LA FAVOLA NEOBOLSCEVICA DELL'ATTACCO ALL'IRAN

blankDI TET (Iraqwar Mirror)

Le favole vengono scritte con lo scopo di rendere credibile l’impossibile. J.K. Rowling, con la sua famosissima serie di romanzi su Harry Potter, ha fatto esattamente questo. I cattivi sono sempre psicopatici che vogliono conquistare il mondo, e senza dubbio la favola sulla guerra in Iran ha fra i suoi personaggi parecchi cattivi. Immagino che se voi credete nell’esistenza di streghe, scope volanti, bacchette magiche, incantesimi e pozioni segrete, allora riuscirete a credere anche alla storiella dell’imminente guerra in Iran.
Le conseguenze di una guerra in Iran sono tali che noi sappiamo già che questa guerra non ci sarà mai, ma questo non impedisce che la storiella venga raccontata, e che molti ci credano. Coloro che sono affascinati dalla possibilità che queste fantasie diventino realtà, sarebbe il caso che ripassassero le regole base per cui le scope delle streghe non possono volare. Perfino uno psicopatico non entra in azione quando sa che le conseguenze lo porteranno alla rovina, e gli psicopatici che propagandano questo imminente conflitto sanno sicuramente di non avere alcuna possibilità di successo.

L’elenco dei motivi per cui questa guerra non avrà luogo è lungo, quindi ne prenderò in esame solo alcuni. Prima della guerra in Iraq c’erano 50 miliardi di dollari di compagnie straniere in attesa di essere investiti. Questo denaro non era ancora stato impiegato, quindi c’erano solo i costi opportunità (1) che sono andati perduti quando la guerra ha avuto luogo. Prima della favola iraniana, Cina e India hanno stanziato 200 miliardi di dollari per acquistare petrolio e gas naturale dall’Iran, e gran parte di questo denaro è già stato speso. Questi due acquirenti sono in possesso di eserciti, marina, aviazione e armi nucleari, e li userebbero per difendere il loro denaro, ma soprattutto in questi due paesi sono attualmente investiti più di un trilione di dollari di multinazionali americane e inglesi. Se scoppiasse la guerra, immediatamente queste imprese verrebbero nazionalizzate da Cina e India. La Dell Computer impiega 5000 persone in India; sempre in India, Bill Gates ha intenzione di investire 4 miliardi di dollari, e le fonderie IC sono in fase di installazione. In caso di nazionalizzazione, a rimetterci sarebbero gli oligarchi stranieri. Posso assicurare che questo non accadrà, e l’unico modo perché non accada è che la guerra non ci sia.

Anche la Russia, un altro paese in possesso di armamenti nucleari, ha molto da perdere in un eventuale conflitto iraniano. Attualmente la Russia sta costruendo in Iran una centrale atomica, e ha un contratto per costruirne altre 20. Nel 1981 Israele lanciò un attacco a sorpresa contro l’installazione nucleare irachena di Osiraq, e questa è storia. Senza dubbio la Russia, prima ha fornito garanzie che questo tipo di attacco non potrebbe verificarsi, e poi ha installato sistemi missilistici a protezione dei suoi investimenti. Prima della guerra in Iraq gli investitori stranieri si affrettarono a lasciare il paese, oggi i russi che lavorano agli impianti nucleari iraniani sono tranquillamente al loro posto.

Di recente anche la Georgia, uno dei paesi della “coalizione dei costretti” (2) ha firmato un contratto con l’Iran per la fornitura di gas naturale. Perché avrebbe dovuto farlo nell’imminenza di una guerra? Certamente avere una stabile fornitura di gas durante l’inverno ha la sua importanza. Anche il Pakistan perderebbe miliardi se gli venisse impedito di procedere con la costruzione dei suoi gasdotti. Francia e Giappone dipendono fortemente dal petrolio iraniano, e sono sicuro che non hanno riserve a sufficienza per fronteggiare una lunga interruzione della fornitura. Chirac ha già fatto intendere che la reazione a qualunque interruzione agli approvvigionamenti strategici francesi sarà l’uso di armi atomiche, e senza dubbio un attacco all’Iran avrebbe come conseguenza una lunga interruzione delle forniture di petrolio, vista la facilità di chiudere lo Stretto di Hormuz.

Prima della guerra in Iraq, la crescita nella vendita di materiale militare era enorme; oggi, nonostante un nemico molto più forte, non c’è alcun aumento delle vendite. Secondo il rapporto PIL riferito all’ultimo trimestre del 2005, le spese per la difesa negli Stati Uniti sono calate del 13%. Quelli che credono alla favola della guerra in Iran obietteranno che questo è solo uno stratagemma, ma se guardiamo attentamente i numeri delle industrie belliche americane, non c’è nessuna prova che giustifichi il sospetto di una guerra imminente. Non importa quali azioni militari possano intraprendere gli americani nei confronti dell’Iran, l’unica cosa certa è che in una guerra le munizioni si usano e bisogna rimpiazzarle, aerei, navi ed elicotteri vanno perduti (e gli americani sanno bene in che numero), e gli ordini per il loro rimpiazzo sarebbero già dovuti partire sei mesi fa, cosa che evidentemente non è avvenuta.

Prima della guerra l’Iraq era stato vittima di 10 anni di embargo, e teoricamente non aveva alcuna possibilità di una difesa militare, mentre l’Iran non ha mai subito alcuna sanzione e senza alcun dubbio opporrebbe una strenua resistenza, e possiede missili in grado di colpire Gerusalemme e Tel Aviv, un deterrente questo che l’Iraq non ha mai avuto. L’Iran può colpire i pozzi di petrolio in Arabia Saudita, e allo stesso tempo chiudere lo Stretto di Hormuz, il che significherebbe tagliare il 60% delle esportazioni mondiali di petrolio. Al contrario dell’Iraq, l’Iran è perfettamente in grado di difendersi.

Prima della guerra in Iraq, Saddam si ritrovò senza alleati; prima della presunta guerra in Iran, Ahmadinejad si ritrova con innumerevoli sostenitori. Se la favola divenisse realtà, il Venezuela potrebbe tranquillamente fare a meno del 15% delle importazioni di petrolio dall’America. Cosa ancora più importante, il Sudamerica si ritroverebbe centinaia di miliardi di dollari di investitori stranieri che i nuovi nazionalisti sarebbero ben felici di nazionalizzare. Io penso che con grande probabilità l’Iran potrebbe contare sull’appoggio di Cina, India, Russia, Brasile, Pakistan, Sud Africa, Venezuela, Argentina, Cile, Francia, e di gran parte del mondo arabo, per respingere l’aggressione combinata anglo-americano-israeliana. Contro un’avversario del genere, perfino i cattivi psicotici delle favole ci penserebbero due volte prima di attaccare. Ricordiamoci che nel magico mondo di Harry Potter, i cattivi aggrediscono solo ragazzini.

Se dunque non ci sarà la guerra, quali potrebbero essere le intenzioni degli aggressori? Posso assicurarvi che ci sono milioni di buone ragioni per lasciar perdere. Tutto quello che bisogna fare è ripensare all’implosione della bolla Dot.com, per vedere come quelli ben informati possono ritirare miliardi di dollari. Ricordiamoci che Sir Templeton e Charles Swaab non avevano denaro investito nella bolla NASDAQ, quando quella bolla è scoppiata. Allo stesso modo anche quando si è creata la bolla dei valori, che ha portato il petrolio a quasi 70$, l’oro a quasi 600, il rame a prezzi record, nessuno degli “insiders” ha comprato, ma hanno tutti venduto. Sicuramente, in caso di guerra i prezzi di questi valori saliranno alle stelle, e qualunque idiota sa che questo accadrà. Per sapere cosa sta per succedere bisogna solo chiedersi perché gli “insiders” non stanno comprando. Una cosa è certa, c’è un’enorme quantità di denaro che sta per essere tolta dal mercato.

Fonte: http://iraqwar.mirror-world.ru

5.02.06

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GIUSEPPE SCHIAVONI

Note del traduttore

1) I costi opportunità sono i costi delle risorse consumate espressi come il valore della migliore alternativa possibile per l’utilizzo di queste risorse. In economia, quando si parla di costi, ci si riferisce abitualmente alla nozione di costo-opportunità. Il valore delle risorse utilizzate è valutato secondo i benefici dell’uso alternativo di queste risorse. Per esempio, le risorse che sono utilizzate per trattare un paziente asmatico potrebbero essere alternativamente usate per una strategia preventiva contro il fumo.

2) La coalizione dei paesi costretti dagli americani a partecipare alla guerra globale contro il terrorismo, coalizione annovera come El Salvador, Danimarca, Ungheria, Mongolia, Lituania, Georgia, Estonia, Kazakistan, Macedonia, Moldavia, Lettonia, Slovacchia, Azerbaigian e Filippine)

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