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LA COCCODRILLA PREVENTIVA

DI MARCO TRAVAGLIO
ilfattoquotidiano.it

“Lacrime di coccodrillo”: così la Camusso ha definito il rammarico della Fornero perché la
sua controriforma “non è condivisa da tutti”, cioè perché qualcuno ancora si ostina a non
pensarla come lei. Non sappiamo se madama Fornero sia un coccodrillo. Ma, se lo è, trattasi di esemplare
nuovo, geneticamente modificato: il coccodrillo che piange prima. Il 18 dicembre, un mese dopo le sue
lacrime in favore di telecamera, la Fornero disse al Corriere: “L’articolo 18 non è un totem” (forse voleva dire tabù). Poi, di fronte alle prevedibili polemiche, ingranò la retromarcia: “Non avevo e non ho in mente nulla che riguardi in modo particolare l’art. 18. Sono stata ingenua, i giornalisti sono bravissimi a tendere trappole. Vogliamo lasciarlo stare questo art.18? Io son pronta a dire che neanche lo conosco, non l’ho mai visto”.L’8 gennaio Monti smentì la retromarcia:“Niente va considerato un tabù. In questo senso il ministro Fornero ha citato l’art.18”. Il 30 gennaio la Fornero smentì la smentita: “L’art. 18 non è preminente, ma non dev’essere un tabù”. E via a sproloquiare sul “modello tedesco”: quello che prevede l’intervento del giudice per ogni licenziamento. Invece la controriforma Fornero esclude dal reintegro giudiziario i licenziamenti per motivi economici, anche se camuffano quelli disciplinari e discriminatori. È così, tra una bugia e l’altra, che s’è svolta tutta la trattativa su un non-problema, “non preminente”, “mai visto”: infatti alla fine l’art. 18 esaurisce praticamente l’intera “riforma del mercato del lavoro”.

Il resto è fuffa, anzi truffa. Monti dice che l’art. 18 frena gli investimenti esteri. Ma l’ha subito sbugiardato persino il neo presidente di Confindustria, Squinzi: “In linea generale non credo sia l’art.18 a bloccare lo sviluppo del Paese. Le urgenze sono altre: burocrazia, mancanza di infrastrutture, costi eccessivi dell’energia, criminalità”. Per Napolitano la “riforma è ineludibile per adeguarsi alla legislazione dell’Europa”. Monti aggiunge che, se avesse stralciato l’articolo 18 dalla “riforma”, “l’Europa non avrebbe capito”. E allora perché l’Europa capisce benissimo la Germania, che consente a ogni licenziato, per qualunque motivo, di appellarsi al giudice che può decidere sempre fra l’indennizzo e il reintegro?

Sul Corriere, Ferruccio de Bortoli trova “inquietanti” i “toni apocalittici di molti commenti” che “descrivono un paese irreale”, “tradiscono una visione novecentesca, ideologica e da lotta di classe, che non corrisponde più alla realtà della stragrande maggioranza dei luoghi di lavoro. Dipingono gli imprenditori (che hanno le loro colpe) come un branco di lupi assetati che non aspetta altro se non licenziare migliaia di dipendenti”. Potrebbe chiedere informazioni al suo principale azionista, la Fiat, che a Melfi ha cacciato tre lavoratori solo perché facevano i sindacalisti e a Pomigliano richiama al lavoro solo i cassintegrati non iscritti alla Cgil, facendo carta straccia della Costituzione e dello Statuto dei lavoratori. Poi de Bortoli violenta due volte la logica, usando i numeri bassissimi di licenziati reintegrati per dimostrare che la controriforma dell’art. 18 non fa male a nessuno.

È vero che “solo l’1% delle pratiche di licenziamento gestite dalla sola Cgil tra il 2007 e il 2011 è sfociato in riassunzioni o reintegri”: ogni anno i giudici si occupano di 6 mila licenziati e ne reintegrano solo 60. Ma questo dimostra l’opposto di quel che vuol sostenere de Bortoli. E cioè: l’art. 18 è un argine fondamentale contro i licenziamenti ingiusti, che con la controriforma saranno molti di più; ed è falso che oggi i giudici impediscano alle aziende di licenziare in caso di necessità. Ergo non c’è alcun motivo di toccare l’articolo 18. E quanti lo vogliono stravolgere non sono mossi da ragioni economico-produttive, cioè tecniche. Ma politiche o, come direbbe de Bortoli, ideologiche. Ecco, per favore: ci risparmino almeno le balle.

Marco Travaglio
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
25.03.2012

Pubblicato da Davide

  • bysantium

    Dalla lettera del governo Berlusconi ( ottobre 2011 ) alla UE : “2. Entro maggio 2012 l’esecutivo approverà una riforma della legislazione del lavoro a. funzionale alla maggiore propensione ad assumere e alle esigenze di efficienza dell’impresa anche attraverso una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato; b. più stringenti condizioni nell’uso dei “contratti para-subordinati” dato che tali contratti sono spesso utilizzati per lavoratori formalmente qualificati come indipendenti ma sostanzialmente impiegati in una posizione di lavoro subordinato.”

    Dalla lettera di risposta della UE : ” 19. Per quanto riguarda le previste “nuove norme di licenziamento per ragioni economiche nei contratti di assunzione a tempo indefinito”, interesserebbero la legge che dispone licenziamenti individuali o collettivi? Quali parti della legge il governo sta pensando di rivedere e correggere, e in quale modo? In quali modi concreti la nuova legislazione contribuirà ad affrontare la segmentazione
    del mondo del lavoro tra lavoratori a tempo indefinito protetti e lavoratori
    precari? E a questo proposito, esistono piani volti a ridurre l’alto numero (46) delle tipologie di contratto di lavoro oggi esistenti?”

    L’unica cosa che aggiungerei è che nel governo Berlusconi c’era anche la Lega che oggi si oppone.

  • AlbertoConti

    “Ergo non c’è alcun motivo di toccare l’articolo 18. E quanti lo vogliono stravolgere non sono mossi da ragioni economico-produttive, cioè tecniche. Ma politiche o,come direbbe de Bortoli, ideologiche.” C’è arrivato anche Travaglio a capire che questo è un governo talebano. Anzi no, si è fermato all’ideologia, confondendola con il fondamentalismo “religioso”: lo vuole l’Europa! In fondo anche il travagliato Travaglio è un liberale, non si può pretendere che rinneghi la sua fede.

  • Giancarlo54

    Nell’Ottobre 2011 il governo Berlusconi era in coma profondo. Ritengo che alla UE abbiano usato la lettera berlusconiana per sopperire eventuali esigenzze di toilette.

  • bysantium

    Ma evidentemente non hanno poi tirato l’acqua e la lettera – sporca e schifosa ( si potrebbero citare altri passaggi altrettanto servili ) già prima dell’uso che tu ipotizzi – è rimasta a galla!

  • melisva1

    L’attenzione sull’articolo 18 nasce dalla riforma pensionistica,o meglio dall’eliminazione delle pensioni
    perchè, andare in pensione a 70 anni, è come non andarci.

    Però, sorge un problema……:
    cosa se ne fa un imprenditore di operai, lavoratori,ultra sessantenni? che lavoro possono fare? non ci vedono più tanto bene…… ,ci sentono poco…… ,zoppicano…….,cosa faccio? – li licenzio.
    E no! non puoi, c’è l’articolo 18…..
    E se l’articolo 18 viene abolito?…………

  • Tao

    La posta in gioco dell’art.18 è enorme e non riguarda soltanto il licenziamento facile quanto lo sprofondamento dei salari e degli stipendi italiani di almeno il quaranta per cento. Un lavoratore di un’azienda o un ufficio che oggi guadagna 1200 euro al mese per tredici mensilità e fruisce dei diritti garantiti dal contratto di lavoro (ferie, straordinario ed altro) al momento del licenziamento varcherà una soglia che lo precipiterà nell’inferno del precariato e del lavoro nero. Non troverà nessuna azienda disposta ad assumerlo alle stesse condizioni che ha appena lasciato. Il salario medio dei cocopro è di meno di 10 mila euro annui (tabella pubblicata oggi da Repubblica).

    Il licenziato precipiterà nella condizione dei precari prodotti dalla legge Biagi (flessibilità in entrata) perchè difficilmente troverà un contratto a tempo indeterminato dove andare a lavorare. Il dualismo creato nel corso di questi dieci anni dalla legge Biagi si risolverà nel senso di un abbassamento generale delle retribuzioni e dei diritti al livello dei contratti atipici. Questo processo investirà anche i dipendenti pubbli ci che saranno allontanati anche se oggi Il Gatto e la Volpe (Monti e Fornero) lo negano.

    Quindi bisognerebbe fissare per legge un Salario Minimo Garantito per tutti che provochi un brusco innalzamento dei salari dei precari. In Francia il Salario Minimo Garantito (cioè il minimo che chi lavora deve ricevere) è di 1300 euro. Ma questo nè Monti nè Fornero lo accetteranno mai. perchè il loro scopo è peggiorare in modo indicibile la condizione del lavoro dipendente.

    Pietro Ancona
    25.03.2012

  • mago

    E se noi licenziassimo questi pseudo tecnici che non hanno mai lavorato ai suoi giorni…lo vedo bene per loro il futuro….sarà lavoro nero alla stregua dei raccoglitori di ortaggi al Sud…

  • Giovina

    No, sta rogna del’operaio cacciato via per la porta che gli rientra per la finestra l’imprenditoria non la sopportava piu’, ma quante volte abbiamo visto balbettare per la rabbia l’ assatanata Marcegaglia che contendeva il suo osso? Un dazio super preteso in cambio dei vecchi da tenere fino alla terza eta’.
    L’imprenditore libero per sempre dal licenziato e lo Stato libero dal pagare le pensioni, disoccupazioni, mobilita’, casse varie, e un bel bilancio finale coi contributi dei morti.

    Per uno licenziato un altro che entra. Per lo Stato non cambiava nulla lasciare l’articolo 18. Ma una mano lava l’altra.

  • Georgejefferson

    certi imprenditori dei piani alti,quelli piu accorti..come dire..”matematici”stanno forse gia prendendo patti col diavolo?loro sanno…l’obbiettivo del pareggio di bilancio non lascera piu spazio alla crescita generale..non ci saranno piu liquidita’aggiuntive..loro sanno che le sole possibilita per mantenere,o aumentare l’utile sara con l’aumento della produttivita per far affluire i denari dall’estero…o l’abbassamento del salari dei lavoratori..chiamato anche poeticamente alla vendola COSTO DEL LAVORO(siamo tutti prezzati).La modifica di leggi storiche e’una diretta conseguenza del PATTO per contentare tali squali che spianera loro la strada verso ricatti indiretti(mica il Kapo se ne va a parlare con il prezzato)a far produrre di piu ALLO STESSO PREZZO,ed eliminare gli EFFETTI COLLATERALI quand’unque certi obbiettivi di cinesizzazione non riuscissero…minchia sto diventando un poeta retorico senza lezioni da vendola….a….aspetto ancora il TRAVAGLIO a parlarci dell’ impoverimento di bilancio..e fondo ammazzastati cantanto e suonato a nostra insaputa

  • Giovina

    Se allontanano la carota della pensione per non pagarla, se rubano i contributi di una intera vita di sudore, se licenziano con un contentino per non darti poi piu’ nulla, se hanno devastato e impoverito il sistema di tutela dei disoccupati etc, come potevano anche solo lontanamente contemplare l’idea di un salario minimo garantito?
    Lo scopo e’ solo fare razzia, impoverire a loro gettito continuo. Per rimpinguare non si sa chi, certo non la massa dei lavoratori, non i cittadini comuni.
    Non illudiamoci, nemmeno sui politici bavosi intorno ai tecnici.
    Bisogna rendersi conto e smetterla di aspettare che qualcuno miracolosamente da lassu’ ci butti pacchi regalo di sopravvivenza.