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LA DITTATURA DELL' IGNORANZA

DI VALERIO LO MONACO
ilribelle.com

Quale che sia il futuro che ci attende, a livello italiano ma anche internazionale, in merito alle prossime elezioni o meno, ma in modo ancora più generale in merito a qualunque decisione debba essere presa, la situazione è affatto buona, per non dire che è disastrosa. Ma il motivo non è solo prettamente politico o relativo ai tanti problemi che devono essere risolti in questo periodo di decadenza del nostro sistema di sviluppo e di inevitabile transizione verso un nuovo modello, un nuovo paradigma di esistenza. Il motivo è in primo luogo culturale.

Tornano attuali – è indispensabile che tornino – i temi di cultura e informazione perché in un modello di conduzione a carattere democratico, o sedicente tale, ci si deve concentrare sul comportamento delle masse. Malgrado siano pochi gruppi di persone e potere politico ed economico a governare il mondo, sono sempre le masse che hanno di fatto, sebbene potenzialmente, i numeri e la forza di poter rovesciare la situazione.

Beninteso, non è nostra intenzione, in questo caso, disquisire sul concetto di democrazia in sé, così come della falsa democrazia attuale di tipo rappresentativo nella quale siamo di fatto sudditi, e tanto meno entrare nei dettagli della prospettiva di una democrazia diretta che alcuni promuovono – noi compresi – e che porta con sé, però, tutta una serie di interrogativi ai quali bisognerà pur dare risposta, prima o poi. Possiamo operare degli accenni rapidi, ma poi è indispensabile spostare l’attenzione su un punto che è antecedente allo stesso concetto di democrazia, anzi di decisione pubblica. 

Ma andiamo per ordine. Si sa – lo si sa, vero? – che la democrazia è il governo delle maggioranze. Dunque che è il governo dei numeri, non dell’eccellenza né del meglio. È, in altre parole, un governo della quantità e non della qualità. Si sa, allo stesso modo, che la declinazione rappresentativa della democrazia è sfociata nell’arroccamento degli eletti in ogni dove, nei vari palazzi, nel fare in modo di preservarsi e autoconservarsi, eliminando il problema della revoca del mandato semplicemente facendo in modo che all’eventuale sconfitta di una fazione faccia seguito la vittoria dell’altra, fino a un attimo prima all’opposizione, e poi viceversa, ma sempre all’interno di una cricca che, pur scontrandosi su alcuni temi (peraltro non fondamentali) è d’accordo almeno su un punto: evitare di allargare lo spazio ad altri che non siano essi stessi. Soluzione perfetta per rimanere allo stesso posto indefinitamente, ora al governo, ora all’opposizione, ma comunque ben saldi ai posti di comando. Gli altri, tutti gli altri, ovvero gli elettori ingannati da tale sistema, fuori. Sudditi, appunto.

Dall’altra parte, chi si fa promotore di un rovesciamento della situazione – pur necessario – e promuove la democrazia diretta, con soluzioni tutt’altro che chiare, cade, il più delle volte, in un errore grossolano che deve pur essere rilevato: ci si batte per distribuire patenti di democrazia diretta senza assicurarsi che le persone che ricevono tale patente siano davvero in grado di guidare. Problema non da poco.

Il tema è insomma chiaro, o così dovrebbe essere. E ci fa tornare al punto di partenza: cultura e informazione allo stato attuale, ovvero capacità di discernere e scegliere prima di indicare una preferenza di voto, sia essa a livello politico oppure su temi fondamentali di altro tipo, sino anche quelli relativi a questione di carattere locale.

Bisogna pure che qualcuno lo dica: a oggi, semplicemente guardandosi attorno, le masse appaiono completamente ignoranti e disinteressate a temi che abbiamo una complessità leggermente superiore al semplice sopravvivere. Del tutto inadeguate a scegliere, per il semplice motivo che ignorano i fondamenti attraverso i quali poter riflettere per scegliere. Pensare che grandi scelte politiche, strategiche, etiche, economiche e relative a ogni ambito del pubblico vengano prese grazie a preferenze di una massa che non ha la minima idea dei temi sui quali viene chiamata a esprimersi è cosa inquietante. Ma è la realtà.

Si dice che la democrazia sia il governo dell’opinione. Vero. Il punto è che opinione non è scienza. Opinione risale a possibilità mentre scienza risale a certezza. Non è la stessa cosa. È del tutto evidente che decisioni di un certo rilievo debbano essere prese avendo la competenza per poterle prendere, e da questo ne consegue che nel momento in cui tale competenza non c’è, la decisione venga presa secondo opinione percepita. Facile immaginare gli esiti di tale decisione. In democrazia, pertanto, è fondamentale l’opinione pubblica. E qui torniamo a cultura e informazione, che sono peraltro le battaglie che non a caso abbiamo scelto di condurre con tutto il progetto del Ribelle. 

Allo stato attuale, più che di opinione pubblica è più corretto parlare di opinione popolare, anche se è cosa diversa, converrete.

Secondo Sartori, in un suo libro imperdibile, ovvero Homo Videns, molto dell’incapacità attuale delle masse dipende da un cambiamento antropologico veicolato dalla televisione. L’uomo, da Sapiens, è diventato Videns. Con tutto ciò che implica. Tra le tante cose, il fatto che la televisione, di gran lunga il mezzo più utilizzato dalle masse per informarsi e per recepire opinioni da far proprie, per sua stessa natura implica un impoverimento cognitivo. In primo luogo perché tutto ciò cui si viene sottoposti è legato all’aspetto video privandosi di quello dialogico. In secondo luogo perché, essendo un mezzo che ha sostituito la lettura e lo studio, viene subìto senza la possibilità di decifrare ciò che accade attraverso la chiave di lettura derivante da una impostazione culturale e analitica presente, nella popolazione colta, sino all’avvento della televisione. 

Si dice che la televisione rifletta lo stato della società. Grandi Fratelli e similari ne sono la prova. Vero. Il punto è che la televisione riflette lo stato della società che essa stessa ha contribuito e contribuisce a formare. E il circolo vizioso è senza fine. Su questo punto è facilissimo essere d’accordo. 

Brutalmente: nell’era della televisione (di questa televisione) la tendenza, dal punto di vista culturale, cognitivo, riflessivo, appiattisce verso il basso la capacità delle persone di sapere, conoscere, capire, e decidere con cognizione di causa.

In merito all’informazione, poi, valgano le parole di Baudrillard, quando scrive che “l’informazione, invece di trasformare la massa in energia, produce ancora più massa”, che sintetizzano un tema a noi molto caro, e che abbiamo affrontato nel numero speciale del Ribelle di agosto/settembre 2009.

Non va meglio per quanto concerne internet – e anche di questo ne abbiamo parlato nei numeri precedenti della rivista – semplicemente seguendo il comportamento delle masse nella navigazione – e nella dispersione – del web.

Per usare parole di Sartori, ciò che accade è che “mentre la realtà si complica (…) le menti si semplicizzano”. 

I problemi più urgenti, più complessi da capire e da risolvere, e in conseguenza le scelte più delicate da fare, la massa non è in grado di affrontarli, perché essa non ha accumulato almeno una “soglia critica” di comprensione. Oltre alla maggioranza che non si interessa minimamente di ciò che è rilevante, vi è una altra grossa fetta di persone che prova a capire, ma nel momento in cui il problema si presenta un po’ più complesso del solito, non avendo appunto raggiunto una soglia critica di comprensione dei fatti (e come fare, visto che l’aumento vertiginoso del consumo di televisione e ora internet spinge in basso?) semplicemente desiste. Tutti desistono dal comprendere (o non riescono), ma non dal rivendicare il proprio diritto di esprimere una scelta, anche su temi dei quali non si conosce nulla, arrogandosi il diritto ulteriore di contrapporre le proprie opinioni, recepite dai media e dagli opinion makers che su tali media passano, a ciò che esula dall’ambito delle opinioni e rientra invece nel campo delle certezze. Ovvero della scienza e della storia.

Bisognerebbe tirare fuori la pistola ogni volta in cui qualcuno pretende di utilizzare la propria opinione nel fare una scelta che implica conseguenze per tutti. Soprattutto se tale opinione fa parte del mare di quella popolare. Ma saremmo tacciati di volontà antidemocratiche. Cosa che non è, visto che invece ci impegniamo, così come tutti i nostri lettori e in senso lato (lo speriamo) gli uomini di cultura, nell’impresa titanica di reagire all’azione della televisione e dei media di massa nel cercare di spiegare e far capire nel modo più semplice possibile cosa sia realmente importante da sapere e da capire. Per essere cittadini e partecipare con cognizione di causa.

Valerio Lo Monaco

www.ilribelle.com/
10.01.2011

Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”

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Pubblicato da Davide

  • Rossa_primavera

    Opinione non e’ scienza,asserisce Lo Monaco ed e’ un’affermazione
    difficilmente contestabile nella sua ovvieta’.E’ la conclusione del
    sillogismo che lascia piuttosto perplessi:l’articolista sembrerebbe
    quasi ipotizzare l’introduzione di un voto ponderato,cioe’ di un voto
    che abbia differente effetto a seconda di chi lo esprime,se non di un
    vero e proprio voto per casta,cioe’ facciamo votare solo quelli informati.
    In questo caso, mi chiedo,quali sarebbero i criteri per stabilire chi ha
    diritto di votare e chi no?Votano solo i laureati,solo chi appartiene ad
    un ceto sociale,solo chi ha fatto studi settoriali specifici?Insomma appare
    evidente che qualunque criterio si scegliesse esso apparirebbe del
    tutto arbitrario.Inoltre il principio del suffragio universale ormai recepito
    dalle democrazie di tutto il mondo e a mio avviso giustissimo,sancisce
    che il rozzo voto del valligiano bergamasco che vota lega perche’ non
    vuole i “negher” nel suo paese valga come quello del raffinato docente
    universitario che vota Bertinotti per snobismo intellettuale.Del resto
    chi paga le tase ed e’ comunque cittadino italiano ha diritto ad esprimere la sua opinione e in quel diritto vi e’ compresa anche la
    liberta’ di sbagliare perche’ si e’ poco informati.Non sarei poi cosi’
    scettica sulle incapacita’ di un contadino nel prendere decisioni che
    riguardano la vita collettiva:anzi spesso un contadino,benche’ ignorante,
    riesce a capire meglio di un laureato se un governo gli ha messo piu’
    tasse o meno di un altro,se un governo fa leggi che aiutano l’economia
    o meno.
    E poi in certe espressioni della volonta’ popolare non e’ richiesta una
    conoscenza cosi’ specifica dell’argomento:prendete ad esempio il
    referendum sul nucleare che si tenne in Italia anni fa,non era certo
    necessario aver frequentato il Regio istituto di fisica di via Panisperna
    per rispondere al quesito.Si trattava solo di decidere se si accetavano
    i rischi che comunque comporta l’introduzione del nucleare in cambio
    di una nuova fonte di energia che potrebbe soddisfare il fabbisogno di
    milioni di individui.
    Sul fatto che la televisione porti impoverimento cognitivo penso siamo
    tutti d’accordo ma su internet dissento:nel web se uno vuole approfondire un argomento trova di tutto e di piu’ sull’argomento in
    questione,anche articoli molto specifici e tecnici.Avere internet oggi e’
    come avere una biblioteca in casa consultabile in ogni momento e
    non vedo come questo possa essere considerato impoverimento
    cognitivo.Certo anche il web e’ manipolabile,ma non tutto il web:
    si possono manipolare uno,dieci,cento siti ma mai tutto il web.
    Internet rispetto alla televisione come fonte di informazione e’ invece,a mio avviso,un prodigioso balzo in avanti verso la liberta’.

  • Affus

    Nel magno programma della destra, non votano i fanciulli e le fanciulle dicottenni, perchè sarebbe un voto altamente immorale e anarchico. Votano solo i capifamiglia, mamma e padre , perchè componenti del primo nucleo popolare che da origine allo stato. Poi ci sono i rappresentati dei corpi sociali , cioe delle varie categorie facenti parti la società . Nell ‘articolo non si dice che la democrazia per essere possibile deve essere basata sulla menzogma e sul voto di scambio , altrimenti non potrebbe esistere . Un deputato se non promette qualcosa non puo proporsi a governare , quindi è costretto a mentire e a promettere la luna nel pozzo altrimenti nessuno lo voterebbe. Piu sa dire bugie e piu ha porbabilita di essere eletto.Piu promette benefici, piu promette posti ……piu ottiene il voto della massa ,senza contare il lavoro delle lobby circa la pubblicita e i favori per ottenere leggi a favore .

  • Kevin

    “Si trattava solo di decidere se si accetavano i rischi che comunque comporta l’introduzione del nucleare in cambio di una nuova fonte di energia” Alt. Se per assurdo la maggioranza fosse favorevole al nucleare e (sempre ipotizzando) ci dovesse essere un disastro che causa migliaia, se non milioni, di vittime allora secondo te è giusto rispettare la decisione irresponsabile di persone che non hanno i minimi rudimenti di Fisica? Spero che quello che hai scritto sia dettato da una sorta di ottimismo, perchè i corollari di questo scenario sarebbero catastrofici.

  • Rossa_primavera

    Il disastro potrebbe sempre esserci perche’ ogni progresso tecnologico
    se male utilizzato,per imperizia o crudelta’,puo’ arrecare gravi danni,
    di questo penso siamo tutti coscienti.Si tratta solo di vedere se si e’
    disposti a correre questi rischi e non vedo altro modo se non quello di
    chiedere direttamente al popolo di decidere del suo destino.

  • Rossa_primavera

    Mi spieghi perche’ il voto di un diciottenne sarebbe immorale e anarchico?La moralita’ e’ qualcosa che si acquisisce con l’eta’?Poi
    mi faresti anche un esempio di un rappresentante di un “corpo sociale”,
    la cui marziale altisonanza militare rievoca tristi ricordi del passato?
    Infine una domanda per essere piu’ informati sul “magno programma”:
    i gay e gli ebrei hanno diritto di voto in questo contesto?

  • vic

    La gioventu’ di oggi ha accesso a molte piu’ informazione della gioventu’ di ieri. Chi vuole studiare un argomento, anche se abita fuori mano, sul web trova parecchio materiale molto serio che prima di internet era di fatto inaccessibile se non ad una casta di studiosi.

    La televisione va smitizzata. E’ stato un media elettronico importante per un paio di generazione. Era l’effetto novita’ a renderla attraente. Per la giovane generazione la tivu’ non conta quasi nulla. I film si vedono meglio da internet perche’ sempre accessibili, senza dover aspettare che l’addetto della Tv li metta in programmazione, magari quando non si e’ in casa. Il teatro che una volta era molto presente, oggi e’ quasi sparito. I documentari si possono scaricare dal web. Cosa resta? Forse l’informazione regionale e lo sport.
    Yuyu, sei messa male tivu’ con la gioventu’!

    Faccio un saltello e m’aggancio all’esempio del nucleare: proprio tramite un sito come wikipedia si trova tutto e di piu’ sulla fisica alla base delle centrali nucleari. Chi vuole informarsi, puo’ farlo. Anni fa’ come faceva?

    Non parliamo poi all’accesso a libri rari, perfino alle tavolette in cuneiforme. T’interessi di astronomia? Sul web c’e’ tutto.

    Vuoi vedere i gialli di Chabrol? Li trovi con tanto di commento e link ulteriori sulla solita wikipedia.

    No, la gioventu’ di oggi e’ informatissima. Prova ne e’ la rivoluzione Tunisina. Quei giovani scesi in strada non sono dei rincoglioniti. Sono molto piu’ svegli dei loro coetanei di 50 anni fa’, perche’ il mondo lo conoscono molto meglio.

    Circa la democrazia diretta, consiglierei Lo Monaco di frequentare ogni tanto le Landsgemeinden dei cantoni primitivi svizzeri. Sono votazioni popolari, in cui i votanti del cantone votano per alzata di mano su una grande piazza. In una di queste votazioni “storiche” ad esempio, gli abitanti del canton Glarona hanno deciso recentemente di ridurre drasticamente il numero di enti comunali, per rendere l’amministrazione piu’ efficiente.

    Va da se’ che la democrazia diretta funziona bene in piccolo ed e’ piu’ complicata in grande. Esiste sempre il compromesso della democrazia semidiretta.

    E’ lei, la democrazia semidiretta, il vero disturbo, la paglia nell’occhio che da’ un fastidio enorme a chi preme per il governo globale. La democrazia semidiretta gliobale non potra’ mai funzionare.

    Secondo me tanti attacchi recenti alla Svizzera hanno questa causa, finora poco capita.

    Lo dico in un altro modo: hanno paura del contagio, esattamente come ora i paesi arabi hanno paura del contagio tunisino.

    La democrazia semidiretta diffusa costituirebbe la fine del progetto di governo globale. Quindi per demolirla si ricorre a qualunque espediente, perfino a gente impresentabile come Gheddafi.
    Il fine giustifica sempre i mezzi, per certi ambienti elitari.

  • ROE

    L’autore ha ragione. La televisione è uno dei prodotti, anzi il prodotto per antonomasia, del consumismo. Parte dalle constatazioni di Freud (infatti il consumismo è stato lanciato da suo nipote). E, come accade per quasi tutti i prodotti (anche per il cibo, con l’obesità), il sistema ha trasformato il mezzo (televisione) in fine. Non ci si chede se sia utile ma solo se sia piacevole. Così ci siamo persi.

  • Affus

    ti ricordi il cane di pavlov ? appena gli dici una parolina , lui si emoziona e gli dai la nocciolina . Quel regime coi corpi sociali era condiviso dal 99% degli italiani , c’erano molte cose da fare e migliorare che lo squadrismo non permetteva ,ma era sulla buona strada .
    comuque i rappresentanti delle corporazioni ,di ogni categoria di lavoro ,quelli debbono essere votati e fare da rappresentanti non sindacati politicizzati .

    se tu dai a un ragazzino la patente per guidare una macchina potente ,gli metti in mano una pistola per suicidarsi o uccidere .Ma siccome con la scusa della libertà e dei diritti umani si è messo sotto i piedi qualsiasi valore politico ,ecco che concedere il voto significa esseri liberi,democratici , e non stare dalla parte della lampada a petrolio . I gay e gli ebrei hanno diritto di voto se non si costituiscono a partito , altrimenti come tutti gli altri partititi,nè piu nè meno , vanno messi in restrizione ……..

  • Affus

    sono contrario al nucleare in italia ma sono anche contrario ai mulini a vento e alle pale meccaniche e alle imbecillità ambientaliste . Vanno bene per i campi di concentramento e nelle serre i pannelli solari ma non in una ctta e con gente civile dentro etc..
    Pero vanno allacciati rapporti con tutti gli stati in possesso di fonti energetiche eliminando i monopoli e le lobby del petrolio e del gas a qualsiasi livello .

  • toolleeo

    “E poi in certe espressioni della volonta’ popolare non e’ richiesta una conoscenza cosi’ specifica dell’argomento:prendete ad esempio il referendum sul nucleare che si tenne in Italia anni fa,non era certo necessario aver frequentato il Regio istituto di fisica di via Panisperna per rispondere al quesito.Si trattava solo di decidere se si accetavano i rischi che comunque comporta l’introduzione del nucleare in cambio di una nuova fonte di energia che potrebbe soddisfare il fabbisogno di milioni di individui.”

    SOLO di decidere! E secondo te come potrebbe essere presa una decisione a ragion veduta, tenendo conto del fatto che relativamente a questo argomento (come per pressoche` qualsiasi altro) viene detto tutto e il contrario di tutto? Verosimilmente cio` viene fatto proprio per permettere di far recepire la “voce piu` forte” a tutti coloro che non hanno frequentato il “Regio istituto di fisica di via Panisperna” (si chiama propaganda…). “Voce del piu` forte” che solitamente e` quella di certi poteri, che dispongono di mezzi economici (e quindi di informazione) adeguati. Quindi il signor nessuno che non ha frequentato il Regio istituto di fisica di via Panisperna secondo te come si informera` per decidere cosa votare? Leggera` un plico di ricerche su pro/contro le centrali nucleari o guardera` il solito TG, dove la solita voce gli dira` (o gli fara` passare il messaggio su) come decidere? E su Internet “fare la voce grossa” e` altrettanto semplice, che credi?

    Osservato questo, purtroppo, non ho la soluzione al problema della manipolazione dell’opinione pubblica, che non si risolve certo limitando con qualsivoglia criterio.

    “Sul fatto che la televisione porti impoverimento cognitivo penso siamo tutti d’accordo”

    Lo siamo…

    “ma su internet dissento:nel web se uno vuole approfondire un argomento trova di tutto e di piu’ sull’argomento in questione,anche articoli molto specifici e tecnici.Avere internet oggi e’ come avere una biblioteca in casa consultabile in ogni momento e non vedo come questo possa essere considerato impoverimento cognitivo.Certo anche il web e’ manipolabile,ma non tutto il web: si possono manipolare uno,dieci,cento siti ma mai tutto il web. Internet rispetto alla televisione come fonte di informazione e’ invece,a mio avviso,un prodigioso balzo in avanti verso la liberta’.”

    Su Internet il problema potrebbe essere ancora piu` subdolo. E` stato riscontrato scientificamente (non ho link sottomano :-() che ll’uso della rete per l’acquisizione di informazioni modifica le modalita` di apprendimento del cervello. Si passa da lettura attenta e approfondita (tipica dei libri, e auspicabile per un buon apprendimento) a ricerca veloce, per parole chiave (anche all’interno del testo stesso), al passare rapidamente da un documento all’altro saltando introduzioni e dettagli, per arrivare velocemente all’informazione cercata. Ma questo diminuisce notevolmente la qualita` dell’apprendimento. E sebbene le informazioni ci siano, la loro comprensione diventa un mero c

  • toolleeo

    “E poi in certe espressioni della volonta’ popolare non e’ richiesta una conoscenza cosi’ specifica dell’argomento:prendete ad esempio il referendum sul nucleare che si tenne in Italia anni fa,non era certo necessario aver frequentato il Regio istituto di fisica di via Panisperna per rispondere al quesito.Si trattava solo di decidere se si accetavano i rischi che comunque comporta l’introduzione del nucleare in cambio di una nuova fonte di energia che potrebbe soddisfare il fabbisogno di milioni di individui.”

    SOLO di decidere! E secondo te come potrebbe essere presa una decisione a ragion veduta, tenendo conto del fatto che relativamente a questo argomento (come per pressoche` qualsiasi altro) viene detto tutto e il contrario di tutto? Verosimilmente cio` e` funzionale al fatto di far recepire la “voce piu` forte” a tutti coloro che non hanno frequentato il “Regio istituto di fisica di via Panisperna”. “Voce del piu` forte” che solitamente e` quella di certi poteri, che dispongono di mezzi economici (e quindi di informazione) adeguati. La chiamavano propaganda. Quindi il signor nessuno che non ha frequentato il Regio Istituto secondo te come si informera` per prendere una decisione e poi, in questo caso, votare? Si procurera` e leggera` un plico di ricerche su pro/contro le centrali nucleari o guardera` il solito TG, dove la solita voce gli fara` passare il messaggio su cosa decidere? E su Internet “fare la voce grossa” e` pure relativamente semplice.

    Osservato questo, purtroppo, non ho la soluzione al problema della manipolazione dell’opinione pubblica, che non si risolve certo limitando l’espressione della volonta` sulla base di qualsivoglia criterio.

    In sostanza, a mio parere, le criticita` messe in luce nell’articolo sono piu` che fondate.

    “Sul fatto che la televisione porti impoverimento cognitivo penso siamo tutti d’accordo”

    Lo siamo…

    “ma su internet dissento:nel web se uno vuole approfondire un argomento trova di tutto e di piu’ sull’argomento in questione,anche articoli molto specifici e tecnici.Avere internet oggi e’ come avere una biblioteca in casa consultabile in ogni momento e non vedo come questo possa essere considerato impoverimento cognitivo.Certo anche il web e’ manipolabile,ma non tutto il web: si possono manipolare uno,dieci,cento siti ma mai tutto il web. Internet rispetto alla televisione come fonte di informazione e’ invece,a mio avviso,un prodigioso balzo in avanti verso la liberta’.”

    Su Internet il problema potrebbe essere ancora piu` subdolo. E` stato riscontrato scientificamente (non ho link sottomano alla ricerca in questione :-() che l’uso della rete per l’acquisizione di informazioni modifica le modalita` di apprendimento del cervello. Si passa da lettura attenta, approfondita e ragionata (tipica dei libri, e auspicabile per un buon apprendimento) a ricerca veloce, per parole chiave (anche all’interno del testo stesso), al passare rapidamente da un documento all’altro saltando introduzioni e dettagli per arrivare rapidamente all’informazione cercata. In definitiva, una lettura superficiale: sebbene le informazioni ci siano, la loro “cattura” diventa un mero esercizio di abilita` nella ricerca. E questo, tornando al problema di cui sopra, non e` certo un bene per la formazione di opinioni.

  • Rossa_primavera

    Resta comunque un notevole passo in avanti rispetto alla televisione
    e rispetto al fatto che in Italia non si leggono libri e pochissimi giornali:
    ripeto se uno vuole farsi una cultura specifica ed approfondita su un
    argomento su internet puo’ e gia’ questo e’ un progresso,il fatto che
    qualunque cittadino dotato di computer,ormai tutte le famiglie ne hanno uno,possa accedere a milioni di informazioni.Tra queste sicuramente
    anche informazioni manipolate ma meglio correre questo rischio che
    un’informazione col bavaglio alla Chavez,almeno secondo il mio parere.

  • Rossa_primavera

    Hai detto bene,concedere il voto a tutti significa essere liberi e democratici,di conseguenza non concederlo significa essere…………..?

  • Rossa_primavera

    Inoltre non mi hai spiegato perche’ il voto di un diciottenne e’ immorale.

  • Affus

    secondo il mio concetto che tutto ciò che è contro la ragione e il buon senso è immorale .

  • maristaurru

    La televisione a me sembra in sostanza appartenere al tempo che fu, mezzo che spesso è stato utilizzato male, fin quasi a morire per il solito motivo: umana avidità. Si è cercato di dare a chi rendeva di più in termine di soldi ilprodotto richiesto, ha vinto la logica dei numeri legata al mercato, la qualità non si è sviluppata verso l’ alto, ma si è deteriorata verso il basso. Internet volenti o nolenti è il presente , che ha forse l’unico neo di subissare di notizie . Dipende , come per ogni mezzo, come lo si usa. Certo se lasceremo fare a quelle teste di legno dei politici, rovineranno il mezzo, ma c’è comunque una differenza enorme, qui chi usufruisce è attore, può escudere quello che per lui è mondezza, può filtrare, scegliere, agire ed interagire. Non mi sembra poco e soprattutto per ora mi sembra difficile che questo mezzo possa appiattire gli individui, o comunque lo farà meno, conformando , chi vuole per natura conformarsi, per gruppi.Ma il mezzo è pressochè infinito, infiniti sono i gruppi di opinione, infiniti gli scambi di idee e di notizie. E come nota rossa primavera, offre infinite possibilità di migliorarsi, imparare a riflettere, discernere. Non tutti lo faranno, ma è nelle cose, non si nasce con lo stampino, esite l’individuo, eppure questo è un mezzo quanto più possibile ” democratico”, per ora e finchè i politici di entrambi gli schieramenti non lo limiteranno con una scusa qualsiasi per asservirlo al mercato ed al rimbambimento delle masse, necessario per conservare il potere. Per ora siamo noi , credo, ad avere il boccino in mano. Quanto durerà? Penso ad Assange: strana operazione

  • GRATIS

    Il bello è che c’è tanta gente “progressista” che si dice critica nei confronti della TV e consapevole della sua funzione di atrofizzare le menti e nello stesso tempo si ritiene informata e capace di contibuire al dibattito politico e sociale perchè non si perde una puntata di Anno zero (mica il GRande Fratello) e addirittura legge tutti i giorni Repubblica (mica il Corriere dello sport). Vaglielo a spiegare a questi intellettuali che il loro livello di analisi non supera di molto quello di un qualsiasi rincoglionito