LA COERENZA DI CHI MANGIA CARNE

LA COERENZA DI CHI MANGIA CARNE

DI CARLA RESCHIA

lastampa.it

Vorrei condividere un video che gira su Youtube e che è molto ripreso su Facebook (vedi più sotto).


Una sorta di candid camera brasiliana, divertente volendo, ma molto seria. Il tema è mangiare o meno la carne. Certo, prevengo l'obiezione, c'è chi non ha questo problema perché non ha, semplicemente, da mangiare. Ma io sto parlando di noi che, per quanto poveri o impoveriti, la fettina, o la salsiccia, non ce la facciamo mancare. Senza un senso di colpa al mondo e senza per questo perdere la nostra tenerezza verso i cuccioli, le mucche con i grandi occhi dolci, i pulcini, i pesciolini rossi, ecc. ecc. Orripilandoci all'idea di mangiare cani e gatti, rabbrividendo per la macellazione islamica. Ecc. ecc.
Faremmo lo stesso se vedessimo, con i nostri occhi, l'animale macellato? O ancora meglio, faremmo lo stesso se l'animale dovessimo ucciderlo noi?



Negli Stati Uniti è nata da qualche tempo una scuola di pensiero che "impone" proprio questa regola a chi vuole essere carnivoro: allevare e quindi uccidere personalmente l'animale da cui si trarrà la carne. Non è un invito al vegetarianesimo, ma alla responsabilità. Chi mangerà la braciola, la bistecca, il brasato, avrà visto e compiuto di persona gli atti che questa scelta comporta. Vezzo da gente ricca, perché chi ha lo spazio, il tempo, la possibilità di allevare e macellare bestiame? Forse. Ma il tema resta valido. Contadini e cacciatori a parte, le persone comuni, che vivono in città e la carne la trovano al supermercato, hanno perso ogni contatto con l'animale da cui il loro acquisto proviene. Le fettine, igieniche, sigillate, con appena quel tanto di sangue che basta a non renderle stoppose, non hanno occhi, nè code, nè zampe, non guardano impaurite, non hanno voce.

Non sono vegetariana. E talvolta trovo fastidioso e snob chi chiede con aria schifata piatti senza carne, e rumina insalata mentre gli addentano braciole. Però, so che se dovessi occuparmi io della faccenda preferirei evitare. E so come si chiama questo: è ipocrisia.

Carla Reschia

Fonte: www.lastampa.it

Link: http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplRubriche/dannicollaterali/grubrica.asp?ID_blog=90&ID_articolo=557&ID_sezione=163

19.11.2011

Commenti (78)

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    1. BWV826 4 settembre 2012


      Rileggevo i commenti per farmi un'idea generale riguardo alle reazioni al tema del vegetarianesimo (nonostante l'articolo non sia in effetti granchè).
      Credo che il tuo sia stato un contributo davvero rimarchevole e insuperato.
      Quindi mangiare animali è etico perchè tanto non soffrono solo loro, ma anche i "cuccioli di mela" che gemono cadendo dall'albero?
      A proposito di "palle fisiologiche astronomiche" (ripeto termini non miei).


      E' ovviamente legittimo il non interessarsi a questo tipo di problemi e magari porsene su altri ambiti altrettanto o anche più meritevoli.
      Ma occuparsi di veganesimo impedisce forse di occuparsi di Monti o Obama, dei crimini a danno dei palestinesi o dei libici?
      Le cose sono più connesse di quanto sembri. Infatti, a proposito degli "occhietti dei nostri simili sterminati a milioni", il filosofo Theodor Adorno scrive:

      "Auschwitz inizia ogni volta che qualcuno guarda a un mattatoio e pensa... sono soltanto animali".

    1. BWV826 4 settembre 2012

      La ringrazio per il riferimento al "cattivo" filosofo Zizek. Credo che questi chioserebbe: "disgraziato colui che vive in tempi interessanti"!

      Per decenni gli intellettuali hanno avuto fremiti di voluttà pensando alle epoche di caos rivoluzionario del primo '900.
      Ora ci risiamo, ma temo sarà anorgasmico esserci dentro. Questa volta la cosa è regressiva.

      Come banalmente si dice, il mondo è stato diviso tra chi compra e chi esporta...
      ma ora che la deflazione competitiva dei salari distrugge il mercato interno europeo avremo, secondo alcuni autori, uno squilibrio diverso.
      Nazioni in blocco in grado di produrre a basso costo per esportare, ma senza nessun mercato di sbocco in grado di fare da traino con domanda adeguata.

      Abbracci forte il Suo amico (?) per la citazione (Winston Churchill?!).

      La verità non è in ogni caso "un cristallo da mettersi in tasca" in modo da possederlo. "La verità non si dice. Non si nasconde. Si accenna".
      Credo sinceramente che a tutti noi faccia dispiacere trovarsela di fronte mentre torniamo a casa la sera. Non la vogliamo proprio, anche chi finge di cercarla.
      Al limite paghiamo il risibile prezzo di qualche senso di colpa. Un basso prezzo, in quanto permette di non cambiare nessuna delle nostre abitudini e convinzioni eteronome.

      Nonostante la Sua cortesia nell'argomentare a riguardo, mi perdoni se perdurerò nello stretto rifiuto di ottiche malthusiane di abbattimento della popolazione.
      George Mombiot scrive che uno solo degli ultra-ricchi che vivono con barca e piscina a temperatura da bagno per tutto l'inverno distrugge le risorse comuni
      più velocemente di 10 miliardi di persone che vivono come contadini africani. "Ma siccome i super ricchi hanno la buona creanza di non procreare molto,
      così i club esclusivi che martellano a proposito degli eccessi di riproduzione umana li lasciano in pace. [...] Incolpare i poveri degli eccessi dei ricchi".
      Aggiungo soltanto che, nonostante l'artificiale "scala delle proteine" che l'industria dell'hamburger ha costruito, c'è già cibo per tutti.
      Solo che il cibo "non va dove c'è la fame, ma dove sono i soldi". Il problema non è quindi la popolazione, ma gli interessi privilegiati che l'industria agro-alimentare premia.

      Proseguire la nostra comunicazione all'interno di questo spazio sarebbe una gradita novità, in ogni caso Le porgo cordiali saluti!
      Attendo di poter commentare la Sua prossima traduzione per il presente sito. Un abbraccio.

    1. Elisenda 4 settembre 2012

      Il neoliberismo dei bianchi da Lei citato potrebbe aiutarLa a riflettere sul fatto che (secondo questi s***** che ci rappresentano) il mondo sia diviso in zone "meritevoli" di spazio, verde, industrie che offrono posti di lavoro e zone atte specialmente a smaltimento dei rifiuti, privatizzazione di terreni i cui raccolti verranno poi esportati, manodopera a basso costo e via dicendo. Purtroppo (e qui lo dico per apofantiche ragioni) approvo il suo ragionamento nonché il riferimento allo scienziato Rifkin.

      Tuttavia, crede che il dibattere su un argomento piuttosto che un altro corrisponda a puntare i riflettori soltanto sul primo piuttosto che sul secondo?

      Una volta, un amico palindromo mi ha riferito che "Qualche volta le persone inciampano nella verità. La maggior parte di coloro che si imbattono in questa la ignorano e se ne vanno".

      Inciampare nella verità significa anche sensibilizzare l'opinione pubblica affinché questa non sia più un soggetto ignorante, del tipo "l'opinione pubblica non era consapevole del fatto che...".

      Sostengo comunque la teoria malthusiana secondo la quale "qualcosa" avverrà e spazzerà via il surplus di individui che pesano su questa terra, sperando che tale "dimagrimento" sia sufficiente a far prendere fiato al pianeta soffocato dal nostro peso immane.

      Zizek direbbe che tutto segue una logica e dovremmo semplicemente aspettarci periodi più bui di quelli che abbiamo già vissuto, ma lo direbbe sghignazzando.

    1. tuccia 3 settembre 2012

      Basta che mi scrivi un'indirizzo e-mail e ti invio quanto ho!

    1. BWV826 3 settembre 2012

      Ti ringrazio davvero per la tua disponibilità. Ovviamente confermo che sono interessato a leggere il materiale che ti senti di condividere o altro che ritieni valido. Fammi sapere.

    1. tuccia 3 settembre 2012

      No, ma infatti...anche se poteva sembrare un'"accusa" nei tuoi confronti, voleva riferirsi a idee e concetti che sento spesso ripetere nel "mondo" pro-vegan a parziale giustificazione della loro scelta...

      Come ho accennato in un post precedente, contrariamente a quanto si credesse in passato, con la scoperta (e pubblicazione) dell'Ardipithecus ramidus, si sa (ovviamente si pensa) che le australopitecine (da cui noi deriviamo) non avevano la stessa dieta attuale di scimpanzé e gorilla: nel senso che la dieta maggiormente frugivora di uno e maggiormente folivora dell'altro non sono condizioni proprie dell'antenato comune alle nostre tre linee evolutive. Io, infatti, intendevo che la nostra conformazione fisica per la maggior parte tradisce caratteristiche non carnivore, in virtù proprio della nostra storia evolutiva, che fu principalmente onnivora (e precedentemente mi pare insettivora) ed è riflesso di una storia molto più lunga degli ultimi milioni di anni. Un consumo maggiore, ma non maggioritario, di carne si avrà solo e contestualmente alla nascita del genere Homo, come sembrano evidenziare i nostri denti in rapporto ai denti delle australopitecine.

      Se vuoi ti passo un ppt che ho fatto un paio di anni fa che riguarda principalmente la dieta dei nostri antenati precedenti all'uomo, altrimenti se vuoi analizzarti le fonti e farti la tua idea ti passo i riferimenti bibliografici.

    1. BWV826 3 settembre 2012

      Il favoleggiare su una mitica età dell'oro in cui l'uomo era vegano non mi riguarda. Sono d'accordo che abbia importanza relativa.
      Le citazioni che ho inserito fanno parte di un dibattito specifico sull'idea "lava-coscienza" che mangiare carne all'occidentale si deve, "perchè così l'uomo ha sempre fatto".
      Dal punto di vista etico, salutista, politico, quest'impostazione non ha chiaramente nessuna rilevanza.
      In altri commenti credo di aver già abbondantemente proposto alcune delle tematiche che stanno alla base di una scelta vegana
      (tranne la questione ambientale che giustamente citi e di cui non ho scritto).

      La cosa che mi colpisce maggiormente è il tuo sostenere che "l'uomo diventa tale in quanto inizia ad assumere carne" separandosi dai fratelli frugivori
      con cui condivide la conformazione etc... Se hai modo potresti fornire qualche informazione in più a riguardo? O eventualmente consigliarmi delle fonti che ritieni affidabili?
      Grazie ancora.

    1. BWV826 2 settembre 2012

      L'accusa che muovi è incomprensibile: quando mai avrei manifestato l'intenzione di imporre qualcosa a qualcuno?! Forse dovresti specificarlo.
      Tra l'altro sei proprio tu che definisci "stupidaggini" cose che, pur legittimamente, neanche conosci.
      Non occorre necessariamente inventarsi scuse per offendere quando ci si esprime, ma questo un Mincuo non lo può capire neanche sforzandosi
      (perdona se prendo a prestito il tuo linguaggio fastidioso). Il livello delle tue provocazioni non ti consente di permetterti un'arroganza simile.

      Spero che tu non sia un onanista dell'aggressione in cerca di gloria intellettuale. E' possibile discutere di argomenti anche da posizioni diverse, se l'ego lo permette.

      "Se anche potessimo sostenere che mangiare gli animali è naturale, tale argomentazione non avrebbe molto senso dal punto di vista etico.
      Se è lecito, persino Aristotele considerava naturale tenere degli schiavi (servo per natura), ma oggi riteniamo avesse torto".

      Poi nessun commento sul tema "anche le piante soffrono"?!

    1. mincuo 2 settembre 2012

      BWV826
      Io ho detto una cosa semplice che pure BWV826 potrebbe capire, sforzandosi un pò.

      Gli uomini da 200.000 anni mangiano carne.

      E questo è un fatto.

      Tutte le culture, religioni, sotto tutte le latitudini hanno mangiato carne e pesce per millenni. E questo è un altro fatto

      L'etica e la morale non l'hanno inventata i Vegan, e nemmeno anzi mi pare che abbiano fatto nulla di memorabile, in quel senso, salvo il livello dell'articolista qui, con gli occhietti che la guardano

      Che poi uno abbia una morale diversa è lecito, che pensi che sia quella giusta anche ma che voglia imporla agli altri, e voglia instillare agli altri dei sensi di colpa in base alle sue stupidaggini fatte di morali antropomorfe, che vada a spasso.

    1. tuccia 2 settembre 2012

      Il punto è che è sbagliato sostenere la "necessità" di una dieta vegana su base storica, rifacendosi, ad una sorta di mitica età dell'oro.

      Il fatto è che l'uomo diventa tale in quanto inizia ad assumere carne: che poi l'impianto di base su cui si impostano le modificazioni corporee dovute alla maggiore dieta carnea sia quello di un animale, probabilmente onnivoro e scarsamente specializzato, per nulla simile ad un odierno animale carnivoro, non deve suggerire quella che fu (e quello che dovrebbe essere) la nostra dieta, tutt'altro.

      La "necessità" di una dieta vegana dovrebbe quindi essere sostenuta su base etica e/o ambientale, disponendo di motivazioni molto più pregnanti rispetto a dire che "l'uomo non dovrebbe mangiare carne perché all'inizio era un frugivoro".

      Comunque la saprofagia proposta da Binford è stata ultimamente rivista (in chiave antropocentrica): una saprofagia non di chi si ciba di quello che lasciano gli altri, ma di chi ruba con la forza agli altri predatori il pasto (ponendosi così di fatto al vertice della catena alimentare)....non so se mi spiego... (anche oggi in savana non vince il più forte, ma chi è di più e fa più casino)

      In ogni caso, come disse Feuerbach, "Mann ist, was er isst" L'uomo è ciò che mangia e, aggiungo, come si procura il suo cibo

      Ciao

    1. BWV826 2 settembre 2012

      Grazie per il commento e per i tuoi modi, contrariamente all'altro utente (Mincuo) argomenti con rispetto.
      Volevo solo aggiungere che, come giustamente hai sottolineato, la quantità di proteine animali nella dieta dei cacciatori raccoglitori non è esattamente paragonabile
      allo stile di vita odierno, ovviamente smodato anche rispetto a pochi decenni fa.
      "La novità storica dell'industria dell'allevamento intensivo è l'aver capito che non occorrono animali sani per fare profitto. Gli animali malati sono molto più redditizi".
      Manipoliamo i geni di questi animali, li nutriamo con cibo che i loro stomaci non sono fatti per assimilare, gli diamo ormoni della crescita, li imbottiamo di ogni genere di antibiotici
      di cui non sappiamo abbastanza. "Grazie alla manipolazione genetica , i polli da carne (broiler) sono stati indotti a crescere più del doppio in meno della metà del tempo".
      Non riescono nanche a camminare normalmente, immaginiamoci avere rapporti sessuali... Basta guardarli per farsi passare l'appetito.
      Non sono cibo, sono corpi torturati. La presunta saprofagia all'inizio del nostro percorso evolutivo é/sarebbe stata decisamente più sana.
      A favore dell'ipotesi che sostieni: anche l'archeologo Lewis Binford ha sostenuto che i nostri progenitori non consumassero grandi quantità di carne,
      ma che fossero appunto mangiatori di carogne. "Si sarebbero avvicinati furtivamente alle carcasse dopo che altri animali si erano rimpinzati a volontà".

      Fortunatamente la scienza dell'alimentazione garantisce che la dieta vegana non vincola a condividere la triste fine dei parantropi/australopitecine robuste.
      Grazie ancora per lo scambio, un saluto anche a te!

    1. tuccia 2 settembre 2012

      Studiati la dentatura dei due Ardipithecus/Sahelantrophus tchadensis/Orrorin tugenensis, passando poi per Australopithecus anamensis e Australopithecus afarensis, fino ad arrivare a Homo habilis. Vedrai che l'uomo diverrà tale proprio in virtù di una maggiore "carnivorizzazione" dell'apparato masticatorio (che peraltro fu vitale per l'encefalizzazione della nostra specie). Aggiungo che la specializzazione frutti-folivora di scimpanzé e gorilla è posteriore alla separazione delle nostre linee evolutive.

      Inoltre, ricordo che all'inizio del percorso evolutivo l'uomo non fu mai cacciatore, ma saprofago. Pertanto dire che non potevamo uccidere un grosso animale usando il nostro corpo è argomentazione erronea.
      Inoltre, bisogna ricordarsi che se noi non avevamo denti e artigli, potevamo disporre di strumenti affilati e taglienti derivanti da scheggiatura.

      Inoltre, bisogna sempre tener a mente che il consumo di carne non fu mai, eccetto rarissimi casi, quantitativamente preponderante nella dieta umana (basti vedere quelle delle odierne società di cacciatori-raccoglitori): tuttavia la dimensione di un fenomeno non deve tradirne l'importanza.

      Infine, vorrei ricordare che un veganesimo ante-litteram è già stato tentato nella nostra storia evolutiva: vedasi i, purtroppo compianti, parantropi/australopitecine robuste.

      Bis bald.
      Tuccia

    1. Jor-el 1 settembre 2012

      Se si chiude un bambino piccolo in una stanza con una gallina e non gli si da da mangiare, è probabile che muoia di fame prima di sbranare l'animale. L'uomo, infatti, non è "onnivoro", ma è un raccoglitore-frugivoro che, nella storia recente, ha compiuto alcuni salti nella catena alimentare, sia verso l'alto che verso il basso. Da questo nasce il conflitto interiore che tutti viviamo nel mangiare carne. Se fossimo dei veri onnivori o direttamente carnivori, non ci porremo più problemi etici di quelli che si pone un gatto che gioca con un topolino prima di mangiarselo. Noi, invece, ci premuriamo di mascherare la carne, quando la mangiamo, perchè il gusto dell'uccisione non fa parte del nostro DNA, ma solo di una certa cultura acquisita dalla nostra specie in tempi relativamente recenti. La nostra specie si è adattata a mangiare carne per dura necessità, cominciando a contendere ai corvi e ai cani la carne avanzata dai pasti dei predatori (i carnivori predatori perlopiù non mangiano "carne", ma le interiora degli animali, lasciando le fibre muscolari a sciacalli, iene e avvoltoi). In fondo, ci ripugna ancora.

    1. BWV826 1 settembre 2012

      Nel 1971 la FAO pubblicò un rapporto in cui incoraggiava le nazioni in via di sviluppo a dedicarsi alla produzione di cereali per l'esportazione.

      Ai paesi in cui la coltura prevalente era il riso, la FAO suggeriva di passare alla coltivazione dei cereali inferiori, più facilmente consumabili dal bestiame.
      Il governo degli Stati Uniti ha incoraggiato ulteriormente il passaggio, attraverso programmi di aiuti all'estero, legando la concessione di aiuti alimentari
      alla conversione dell'agricoltura a cereali per alimentazione animale.

      Aziende come Purina e Cargill hanno ottenuto finanziamenti pubblici agevolati per aprire allevamenti intensivi di pollame nei paesi in via di sviluppo. [...]

      Il risultato di tali operazioni è stato l'integrazione dell'agricoltura locale nell'economia globale: quanto più raccolti nazionali venivano esportati,
      tanto più i paesi erano costretti ad importare sempre più cibo.
      "L'effetto di questa transizione si è rivelato pochi anni dopo, già nel 1984, in Etiopia.
      L'opinione pubblica non era consapevole del fatto che, mentre la carestia mieteva vittime, l'Etiopia dedicava gran parte della propria terra
      alla produzione di mangimi destinati al bestiame di Gran Bretagna ed altri paesi europei".

      "Sembra scorretto che l'elite intellettuale (di bianchi neoliberisti) dibatta sull'argomento dell'eccesso di nascite nelle nazioni del secondo e terzo mondo,
      ignorando completamente la realtà di una catena alimentare che affama i poveri per placare l'appetito di carne bovina grassa dei ricchi.
      La transizione dell'agricoltura mondiale dall'alimentazione umana a quella animale rappresenta una nuova forma di crudeltà". [...]
      "Consumare grandi quantità di carne di bovini nutriti a cereali sembra la cosa giusta da fare, un diritto ed uno stile di vita.
      Il volto nascosto della cultura della bistecca (o dell'hamburger) viene raramente discusso e rivelato.
      I consumatori di carne sono troppo distanti dagli aspetti più brutali dell'allevamento intensivo per preoccuparsi degli effetti
      che le proprie preferenze alimentari hanno sulle vite degli altri.

      Jeremy Rifkin "Ecocidio"
      Michel Chossudovsky "la globalizzazione della povertà"

    1. Georgejefferson 1 settembre 2012

      Mincuo,nessuno ti impone...io personalmente se ti incontrassi a maltrattare gratuitamente un cane perche di moralita e giustizia degli altri non ti frega niente io ti fermo,non me le cerco,ma manco soprassiedo stanne certo.

    1. BWV826 1 settembre 2012

      Ti consiglierei di non eccitarti troppo. Non credo di meritare le tue offese gratuite.
      Oltre queste, non scrivi nessuna argomentazione.

      Tra l'altro avevo già letto un tuo commento (sullo stesso articolo) in cui ti sbilanci in un approccio neo-Malthusiano (sic!). Forse la propaganda sei tu.

      Concordo soltanto riguardo all'arroganza di chi impone il suo stile di vita (anche alimentare) agli altri.
      Il cibo è più identità e cultura
      che razionalità. Dice chi siamo e soprattutto da che parte stiamo.

      Il problema è che tu hai licenza di essere generico, mentre chi argomenta dev'essere esattissimo.
      Commenta anche l'altro mio intervento, data la malafede del tuo sermone patetico sulla frutta che geme dolorante staccandosi dagli alberi!!!
      Onora Malthus, quando lo "vedi" alla Rockefeller foundation!

    1. mincuo 1 settembre 2012

      Ma perchè uno che mangia carne deve essere un felino, che l'addenta per ucciderla? Ma va a spasso

      Tiri fuori un propagandista che tra parentesi dice un sacco di vaccate e non mostra diversità dell'apparato digerente e sui denti meglio che lui si consulti qualcosa di meglio.

      Vedi, a me che uno sia Vegan o che mangi solo noccioline o quel che gli pare non me ne frega nulla. Che voglia farne un dogma per tutti dopo che da 200.000 anni gli UOMINI MANGIANO CARNE o non E' VERO? solo perchè da un po' alcuni mangiano solo verdura, padronissimi, ma che pretendano di imporlo anche agli altri e con pretesti morali da quattro soldi mi sta sugli zebedei. Che si mangino la verdura, che propagandino pure la verdura ma che non vengano a raccontare frottole e soprattutto a pretendere di voler dire cosa "è giusto" o "morale" e cosa no.

    1. BWV826 1 settembre 2012

      "Se non mangi gli animali sei un'ipocrita perchè anche le verdure hanno sentimenti".
      L'obiezione è così tipica e banale che su internet esistono già decine di risposte tristemente preconfezionate ad un'assurdità simile.

      Il prof. Stefano Mancuso, uno dei fondatori della neurobiologia vegetale, è in prima linea negli studi sulla presunta "coscienza" del mondo vegetale.
      I suoi lavori dimostrano che è possibile parlare di una sorta di "autocoscienza", che le piante mostrano con lo stesso scopo di tutti gli esseri viventi: la sopravvivenza.
      "Tutto questo grazie alla zona di transizione, che si trova all’estremità delle radici, spessa non più di un millimetro, che possiede cellule con caratteristiche neuronali
      capaci di trasmissioni sinaptiche analoghe a quelle del cervello di un animale inferiore, insetto o celenterato che sia"
      .

      Nonostante questa consapevolezza straordinaria, "nelle piante non esiste un analogo "fisico" del tessuto nervoso", quel tessuto costituito da neuroni ed altre cellule nervose
      e specializzato nella trasmissione di segnali elettrici.
      In altre parole, in base alle attuali conoscenze di fisiologia, i vegetali non sono propriamente assimilabili ad un essere vivente che possiede un sistema nervoso
      che permette il provare dolore.

      Chi dimostra questa sensibilità meritevole nei confronti della questione della "vita" delle piante, dovrebbe considerare che proprio la preoccupazione per il consumo indiscriminato
      di vegetali è una delle ragioni più valide per essere vegani.
      Come è ovvio, si consumano infatti spropositatamente più vegetali negli allevamenti intensivi che per il diretto consumo umano.
      Il 70% dei cereali prodotti negli Usa è utilizzato per l'alimentazione animale. Sfortunatamente questi sono pessimi convertitori di calorie (i bovini in particolare i meno efficienti).
      "Per fare 1 kg di carne occorrono più di 9 kg di mangimi. Solo l'11% del mangime finisce per produrre carne, mentre il resto viene bruciato come energia per il processo di conversione".
      Salva le piante, diventa vegano.

      La purezza intellettuale non esiste, e non appartiene alle motivazioni alla base della scelta vegana come di qualunque altra scelta umana.
      Fa sorridere che la coerenza dei carnivori sia la presunta soddisfazione del proprio palato e i propri costumi imposti da famiglia e pubblicità (sic!).
      Essere vegani non significa avere pretese superiori ed ingenue di estraniamento completo dalla crudeltà sociale.
      La mancata perfezione non è comunque una giustificazione plausibile per non scegliere niente e continuare a mangiare "come fanno tutti".
      Nota: (contiene commento già presente nel forum del sito).

    1. mincuo 1 settembre 2012

      Forse non ti è chiara una cosa: sull'idea vegetariana in sè io non ho nulla. Ma che qui uno venga a raccontare (o meglio ripetere perchè l'avrà letto chi sa dove) che l'uomo nasce vegetariano, cioè dica palle storiche e palle fisiologiche astronomiche e solo per sostenere la sua ideologia a me personalmenet sta sugli zebedei.
      Quanto alla morale, agli occhietti che ti guardano, ognuno la pensa come gli pare non è che esistono i "moralmente" superiori che vengono col ditino alzato a a dare lezioni e se invece esistono ancora hanno rotto già abbastanza i coglioni al prossimo per decenni, peraltro essendo spesso gente che ha taciuto regolarmente sugli occhietti dei loro simili, sterminati a decine di milioni, e non dei coniglietti.

    1. BWV826 1 settembre 2012

      [...] Il peggior luogo comune è espresso dall'idea secondo cui l'uomo in passato andava "a caccia", uccideva terribili nemici e tornava con il cibo per la sua famiglia affamata.

      E' una storia molto antica e vanta un impeccabile pedigree scientifico. La caccia è stata definita "il principale modello comportamentale della specie umana".
      Esistono moltissime prove che possono confutare questa teoria
      indicando che la struttura anatomo-fisiologica dell'uomo lo attesta fra gli animali frugivori-vegetariani,
      come gli scimpanzé, i bonobo, i gorilla e gli oranghi. Gli esseri umani si sono adattati anatomicamente e fisiologicamante a una dieta formata soprattutto di cibi vegetali.
      Stephen Jay Gould (Harvard university) ha concluso, in seguito ad uno studio della dentizione umana, che dal punto di vista evolutivo siamo creature essenzialmente erbivore.

      A sostegno della sua ipotesi Milton Mills (Stanford university) propone uno studio basato sull'anatomia comparata.

      La prova evidente è la forma della testa (i carnivori hanno bocche grandi, adatte ad ingoiare grossi pezzi di carne; noi abbiamo bocche piccole, adatte ai cibi vegetali
      più morbidi) e della mascella (probabilmente ci slogheremmo la mandibola se provassimo a immobilizzare una preda con un morso o a triturarne le ossa).
      Gli animali carnivori non masticano il cibo, ma lo ingoiano rapidamente, mentre noi uomini dobbiamo mangiare con lentezza; l'ampio stomaco dei carnivori differisce
      da quello degli erbivori, che è un organo semplice dotato di un lungo intestino tenue; il colon umano ha la struttura "a sacche" tipica degli erbivori.
      Infine i denti sono simili a quelli riscontrabili in altri erbivori: i nostri canini non sono serrati o conici, bensì schiacciati, piccoli e smussati; gli incisivi sono piatti e larghi,
      utili per sbucciare e mordere cibi relativamente morbidi. La saliva umana contiene l'enzima digestivo dei carboidrati, l'amilasi salivare.
      In breve, gli esseri umani hanno la bocca e l'apparato gastrointestinale tipici degli erbivori.

      Pensate, oltre a ciò, a quanto doveva essere difficile per un uomo primitivo, completamente disarmato, uccidere un grosso animale usando solo il proprio corpo.
      Gli esseri umani all'epoca erano alti meno di un metro e mezzo, e pesavano meno di cinquanta chili, dunque erano avversari tutt'altro che temibili per gli altri animali,
      ben più grossi e forti, che cacciavano o si nutrivano di carogne.
      Le nostre unghie poi sono diverse dagli artigli: pensate alle ferite che può infliggere alla pelle umana anche una bestiola piccola come il gatto domestico.
      I gatti sono i carnivori per eccellenza. Gli antropologi Hart e Sussman sostengono, in uno studio recente, che per gran parte della nostra storia evolutiva siamo stati preda
      di altri animali più grandi e forti. Come specie saremmo scomparsi da tempo se non avessimo potuto nutrirci di piante e frutti facilmente reperibili.

      Secondo alcuni siamo autorizzati a mangiare carne proprio dalla nostra natura animale: giacchè gli animali cacciano, uccidono e si nutrono dei loro simili,
      perchè non dovremmo fare altrettanto? Ma se osservate quel che mangia il vostro gatto, vi renderete subito conto che abbiamo gusti piuttosto diversi.
      A quale animale dovremmo assomigliare di più? Dopo tutto su circa 4200 specie di mammiferi, i carnivori sono in numero abbastanza ridotto. [...]

      Jeffrey Masson "Chi c'è nel tuo piatto".
      L.Binford "In pursuit of the past, Decoding the archeological record" (Berkeley 2002)
      O'Connell, Hawkes, Lupo "Male strategies and Plio-Pleistocene archeology".
      Kappeler, Pereira "Primate life Histories and socioecology".

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