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LA GRECIA ESCE DALL’EURO. ECCO LA VERA AGENDA

DI DEBORA BILLI
crisis.blogosfere.it

Yanis Varoufakis è un professore di economia politica all’Università di Atene, ex docente a Cambridge e a Sidney, e ha molta voglia di dire la sua su questo gossip riguardante la Grecia che vorrebbe uscire dall’euro e che tanto ha fatto parlare nei giorni scorsi. Lo fa sul suo blog, e titola:

Ecco la vera agenda dietro la storia di Der Spiegel, secondo cui la Grecia starebbe pensando di uscire dall’euro.

Varoufakis racconta che, nei mesi scorsi, il governo greco ha commissionato lo studio riservato di una serie di scenari riguardanti la ristrutturazione del debito. Tra questi, uno scenario catastrofico che prevedeva l’uscita dall’euro.

Come mai, si chiede il professore, Der Spiegel ha scelto di isolare proprio questo, proponendolo come una ipotesi al vaglio del governo ateniese?

E’ mia opinione che Der Spiegel, in accordo con determinati circoli all’interno del governo tedesco (in particolare il Ministro delle Finanze) stesse cercando di mandare un messaggio al Cancelliere ma anche al Primo Ministro greco. Quale messaggio? Che ci sono cose molto peggiori che una ristrutturazione del debito, la peggiore delle quali uno smantellamento dell’euro passo dopo passo che comincerà non appena un Paese come la Grecia sarà forzato in una situazione impossibile da sostenere. E che continuare a negare l’evidenza, e proporre bugie su bugie riguardo la sostenibilità della situazione in corso, non sarà più tollerato.

 Secondo il professore e le sue fonti, l’origine di questo messaggio trasversale sarebbe il Ministro delle Finanze tedesco appunto, in accordo con alcune grandi banche. E non è la prima volta che Der Spiegel lancia di questi avvertimenti, essendo questa solo l’ultima e più potente bordata. Il panico causato dall’articolo dovrebbe finalmente riuscire a mettere sul tavolo il problema che va discusso, ossia che dare liquidità agli Stati insolventi non fa che peggiorare le cose e che è ora di smetterla con le bugie.

Malgrado il modo codardo con cui hanno comunicato le loro nuove convinzioni, conclude Varoufakis, un nuovo capitolo sta per cominciare. Non sarà necessariamente ben scritto o piacevole da leggere. Ma almeno offrirà la prospettiva di una via di fuga dalla triste bugia che ha finora portato solo miseria.

Debora Billi
Fonte: http://crisis.blogosfere.it/
Link: http://crisis.blogosfere.it/2011/05/la-grecia-esce-dalleuro-ecco-la-vera-agenda.html
10.05.2011

LEGGI ANCHE: LA GRECIA STA MINACCIANDO L’USCITA DALL’EURO ? – LA CRISI DEBITORIA DELLA GRECIA SI AGGRAVA

Pubblicato da Davide

9 Commenti

  1. Prima succede e meglio è per tutti…

  2. COSI’ LA GERMANIA “SVENDE” L’EUROPA AGLI USA

    DI MAURO BOTTARELLI
    ilsussidiario.net

    Pietà è morta! Come un avvoltoio, l’agenzia di rating Standard & Poor’s ieri ha tagliato ulteriormente il giudizio a lungo termine sul debito della Grecia a B dal precedente BB-, aggiungendo che il giudizio potrebbe essere ulteriormente rivisto al ribasso. Il giudizio sul debito a breve è stato invece abbassato a C dal precedente B.

    L’agenzia precisava come l’azione rifletta le attese di uno slittamento delle scadenze del debito di 80 miliardi di euro raccolto dalla Commissione europea e parla a chiare lettere della necessità per Atene di un haircut del 50% sul debito affinché il Paese non affondi (complimenti per la lungimiranza di analisi, davvero!). Dura e per una volta giustificata la prima reazione del governo greco che ha definito come «senza ragioni» l’ulteriore riduzione del rating, poiché il declassamento «arriva in un momento in cui non ci sono stati nuovi sviluppi negativi o decisioni».

    Secondo il ministero delle Finanze di Atene, le decisioni «dovrebbero essere basate su dati oggettivi, su annunci dei politici e su valutazioni realistiche delle condizioni dell’economia e non su rumors di mercato e articoli di stampa». E a questo riguardo, Atene ha deciso di affilare le armi contro il settimanale tedesco Der Spiegel, reo di aver diffuso la notizia («semplicemente falsa», per Atene) secondo cui la Grecia sarebbe pronta ad abbandonare l’Ue e l’euro per tornare alla dracma svalutata del 30% al fine di uscire dall’impasse provocata dall’ingente debito pubblico.

    Secondo fonti del ministero della Giustizia greco, le autorità avrebbero aperto un’inchiesta contro la testata: l’accusa è la pubblicazione di «notizie false» che potrebbero creare disordini sui mercati. Intanto, però, dalla Germania rilanciano: anche il tabloid tedesco Bild si è schierato a favore dell’abbandono dell’euro da parte della Grecia con un editoriale dal titolo “Bye, bye, Grecia”. Atene, scrive in un editoriale il giornale più letto della Germania, «non riesce a rimettere in piedi la propria economia, non ripagherà mai il suo enorme debito e questo aumenterà la pressione sui propri creditori, incluse le banche tedesche, per rinunciare a una parte dei debiti. L’euro è indispensabile per l’Europa, ma Eurolandia non dipende dalla Grecia. Se la Grecia non vuole più l’euro, non si dovrebbe costringerla a rimanere».

    Ma che bravi questi tedeschi, davvero dei campioni di liberismo e meritocrazia! Peccato che dietro alla sparata dello Spiegel, che Atene fa bene a perseguire per insider trading e turbativa dei mercati, ci sia ben altro. Cosa? Provo a spiegarvelo. Chi ha innescato l’ennesima bagarre sulla Grecia, spedendo l’euro in area 1,43 sul dollaro e facendo temere per la tenuta della Borsa ellenica e dei titoli finanziari di quegli istituti esposti presso Atene e il suo debito?

    Qualcuno sta gettando la croce sull’esponente dei liberali della Fdp, Frank Schaeffler, il quale sabato scorso ha dichiarato alla Reuters che «se la Grecia vuole abbandonare l’eurozona, questa è una sua decisione autonoma e la Germania dovrebbe accompagnarla costruttivamente». Un po’ diverso da quanto rilanciato il giorno prima dal settimanale tedesco Der Spiegel, secondo cui sarebbe la Grecia a volersene andare dall’Ue e tornare alla vecchia dracma. Per ora due sole cose sono certe in questa vicenda. Primo, la sparata dello Spiegel ha fatto scendere l’euro/dollaro in area 1,43, facendo la gioia di chi era corto sulla divisa europea (e vi assicuro che, da Goldman Sachs in giù, in tanti hanno fatto soldi con questo tonfo) e facendo intravedere una spirale ribassista della divisa europea dopo il rally garantitogli dal tonfo del biglietto verde (e un euro meno forte è una manna per l’export, quindi per la Germania). Secondo, nessuno ha intenzione di lasciare l’eurozona, tantomeno Atene, ma l’Ue ha tutto da guadagnare da questa guerra di dichiarazioni innescata dalla sparata dello Spiegel e dall’escalation che seguirà fino a quando la ristrutturazione del debito greco non sarà inevitabile, opzione che non si avvererà prima di un anno a partire da oggi, stante la disponibilità di liquidi di Atene grazie al bailout e il fatto che nessuno spingerà la nazione verso l’inevitabile fino a quando ci sarà soltanto un euro in condivisione nelle casse, per paura di quanto potrà accadere a Deutsche Bank e al domino finanziario europeo.

    Quali alternative, quindi? Sul piatto, dopo il vertice d’emergenza tenutosi nel fine settimana, ci sono queste opzioni: accelerazione del piano di privatizzazioni greche per ottenere un incasso di almeno 15 miliardi entro il 2012, creazione di una struttura ad hoc soggetta però a controllo esterno per vincolare i proventi delle dismissioni e usarli come collaterale a garanzia del rimborso dei prestiti concessi dai paesi dell’Eurozona, ulteriore allungamento delle scadenze e abbattimento degli interessi sul pacchetto di aiuti Ue-Fmi. In altre parole, per la prima volta dai costi di riparazione della guerra di Weimar, una nazione potrebbe essere presto costretta a collateralizzare emissioni di debito superprioritarie verso creditori esteri, così come i proventi delle privatizzazioni.
    Insomma, l’Ue ha detto chiaro e tondo alla Grecia, pur usando un linguaggio dotto e arzigogolato, che deve prepararsi a una “debtor-in-possession loan issuance”, ovvero l’opzione che si applica a un’azienda che si mantiene in operatività durante una procedura di Chapter 11 per bancarotta. Un “debtor in possession”, generalmente, tenta di completare il suo piano di riorganizzazione, scaricando certi debiti e intervenendo su ogni debolezza strutturale per tornare alla profittabilità. Con questa mossa, Atene dovrà collateralizzare il frutto delle sue privatizzazioni come garanzia agli aiuti: indi, se la Grecia andrà in default – e lo farà – il Partenone diventerà di proprietà tedesca, Santorini andrà al Lussemburgo, Mykonos alla Francia, il Pireo al Fondo monetario e tutto il resto magari ai cinesi, già attivissimi nell’acquisizione di assets portuali greci e pronti a gettarsi su quel collaterale in vendita.

    Detta così fa ridere, ma è esemplificativo di quanto accadrà: sul tavolo, poi, ci sono assets davvero appetibili come l’azienda del gas Depa e la Hellenic Defence Systems. In particolare, la Depa “vanta” una complicata struttura proprietaria, con l’Hellenic Petroleum che detiene il 35% e la utility energetica statale Ppc il 30%: insomma, un potenziale cavallo di Troia per uno shopping selvaggio di assets strategici, stante l’opzione di collateralizzazione dei proventi delle privatizzazioni. La mossa Ue, per quanto irrituale, ha una ratio. Soprattutto politica, al fine di vincere le resistenze di paesi come la Finlandia, contrarissimi ai salvataggi di stato e alla loro estensione. Obbligando la Grecia a usare i suoi assets come collaterale a garanzia, elettori e contribuenti intravvederanno un profitto a fronte dell’estensione del prestito da 110 miliardi di euro ricevuto da Atene lo scorso anno.

    Servirà? Per ora, tutto il can can innescato dallo Spiegel su volontà politica tedesca, ha solo permesso profitti a chi aveva scommesso short contro l’euro, fornito l’alibi per un’accelerazione delle richieste europee verso Atene a fronte della prospettiva di ristrutturazione del debito – e quindi di dilazioni dei rimborsi e pesanti tagli sui rendimenti dei bonds ellenici che stanno nella pancia di banche tedesche e francesi – e posto i prodromi di un riallineamento dell’euro sui mercati valutari a fronte di tassi di interesse che la Bce in realtà non vuole o non può alzare fino all’autunno.

    Il problema, però, è uno solo: occorre riconoscere che questa crisi non è sovrana ma bancaria, visto che il rischio più grande non è quello della ristrutturazione del debito degli Stati ma delle esposizioni bancarie dell’Europa “core” verso i paesi a rischio. Finché non si puntelleranno le banche tedesche e francesi, non si farà che rimandare e far incancrenire il problema. Il problema è che, come ci dimostra a vicenda dello Spiegel, a qualcuno queste perdite di tempo e gli allarmi a orologeria fanno molto comodo.

    Guarda caso, ieri l’euro/dollaro viaggiava in area 1,42, una manna per chi aveva scommesso al ribasso sulla valuta europea, soprattutto le banche d’affari Usa che utilizzano Standard&Poor’s (guardate chi c’è nel board dell’agenzia di rating e capirete da soli l’enorme conflitto d’interessi in atto) per le loro azioni di aggiotaggio sul monetario. Altro che le panzane di Spiegel e Bild, l’Europa è sotto attacco. E Berlino si è venduta al nemico.

    Mauro Boattarelli
    Fonte: http://www.ilsussidiario.net
    Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2011/5/10/FINANZA-2-Cosi-la-Germania-svende-l-Europa-agli-Usa/3/175478/
    10.05.2011

  3. GRECIA ASSEDIATA Verso l’insolvenza

    Agenzie dell’usura scatenate. Declassato il debito pubblico. Londra ed Helsinki rifiutano il sostegno

    Ugo Gaudenzi

    La nuova crisi finanziaria dello Stato ellenico ha messo in moto naturalmente anche la speculazione.
    L’agenzia di rating Standard & Poor’s – una di quelle “maestre private” che stilano le pagelle degli Stati – ha declassato il debito pubblico della Grecia rendendo così più dure le misure di lacrime e sangue che Atene dovrà sostenere per riuscire a ottenere i nuovi 30 miliardi di euro di aiuti per sostenere la sua economia.
    Così c’è da giurare che anche i tassi sul nuovo prestito non saranno certo decurtati o alleggeriti, come richiesto dal governo Papandreu, anzi.
    Intanto già Inghilterra e Finlandia hanno dichiarato che non parteciperanno all’aiuto comunitario di sostegno alle finanze elleniche.
    E dalla City di Londra sono giunte anche corpose “analisi” per esorcizzare un possibile “colpo di coda” del governo greco, e cioè l’uscita dall’area euro e il ritorno alla dracma.
    L’ipotesi, mormorata ad Atene e anche immediatamente smentita dall’esecutivo, viene generalmente trattata come “inattuabile”.
    Perché – dicono – anche tornando alla dracma l’economia greca non riuscirà a mettere a posto i suoi conti.
    Questi Soloni dell’economia e della finanza rimuovono coscientemente cosa significhi in realtà lasciare l’euro e fuoriuscire dai patti di Maastricht.
    Significa, per qualunque Stato nazionale, riprendere in mano la propria sovranità monetaria. Dichiarando l’insolvenza, uno Stato può così riunire tutti i suoi creditori (il Fmi, il Fondo Ue e quei fondi speculativi stranieri che hanno fatto man bassa delle risorse pubbliche delle varie nazioni) attorno a un tavolo e annunciare – come fatto dall’Argentina di Kirchner – che se vogliono ottenere il rientreo, almeno della parte capitale dei loro crediti debbono eliminare gli interessi usurai applicati.
    Come accadde all’Argentina, in un primo tempo gli usurai lanciarono fuoco e fiamme. Poi, per non perdere tutto, dovettero accettare il “concordato”. E questo valga anche per l’Italia…

    09 Maggio 2011 12:00:00 – http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=8170

  4. Un signore, chiamato Pig, sta per fallire. Ha una grande idea. Per sopravvivere vende i suoi debiti. Li chiama titoli di Stato. Molti li comprano, pretendono solo un piccolo interesse e la restituzione del capitale a termine del prestito. Il Pig ha trovato il sistema per vivere sopra i suoi mezzi. Continua a fare debiti e a venderli. Il suo bilancio familiare però peggiora e chi compra i suoi titoli, per cautelarsi, chiede maggiori interessi. Il Pig è costretto ad aumentare gli interessi. Con il tempo la situazione diventa critica. I compratori del debito diminuiscono per paura del rischio. Il debito non è più tripla A menomeno, ma tripla B piùpiù. Arriva il momento in cui il Pig non è più in grado di pagare gli interessi. I vicini del Pig, che gli hanno prestato la maggior parte dei soldi, non hanno alcun interesse a farlo fallire. Se fallisce perderanno ogni credito. Gli propongono perciò un prestito oneroso, lo chiamano bail out. Il Pig è costretto ad accettare per non fallire. Quando i soldi del prestito finiscono il Pig si ritrova a pagare più interessi di prima. Chi gli ha prestato i soldi ha solo guadagnato tempo ed è ora doppiamente a rischio, può perdere sia i titoli di Stato che il prestito del bail out.

    Il Pig, tecnicamente un fallito, è quindi in grado di fare la voce grossa come se fosse lui ad aver prestato i soldi agli altri. Minaccia la ristrutturazione del debito. In altri termini, chi ha comprato i suoi titoli a 100 vedrà il loro valore dimezzato a 50 e il Pig si libererà della metà del debito senza che nessuno possa proibirlo. I creditori, sempre più preoccupati, non sanno che pesci pigliare. I titoli di Stato infatti, come quelli azionari di una qualunque società quotata in Borsa, possono perdere il loro valore. I creditori hanno in comune con il Pig la moneta. Un tempo il Pig usava la Dracma, ora l’Euro. Il suo comportamento mette a rischio il buon nome della moneta dei signori virtuosi che non hanno debiti o ne hanno pochi. L’euro non può essere compromesso. I vicini possono sbattere fuori dall’euro il Pig fallito e vedere sfumare per sempre parte dei loro crediti o continuare a finanziarlo con un bail out dopo l’altro. Germania, Francia hanno circa 250 miliardi di dollari di titoli greci e l’euro, a causa del Pig, sta perdendo valore rispetto al dollaro e allo yuan. Il Pig esce dall’euro e i suoi titoli di Stato diventano carta straccia. Vorrei trovare una logica o una morale, ma non ci riesco.

    Fonte: http://www.beppegrillo.it
    Link: http://www.beppegrillo.it/2011/05/bentornata_dracma/index.html
    10.05.2011

  5. Ma perchè si continua sempre a parlare di “ristrutturazione” del debito e non di pura e semplice “cancellazione” del debito? Che farebbero in tal caso i creditori? Invaderebbero la Grecia con le truppe Nato? Andrebbero all’ONU a spiegare che è giusto così? Qui non stiamo parlando di un aziendina fallita, che non lascia nulla dietro la chiusura dei cancelli. Qui stiamo parlando di un fallimento sistemico, che per definizione riguarda il sistema, creditori in primis. Se in natura un ecosistema incontra una crescita insostenibile di uno dei suoi parametri, semplicemente collassa nei suoi precedenti equilibri e sulle macerie ne predispone di nuovi, completamente diversi. La Grecia ha le sue colpe, nessuno lo nega, ma è sempre più chiaro che non sono la causa principale del default, che è piuttosto sistemica, intrinseca all’originaria insostenibilità del progetto euro, e più in generale del progetto monetario basato sulle banche centrali indipendenti dagli stati, in un sistema bancario-monetario fondato esclusivamente sulla moneta-debito emessa dal nulla. Punto e a capo. Maastricht, bye, bye!

  6. Sarebbe sempre bene chiarire che ‘ristrutturazione del debito’ significa che una parte consistente di questo debito non verrà mai pagata. Detta così fa un’altro effetto. L’Argentina lo ha fatto e sta rinascendo, cosa aspettano greci, irlandesi e portoghesi prendere questa decisione, liberarsi dai ricatti e far crollare l’euro una volta per tutte?

  7. L’errore di valutazione sta tutto nella frase “Il Pig esce dall’euro e i suoi titoli di Stato diventano carta straccia”. Non c’è nessuna prova o certezza che debba andare così, è un fantasma agitato dai francesi e tedeschi che non possono permettersi di veder affondare l’euro.

  8. L’uscita dall’Euro non potrà essere peggiore di quanto lo sia stata l’entrata