Home / Intervista / LA CRISI FINANZIARIA: FINE DEL POTERE OCCIDENTALE ?

LA CRISI FINANZIARIA: FINE DEL POTERE OCCIDENTALE ?

DI ENGELBERTO MALDONATO

Attualmente il mondo attraversa una crisi finanziaria sospinta dal problema immobiliare, grave nei paesi ricchi occidentali, secondo la tesi di Win Dierckxsens, dottore in scienze sociali in Olanda. Dierckxsens sostiene che la fine del capitalismo è già alle porte così come l’era della modernità.

Come si configura il potere mondiale negli anni futuri con un potere economico crescente della Cina?

Win Dierckxsen: Bisogna capire che il modello neoliberale non mira alla crescita economica ma alla concentrazione economica e del mercato in un sempre minore numero di mani.
A cosa è dovuto?

E’ dovuto al fatto che l’ambito produttivo del Nord ha smesso di essere lucrativo per i costi della generazione tecnologica che non possono essere compensati a causa dei salari che ci sono nel Nord.
A fronte di ciò, si cercano investimenti nel Sud dove esiste manodopera economica, e parlando della Cina, questo paese è il più grande del mondo con manodopera economica. In questo paese c’è manodopera per ora anche non vincolata alla produzione capitalista. In Cina non solo hanno investito gli Stati Uniti, ma anche Giappone e Europa e per questo tale paese si sta trasformando nella Grande Officina del mondo.

C’è qualche pericolo per la Cina?

Ha un incremento delle esportazioni, ma tutto il suo sviluppo è basato sulle esportazioni che la vincolano fortemente al mercato mondiale. Vincoli non solo con quello nordamericano ma anche con quello europeo e giapponese. Mentre la Cina esporta, gli U.S.A. non hanno da esportare. Di fronte a questa situazione sta
ipotecando il suo futuro indebitandosi attraverso tre vie, per mezzo dello Stato, delle imprese e delle persone per il consumo. Attualmente gli U.S.A. sono il soggetto di credito più grande del mondo perché essi maneggiano la moneta universale nella concorrenza con l’Unione Europea. La domanda di moneta “imperiale” (statunitense) è fondamentale e per questo i paesi devono tenere riserve internazionali in dollari. Per questi due fattori gli U.S.A. possono indebitarsi più che chiunque altro paese al mondo. Attualmente, il paese ha un debito accumulato privato d’impresa e di Stato equivalente al prodotto mondiale lordo e non c’è economia che possa pareggiarlo. Giappone ed Europa insieme hanno un debito simile.

Crisi Immobiliare

Quale è la conseguenza?

Tutto il mondo occidentale altamente indebitato sta ipotecando il suo futuro, mentre la Cina è la macchina produttrice che avanza, seguita dall’India. Questo lascia la Cina molto vulnerabile, perché il giorno che il
soggetto di credito più grande del mondo perderà credibilità, tutto il sistema finanziario sarà a rischio. E’ per questo che, per continuare come soggetto di credito, deve alzare i tassi di interesse e per questo dal giugno
dell’anno scorso la Riserva Federale sta attuando questa misura e la continuerà in futuro. Questo significa presto o tardi crisi per i governi debitori che non potranno pagare. Quando i tassi di interesse erano
bassi, lo erano grazie ad una precedente crisi borsistica che può essere intesa come crisi del sistema. La strategia fu quella di abbassare i tassi di interesse affinché i consumatori potessero ipotecare le proprie case, non per ampliarle ma per i consumi. Con questo si crearono una domanda enorme di beni e la radice che condusse ad un incremento dei prezzi in forma vertiginosa ma fittizia. Vale a dire che l’inflazione, soprattutto, si è concentrata nel mercato immobiliare.

Qual è il problema di ciò?

Bene, l’aumento dei tassi di interesse come sta avvenendo oggi, porterà a un punto in cui la gente non potrà più ipotecare il suo futuro. Se ha problemi per pagare i suoi debiti dovrà vendere le sue case e potrà anche accadere che non gli basti il denaro della vendita. Quando ciò accadrà, entreremo in una crisi internazionale
molto grande.

Quale è l’implicazione?

Bisogna chiedersi cosa faranno gli U.S.A. se cadranno in una crisi del mercato immobiliare seguiti da Europa e Australia. Tutti questi paesi significano due terzi dell’economia mondiale per ciò, le implicazioni,
se entreranno in crisi immobiliare, riguarderanno tutto il mondo. Questa bolla immobiliare causerà l’incapacità dell’America Latina di uscire dai suoi debiti, così come tutte le altre regioni.
Davanti a ciò sorge la tensione intorno all’Iran come nuovo scenario. Dovranno creare uno scenario e per questo che, attualmente, un attacco all’Iran si sente già nell’aria. Non posso dire se succederà, però se si avrà il collasso finanziario, qualcosa dovranno fare. E’ molto probabile in quanto l’Economic (rivista) ha già detto che nel Consiglio di Sicurezza, Cina e Russia si asterranno dall’appoggiare un attacco all’Iran, mentre Inghilterra e Francia appoggeranno la tesi radicale dell’attacco degli USA contro il paese arabo, magari con l’uso di bombe atomiche.

Sarà la soluzione?

A mio modo di vedere non ci riusciranno che d’improvviso, perché quando un cane si trova in un vicolo cieco, comincia a fare pazzie. Credo che attaccare l’Iran sia una pazzia, però questo è possibile quando la razionalità economica è agli sgoccioli.

Potere occidentale in gioco

In quanto tempo scoppierà questa crisi finanziaria?

Abbiamo già 30 anni di crisi.

Sarà simile alla crisi degli anni 30 del XX secolo?

La crisi di quegli anni è un “giardino d’infanzia” rispetto a ciò che ci aspetta, perché il mondo è globalizzato, così come la finanza. Voglio dire che oggi non c’è un posto dove andare per non sentirne gli effetti.

Se cercano come scusa un attacco all’Iran, il potere occidentale…?

E’ in gioco.

E’ un gioco, però ne uscirebbe rafforzato?

Dipende da come ti riesce. Capisco che l’Iran ha la capacità militare sufficiente per tagliare il passaggio del Golfo Persico il che significa sparare il prezzo del petrolio ad un livello tale da generare di nuovo un’altra crisi mondiale quando questi si sentano danneggiati. Io non so in realtà se hanno o no la capacità di tagliarlo, però che confinino con lo sbocco è sicuro.

Win Dierckxsens, insieme a Carlos Aguilar, durante la loro visita a El Salvador.

Come si configura allora il potere?

La fine dell’occidente. Non crederai che allora i Cinesi saranno i grandi sorridenti. Loro hanno una economia totalmente dipendente dalle esportazioni verso Europa e Stati Uniti e se cade l’economia di entrambi, allora cade la Cina e tutto il resto.

Che uscita ci sarà?

Alcuni dicono che è possibile il kenesianismo a livello mondiale. La mia tesi è che è finita per l’occidente la possibilità di uscire dalla crisi. E credo che sarà così per le seguenti ragioni. Se guardiamo agli anni trenta, allora avevamo una via d’uscita. Ti faccio un esempio: in quegli anni, venduta un’auto, il cliente era perso perché i 50 anni seguenti, poteva andare con quel veicolo. Frigorifero venduto, cliente perso, e così via, la vita era molto prolungata, era quattro o cinque volte la vita media di oggi. Ti dico come esempio che mio figlio quando si sposò gli donai il mio frigorifero che aveva già 20 anni ed io ne comprai un altro. Il mio non è già più buono mentre il suo funziona perfettamente.
In altri termini, più nuove sono le cose, più corta è la loro vita. I beni di consumo durevoli si consumavano principalmente nel nord e pertanto la velocità di accumulazione era già molto alta. Intanto, il sacco di
zucchero in America Latina non si accorcia né quello del caffè o altro prodotto, e di fronte a quell’emisfero eravamo fritti, in quanto non in grado di accorciare la vita media delle cose. Tuttavia siamo costretti a comprare oggetti dalla vita media accelerata. Pertanto, negli anni 30 non significò crisi per il capitalismo, piuttosto tirar via dal mercato alcune cose.

Possibilità per il Sud

Che succede adesso?

Oggi l’occidente ha la tecnologia. La vita media tra una costruzione e una macchina. Prima una costruzione era utile 70 o 100 anni ed oggi non c’è vergogna a dire, dopo 15 anni, che è obsoleta e quindi buttiamola. E i software risultano obsoleti anche prima di averli utilizzati. L’elevazione tecnologica spara verso l’alto e non si possono abbassare i salari con la stessa celerità e, pertanto, il tasso di guadagno nel Nord tende al ribasso e non ci sono alternative se non quella di andare al Sud e cercare l’officina del mondo nelle regioni povere. Le grandi compagnie vedono impossibile il ritorno del mondo produttivo verso l’occidente e per questo stanno lottando per brevettarlo tutto per avere la certezza che avranno il guadagno a partire dalla conoscenza e non già dalla produzione. I brevetti sono diritti improduttivi con rendita, come i signori feudali che vivevano della rendita della terra.

Cosa sta succedendo con il capitalismo?

Il capitalismo attuale ha toccato il fondo in occidente. A mio modo di vedere avremo la tendenza contraria a quella che abbiamo vissuto negli ultimi 70 anni e si andrà a prolungare la vita media dei beni. Questo è contro la logica del capitale, però riaffermando le possibilità della natura, permettendo una ridistribuzione
delle entrate nord sud. Se nel Nord la vita media di tutte le cose che ci sono sarà il doppio, allora avanzerà la metà dei soldi, ossia, avremmo lo stesso benessere con la metà dei soldi e con la metà del lavoro, etc.
Credo che siamo in un punto dove l’accumulazione è arrivata ai suoi limiti possibili.

Cosa segue?

Siamo di fronte alla crisi del capitalismo e ad un cambio di era, ossia, fine della cultura occidentale, fine della modernità.

Quanto spiegato non risolverà la guerra, né i brevetti, né l’euro?

Nell’Unione Europea, come vedi, già se le danno tra loro, il no alla costituzione della Unione Europea (UE). Sorge il nazionalismo che danneggia le transnazionali. Il giorno in cui il nazionalismo trionfi, i grandi perdenti
saranno le transnazionali che dipendono dal non nazionalismo. Tuttavia il nazionalismo sta germogliando da ogni parte e allora la UE si disintegrerà.
Sono sicuro che se avessero fatto il TLC con referendum in questi paesi non sarebbe passato, sacrificando l’Europa. I nazionalisti fanno coincidere la sinistra con la destra. In Olanda dicono l’Olanda per gli olandesi e
non dobbiamo continuare a pagare sussidi agli spagnoli, marocchini o a persone di altra nazionalità è la tesi della destra. La sinistra dice questo è un progetto transnazionale e non abbiamo motivo di appoggiarlo.

Con questa premessa non sarà tutta l’Europa ad appoggiare un attacco all’Iran?

Credo che le transnazionali statunitensi ed europee stiano vedendo una strada senza uscita.
Credo che Germania e Francia saranno capaci di appoggiare l’Iran.

Engelberto Maldonato
Fonte:www.rebelion.org
Link:http://www.rebelion.org/noticia.php?id=19178
21.08.05

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di TOSC.

Pubblicato da Truman