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LA DIGNITA' NON SI MODERA

DI VALERIO LO MONACO
ilribelle.com

Aspettare cosa? Che la vita passi sperando che dall’alto, qualcuno, finalmente, modifichi le nostre esistenze? Godot non arriva. Dobbiamo reagire noi. Ora.

In medio stat virtus? Dipende. Dal momento e, soprattutto, dalle circostanze. Storiche, sociali, quotidiane. Proprio adesso, ove giungono appelli alla moderazione da ogni parte, moderarsi potrebbe non essere la cosa migliore da fare. E il fatto stesso che oggi, più che in qualunque altra epoca, vi siano appelli alla moderazione, dovrebbe far sorgere la domanda sul motivo per il quale giungono tali raccomandazioni. Se c’è una tendenza – un pericolo? – a non moderarsi, e la cosa è evidente in tante parti del mondo, ciò significa inequivocabilmente che il momento storico nel quale viviamo e le condizioni sociali spingono esattamente contro la moderazione. E la responsabilità, in tal senso, non è proprio di chi non riesce a moderarsi. Anzi. In altre parole oggi diventa più difficile farlo. E i motivi ci sono, evidentemente. Insomma, non vi sarebbe una tendenza alla reazione (e dunque un tentativo di evitare tale reazione, raccomandando moderazione) se non vi fosse in primo luogo una azione in grado di scatenarla.Allo stato attuale delle cose, semplicemente guardandosi attorno e interrogandosi, vi sono, al giorno d’oggi, motivi di reazione? O tutto va bene e dunque un semplice, e semplicistico, appello alla moderazione può soffocare quelle che si reputano flebili tendenze di reazione?

Il punto già dovrebbe essere chiaro. Ci giungono appelli alla moderazione proprio da chi compie azioni che fanno di tutto per spingere a una reazione. E beninteso, non parliamo, non questa volta, di una moderazione in campo politico o economico. Ma proprio sociale. La nostra vita di tutti i giorni, scorre tranquilla e serena, con normali problematiche da dover affrontare come in tutti i periodi storici oppure siamo di fronte a situazioni di difficoltà crescenti, sempre più pressanti, e dalle quali pare (pare?) che non vi sia alcuna possibilità di uscita?

In ultima analisi, è davvero il caso di seguire gli appelli alla moderazione anche se in realtà si sente il bisogno di fare scelte radicali?

La moderazione attiene al concetto di limite, che abbiamo già affrontato altre volte. Ci si modera rispetto a dei limiti che non si vuole o non si può superare. Ma i limiti ai quali riferirsi sono quelli dettati e imposti dalla società che abbiamo di fronte oppure i personali limiti che ci si è in grado di dare in base al proprio cosmo di valori?

Fuori da ogni ideologia, soprattutto quella sviluppista del nostro modello, a ben vedere sembra proprio che i limiti si siano già passati, e da un pezzo. Ma non a livello personale, quanto proprio a livello sociale, che poi include l’aspetto politico, quello economico e in modo onnicomprensivo quello generalmente attinente alle proprie condizioni di vita.

Il discorso è molto semplice, e per metterlo a fuoco basta eliminare dalla propria mente tutto quello che il sistema dominante vuole imporre e guardare nel modo più minuzioso alle proprie giornate, ai propri anni. Al proprio presente e soprattutto al futuro.

Il sistema nel quale viviamo, che non si è moderato in nulla, beninteso, ci ha portato allo stato nel quale stiamo vivendo, e se si ha la capacità di vedere oltre il proprio naso e soprattutto oltre la cortina fumogena che ci mettono attorno ogni giorno per – appunto – evitare di farci prendere realmente coscienza della situazione, ci si può rendere conto che il tempo della moderazione è bello che finito. E che c’è, invece, bisogno esattamente di uno slancio di reazione vera e propria.

È moderato il mondo nel quale viviamo? Lo sono le Banche e la speculazione, la politica, gli illeciti di chi ci governa, le scelte delle aziende per le quali lavoriamo, che hanno preteso sino a ieri ingrassandosi sulle nostre spalle e oggi ci impongono di accettare situazioni capestro oppure ci lasciano in mezzo a una strada? È moderata la voglia di succhiare sangue dalle vene di tutti in ogni ambito economico di monopolio che subiamo? È moderato imporci di comperare automobili, assicurazioni e benzina, al prezzo deciso dal cartello, perché in altro modo non è consentito andare al lavoro visto che i mezzi pubblici non esistono e in bicicletta ti ammazzano? Solo per fare un esempio.

Il momento in cui un animale, qualsiasi esso sia, combatte con tutte le proprie forze e la propria ferocia, tirando fuori energie e capacità inimmaginabili, è proprio quando è con le spalle al muro, ovvero quando, letteralmente, non ha altra via di uscita. In quel momento, e solo allora, esso tirerà fuori davvero tutto ciò che ha per salvarsi la pelle. Sino a quel momento no. 

Lo stesso, nessuna società può realmente reagire a una situazione disperata se in primo luogo non si rende conto di essere in tale situazione. Se oggi iniziano a venire fuori manifestazioni che tanto moderate non sono, evidentemente qualcuno, o più di qualcuno, inizia a capire il reale stato delle cose. La massa ancora non ha idea, di fatto, al punto nel quale siamo. Quale sia la reale descrizione del presente e le prospettive più probabili per il futuro. Come in Matrix: i  più sono talmente accecati da combattere per difendere le proprie stesse catene.

Ma la realtà è che siamo con le spalle al muro.

E sia chiaro, non stiamo parlando di violenza, non ora, quanto di uno stato personale di reazione, che oggi come oggi riteniamo debba essere tutto fuorché moderato, a molte situazioni di carattere sociale che ci troviamo di fronte.

Brutalmente: se non è moderato affatto il mondo che abbiamo intorno, perché dovremmo esserlo noi? Se il nostro sistema di sviluppo ci ha rubato il presente, la tranquillità, spesso la salute, e ci ha di fatto bruciato il futuro, per quale ragione dovremmo moderarci nella reazione? Non è tempo di attendere, mentre ci portano al macello.

Dal punto di vista pratico, pertanto, è proprio nella vita di tutti i giorni, e per quanto attiene al personale, singolo, intimo, che è arrivato il momento di scegliere senza mezzi termini. È giunto insomma il momento di distinguere, in base al proprio cosmo di valori, ciò che è buono da ciò che non lo è, il modo in cui, esperienza per esperienza, vale la pena di comportarsi. Le persone da frequentare o meno. Se fino a ieri era forse – forse – opportuno soprassedere in alcune circostanze, e per quieto vivere ci si imponeva, a volte, di seguire le zone e le esperienze non troppo distinte, ebbene oggi vale esattamente l’opposto. Vale individuare il bianco e il nero, e polarizzare il più possibile le proprie scelte, in ogni campo, da una parte o dall’altra.

La radicalizzazione delle proprie scelte e delle proprie attività diventa insomma una esigenza urgente in un frangente storico come questo. Che di guerra si tratta, anche se i più non se ne rendono conto. In tempi di guerra cose e situazioni che in altri periodi sono dati diventano invece di importanza fondamentale. Si soffre di più. Si ama di più. Si polarizzano ed estremizzano i sentimenti, le esperienze, le scelte.

Allora di fronte a una ipotetica pagina bianca è il caso di compilare delle liste. È arrivato il momento in cui camusianamente si deve dire no. Il che significa dire sì, in conseguenza, a ciò che invece va preservato, alimentato e difeso. Il resto? Che vada per la sua strada.

Nella vita di ogni persona, pur tra mille e specifiche differenze, gli ambiti nei quali si vive sono in fin dei conti pochi. C’è l’ambito del lavoro, quello della famiglia, quello di altri eventuali interessi, quello dell’impegno sociale e politico, se si ha la volontà di partecipare, come cittadini, al momento storico e al luogo nel quale si vive. In ognuno di questi ambiti vi sono delle scelte da fare, e oggi è il caso di farle senza indugiare. 

Si tratta di scegliere e comportarsi per cosa è bene e giusto ed eliminare radicalmente il resto. Si tratta di scegliere chi frequentare, le persone con le quali entrare in relazione, per qualsiasi ambito, e chi lasciare fuori dalla propria cerchia, dalla propria comunità. 

Probabilmente, oggi come oggi, nella follia della vita dell’uomo moderno, della società che abbiamo intorno, uno tra i principi ordinatori più utili ai quali riferirsi per fare le scelte di ogni giorno è quello della dignità personale. Che non è materia malleabile, adattabile alle varie circostanze. Non rientra nella zona grigia insomma. È bianco o nero. È sì o no. E scelte radicali si possono, anzi si devono fare, eccome.

Ci sono persone che non hanno la televisione. Che non entrano nei centri commerciali. Che non perdono un secondo della propria vita ad ascoltare chiunque non lo meriti. Che non si piegano alla schiavitù, che non permettono a nessuno di dominare, direttamente o subdolamente, sul proprio tempo. Persone che non chiedono prestiti alle Banche. Piuttosto pane e cipolla, che è sempre più dignitoso che finire in mano agli strozzini legalizzati. Ci sono persone che nella maniera più assoluta non seguono la massa indistinta in alcune delle mille attività cui essa si piega. Il che è anche facile, perché al momento nel quale siamo, a grosse spanne, può essere utile molto semplicemente, fare l’opposto di quello che fanno – tutti – gli altri.

È il tempo, questo, di erigere muri invalicabili, per quanto si può, rispetto al resto che non si considera giusto e dignitoso. Si tratta di tornare alle comunità chiuse? Si pecca di astrazione, di differenzialismo, di elitismo? Forse. Ma perché, è forse meglio, in tempi di guerra, non fare le barricate e lasciarsi trapassare dal fuoco nemico ?

Valerio Lo Monaco

www.ilribelle.com
10.01.2011

Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”

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Pubblicato da Davide

  • AlbertoConti

    E’ semplicemente il tempo di affrontare il vero problema, quello di un’economia basata sui bisogni del singolo e organizzata sulle logiche di scala, ovvero consumatore isolato e produttore in associazione mafiosa. L’aggettivo “mafiosa” non è casuale, ogni società commerciale tende a diventare tanto più mafiosa quanto più aumenta la sproporzione tra le sue dimensioni produttive e la sua dimensione di controllo, la casta delle persone che la governano e ne traggono il massimo del profitto per se stessi. Le multinazionali sono il massimo della mafiosità, ad un livello che supera, in peggio, l’essenza stessa della mafia, l’associazionismo criminale, segretato, dedito ai crimini di massa. Il motivo è banale, nessun operatore economico con le sole proprie forze è in grado di competere con una grande organizzazione, anche dedita unicamente ad un settore specifico. La crescente sofisticazione tecnologica dei cicli produttivi di beni e servizi non fa che aumentare questa voragine tra le capacità dell’individuo singolo e quelle di un’organizzazione vasta e strutturata, che dispone dei necessari grandi capitali. E qui veniamo al dunque. Non si fa economia di scala senza capitali di scala, ovvero enormi concentrazioni di miliardi di piccole “partecipazioni” dei singoli consumatori isolati, costretti a senso unico a contribuire solo passivamente al circuito economico, spendendo e consumando ciascuno la sua piccola parte in perfetto isolamento dagli altri che fanno la stessa cosa. Ergo, poichè ormai non si può far nulla senza grandi capitali, questi strumenti di governo di massa debbono essere piegati non più a logiche di profitto privato concentrato, ma di bene pubblico condiviso. I singoli liberissimi di fare i “consulenti”, i collaboratori esterni, i subfornitori, con loro piccole organizzazioni professionali, ma il controllo “del pacchetto di maggioranza” deve, ripeto DEVE ASSOLUTAMENTE essere attribuito a qualche forma di governance pubblica democraticamente organizzata, con finalità del tutto estranee al profitto privato. Punto e a capo. Questa non è moderazione.

  • AlbertoConti

    E aggiungo, bisogna cominciare dalla banche. Se il processo di privatizzazione di interi settori è scandaloso in momenti di crisi epocale come questa, il sapere che una banca privata macina “utili” colossali solo gestendo il denaro altrui non è più tollerabile, è semplicemente grottesco in un economia avanzata.

  • attiliohollige

    E’ inutile cercare un responsabile della situazione attuale se non in noi stessi. Abbiamo delegato altri a fare ciò che potevamo fare da soli. Intanto noi andavamo dal parrucchiere, a ballare, nei musei. L’unica reazione possibile (e ciò si evince anche dall’articolo) è “semplicemente” smettere di usare il denaro; non usare la macchina; non accendere più la luce, diventare vegani. Ciò è possibile solo in un modo: tornare alla terra!
    Sembrerò un pazzo ma è proprio per questo che so di aver ragione!
    Siamo vicini al momento in cui TUTTI saremo costretti a tutto questo.
    Io ho scelto di farlo in modo consapevole e con gioia.
    E voi?

  • AmonAmarth

    Quoto in pieno, attiliohollige. E’ quello che mi immaginavo anche io mentre leggevo, ma forse ognuno ha in testa la sua. Anch’io mi trovo in quel frangente come te: transizione verso un sistema di vita autosufficiente e quindi inevitabilmente di ritorno alla terra. Con tutte le difficoltà che si porta dietro poter fare questo A PARTIRE DALLE NOSTRE ABITUDINI CITTADINE. La tendenza è rilocalizzare le nostre dipendenze vitali, anzi meglio ancora poterle autoprodurre su un pezzo di terreno di proprietà… SOTTOLINEO UNA COSA, per quel poco di esperienza che finora ho accumulato in questo: Non è per niente facile e abbiamo BISOGNO DI NON SENTIRCI SOLI nel fare questo passo. E’ questo in sostanza che ci allontana dalla fermezza di cambiare le nostre abitudini. Siccome ad aver bisogno di sopravvivere al cambio di paradigma siamo in molti, è logico comunque abbandonare quella paura del sentirci radicali e quindi incompresi a parlare di “RITORNO ALLA TERRA” a qualcun’altro. E’ ora che l’efficacia di una tale scelta sia riconosciuta da sempre più persone, e che smetta di essere un discorso che rimane nell’area degli “interessi radicali” di pochi. Buona transizione a tutti, perchè dobbiamo farcela. Saluti.

  • AmonAmarth

    Quoto in pieno, attiliohollige. E’ quello che mi immaginavo anche io mentre leggevo, ma forse ognuno ha in testa la sua. Anch’io mi trovo in quel frangente come te: transizione verso un sistema di vita autosufficiente e quindi inevitabilmente di ritorno alla terra. Con tutte le difficoltà che si porta dietro poter fare questo A PARTIRE DALLE NOSTRE ABITUDINI CITTADINE. La tendenza è rilocalizzare le nostre dipendenze vitali, anzi meglio ancora poterle autoprodurre su un pezzo di terreno di proprietà… SOTTOLINEO UNA COSA, per quel poco di esperienza che finora ho accumulato in questo: Non è per niente facile e abbiamo BISOGNO DI NON SENTIRCI SOLI nel fare questo passo. E’ questo in sostanza che ci allontana dalla fermezza di cambiare le nostre abitudini. Siccome ad aver bisogno di sopravvivere al cambio di paradigma siamo in molti, è logico comunque abbandonare quella paura del sentirci radicali e quindi incompresi a parlare di “RITORNO ALLA TERRA” a qualcun’altro. E’ ora che l’efficacia di una tale scelta sia riconosciuta da sempre più persone, e che smetta di essere un discorso che rimane nell’area degli “interessi radicali” di pochi. Buona transizione a tutti, perchè dobbiamo farcela. Saluti.

  • attiliohollige

    grazie

  • ROE

    Questo è un momento in cui non basta sollecitare, esortare o fomentare con parole più o meno violente o convincenti ma serve l’esempio con le azioni concrete. Anche individuali. E non basta neppure “che l’inse” ma bisogna promuovere, organizzare e partecipare. Con la fiducia che altri e non solo noi possano percepire la realtà e lottare per trasformarla. Senza violenza. Insieme si può. http://holos.unigov.org/holosbank.com/unigov/Scelte.htm

  • antsr

    E’ creare stili di vita alternativi su tutti gli aspetti di questa vita, Questo significa per me il tornare alla terra e sono pienamente d’accordo con te e su ciò abbiamo già tanti esempio che esistono oltre al tuo…comunque grazie

  • Nolisbona

    http://bilbo.economicoutlook.net/blog/?p=13471

    Peccato che CDC non ascolta il consiglio di tradurre questi articoli…li trovo impeccabili.

  • tres1219

    Scusa se te lo dico in maniera brusca ma vado di fretta; senza violenza allo stato attuale delle cose non fai una cippa! 😛

  • ROE

    La violenza è una scorciatoia apparente ed anche il limite della nostra intelligenza. Non è un atto di coraggio ma di disperazione. E non è vero che non esista altra scelta. Del resto, la storia insegna che nessuna insurrezione violenta ha mai cambiato la struttura gerarchica. Sono cambiati i soggetti al vertice della piramide, non le condizioni della stragrande maggioranza della popolazione umana.

  • tres1219

    Perchè non è stata mai abbastanza violenta! 🙂

    Però se credi che i il potere ti dia ascolto e si tolga di mezzo con una richiesta gentile, ben venga, tu prova, poi avverti tutti se funziona.

    Se invece hai altre idee esponile, perchè per me “azioni concrete” fa parte del vocabolario politichese e non significa nulla.

  • ROE

    Non sono mie idee ma di chi ha vissuto per cambiare il mondo. Lui dice che per affrontare un problema complesso bisogna accettare il costo di adottare soluzioni complesse. E che si possono semplificare il più possibile ma non di più.
    http://www.unigov.org/parse.cgi?f=1&l=ita&art=261

  • tres1219

    Ma che è la solita puttanata new age? 😛

    Ho letto velocemente e mi è bastato un solo punto per scoppiare a ridere, il resto non lo leggo neanche se mi paghi! 😀

    “23° La circolazione è caotica. Il caos del traffico ha aumentato i tempi dei trasporti a breve e medio raggio. Quando i mezzi erano più lenti di adesso, si arrivava prima a destinazione. Pat-Patati (Volare) è un nuovo sistema di circolazione con veicoli a decollo verticale (Air-X).”

    Dai, su su, siamo seri Pat-Patati. Parasparam, Abracadabra, Sim Sala Bim ma va va … 😛

  • ROE

    Ciascuno è libero di ridere e di piangere quando vuole. Anche quando si potrebbe sbagliare. Ma spesso ci si accorge dell’errore in ritardo.
    http://holos.wgov.org/holosbank.com/unigov/Anthro-It.pdf
    http://holos.unigov.org/holosbank.com/unigov/Scelte.htm

  • tres1219

    Guarda, io non so se tu hai mai davvero analizzato le dinamiche della casta/regime/potere, ma ti assicuro che già questo primo punto:

    “1. Equa ridistribuzione della ricchezza dal 10% della popolazione che ha di più al 70% che ha di meno e per realizzare infrastrutture, servizi pubblici ed interventi sull’ambiente.”

    te lo scordi con i “metodi gentili”, se fosse possibile già lo si era fatto, basta chiedere no? Prova, chiedi vedi se ti ascoltano! 🙂

  • ROE

    Puoi avere tanta energia e tanta aggressività ma se ti fermi appena partito non conoscerai mai il percorso che porta al traguardo.