LA CROCE ROSSA VIOLA LE LEGGI DELLO UTAH ?

DI JENNIFER-COOK E LOIS M.COLLINS

Il desiderio della Croce Rossa Americana di mantenere incontaminate le scorte di sangue potrebbe essere in conflitto con le leggi dello Utah sull’educazione sessuale.

Diane Ogborn, residente a Orem [una cittadina di 84.000 abitanti nello stato mormone dello Utah – NdT], ha riferito giovedì alla Commissione Statale per l’Educazione che le iniziative per la donazione di sangue della Croce Rossa Americana espongono gli studenti a un linguaggio esplicito concernente atti sessuali.

La legge nello Utah, per quel che riguarda l’educazione sessuale nelle scuole, esige l’autorizzazione dei genitori prima che certe informazioni siano date agli studenti. “Ritengo che (le procedure della Croce Rossa) violino le leggi dello Utah,” ha affermato la Ogborn, chiedendo che sia posta una moratoria alle donazioni di sangue nelle scuole finché non siano state messe in atto procedure per garantire i diritti di studenti e genitori.
La Croce Rossa non può fare granché per modificare il linguaggio di cui la signora Ogborn si lamenta, secondo Julia Wulf, dirigente della Lewis and Clark Blood Region [uno dei settori in cui gli USA sono divisi dalla CRA per quel che riguarda le donazioni di sangue. Comprende Montana, Idaho, Utah e parte di atri stati – ndt]. Il documento in questione è stato approvato dalla U.S. Food and Drug Administration, che impone sia consegnato a ogni potenziale donatore. “Lo facciamo perché la nostra priorità nella raccolta è l’integrità delle scorte di sangue. Viene tutto controllato, ma abbiamo diversi livelli di sicurezza. Si viene esaminati per verificare se si è adatti alla donazione. Vengono poste diverse domande sia per proteggere i donatori sia per proteggere i riceventi,” riferisce la Wulf.

C’è in gioco anche un interrogativo di natura legale: il questionario della Croce Rossa si può considerare “istruzione”, e quindi soggetto alla legge dello Utah? O si tratta di semplici informazioni, che non ricadrebbero in questa categoria legale? Sono interrogativi sollevati dalla Croce Rossa e da Carol Lear, che si occupa della legislazione scolastica per la Commissione Statale per l’Educazione.

Ma la Lear non desidera spaccare il capello in quattro: “La preoccupazione della Ogborn è legittima, e noi ne discuteremo.”

L’educazione sessuale è stato uno degli argomenti scottanti di questa legislatura, che ha posto parecchi paletti e raccomandazioni, inclusa la necessità delle autorizzazioni dei genitori, nella speranza di salvaguardare i loro diritti. Di donazioni di sangue, però, non si è parlato. La Croce Rossa conduce campagne di raccolta in circa tre quarti dei licei dello Utah. “Le facciamo in 75 licei, in qualcuno una volta l’anno, in altri anche tre volte l’anno,” dice Judy Christensen, portavoce dello Utah Blood Service, “Queste campagne sono molto importanti per noi, perché quando qualcuno fa’ la sua prima donazione, poi diventa donatore per la vita. E’ per questo che cerchiamo di coinvolgere liceali e universitari.”

Nei licei possono donare il sangue solo gli studenti dai 17 anni in su, e i diciassettenni hanno comunque bisogno del permesso dei genitori. Ma la preoccupazione della Ogborn è un’altra: ai potenziali donatori viene fornito materiale che include una pagina, “Quello che Dovete Sapere”, recante alcune informazioni, incluse brevi descrizioni di diversi tipi di contatto sessuale. E gli studenti, afferma sempre la Ogborn, vedono il materiale prima che i genitori abbiano la possibilità di controllarlo e dare il loro consenso.

Secondo Julia Wulf, questo tipo di materiale non ricade sotto le norme statali del consenso genitoriale, e avendo esaminato la questione insieme a funzionari dello stato, dice: “Non c’è bisogno di autorizzazione perché non facciamo educazione, forniamo informazioni. Il consenso è necessario per i donatori di 17 anni. Mandiamo il materiale a casa, e gli studenti lo danno ai genitori.”

La questione è delicata, sia per quel che riguarda i diritti dei genitori, sia per il mantenimento di sufficienti scorte di sangue. “Quegli studenti sono i donatori di domani, e vogliamo che la donazione diventi per loro una consuetudine il prima possibile, ” continua la Wulf, “Il bacino dei donatori dev’essere continuamente rinnovato. La gente smette, o rimanda, il suo stato di salute cambia. Abbiamo bisogno di nuovi donatori, e gli studenti in questo svolgono un ruolo importante.”

Carol Lear suggerisce una possibile soluzione, che non includerebbe la sospensione delle donazioni: “Sarebbe opportuno che le scuole informassero i genitori che la partecipazioni alle campagne di donazione comporta la ricezione da parte degli studenti di informazioni che potrebbero includere delicate questioni sessuali.” I genitori potrebbero quindi decidere se permettere ai figli di ricevere queste informazioni. L’organo statale competente, secondo la Lear, potrebbe premere sui distretti scolastici al riguardo, o diffondere un’apposita norma. “Ritengo ci sia maggiore cautela da parte nostra, rispetto a sei o anche otto anni fa, dato l’aumento della sensibilità dei genitori per simili argomenti,” continua Carol Lear, “Non stiamo incoraggiando i distretti scolastici all’indifferenza o alla mancanza di rispetto per le norme, suggeriamo soltano una maggiore cautela.”

Jennifer Toomer-Cook e Lois M. Collins
Fonte: http://deseretnews.com/dn/view/1,1249,600104456,00.html
13.01.05

Traduzione per Comedonchisciotte.net a cura di Domenico D’Amico

 

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