiche e il terrorismo vero e proprio vengono usati contro tutti i governi presi di mira dalle élites dei Paesi NATO e dei loro alleati. Negli anni ’30, un comportamento simile da parte di Germania e Italia venne chiamato col suo vero nome – fascismo.
Tuttavia, in termini di capacità di difesa, l’Iran gode di molti vantaggi rispetto alla Siria. Il più ovvio di questi è la sua dimensione, sia territoriale che di popolazione. Il suo ruolo, poi, come uno dei principali fornitori internazionali di petrolio e gas alla Cina e molti altri Paesi, complica i piani della NATO per un attacco militare. Oltre il 30% delle forniture petrolifere internazionali passano attraverso lo Stretto di Hormuz, controllato dall’Iran. La geografia stessa dell’Iran gioca a suo favore, perché, ancora una volta, lo Stretto di Hormuz è una trappola potenzialmente pericolosa per qualsiasi attacco da parte di forze navali della NATO.

La capacità tecnologica missilistica dell’Iran è formidabile. La sua abilità per quanto riguarda la guerra elettronica è stata evidente nella guerra del 2006 tra Israele e Libano. In quell’occasione, Hezbollah, alleato dell’Iran, ha efficacemente neutralizzato la guerra elettronica israeliana e costantemente monitorato le comunicazioni militari israeliane. Per tutti questi motivi, qualsiasi attacco all’Iran sarà sicuramente molto più complesso nella sua progettazione ed esecuzione e di gran lunga più costoso sia in termini finanziari che di vittime per gli aggressori di quanto lo siano state le guerre contro l’Afghanistan, Iraq o Libia. Inoltre, diversi potenti Paesi respingono con forza i chiari preparativi della NATO per un’aggressione militare. Di questi Paesi, la Russia e la Cina sono i più espliciti, ma anche Brasile e India si oppongono ad un’aggressione armata. Tutti questi Paesi, in particolare Russia e Cina, capiscono molto bene che l’aggressione alla Siria e all’Iran è il modo con cui le potenze occidentali del Nord America e dell’Europa sperano di arrestare il loro stesso declino sul piano del potere globale e di prestigio, soprattutto in relazione all’Asia.

Da parte sua, l’India ha un rapporto commerciale molto forte con l’Iran, che le fornisce circa il 14% del suo fabbisogno petrolifero. L’India sta anche collaborando con l’Iran ad un importante progetto, la costruzione di un gasdotto per il trasporto di gas iraniano fino al Pakistan. Nonostante abbia recentemente aderito alla pressione degli Stati Uniti di votare contro l’Iran sulla questione del programma nucleare, l’India sostiene il diritto dell’Iran di sviluppare energia nucleare.

È improbabile che l’India si schieri in un potenziale conflitto armato tra l’Iran, la NATO e i suoi alleati locali. Allo stesso modo, il Brasile ha fortemente sostenuto il diritto dell’Iran di sviluppare energia nucleare e Dilma Rousseff sembra propensa a mantenere questa posizione. Tanto per confondere ancor più le cose in quel territorio, ultimamente la Turchia si è rifiutata di appoggiare nuove sanzioni contro l’Iran dei Paesi NATO che non fossero autorizzate dalle Nazioni Unite.

Questo conferma enfaticamente che l’Iran non è quella caricatura di paria isolato presentata dai media occidentali. È facile dimenticare che l’Iran probabilmente aderirà alla Organizzazione Cooperativa di Shanghai (SCO). L’Iran è impegnato in importanti progetti di costruzione ferroviaria con i membri della SCO Turkmenistan e Kazakistan. La SCO è composta da Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, Paesi che totalizzano quasi un quarto della popolazione mondiale. Qualsiasi attacco contro l’Iran, una grande ed influente potenza regionale, avrà effetti estremamente pericolosi e imprevedibili per l’economia mondiale e ripercussioni devastanti nella regione. Questa realtà potrebbe benissimo portare i benpensanti nei Paesi della NATO a resistere alle pressioni da parte degli alleati locali, come Israele e Arabia Saudita, a scatenare un attacco militare contro l’Iran.

Lezioni dalla Libia

Da parte loro, Iran e Siria potrebbero rimpiangere il sostegno dato alla NATO nel golpe controrivoluzionario e alla guerra di aggressione coloniale in Libia. Il regime fantoccio del Consiglio Nazionale di Transizione insediato in Libia dalla NATO ha ripagato l’Iran e la Siria con la chiusura dell’ambasciata siriana di Tripoli e col riconoscere il Consiglio Nazionale della Siria (SNC, all’opposizione in Siria), come suo governo legittimo. Alberto Cruz del CEPRID ha fatto notare che forze speciali britanniche si vantano persino sul loro sito web di aver armato e addestrato i combattenti libici di Al Qaeda sul territorio turco per attaccare il popolo siriano.

I fatti accaduti di recente in Libia hanno rafforzato la lezione di lunga data che gli oligarchi nordamericani ed europei saranno sempre disposti a distruggere Paesi indipendenti che resistono al loro volere. La guerra libica ha anche dimostrato che, paradossalmente, l’Iran condivide con i potenti della NATO l’abbandono dei principi fondamentali delle Nazioni Unite di non-aggressione e di auto-determinazione dei popoli. Tale abbandono ha permesso la deprecabile applicazione del mal concepito principio di “responsabilità di proteggere”. Di conseguenza ciò ha portato direttamente alla distruzione della Libia, all’aggressione in corso della Siria e all’assalto militare contro l’Iran che sta maturando. Come la Russia e la Cina, oggi l’Iran sta in parte soffrendo le conseguenze del suo contributo alla distruzione della Libia. È giusto sostenere che se Russia, Cina e Iran avessero difeso il principio di non-aggressione nel caso della Libia, le potenze della NATO non sarebbero mai state in grado di destabilizzare la Siria così facilmente.
La mancata difesa dei principi fondanti delle Nazioni Unite da parte dell’Iran è stata uguagliata dal completo collasso di quella che viene comunemente indicata come la Sinistra internazionale. Con pochissime eccezioni, gli opinionisti radicali, progressisti, socialisti, anarchici hanno o apertamente sostenuto la guerra coloniale della NATO alla Libia o se ne sono lavate le mani. Personaggi come Noam Chomsky, Ignacio Ramonet, Gilbert Achcar, Ramsy Baroud e Al Giordano, tra molti altri, hanno appoggiato il pretesto per la guerra contro il governo libico, anche se questo aveva il chiaro sostegno della maggioranza del Paese.

Il fallimento delle Sinistre internazionali è stato sia morale che intellettuale. Quello intellettuale è stato il classico “semina vento e raccoglierai tempesta”. A modo loro, Chomsky, Ramonet, Giordano e gli altri si sono in gran parte guadagnati la loro reputazione criticando i meccanismi che creano l’opinione pubblica convenzionale, ma, riguardo alla Libia, hanno invece accettato superficialmente le informazioni prodotte in totale consonanza con stile e contenuto delle più importanti operazioni di vendita di guerra psicologica.

Questa profonda ipocrisia intellettuale è stata accompagnata da un crollo morale della Sinistra internazionale nel non difendere la Libia e la sua gente contro una spietata aggressione coloniale militare. In generale, la Sinistra internazionale ha preso una serie di posizioni neocoloniali. Tutte condividevano l’ipotesi neocoloniale che la propria cultura e la propria società offrissero migliori modelli per la popolazione della Libia che non il sistema appoggiato dalla maggior parte dei libici e da essi stessi ideato. Non fu fatto alcun serio tentativo per sostenere i negoziati di pace, come era stato proposto dall’Unione Africana e dei Paesi dell’ALBA. In Nord America, il sostegno della Sinistra nera per il governo libico è stato ignorato. In Europa, prestigiosi media di sinistra quali Rebelión hanno censurato le opinioni che contestavano il golpe contro-rivoluzionario indetto dal Consiglio Nazionale di Transizione.

La demonizzazione di Muammar Gheddafi e la censura per omissione della Sinistra era indistinguibile da quella mediatica abituale. Chiunque dichiarasse solidarietà al governo libico e al suo popolo è stato tacciato di sostenere la dittatura. La Libia ha dimostrato come la funzione sistemica delle classi intellettuali e gestionali della Sinistra internazionale sia di camuffare la loro collocazione, complicità e definitiva legittimazione del sistema stesso che in apparenza rifiutano. Hanno accettato false informazioni, completamente in linea con la propaganda imperialista. Hanno collaborato all’abbandono dei principi fondanti delle Nazioni Unite. Hanno effettivamente accettato l’introduzione aggressiva del principio imperialista di “responsabilità di proteggere”. Discussioni sulla conquista della Libia da parte della NATO hanno dimostrato come in Nord America e in Europa la Sinistra internazionale sia essenzialmente un insieme di falsità di diverso rilievo ed efficacia. L’opportunità delle finzioni fornite da siti web vicini a individui come Ramonet, Chomsky e il resto è che fungono da intermediari con i network liberali e progressivi fedeli al capitalismo aziendale e ai centri di potere imperiale. Se si considera la loro capacità di raggiungere un significativo potere politico, le varietà nordamericane ed europee di finta Sinistra hanno vissuto per decenni con il fallimento. Il loro collasso morale e intellettuale sulla Libia non avrebbe dovuto sorprenderci.

Ciò che è stato e resta così singolare è come la Sinistra internazionale si identifichi con la falsa retorica delle stesse organizzazioni che pretende di criticare. Per la gente del Nicaragua, questo arriva a spiegare il riluttante riconoscimento del grande progresso ottenuto sotto la presidenza di Daniel Ortega per conto della maggioranza impoverita. Come la Libia, anche il Nicaragua è stato vittima di pregiudizi di classe e culturali della Sinistra internazionale.

Implicazioni per l’America Latina

Questi pregiudizi hanno reso impossibile alla maggior parte di ciò che passa per Sinistra in Nord America e in Europa di rinnovare se stessa in modo abbastanza convincente da guadagnarsi il sostegno della maggioranza, nonostante la cronica crisi economica dei loro Paesi. La crisi sistemica dell’Occidente minaccia la capacità futura degli Stati Uniti e dei suoi alleati di proiettare la loro potenza globalmente e di mettere un freno al loro personale declino nei confronti di Paesi asiatici quali Cina e India. Questo è il motivo per cui la NATO e i suoi alleati hanno distrutto la Libia ed ora minacciano Siria e Iran.
Un così mutevole contesto internazionale presenta sfide enormi per i popoli dell’America Latina e i loro leader. Ciò dimostra la saggezza strategica e l’acume tattico della leadership politica dei Paesi dell’ALBA nello sviluppare rapidamente una base di commercio e cooperazione solidale e nel rafforzare l’integrazione regionale a lungo termine. È chiaro però che l’America Centrale e i Caraibi sono bersagli vulnerabili a future aggressioni da parte degli Stati Uniti.
Gli USA e i loro alleati hanno appoggiato i colpi di stato di Haiti e Honduras, ed erano attivi nei tentativi di golpe in Venezuela, Bolivia ed Ecuador. Potrebbero anche non riuscire a rovesciare il governo in Siria e decidere che in caso di attacco militare all’Iran, le probabilità siano loro contrarie, ma sia che attacchino o meno l’Iran, gli Stati Uniti e i loro alleati europei stanno già molto probabilmente perfezionando la loro posizione aggressiva nei confronti dei governi indipendenti dell’America Latina.

Toni Solo
Fonte: http://lizzie-phelan.blogspot.it
Link: http://lizzie-phelan.blogspot.it/2012/03/wests-endless-war-on-humanity-after.html
26.05.2012

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA

Pubblicato da Davide

  • xcalibur

    …tanto, di guerra in guerra, prima o poi, qualcuno che gli spacca il kulo lo trovano…

  • Aironeblu

    Ottima descrizione della politica imperialista occidentale travestita da democrazia, con il consenso diplomatico NU e l’appoggio della Sinistra colonialista. C’è veramente di che vergognarsi ad essere europei, e non possiamo nasconderci dietro alla scusa che il potere è in mano alle élites che ci ingannano! Apriamo gli occhi e iniziamo a rivoltarci, magari all’inizio pacificamente, facciamo come fanno loro, prima li invitiamo a dimettersi, poi gli mandiamo un ultimatum, e poi ANDIAMO A STANARLI, sono quattro cazzo di vecchi bavosi contro miliardi di persone civili (o quasi….)

  • Tanita

    Una descrizione molto realistica della situazione contemporanea.
    Un documento sul quale fare un profondo analisi.

  • albsorio

    Il Paese successivo, la Russia. Questi mentecatti vanno sedati e chiusi in manicomio.

  • antiUsrael

    dimenticate tutte le altre divisione obsolete errate artificiose:il mondo dal 2011 ormai si divide in due: coloro che hanno difeso il diritto di non ingerenza in Libia contro l’aggrssore NATO-Qatar e le merde che lo hanno appogiato e se ne sono lavate le mani.

  • antiUsrael

    dimenticate tutte le altre divisione obsolete errate artificiose:il mondo dal 2011 ormai si divide in due: coloro che hanno difeso il diritto di non ingerenza in Libia contro l’aggressore sionista NATO-Qatar e le merde che lo hanno appoggiato e se ne sono lavate le mani.
    E’ come nelle bische quando si appoggia il bulletto che picchia il debole di turno e tutti gli altri non intervengono o appoggiano per paura del bullo, non sapendo che domani toccherà a loro subire.

  • Jor-el

    Purtroppo è vero. Russia, Cina, Siria e Iran hanno avvallato l’intervento NATO in Libia e legittimato il CNT. E non solo. Anche l’Olp e perfino Hamas e Hizbollah hanno inneggiato ai rivoltosi.

  • antiUsrael

    infatti Jo che vadano a farsi fottere dopotutto quello che ha fatto il popolo libico e Gheddafi per la Palestina e per il mondo arabo che invece si è confermato un puttanaio senza onore già immondo quando buttò al cesso Saddam Hussein(che fu difeso solo dall’amico-nemico Gheddafi).L’Iran si è detto alla parte dei ”ribelli”tagliateste e spellaneri libici,ma dalla parte filo-kamenei non filo-Ahmadinejad.