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LA FEDERAL RESERVE PREPARA LA SCENA PER UN'IPERINFLAZIONE IN STILE WEIMAR

DI F. WILLIAM ENGDAHL
Global research

15 dicembre, 2008
In merito ad una richiesta proveniente da un importante servizio americano di informazione finanziaria la Federal Reserve si è seccamente rifiutata di rivelare i destinatari degli oltre 2.000 miliardi di dollari dei contribuenti americani in prestiti di emergenza e di rivelare i beni che la banca centrale sta accettando come collaterale. I loro avvocati sono ricorsi alla scusa fantasiosa che tutto questo è stato fatto per proteggere i “segreti commerciali”. Il segreto che il sistema finanziario degli Stati Uniti è fallito de facto? L’ultima mossa della Fed è un’ulteriore indicazione del livello di panico e della mancanza di una chiara strategia all’interno dei ranghi più elevati delle istituzioni finanziarie americane. L’espansione senza precedenti della Base Monetaria operata dalla Federal Reserve nelle ultime settimane prepara la scena per una prossima iperinflazione in stile Weimar, forse prima del 2010.

Il 7 novembre Bloomberg si è appellata alla legge sulla libertà di informazione chiedendo i dettagli sui termini dei nuovi undici programmi di prestito della Federal Reserve creati nel corso dell’aggravamento della crisi finanziaria.

La Fed ha risposto l’8 dicembre sostenendo che le è permesso negare le comunicazioni di servizio interne e i dati relativi a “segreti e informazioni commerciali”. La banca centrale ha confermato che una ricerca ha trovato 231 pagine di documentazione riguardante le richieste.

La Fed di Bernanke nelle ultime settimane è intervenuta per occupare un ruolo che, in origine, era lo scopo del Programma di Aiuto per i Beni in Difficoltà (TARP) del Tesoro da 700 miliardi di dollari. La differenza tra un salvataggio della Fed degli istituti finanziari in difficoltà e un salvataggio del Tesoro è che i prestiti della banca centrale non devono sottostare alla vigilanza che il Congresso ha imposto sul TARP. Forse sono questi i “segreti commerciali” che lo sventurato presidente della Fed, Ben Bernanke, sta proteggendo così gelosamente dall’opinione pubblica.

Iperinflazione in arrivo ?

L’ammontare di un simile prestito di emergenza da parte della Fed ha superato i 2.000 miliardi di dollari lo scorso 6 novembre ed è aumentato di uno stupefacente 138 per cento, vale a dire 1.230 miliardi di dollari, nelle 12 settimane successive al 14 settembre, quando i governatori della banca centrale hanno allentato le norme sui collaterali per accettare le securities che non erano valutate AAA. Lo hanno fatto sapendo che il giorno seguente sarebbe avvenuta una scossa tremenda al sistema finanziario perché loro, di concerto con l’amministrazione Bush, avevano deciso di farla accadere.

Il 15 settembre Bernanke e il presidente della Federal Reserve di New York, Tim Geithner (indicato da Obama come il nuovo segretario al Tesoro), insieme all’amministrazione Bush, sono stati d’accordo nel permettere il fallimento della quarta più grande banca di investimenti, Lehman Brothers, che è risultata inadempiente per una quantità incalcolabile di derivati per un valore di svariati miliardi di dollari e di altre obbligazioni detenute dagli investitori in tutto il mondo. Quell’episodio, come ora è comunemente accettato, ha scatenato un panico finanziario sistemico globale perché non era più chiaro a nessuno quali parametri stava utilizzando il governo americano per decidere quali istituti erano “troppo grandi per fallire” e quali no. Da allora il segretario al Tesoro ha cambiato ripetutamente politica sui salvataggi bancari portando a credere che Henry Paulson, l’amministrazione a Washington e la Fed abbiano perso il controllo della situazione.

In risposta all’aggravamento della crisi, la Fed di Bernanke ha deciso di espandere quella che tecnicamente è chiamata la Base Monetaria, che viene definita come la riserva complessiva della banca più il denaro contante in circolazione, la base per un potenziale ulteriore robusto prestito nell’economia. Dal crollo di Lehman Brothers, questa espansione monetaria è aumentata in modo impressionante prima della fine di ottobre ad un tasso di crescita del 38% rispetto al 2007, un livello senza precedenti negli ultimi 95 anni di storia della Federal Reserve, dalla sua creazione avvenuta nel 1913. Secondo i dati della Federal Reserve, l’ultimo picco di crescita fu del 28% nel settembre 1939, mentre gli Stati Uniti stavano potenziando il settore industriale per l’evoluzione della guerra in Europa.

Nella prima settimana di dicembre, questa espansione della Base Monetaria era schizzata ad uno sconcertante tasso del 76% in appena 3 mesi, andando da 836 miliardi di dollari nel dicembre 2007, quando la crisi sembrava contenuta, a 1.479 miliardi di dollari nel dicembre 2008, un’esplosione del 76% rispetto all’anno precedente. Inoltre, fino a settembre 2008, il mese in cui è fallita Lehman Brothers, la Federal Reserve aveva praticamente mantenuto inalterata la Base Monetaria. Il 76% di espansione ha avuto luogo quasi interamente negli ultimi 3 mesi, il che comporta un tasso di espansione annualizzato di oltre il 300%.

Ciononostante, le banche non aumentano i prestiti, il che significa che l’economia è in un crollo depressionario che non si vedeva dagli anni ’30. Le banche non erogano prestiti principalmente perché sotto le norme sul prestito della Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea devono tenere da parte l’8% del proprio capitale contro il valore di ogni nuovo prestito commerciale. Eppure le banche non hanno idea di quanti mutui ipotecari ed altre securities in difficoltà in loro possesso saranno probabilmente inadempienti nei prossimi mesi, obbligandole a raccogliere nuove enormi somme di capitali per rimanere solvibili. E’ molto più sicuro mentre valutano di passare i loro rifiuti tossici alla Fed in cambio di un interesse sui guadagni sulla carta acquisita del Tesoro che ora detengono. Il prestito bancario è a rischio depressione.

Perciò le banche si scambiano 2.000 miliardi di dollari di presunte securities tossiche che consistono di titoli obbligazionari cartolarizzati in mutui subprime, azioni ed altri crediti ad alto rischio in cambio di contanti della Federal Reserve, obbligazioni del Tesoro oppure altre securities governative valutate AAA, vale a dire senza rischi. Come risultato, la Federal Reserve detiene qualcosa come 2.000 miliardi di dollari che consistono in buona parte di spazzatura del sistema finanziario. Chi prende a prestito sono Lehman Brothers, Citigroup e JP Morgan Chase, la più grande banca americana per valore dei suoi beni. Le banche si oppongono a qualunque divulgazione di informazioni perché questo potrebbe suggerire una “debolezza” e spingere una vendita allo scoperto o una corsa dei depositanti.

A rendere la situazione ancor più rigida è il modello bancario utilizzato inizialmente dalle banche americane dalla fine degli anni ’70 per l’innalzamento dei depositi, vale a dire l’acquisizione “all’ingrosso” dei depositi prendendo a prestito dalle altre banche nel mercato interbancario overnight. Il crollo della fiducia avvenuto dalla rovina di Lehman Brotehrs è così grave che nessuna banca, da nessuna parte, ha il coraggio di prendere a prestito da altre banche. Questo lascia a disposizione solamente i tradizionali depositi al dettaglio, come i risparmi aziendali, quelli privati o i conti correnti.

Il rimpiazzo dei depositi all’ingrosso con i depositi al dettaglio è un processo che, nei periodi migliori, richiede anni, e non settimane. Comprensibilmente, la Federal Reserve non vuole approfondirlo ed è chiaro anche dal loro secco rifiuto di rivelare la natura dei loro beni per 2.000 miliardi di dollari acquisiti dalle banche membre e da altri istituti finanziari. Per dirla in parole semplici, se la Fed dovesse rivelare all’opinione pubblica quali “collaterali” detengono dalle banche, la gente sarebbe a conoscenza delle perdite potenziali che il governo potrebbe accollarsi.

Il Congresso sta chiedendo una maggiore trasparenza dalla Federal Reserve e dal Tesoro americano sul suo prestito di salvataggio. Il 10 dicembre in un’audizione tenutasi nella Commissione Servizi Finanziari della Camera, il deputato David Scott, un democratico della Georgia, ha detto che gli americani sono stati “truffati”.

Singhiozzi e uragani

Il presidente della Fed Ben S. Bernanke e il Segretario al Tesoro Henry Paulson avevano detto a settembre che avrebbero ottemperato alle richieste del Congresso per una maggiore trasparenza nel salvataggio del sistema bancario da 700 miliardi di dollari. La legge sulla libertà di informazione obbliga le agenzie federali a rendere disponibili i documenti governativi alla stampa e all’opinione pubblica.

All’inizio di dicembre, l’agenzia di vigilanza del Congresso, la GAO, ha emesso il suo primo riscontro d’ufficio sul prestito del Tesoro da 700 miliardi di dollari del programma TARP (Programma di Aiuto dei Beni in Difficoltà). Gli accertamenti hanno fatto notare che nei primi 30 giorni dall’inizio del programma, l’ufficio di Henry Paulson ha distribuito 150 miliardi di dollari dei contribuenti ad istituti finanziari che non hanno una reale responsabilità di come venga utilizzato il denaro. Sembra che il Tesoro di Henry Paulson abbia in realtà gettato un’enorme tela incerata sull’intero salvataggio del contribuente.

Aggiungendosi inoltre ai guai dell’ex Mecca finanziaria mondiale, il Congresso americano, agendo prevalentemente su basi ideologiche, ha sconvolto il sistema finanziario quando si è rifiutato anche di fornire un misero prestito di emergenza da 14 miliardi di dollari ai tre grandi produttori d’auto – General Motors, Chrysler e Ford.

Anche se è probabile che il Tesoro estenda il credito di emergenza alle società fino al 20 gennaio o finché il nuovo Congresso eletto consideri un nuovo piano, la prospettiva di un fallimento a catena dei tre colossi è molto vicina. Ciò che non è stato discusso è che quelle tre società contano insieme per un 25% di tutte le obbligazioni societarie americane in circolazione. Queste sono detenute da fondi pensione privati, fondi immobiliari, banche ed altri soggetti. Se comprendiamo anche i fornitori di parti di ricambio dei tre colossi, si stima che un valore pari a 1.000 miliardi di dollari di obbligazioni siano a rischio di inadempienza. Un simile fallimento potrebbe innescare una catastrofe finanziaria che potrebbe far apparire quello che è accaduto dopo Lehman Brothers un semplice singhiozzo all’interno di un uragano.

Inoltre, le azioni di panico della Federal Reserve da settembre, con la loro espansione esplosiva della base monetaria, hanno preparato la scena per un’iperinflazione in stile Zimbabwe. Il nuovo denaro non è stato “sterilizzato” da azioni di compensazione dalla Fed, una mossa davvero inconsueta che mostra la loro disperazione. Prima di settembre le iniziezioni di denaro della Fed venivano sterilizzate, rendendo “neutro” il potenziale effetto inflazionario.

La definizione di “Grandissima Depressione”

Ciò significa che una volta che le banche ricominceranno ad erogare prestiti, forse tra un anno o giù di lì, inonderanno l’economia americana di liquidità nel bel mezzo di una depressione deflazionaria. A quel punto, o forse prima, il dollaro crollerà mentre fuggiranno gli stranieri che detengono obbligazioni del Tesoro ed altri beni. Non sarà affatto piacevole perché il risultato sarà un forte apprezzamento dell’euro e un devastante effetto sulle esportazioni in Germania e negli altri paesi se le nazioni dell’Unione Europea e quelle che non utilizzano il dollaro come la Russia, i membri dell’OPEC e, soprattutto, la Cina non avranno predisposto una nuova zona di stabilizzazione separata dal dollaro.

Nei mesi a venire il mondo affronterà le più grandi sfide economiche e finanziarie della storia. La prossima Amministrazione Obama si troverà di fronte alla scelta di nazionalizzare letteralmente il sistema creditizio per garantire un flusso di credito verso l’economia reale nel corso dei prossimi 5 o 10 anni, oppure di affrontare un Armageddon economico che farà sembrare quella degli anni ‘30 una recessione contenuta, in confronto.

Tralasciando quella che sembra essere stata un’irriverente manipolazione politica dei principali dati economici prima delle elezioni di novembre da parte dell’attuale Amministrazione in un vano tentativo di minimizzare la portata della crisi in corso, le cifre sono senza precedenti. Nella settimana che si è conclusa il 6 dicembre, le domande di disoccupazione sono salite al livello più alto dal novembre 1982. Più di quattro milioni di lavoratori sono rimasti senza lavoro, anche questo un record dal 1982, e in novembre i tagli occupazioni nelle aziende americane sono stati i più rapidi degli ultimi 34 anni. Qualcosa come 1.900.000 posti di lavoro sono spariti finora nel 2008 negli Stati Uniti.

Si da il caso che il 1982, per quelli che hanno buona memoria, fu il periodo più grave di quella che fu chiamata allora la Recessione Volcker. Paul Volcker, un subalterno della Chase Manhattan di proprietà della famiglia Rockefeller, è stato spedito a New York per applicare la sua “terapia shock” ai tassi di interesse dell’economia americana allo scopo di, come lui disse, “eliminare l’inflazione dall’economia”. Ne eliminò anche troppa perché l’economioa cadde in una profonda recessione e la sua politica di alti tassi di interesse esplose in quella che fu chiamata la Crisi del Debito del Terzo Mondo. Lo stesso Paul Volcker è stato nominato da Barack Obama come Presidente del nuovo Consiglio Economico del Presidente, cosa di cui non rallegrarsene.

L’attuale crollo economico in tutti gli Stati Uniti è trainato dal disastro da 3.000 miliardi di dollari del mercato dei sub-prime ad alto rischio e dei mutui ipotecari a rischio medio. Sappiamo che il presidente della Fed Bernanke dice che il peggio dovrebbe essere passato entro la fine di dicembre ma non ci potrebbe essere nulla di più lontano dal vero, come lui sa bene. Lo stesso Bernanke aveva dichiarato nell’ottobre 2005 che “non sarebbe esplosa alcuna bolla immobiliare”. Veramente notevoli le doti di preveggenza dell’economista di Princeton. Il diffuso indice S&P Schiller-Case US National Home Price ha mostrato una diminuzione del 17% nel terzo trimestre in rapportino all’anno precedente, e la tendenza è in aumento. Altre stime valutano che occorreranno dai cinque ai sette anni perché i prezzi immobiliari americani tocchino il fondo. Nel 2009, mentre inizieranno ad attivarsi le riformulazioni dei tassi di interesse per dei mutui a medio rischio per un valore di 1.000 miliardi di dollari, esploderà il livelllo degli abbandoni di abitazioni e dei pignoramenti. Pochi punti del cosiddetto programma di miglioramento dei mutui hanno riguardato, ad oggi, la maggior parte delle persone coinvolte. A sua volta questo processo subirà un’accelerazione mentre milioni di americani perderanno il lavoro nei prossimi mesi.

John Williams dell’apprezzato rapporto Shadow Government Statistics ha recentemente pubblicato una definizione di Depressione, un termine che era stato abbandonato di proposito dal lessico economico dopo la Secondo Guerra Mondiale come un evento non più ripetibile. Da allora, tutte le flessioni sono state ribattezzate “recessioni”. Williams mi ha spiegato che alcuni anni fa avrebbe fatto l’impossibile per intervistare le rispettive autorità economiche degli Stati Uniti nell’Ufficio di Analisi Economiche del Dipartimento del Commercio e presso l’Ufficio Nazionale di Ricerche Economiche, oltre a numerosi economisti del settore privato, per arrivare ad una definizione più precisa di “recessione”, “depressione” e “grande depressione”. Il suo è l’unico tentativo di dare una definizione più accurata di questi termini.

Quello a cui è arrivato è stata la prima definizione ufficiale di recessione dell’Ufficio di Analisi Economiche del Dipartimento del Commercio: due o più trimestri consecutivi di contrazione del PIL reale, misure del tasso di occupazione e di produzione industriale. Una depressione è una recessione nella quale la contrazione è superiore al 10% del PIL. Una grande depressione è quella in cui la contrazione, secondo Williams, supera il 25% del PIL.

Nel periodo che andò dall’agosto 1929 fino a quando lasciò l’incarico, il Presidente Herbert Hoover si occupò di una contrazione del 33% dell’economica americana che durò per 43 mesi. Barack punta a battere quel record, a governare quella che gli storici probabilmente chiameranno la Grandissima Depressione del 2008-2014, a meno che non trovi un nuovo gruppo di consiglieri economici prima del giorno dell suo insediamento, il 20 gennaio. Non servono i presidenti riciclati della Fed di New York, in stile Paul Volcker o Larry Summers. C’è bisogno, in pratica, di una nuova strategia radicale per collocare l’intera economia degli Stati Uniti sotto una nuova forma di riorganizzazione fallimentare di emergenza in cui le banche possano stornare fino al 90% dei loro beni tossici allo scopo di salvare l’economia reale per la popolazione americana e il resto del mondo. La carta moneta puà essere facilmente fatta a pezzettini. Ma non le vite umane. Nel corso del processo potrebbe giungere il momento per il Congresso di considerare l’assorbimento della Federal Reserve nel governo Federale, come specificava in origine la Costituzione, e rendere l’intera operazione più semplice per tutti. Se tutto questo può sembrare estremo, forse è meglio rileggersi di nuovo quest’articolo tra sei mesi.

F. William Engdahl
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=11401
15.12.08

Traduzione di JJULES per www.comedonchisciotte.org

Pubblicato da Davide

  • Jack-Ben

    sembra che il futuro sia un copione già scritto…
    ottimo l’articolo per palati fini…
    sarà interessante vedere come si comporterà la societa Usa con 3 milioni di disoccupati senza reddito per le strade nei prossimi mesi…
    la Fema ha già fatto i primi passi… digitate Fema su youtube.com e guardate che cassonetti hanno costruito per la gente e poi ditemi cosa ne pensate.

    Il futuro lo vedo color zafferano..

  • lino-rossi

    semplicemente le banche insolventi andavano fatte tutte fallire, nazionalizzandole senza oneri per la collettività, chiudendo, nel contempo, hedge fund e paradisi fiscali. solo facendo pulizia è possibile ripartire.

  • uto1973

    Continuo a vedere su questo e su altri siti di informazione “non ufficiale” analisi più o meno approfondite sull’economia USA, molto meno (per non dire quasi niente) sull’Italia.
    Il nostro “debito pubblico-monstre” non permetterà al governo grandi interventi di salvataggio in stile america. Un’ipotetico intervento porterebbe inevitabilemnete ad un’aumento del debito pubblico che dovrebbe poi essere finanziato con l’emmissione di buoni del tesoro. fermo restando tutti i vincoli di deficit che ci impone l’europa (rapporto deficit/PIL con il PIL in calo!), il problema è che gli altri stati stanno facendo lo stesso e i nostri bot saranno sembre più in concorrenza con bund tedeschi e con i titoli di stato degli altri paesi.
    I differenziali di rendimento bot-bund sono in crescita costante e, come si sa, questo sta a significare che gli investitori vedono sempre peggio l’italia, ovvero lo stato italiano è obbligato a garantire un rendimento più alto per rendere appetibili i bot sul mercato e siamo quelli messi peggio in europa (preso a riferimento il rendimento dei titoli di stato tedeschi), siamo peggio di francia, spagna, portogallo ecc.
    Allora la mia domanda è: visto che tutti si stanno precipitando a salvare le banche, le banche italiane come stanno? ha ragione il Berlusca a dire che le nostre sono messe meglio e non avremo bisogno di nazionalizzazioni in stile USA, Gran Bretagna, Iralnda, ecc? Quanto lontani siamo dal vedere aste per bot andare deserte o quasi? attendo risposte da chi è più informato di me. Buon 2009 a tutti.