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LA DISGREGAZIONE ECONOMICA

DI PIERLUIGI POALETTI
CentroFondi.it

Più o meno tutti noi abbiamo presente come funziona il nostro corpo: dalla bocca entrano le materie prime che vengono trasformate dall’apparato digerente che trattiene e distribuisce tutto quello che è necessario al corretto funzionamento dell’organismo, mentre le cose superflue, gli scarti di lavorazione, vengono espulsi come rifiuti. Dai polmoni si convoglia l’ossigeno necessario al sangue che scorre per tutto il corpo alimentando il motore (il cuore) e quello che serve a far funzionare la centrale decisionale (il cervello) che sceglie modi e usi delle articolazioni per adempiere agli scopi utili alla vita di questo corpo (correre, camminare, afferrare, masticare ecc.). La malattia subentra quando uno dei componenti non adempie più correttamente alla propria funzione e la morte arriva quando un organo fondamentale, cuore, polmoni, fegato, cervello cessa di lavorare.Adesso fate uno sforzo di immaginazione e cercate di associare il corpo al funzionamento di una nazione, dove la bocca e l’apparato digerente sono l’agricoltura e l’industria che trasformano i prodotti necessari alla nostra sopravvivenza, il cervello è dove avvengono le decisioni (il parlamento) che mettono in moto le articolazioni ed i muscoli (la forza lavoro), le società dell’energia e dell’acqua sono il motore (il cuore ) di tutto questo grande organismo, mentre le società della nettezza urbana si occupano di smaltire i rifiuti prodotti. Dimenticato qualcosa? Ah si il denaro, in questo contesto è come il sangue che circolando in tutta la nazione permette a tutti i settori di assolvere al proprio compito.

E’ vero che questo esempio del corpo l’avevamo già utilizzato in un report dove immaginavamo il mondo come un corpo umano malato di cancro, questa volta però utilizziamo ancora questa metafora per cercare di spiegare chiaramente un meccanismo in atto nelle nostre economie nazionali e di cui non tutti ancora hanno consapevolezza: la disgregazione economica.

Per tornare al nostro esempio, un corpo (una nazione) che funziona correttamente chiude il cerchio delle sue necessità, è in equilibrio e difficilmente andrà a cercare nuove cose all’esterno e se avrà qualche necessità particolare si ingegnerà per risolvere la questione con gli strumenti che ha a disposizione; detto in altri termini, non sarà grasso (consuma quello che produce) e avrà poca propensione a drogarsi (a indebitarsi).

Questo nell’ottica delle multinazionali e delle lobby del debito è inaccettabile, è un vero e proprio pugno nello stomaco che gli impedisce loro di vivere e proliferare ed allora, più o meno dal dopoguerra ad oggi, hanno messo in atto il processo di disgregazione delle economie.

Praticamente, tramite la droga (il debito) hanno fatto credere al cervello (al corpo politico) e alle cellule (noi tutti) che tutto andasse tranquillamente e per il meglio mentre invece stavano piano piano sostituendo ad uno ad uno gli organi vitali, rendendo man mano inservibili quelli originali. La conseguenza è il completo controllo di quell’organismo da parte di queste entità esterne.

E’ quello che è avvenuto con nostro fabbisogno alimentare sempre più dipendente dalle importazioni di altri paesi, mentre la nostra agricoltura è letteralmente, parafrasando Almodòvar, sull’orlo di una crisi di nervi a causa di una politica interna e comunitaria a dir poco suicida e poco importa se le merci fanno migliaia di chilometri per arrivare sulle nostre tavole, se sono piene zeppe di conservanti, additivi e pesticidi nonché OGM che le fanno apparire fresche, appena colte (avete mai comprato un pomodoro al supermercato? Quelli di oggi non cambiano aspetto nemmeno dopo 15gg fuori dal frigo e sanno di tutto fuorchè di pomodoro).

E’ quello che è accaduto alla nostra industria dove moltissime aziende sono state acquistate, smembrate, rivendute e poi chiuse. Quelle poche rimaste non possono competere con chi utilizza “schiavi” per produrre in paesi lontani ed invade i nostri mercati, è quello che accade con le nostre micro, piccole e medie imprese strette nella morsa fiscale e del debito.

Scompaginando e rendendo l’economia sempre più caotica e veloce, mentre si elargiscono quantitativi di debito (droga) sempre più elevati, l’intera nazione ricorda molto un drogato che ha necessità sempre maggiori di stupefacenti per sentirsi un leone, mentre il suo corpo deteriora a vista d’occhio.
Creando dipendenze, moda, falsi bisogni, status simbol, gossip, reality, pubblicità ecc.in pratica si riesce a prendere il controllo di questo organismo e fargli assorbire dosi sempre più massicce di merci inutili e di debito (droga) sempre maggiori.

Le banche centrali (gli spacciatori) stanno molto attente a dosare la quantità di debito e la decisione di ieri della Fed di non continuare il rialzo dei tassi va in quella direzione. Già, perché come dice un detto, tutto il mondo è paese e quello che avviene da noi avviene oramai in ogni altro luogo del mondo.
Dicevamo l’altra settimana che il debito dei privati inglesi è quasi pari al loro PIL ovvero 2000 mld $, la notizia fresca è che il popolo americano, oltre ad avere un debito con l’estero pari a oltre il 6% di quanto viene prodotto, ha un debito personale, calcolato a metà 2006, pari a quanto avevano prodotto durante tutto l’anno precedente (12.400 mld $). In questo panorama noi che siamo indebitati “appena” per un 30% siamo dei “signori” e questo, ribadiamo, spiega l’accanimento nei nostri confronti.

Sanare questo corpo drogato e malato è ancora possibile, bisogna solo ridare vita ai settori strategici come l’agricoltura e l’artigianato riqualificando le economie locali; diminuire la nostra dipendenza dal debito tramite l’adozione di uno stile di vita più contenuto, consumare merci prodotte localmente (che senza gli innumerevoli intermediari avranno prezzi inferiori) e con l’utilizzo di forme di scambio non emesse a fronte di debito (come la moneta ufficiale), ad esempio utilizzando monete complementari che hanno salvato nel recente passato paesi in grosse difficoltà come il Giappone ed l’Argentina.

E se facessimo finta di niente e continuassimo ad indebitarci e consumare come vuole la pubblicità? Padronissimi di farlo, ma la prossima volta che un “tossico” vi ferma mentre prendete la metropolitana per chiedervi due spiccioli, guardatelo negli occhi e ricordatevi di questo report.

Pierluigi Paoletti
Fonte: http://www.centrofondi.it
27.10.006

Pubblicato da Davide

  • LATELA

    Al bellissimo articolo di Pierluigi Paoletti, vorrei aggiungerne uno che ho scritto nel mio blog:
    http://la-tela.blogspot.com/2006/10/lincredibile-credito-della-banca.html


    L’incredibile credito della Banca d’Italia
    [www.bancaditalia.it]

    [photos1.blogger.com] Tra i vari documenti pubblicati nel sito web della Banca d’Italia, ce n’è uno molto interessante che riguarda “la finanza pubblica”, contenuto nella “relazione annuale”, e riportato all’interno della sezione “relazione economica”. Nel complesso, un documento molto lungo che il governatore produce a beneficio dei suoi astanti nella cornice della “assemblea generale ordinaria dei partecipanti” che si tiene il 31 maggio di ogni anno.

    Nella relazione del 2006 a pagina 115, in corrispondenza della vocedebito al netto delle attività del tesoro verso la banca d’Italia”, troviamo delle cifre sconcertanti: per l’anno 2005, tale debito ammontava a 1.493,542 miliardi di euro. In altre parole, una cifra che sembrerebbe quindi corrispondere ad un credito di pari entità che la banca d’Italia vanta nei confronti dello Stato. Da notare che il totale del “debito delle amministrazioni pubblichedello stesso anno era praticamente lo stesso, pari a 1.508,176 miliardi di euro.

    Tutti
    quelli che si sono cimentati nell’operazione di studiare un bilancio
    sanno quanto sia difficile penetrare i meccanismi che lo compongono, e
    la mia fatica di comprenderlo, nonostante i miei sforzi, non ha portato
    a nessun risultato utile. Mi sono detto, infatti, che ci deve pur
    essere una spiegazione a tale enormità, e invece ho trovato una frase
    che avvalora ulteriormente la veridicità di quel credito:

    Alla funzione contabile è stato inoltre attribuito il compito di determinare il reddito monetario prodotto dalla Banca, ossia il reddito annuo originato dalle poste dell’attivo detenute in contropartita delle banconote in circolazione e dei depositi degli enti creditizi;
    l’aggregato calcolato viene accentrato presso la Banca centrale europea
    insieme a quello delle altre Banche centrali nazionali per la
    successiva redistribuzione tra le stesse
    ."

    E
    infatti nel bilancio troviamo che l’ammontare del valore nominale delle
    banconote emesse si trova nelle passività, altra assurdità trovata nero
    su bianco nel bilancio, a pag. 435. Se le banconote rappresentano per
    la banca un costo praticamente nullo, le spese per la carta e
    l’inchiostro andrebbero messe tra i costi, ed allo Stato italiano dovrebbe essere attribuito il valore nominale delle stesse, per essere speso per le varie necessità.

    Ma
    la mia sorpresa è stata quella di trovare studenti e laureati in
    economia e commercio, a cui si aggiunge un professore universitario
    docente in materie economiche, i quali non sanno dare nessuna
    spiegazione plausibile a quella voce. “Probabilmente
    perché una volta l’università era un luogo di eccellenza mentre oggi,
    invece, è un luogo dove approdano le giovani generazioni che non sanno
    in quale altro posto andare
    ”, direbbe qualcuno, ma in realtà, la
    spiegazione a quella voce maledetta non la sa dare nessuno, nemmeno gli
    anziani commercialisti interpellati, forse troppo occupati ad inseguire
    e studiare le novità che il fisco prepara ogni anno per tutti noi.

    Nemmeno
    l’ex ministro Tremonti, interpellato dal sottoscritto in una conferenza
    stampa del marzo 2006, mi ha voluto rispondere. Ma lui, a differenza
    degli altri, sapeva benissimo di cosa parlavo!

    E’
    mai possibile che nessuno sappia, a parte i sacerdoti eletti dalla
    banca d’Italia, per quale motivo lo Stato sia debitore di una cifra
    così esosa nei confronti di un ente, la cui funzione è sostanzialmente
    quella di tramutare carta in denaro?

    C’è
    qualcuno, tra i lettori, in grado di produrre ragionevoli spiegazioni?
    Se c’è, si faccia avanti! Ci vorrebbe il Cicap per premiarlo!

    “Sedicenti
    complottisti” (io sono tra quelli), sostengono da tempo che lo Stato si
    debba liberare di quel debito semplicemente perché non esiste, perché
    deriva solamente dall’artificioso scambio di valuta contro titoli di
    Stato. Lo scoglio da superare sarebbe quello di modificare l’art. 106
    del Trattato di Maastricht, che affida il compito di emissione
    monetaria esclusivamente alla BCE ed alle banche centrali. (Articolo 106:
    La BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote
    all’interno della Comunità. La BCE e le banche centrali nazionali
    possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla BCE e dalle
    banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi
    corso legale nella Comunità.)

    Se
    al Governo ci fossero veri uomini, e non marionette manovrate dalle
    lobbies bancarie, lo Stato potrebbe liberarci da un peso enorme che
    pende sulle nostre teste, perché siamo noi, attraverso il nostro lavoro
    ed il nostro tempo, che paghiamo il prezzo carissimo dell’imposizione
    delle tasse, il cui solo scopo è quello di pagare gli interessi, quando
    ce la facciamo, sul debito.

    Una schiavitù subdola ed invisibile, che sta rendendo la nostra vita un inferno sulla terra.

    Alcuni
    illuminati presidenti statunitensi pagarono con la morte la scelta di
    arginare lo strapotere dei banchieri, con l’emissione di banconote di
    Stato.

    Vorrei ricordare J.F. Kennedy, che il 4 giugno 1963 firmò l’ordine esecutivo n. 11110, che
    dava sostanzialmente al Ministero del Tesoro il potere di emettere
    banconote di Stato in proporzione alla riserva d’argento detenuto dal
    Tesoro stesso. Tale operazione portò in circolazione ben 4,3 miliardi
    di dollari, in concorrenza ai dollari emessi dalla Federal Reserve Bank
    che rappresentavano (e rappresentano tuttora) titoli del debito
    pubblico degli Stati Uniti.

    Kennedy, con il suo atto, rese chiaro al pubblico il meccanismo di emissione monetaria, che produceva l’espropriazione dei beni
    a vantaggio della banca privata “Federal Reserve”, proprio come fa un
    falsario quando, al costo di un pezzetto di carta e di un po’ di
    inchiostro, lo trasforma in banconota.

    Il
    suo dollaro di Stato, viceversa, era un titolo rappresentativo
    dell’argento posseduto nei forzieri del Tesoro. Se questa pratica
    avesse potuto prendere piede, avrebbe certamente dato inizio alla fine
    del potere delle banche centrali, alla fine dell’usura, alla fine della
    schiavitù dell’uomo sull’uomo.

    Ma sappiamo tutti come andò a finire.

    Dopo
    la sua morte, avvenuta per mano assassina solo 5 mesi più tardi,
    nessuno dei suoi successori, almeno fino ad oggi, nonostante quell’atto
    non fu mai annullato, si è mai più permesso di riprendere quella
    pratica. [photos1.blogger.com]

    In Italia, l’ultimo e raro esempio di emissione statale
    di banconote (fino al 1980), furono le 500 lire col mercurio alato.
    Pochi spiccioli, se messi a confronto con l’enorme emissione di biglietti di banca (banca d’Italia che, a dispetto del nome, pochi sanno che è un ente privato,
    con una partecipazione pubblica al capitale sociale del solo 5%
    attraverso l’INPS, mentre la parte restante è saldamente in mano a
    banche commerciali ed istituti di assicurazione privati, ed in molti
    casi con partecipazione straniera anche consistente del capitale, una
    situazione fuorilegge, perché in contrasto con l’art. 3 dello Statuto di Bankitalia che prevede, invece, una partecipazione maggioritaria di enti pubblici).

    Ma questi fatti dimostrano che è possibile invertire la strada intrapresa, dimostrano che il
    debito pubblico è l’invenzione dei banchieri per rubare le nostre
    ricchezze, che lo Stato deve riprendere possesso della sovranità
    monetaria,
    per dare la speranza del riscatto all’umanità soggiogata.

    Andrea Gianni