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LA GEOPOLITICA DELLA CRISI DEL DEBITO DI DUBAI: E’ IRAN CONTRO STATI UNITI

DI JOHN CARNEY
alethonews.blogspot.com

Il ruolo dell’Iran potrebbe essere l’aspetto più trascurato nella crisi del debito di Dubai.

Di tutti gli stati della federazione degli Emirati Arabi Uniti, Dubai è quello che ha mantenuto i legami più stretti con l’Iran. In effetti, mentre nell’ultimo decennio aumentava la pressione internazionale sull’Iran, Dubai ha prosperato grazie a questi legami: fornendo collegamenti bancari e commerciali fondamentali per l’Iran e spesso agendo da tramite per le aziende europee o asiatiche e le società finanziarie che vogliono fare affari con l’Iran senza violare le sanzioni internazionali.

Nella foto: Mahmoud Ahmadinejad e il Primo Ministro degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Mohammed bin Rashid al-Maktoum Abu Dhabi, il membro più ricco degli EAU e un fedele alleato degli Stati Uniti, potrebbe esercitare pressioni su Dubai per limitare i suoi rapporti con l’Iran. Sicuramente potrebbero celarsi queste pressioni dietro le dichiarazioni che provengono da Abu Dhabi sull’offerta di un aiuto “selettivo” per Dubai. Le aziende o i creditori che si pensa abbiano intrecciato rapporti troppo stretti con l’Iran potrebbero ritrovarsi tagliati fuori da qualunque salvataggio.

Il governo degli Stati Uniti, che è rimasto alquanto silenzioso durante questa crisi, sta senza dubbio spingendo Abu Dhabi a mettere in pratica queste pressioni. A causa in parte dei rapporti di Dubai con l’Iran, gli istituti finanziari americani non sono tra i maggiori creditori di Dubai World.

Naturalmente non si tratta solo dell’Iran. I problemi di Dubai, il membro degli Emirati Arabi Uniti che si è ritrovato in una spaventosa crisi finanziaria, rispecchia da vicino coloro che stanno dietro la crisi finanziaria globale.

Nel corso dell’ultimo decennio, il paese ha cercato di diversificare la propria economia dalla dipendenza dalle proprie riserve petrolifere in calo – e in buona parte c’è riuscito. Ma come una banca di Wall Street che cerca di superare il declino del proprio business tradizionale investendo pesantemente in prodotti immobiliari a forte leva, Dubai ha accumulato debiti enormi – stimati in circa 80 miliardi di dollari. Buona parte degli asset di Dubai dipendevano dal turismo, dalle spedizioni, dall’edilizia e dal mercato immobiliare – che si sono trovati in difficoltà nel corso della flessione economica globale.

Come gli altri membri degli EAU, Dubai è governata da un’esuberante famiglia reale. In questo caso, si tratta della famiglia Al Maktoum. Quello che esattamente viene considerato come proprietà personale della famiglia regnante e quello che è di proprietà del governo a Dubai non è molto chiaro. Il governo di Dubai possiede tre società: la Investment Corporation of Dubai, la Dubai Holding, che è gestita da Mohammed Al Gergawi, e Dubai World, gestito dal sultano bin Sulayem.

Abu Dhabi sta cercando di mettere pressione su Dubai per troncare i rapporti con l’Iran. La separazione tra Abu Dhabi e l’Iran in parte ha origine in antiche liti territoriali, nella paura delle aspirazioni nucleari iraniane, nelle differenze religiose tra sciiti e sunniti e – l’aspetto più importante – gli stretti rapporti di Abu Dhabi con Washington.

Gli EAU sono vicini al raggiungimento di un accordo di collaborazione sull’energia atomica con Washington, una mossa che molti esperti della regione ritengono rappresenti una sfida alla tradizionale egemonia saudita nel Golfo. Un punto d’arresto nei negoziati con Washington sono stati i timori che Dubai possa condividere la tecnologia nucleare americana con l’Iran.

Questo braccio di ferro tra Abu Dhabi e Arabia Saudita sta avendo anch’esso un ruolo importante. In maggio, gli EAU si sono tirati fuori dalla proposta di un’unione monetaria del Golfo dopo l’insistenza saudita per ospitare la banca centrale della regione.

Dubai, che è un luogo molto aperto e tollerante rispetto all’Iran, viene visto da molti iraniani come un posto in cui lasciarsi andare liberamente. Ha un’attiva comunità di emigrati iraniani e l’Iran è la destinazione più gettonata dell’aeroporto di Dubai, con oltre 300 voli alla settimana.
Ma la cosa più rilevante è che Dubai è un importante esportatore verso l’Iran e un importante riesportatore di merci iraniane. Il commercio tra Iran e Dubai è una delle fonti principali della fiducia di Teheran di poter sopravvivere alle sanzioni avviate dagli Stati Uniti. Gli investimenti iraniani a Dubai ammontano ogni anno a circa 14 miliardi di dollari. I funzionari dell’intelligence americana da tempo sospettano che il governo iraniano utilizzi delle società con sede a Dubai per aggirare le sanzioni.

Alcune delle banche che si dice abbiano avuto le maggiori esposizioni verso Dubai hanno avuto rapporti in passato con l’Iran. In particolare, HSBC, BNP Paribas e Standard Chartered negli ultimi anni hanno subìto le indagini e le pressioni delle autorità americane per troncare i legami con l’Iran. Alcuni funzionari americani hanno affermato tranquillamente che queste banche facevano passare i propri traffici con l’Iran attraverso Dubai. Gli Stati Uniti potrebbero voler vedere questi creditori subire perdite dalle loro esposizioni verso Dubai.

Possiamo starne certi: il governo americano non vuole assistere al disastro finanziario di Dubai. A parte i suoi legami con l’Iran, Dubai è largamento considerato come un paese islamico modello. Ha un governo relativamente irreprensibile e, per la regione, vi è un notevole livello di tolleranza religiosa e un atteggiamento progressista nei confronti delle donne. I diplomatici americani hanno indicato Dubai come il loro modello per una nuova Baghdad – progressista, tollerante e capitalista.

Quello è che molto probabile che avvenga ha caratteristiche più sfumate. Gli Stati Uniti e Abu Dhabi sperano di utilizzare le difficoltà finanziarie di Dubai come mezzo per troncare definitivamente gli stretti rapporti con l’Iran. Per anni, Dubai ha goduto dei benefici di mantenere una linea equidistante tra la sua alleanza militare ed economica con gli Stati Uniti e i benefici economici provenienti dai rapporti bancari e commerciali con l’Iran. Il prezzo di un salvataggio da parte di Abu Dhabi potrebbe essere alla fine quello di dover rinunciare ai rapporti iraniani.

John Carey
Fonte: http://alethonews.blogspot.com
Link: http://alethonews.blogspot.com/2009/11/geopolitics-of-dubai-debt-crisis-its.html
29.11.2009

Traduzione a cura di JJULES per www.comedonchisciotte.org

Pubblicato da Davide

  • LonanHista

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    Inviato: Mer Dic 02, 2009 1:16 pm Oggetto: Facciamo la colletta per Dubai

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    FACTBOX – What assets Dubai could be forced to sell

    Sun Nov 29, 2009 10:32am EST
    DUBAI (Reuters) – Dubai will attempt to reassure markets and investors on Monday on how it plans to restructure its beleaguered conglomerate Dubai World DBWLD.UL after it requested a shock standstill from bondholders for a $3.5 billion (2.12 billion pound) bond maturing on Dec 14.

    The lack of clarity and the prospect of bondholders rejecting the delay in repayments could lead to a fire sale of prize assets and even push the emirate to divest speculative investments made during the six-year boom that are unlikely to generate long-term revenue.

    Following are details of key assets and high-profile holdings possibly up for sale.

    DUBAI WORLD ASSETS

    DP WORLD DPW.DI

    One of the world’s largest port operators is arguably the crown jewel in its trophy cabinet. Its 2007 IPO, the region’s largest to date, raised almost $5 billion, but its share price has fallen by more than two thirds of its original value. The firm went to reassure investors on November 26 it was not part of Dubai World’s restructuring. Dubai World was in talks with a private equity firm to sell a stake in the port operator.

    STANDARD CHARTERED (STAN.L)

    Istithmar bought a 2.7 percent stake worth about $1 billion in October, 2006. The bank signalled on Friday its exposure to Dubai World would not be material.

    MGM MIRAGE (MGM.N)

    In 2007, Dubai World invested about $5 billion in casino operator MGM Mirage (MGM.N) by buying shares and half of an $8.5 billion Las Vegas project. Dubai World last year sued MGM Mirage as credit dried up and CityCenter flirted with bankruptcy. The project has been plagued by construction problems.

    BARNEYS

    Istithmar World bought U.S. luxury retail chain Barneys for $942 million in 2007. Barneys hired restructuring advisory firm Perella Weinberg in August to help it mull options that would shore up its financial position.

    PERELLA WEINBERG

    Istithmar also invested about $100 million into the boutique investment bank in 2006.

    CIRQUE DU SOLEIL

    Property developer Nakheel and Istithmar bought a 20 percent stake in Montreal-based international circus touring company in June 2008 and had planned to build a theatre with the group on its main palm-shaped island.

    TURNBERRY GOLF COURSE

    Leisurecorp, Dubai World’s leisure and sports investment unit, bought the Turnberry Golf course, home to golf’s oldest competition, from Starwood Hotels & Resorts (HOT.N) in Nov 2008 for about $100 million.

    QUEEN ELIZABETH 2 LINER

    Originally bought in 2007 for $100 million to be converted into a luxury hotel and moored off Dubai’s Palm, the ship’s future has been under scrutiny since it docked at Port Rashid in Dubai last year for refurbishment. In July, Nakheel said it was mulling moving the liner to another location, or Africa.

    ATLANTIS DUBAI

    The resort, which opened in November to a $50 million firework display, is a joint venture with South Africa tycoon Sol Kerzner.

    DUBAI PRIZE ASSETS

    EMIRATES

    The airline, whose chairman also chairs Dubai’s supreme fiscal committee, has $55 billion of orders of planes from Boeing (BA.N) and Airbus (EAD.PA). It has been at the forefront of turning Dubai into an international hub and had been nearing a potential share sale before the financial crisis hit. Emirates has repeatedly fought back speculation it would merge with Abu Dhabi’s carrier Etihad Airways.

    DUBAI Aluminium (DUBAL)

    Established in 1979, the aluminium producer has become one of the world’s largest producers and exporters of the metal and in 2006 entered into a joint venture with Mubadala Development Co, a wholly-owned investment vehicle of the Abu Dhabi government to build one of the largest single aluminium plants in the world.

    LONDON STOCK EXCHANGE (LSE.L)

    Borse Dubai, which took a 21 percent stake in the bourse operator in November 2007, said in June it saw its LSE investment as long-term and had no plans to sell its stake. LSE shares were among the biggest fallers on the FTSE 100 after Dubai’s debt news.

    HSBC (HSBA.L)

    The investment arm of Dubai’s ruler Dubai International Capital (DIC) in 2007 bought an undisclosed stake in HSBC making it one of the largest investors in Europe’s biggest banks. DIC in 2006 set up a fund aimed at buying into some of world’s largest listed equities. The group earlier this year went under restructuring and its chief executive left the company.

    DEUTSCHE BANK (DBKGn.DE)

    DIFC Investments, a unit of the Dubai international Financial Centre, bought a 2.2 percent stake in the German lender in 2007 in a deal worth about $1.83 billion. The DIFC’s governor was last week replaced as part of a shake-up Dubai’s hierarchy.

    SONY CORP (6758.T)

    Dubai International Capital through its Global Strategic Equities Fund (GSEF) bought a stake in the Japanese electronics and entertainment firm in 2007 in what it described at the time as a substantial investment. Anyone who buys more than 5 percent of a listed company on Tokyo is required to report the stake to regulators within five business days.

    EUROPEAN AERONAUTIC Defence & SPACE COMPANY (EADS) (EAD.PA)

    The GSEF also bought into Airbus’ parent company taking a 3.12 percent stake, making it one of the largest institutional investors in the aerospace group.

    ALLIANCE MEDICAL

    DIC also in 2007 bought Alliance Medical for $1.25 billion with plans to expand one of Europe’s largest MRI and CT scan services provider into the Middle East and Asia.

    EMAAR PROPERTIES EMAR.DU

    The Arab world’s largest property developer by market value is in the midst of a merger with three other state-linked developers after a failed acquisition in the United States and Dubai’s real estate market crashing left it vulnerable. Still, its portfolio includes the world’s tallest tower Burj Dubai, set to open in January, and one of the world’s biggest malls already open.

    (Compiled by John Irish; Editing by Mike Nesbit)

    http://www.reuters.com/article/topNews/idUKTRE5AS17A20091129?sp=true

    bruttissima malattia la stupidità umana dei soloni e blablaologi dell’ovvio.

    Dubai, non possiede solo inutili pezzi di carta come le società occidentali, ma fette di imprese e banche occidentali.
    Per dubai i 60 miliardi di euro di perdite sarebbero spiccioli, ma il messaggio degli sceicchi(e non solo di dubai, ma del golfo dato che c’è mutualità economica fra di loro)all’occidente è chiaro:
    NON CHIEDETECI DANARO PER RICAPITALIZZARE LE VOSTRE BANCHE O LE VOSTRE AZIENDE, PERCHé ANCHE NOI ABBIAMO PROBLEMI…

    anzi se ci volete fare una colletta la accettiamo!

    e significa anche che salteranno sponsorizzazioni in formula uno nel calcio nel golf etc.

    PARTE DEL NOSTRO DANARO è CONSERVATO PRESSO LE BANCHE CENTRALI E NEI FONDI PUBBLICI E PRIVATI DELLE MONARCHIE DEL GOLFO.

    e gli idioti stanno a scrivere le solite puttanate del genere:
    anche gli sceicchi piangono.

    NO, QUELLI FANNO PIANGERE A NOI!!!!
    (intanto hanno la scusa per far salire il petroli, anche se dubai non dispone di pozzi, è comunque il resort finanziario di tutto il golfo persico.

    e la colletta gliela faremo presto, quando il petrolio schizzerà a 100dollari il barile in pochi mesi rientrano della perdita..in 6 mesi.

    …ECCO UN IDIOTA A CASO….NON ITALIANO PER FORTUNA…

    e oltretutto congelare 6 mesi non signifiva default