Home / ComeDonChisciotte / LA GRANDE CRISI: IL CONFLITTO STA PER SCATENARSI

LA GRANDE CRISI: IL CONFLITTO STA PER SCATENARSI

DI PINO CABRAS
Megachip

Una cosa poco
raccontata
della crisi economica mondiale – almeno
in Italia – è la crescita di grandi movimenti
di protesta
nel mondo del lavoro. Abbiamo cercato di dar
conto sia di quanto si è mosso in altri paesi, sia delle
iniziative organizzate in Italia dalla
Cgil
, che sono solo un’avvisaglia di avvenimenti
più forti in vista. Segnali non trascurabili arrivano anche
dal sindacalismo di base, alternativo e indipendente, con una sua
distinta piattaforma di rivendicazioni rivolte ad alcuni nodi difficili
del mondo del lavoro: temi che solo qualche tempo fa sarebbero stati un
tabù, ma oggi diventano improvvisamente più
“legittimi”.

Il contesto è quello che ha visto in poche settimane
«Il Sole 24 Ore» e «The
Economist» passare dalla vulgata neoliberista a fenomenali
esaltazioni dell’intervento pubblico nell’economia.
È una circostanza storica in cui anche il sindacalismo
più eterodosso acquista una forza particolare, e le sue
“visioni” appaiono un’offerta
rivendicativa capace di rompere molti schemi. Accade in tutta Europa, e
l’Italia non farà eccezione. Non né un
caso che il governo, questo governo, sempre più sospinto a
misure che intendono forzare la Costituzione, abbia puntato la prua
contro il diritto di sciopero.

L’Assemblea nazionale del Patto di Consultazione Cub, Cobas e
Sdl ha indetto una manifestazione nazionale (28 marzo 2009) e uno
sciopero generale e generalizzato con manifestazioni regionali (23
aprile) per proporre una nuova
piattaforma
a ridosso dell’accelerarsi della Grande
Crisi e in previsione degli imminenti sconvolgimenti nel mondo del
lavoro.

Il sindacalismo alternativo punta proprio al bersaglio grosso, la
Grande Crisi: «essa è una crisi globale,
strutturale, di sistema che investe tutto il sistema di produzione e di
vita capitalistico. C’è un intreccio micidiale di
crisi, che ingigantiscono quella economica, già di per
sé enorme; c’è una crisi ambientale,
poiché la devastazione della natura e i cambi climatici
mettono in discussione addirittura la continuità della vita
in tanti parti del mondo, una crisi energetica e una crisi alimentare.
E a compenetrarle tutte, c’è la gigantesca crisi
legata alla guerra permanente e globale che percorre il mondo: la
guerra, lungi dall’attenuarsi, viene vista dai padroni del
mondo come la carta a disposizione per placare le altre crisi del
sistema.»

Un sindacato di minoranza vuole opporsi a tutto questo? Sarebbe un
“vasto programma”, avrebbe forse detto De Gaulle.

Ma la carne viva del lavoro oggi, fra nuove disuguaglianze e un
precariato di massa che mette in mora già in questi mesi le
residue certezze di milioni di lavoratori (milioni, si badi), trova
immediatamente un terreno di scontro su chi dovrà pagare i
costi della crisi. Le disuguaglianze si presentano con dura evidenza,
mentre filtrano le cronache dei bonus che ancora remunerano i banchieri
che hanno determinato la corsa al disastro, intanto che gli stati
corrono a salvare prima di tutto proprio queste figure tragiche del
nostro tempo e il loro sistema.

«Ma la crisi, come dice la parola stessa che rimanda a
trasformazioni e cambiamenti, può anche essere –

dicono i sindacati di base – una grande occasione di mutamento dei
parametri per la vita sul globo.» Ammettono che la
possibilità non è affatto scontata: «in
passato grandi crisi hanno anche prodotti brutali involuzioni
reazionarie».

Facendo riferimento a questo quadro in rapidissimo movimento, il Patto
di Consultazione punta comunque a specifiche proposte legate alla
vicenda italiana e alle sue relazioni industriali, riconoscendo che la
Cgil si colloca in una posizione molto diversa dagli altri sindacati
confederali.
Pronti dunque a giocare un ruolo nella fase di apertura del conflitto
sociale nel momento in cui il governo vorrebbe stringere le viti delle
forme di contrattazione indebolendo le rappresentanze sindacali.

La piattaforma rivendicativa si riassume nei seguenti punti:  

1. Blocco dei licenziamenti;
2. Riduzione dell’orario di lavoro a parità di
salario;
3. Aumenti consistenti di salari e pensioni, introduzione di un reddito
minimo garantito per chi non ha lavoro;
4. Aggancio dei salari e pensioni al reale costo della vita;
5. Cassa integrazione almeno all’80% del salario per tutti i
lavoratori, precari compresi, continuità del reddito per i
lavoratori “atipici”, con mantenimento del permesso
di soggiorno per gli immigrati;

6. Nuova occupazione mediante un Piano straordinario per lo sviluppo di
energie rinnovabili ed ecocompatibili, promuovendo il risparmio
energetico e il riassetto idrogeologico del territorio, rifiutando il
nucleare e diminuendo le emissioni di CO2;
7. Piano di massicci investimenti per la messa in sicurezza dei luoghi
di lavoro e delle scuole, sanzioni penali per gli omicidi sul lavoro e
gli infortuni gravi;
8. Eliminazione della precarietà lavorativa attraverso
l’assunzione a tempo indeterminato dei precari e la
re-internalizzazione dei servizi;
9. Piano straordinario di investimenti pubblici per il reperimento di
un milione di alloggi popolari, tramite utilizzo di case sfitte e
mediante recupero, ristrutturazione e requisizioni del patrimonio
immobiliare esistente; blocco degli sfratti, canone sociale per i bassi
redditi;
10. Diritto di uscita immediata per gli iscritti/e ai fondi-pensione
chiusi.

Il governo va già in direzione opposta. Le restrizioni al
diritto di sciopero e il preteso ritorno agli enormi investimenti per
l’energia nucleare sono cosa di queste ore, e saranno punti
di frizione fortissima nei prossimi mesi.

Anche dalla Cgil arrivano reazioni durissime. Il più grande
sindacato sottolinea la gravità dell’attacco alla
Costituzione: «lo sciopero infatti è un diritto
soggettivo del lavoratore e non può essere in alcun modo
impedito.» Il provvedimento del governo sarà il
tema chiave della manifestazione nazionale che si svolgerà a
Roma il 4 aprile 2009 per respingere l’accordo separato fra governo da
una parte e Cisl, Uil e Ugl dall’altro. In due settori vasti
e cruciali come il pubblico impiego e la scuola i lavoratori hanno
votato in massa al referendum sui contratti firmati solo da Cisl e Uil
seppellendoli sotto una valanga di no.

Si incrociano dunque date diverse, strategie e pesi differenti nel
mondo del lavoro. In mezzo alle lotte sociali si giocherà
anche una battaglia egemonica fra diversi modi d’intendere il
ruolo del sindacato. Nel frattempo, Berlusconi sembra avere una gran
fretta di chiudere la partita costituzionale per essere lui il
nocchiero della nave in gran tempesta. Per posizionarsi meglio impone
un’agenda mediatica che silenzia il più possibile
i temi della crisi e del lavoro, e impone inoltre un’agenda
politica che parla lo stesso d’altro, anche perché
il principale presunto oppositore, il PD, glielo lascia fare.
Senza sponde forti, nulla ammorbidirà le abrasioni di uno
scontro sociale inevitabile, data la portata della crisi.

Pino Cabras
Fonte: www.megachip.info
Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8758
26.02.2009

Pubblicato da Davide

  • Tao

    LAVORATORIIII???? ECCO LO SCIOPERO VIRTUALE!

    DI FRANCA RAME
    unita.it

    Nuove regole in arrivo per gli scioperi nei trasporti: indire una giornata di protesta capace di bloccare bus, treni e aerei sarà più difficile e, soprattutto, in alcuni settori sarà addirittura richiesta un’adesione individuale preventiva da parte del singolo lavoratore che intende incrociare le braccia. Il governo è infatti al lavoro su un progetto di riforma della regolamentazione del diritto di sciopero nei servizi di trasporto che dovrebbe arrivare venerdì in consiglio dei ministri. E, se la bozza dello schema del ddl delega di riforma verrà confermata, sono molte le novità che arriveranno per regolamentare nel settore il diritto di sciopero, a partire dall’obbligarietà del cosiddetto sciopero virtuale. Contro la proposta è già scattata la mobilitazione di alcuni partiti e sindacati: «Mi auguro che il tentativo del governo non sia quello di impedire che il dissenso dei lavoratori possa manifestarsi» dice il segretario confederale della Cgil, Fabrizio Solari. «Vale la pena ricordare – continua – che la legge attualmente in vigore è la più severa d’Europa. Ed è una legge osservata, visto che le contestazioni della commissione di Garanzia non vanno oltre lo 0,7% delle azioni di sciopero. Infine – chiude Solari – questo è un tema su cui dovrebbe discutere il Parlamento, non ci si può affidare ad una legge delega».

    «Le nuove regole per gli scioperi nei servizi pubblici sono gravissime e inaccettabili. Si vuole portare così a compimento l’attacco al lavoro e alla democrazia alla base dell’accordo separato sulla contrattazione, si vuole distruggere l’autonomia del sindacato e la possibilità che questo ha di organizzare i lavoratori» dice Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc. Più dialogante l’atteggiamento del Pd e di alcuni sindacati come Cisl e Ugl. «Noi siamo d’accordo a trovare una mediazione tra il diritto di sciopero e le esigenze dei cittadini alla mobilità – spiega Cesare Damiano del Pd, ex ministro del Lavoro – e l’introduzione dello strumento del referendum tra i lavoratori per proclamare lo sciopero può essere un passo avanti. Quello che non ci piace è la dichiarazione preventiva di adesione allo sciopero dei lavoratori. Stiamo parlando di un diritto costituzionale, molto delicato». Infine, Damiano invita il governo ad «adottare il metodo della concertazione convocando a un tavolo le organizzazioni sindacali, e non quello dell’imposizione legislativa lesiva dell’autonomia delle parti sociali». «Il governo getta la maschera e indica una scorciatoia autoritaria per ridurre i diritti dei lavoratori, a cominciare dal diritto di sciopero», afferma Claudio Fava, segretario di Sinistra Democratica.

    LO SCIOPERO VIRTUALE

    Si prevede, nella bozza di legge «l’istituto dello sciopero virtuale che potrà può essere reso obbligatorio per determinate categorie professionali le quali, per le peculiarità della prestazione lavorativa e delle specifiche mansioni, determinino o possano determinare, in caso di astensione dal lavoro, la concreta impossibilità di erogare il servizio principale ed essenziale». In sostanza lo sciopero virtuale prevede che un lavoratore dichiari l’astensione dal lavoro ma in realtà presti comunque la sua attività, perdendo però la retribuzione. Questa, insieme alla somma che deve erogare l’azienda, viene poi destinata a fini sociali. In questo modo – nelle intenzioni del governo – non si danneggiano i cittadini e si fa comunque una pressione sull’azienda. La Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero aveva proposto di destinare questo denaro anche a comprare pagine di giornali per illustrare i motivi della vertenza e quindi informare l’opinione pubblica.

    REFERENDUM OBBLIGATORIO

    Prevista anche «la necessità di proclamazione dello sciopero da parte di organizzazioni sindacali complessivamente dotate di un grado di rappresentatività superiore al 50% dei lavoratori – continua la bozza – e della dichiarazione preventiva di adesione allo sciopero stesso da parte del singolo lavoratore almeno con riferimento a servizi o attività di particolare rilevanza».

    LE MULTE

    Il governo inoltre, stando alla bozza, è delegato a «rivedere e aggiornare il regime sanzionatorio, per tutti i servizi pubblici essenziali, con specifico riferimento al fenomeno degli scioperi spontanei e sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi». La riscossione delle sanzioni individuali è affidata a Equitalia.

    UN CONTROLLO “POLITICO”

    Nascerebbe inoltre una Commissione per le relazioni di lavoro con il compito di «verificare l’incidenza e l’effettivo grado di partecipazione agli scioperi anche al fine di fornire al Governo, alle parti sociali e agli utenti dei servizi pubblici essenziali un periodico monitoraggio sull’andamento dei conflitti, sul loro reale impatto sui servizi essenziali e, in questa prospettiva, sulla rappresentatività degli attori sociali tale da garantire trasparenza e simmetria informativa nelle relazioni industriali». Nel valutare il grado di rappresentatività dei soggetti che proclamano lo sciopero la Commissione «utilizzerà – riporta la bozza – là dove presenti, indici e criteri elaboratori dalle parti sociali ivi compresa la certificazione all’Inps dei dati di iscrizione sindacale». La Commissione per le relazioni di lavoro, si legge ancora nella bozza, «è composta da un numero massimo di cinque membri scelti, su designazione dei Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, tra esperti di relazioni industriali e nominati con decreto del Presidente della Repubblica». Per l’esercizio delle proprie funzioni la Commissione per le Relazioni di Lavoro «si avvale, oltre che del personale oggi in capo alla Commissione di Garanzia della attuazione della legge di regolamentazione del diritto di sciopero, delle strutture centrali e periferiche del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali».

    Franca Rame
    Fonte: http://www.unita.it
    26.02.2009

  • radisol

    Come era ovvio i nodi dell’accordo separato sul sistema contrattuale stanno rapidamente arrivando al pettine. Se c’era chi si illudeva che Confindustria e Governo, realizzando un accordo che stravolge il sistema contrattuale, pensassero poi di accantonarlo di fronte alla crisi, ha probabilmente fatto un ragionamento di buon senso, ma privo di agganci con la realtà. Si stanno già avviando le discussioni sindacali sui rinnovi dei contratti e la confusione è totale.
    I problemi di fondo sono almeno quattro: (…)

    1. la democrazia. Possono le categorie della Cgil fare piattaforme unitarie con le altre organizzazioni firmatarie dell’accordo separato, senza affermare prima il diritto dei lavoratori a decidere con i referendum su piattaforma, accordo, eventuali dissensi tra i sindacati? Oppure si riproduce lo stesso meccanismo che ha portato all’accordo separato, una piattaforma unitaria senza vincoli e senza regole democratiche?

    2. si chiederanno aumenti salariali per due o per tre anni e, per la parte normativa, essa varrà tre o quattro anni? Le clausole di tregua dureranno quattro mesi, come nel sistema in vigore, o sette, come in quello appena sottoscritto?

    3. gli aumenti verranno richiesti in continuità con le ultime piattaforme, che erano tutte al di sopra dell’inflazione, o sulla base del nuovo indice concordato nell’accordo separato?

    4. le clausole di deroga nell’applicazione del contratto nazionale saranno esplicitamente eliminate dal tavolo di trattativa oppure ne faranno parte?

    Coerenza vuole che solo avendo chiarito tutti questi quattro punti, oltre ad altri non meno rilevanti quali il ruolo degli enti bilaterali, sia possibile definire piattaforme unitarie.

    La Fiom ( Cgil metalmeccanici), per bocca del suo segretario generale, ha annunciato in piazza San Giovanni, che non applicherà un accordo che non condivide e che non è stato votato dai lavoratori. Altre categorie non stanno facendo la stessa cosa. C’è quindi il rischio che nascano piattaforme unitarie, o anche differenziate, che nei fatti siano l’accettazione passiva dell’accordo separato da parte di interi settori della Cgil. Se a tutto questo si aggiunge che la Confindustria, per spingere la Cgil verso l’accettazione di fatto dell’intesa, sarebbe intenzionata a disdettare formalmente il sistema di regole previsto dall’accordo del 23 luglio, e che peraltro è già recepito in tutti i contratti nazionali, si capisce bene come potremmo davvero trovarci, come dice Epifani, nei prossimi mesi di fronte al caos contrattuale. Il problema però è che questo caos sarebbe anche dentro la Cgil. Si è più volte detto che il più grande sindacato italiano, dopo l’accordo di gennaio, era di fronte a un bivio: protestare ma poi subire l’intesa, oppure contrastarla davvero.

    Il rischio è che questo bivio non sia davanti alla Cgil, ma dentro di essa.

  • Tao

    Nessuno si faccia illusione sulla limitazione dei progetti della destra italiana (e non solo) riguardanti il diritto di sciopero al settore dei trasporti. Sui punti cruciali di attacco alla libertà ed alla democrazia come la istituzione delle ronde,il prelievo delle impronte digitali ai bambini rom, le leggi di detenzione dei clandestini e di maggiorazione delle loro pene in caso di reato ed ora del diritto di sciopero la destra italiana ripercorre la strada già attraversata da Hitler e da Mussolini negli anni trenta.

    La scelta è stata fatta dal momento che l’opinione pubblica è stata esasperata contro gli scioperi dei lavoratori del settore.Spesso si tratta di lavoratori pendolari o di fruitori dei servizi urbani di fascia medio-povera.
    Lo sciopero nei servizi pubblici ha già una regolamentazione che risale al 1990, aggiornata nel 2000. Un esame obiettivo dei comportamenti delle categorie da allora ad oggi non evidenzia un cattivo funzionamento della legge. La legge ha garantito gli utenti dei trasporti e lo sciopero selvaggio è una leggenda metropolitana ingigantita ad arte per mettere la gente contro i sindacati ed i lavoratori.
    Oggi la scelta del governo di stringere e di molto il cappio del divieto risulta particolarmente odiosa e di parte per il fatto che le ferrovie dello Stato sono state privatizzate ed anche l’Alitalia, mentre le aziende municipalizzate hanno già un regime privatistico e molte sono state privatizzate.

    Ieri una spocchiosa dichiarazione di Mauro Moretti amministratore delegato delle Ferrovie (con stipendio milionario) resa al Senato annunziava la scelta del “macchinista unico”, scelta che sarà realizzata anche senza l’accordo dei lavoratori e del sindacato. Non dimentichiamo che è in corso una profonda ristrutturazione dei servizi riguardante la gestione del trasporto ferroviario che renderanno assai più oneroso e difficile il trasporto ai pendolari ed agli stessi ferrovieri. Con i nuovi orari molte persone che viaggiano per raggiungere il posto di lavoro dovranno alzarsi nel cuore della notte dal momento che in nome dell’efficienza e del risparmio si fanno saltare tratte essenziali.

    L’Alitalia è stata privatizzata e difatto quasi regalata ad una cordata di imprenditori. Non si sa più niente di cosa sta succedendo ai cassaintegrati (diecimila?) ed agli assunti dalla Cai.Si è molto speculato sui “privilegi” dei dipendenti Alitalia per ridurli in uno stato di vero e proprio terrore. Debbono stare molto attenti
    nel loro rapporto con l’impresa che è pronta ad usare la frusta o la mannaia a seconda del caso. Il lavoratore dovrà vivere la vita dell’azienda con il cuore sempre in trepidazione e l’occhio supplice rivolto al suo capo perchè sia sempre benevolo verso di lui. La presentazione del disegno di legge delega da parte di Sacconi non coglie di sorpresa nè la Confindustria nè la Cisl, l’Uil e l’UGL. La CGIL è l’organizzazione che ha fatto le dichiarazioni più critiche. Ho sentito stamane la Camussi a tg3. Non si è spinta molto avanti nelle critiche.

    Le norme vietano manifestazioni di protesta come l’occupazione di strade o autostrade che sono state usate anche dai metalmeccanici per richiamare l’attenzione della gente sulla loro protesta. Introduce il referendum preventivo e lo sciopero virtuale.
    E’ un disegno di legge pensato sopratutto contro i sindacati di base la cui crescita preoccupa quanti ritengono di avere raggiunto con le quattro confederazioni “riconosciute” un punto di equilibrio assai soddisfacente per la Confindustria ed il Governo.
    E’ veramente strabiliante che subito dopo l’annunzio fatto da Sacconi, il Senatore Ichino del PD, esperto giuslavorista della stessa scuola alla quale si richiama Sacconi, abbia invitato il PD ad approvare la proposta del Governo. Insomma, l’accordo nelle grandi linee c’è già e si tratta di precisare i dettagli.
    Chissà se le ronde saranno chiamate ad intervenire a difesa degli interessi dei cittadini contro eventuali scioperi contestati dal Governo…..

    Nessuno si aspetti che la destra al potere si accontenti del settore dei trasporti e delle norme che ieri il Senato ha approvato sul pubblico impiego. Andrà avanti in una situazione in cui l’opposizione politica è stata estromessa dal Parlamento, l’opposizione sociale viene criminalizzata, il lavoro non è più un diritto ma una
    elargizione che ti devi conquistare leccando la mano a qualcuno….come un cagnolino.

    Pietro Ancona
    http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
    http://www.spazioamico.it
    26.02.2009

  • IVANOE

    Post molto romantico che sogna di vedere negli italiani una maturità che non ha e che con un velo nostalgico vuole ricordare l’embrione e solo l’embrione di cambiamento degli anni a cavallo tra la fine del 60 e l’inizio degli anni 70.
    La realtà non è quello che ci viene disegnata : rivendicazioni, scioperi, cub e non cub ecc.ecc.
    Tutti i movimenti attuali sono infiltrati e quelli che potrebbero nascere vengono monitoriati continuamente da una moltitudine di personale che dovrebbe essere addetto al cosidetto ordine pubblico e tutto ciò a scapito dei comuni cittadini che vedono aumentare le violenze quotidiane sulle strade e sulle donne.
    Quindi i poteri italiani non hanno bisogno di attentare alla costituzione o al diritto di sciopero, questi espedienti servono solo come specchietti per le allodole, perchè possono :

    – controllare e limitare come e quando vogliono ogni iniziativa di massa di protesta soffocandola fin dall’inizio con rapide operazioni di polizia ( vedere cosa è successo a napoli per quanto riguarda caiano o la protesta dei metalmeccanici è bastato mandare un manipolo di cellerini e i bollenti spiriti sono passati eppure i motivi di rivendicazioni erano forti basta pensare ai rischi per la salute e la perdita del posto di lavoro );
    – giocare in modo sporco nel caso non si riuscisse a soffocare e/o fermare la protesta di massa chiedendo aiuto alle organizzazioni criminali senza scrupolo trasformandosi per l’occasione in un vero esercito di mercenari con la promessa d’impunità da mettere in contrasto con la popolazione ( loro sono armati fino ai denti mentre il padre di famiglia manifestante agita la bandierina del sindacato…).

    Ecco solo con queste due sempici operazioni si tiene a bada la protesta e gli individui.
    E poi chi invece protesta lo stesso si usa il vecchio sistema della rappresaglia sul posto di lavoro. E’ sufficiente che i datori di lavoro ben informati dall’alto comincino a prendere di mira i lavoratori troppo agitati e allora è facile piegarli alla loro mercè.
    E poi se andate ad analizzare la popolazione italiana c’è da mettersi le mani nei capelli : i giovani sono per l’80% fascisiti, i loro genitori che magari stanno a partita iva sono strainc… ti con tutto il mondo e quando possono fregano il fisco o il cliente, dall’altra parte il cliente è strainc…to con i professionisti perchè per un servizio devono pagare il doppio di quello che pagavano prima, la gente onesta e che lavora è strainc…ta perchè vede tante porcherie, il vicino che si è arricchito in modo inspiegabile però si sà che fa impicci… quell’altro che fa il doppio lavoro, quell’altro che per fortune non sue si trova 3 o 4 appartamenti…
    E con queste faide sociali vogliamo creare i movimenti di protesta ?
    Non vedo speranze in italia.L’italia culturalmente si stà trasformando in un’altro messico dove chi ottiene qualcosa non ha nessuna intenzione di lottare per chi non ha.
    I tempi non sono maturi perchè mancano il italia persone con carisma che possano far vedere agli altri una visione e come obbiettivo da raggiungere.
    Il salario, la riduzione dell’orario, la disoccupazione… ma sapete quanto gli può fregare agli altri di protestare quando loro hanno i piedi al caldo.
    Si potrebbe dire . ma se contiuna la crisi queste persone aumenteranno le file dei diseredati ?
    I poteri italiani controllano anche questo.
    Non faranno mai precipitare la situazione economica, troveranno gli investimenti ( magari facendoseli prestare dalla criminalità organizzata la prima “industria italiana” ) per fare in modo che la cirsi qui da noi sia a macchia di leopardo, ossia oggi a milano, domani a roma, dopodomani a torino e poi si sta bene a milano e poi a roma e così via.
    E i disoccupati calati lentamente nel dirupo a piccoli gruppi non saranno ascoltati da nessuno e poi dimenticati.
    Questo scherzetto potrebbe durare per anni.
    Cosa sperare ? L’arrivo di un nuovo messia…

  • AlbaKan

    “un’agenda mediatica che silenzia il più possibile i temi della crisi e del lavoro”…………….questa non è certo una novità, ha costruito il suo potere in questo modo (Berlusconi), riesce ancora a far credere che va tutto bene e che tutto si sitemerà………Ma gli effetti veri della crisi non sono ancora arrivati in pieno, mancano ancora pochi mesi. I milioni di cassaintegrati per ora tirano avanti con 800€ al mese, ma quando non avranno più nemmeno quelli? Le misure anticrisi sono ridicole, siamo davanti al più grande disastro economico della storia e pensano di salvare l’Italia con qualche incentivo per acquistare un’auto nuova? Chi è disoccupato come la paga? E soprattutto a cosa gli serve la macchina?
    Non siamo di fronte ad incompetenti, ma a comuni delinquenti, perchè loro sanno bene come siamo messi, e davanti ad una marea di disoccupati e cassaintegrati, centinaia di imprese che stanno chiudendo ed altre che lo hanno già fatto, questi cosa hanno “ideato” nella finanziaria?…La detassazione degli straordinari!!! ALLUCINANTE…SE NON FOSSE TRAGICO SAREBBE COMICO!

  • idea3online

    Ma dai come è possibile confermare tutte queste garanzie…….anche il miglior uomo oggi sulla terra con questa crisi non potrà mai e poi mai applicare il programma esposto nell’articolo.

  • pietroancona

    la CGIL è soggetta ad una enorme pressione pro-confindustriale dal PD.Proprio stamane Ichino ha invitato il PD ad approvare il ddl delega Sacconi sul diritto di sciopero.
    Franceschini lavora pro la linea che vede attualmente Cisl ed Uil più UGL assieme a confindustria su TUTTE le controriforme in campo per ridurre i lavoratori italiani privi di qualsiasi tutela.

    Dubito che la CGIL resista fino in fondo. A menoche non capisce, come me, che il PD prima o poi si sfascerà e quindi che nulla gli deve…..

  • myone

    Questi sindacalisti, nei ranghi alti, si sono sempre giocati le bricciole, e non hanno mai influenzato il sistema, sopratutto nei postumi e nelle conseguenze, che crisi cosi possano portare. Ora, vogliono fare adirittura una specie di governo ombra attivo.

    Perche’ i sindacati non si mettono in lista al governo, e non fanno una nazione paritarie e autonoma, e non riscrivono un sistema del vivere e dell’ intelligente?

  • portoBF

    Man mano che la situazione volgerà al peggio, il governo cercherà di bloccare sul nascere qualsiasi tipo di protesta finchè non si arriverà allo scontro tra operai e poliziotti o esercito, è lo stesso metodo usato nei regimi fascisti. Le vittime, se ce ne dovessero essere, saranno sempre dalla stessa parte: i poveri cristi che lavorano e sudano per far studiare i figli, che “avranno una vita migliore” e non dovranno sputare sangue come i padri….Da quanti anni sentiamo sta canzone………è venuto il momento di incazzarsi sul serio, anche perchè questa che verrà sarà la madre di tutte le crisi.

  • IVANOE

    Ma perchè pensi che la crisi volgerà al peggio ?
    La crisi verà è cominciata giè 3 – 4 anni fa e già è passata sulla nostra pelle, stipendi che non arrivano a fine mese, restrizioni, redditi da 35-40.000 euro l’anno ( 80.000.000 delle vecchie lire !!!! ) che sono in affanno pensa quelli che stanno sotto.
    La loro forza sono i mass-mesia perchè possono gestire le notizie come vogliono.
    Sono come san tommaso: quando comincerò a vedere la chiusura a poggia dei negozi nella mia città, allora si potrà parlare di crisi vera e propria.

  • jim79

    I 10 punti di cui parla l’articolo sono incompleti!
    io aggiungerei:

    11 – pensione garantita a 25 anni con ferie pagate alle maldive
    12 – cellulare ultima generazione gratis per tutta la fascia dai 7 ai 65 anni
    13 – garanzia di una prostituta gratuita 3 volte a settimana per i brutti
    14 – bmw per tutte le coppie con almeno un figlio e fiat 500 full optional per tutti i neopatentati. Benzina ovviamente gratis e che diamine!!
    15 – appartamento in centro da 100 mq con vista colosseo (eventuale costruzione di “colossei” in tutta italia per garantire questo diritto!
    16 – maxischermo 52 pollici con sky hd in ogni casa
    17 – servizi gratuiti per tutti i pensionati (25 enni)
    18 – bonus e premi per le donne bone
    19…sveglia la mattina con caffè quando il sogno finisce!

    Ragazzi siamo seri! Sono 10 richieste assurde solo a pensarle! Qui stiamo finendo in un baratro che durerà decenni e c’e’ chi ancora crede che, volendo, il bel tempo tornerà??
    E’ il crollo di un sistema! Non c’e’ più trippa per gatti!

    Il mondo nei suoi millenni è stato sempre duro per l’uomo…ci siamo illusi per 5 minuti di aver trovato l’eden (tanto è durato il benessere su ampia scala temporale). I 5 minuti sono finiti. Svegliatevi maestri professori e statali in genere! Da oggi anche voi scoprirete che i soldini vanno guadagnati comenfanno migliaia e migliaia di piccoli imprenditori e dipendenti delle multinazionali a strozzo che non hanno avuto la fortuna di trovare il calcio in culo per entrare nella grande, ridondante, sproporzionata, avida e fannullona della casta pubblica!

  • gelsomino

    Io mi chiedo sempre: ma se io lavoro di media nove ore al giorno compreso il sabato per milleduecento euro al mese e la domenica la passo a dormire perchè sono stanco morto, quelli che guadagnano cinquanta-centomila euro al mese quante ore al giorno lavoreranno?

  • virgo_sine_macula

    Solo un geni poteva scrivere un post come il tuo

  • virgo_sine_macula

    Ma non si rende conto questo signore che i soldi per finanziare questi 10 punti verrebbero presi aumentandoci le tasse?In tempo di crisi anche fannulloni e parassiti devono darsi da fare

  • gelsomino

    Non rispondere per frasi fatte ma argomenta le tue idee. Dopo io vedrò se sia il caso di risponderti.