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LA CRISI DELL’UE ? AVVERRA’ COSI’, DAL FALLIMENTO DELL’AUSTRIA AL CROLLO DELL’EST

DI MAURO BOTTARELLI
ilsussidiario.net

«Se dovesse emergere una crisi in un paese della zona euro, c’è una soluzione». È quanto ha sottolineato il commissario Ue agli Affari economici, Joaquin Almunia, durante un intervento qualche giorno fa a Bruxelles.

«Potete star sicuri che prima che arrivi il Fondo monetario internazionale ci sarebbe una soluzione», ha sottolineato il commissario senza tuttavia entrare nel dettaglio di eventuali piani di intervento: «La soluzione esiste, siamo equipaggiati politicamente, intellettualmente ed economicamente per affrontare la crisi. La definizione di queste cose non può però essere esposta pubblicamente».

Peccato, sarebbe stato interessante saperlo visto uno Stato dell’area euro è già in default tecnico – l’Irlanda – e un altro sta avvicinandosi a tappe forzate al punto di non ritorno, l’Austria. A dirlo sono i freddi numeri dei cds, l’assicurazione sul rischio di fallimento di un’entità terza, sul rischio di default dei vari Stati sul debito pubblico: quello irlandese è salito in una settimana da 350 punti base a 376, quello dell’Austria è addirittura schizzato a 240 punti base.
Non stupisce visto che le banche di Vienna hanno prestato all’insolvente Est europeo il 70% del Pil austriaco e ora rischiano di non vederselo rimborsato. Se va in default l’Austria, arrivederci all’Est e alla stessa tenuta dell’area euro: non servirà più sottoporre a referendum in Irlanda il Trattato di Lisbona, l’Europa sarebbe morta e sepolta. E anche Unicredit, a dispetto dell’ottimismo dispensato a piene mani dal proprio amministratore delegato, potrebbe subire perdite consistenti.

Almunia lo sa e infatti ora comincia a mettere le mani avanti e preparare la gente al peggio, nonostante la goffa precisazione del suo portavoce: «Al momento il rischio di default di un Paese dell’area euro è improbabile». Prima, ovvero pochi giorni fa, era «impossibile». Ma, quindi, lo sa solo da qualche giorno? Da qualche settimana? Da qualche mese? Oppure, come molti altri, come quasi tutti i ministri delle Finanze, i capi di governo, i banchieri centrali e quelli privati, da almeno quattro anni?

Se infatti l’America ha creato le condizioni perché la crisi finanziaria la travolgesse, l’Europa cosa ha fatto negli ultimi anni per prevenire quanto sta accadendo nel suo sistema bancario? Nulla nonostante nel corso del vertice informale tenutosi in Lussemburgo il 14 maggio del 2005 venne trovato un accordo a maggioranza su un unico punto: un memorandum d’intesa per la creazione di un piano di emergenza consistente nello scambio aperto e rapido di informazioni internazionali tra i membri su eventuali crisi in atto al fine di evitare la loro espansione al continente in una sorta di effetto domino, per fronteggiare un’ipotetica crisi finanziaria a livello europeo.

Il documento, facilmente reperibile sui siti istituzionali dell’Ue, si intitolava “Memorandum d’intesa sulla cooperazione tra supervisori bancari, banche centrali e ministri delle Finanze dell’Unione Europea su situazioni di crisi finanziaria” e si basava su otto punti, sostanzialmente una riedizione rafforzata del precedente memorandum varato nel 2003.

Nonostante si sottolineasse che questo atto non appariva vincolante per l’autonomia di intervento dei vari paesi in caso di crisi, lo scopo dell’operazione era chiaro. Ovvero, il sistema è ormai globale e nessuno di noi è un’isola. Questo nel maggio 2005. All’epoca la notizia non suscitò particolare scalpore anche se ambienti londinesi non presero particolarmente bene la excusatio non petita del presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, affannatosi a tranquillizzare i cronisti sul fatto che l’accordo non significasse «la presenza concreta di minacce reali in tal senso a medio termine».

Bluffava o lo pensava davvero? In compenso, però, emerse che quella riunione decise che l’aprile dell’anno successivo si fosse tenuta una simulazione di collasso bancario continentale sotto l’egida del Financial Services Committee a Francoforte. In sede Ecofin, insomma, si stava valutando l’ipotesi di una crisi finanziaria a livello europeo sul modello di quella che squassò l’Asia nel 1997-98 o di quella più limitata che nel 1992-94 toccò le regioni scandinave.

A rendere il tutto ancora più credibile – lasciando in bocca un sapore di incombenza che le autorità invece negavano, Trichet in testa – fu poi la dinamica scelta per il piano di simulazione della crisi: stando agli studi dell’epoca, infatti, sarebbe stato il collasso di una grande banca operante a livello continentale a far scatenare l’effetto domino generale. All’epoca in sede comunitaria si parlava, riferendosi all’accordo, di nulla più che di un’estensione dell’intesa già esistente tra banche centrali e regolatori (quello del 2003 citato in precedenza), sfuggì però ai più che questa “estensione” vedeva coinvolti anche i ministri delle Finanze dei 25.

Sempre in seno a questa operazione gestita dall’Ecofin fu bocciata a larga maggioranza la proposta di creare un super-comitato centrale – con sede a Bruxelles – che monitorasse tutti i possibili scenari di crisi interni all’eurozona: «I comitati non risolvono le crisi», fu il giudizio senza appello del capo del comitato per i servizi finanziari dell’Unione, l’olandese Kees Van Dijkhuizen. Il quale, interpellato dal Financial Times dopo il vertice del 14 maggio del 2005, disse: «Speriamo di occupare il nostro tempo con questioni che non ci vedranno mai diretti protagonisti, ma visto quanto accaduto in Asia e in altre parti del mondo non possiamo dire con certezza che questo non succederà mai da noi».

E come andò quella simulazione? Il 9 settembre a Helsinki si tenne una nuova riunione dell’Ecofin tesa proprio a valutare i risultati ottenuti: nessun giornale sembrò dare troppa importanza alle parole del presidente finlandese, Tarja Halonen, il quale disse in maniera molto diplomatica che il sistema Ue di vigilanza e intervento era assolutamente inadeguato. Il 12 settembre, tre giorni dopo, un solo giornale, European Report, sottolineava la pesantezza della situazione con un articolo dal titolo “L’Europa si scopre impreparata a gestire una crisi finanziaria”.

Da allora, cosa è accaduto? Alla riunione dell’Ecofin del 9 ottobre 2007, a scandalo Northern Rock già scoppiato, si discuteva di eccessive procedure sul deficit di Gran Bretagna e Repubblica Ceca mentre il 23 gennaio di quest’anno, a crisi ormai esplosa, in Slovenia si tornava a parlare di necessità di rafforzare la cooperazione sulla supervisione.

Parole. Solo parole. Come quelle, profeticamente scritte da Deutsche Bank in un outlook per gli azionisti istituzionali pubblicato più o meno nello stesso periodo, ovvero la primavera 2005: nel 2010 uno stato europeo abbandonerà l’euro dando vita a una crisi sistemica. Che forse, a qualcuno, sta facendo e continua a fare comodo a livello di equilibri politici, industriali, economici e finanziari. Riflettiamo. E leggiamo attraverso un’altra lente le dichiarazioni che arrivano da Bruxelles e Francoforte.

Mauro Bottarelli
Fonte: www.ilsussidiario.net
Link: http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=13523
6.03.2009

Pubblicato da Davide

  • nessuno

    Un’altro che si parla addosso!!!
    Non se ne può più di questi “esperti” della finanza.
    Di questi fini analizzatori dello scenario economico mondiale
    Ormai è una moda scrivono tutti di quanto sarà grave di quanto sarà lunga questa crisi…ma prima dov’erano sti fasulli?

  • mirko1313

    Già, probabilmente preferisci sentirti dire che sta andando tutto bene ed è tutto sotto controllo…

  • mirko1313

    E tu dov’eri quando sti fasulli ste cose le dicevano già a tempo debito?

  • IVANOE

    La crisi qui in europa ancora non ha connotati preoccupanti ce lo dicono i mass-media che nelle loro trasmissioni all’acque di rose ci raccontano dalle loro comode poltrone e dai loro finti ma elelganti conduttori una telenovela.Fino a quando vedremo queste pagliacciate in tv c’è da stare tranquilli, perchè i primi a scappare se co fosse veramente pericolo sarebbero proprio i conduttori tv e le loro patetiche trasmissioni.
    Quindi questa secondo me è il cmpanello d’allarme che tocca tenere sotto controllo.Fino a quando le tv continuano a fare cretinate frivole con gli stessi personaggi non c’è da preoccuparsi, occhio invece se cominciamo a vedere faccie nuove…
    La situazione dell’austria, dei paesi dell’est e dell’italia ?
    Ecco la soluzione di almumia : rispolverare l’europa a due velocità una di serie A e una di serie B e quindi separare il meno buono dal marcio. Risolto il problema, due monete, due stili di vita diversi, due qualità della vita diversa ( chiaramente migliore quella della serie A ) e l’uomo campa…
    Quanto all’italia la sua chanse è quella di trovarsi il record di avere in europa la prima industria italiana : la criminalità organizzata.Pertanto niente paura al momento opportuno quando tutto starà per crollare ( e per molti sarebbe una cosa opportuna per rimettere in sesto questo disgraziato paese ) vedrete che usciranno una serie di strani tesoretti che aiuteranno le imprese e le banche italiane a sopportare la crisi e forse ad uscirne abbastanza indenni. E l’italiano, anzi il furbo campa…
    Inoltre di questa crisi non si riesce a capire quanto sia pilotata ( io ritengo che lo sia abbastanza ) perchè i mass-media di cui non mi fido nemmeno della loro ombra stanno esasperando la crisi dell’automobile quasi come se volessero ridimensinarla, ridurla cambiarla.Ossia con l’enorme ristrutturazione che si avrà nel comparto auto a livello mondiale togleindo da mezzo gli ingombranti lavoratori, si può sicuramente convertire le fabbriche con nuove apparecchaiture e molta meno gente che ci lavora per anticipare l’avvento dei nuovi motori ad energia pulita ( idrogeno, batteria ecc. ecc. ).E quale migliore scusa hanno i poteri forti del settore se non inventarsi la crisi o meglio acuirla in modo da prendere loro in mano anche il business delle energie pulite e rinnovabili prima che il petrolio si esaurisca completamente ?

  • LucaV

    Basterebbe leggere cosa scrivevano su Usemlab.com 7, e dico 7, anni fa!
    Popolo bue.

  • nessuno

    E da cosa lo deduci o fox?

  • nessuno

    Basterebbe leggere cosa scrivevano su Usemlab.com 7, e dico 7, anni fa! Popolo bue.

    Sai non tutti hanno le tue conoscenze in quanto al popolo bue guardati allo specchio

  • AlbaKan

    “si tornava a parlare di necessità di rafforzare la cooperazione sulla supervisione”……………………………………………………………..RIPETO QUELLO CHE HO SCRITTO IERI…..”leggevo che l’Unione Europea vuole stabilire entro il 2010 (data che ricorda il trattato di Lisbona), regole più severe per il controllo del mondo finanziario e bancario. Il tutto dovrà entrare a pieno regime nel 2011-2012 (ancora queste date “familiari”)…”Questo sistema sarà controllato dalla Banca centrale europea (BCE)… Io mi chiedo se sia concepibile che queste persone che o per INCOMPETENZA o perchè TRUFFATORI, non si sono acoorti (?) di quello che stava succedendo….adesso si scelgono da soli delle regole da seguire, in modo da autocontrollarsi (?)…è possibile questo? Hanno portato il pianeta alla bancarotta ed ora renstando al loro posto, dicono che non succederà più…perchè ora ci saranno le regole! ASSURDO, chi può crederci? però intanto rimarranno tutti sulle loro poltrone, mentre la povertà entrerà nelle vite di milioni di persone in tutto il mondo. Ovunque si sente parlare di piani anticrisi…ma dovevano farli prima…5-10 anni fa o anche prima, oramai ci siamo dentro fino al collo,,,anzi al collasso… Qualsiasi piano attueranno la realtà è che il peggio deve ancora arrivare. http://www.vocidallastrada.com/2009/03/crisi-finanziaria-il-peggio-deve-ancora.html

  • nessuno

    E tu dov’eri quando sti fasulli ste cose le dicevano già a tempo debito?

    Magari in vacanza…..e poi io non mi intendo di finanza so solo che tutti quelli che ravano, criticano,consigliano prevedono dentro questo sistema sono degli azzeccagarbugli.

  • Tao

    “QUALE PAESE FALLIRA’ PER PRIMO ?” L’ITALIA IN CIMA ALLE SCOMMESSE

    DI VITTORIA PULEDDA
    repubblica.it

    Tra il rendimento di un nostro titolo pubblico e uno tedesco ci sono 150 punti di differenza

    Con l´ingegneria finanziaria si può fare quasi tutto, anche scommettere su quante probabilità ha un paese di fallire. E l´Italia, secondo alcuni parametri, ne ha una piuttosto alta. Ma partiamo dall´inizio, dalla scommessa che implicitamente fanno gli investitori che acquisteranno i prodotti strutturati proposti Jp Morgan, chiamati appunto “First to default basket” a tre anni.

    Il meccanismo è complesso, ma la logica tutto sommato è semplice: il prodotto è, nella sostanza, un´obbligazione con una sua cedola trimestrale, che paga gli interessi a meno che uno degli otto paesi compreso nell´elenco – nel basket, appunto – fallisca (vada in default). Basta che un solo paesi salti, e da quel momento in poi tutto quello che l´investitore porterà a casa sarà limitato a quanto si riesce a prendere dalla procedura post default; un po´ come è successo con i bond argentini. Il paese più a rischio all´interno del basket proposto da Jp Morgan è l´Italia.

    Il termometro che misura la febbre dei potenziali fallimenti si chiama Cds, Credit default swap: è una sorta di premio di assicurazione, quindi più si paga e più il rischio è alto (più è probabile che davvero un paese fallisca). Ebbene, il Cds dell´Italia – all´interno di questo paniere – è stato fissato a quota 130 mentre il paese più virtuoso, l´Olanda, ha una “febbre” solo di 60, meno della metà dell´Italia.

    Il peggior indicatore del rischio-paese è dunque dell´Italia, ma fuori dal paniere scelto da Jp Morgan almeno altri due stanno decisamente peggio: la Grecia e l´Irlanda. Rispetto al Cds a tre anni, Atene infatti ha un grado di rischio di 263 e Dublino di 358. Se poi ci spostiamo sulla durata dei cinque anni (molto più “popolare” per questo tipo di strumenti) il grafico della febbre mostra sempre due ammalati gravissimi, l´Irlanda e la Grecia, mentre al terzo posto troviamo l´Austria – con una “temperatura” di 255 – ma poi si arriva inevitabilmente all´Italia, con un 191. La Spagna invece viene fotografata a quota 140, il Portogallo a 130, la Francia a 88 e la Germania a 86.

    Un po´ come c´è il termometro e il misuratore della pressione, ovviamente i Cds non sono l´unico modo di valutare la salute di un paese (o di una società). Un altro strumento molto usato dai mercati finanziari è il rendimento dei titoli di Stato, in particolare di quelli con una durata decennale. Ebbene, questi bond considerati appunto benchmark, valori di riferimento, si possono paragonare tra di loro, oppure si possono raffrontare con una specie di “pietra miliare”, un tasso di riferimento di mercato particolarmente significativo (l´euro swap a 10 anni nel nostro caso). Ebbene, ieri questo valore – dopo il taglio dei tassi della Bce – era sceso al 3,386% ma chi volesse investire in un Bund tedesco guadagnerebbe di meno; 34 centesimi in meno per la precisione. Al contrario, un investimento in un titolo di Stato francese renderebbe 24 centesimi (punti base, nel gergo degli operatori) in più del tasso swap sull´euro; fino ad arrivare ai 116 punti base dell´Italia (passando per i 106 del Portogallo e i 72 del Belgio, a titolo di esempio). E gli ultimi della classe, Irlanda e Grecia? Il primo offre un rendimento aggiuntivo, sui suoi titoli, pari a 221 centesimi, il secondo arriva a 237. In fondo, è un solo un modo diverso di valutare il rischio-default.

    Vittoria Puledda
    Fonte: http://www.repubblica.it
    6.03.2009

  • fernet

    Citazione
    Ormai è una moda scrivono tutti di quanto sarà grave di quanto sarà lunga questa crisi…ma prima dov’erano sti fasulli?

    Si trastullavano giocando in borsa. Poi quando han perso qualche soldino…sai com’è

  • lino-rossi

    sono 30 anni che repubblica rema contro il nostro paese e continua a farlo. tedeschi, inglesi, francesi e spagnoli sono messi molto peggio di noi. in teoria non bisognerebbe essere dei falchi per capire che chi da le pagelle lo fa a suo esclusivo vantaggio, ma in questa gabbia di matti l’uso del cervello è diventato un optional raramente impiegato.

  • LucaV

    Anch’io sono stato bue. E non dico che adesso sia gazella. Ma almeno non mi fermo all’essere bue. EVOLVITI ad essere PENSANTE e CRITICO.
    Chi cerca trova.

  • LucaV

    Su questo ti dò pienamente ragione. Ecco perchè sono Euroscettico convinto.

  • myone

    ahahahahahah
    decidono quando il cancro deve fare effetto
    usando il cancro stesso come misura e medicina
    che menti cancerose

  • AldoVincent

    Bravo, bella risposta, che condivido.
    Ve li ricordate quelli che scrivevano Ebbasta, con sto pessimismo, smettetela col signoraggio! Via gli apocalittici?

    Erano qui, gli apocalittici, tutti sul Web a PREDICARE AL VENTO…

  • pietro200

    esattamente.

  • nessuno

    Già, probabilmente preferisci sentirti dire che sta andando tutto bene ed è tutto sotto controllo…

    e da cosa lo deduci? Guarda che le parole sono quelle nere

  • nessuno

    Basterebbe leggere cosa scrivevano su Usemlab.com 7, e dico 7, anni fa! Popolo bue.

    7 anni fa parlavano come tutti di correttivi al sistema io invece questo sistema
    lo voglio cancellare
    In quanto al popolo bue : incomincia a rientrare nella stalla tu che la ricreazione è finita