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LA CREAZIONE DI UN TERRORISTA

DI SYED SALEEM SHAHZAD

Due anni e mezzo fa, il ricercato pakistano numero uno Asif Ramzi fu trovato morto insieme ad altre cinque persone, a seguito di un’esplosione in una fabbrica di bombe a Korangi, distretto satellite della città portuale meridionale Karachi.
Ramzi era ricercato in relazione all’uccisione del giornalista del Wall Street Journal Daniel Pearl ed in relazione all’attentato del 2002 contro il consolato americano a Karachi.
Questo incidente mise in allarme sia l’agenzia di sicurezza pakistana che quella statunitense, perche’ l’emergenza di Korangi come quella del vicino Landhi avrebbero potuto rappresentare terreno fertile per il Lashkar-i-Jhangvi, e quindi un nuovo obiettivo della “guerra al terrore”. L’area di Landhi-Korangi era già nota come “no-go area”.


Asif Ramzi

Il Lashkar-i-Jhangvi e’ l’area militare del gruppo settario fuorilegge sunnita Sepah-i-Sahabah, che seppur non direttamente affiliato con al-Qaeda e’ ad essa legato strettamente, dato che moltissimi suoi membri hanno ricevuto un addestramento militare nei campi di al-Qaeda in Afghanistan quando i Talebani erano al potere.

La strada verso il terrore

Quando un’automobile svolta a Gora Qabrustan (un cimitero cristiano dei tempi dell’India Britannica) dall’agitata arteria di Sharah-i-Faisal a Karachi, e si muove verso Korangi Road, il suo autista si abbandona ad un sospiro di sollievo mentre l’ampia strada offre una rapida via verso l’autostrada che connette i distretti del sud alle parti centrali e orientali della città.

Tuttavia, questo e’ solo un viaggio di 15 minuti. Prima dell’autostrada bisogna svoltare a Korangi, un vero e proprio ghetto dove si può quasi sentire l’odore della paura e della tensione. Per l’ora del tramonto, gang di giovani armati prendono il controllo delle strade, dove dettano legge fino all’alba – spesso sparando in aria per annunciare la propria presenza ed autorità agli ufficiali e alla popolazione.

Benvenuti nei territori di caccia di Korangi e Landhi

La scoperta della fabbrica di bombe di Ramzi a Korangi nel dicembre 2002 e’ stata seguita da dozzine di arresti di membri del Lashkar-i-Jhangvi con contatti in quell’area. Nell’incidente più’ recente, un uomo identificato come Tehseen e’ stato arrestato in relazione ad un attacco suicida ad una moschea sciita di Karachi, nella quale numerose persone furono uccise, inclusi due dei terroristi. Tehseen, originario di una famiglia poverissima di Korangi, fu ferito quando le guardie della moschea gli spararono.

Radicati nella depravazione

Korangi e Landhi furono creati nei primi anni ’60 per famiglie espropriate giunte dall’india britannica dopo la separazione del 1947, che vivevano in accampamenti di fortuna vicini al mausoleo del padre fondatore Muhammad Ali Jinnah, nel cuore della città.

I burocrati del tempo erano stati ben istruiti dai britannici – conoscevano l’arte di costruire colonie. Piccole unità abitative vennero stabilite lungo una rete di ampie strade, insieme a scuole, dispensari, arre di gioco e unità sanitarie. La generazione cresciuta nei primi anni ’60 a Korangi e Landhi era ambiziosa, e nonostante il background di povertà, molti raggiunsero posizioni di prestigio in ambito sociale, sportivo e corporativo, mentre altri si stabilirono negli uffici governativi a basso e medio livello.

Nel 1980, pero’, Korangi e Landhi erano cambiate. Mentre le persone che prosperavano cambiavano quartiere, le loro modeste case si riempivano con un altro tipo di comunità, provenienti dal Bangladesh, da Myanmar, e un gran numero di Pashtun. Questi ultimi lavoravano come operai non specializzati nell’area industriale che era sorta nelle vicinanze.

Tuttavia, la maggioranza dominante della popolazione di Korangi e Landhi era ancora formata da famiglie indiane espropriate, che diventarono la colonna portante del Movimento Mohajir Qaumi (MQM), nato nel 1985 a Karachi. Il MQM era un movimento nazionale creato per proteggere i diritti delle famiglie espropriate dell’India.


I militanti del MQM stabilirono depositi di armi, camere di tortura e centri di addestramento a Landhi. Quest’area era inaccessibile alla polizia e ben protetta da giovani armati. Nessuno straniero era ammesso nell’area, che fu ribattezzata Mohajir Khail. (Mohajir sta per immigrante dall’India britannica, mentre Khail e’ una parola pashtun che sta a significare, come nelle province tribali della frontiera Nord Est, che il Mohajir Khail e’ inaccessibile alle forze dell’ordine.)

Il MQM usava il Mohajir Khail per torturare i propri opponenti politici appartenenti al Partito Popolare Pakistano, il Jamaat-i-Islami, ed altri gruppi etnici, come i Pashtun e i Sindhi.

Mohajir Khail venne distrutto nel 1993 dall’esercito Pakistano, che riusci’ anche a creare una spaccatura all’interno del MQM, ed alla formazione di una fazione guidata da Afaq Ahmed (ora in prigione). Susseguentemente, un’operazione dell’esercito fu condotta in tutta Karachi, inclusi Korangi e Landhi. L’esercito arresto’ membri del MQM guidati da Altaf Hussain (che poi fuggi’ a Londra per sfuggire ai processi intentatigli) e piazzo’ dei ranger nell’area. Allo stesso tempo pero’, gli uomini in uniforme proteggevano la fazione di Ahmed. Le accuse contro Hussain comprendevano omicidio, rapimento, estorsione e vilipendio alla bandiera. Ora il suo partito – rinominato Muttahida Quami Movement – e’ parte di una coalizione di governo nelle amministrazioni provinciali e federali.

Come risultato dell’azione dell’esercito, l’area divenne la preferita per le guerre tra gang, dove dominavano le armi e gli estranei non osavano entrare. Ogni giorno, due o tre corpi crivellati di colpi venivano ritrovati in sacche da armamenti.

Religione, la droga dei poveri

La metà degli anni 90 porto’ una severa depressione economica a Korangi e Landhi, con i mercati chiusi per cinque giorni a settimana. Negli annunci di lavoro, le compagnie dichiaravano apertamente che i candidati di Korangi e Landhi non erano invitati a rispondere poichè sapevano che a causa delle caotiche condizioni di quelle aree i lavoratori non sarebbero mai stati puntuali. Scuole e stadi furono occupati dai ranger Pakistani, che spesso facevano da spettatori silenti alle risse tra gang.

Quando emerse il movimento Talebano nella metà degli anni 90, uomini delle popolazioni del Bangladesh e di Myanmar risposero entusiasticamente, poichè anche i clerici nelle loro moschee erano pro-Talebani. Nel giro di un anno, molti uomini di entrambe le fazioni del MQM si unirono a diverse organizzazioni militanti, la più’ grande delle quali era la Sepah-i-Sahabah. Quindi, un’area già pesantemente militarizzata divenne contemporaneamente il paradiso per i jihadisti.

Il movimento fuorilegge Sepah-i-Sahabah era un’organizzazione anti-sciita fondata da Maulana Haq Nawaz Jhangvi. Era stato rinominato Millat-i-Islamia. Sepah-i-Sahabah predicava contro il credo degli Sciiti ma non propugnava il loro massacro. Tuttavia, quando svariati membri di Sepah-i-Sahabah furono uccisi per mano Sciita (questo ancora avviene – il più’ recente e’ stato Azam Tariq, membro dell’Assemblea Nazionale e sostenitore del Presidente Musharraf) una fazione dissidente chiamata Lashkar-i-Jhangvi, che invece crede nell’eliminazione degli Sciiti, fu creata da Riaz Basra. Basra fu circondato dalle forze dell’ordine Pakistane quando provo’ ad entrare in Pakistan dopo la ritirata dei Talebani del 2001. Dopo una detenzione non ufficiale, mori’ in un incontro organizzato con le autorità.

Poiche’ il Lashkar-i-Jhangvi era fuorilegge, e la maggior parte dei suoi membri ricercati, essi lasciarono il Pakistan per rifugiarsi in Afghanistan nel periodo del regime Talebano. Li’ interagirono con gli Afghani arabi. Quando i Talebani caddero, tornarono in Pakistan, portando con loro parecchi amici arabi a cui diedero rifugio. Più’ tardi, misero in atto numerose azioni terroriste congiunte in Pakistan.
Amjad Farooqui, che era implicato insieme al membro di al-Qaeda Faraj al-Libbi nel tentato omicidio di Musharraf, era un leader di Lashkar-i-Jhangvi, come lo era Ramzi. Allo stesso modo, essi trovarono riparo nelle aree densamente popolate di Korangi e Landhi.

Gli USA le pensano tutte

Dopo l’11 settembre 2001, gli USA hanno investito milioni di dollari in Pakistan per aiutare a rintracciare i membri di al-Qaeda ed altri sospetti terroristi. Parte di questo denaro e’ andato alla polizia Pakistana, parte e’ stata investita nella costruzione di una rete di informatori chiamata Spider. Ma finche’ esistevano zone prive di possibilità di accesso come Landhi e Korangi dove la polizia e i ranger non potevano andare, il successo sarebbe stato limitato.

Cosi’ l’intelligence USA formulo’ un piano. Usarono la rete del gruppo di Altaf Hussain nel MQM per contrastare jihadisti e militanti, riuscendo ad arrestare molte persone ricercate, fino al punto in cui parecchi militanti sono stati sradicati dall’area.

Studio di un caso

Questo corrispondente ha interagito con molte persone provenienti dalla zona di Landhi e Korangi, tra cui spicca una in particolare. Chiamiamolo Akhtar, un uomo sulla tarda ventina. Non e’ un militante, nonostante alcune circostanze abbiano cospirato a spingerlo in quella direzione, proprio come tanti altri che invece sono diventati militanti.

Quando Akhtar comincio’ a frequentare la moschea di Korangi, quattro anni fa, tutta la sua famiglia fu contenta che si fosse separato dai tossicodipendenti e dai poco raccomandabili personaggi del quartiere, cosi’ come dai partiti etnocentristi dell’area, noti per la loro militanza, propensione all’estorsione e all’uso del terrore. Furono soddisfatti del fatto che Akhtar fosse ora sulla strada giusta e che avrebbe condotto una vita retta da ora in avanti.

Akhtar fece crescere la barba e insistette per interagire con tutti i circoli religiosi nelle moschee. Era un essere umano tollerante, alla ricerca di perle di virtu’ ovunque potesse trovarle.

Ciononostante, dopo quattro anni, durante i quali la personalità di Akhtar fu foggiata e lui comincio’ ad essere noto per la sua pietà e le sue attività di preghiera, un’unità della polizia giunse alla sua ricerca, non per dare ascolto alla sua saggezza, ma per istigare la sua famiglia a consegnare il “criminale settario” entro pochi giorni, o subire le conseguenze. Akhtar si trovava fuori città in preghiera.

Akhtar fece la conoscenza di questo corrispondente attraverso un amico, credeva che i giornali fossero la sua ultima speranza.

“Si, Korangi e Landhi sono due punti di raccolta per terroristi suicidi e membri del Lashkar-i-Jhangvi, ma non si puo’ scrivere una storia in isolamento o senza considerare le cause che hanno fatto di quest’area e della sua popolazione terreno fertile per i terroristi”, dice Akhtar.

“La nostra odissea inizia nel luogo della nostra nascita, Landhi e Korangi, nuclei affermati del crimine dalla metà degli anni 80 in poi. Ragazzi armati che girano liberamente. Furono condotte due operazioni militari nell’area, che diedero alla polizia carta bianca per maltrattare l’intera popolazione. Arrestavano criminali, ma anche sospetti innocenti, che rilasciavano solo dopo il pagamento di una cauzione da parte della famiglia.”

“Questo fu l’ambiente nel quale crebbi. I miei amici erano o appartenenti ai partiti etnocentristi, perche’ non si poteva sopravvivere senza la loro associazione, o tossicodipendenti”, dice Akhtar. “La prima volta che fui preso, fu quando mi ero associato a membri di una fazione separatista del MQM, il gruppo Afaq. Durante l’interrogatorio, fui torturato pesantemente. Poi, i leader del gruppo Aqaf versarono la mia cauzione e uscii di galera. Ora ero un ‘membro’ del gruppo Afaq.”

“Questo e’ esattamente il momento in cui polizia e ranger stavano giocando a ‘cerca e trova’ a Landhi e Korangi. Giovani venivano rinchiusi dalla polizia senza che il loro caso fosse registrato, e venivano torturati. Ci fu un momento nel quale il governo distruggeva una parte del MQM e proteggeva l’altra fazione, e poi viceversa. I giovani cambiavano le loro alleanze a seconda di questo processo. In questo ambiente, due gruppi preminenti emersero e attrassero centinaia di giovani stufi di arresti e torture. Uno era il fuorilegge Sepah-i-Sahab, l’altro era Jaish-i-Mohammed.”

“Maulana Masood Azhar (capo dell’attualmente fuorilegge Jaish-i-Mohammed) veniva spesso nel nostro quartiere, con più’ di una dozzina di guardie armate. I suoi discorsi erano veramente impressionanti, ma ancor di più’ lo erano il protocollo e la sicurezza. I giovani si divisero tra i due gruppi dominanti. Alcuni furono ispirati dai loro insegnamenti, altri cercavano semplicemente protezione dai raid della polizia”.

“Io non stavo con nessuno dei due. Ero un pacifico devoto musulmano. Tuttavia, poiche’ i leader dei due gruppi erano regolari visitatori delle moschhe nell’area, ascoltavo regolarmente le loro lezioni, ed in quel senso ero parte del loro circolo e mantenni relazioni amichevoli, ma mai come membro.”

“Dopo l’11 settembre, la situazione cambio’. Tutti i gruppi etnocentristi, che precedentemente erano sotto scrutinio ufficiale, furono improvvisamente braccati, e organizzazioni come Sepah-i-Sahaban e Jaish-i-Mohammed andarono alle armi e furono dichiarate fuorilegge.”

“Invece dei quartieri, gli obiettivi divennero moschee e seminari, dove polizia e ufficiali dell’intelligence portavano raid quotidiani. Come risultato, tutti i membri delle organizzazioni criminali si nascosero. Molti sospesero le loro attività, ma altrettanti si unirono alla militanza nel nome di Lashkar-i-Jhangvi.”

“Il comportamento della polizia fatto di estorsione e corruzione già praticato in passato con i partiti etnocentristi, era ora attuato con i membri delle sette e dei jihadisti. Nel passato, tutti gli immigranti dall’India venivano accusati, che appartenessero ad un partito o no, e ora tutti i frequentatori di moschee erano accusati di terrorismo.”

“Le forze dell’ordine hanno creato una situazione infernale. Molte persone incapaci di pagarsi la libertà sanno che rischiano la vita al prossimo incontro con la polizia – la polizia ha la reputazione di commettere omicidi extra-giudiziari nei quali i sospetti vengono uccisi da quello che loro chiamano ‘fuoco di rappresaglia’. Percio’, molti scelgono la via del terrorismo suicida perche’ sanno che in ogni caso il loro destino e’ segnato dalla morte.”

“Ci sono persone come me che sono sospette e a cui la polizia ha dato una lista di opzioni, che includono l’arresto ‘tranquillo’ e la successiva liberazione su cauzione – oppure ci si prepari al fuoco di rappresaglia. Sono di nuovo ad un bivio, come quando fui arrestato anni fa e poi liberato da un partito etnocentrico. Ma in cambio divenni membro. Ora non mi resta che risparmiare denaro per pagare la cauzione, o unirmi ad un gruppo settario per nascondermi, e prepararmi mentalmente a morire in un incontro con la polizia, o in un attentato suicida.”

Syed Saleem Shahzad

Fonte:www.atimes.com/
Link:http://www.atimes.com/atimes/South_Asia/GF18Df03.html
18.06.05

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di UNABONZER

Pubblicato da Davide