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LA CRISI VI RENDERA' LIBERI

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

DI STEFANO VERNAVIDEO

Non e’ ancora finita sotto i ferri di Marco Cedolin e Beppe Grillo la notizia dell’ addio che la multinazionale McDonald si appresta a dare all’Islanda [1], ma immagino i possibili commenti che leggeremo nei loro blog nei prossimi giorni.
In breve, per coloro che non ne fossero ancora al corrente, la nota catena di “cibo spazzatura” ha dovuto gettare la spugna contro la concorrenza locale puntando il dito contro il “collasso della corona” nei confronti di euro e dollaro e chiuderà i battenti questo fine settimana dopo una storia durata 16 anni.

Una storia che potrebbe essere benissimo il paradigma, o meglio la parabola di quell’ideologia impropriamente chiamata “liberismo” che ha travolto la piccola isola dell’Europa settentrionale di appena 300.000 anime che, fino agli inizi di questa storia, aveva un economia prevalentemente incentrata sulla pesca al merluzzo e l’industria ad essa collegata – un paradiso con un indice di speranza di vita, non a caso di ben 81.8 anni (Italia 79.9 anni) [2].Come nel Paradiso Perduto” di John Milton (da non confondere con Milton Friedman, il fautore del liberismo della famosa “Scuola di Chicago), questa storia ha inizio da un morso, il primo morso innagurale ad un “Big Mac” dell’ allora primo ministro David Oddsson (chiamato dagli amici “King David”) nel 1993, che, come un peccato originario, segna l’avvento della globalizzazione e l’abbattimento generalizzato di vincoli al commercio estero e al controllo dei capitali, rafforzato dalla innovazioni informatiche e tecnologiche. Ebbene, a seguito di quell’ atto, in poco più di un decennio questo luogo dimenticato da dio si è trasformato in uno dei paesi piu’ sviluppati al mondo, con un livello di reddito pro-capite tra i più alti del pianeta (cresciuto del 45% in cinque anni, fino a raggiungere il primo posto posto nella statistica “Human Development Index” stilata dalle nazioni Unite nel 2007 [3] ).

Purtroppo oltre ai dubbi (ed effimeri) vantaggi per la popolazione locale, la globalizzazione porta in seno anche il peccato originale, la bolla del debito sostenuta artificialmente dai bassi tassi di interesse e da agenzie di rating non particolarmente acute e vigili. La repentina caduta del paradiso e’ segnata dal deprezzamento della corona islandese (che tra l’altro sottraeva valore alle attività reali in Islanda), gonfiando il valore dei debiti in valuta nazionale contratti all’estero [4]. Il sistema bancario islandese ha cominciato a scricchiolare; quando le banche internazionali hanno cominciato a chiudere i rubinetti del credito, il governo islandese è stato costretto a nazionalizzare una dopo l’altre le tre banche e il paese si è risvegliato dal suo delirio per ritrovarsi davanti agli occhi un sistema finanziario oberato da 100 miliardi di dollari a fronte di un prodotto interno lordo di soli 14 miliardi di dollari, nonche’ un economia reale completamente devastata.

Dopo mesi di manifestazioni pacifiche, una folla imbestialita [5] a gennaio di quest’anno (circa tremila persone, e tremila persone in Islanda sono tanti, specie a gennaio) ha addirittura deciso di entrare -non di cortesia- in Parlamento per reclamare (ed ottenere) le dimissioni in blocco del governo e dei parlamentari e l’immediata rimozione del presidente della banca centrale controllata proprio dal peccatore originario David Oddsson che nel frattempo era stato (guarda caso) chiamato a dirigere.
In questo contesto si creano le condizioni che porteranno a chiudere il prossimo fine settimana i tre ristoranti McDonald presenti sull’ isola.

La Lyst, proprietaria del marchio McDonald in Islanda e’ infatti costretta per legge a dover acquistare fuori dall’ isola tutta la materia prima necessaria, dalla carne al materiale per gli imballi, a tutto vantaggio dei prodotti locali non sottoposti a tassi di cambio penalizzanti e sopratutto a dazi doganali che sfiorano l’80% per alcuni prodotti alimentari semi-lavorati (http://www.tollur.is/default.asp?cat_id=61).

Attualmente il prezzo di un “Big Mac” in Islanda e’ di 650 corone (5.29 dollari), ma per rientrare nei costi di esercizio, a parità di merce venduta il prezzo dovrebbe essere portato a 780 corone (6.36 dollari), troppo per poter competere con i prodotti locali, sulla cui qualità non mi pronuncio, ma sono pronto a scommettere migliore rispetto a quelli che possono essere distribuiti da una multinazionale della ristorazione rapida divenuto sinonimo di “cibo spazzatura”.
Ma l’impatto che le grosse multinazionali hanno sul tessuto economico e sociale va ben al di là della pur grave malnutrizione. Non voglio “ribattere concetti che i lettori degli autori dei blog citati all’’inizio di quest’articolo conoscono benissimo, ma vorrei limitarmi ad osservare come ad esempio il costo del “Big Mac”, non tenga conto dello spreco di energia richiesto per il trasporto di prodotti che hanno equivalenti locali. Questi sprechi hanno un impatto sulla domanda di energia con il conseguente aumento di prezzo che viene pagato anche da chi non comprerebbe mai un prodotto McDonald.

Spero che il popolo islandese festeggi quest’avvenimento epocale e che chiude questa parabola. Epocale perché non solo il logo della catena della ristorazione rapida McDonald e’ uno dei simboli della globalizzazione, ma anche in quanto il suo prodotto principale, il “Big Mac” ne e’ anche lo strumento di misura.

Il Big Mac Index [6] e’ infatti l’indice ufficioso di comparazione del potere d’acquisto di una valuta.

“L’assunto centrale della “parità dei poteri d’acquisto” è che il tasso di cambio tra due valute dovrebbe tendere naturalmente ad aggiustarsi in modo che un paniere di beni abbia lo stesso costo in entrambe le valute. Nell’indice Big Mac, il “paniere” è composto da un singolo Big Mac, così come viene venduto dalla catena di fast food della McDonald’s. Il Big Mac è stato scelto perché è disponibile con le stesse specifiche in diverse nazioni del mondo” [7]

Di conseguenza, il “Big Mac Index”, misura sopratutto il grado di appiattimento di usi, costumi e valori (in questo caso alimentari) con l’indice che tende a coincidere con il tasso ufficiale di sconto laddove usi, costumi, ma anche condizioni lavorative sono omogenee e proporzionali rispetto al mondo di McDonald, un mondo che spero questa crisi riuscirà a spazzare via dalla storia.

Stefano Vernavideo
30.10.2009

NOTE

1 – http://www.cbsnews.com/stories/2009/10/26/world/main5422511.shtml

2 – http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_European_countries_by_life_expectancy

3 – http://en.wikipedia.org/wiki/Human_Development_Index

4 – http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/10/Islanda-banche-collasso.shtml?uuid=53dc75d2-93ba-11dd-b691-b4862d432e11

5 – http://www.youtube.com/watch?v=VLGenQiDmQw

6 – http://en.wikipedia.org/wiki/Big_Mac_Index

7 – ibidem

Pubblicato da Davide

  • Galileo

    …©

  • ciafroccolo

    Hi hi hi… Una volta tanto una buona notizia!

  • TitusI

    La vera buona notizia sarebbe stata che in Islanda nessuno compra piu’ da McMerda perche’ fa schifo (da tutti i punti di vista) non che se ne vanno perche’ non guadagnano…
    Comunque e’ sempre una buona notizia.

  • Nellibus1985

    Purtroppo molti trovano succulenti quei panini osceni in cui meglio non sapere cosa mettono, anche se tutti concordano (almeno in Italia) sulla misera qualità degli ingredienti utilizzati. Saluti.

  • vic

    Siamo ad una festa paesana del Nord Italico. Sulla piazza c’e’ una piccola folla attorno a delle grandi caldaie. I cuochi sudano come fossero all’equatore. Altri distribuiscono dei piatti fumanti alla folla.

    V: Cosa cucinano?
    Fishdoettir (una bel pezzo di figliola Islandese, tutta salute, e’ qui in visita di cortesia): Polenta e merluzzo.
    V: Infatti si sente un profumino di merluzzo. Mi scusi vado ad intervistare un interpretie principale.
    Fishdoettir (divertita): Prego.

    V: Signora Polenta, la vedo in forma, bella calda , soda e fumante.
    Polenta: Sempre lo sono. Ho il morale altissimo.
    V: Qual e’ il motivo?
    Polenta: Mi hanno offerto un viaggio gastronomico verso la lontana Islanda.
    V: Santa polenta!
    Polenta: I nostri strateghi di gastronomia popolare hanno intravvisto un varco.
    V: Ci dica tutto.
    Polenta: C’e’ un vuoto di mercato lassu’, con relative pance vuote. Siamo pure preoccupati per la loro dieta: merluzzo a colazione, merluzzo a pranzo, merluzzo a cena.
    V: E’ un cibo nutriente, specialmente di venerdi’, mi diceva mio nonno.
    Polenta: Insomma, abbiamo avuto un sussulto umanitario e ci siamo offerti come companatico, volevo dire commerluzzatico.
    V: Altri progetti lassu’?
    Polenta: Stiamo pensando di lanciarci in politica.
    V: Oh, no! Non vorrete lanciare pure lassu’ quegli obbrobri di partiti vegetali tipici di Roma, Emilia e compagnia bella!
    Polenta: Siamo molto avanti noi, lanceremo il movimento popolare Polenta e merluzzo. Polenta, simbolo dell’operativita’ padana, merluzzo simbolo di pesce veloce dei mari del nord. Un connubio tutto nordico, da far impazzire gli islandesi, ne siamo convinti.
    V: Qual e’ il vostro programma politico?
    Polenta: A colazione: polenta e merluzzo, a pranzo: polenta e merluzzo.
    V: Ed a cena?
    Polenta: Merluzzo e polenta, fa bene cambiar posizione, ogni tanto, sviluppa la fantasia.
    V: Tanti auguri allora, per la sua futura attivita’ dalle parti artiche. Mi mandi una cartolina, mi raccomando.
    Polenta: promesso!

    Dal profondo nord fumante, a voi McDonald mondiali.

  • cnj

    @ TitusI
    Secondo la visione di Nanna Árnadóttir che scrive un interessante articolo su IcelandReview sembrerebbe che McDonald’s non chiuda i battenti in Islanda solo per la crisi… sembra porprio che in Islanda a quei menù preferiscano quelli locali: http://wp.me/plKDA-qO
    .Se proprio McDonalds doveva chiudere in Islanda penso che abbia scelto bene i tempi… è possibile che gli Islandesi siano più furbi di quello che ci dipingono i media internazionali. Anzi ne sono certo.

  • Cornelia

    Gli islandesi non “sono” furbi, ma lo sono molto rapidamente diventati.

    Fino all’anno scorso, infatti, si vantavano dei loro soldi facili fatti con investimenti finanziari azzardati, e del fatto che il loro Paese fosse un paradiso bancario di furboni, mentre noialtri europei eravamo dei poveracci che non sapevano usare le meraviglie della globalizzazione.
    Gli islandesi hanno gioiosamente venduto il loro DNA (quello di tutta l’isola!) alle multinazionali biotech.

    Ora eccoli tutti a fare i rivoltosi socialisti e noglobal… chissà come mai! Sarà che ci hanno sbattuto ben bene le corna?

  • Tonguessy

    Sarebbe proprio bello che tutti i popoli che sbattono ben bene le corna rinsavissero: la Storia, così, avrebbe un senso compiuto e lineare, non quell’accozzaglia di eventi e date che attualmente è.

  • Frigo

    Non scrivo mai commenti superflui di giubilo ma…

    Evviva, evviva!

  • duca

    Standing ovation & Chapeau 🙂