LA DISTRUZIONE DEGLI OCEANI

DI PAUL CRAIG ROBERTS

paulcraigroberts.org

Sono un ammiratore delle inchieste di Dahr Jamail. In questo articolo, Oceani in crisi, Jamail ci dice che stiamo perdendo gli oceani. Parla della distruzione degli oceani da parte dell’uomo. È una distruzione reale, con conseguenze ad ampio spettro.

Il fatto è inequivocabile.

Dal mio punto di vista la distruzione degli oceani da parte dell’uomo è un ulteriore sintomo della natura rovinosa del capitalismo privato. Nel capitalismo non c’è alcun pensiero volto al futuro del pianeta e dell’umanità, solo per i bonus e i profitti a breve termine. Di conseguenza i costi sociali sono ignorati.

Il capitalismo può funzionare se i costi sociali ed esterni possono essere inclusi nei costi di produzione. Però le compagnie più potenti possono bloccare un capitalismo socialmente funzionante grazie ai loro contributi alle campagne politiche.
Di conseguenza, sono i capitalisti stessi a fare del capitalismo un sistema disfunzionale. Potremmo aver raggiunto il punto in cui i costi esterni di produzione sono maggiori del valore del tornaconto capitalista. L’economista Herman Daly ha fatto un caso studio su questo punto.

Mentre i potenti capitalisti usano l’ambiente per se stessi come una discarica gratuita, i costi accumulati minacciano la vita di tutti. Sembra che nulla possa essere fatto, poichè gli oceani sono “proprietà comune”. Nessuno ne è proprietario, per cui nessuno può proteggere la loro integrità ed il loro contenuto.

Ci stiamo confrontando con la forza più distruttiva della storia: la miopia dell’umanità. L’uomo vuole distruggere l’ambiente in cui vive, le leggi che lo regolano, le verità che lo sostengono. Senza dubbio l’uomo è disposto a distruggere tutto ciò che garantisce la vita in cambio di incrementare i propri introiti nel trimestre o nell’anno successivo.

Ho un amico che mi diverte raccontandomi storie su come l’essere umano sia un alieno sul pianeta terra, esiliato qui da un governo intergalattico che involontariamente si è sbarazzato dei rifiuti su un pianeta brulicante di vita. Gli inumani, non gli umani, sono stati impegnatissimi fin dal principio a sterminare una dopo l’altra le altre specie e la vita sul pianeta stesso.

Nel mondo occidentale la verità sta morendo. I soldi delle aziende e dei governi hanno comprato molti scienziati, così come i media ed i politici. Gli scienziati indipendenti che restano incontrano grandissime difficoltà ad ottenere fondi per le loro ricerche, ma quelli prezzolati ne hanno di illimitati per corroborare le loro bugie.

Gli scienziati, come i giornalisti, migliorano la loro posizione mentendo per l’establishment.

Quelli che dicono la verità e le talpe sono definiti “Estremisti domestici”, “terroristi” e sono sotto stretta sorveglianza. Alcuni sono stati arrestati con il sospetto che avrebbero potuto commettere un crimine in futuro. Qui negli USA abbiamo la strategia di Jeremy Bentham di arrestare i “sospetti” prima che commettano un crimine sulla base del fatto che possano commetterlo in futuro.

Il tutto mentre i governi di USA e Gran Bretagna, Australia e Canada stanno compiendo crimini efferati contro altre nazioni nel mondo, in cui le popolazioni, come quelle di Iraq, Libia, Siria, Afghanistan, Palestina, Somalia, Yemen, Pakistan, Ucraina, non contano nulla. Queste persone sono sacrificabili, mediocri, come i Vietnamiti, Laotiani, Cherokee, Sioux, Apache, etc.

Queste persone non contano. Siamo noi Statunitensi a contare. Noi siamo “eccezionali”. Noi siamo “indispensabili”.

Paul Craig Roberts è un ex assistente segretario del Tesoro USA e Editore Associato del Wall Street Journal. How the economy was lost è ora disponibile da CounterPunch in formato elettronico. Il suo ultimo libro è How America was lost.

Fonte: www.paulcraigroberts.org

Link: http://www.paulcraigroberts.org/2015/03/30/oceans-dying-paul-craig-roberts/

1.04.2015

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione FA RANCO

7 Commenti
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Ercole
Ercole
10 Aprile 2015 2:07

Caro Roberts ciò che affermi converge con il fatto che la causa della distruzione del pianeta è da attribuire al sistema capitalista ,condivido il tuo punto di vista ma bisogna adoperarsi per abbatterlo :cosa dobbiamo aspettare!!!!!

Neriana
Neriana
10 Aprile 2015 9:48

Paul Craig mette in rilievo con questo articolo, la falla del capitalismo. Chi parla di Libero Mercato, di concorrenza, di lotta dei prezzi, parla di un modo di fare economia dei privati. In questo Libero Mercato non si mette mai in conto il costo sociale che invece si riversa su chi non partecipa a questi guadagni sottoforma di costo sociale. Si parte dall’inquinamento dell’aria e le conseguenti piogge acide, all’inquinamento delle acque sia direttamente che indirettamente, all’inquinamento della terra, con tutte le conseguenze che oltre a flora e fauna, interagiscono con il cittadino finanziatore che deve rimediare, quando è possibile, con soldi pubblici in opere come depuratori di acque, sistemi sanitari per malattie  da inquinamento, riforestazioni , ecc ecc. Il caso della produzione di frantumazioni da scisti, non solo rende l’acqua indisponibile, ma crea metano con effetto serra al quale non c’è rimedio.Tutto questo per permettere a pochi, un guadagno che costa enormemente alla collettività. Mi viene in mente la Dea Pale, cosa direbbe oggi dell’inquinamento, visto che una volta era grande peccato anche solo disturbare una sorgente ? Ovidio – preghiera a Pale: “Proteggi il gregge e insieme al gregge i pastori e fuggano i malanni, scacciati dalle mie… Leggi tutto »

mincuo
mincuo
10 Aprile 2015 10:52

Ma di quale "Libero mercato" mai parli? ma possibile che basti ripetere "libero mercato" e 1000.000 di pappagalli ripetono che c’è il libero mercato? Possibile che nesuno si prenda la briga di informarsi e soprattutto possibile che ancora non abbia capito che gli raccontano solo balle dopo averne pur visto a sacchi?

Neriana
Neriana
10 Aprile 2015 14:40

Senta Mincuo ( manca un L vero ? ) , rimanga nel suo blog a censurare, per il resto, piacere di non conoscerci.

makkia
makkia
10 Aprile 2015 21:56

Guarda che anche il nazional-socialismo non gli passava per l’anticamera di limitarsi al territorio nazionale né di essere socialista.
Tuttavia si era dato questa designazione e continuiamo a chiamarlo così: si chiama capirsi.

A te starà sulle @@ che questi continuino a chiamare libero mercato una roba che libero non è ma neanche mercato (nel senso del luogo dove domanda e offerta si incontrano blablabla).

A me sta sulle scatole che "forza, Italia!" sia un diventato un brand identificatorio, che "popolare" significhi "molto cliccato su fèisbùc", che "ambientalista" significhi "riservato a pochi pseudo-fricchettoni che vogliono il loro quadratino di terra pulito e il resto chissene", che "buddismo" sia spazzatura New Age, e tante altre cose.

Ma si tratta di fare a capirsi.

RenatoT
RenatoT
11 Aprile 2015 3:11

Il problema è che i soldi hanno comprato pure i libri di testo di medicina, quelli su cui si formano tutti i medici come oncologi, immunologi, tutti… samaritani e non.

wld
wld
11 Aprile 2015 15:58

Citazione: "Nel mondo occidentale la verità sta morendo. I
soldi delle aziende e dei governi hanno comprato molti scienziati, così
come i media ed i politici. Gli scienziati indipendenti che restano
incontrano grandissime difficoltà ad ottenere fondi per le loro
ricerche, ma quelli prezzolati ne hanno di illimitati per corroborare le
loro bugie."

L’arroganza e l’ingenuità, quel connubio tipico di così tanti giornalisti, è emblematico e altamente distruttivo: Aggiungeteci  una buona dose di chiusura mentale e avrete il quadro completo della situazione.

I giornalisti si adeguano alle posizioni ufficiali e scrivono e decantano la versione ufficiale della vita. Sono i "galoppini" di quelli che occupano i vertici della piramide. Alla sommità ci sono i banchieri che forniscono i soldi necessari ad acquistare i gruppi mediatici. Questi banchieri controllano anche le maggiori industrie e organizzazioni aziendali e i giornali, le televisioni e le radio non possono sopravvivere senza i proventi messi a disposizione da queste persone in cambio della pubblicità.

La cortina fumogena dell’informazione e il controllo dei media
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