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LA DEMOCRAZIA E' UNA BELLA COSA, MENO QUELLA PARTE DI LASCIAR VOTARE

DI WILLIAM BLUM
Killing Hope

La NATO è un trattato a rotelle – può essere spostato in ogni direzione per adattarsi alla politica del momento di Washington

Per caso avete notato che la NATO, l’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, praticamente è diventata un paese? Con più diritti internazionali e potenza militare di quasi ogni altro paese al mondo? Sì, la stessa NATO che, ci era stato detto, venne creata nel 1949 per la difesa contro un attacco sovietico in Europa occidentale, e così avrebbe dovuto cessare di esistere nel 1991 quando l’Unione Sovietica e il suo Patto di Varsavia vennero meno e invitarono esplicitamente la NATO a fare lo stesso. Altre ragioni sono state suggerite per la creazione della NATO: aiutare a reprimere la sinistra in Italia e in Francia se in uno dei due paesi il partito comunista arrivasse al potere mediante elezioni, e/o promuovere l’egemonia americana impedendo alle maggiori nazioni europee di perseguire politiche estere indipendenti. Quest’ultima idea è in giro da molto tempo. Nel 2004 l’ambasciatore USA alla NATO, Nicholas Burns, ha dichiarato: “Gli europei devono astenersi dal creare un’Europa unita in concorrenza con gli Stati Uniti o come loro contrappeso.”[1]

L’alleanza è stata trattenuta tra i vivi per servire come un’utilissima serva della politica estera USA, come pure per fornire ai produttori di armi e aerei americani molti miliardi di dollari di vendite garantite grazie alla necessità che tutti i membri della NATO soddisfino a una determinata capacità bellica minima.
Ecco qualcuna delle cose in cui la NATO è stata impegnata negli ultimi anni mentre si sforzava di trovare una nuova raison d’être nell’era post-guerra fredda.

Attualmente sta facendo la guerra in Afghanistan per conto degli USA e del loro bombardamento e invasione illegali di quella terra patetica realizzato nel 2001. Le forze della NATO liberano truppe americane e si assumono buona parte della responsabilità e della colpa, al posto di Washington, per i molti bombardamenti che hanno causato distruzioni e perdite civili gravi. La NATO conduce anche incursioni in Pakistan la cui legalità è inesistente come per quello che fa in Afghanistan.

L’alleanza, che iniziò con 15 membri, ora ne ha 26, oltre a 23 “paesi partner” (sotto il rassicurante nome di “Partnership for Peace”). Insieme fanno più di un quarto di tutti i membri delle Nazioni Unite, ed esistono molti altri paesi comprati e spinti a lavorare con la NATO, come la Giordania che di recente ha mandato truppe in Afghanistan. Giordania e Qatar hanno offerto di ospitare un Centro per la cooperazione alla sicurezza regionale appoggiato dalla NATO. La NATO ha una missione di addestramento in Iraq, e militari iracheni ricevono addestramento in paesi membri della NATO. Negli ultimi anni quasi tutti i membri dell’alleanza e della Partnership for Peace hanno mandato truppe in Iraq o Afghanistan o nell’ex-Jugoslavia, in ciascun caso facendo da sostituto delle forze di occupazione USA. Israele ha avuto colloqui con l’alleanza sullo schieramento di una forza NATO nel suo territorio. È prevista la partecipazione dell’India ai prossimi giochi di guerra della NATO. L’elenco continua man mano che l’alleanza si estende, tenendo conferenze internazionali per unire alleati nuovi e potenziali, sotto nomi come Iniziativa di Cooperazione di Istanbul e Dialogo Mediterraneo (Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Mauritania, Marocco e Tunisia), o espandendo i legami militari con organizzazioni internazionali già esistenti come il Consiglio di Cooperazione del Golfo (Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti).

Dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 la NATO ha dato agli Stati Uniti carta bianca per trasportare attraverso l’Europa uomini da torturare.[2] È come un club per signori raffinati i cui membri godono di alcuni insoliti privilegi. La NATO va anche in giro a monitorare elezioni, le ultime nell’Alta Abkhazia (rivendicata dalla Georgia) in gennaio.

L’alleanza ha basi militari in Germania, Italia, Spagna, Portogallo, Paesi Bassi e altrove in Europa, e conduce regolarmente “operazioni navali nel Mediterraneo per dimostrare attivamente la solidarietà e la risolutezza della NATO”, come dichiara quest’ultima. Ciò include il pattugliamento aereo con aerei AWACS e il frequente arresto e abbordaggio in mare di navi e imbarcazioni. “Dall’inizio dell’operazione,” riferisce la NATO, “quasi 79,000 imbarcazioni mercantili sono state controllate (al 12 aprile 2006) […] L’operazione di sorveglianza utilizza navi, aerei e unità sottomarine per costruire un quadro dell’attività marittima nell’Area di Operazioni.” L’esercizio include “azioni mirate a prevenire o controbattere il terrorismo realizzato in mare o da esso proveniente e ogni illegalità che possa essere connessa con il terrorismo, come il traffico di esseri umani e il contrabbando di armi e sostanze radioattive.” La NATO è veramente la Signora del Mediterraneo, non eletta, non autorizzata, e non controllata.

La NATO, che ha la disponibilità di armi nucleari di vari suoi membri (solo con l’approvazione di Washington), si è unita agli Stati Uniti nella sua operazione per circondare la Russia. “Guardate,” ha detto della NATO il presidente russo Vladimir Putin già nel 2001, “questa è un’organizzazione militare. Si sta muovendo verso il nostro confine. Perché?”[3] Nel dicembre 2007 la preoccupazione di Mosca non era diminuita. Il vice ministro degli esteri russo ha attaccato la costante espansione della NATO nell’Europa orientale un tempo dominata dai sovietici, dicendo che questa politica era “un residuo dai tempi della guerra fredda”.[4] Ora si valuta l’ingresso nella NATO della Finlandia – che condivide con la Russia un confine di oltre 1300 km.

Da quando ha intrapreso nel 1999 un bombardamento della ex-Jugoslavia istigato da Washington e durato 78 giorni, la NATO ha operato nei Balcani come un governatore generale coloniale. Accanto all’ONU sta guidando un’operazione di peacekeeping nel Kosovo e prende parte al mantenimento dell’ordine in Bosnia, comprese le perquisizioni di case provate in cerca di sospetti criminali di guerra ricercati dal Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia. Il triumvirato formato da NATO, Stati Uniti e Unione Europea ha appoggiato il piano del Kosovo di dichiarare unilateralmente l’indipendenza dalla Serbia, aggirando così il Consiglio di Sicurezza dell’ONU dove l’alleato della Serbia, la Russia, ha un veto. Quindi abbiamo le potenze occidentali che dichiarano unilateralmente l’indipendenza di una parte del territorio di un altro paese; questo perché gli abitanti di etnia albanese del Kosovo sono considerati molto più affidabilmente “pro-occidentali” della Serbia, che ha rifiutato di guardare al libero mercato e alla privatizzazione del mondo nota come “globalizzazione” come al summum bonum, né mostra il dovuto entusiasmo per un’installazione militare americana o della NATO sul suo suolo. Il Kosovo comunque ha sul suo territorio una grossa base militare USA. Qualsiasi tentativo della Serbia di impedire militarmente la sua secessione con ogni probabilità si scontrerebbe con la forza militare NATO/USA. Potreste chiedervi che ci sta facendo una base militare degli Stati Uniti in Kosovo. In tutto il mondo c’è chi si chiede lo stesso delle locali basi americane.

Potreste chiedervi anche: che forza esiste per rallentare la crescita del Mostro Mediterraneo? Chi può resistergli? L’élite militare del triumvirato prende sul serio tale domanda. Quello che apparentemente temono di più sono armi nucleari nelle mani delle persone sbagliate; ovvero quelle che non riconoscono il diritto del triumvirato di dare ordini al mondo. Il 22 gennaio il Guardian di Londra ha riferito come gli ex capi delle forze armate di USA, Gran Bretagna, Germania, Francia e Paesi Bassi hanno pubblicato un manifesto che insiste su come un’opzione nucleare “primo colpo” resta uno “strumento indispensabile” dal momento che semplicemente non c’è una “prospettiva realistica di un mondo libero da armi nucleari”. Il documento era stato presentato in precedenza al segretario generale della NATO e al Pentagono. È probabile che sarà discusso a un vertice della NATO a Bucarest in aprile, insieme con la possibile estensione dell’alleanza fino a includere altri cinque paesi che avevano fatto parte dell’Impero Sovietico e vi erano confinanti: Croazia, Georgia, Macedonia, Albania e Ucraina.

I cinque generali autori del rapporto avrebbero potuto sostenere una seria campagna internazionale per iniziare il processo di effettiva creazione di un mondo libero da armi nucleari. Invece chiedono la fine dell’“intralcio” e della rivalità dell’Unione Europea con la NATO e un passaggio negli organismi della NATO da processi decisionali all’unanimità alla votazione a maggioranza, il che significa la fine dei veti nazionali.

Ecco qui. L’élite militare internazionale sta chiedendo ancora più potere e autonomia per la NATO. Le voci che nell’alleanza, nell’Unione Europea o altrove esprimono dubbi dovrebbero dimenticare le loro preoccupazioni per un mondo libero da armi nucleari, per il diritto internazionale, per la guerra preventiva, per le guerre di aggressione, per la sovranità nazionale e tutte quelle altre sciocchezze della Carta delle Nazioni Unite e dei diritti umani. Noi polverizzeremo con la bomba atomica tutti quei terroristi arabi prima che abbiano la possibilità di dire Allah Akbar.

L’arroganza continua, con il manifesto che specifica “nessun ruolo nei processi decisionali su operazioni della Nato per membri dell’alleanza che non prendano parte a tali operazioni”, chiedendo anche l’uso della forza senza autorizzazione del Consiglio di sicurezza dell’ONU quando “è necessaria un’azione immediata per proteggere grandi numeri di esseri umani”. Ora, chi può opporsi alla protezione di grandi numeri di esseri umani?

Il documento dichiara inoltre che “in Afghanistan è in gioco la credibilità della Nato” e che “la Nato è in un frangente critico e corre il rischio di fallire.” Il generale tedesco si è spinto fino a dichiarare che il proprio paese, insistendo su un ruolo non combattente per le sue forze in Afghanistan, stava contribuendo alla “dissoluzione della Nato”. Un linguaggio così eccessivo potrebbe essere una riflessione della nube oscura che grava sull’alleanza dalla fine della guerra fredda – che la NATO non ha alcuna ragione legittima per esistere e che il fallimento in Afghanistan renderebbe questo pensiero più presente al mondo. Se la NATO non avesse cominciato a intervenire fuori dall’Europa ciò avrebbe evidenziato la sua inutilità e la sua mancanza di missione. Si diceva “out of area or out of business” [“Fuori dall’area o chiudiamo bottega”, titolo di un famoso articolo sull’argomento del 1993 scritto dal senatore repubblicano americano Richard Lugar, nota del traduttore].[5]

La democrazia è una bella cosa, meno quella parte di lasciar votare proprio ogni vecchio fesso.

“Il popolo può avere quello che vuole.
Il guaio è che non vuole niente.
Almeno vota così il giorno delle elezioni.”
Eugene Debs, leader socialista americano, inizio del 20° secolo

Perché il voto alle primarie per l’ex candidato alla presidenza Dennis Kucinich è stato così ridotto quando il sentimento contrario alla guerra in Iraq negli Stati Uniti sarebbe così forte, e Kucinich era certamente il principale candidato democratico contrario alla guerra, anzi l’unico vero dopo che l’ex senatore Mike Gravel si era ritirato? Anche calcolando che era stato escluso da diversi dibattiti, i risultati di Kucinich sono stati notevolmente cattivi. In Michigan, il 15 gennaio, concorrevano solo Kucinich e la Clinton. La Clinton ha avuto il 56% dei voti, il voto “non impegnato” (per candidati che si erano ritirati ma i cui nomi erano ancora sulle schede elettorali) è stato del 39%, e Kucinich ha ricevuto solo il 4%. E la Clinton, ricordate, fra tutti i candidati democratici è stato il primo dei falchi pro-guerra.

Penso che buona parte della risposta stia nel fatto che la maggioranza del popolo americano – come la maggioranza della gente in tutto il mondo – politicamente non sia molto sofisticata, e molti non sono contro la guerra per ragioni molto cerebrali. La loro opposizione forse deriva principalmente dal gran numero di soldati americani che hanno perso la vita, o perché gli Stati Uniti non stanno “vincendo”, o perché la reputazione dell’America nel mondo viene macchiata, o perché la maggioranza degli altri americani esprime la sua opposizione alla guerra, o per via dei molteplici difetti caratteriali di George W., o per via numerose altre ragioni che non si possono nemmeno immaginare. Niente di particolarmente acuto o erudito in questo insieme.

Penso che in questo mondo ci sia ogni sorta di intelligenza: musicale, scientifica, matematica, artistica, accademica, letteraria, meccanica, e così via. Poi c’è l’intelligenza politica, che definirei come la capacità di vedere al di là delle stronzate che i leader e i politici di ogni società, passata, presente e futura, danno in pasto ai loro cittadini dalla nascita in poi per vincere le elezioni e assicurare la perpetuazione dell’ideologia prevalente.

Per questo è così importante per tutti noi continuare a “predicare al coro” e “predicare ai convertiti”. È per questo che oratori e scrittori e altri attivisti vengono spesso rimproverati – dire la stessa vecchia cosa alla stessa vecchia gente, sprecare tempo e basta. Ma una lunga esperienza come oratore, scrittore e attivista nel settore della politica estera mi dice che non è per niente così. Dalle domande e dalle osservazioni che ricevo regolarmente dai miei uditori, via e-mail e in persona, e anche dall’uditorio di altri, posso capire con chiarezza che nel pensiero del coro ci sono numerosi fraintendimenti e vuoti informativi, che spesso non permettono di capire l’ultimo trucco propagandistico o l’ultima bugia del governo; non sanno o hanno dimenticato cose accadute in passato che illuminano il presente; sanno i fatti ma non sono in grado di applicarli al momento appropriato; sono esposti a farsi fuorviare dalla prossima persona offre loro un argomento specioso che si oppone a ciò che attualmente credono, o pensano di credere. Il coro va illuminato e gli va rinfrescata la memoria spesso.

Per quanto cinico altri possano pensare che sia, il coro spesso non è abbastanza cinico sulle motivazioni dell’élite di potere. Sottovaluta la capacità di inganno del governo, aggrappandosi alla fede che il suo governo in qualche modo è ben intenzionato; inoltre è insufficientemente capace di leggere fra le righe dei media. E tutto questo si applica anche al modo in cui vede i candidati politici. Cercate di chiedere ai sostenitori “anti-guerra” di Hillary Clinton se sanno che falco che è, che – è solo un esempio – ha promesso che le forze americane non lasceranno l’Iraq finché lei sarà presidente. (E Obama ama l’impero quanto la Clinton.) Quando Ronald Reagan era presidente, in diverse occasioni i sondaggi rivelavano che molti, se non la maggior parte dei suoi sostenitori in realtà erano contrari a molte delle sue particolari politiche.

Insomma anche quando i cuori del coro potrebbero essere nel posto giusto bisogna ancora lavorare sulle sue teste, periodicamente. E in ogni caso pochissimi in realtà sono nati nel coro; entrano a farne parte solo dopo aver ascoltato le prediche, varie volte.

Quando parlo in pubblico, e quando posso parlarne in un’intervista, sollevo la questione delle motivazioni dell’amministrazione. Finché la gente crede che i nostro cosiddetti leader sono ben intenzionati i leader possono passarla liscia anche se ammazzano la gente, e lo fanno. Letteralmente.

“Far votare la gente contro i suoi interessi e farla pensare davvero contro i suoi interessi è molto abile. È la classe dominante più abile in cui mi sia mai imbattuto nella storia. Lo fa da 200 anni. È superba.”

Gore Vidal

Un altro interessante punto di vista sul sistema elettorale americano viene dal leader cubano Raúl Castro, che ha osservato di recente come gli Stati Uniti mettano uno contro l’altro due partiti identici, e scherzando ha detto che la scelta fra un repubblicano e un democratico è come scegliere fra lui e suo fratello Fidel.

“Potremmo dire che a Cuba abbiamo due partiti: uno guidato da Fidel e uno guidato da Raúl, quale sarebbe la differenza?” ha chiesto. “È la stessa cosa che accade negli Stati Uniti […] i due sono la stessa cosa. Fidel è un po’ più alto di me, lui ha la barba e io no.”[6]

Parlando di intelligenza politica… fate una passeggiatina con Alice per il paese delle meraviglie americane… solo per ridere

“Questa guerra [in Iraq] è il più importante progetto americano liberale e rivoluzionario di costruzione della democrazia dopo il piano Marshall. […] è una delle cose più nobili che questo paese abbai mai tentato all’estero.” – Thomas Friedman, molto acclamato analista di politica estera del New York Times, novembre 2003[7]

“Il presidente Bush ha messo i diritti umani al centro del suo programma di politica estera in modi che non hanno precedenti.” – Michael Gerson, opinionista del Washington Post, 2007[8]

La guerra in Iraq “è una delle imprese più nobili che gli Stati Uniti, o qualsiasi grande potenza, abbiano mai intrapreso.” – David Brooks, opinionista del New York Times e commentatore della National Public Radio (NPR) (2007)[9]

Se è questo quello che gli intellettuali pubblici di punta americani credono e dispensano al loro pubblico, c’è da meravigliarsi che i media possano far saltare del tutto le facoltà critiche della gente? Andrebbe anche notato che questi tre giornalisti lavorano tutti con media “liberali”.

E quando Hillary Clinton dice nel dibattito del 31 gennaio con Barack Obama: “Nel 1998 li [l’Iraq] abbiamo bombardati per giorni perché Saddam Hussein aveva buttato fuori gli ispettori,” e i fatti sono che l’ONU ritirò i suoi ispettori perché l’amministrazione Clinton aveva chiarito che stava per cominciare a bombardare l’Iraq…

Obama non l’ha corretta. Né lo ha fatto qualcuno degli eminenti giornalisti in studio, anche se questo particolare elemento di disinformazione è stato ripetuto e ripetuto sui media, ed è stato corretto e ricorretto da quelli di sinistra. Compagni, il nostro lavoro è già pronto. Il coro ha bisogno di noi. L’America ha bisogno di noi. Continuate a predicare.

Insegnare intelligenza politica

Se siete insegnanti delle scuole superiori o di college, potreste voler dare un’occhiata a http://www.teachpeace.com/highschoolkit.htm per sussidi didattici per dare ai vostri studenti una prospettiva progressista alla politica estera degli USA e ai problemi connessi.

William Blum (The Anti-Empire Report – 55)
Fonte: http://members.aol.com
Link: http://members.aol.com/bblum6/aer54.htm
2.02.08

Traduzione a cura di LUCA TOMBOLESI

NOTE

[1] Jewish Telegraph Agency, agenzia di informazioni internazionale, 16 febbraio 2004

[2] The Guardian (London), 7 giugno 2007, articolo di Stephen Grey, autore di “Ghost Plane: The
inside story of the CIA Torture Program” (2006)

[3] Associated Press, 16 giugno 2001

[4] Focus News Agency (Bulgaria)/Agence France-Presse, 26 dicembre 2007

[5] Buona parte del materiale sulla NATO può essere trovato sul suo sito web: http://www.nato.int/home.htm. Si veda anche l’abbondante materiale a: http://groups.yahoo.com/group/stopnato/messages

[6] Associated Press, CNN.com, 25 dicembre 2007

[7] New York Times, 30 novembre 2003

[8] Washington Post, 7 settembre 2007

[9] Mary Eberstadt (a cura di), “Why I turned Right: Leading Baby Boom Conservatives Chronicle Their Political Journeys” (2007), p.73

Pubblicato da Davide