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LA CRISI DEL DEBITO GRECO E' UN ESPEDIENTE PER RUBARE IL PETROLIO ELLENICO?

DI PETER PAPAHERAKLES
americanfreepress.net

Mentre continuano a svolgersi gli eventi nella crisi economica europea, sta diventando chiaro che la posta in gioco è molto maggiore nel caso della Grecia. La reale questione riguarda chi controlla le enormi riserve di gas e petrolio situate proprio vicino alla costa ellenica.

È stata attentamente sottaciuta per decenni la consapevolezza dell’esistenza di un immenso giacimento di petrolio e gas naturale nel Mediterranneo orientale, nella zona tra le isole di Creta, Cipro e Rodi. Alcuni sostengono che l’invasione da parte dei Turchi e la divisione di Cipro nel 1974 siano state direttamente correlate a questi giacimenti di petrolio e al loro futuro sfruttamento. Si stima che possano fornire energia all’Europa per 50 anni e sono valutate intorno a $9 trilioni, fino a $12 trilioni di dollari americani. La Russia, come pure la Norvegia ed altri stati hanno mostrato molto interesse per un partenariato con la Grecia per sfruttare queste risorse. Attualmente si è fatto avanti Israele e pare il candidato più papabile ad essere il partner della Grecia in questa iniziativa.

Potrebbero essere queste vitali riserve di petrolio, e il modo in cui Israele sta competendo per averne il controllo, la vera ragione per cui al presidente eletto russo Vladimir Putin è stato negato un visto per visitare il Monte Athos in Grecia durante la settimana santa della Pasqua ortodossa ?

Il Cremlino ha espresso grande insoddisfazione per la decisione del governo greco, perché sarebbe stata la prima visita di Putin ad un paese estero dall’inizio della sua presidenza. La Grecia ha dato come scusa che il paese sarebbe stato in festa in quel periodo e non avrebbe potuto fornire la sicurezza per il Presidente russo.


Il Monte Athos è una regione autonoma con 22 monasteri ortodossi, compresi siti santi rumeni, serbi e russi. Putin avrebbe visitato Abbot Ephraim (nella foto), che è stato recentemente rilasciato dopo una controversa detenzione in carcere. Abbot Ephraim e Putin sembrano avere in comune una relazione spirituale, essendo Putin conosciuto come un devoto cristiano ortodosso.

In effetti l’ortodossia sta ritornando in grande auge in Russia dopo 70 anni di ateismo comunista. Putin è stato attivo nel ristabilire le relazioni regiose, culturali ed economiche che legano l’Europa orientale. Ha fatto numerosi tentativi di sviluppare legami più forti con la Grecia.

Il 26 marzo è stata lanciata in tutto il pasese una campagna pubblicitaria del governo russo che incitava i Russi a comprare più prodotti greci e vacanze in Grecia. Con la popolazione russa di 143 milioni di persone, paragonata ai soli 9 milioni di Greci, questo avrebbe potuto avere un impatto cruciale sull’economia della Grecia.

La Russia si è anche offerta di salvare la Grecia mentre stava cadendo nella morsa delle banche occidentali. Putin ha offerto un prestito di almeno $25 miliardi di dollari alla Grecia all’1% di interesse.

Tuttavia, il governo Papandreou ha optato per i $148 miliardi del FMI e delle banche europee ad una bastonata del 5,2% [di interesse] e alle misure di austerity che rientravano nell’affare.

La Russia è stata inoltre tenuta lontana da altri partenariati per il petrolio con la Grecia. Dal 1994 era in programma che la Russia costruisse l’oleodotto Burgas-Alexandroupolis per portare il petrolio russo dal Mar Nero attraverso la Bulgaria fino al porto di Alexandroupolis nel nord della Grecia. Tale affare è stato finalizzato nel 2008, durante il governo di Kostas Karamanlis e i lavori sarebbero dovuti iniziare di lí a poco. Nel 2008 hanno tentato di assassinarlo. Nell’autunno del 2009, Karamanlis è stato costretto ad andare alle elezioni anticipate, dove ha perso contro il pro-sionista George Papandreou.
Poco dopo il progetto dell’oleodotto è stato abbandonato.

In molti si chiedono perché la Grecia non abbia accettato l’offerta di salvataggio di Putin o l’altra da parte della Cina, che avrebbe permesso ai Greci di mantenere la loro sovranità e di evitare il dolore, l’umiliazione e la perdita di patrimoni che ha comportato la crisi del debito.

Peter Papaherakles, cittadino americano dal 1986, è nato in Grecia. È direttore delle campagne dell’AFP. Se volete invitare un portavoce dell’AFP alle vostre riunioni, contattate Pete al numero 202-544-5977.

Fonte: http://americanfreepress.net/
Link: http://americanfreepress.net/?p=3827
29.04.2012

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI

Pubblicato da Davide

  • Jor-el

    Perché? Ragazzi, ma la Grecia è un paese NATO…

  • albsorio

    Che dire della Basilicata col più grande giacimento petrolifero su terra ferma d’Europa da cui lo Stato e la regione ricava briciole.

  • Stopgun

    In effetti la più grande disgrazia che possa capitare è quella di trovare petrolio in giardino; cinque minuti dopo arrivano quelli interessati allo spaccio di petrolio e se sei fortunato ti permettono di sopravvivere dopo averti derubato di tutto e di aver messo un loro fantoccio a governare sulle tue terre.

  • siletti86

    Semmai la Grecia è occupata dalla Nato!

  • terzaposizione

    Il giorno che vorranno il petrolio/gas italiano useranno AlQaeda Basilicata?!

  • Tao

    Il Cremlino guarda al Pireo. Il ruolo di Gazprom e del Monte Athos

    MOSCA – Cosa mette in rapporto fra di loro le odierne elezioni in Grecia, la sanguinosa repressione siriana, un monaco furfante del Monte Athos e la reincoronazione di Vladimir Putin, che domani torna da zar al Cremlino? In che modo eventi così slegati in apparenza si ricompongono in uno scenario geostrategico, forse non realistico a breve termine, ma che sarebbe stolto liquidare come improbabile ossessione da complotto?

    Per i cittadini greci che oggi vanno alle urne, l’Europa e le sue dolorose ricette per l’austerità sono sul banco degli imputati. I sondaggi assegnano percentuali superiori al 10% ai Greci indipendenti, il partito di Panos Kammenos, l’ex deputato di Nuova democrazia che si oppone ai tagli imposti dall’Ue e proclama urbi et orbi un’incondizionata ammirazione per la Russia e il suo nuovo/vecchio zar. Teorizza anche che il prossimo megaprestito, di cui avrà sicuramente bisogno, Atene dovrebbe chiederlo proprio a Mosca. Intanto Giorgios Karatzaferis, leader dell’estrema destra del Laos, ha fatto campagna vantando che Putin gli ha scritto una lettera.

    Facciamo un passo indietro. È da qualche anno che la penisola ellenica è oggetto di forte attenzione da parte del Grande fratello ortodosso. Non sono solo o tanto i massicci investimenti immobiliari dei nuovi ricchi russi in zone balneari, come il distretto settentrionale di Haldikhi. Né il flusso crescente di turisti che dalla Federazione si muove ogni anno verso coste e isole greche: quest’anno saranno 1 milione, il doppio che nel 2010.

    Più interessanti e non disinteressati sono i generosi finanziamenti che il governo e la Chiesa ortodossa russa assicurano a settori della comunità religiosa greca, considerati vicini alla Chiesa di Mosca, in opposizione al Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Romfea, sito Internet di notizie ecclesiastiche, è uno dei beneficiari.

    Ma il riferimento privilegiato è Hegumen Ephraim, abate del monastero di Vatopedi, considerato l’aristocrazia di Monte Athos. Sfruttando i privilegi accordati ai monaci della montagna sacra, Ephraim ha tessuto una vasta rete di contatti al crocevia tra politica e affari, media per conto di società russe, va e viene da Mosca dove viene ricevuto ai più alti livelli, da Putin al Patriarca Kirill. Sarebbe meglio dire andava e veniva dalla capitale russa, visto che dal dicembre scorso il religioso è in carcere in Grecia, accusato di truffa ai danni dello Stato in una compravendita di terreni. Il suo arresto avvenne proprio al ritorno da una puntata moscovita e provocò reazioni furibonde da parte del patriarcato del Cremlino: «Un atto ostile contro i monaci del Monte Athos e l’intera Chiesa ortodossa», disse all’epoca il metropolita Hilarion, ministro degli Esteri di Kirill. Secondo Sergei Rudov, capo della Fondazione degli Amici del monastero di Vatopedi, «ci sono due ragioni per l’arresto di Ephraim: la prima è che sotto la pressione dell’Unione Europea la Grecia vuole ridurre l’autonomia del Monte Athos; la seconda è la crescente influenza dell’ortodossia russa sulla montagna sacra, mal vista dal Patriarcato di Costantinopoli».

    Ma passando dal soft power a cose più tangibili e sostanziose, ecco entrare sulla scena la crisi siriana. È evidente che l’incerta situazione a Damasco sia fonte di grave preoccupazione strategica per Mosca. Tra le molteplici ragioni, un posto centrale occupa l’uso delle due basi navali di Latakia e Tartus che il Cremlino teme di perdere, nel caso di una cacciata di Assad e dell’insediamento di un nuovo regime. Vi ha speso molto il governo russo in questi anni, trasformando Latakia in un moderno porto per sottomarini nucleari e iniziando ad ampliare Tartus, per ospitarvi un giorno i suoi incrociatori lanciamissili. Ed è proprio al Pireo, secondo buone fonti moscovite, che la Russia starebbe pensando, nel caso gli eventi la costringessero a cercare un altro appoggio per la sua flotta nel mediterraneo.

    Fantapolitica? Probabilmente, nella Grecia di oggi, governata da forze filoeuropee e filoatlantiche. Ma come reagirebbe all’offerta un Paese disperatamente bisognoso di fonti di reddito, impoverito e gonfio di risentimento verso l’Europa e gli alleati tradizionali, fagocitato da forze populiste? «Un accordo di 30 o 50 anni, che dia alla marina russa diritti di attracco e stazionamento, potrebbe un giorno aver senso per entrambi e portare nelle casse greche fino a 200 miliardi di dollari», ha spiegato sul Financial Times Ian Bremmer, capo del gruppo di consulenza Eurasia.

    D’altronde, se le servitù militari della Grecia sono (ancora) off limits, l’offensiva dei russi su altri fronti economici qualche progresso lo sta già facendo. Nel grande bazar delle privatizzazioni, imposte da Bruxelles e dal Fmi nel quadro dell’accordo per il salvataggio finanziario del Paese, è infatti l’onnipotente Gazprom a trovarsi in prima fila per l’acquisto di Depa, la compagnia del gas greca. Mentre una delle sue sussidiarie, Gazprom Neft, è sul punto di rilevare il 35,5% di Hellenic Petroleum, una delle più grandi compagnie di raffinazione. Se Gazprom, come sembra il caso, riuscisse nel suo intento, ogni sforzo europeo di usare il territorio greco come alternativa al South Stream, il gasdotto russo che passando dal Mar Nero porterà il metano verso l’Europa centrale e meridionale, sarebbe definitivamente vanificato.

    Non suonano allora semplici grida dalla tundra, esplosioni del machismo putiniano, le feroci critiche di Vladimir Vladimirovich, che ancora in febbraio ha accusato l’Unione Europea di «aver privato la Grecia dell’arma della svalutazione e della possibilità di ristrutturare la sua economia», definendo l’euro «un peso al piede dei greci». «Il resto d’Europa prenda nota – avverte Bremmer – la Grecia oggi sembra priva di opzioni a parte quella europea, ma nel tempo potrebbe averne più di quante pensiamo».

    Paolo Valentino
    Fonte: http://www.corriere.it
    6.05.2012