"La crisi energetica segna l'inizio della deindustrializzazione tedesca"

Secondo una recente analisi condotta da Deutsche Bank, l'attuale crisi energetica potrebbe segnare la fine del modello di sviluppo tedesco caratterizzato da energia abbondante e a basso costo e l'inizio della deindustrializzazione della prima potenza manifatturiera d'Europa. Ne scrive Business Insider.

"La crisi energetica segna l'inizio della deindustrializzazione tedesca"

Pure i tedeschi si stanno rassegnando al declino del proprio apparato industriale? A quanto pare, almeno una parte dell'establishment, la pensa così. Soprattutto colpisce l'allineamento alla narrazione secondo cui ormai tutto sarebbe certo e inevitabile. E alla fine, pure a noi toccherà sentirsi un po' tedeschi, o magari sono i tedeschi che si stanno italianizzando, quando noi ci siamo già grecizzati. Sono i miracoli dell'Unione Europea: ormai scontenta tutti, tranne Washington.

Buona lettura.

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Nell'analisi dal titolo "La crisi energetica colpisce nel profondo l'industria tedesca", l'autore Eric Heymann scrive: "Quando tra una decina d'anni guarderemo indietro all'attuale crisi energetica, potremmo individuare in questo periodo storico il punto di partenza per l'accelerazione della deindustrializzazione tedesca".

La crisi del gas mette fine al modello economico tedesco

Per decenni l'accesso all'energia a basso costo è stato un fattore di successo fondamentale per l'industria tedesca. Prima il carbone nazionale, poi - fino alla crisi petrolifera - il petrolio a basso costo e infine l'allettante gas russo a basso prezzo. Energia abbondante e a basso costo, ingegneri di prima classe e lavoratori qualificati hanno reso i prodotti "Made in Germany" un successo globale. Ma questo modello commerciale tedesco sta cominciando a vacillare. L'attuale crisi del gas potrebbe rappresentare un "cambiamento strutturale per la Germania in quanto paese manifatturiero e per il modello commerciale tedesco orientato all'export", scrive Heymann.

Secondo le stime di DB Research, quest'anno la produzione industriale tedesca dovrebbe ridursi del 2,5%. L'anno prossimo la tendenza al ribasso si accelererà fino a raggiungere il cinque per cento. I cali maggiori sono previsti nelle industrie ad alta intensità energetica. Questi settori includono i prodotti chimici, i materiali da costruzione, la carta e i metalli. "Le aziende del settore hanno colto la maggior parte delle opportunità di breve termine per passare dal gas ad altre fonti energetiche o per aumentare ulteriormente l'efficienza energetica", afferma Heymann. "Altri passi hanno riguardato il ridimensionamento della produzione, la chiusura di singoli impianti e/o il trasferimento della produzione in stabilimenti all'estero". L'entità di questa riduzione dipenderà dalla disponibilità di gas per il prossimo inverno e dall'andamento del gas e dell'elettricità. Gli economisti di Deutsche Bank si aspettano che il prezzo del gas resti elevato, e che non torni ai livelli prebellici. Con gli impianti di stoccaggio del gas in gran parte vuoti a fine inverno 2022/23 e senza il gas russo, l'UE e la Germania dovranno pagare il prezzo piu' alto rispetto agli altri Paesi importatori di gas per riempire di nuovo gli impianti di stoccaggio prima dell'inverno 2023/34".

Lo Stato non può ridurre in modo permanente i prezzi dell'energia

Il freno al prezzo del gas e dell'elettricità potrà attenuare le conseguenze negative, ma solo temporaneamente. "Lo Stato anche se volesse sovvenzionare sensibilmente i prezzi dell'energia per i clienti finali industriali, anche nel medio termine, ne uscirebbe pesantemente sovraccaricato dal punto di vista finanziario". In Germania, quindi, la quota dell'industria nella creazione di valore ne uscirebbe pesantemente ridimensionata.

La deindustrializzazione colpirebbe in maniera particolare proprio la Germania, perché in questo Paese, oltre alla quota sul totale della produzione economica, risulta essere elevata anche la quota di occupati nel settore industriale. In Germania circa 5,5 milioni di persone lavorano direttamente nel settore manifatturiero. Altri milioni di posti di lavoro dipendono direttamente o indirettamente da questa macchina della prosperità. L'industria, inoltre, è anche responsabile della quota maggiore di spesa delle aziende tedesche in ricerca e sviluppo.

"Pessimismo per la Germania come sede industriale".

"Siamo molto più pessimisti per la Germania in quanto paese industriale e manifatturiero che per le grandi industrie tedesche", afferma Heymann. Le grandi imprese e società potrebbero internazionalizzare ulteriormente le loro attività. Potrebbero allineare le sedi di produzione ai costi e ai clienti. "Per le PMI tedesche, soprattutto nei settori ad alta intensità energetica, adattarsi al nuovo mondo dell'energia sarà più impegnativo e alcune aziende falliranno".

Gli ultimi dati sulla produzione nazionale hanno mostrato che la prossima flessione ciclica dopo lo shock pandemico nella maggior parte dei settori industriali tedeschi è già iniziata. Le bollette elevate del gas e dell'elettricità, il rallentamento globale e un clima economico negativo sono i principali fattori alla base del crollo previsto. Si profila un'altra recessione in un momento in cui le conseguenze della crisi pandemica non sono state ancora superate.

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Fonte primaria: https://www.businessinsider.de/wirtschaft/energiekrise-anfang-der-deindustrialisierung-deutschlands-deutsche-bank-studie-b/

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Commenti (18)

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    1. Arthur 17 ottobre 2022

      Commento spostato.

    1. Gian555 16 ottobre 2022

      Io non capisco, la Germania è ricchissima di carbone, lignite, ha continuato per anni a usare solo il carbone, attualmente ha mezzi molto più efficienti di estrazione e lavorazione del carbone, ha inoltre aumentato di tantissimo l'energie rinnovabili, ha mantenuto attive le centrali nucleari, che problema ha ad aumentare la produzione di energia elettrica con il carbone per bilanciare la perdita di gas, sinceramente non capisco...capisco invece agenda 2030 e il piano di Vanguard e soci....

    2. maghi 16 ottobre 2022

      il gas non è sostituibile in tanti processi termici e chimici.

    3. Gian555 17 ottobre 2022

      E' vero, ma nella maggior parte dei casi si, la Francia per esempio consuma quasi la metà del Gas Italiano e non ed a livello di industrializzazione siamo li, per esempio per riscaldamento e trazione ma per quale motivo la germania dovrebbe usare il gas. E' tutta un teatrino messo in atto dai soliti 3-4 che governano tutto, c'è sempre qualcuno che vuole conquistare il pianeta e scatena guerre e lo possono fare solo chi ha i mezzi, se io dichiaro guerra all'Ucraina o all'Irak o rado al suolo Sarajevo....non penso di poterlo fare che dici? Purtroppo a morire sono sempre le pedine, non è come negli scacchi che alla fine muore anche il re.

    1. AlbertoConti 16 ottobre 2022

      Fase 1: covid-19
      Fase 2: provocazioni militari e conseguente guerra commerciale
      Fase 3: ?

      Forse bastano e avanzano le prime 2 fasi, a meno che parta un risorgimento delle coscienze che mandi affanculo i mandanti.

      L'obiettivo è già abbastanza chiaro a tutti, la reazione non dovrebbe tardare. Se non ci fosse, vorrebbe dire che ci meritiamo tutto ciò.

    2. AlbertoConti 16 ottobre 2022

      P.S. che i mandanti parlino inglese non ci sono dubbi, spero.
      E' interessante osservare un'ovvietà: nel "continente europeo" si parlano tante lingue, ma non l'inglese. Negli organismi della UE si parla solo in inglese.

    3. maghi 16 ottobre 2022

      la fase 1 (piano A) è fallita, perchè sono riusciti a vaccinare a sufficienza solo in una parte delle nazioni del mondo. La fase 2 (piano B) è appena cominciata e per vedere se funziona, ossia se tramite inflazione in primis, porterà alla miseria nera il mondo, bisognerà aspettare almeno 2 o 3 anni. Poi la fase 3 (piano C) sarà ancora più micidiale, di sicuro. La reazione potrebbe essere facilmente sedata con l'escalation nucleare, che potrebbe benissimo essere la fase 3.

    4. BrunoWald 16 ottobre 2022

      Fallita? E se "quella" parte delle nazioni, da vaccinare in massa, fosse il vero obiettivo dell'operazione pandemica?

    5. maghi 17 ottobre 2022

      non avrebbero scatenato la gherra.

    1. Luca VFR 16 ottobre 2022

      La crisi energetica deindustrializzerebbe qualsiasi paese non solo quelli europei. La materia prima "nascosta" della società industriale è l'energia indipendentemente da come venga generata. Ci si dimentica sempre che la Rivoluzione Industriale è stata possibile dopo che James Watt inventò il moderno motore a vapore che poi è stato sostituito da quelli a combustione interna e poi da quelli elettrici ma senza una sorgente di forza motrice di adeguata potenza, disponibile costantemente o quasi e localizzabile dove serve noi saremmo ancora alle condizioni di vita del 1750 o giù di lì. E a quelle condizioni siamo destinati a ritornare, con tutte le conseguenze del caso, ad esempio il crollo dell'aspettativa di vita ai valori di allora.

    2. LuxIgnis 16 ottobre 2022

      L'energia (detto in senso lato) domina e conduce il mondo. Ma anche l'universo stesso.
      Tutto ciò che l'uomo ha creato in bene o in male ha necessità di quantità sempre crescenti di energia. E produrre energia ha un costo.
      Se crolla l'offerta di energia o anche se questa raggiunge costi troppo elevati, per qualsiasi motivo, tutto è destinato a crollare. E sarà un'ecatombe. Inevitabile.
      Siamo sulla soglia dell'abisso. O si invertono certe dinamiche e si cambiano paradigmi, oppure...

    3. Luca VFR 16 ottobre 2022

      Oppure chi riuscirà a sopravviveretornerà a vangare la terra, quella poca che è rimasta dopo la cementificazione selvaggia degli ultimi 40 anni. Ah e ovviamente la resa per ettaro tornerà ad esser quella del 1750, con conseguenti carestie.

    4. LuxIgnis 16 ottobre 2022

      È probabile che ci sia una notevole riduzione della popolazione. È l'energia a basso costo che ha prodotto tanti uomini sulla terra. Le popolazioni native che contavano solo sull'energia delle proprie braccia e poco altro non hanno mai avuto problemi di sovrappopolazione.
      Quindi non ci saranno carestie, credo. Non ce ne sarà bisogno.

      Per quanto riguarda la cementificazione la natura si riprende i propri spazi in pochissimo tempo.

      In poche parole la trasformazione sarà drammatica, ma poi tutto si stabilizzerà.

    5. Luca VFR 16 ottobre 2022

      Che si stabilizzi è pacifico ma è il come ci si arriverà alla stabilizzazione che mi atterrisce. Perchè salterà fuori il "meglio" dell'essere umano in questa fase transitoria.

    6. LuxIgnis 16 ottobre 2022

      Ah contaci senz'altro. Penso che nemmeno i peggiori (o migliori) film di fantascienza distopica siano mai arrivati a inquadrare bene la situazione che potrebbe accadere.

    7. Luca VFR 16 ottobre 2022

      La cosa sarà tanto più traumatica quanto più una persona si è allontanata del "reale". E questo vale sopratutto per i più giovani che son nati e cresciuti in una realtà completamente virtuale e che non riusciranno ad adattarsi al nuovo paradigma. Perché, poveretti, non ne hanno gli strumenti.

    8. LuxIgnis 16 ottobre 2022

      Beh ormai questa massa di "giovani" comprende anche molti in là con gli anni. Sapessi quanti ne conosco di persone sopra ai 60 che non sono in grado di cambiare una presa elettrica!

    9. Luca VFR 16 ottobre 2022

      Lo so bene :D

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