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LA GATTA

DI TOM REGAN

Qualche anno fa, la rete televisiva Home Box Office mandò in onda un filmato intitolato Amare o uccidere: uomini e animali, filmato allo stesso tempo affascinante ed inquietante, nel quale veniva raccontato come differenti culture trattino in maniera molto diversa i medesimi animali. In uno spezzone particolarmente agghiacciante si veniva idealmente invitati a cena in un piccolo villaggio cinese. Tutti siamo al corrente che in alcuni ristoranti i clienti scelgono la loro cena tra aragoste e pesci vivi. E di come, dopo la scelta, l’animale venga ucciso ed il cuoco prepari il piatto desiderato. Nel ristorante cinese del filmato, le cose funzionavano allo stesso modo, ad eccezione della composizione del menù. In questo ristorante, il cliente sceglieva tra gatti e cani vivi.Il filmato procede con sistematicità. Prima si vedono i clienti che guardano cani e gatti, pigiati uno sull’altro in gabbie di legno; poi li vediamo discutere tra loro fino a quando prendevano una decisione; infine vediamo un uomo (probabilmente un cuoco) che con delle lunghe tenaglie di metallo, afferra una soffice gatta bianca e si allontana verso la cucina. Quel che segue non è una lettura piacevole, quindi sentitevi liberi di passare direttamente al paragrafo successivo.

Mentre la gatta miagola e si dibatte, il cuoco la colpisce più volte con una barra di ferro per poi immergerla brutalmente in una pentola d’acqua bollente per circa dieci secondi. Una volta toltala, ancora viva, dall’acqua bollente, il cuoco la scuoia dalla testa alla coda con un veloce movimento. La gatta tramortita viene poi gettata in una tinozza di pietra dove, mentre la telecamera ce la mostra in primo piano, la vediamo deglutire lentamente, con crescente difficoltà, fino a che gli occhi si fanno vitrei e, reso l’ultimo respiro, annega. L’intero episodio, dalla selezione dell’animale fino al suo ultimo respiro, dura parecchi minuti. Quando il pasto è servito, i clienti mangiano con gusto, ringraziando ed elogiando il cuoco.

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Non sono stato mai così sconvolto in vita mia. Ero letteralmente senza parole. Come molti, sapevo già che in Cina, in Corea ed in altri Paesi, si mangiano cani e gatti. Quel video non mi insegnava alcunché di nuovo riguardo ai differenti costumi alimentari. Quel che era nuovo per me, ciò che mi fece sobbalzare sulla sedia, era vedere come ciò avveniva, vederne il processo. Assistere al terribile shock e all’incredibile sofferenza dell’animale era qualcosa di semplicemente devastante. Ho provato un misto di incredulità e rabbia che mi afferrava al petto. Volevo gridare: “Basta! Che cosa stai facendo? Basta!”.

Ma quel che mi sconvolgeva ancor di più era il comportamento dei clienti. Per loro tutto era così ovvio, così banale, così scontato. Per loro, dire: “Prendiamoci questa gatta per cena” era lo stesso che per noi dire: “Prendo questo dolce col caffè”. E il cuoco? Il cuoco non era per nulla interessato alla sofferenza della gatta. Per quel che lo riguardava, il malcapitato animale poteva benissimo essere un pezzo di legno. Non ho mai visto nessuno comportarsi con così grande indifferenza, con così tanta tranquillità e non curanza di fronte alla sofferenza ed alla morte di un animale. Non penso che in molti abbiano potuto guardare questo filmato senza chiedersi, come mi sono chiesto io: “Ma dove sta andando a finire il mondo?”.

VARIAZIONI SUL TEMA

Nel corso degli anni, da quando ho visto per la prima volta Amare o uccidere, ho cercato di immaginare diverse possibili varianti all’episodio appena descritto. Prima variante: tutto rimane identico a quanto presentato nel filmato originale ad eccezione del fatto che cani e gatti sono tenuti in gabbie più grandi dove non sono pigiati l’uno contro l’altro. A questo punto mi sono domandato: “Se le gabbie fossero state più grandi, mi sarei fatto un’opinione differente su quanto visto? Potrei affermare: ‘Da quando la gatta vive in una gabbia più grande, non ho più obiezioni su quanto le accade’?”. No, la mia risposta non cambierebbe. Continuerei ad oppormi al modo in cui è stata trattata.

Seconda variante: oltre a vivere in una gabbia più grande, il cuoco maneggia la gatta con gentilezza e pone fine alla sua vita con un’iniezione di pentobarbitale, grazie alla quale sembra morire serenamente. A parte queste modifiche, tutto il resto rimane identico. Di nuovo mi domando: “Questi cambiamenti modificano il mio modo di vedere? Potrei dire: ‘Da quando la gatta vive in una gabbia più grande, è trattata con gentilezza e muore serenamente, non ho più obiezioni su quanto le accade’?”. La mia risposta è sempre la stessa. No, mi opporrei comunque.

Questo non vuol dire che le modifiche che ho proposto lascino la situazione invariata. Tutt’altro. Gabbie grandi sono meglio di gabbie piccole. Un trattamento dignitoso è meglio di un trattamento violento. Tuttavia, allorquando la soffice gatta bianca viene uccisa e scuoiata per cena, anche se fosse vissuta in una gabbia grande e anche se fosse stata soppressa in modo indolore, vorrei comunque a gridare: “Basta! Cosa stai facendo? Basta!”. Non riesco a non pensare che la grande maggioranza di noi umani, inclusi molti cinesi e coreani, sarebbe d’accordo con me.

I DIFENSORI DEI DIRITTI ANIMALI (ARA2)

Per i motivi esposti nella prima parte di questo libro, le persone come me, coloro che sostengono i diritti animali, considerano aquile ed elefanti, maiali e focene, alla stessa stregua in cui la maggior parte di noi considera cani e gatti. Non fraintendetemi. Gli ARA non vogliono che i maiali dormano nel loro letto o che gli elefanti viaggino con loro in auto. Gli ARA non vogliono trasformare questi animali in animali d’affezione. Quel che vogliamo è molto più semplice: vogliamo soltanto che la gente smetta di trattarli in modo orribile.

Perché gli ARA pensano così? Su cosa basiamo i nostri valori e le nostre speranze? Non esiste un’unica risposta a queste domande. Gli ARA seguono cammini diversi per arrivare alla medesima destinazione. Per chi non è ARA, è importante conoscere qualcosa su quelli che di noi lo sono, in quanto questo aumenta le probabilità di condurre una discussione corretta. E questo è il motivo per cui vi racconterò qualcosa del mio percorso e, anche, del percorso di altri.

Il mio percorso si è svolto in maniera bizzarra. Uno dei motivi per cui sono diventato un ARA è dovuto al fatto che ho studiato filosofia. I miei maestri mi hanno insegnato ad apprezzare i ragionamenti chiari, rigorosi, logici ed oggettivi e mi sfidavano (e quanto!) a fare altrettanto. Anche a riconoscimento dei loro insegnamenti, questo è quel che ho cercato di ottenere nei miei scritti filosofici degli ultimi trent’anni.

Esiste un’opinione stereotipata degli ARA che ci dipinge come degli squilibrati emotivi e degli sdolcinati confusi che non sanno riconoscere un argomento logico neppure se ci sbattono contro. Discuterò dell’origine di questa e di altre fantasie nel primo capitolo. Per ora, è sufficiente dire che la mia speranza è che, leggendo come si è sviluppato il mio percorso personale, questo stereotipo possa essere abbandonato. Esiste una filosofia logica e rigorosa che sostiene le idee degli ARA e che interloquisce razionalmente con quelli che sono in disaccordo con noi. Nella seconda parte del libro, farò del mio meglio per esporre questa visione filosofica, il più chiaramente e semplicemente possibile. Chi volesse approfondire gli aspetti più teoretici, può leggere un altro mio libro intitolato Animal Rights, Human Wrongs: An Introduction to Moral Philosophy, nel quale difendo i diritti animali esaminando e confrontando criticamente differenti teorie morali.

Spiegare questa visione filosofica offre anche l’opportunità di discutere di un altro luogo comune sugli ARA: e cioè quello che ci definisce come dei misantropi. Certo, amiamo gli animali ma odiamo gli esseri umani. Il mio percorso verso i diritti animali mostra quanto tutto questo sia ben lontano dalla verità. Non sarei mai diventato un ARA se prima non fossi stato un difensore dei diritti umani, specialmente di quelle persone (i molto giovani e i molto vecchi, per esempio) che non possono comprendere o che non hanno la forza di rivendicare i loro diritti. Gli ARA non odiano l’umanità. E come potremmo? Ogni successo che potremo conseguire nel futuro richiede la cooperazione di altri esseri umani con i quali condividiamo questo fragile pianeta. Nella lotta per i diritti animali, tutti gli uomini sono potenzialmente degli alleati la cui dignità e i cui diritti gli ARA sostengono senza riserve.

ALTRE VARIAZIONI SUL TEMA

Prima ho descritto due varianti dell’episodio della gatta. Eccone un’altra. Terza variante: tutto come nel video originale ad eccezione del fatto che in questa nuova versione affronto il cuoco e lo accuso di crudeltà. Rimane scioccato che pensi così male di lui, ma nonostante tutto insiste nel sostenere che egli tratta i suoi animali “umanamente” e “in modo adeguato al loro benessere”. Io lo incalzo, dicendo: “Non stai parlando seriamente!”. Lui replica: “Tutt’altro!”.

Come valutare questo disaccordo? Dobbiamo forse pensare che il cuoco tratta umanamente la soffice gatta bianca solo perché così afferma lui stesso? Che la tratta tenendo conto del suo benessere solo perché lui sostiene questo? Non credo proprio. L’umanità del suo comportamento non può essere definita sulla base di quanto lui stesso sostiene. Il cuoco non si comporta umanamente. Questo è un dato oggettivo, non una valutazione soggettiva.
Per chiarire questo punto, considerate quanto segue. Quarta variante: tutto come nella versione originale tranne che è la vostra gatta quella che il cuoco porta con sé in cucina. In questo caso, nessuno di voi affermerebbe: “Si, è chiaro, il cuoco ha trattato la mia gatta umanamente; in fondo, questo è quanto sostiene”. Neppure per un momento vi sognereste di affermare una cosa del genere! Quindi, un trattamento inumano non diventa umano solo perché è un’altra la gatta che sta per essere uccisa. Se il cuoco afferma che tratta i gatti umanamente, siamo certamente nel giusto se gli rispondiamo: “No, non è vero”.

La ragione per cui ho incluso questa quarta variante ha poco a che fare con quanto potrebbe pensare un cuoco cinese, ma molto di più con quanto affermano i portavoce delle maggiori industrie che traggono profitto dallo sfruttamento degli animali (esaminerò i loro espedienti retorici nella terza parte del libro). Come il cuoco cinese della terza variante, i rappresentanti dell’industria della carne o quelli delle corse dei levrieri sostengono di trattare umanamente gli animali; come il cuoco, affermano di essere sempre interessati al loro benessere. Dopo che avremo dimostrato (nella quarta parte) che queste industrie trattano gli animali altrettanto male, se non peggio, di come la gatta è stata trattata dal cuoco cinese, sarà difficile credere ancora a quanto affermato dai loro portavoce.

Sono sicuro che alcuni di voi stanno nutrendo dei dubbi circa quanto ho appena affermato e stanno pensando che sto esagerando. Magari fosse vero! Come vedremo, paragonata a come gli animali sono trattati dalle nostre industrie, e nonostante tali industrie ed i rispettivi governi nazionali sostengano il contrario, la soffice gatta bianca del filmato può essere considerata un animale tra i più fortunati.

LIMITI

L’analisi della condizione animale presentata nella quarta parte di questo libro si limita fondamentalmente a descrivere quanto accade negli Stati Uniti. Mi sarebbe piaciuto molto includere in questa parte il modo in cui le varie industrie di sfruttamento animale operano da un capo all’altro del mondo, ma ciò non è stato possibile sia per motivi di spazio che per la limitatezza della mia conoscenza. In generale, comunque, non penso che il modo in cui queste industrie conducono i loro affari in altri Paesi differisca in modo sostanziale da come operano negli Stati Uniti. Sono facilmente disposto ad ammettere che talvolta alcuni animali possono essere trattati meglio altrove, esattamente come, a volte, alcuni animali sono trattati peggio in altri posti. Tuttavia, come regola generale, non credo che ci siano differenze significative e sistematiche nel modo in cui sono trattati gli animali in una nazione rispetto ad un’altra. Se questo sia vero, i lettori lo potranno decidere da soli consultando le molte informazioni raccolte da tutto il mondo e presentate nel sito www.tomregan-animalrights.com; sito che offre una grande varietà di notizie importanti per la presente trattazione e, più in generale, sui diritti animali.

C’è un altro limite di questo lavoro che va sottolineato. Gli umani sfruttano così tante differenti specie animali, in così tanti modi differenti, che non è possibile occuparsi di ogni forma di abuso. I combattimenti tra cani. L’industria baleniera. La triste condizione dei cavalli selvaggi d’America. La conservazione dei lamantini. L’anacronismo degli zoo “moderni”. La barbarie degli spettacoli itineranti. Il bracconaggio della fauna selvatica africana. La tauromachia. I tanti tormenti che gli animali subiscono in nome di pratiche e feste religiose. Non ci vuole molto a individuare una lunga serie di omissioni.

Al posto di tentare di occuparmi di molti abusi in maniera superficiale, ho preferito descriverne alcuni in modo approfondito. Rimando al sito citato in precedenza i lettori interessati ad approfondire i temi trattati in questo libro o a conoscere quelli tralasciati. Tale sito contiene fotografie e video che descrivono la bellezza e la dignità, la grazia e il mistero degli animali non umani. Altre parti del sito (quelle più crude) descrivono, invece, in modo del tutto realistico il trattamento riservato agli animali da parte delle principali industrie che lucrano sul loro sfruttamento. Siete avvertiti (e avrete sempre la possibilità di non guardare questo materiale): le immagini contenute nel sito non cercano di nascondere o di minimizzare la drammaticità della realtà. Miliardi di animali vivono nella miseria più nera e vengono uccisi dagli artigli spietati della crudeltà umana. Queste sono verità dolorose, ma sono la realtà. Una sfida che gli ARA affrontano è quella di rendere visibile l’invisibile; se così non fosse, la gente non capirebbe mai fino in fondo, per esempio, da dove viene la carne che ha nel piatto o la lana che indossa. Le fotografie e i video più crudi hanno pertanto un importante ruolo educativo.

ULTIMA VARIAZIONE SUL TEMA

Torneremo alla nostra gatta del filmato un’ultima volta, nell’epilogo, dove vi presenterò la quinta ed ultima variante. Prima di allora, nella quinta parte del libro, prenderò in esame una serie di modi in cui gli ARA ribattono a quanto viene loro obiettato e proverò a porre queste obiezioni in una prospettiva adeguata. Il futuro per gli animali sarebbe tetro se ci fossero troppe poche persone pronte a trasformare i diritti animali in realtà. Come altri attivisti per la giustizia sociale, anche gli ARA compiono molti errori. La mia speranza è che la giustizia fai-da-te, la mancanza di buon gusto o la violenza esercitata da piccoli gruppi di ARA non scoraggi molti altri dal diventarlo.

Tom Regan
professore emerito di Filosofia presso la North Carolina State University, è universalmente riconosciuto come il leader intellettuale del movimento per i diritti animali. Durante gli oltre 30 anni di attività accademica, ha pubblicato centinaia di articoli specialistici e più di 20 libri sull‚argomento. Ha fondato The Culture & Animal Foundation (www.cultureandanimals.org).

Tratto da “GABBIE VUOTE. LA SFIDA DEI DIRITTI ANIMALI”
(Sonda 2005) curata da Oltre la Specie

Pubblicato da Davide

  • michele300

    noi occidentali ammazziamo e ci mangiamo le mucche..
    ..sacre per gli indiani..

    per gli indiani siamo noi i “mostri”..

    una mucca vale “meno” di un gatto??

    una mucca è meno umana di un gatto?

    è tutto relativo..

    chi preferisce i grilli,
    chi si mangia i serpenti..

    certo noi non ci sogneremmo mai di mangiarci un gatto per cena..

    come gli indiani non si sognerebbero mai di farsi una bella bistecca di mucca..

    è tutto “relativo”..

  • Bonzofatto

    Hai assolutamente ragione, tutto è relativo anche in questo caso. Il problema di questo articolo, o introduzione al libro, però è un vecchio scoglio su cui si infrangono le tesi animaliste: il sentimentalismo, peraltro in una visione di stretta cultura occidentale.
    Mi spiego: è chiaro che parlare subito in apertura del libro di questo metodo, senza dubbio barbaro, di cucina, se riferito a, che so, un grosso maiale (altrettanto soggetto a metodi barbari di soppressione in mattatoio: scariche elettriche in testa e sgozzamento), non avrebbe lo stesso effetto della povera “soffice gatta bianca” (la terminologia stessa, volutamente ripetuta per intero, è chiarificatrice di ciò). Certo nel libro si parlerà anche di maiali e mucche, ma l’introduzione (e presentazione “pubblicitaria” in questo caso) è un’altra cosa, appunto la vetrina, l’aggancio all’eventuale lettore.
    Inoltre dicevo strettamente occidentale, perchè presumibilmente ad un qualsiasi asiatico la “soffice gatta bianca” non fa grande effetto, se di solito la ritiene un buon pasto!
    Allora dico che, se le tesi animaliste fossero davvero così fondate e logiche come sostiene l’autore, non ci sarebbe motivo per usare questi bassi giochetti psicologici per attirare simpatizzanti.
    L’animalismo resta una cosa nobile, ritengo, quando “politicamente corretto”, ma da solo serve a poco perchè i maltrattamenti agli animali sono solo l’ennesima punta dell’iceberg nel sistema economico-sociale attuale: cambia la società nel suo centro e otterrai il cambiamento anche alle estremità, il contrario non funziona!

  • Bonzofatto

    Hai assolutamente ragione, tutto è relativo anche in questo caso. Il problema di questo articolo, o introduzione al libro, però è un vecchio scoglio su cui si infrangono le tesi animaliste: il sentimentalismo, peraltro in una visione di stretta cultura occidentale.
    Mi spiego: è chiaro che parlare subito in apertura del libro di questo metodo, senza dubbio barbaro, di cucina, se riferito a, che so, un grosso maiale (altrettanto soggetto a metodi barbari di soppressione in mattatoio: scariche elettriche in testa e sgozzamento), non avrebbe lo stesso effetto della povera “soffice gatta bianca” (la terminologia stessa, volutamente ripetuta per intero, è chiarificatrice di ciò). Certo nel libro si parlerà anche di maiali e mucche, ma l’introduzione (e presentazione “pubblicitaria” in questo caso) è un’altra cosa, appunto la vetrina, l’aggancio all’eventuale lettore.
    Inoltre dicevo strettamente occidentale, perchè presumibilmente ad un qualsiasi asiatico la “soffice gatta bianca” non fa grande effetto, se di solito la ritiene un buon pasto!
    Allora dico che, se le tesi animaliste fossero davvero così fondate e logiche come sostiene l’autore, non ci sarebbe motivo per usare questi bassi giochetti psicologici per attirare simpatizzanti.
    L’animalismo resta una cosa nobile, ritengo, quando “politicamente corretto”, ma da solo serve a poco perchè i maltrattamenti agli animali sono solo l’ennesima punta dell’iceberg nel sistema economico-sociale attuale: cambia la società nel suo centro e otterrai il cambiamento anche alle estremità, il contrario non funziona!